La traduzione in cinese del discorso di Obama

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

 

Nell’articolo del 15 febbraio abbiamo parlato del grande potere che può avere un traduttore nella manipolazione dell’opinione pubblica. L’esempio che abbiamo descritto probabilmente ha fatto addirittura sorridere alcuni lettori poiché si trattava di una situazione piuttosto divertente e soprattutto di scarsissima importanza (non ce ne vogliano Pelé e Maradona).
Nell’articolo di oggi, seguendo il filo conduttore del potere di manipolazione delle parole da parte di un traduttore, citeremo invece un episodio di una certa rilevanza che siamo certi non farà sorridere nessuno.

Si tratta della traduzione ufficiale in cinese del discorso di insediamento dell’ultimo presidente degli Stati Uniti.
Il Partito Comunista della Repubblica Popolare Cinese considerò le parole di Barack Obama come troppo forti e dirette per la popolazione cinese e per questo motivo decise che la versione ufficiale della traduzione in cinese non fosse fedele al discorso originale del presidente.
Nella versione trasmessa da tutti i mezzi di comunicazione statali vennero omesse parti relative al comunismo, alla corruzione e ai metodi di eliminazione del dissenso. Venne inoltre ritenuto opportuno interrompere la trasmissione in diretta sul canale di stato quando Obama menzionò la lotta contro il comunismo.

Risulta impressionante come, facendo alcuni tagli e magari sostituendo qua e là qualche parola, si possa potenzialmente manipolare l’opinione di più di un miliardo di persone.
Tuttavia, a dispetto della forte censura operata anche sul web dal Partito Comunista, siamo convinti che il messaggio, almeno alle fasce più moderne, sia arrivato tramite internet. I cinesi che parlano inglese sono tanti e speriamo che almeno loro si siano accorti del papocchio. Il problema sono i milioni di persone semi analfabete che vivono nelle campagne o che non hanno accesso alla rete. Su di esse il risultato della traduzione manipolata è sicuramente quello auspicato dal Partito.