Gli anglicismi della moda nei secoli

 Categoria: Le lingue

Prima del Novecento nell’ambito italiano della moda – e non solo – predominavano dapprima lo spagnolo e in seguito il francese. A conferma di ciò Paolo Zolli afferma che nel Settecento «in molti casi le opere inglesi furono conosciute in Italia attraverso la mediazione francese, ma la Francia fu mediatrice tra l’Inghilterra e l’Italia anche per quanto riguarda la moda, le istituzioni e lo stesso fenomeno dell’‘anglomania’, che si sviluppò e si diffuse prima e più largamente in Francia che da noi» (Cfr. Paolo Zolli, Le parole straniere, Bologna, Zanichelli, 1978, p. 44). Nell’ambito del vestiario il termine redingote o redengotto è un ottimo esempio di questo fenomeno. La voce in questione, come spiega il Dizionario Etimologico della Lingua Italiana di Cortelazzo e Zolli, proviene dal francese redingote (1725), che a sua volta è un adattamento della forma inglese riding-coat, letteralmente «abito per il cavalcare» (Manlio Cortelazzo e Paolo Zolli, Deli, Dizionario Etimologico della Lingua Italiana, Bologna, Zanichelli, 1999).

Nel XVIII secolo, a causa della suddetta supremazia della moda francese oltre che della poca varietà di quella inglese, gli anglicismi dell’ambito dell’abbigliamento e della cura del corpo entrati nella lingua italiana sono veramente scarsi. Inoltre lo stile dei modelli provenienti d’oltremanica è notevolmente più sobrio e austero, perciò in qualche modo meno gradito al pubblico europeo. Tuttavia l’Inghilterra avrà la sua «rivalsa» in ambito commerciale, economico, culturale e anche linguistico grazie alla rivoluzione industriale: nella seconda metà del Settecento dalla Gran Bretagna si cominciano ad esportare, anche verso l’Italia, stoffe e macchinari tessili.

Nell’Ottocento la lingua italiana inizia quel lungo processo di arricchimento lessicale, più o meno consapevole, basato sull’introduzione di un gran numero di forestierismi, molti dei quali provenienti anche dal Regno Unito. Diversamente dal secolo precedente, tali anglicismi vengono spesso assimilati in forma non adattata e senza la mediazione della lingua francese. Anna Laura Messeri spiega che nel XIX secolo, per quanto riguarda la moda maschile, «si fa sentire l’eco della moda inglese, caratterizzata dalla linea lanciata da Lord Brummel, a cui la stessa Parigi, centro di eleganza, aveva dovuto cedere. Questo gentiluomo, instauratore di un’eleganza semplice e raffinata, [...] sarà il tipico esemplare a cui cercheranno di adeguarsi, sia nell’abbigliamento che nelle usanze del bel modo, i vari dandies o fashionable o lions del primo Ottocento» (A. L. Messeri, «Voci inglesi della moda accolte in italiano nel XIX secolo», in Lingua nostra, XV, 1954, pp. 5-10). Possiamo dunque considerare quale sia stato il valore dell’apporto sia culturale che linguistico del modello britannico, in Italia come pure su tutto il continente europeo.

La seconda parte di questo interessante articolo sugli anglicismi della moda nella lingua italiana sarà pubblicato domani.

Autore dell’articolo:
Martina Rodella
Traduttrice e interprete di trattativa FR-RU>IT