Diversità fra interpretazione e traduzione

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

La domanda apparentemente banale ‘che lavoro fai?’ manda in crisi esistenziale gli interpreti; fatichiamo a trovare la maniera migliore di dare una risposta a questa semplice domanda. Meglio qualificarci come traduttori o come interpreti? Il motivo per cui la domanda ci pone di fronte a tanto dilemma è che non è mai semplice spiegare ad altri in cosa realmente consista il lavoro di interprete di conferenza. E in effetti la tipica reazione ad una spiegazione attentamente ponderata e ben posta è ‘Ah, quindi sei un traduttore!’. Questa comunissima risposta rivela quanto la linea di demarcazione tra le discipline di traduzione ed interpretariato sia ancora per molti piuttosto vaga; pur tuttavia ad una più attenta analisi apparirà subito chiaro come le competenze richieste nell’uno e nell’altro caso siano invece piuttosto diverse.

Definire traduzione ed intepretariato di conferenza
Nel definire sia la traduzione che l’interpretariato di conferenza come discipline che rendono possibile una comunicazione multilingue, sia essa scritta o parlata, ci rendiamo conto che il denominatore comune ad entrambe le materie è il linguaggio. Esistono, tuttavia, importanti differenze nelle modalità in cui il linguaggio viene utilizzato (nell’uno e nell’altro caso).La parola scritta richiede l’utilizzo di tecniche piuttosto diverse rispetto alla lingua parlata, e di conseguenza traduttori ed interpreti lavorano in contesti diversi come il giorno e la notte. Questo è uno dei motivi per cui è raro trovare professionisti che si dedichino ad entrambe le discipline. Al momento di mettere penna su carta il traduttore deve esprimere in un’altra lingua e con precisione l’idea contenuta nel testo d’origine, rimanendo fedele al contenuto, allo stile e alla forma del testo originale. Il traduttore si concentra sull’analisi di un testo scritto e lo esamina scrupolosamente per individuarne significati, meandri, forme e colori. E’ un lavoro che richiede tempo, riflessione ed una continua riscrittura, per assicurare che nulla vada perso nel processo di traduzione.

Agli interpreti invece è concesso un margine di creatività, per far fronte a quella che è una delle maggiori restrizioni nel trattare il linguaggio parlato: il tempo, o la carenza di esso. L’interprete deve lavorare in tempi brevi e dimostrare spontaneità, operare sia in modalità simultanea che consecutiva (ovvero tradurre mentre l’oratore parla o dopo). Nell’interpretazione simultanea, l’interprete deve ascoltare e parlare contemporanemente, mentre nella modalità di interpretazione consecutiva l’interprete dev’essere in grado di ascoltare, utilizzare particolari tecniche per annotare il discorso e subito dopo riformulare le unità informative in un’altra lingua.

Infatti, la sfida più grande è la comprensione, l’analisi e la riformulazione accurata di un linguaggio in un altro, in tempo reale. L’interprete è sia un ascoltatore che un oratore che lavora in tempo reale, senza ‘ancore di salvataggio’ e con poche possibilità di correggere errori. Il lavoro simultaneo, o pressappoco simultaneo, associato all’ assenza di controllo rispetto ai contenuti del discorso d’origine, fa operare l’inteprete in condizioni impegnative, che lasciano poco margine d’errore. Approfondirò l’argomento nell’ articolo di domani (ndr).

Fonte: Articolo scritto da Lourdes De Rioja e pubblicato il 20 aprile 2015 sul blog Oford Dictionaries

Taduzione a cura di:
Serena Gargiulo
Dott. di Ricerca in Biotecnologie Industriali
Dott. in Biotecnologie Industriali
Traduttore scientifico EN<>IT
Napoli