Il latino e le lingue romanze

 Categoria: Le lingue

Le ragioni per cui il latino nella sua forma “pura” interruppe la sua gloriosa traiettoria secoli fa sono molteplici. La più significativa di esse fu probabilmente la caduta dell’impero romano.
Roma fu per molti secoli l’entità più potente del mondo occidentale a livello politico, economico e militare. In considerazione di ciò, non c’è da stupirsi che il latino abbia avuto, in epoca romana, il suo momento di massimo splendore. Tutte le persone che volevano raggiungere ruoli di prestigio dovevano imparare a scriverlo e a parlarlo. La conseguenza di ciò fu la rapida diffusione della lingua in parallelo alla sua standardizzazione.

Dopo la caduta dell’Impero romano, avvenuta nel 476 d.C., nel continente europeo venne a mancare una forza unificante. Di riflesso, non vi era più la necessità di mantenere una lingua standardizzata. Questo, nel corso del tempo, fece sì che poco a poco ogni regione sviluppasse un proprio dialetto diverso da tutti gli altri.
Ciononostante, anche dopo la caduta dell’Impero romano, per più di un millennio il latino continuò ad essere utilizzato nelle corti, nelle chiese e nelle università in molte aree dell’Europa. Divenne la lingua franca del sapere e delle relazioni internazionali, e, in quanto tale, ebbe una profonda influenza sui vari dialetti locali, dando origine alle lingue che oggigiorno, non a caso, prendono il nome di lingue neolatine o lingue romanze.

Le più conosciute e più parlate sono l’italiano, lo spagnolo, il portoghese, il francese e il rumeno. Tra le altre lingue neolatine non citate ce n’è una parlata in una piccola area della Svizzera che viene universalmente considerata come la lingua più simile al latino classico: il romancio.
Oltre alle lingue romanze, anche altre lingue sono state enormemente influenzate dal latino. Per esempio l’inglese, che è notoriamente una lingua germanica, contiene moltissime parole di origine latina. C’è addirittura chi sostiene che 2/3 delle parole inglesi abbiano radici latine.