Bilinguismo: due universi linguistici in testa

 Categoria: Le lingue

Il bilinguismo nella prima infanzia è oggetto di numerosi studi e controverse discussioni: un’educazione bilingue può ritardare lo sviluppo linguistico dei bambini? Imparare due lingue contemporaneamente comporta che alla fine un bambino non parli correttamente nessuna delle due lingue? Oppure l’apprendimento precoce di due lingue tra le mura domestiche è semplicemente un gran vantaggio, perché i bambini imparano in modo ludico entrambe le lingue e anche successivamente continuano a parlare correntemente? La risposta? Dipende. E precisamente dipende dalle esatte circostanze nelle quali avviene l’acquisizione bilingue di competenze linguistiche.

Esistono due categorie di bilinguismo nei bambini: si definisce bilingue simultaneo un bambino che apprende due lingue già nei primi due o tre anni di vita – per esempio, perché uno dei due genitori parla cinese e l’altro inglese. Nel bilinguismo precoce simultaneo, in realtà, può occorrere un po’ più tempo del “normale” prima che il bambino impari a parlare. Tuttavia, i deficit iniziali vengono poi recuperati di solito tranquillamente. Affinché il bilinguismo acquisito non vada perduto, entrambe le lingue devono essere coltivate attivamente nel corso dell’intera infanzia.
Bilinguismo consecutivo significa, al contrario, che un bambino nei primi tre anni di vita apprende inizialmente solo la lingua madre. Poi a partire dall’età di tre anni viene introdotta – per esempio, per via di un trasferimento in un altro paese – una seconda lingua d’uso. Se il bambino impara la seconda lingua in un ambiente naturale fino all’inizio della fase puberale, allora esistono poi buone probabilità di padroneggiare questa nuova lingua come un madrelingua. Attenzione però, anche la prima lingua appresa deve assolutamente continuare a essere coltivata, altrimenti il bambino la dimentica.

Una particolarità tipica nell’acquisizione di competenze linguistiche dei bambini bilingui simultanei è data dai cosiddetti miscugli linguistici. Talvolta si tratta di singole parole (“Vado al playground”), altre volte si mischiano anche elementi grammaticali (“I have my brother sawto”). Ciò non indica, tuttavia, che l’apprendimento di due lingue sia eccessivo per il bambino, gli esperti lo considerano invece un’espressione di competenza linguistica e di creatività. Studi dimostrano che i bambini bilingui ottengono risultati migliori nei test d’intelligenza e se la cavano meglio anche con gli esami di lingue, avendo maggiore dimestichezza con concetti quali costruzione della frase e grammatica.

Generalmente un’acquisizione bilingue di competenze linguistiche nei bambini può essere efficace solo in seguito, se sia entrambi i genitori sia l’ambiente sociale, come asilo o scuola, vi contribuiscono conseguentemente. Un bambino apprende al meglio già precocemente le diverse lingue dei suoi genitori, se conseguentemente ognuno di loro parla con lui la propria lingua madre (approccio “one person – one language“). Inoltre, si potrebbe attenersi a delle strutture fisse, secondo cui stabilire quale lingua parlare in quali situazioni (“Ai pasti parliamo sempre cinese e, quando mamma mi porta a letto, mi racconta la fiaba della buonanotte in inglese, sua lingua madre“).

Resta ancora la questione cruciale se bambini cresciuti bilingui siano predestinati a diventare buoni traduttori o interpreti. L’esperienza dimostra che bilinguismo non significa necessariamente trasporre da una lingua all’altra contenuti testuali o la parola, nella sua espressione orale, in maniera professionale. La competenza linguistica, infatti, è solo un elemento delle capacità professionali di un traduttore. Altrettanto importanti per la traduzione e l‘interpretariato sono le conoscenze specialistiche, la competenza tecnica e una continuativa buona volontà di apprendimento.

Traduttore dell’articolo:
Letizia Galletti
Traduttrice freelance DE-EN>IT (Laurea Magistrale in Traduzione dei Testi Letterari e Saggistici, Università di Pisa)
Autrice di “La donna in Alberto Giacometti: distanza e…desiderio di percorrerla”, edito da Edizioni Accademiche Italiane
Firenze