Bilinguismo e traduzione (2)

 Categoria: Le lingue

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Se le varie teorie linguistiche atte ad interpretare la natura e struttura del linguaggio non potessero essere applicate al raggiungimento di un modo di pensare che permetta la produzione di frasi e discorsi in nulla e per nulla scostanti dal modello originale, non sarebbe nemmeno possibile ipotizzare che l’intelligenza artificiale possa un giorno fare lo stesso. Ergo, l’impasse tecnologica di cui sopra. Diventare o crescere bilingue significa essere consapevoli di elementi e perfino percezioni anche vastamente differenti, senza che ciò alteri in nessun modo la facoltà della consapevolezza, una ding an sich singola ed indivisibile in individui sani, quindi non affetti da schizofrenia, psicosi, ecc. In realtà, alcuni esemplari della specie sono in grado di raggiungere risultati al di fuori dal comune.

Prendiamo ad esempio le arti marziali. Il neofito, il quale si trova nella condizione di potenziale vittima di eventi criminali, riesce dopo anni di dura pratica a trasformarsi in un’arma letale in grado di abbattere nemici fisicamente più dotati. A certi livelli operativi, la forte determinazione personale combinata all’applicazione di tecniche intelligenti e speciali addestramenti produce spie che spesso agiscono indisturbate in ambienti stranieri.

Il perfetto bilinguismo viene effettivamente raggiunto da soggetti di talento sospinti da organizzazioni e motivazioni straordinarie. Idealmente, il perfetto bilinguismo è ciò che serve per produrre traduzioni irreprensibili, specialmente quando si tratta di lavori letterari, i quali, per via delle elevate conoscenze linguistiche e culturali dei loro autori, sono in linea di massima notevolmente più complessi di altri tipi di testi, come quelli di carattere tecnico, dove la costruzione della frase è secondaria rispetto alla trasmissione dei contenuti. Il concetto dominante di madrelingua viene perciò meno, e potrebbe al contrario essere un’indicazione della possibile bassa qualità della traduzione. Infatti, è necessario avere conoscenze superiori in entrambe le lingue del testo di origine e di quello tradotto per evitare di cadere in trabocchetti e perdere sfumature sia in fase d’interpretazione sia di esecuzione. Il tutto non può prescindere dall’esperienza sul campo e dall’affinamento costante delle proprie capacità e specifiche competenze maturate nel tempo.

Autore dell’articolo:
Luigi Noto
Traduttore e Linguista Specializzato in Sintassi e Fonetica
Los Angeles, California (USA)