Argot e Verlan, grattacapi per il traduttore

 Categoria: Le lingue

All’interno di una lingua si formano delle sacche di innovazione che prescindono da qualunque regola, anzi, hanno come base lo stravolgimento della regola. Compito del traduttore è anche saper conoscere e riconoscere tali fenomeni, oltre che saperli tradurre.

La lingua francese, per esempio, o meglio la lingua popolare e il parlato comune francesi accolgono una quantità enorme di termini provenienti dall’argot, da sempre lingua familiare e periferica.

Negli anni 80 espressioni come parler jeunes o parler branché indicavano un tipo di linguaggio detto argotique che non era solo appannaggio dei giovani francesi, ma apparteneva anche ad altri gruppi sociali. Negli anni 90, invece si sviluppò un filone di ricerca su la langue des banlieues parlata inizialmente nelle periferie parigine. Sono queste le componenti linguistiche della lingua dei giovani francesi. Si tratta di esperienze linguistiche che nascono in situazioni di confine tra due culture (per esempio le banlieues popolate da emigrati) per poi diffondersi nella lingua comune: termini verlan come meuf (femme), keuf (flic) o tchatcher (bavarder) sono oggi reperibili nel dizionario Le Robert. Le parole vengono alterate volontariamente per non essere comprese facilmente o creare effetti di meraviglia, quasi per gioco. D’altra parte di cosa si può parlare se non di gioco quando si parla del Verlan (inverso della parola l’envers), gergo nato nelle periferie parigine ed ora parlato dai giovani di tutta la Francia, una sorta di anagramma che gioca con le sillabe delle parole invertendole in modo semplice o talvolta più complesso.

Quel che resta da sapere è come riuscire a rendere una varietà linguistica così complessa nei codici e nei significati e che sta penetrando con forza nella letteratura (Céline ne è la prova più eclatante). Non sempre, infatti, è possibile trovare nell’italiano dei termini che ne traducano esattamente il significato e questo a causa del fatto che l’italiano, diversamente dal francese, ha molte varietà dialettali che sostituiscono i gerghi nelle varietà popolari, i traduttori pertanto devono ricorrere spesso a parole prestate dai dialetti più comuni oppure a varietà meno popolari di lingua, che tradiscono di fatto l’originale. Soprattutto per il verlan, non esistono parole in grado di renderne l’originalità linguistica, a meno che il traduttore non voglia inventarsi un inverso italiano che non esiste. Insomma, la traduzione di questi linguaggi, Argot e Verlan, è un campo aperto a tutti gli esperimenti e non esiste una verità riconosciuta, ragion per cui sta alla capacità del singolo traduttore, alla sua voglia di giocare con le parole, la riuscita o meno della traduzione.

Autore dell’articolo:
Daniela Virone
Traduttrice EN-FR-AR>IT
Torino