Traduzione e localizzazione nel settore IT

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Ero un colletto bianco e per scelta personale ho rinunciato ai miti del “posto fisso” e del “contratto a tempo indeterminato” per dedicare tempo e energie, visto che sono ancora giovane, al mestiere delle traduzioni. Per fare questo mi sono presa un lungo periodo sabbatico. E devo confessarvi che mi sento sollevata. Avendo lavorato in una multinazionale di informatica leader di mercato mi sono resa conto di quanta poca attenzione venga data alla traduzione e alla localizzazione in italiano della documentazione tecnico-commerciale e dei contenuti web. Benchè l’inglese abbia oggi una diffusione larghissima, soprattutto in aziende multinazionali con casa madre in paesi anglofoni e in aziende modernamente strutturate, non dobbiamo dimenticare che la lingua madre è e resterà per un paese la fonte più efficace di comunicazione e di apprendimento.

Nel settore IT in Italia (ma anche in Francia) il tema della traduzione del materiale di marketing viene sempre più spesso trascurato dando per scontato che dall’altro lato imprenditori e clienti capiscano l’inglese (lingua in cui viene prodotto il 70% dei contenuti IT) e che soprattutto siano predisposti a leggere (o meglio studiare) documenti in tale lingua nel momento in cui fanno le proprie scelte commerciali. Purtroppo non è così. Un gran numero di Business Partner, con i quali ho lavorato in questi dodici anni, ha lamentato una scarsa propensione per la lettura (nonchè comunicazione orale) in inglese. Non molto tempo fa, durante un’attività di ricerca e selezione di nuovi Partner commerciali per un prodotto proveniente da un’acquisizione (e con rappresentanza limitata in Italia), dovetti rinunciare ad una società con buone competenze e provate esperienze sul mercato in quanto nè i tecnici nè il Direttore Commerciale erano in grado di sostenere un incontro conoscitivo con gli executive della società acquisita (che erano inglesi).

La mancata localizzazione di contenuti web di siti pubblici (che promuovono prodotti e servizi verso i clienti finali) o di siti protetti (che promuovono servizi rivolti a partner e fornitori) porta ad un inaridimento della relazione tra Vendor e Rivenditore e tra Vendor (o Rivenditore) e cliente. Questo è ancora più vero in tempi, come i nostri, in cui gran parte dei servizi di supporto (customer service) sono de-centralizzati ed offerti da strutture che nulla o poco hanno a che vedere con l’organizzazione commerciale centrale. Il lavoro dell’organizzazione centrale di società quotate in borsa è sempre più concentrato su attività che portano fatturato a breve termine (questo coinvolge, ahimè, anche le divisioni marketing) e tra queste non rientrano la localizzazione e la traduzione, attitivà che invece semplificherebbero la diffusione della conoscenza di servizi e prodotti in un mercato altamente competitivo.

La seconda parte dell’articolo verrà pubblicata domani.

Autore dell’articolo:
Paola Minieri
Proficiency in English
Esperta linguaggio e best practise IT
Milano