Sopratitoli a teatro

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Nel 1712 Joseph Addison, il fondatore del quotidiano inglese ‘The Spectator’, scrisse quanto segue:

“Non c’è dubbio che i nostri pronipoti saranno molto curiosi di sapere la ragione per cui i loro avi erano abituati a sedersi insieme, come spettatori stranieri nel proprio paese, e ad ascoltare interi spettacoli davanti a loro in una lingua che non comprendevano […] Naturalmente, non posso fare a meno di pensare come uno storico che scrive da qui a due o trecento anni […] e che farà la seguente riflessione:‘All’inizio del diciottesimo secolo l’italiano era così ben compreso in Inghilterra che le opere sui palcoscenici erano recitate in quella lingua.’” [1]

Come studentessa di lingue e amante del teatro, ho sempre apprezzato leggere e guardare opere in lingua originale e, guardando uno spettacolo tradotto, non riesco a fare meno di pensare di essere stata ingannata, di aver perso “l’autenticità”. L’andatura, il ritmo e la melodia di una lingua aggiungono ad un pezzo di teatro una dimensione talmente inestimabile che, togliendola, l’opera cambia completamente. Tuttavia, io non parlo russo, tedesco, italiano o spagnolo (la lista potrebbe andare avanti) e non posso lasciar perdere Čechov, Brecht, Goldoni, ecc. solo perché non sono in grado di leggerne i copioni originali. E non importa quanto mi piaccia andare a teatro: non riesco proprio a vedermi uscire fuori dopo due ore di ‘Три сeстры’ (‘Le tre sorelle’ di Anton Čechov) lodando la sottigliezza del linguaggio e i dialoghi avvincenti…

Secondo me, è proprio qui che i sopratitoli entrano in gioco. Conosciuti anche come ‘sovratitoli’, i sopratitoli sono incredibilmente recenti e la loro storia non è poi così definita. Ciò che sappiamo è che sono stati visti per la prima volta nelle opere liriche adattate per la televisione come “didascalie”, le quali sarebbero comparse davanti allo schermo per fornire agli spettatori un breve riepilogo di quanto stesse accadendo, non diversamente dalle didascalie nei film muti. Si pensa che i sopratitoli così come li conosciamo oggi siano stati introdotti nel 1983 a Pechino, seguita da Copenhagen, New York e, nel 1984, dal Canada; infatti, la parola ‘sopratitolo’ è un marchio registrato dalla Canadian Opera Company [2]. I sopratitoli sarebbero stati proiettati in alto, sopra il palcoscenico del teatro, permettendo al pubblico di seguire la storia senza perdere la ricchezza del linguaggio originale dell’opera (al prezzo di qualche giorno col torcicollo).

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Riferimenti:
[1] J. Addison, Papers from “The Spectator”: The Opera, The Lotus Magazine, Vol. 5, No. 3 (Dic., 1913), pp. 165-172
[2] J. Burton, The Joy of Opera: The Art and Craft of Opera Subtitling and Surtitling (The Royal Opera House, London) <http://www.port.ac.uk/media/contacts-and-departments/slas/events/tr08-burton.pdf> [Accesso 20 Gennaio 2015]

Fonte: Articolo in inglese di Daisy Jacobs pubblicato il 3 agosto 2015 sul Blog TiP’s TIPS

Traduzione a cura di:
Luca Colangelo
Articolista, recensore e traduttore freelance EN > IT
Milano