Il latino: la lingua della preghiera (4)

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E questo scisma nell’unità può verificarsi non solo a lungo termine, bensì rapidamente, nella stessa nazione e nella stessa generazione. La storia c’insegna che non appena una lingua viva era introdotta nella liturgia, spesso diventava la causa di scisma ed eresia. La Santa Madre Chiesa, guidata dallo Spirito Santo, ha protetto sempre le sue pecore dalla calamità della Torre di Babele. Una critica che frequentemente si ricorda è che Roma, oltre al latino, approvò altre lingue per gli altri riti. Pertanto, la lingua locale dovrebbe usarsi da tutte le parti.

Questo argomento non può reggere, poiché le lingue liturgiche degli altri riti non sono nella forma moderna e viva. Invece, anche esse sono lingue antiche che, per la maggior parte della gente, sono conosciute come il latino lo è per noi. Ai giorni nostri, esistono undici lingue usate nei riti cattolici orientali: greco, siriaco, caldeo, arabo, etiope, slavo, bielorusso, bulgaro, armeno, copto e rumeno. Ad eccezione del rumeno, tutte queste lingue liturgiche sono antiche e morte. Gli apostoli, avendo ricevuto dallo Spirito Santo il dono delle lingue, avrebbero potuto offrire il Santo Sacrificio della Messa in qualsiasi lingua, ma se usassero l’aramaico (sirio-caldeo), il greco o il latino è impossibile da determinare.

È certo, tuttavia, che nei primi quattro secoli, non si usarono altre lingue liturgiche se non quelle tre iscritte sulla Croce: l’ebraico, il greco ed il latino. Nell’Ovest, per esempio, il latino fu usato in Italia, Germania, Spagna, Francia ed Inghilterra. Alla fine del IX secolo, Papa Giovanni VIII diede permesso ai Moravi (che vivevano in quelle che oggi sono conosciute come la Repubblica Ceca e Slovacca), affinché offrissero la Messa nella lingua slava. Come sappiamo, i Moravi furono convertiti dai Santi Cirillo e Metodio. Questo permesso fu concesso probabilmente per proteggere i Moravi dallo scisma greco.

Dopo, la Chiesa permise agli scismatici ed eretici di ritornare al gregge mantenendo le proprie lingue liturgiche. È importante dire che ai tempi di Cristo, la lingua dei patriarchi del Popolo eletto fu l’ebraico antico, che le persone comuni del popolo ebreo non capivano. Dietro la tirannia babilonese, usarono il dialetto sirio-caldeo (aramaico). Così, appuriamo che Nostro Signore e gli apostoli presero parte alle opere in una lingua antica e non viva. Il culto di Dio è un mistero, impossibile da comprendere nella sua totalità o di captare coi sensi. Per questo motivo, la frase “oggi possiamo capire con la liturgia volgare” non conta.

Fonte: Congregatio Mariae ReginaeImmaculatae

Testo tradotto dallo spagnolo a cura di:
D’Ignoti Carlo
Perito Industriale
Traduttore ES>IT et IT>ES
Catania