Bilinguismo e funzioni cognitive

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Recenti studi canadesi si sono interessati all’influenza del bilinguismo sullo sviluppo della capacità di attenzione.
Si è creduto per molto tempo che fosse negativo crescere in un ambiente bilingue, poiché per il fatto di essere sollecitati in modo diverso dalle due lingue, i bambini avrebbero manifestato maggiore distrazione e confusione. E’ stato invece confermato che i bambini bilingue hanno una capacità d’attenzione superiore a quella dei bambini monolingue: in particolare essi manifestano migliori capacità di controllo esecutivo, cioè sono più abili a distinguere tra compiti diversi e a coordinare informazioni complesse, senza lasciarsi distrarre da fattori interferenti. L’acquisizione di tale competenza rappresenta una tappa significativa nello sviluppo cognitivo del bambino ed è anche una delle prime capacità che deteriorano con l’età.

Per quali ragioni il bilinguismo migliorerebbe il controllo esecutivo?
Bisogna considerare che i bambini bilingue si confrontano quotidianamente con una situazione un po’ più difficile dei monolingue: devono infatti scegliere la lingua da utilizzare per rivolgersi a una persona piuttosto che ad un’altra e devono filtrare in modo immediato la lingua del loro interlocutore. Dal momento che nella mente dei parlanti bilingue le due lingue sono sempre attive simultaneamente, essi sviluppano un meccanismo di inibizione che consente loro di gestirle senza conflitto. Questo allenamento intenso ad un compito di attenzione apporta dei vantaggi anche al di là del linguaggio, in particolare migliorando l’abilità di eseguire più compiti contemporaneamente o in rapida progressione. Là dove c’è una piccola perdita per quanto riguarda le conoscenze linguistiche, ci sono dei benefici direttamente misurabili.

Nei paradigmi sperimentali di cambiamento di compito i bambini bilingue riescono con più facilità rispetto ai monolingue a porre attenzione alla forma e al colore di un oggetto simultaneamente, poiché già abituati a trattare più informazioni alla volta e a passare prontamente dall’una all’altra.
Essi sono avvantaggiati nell’adattarsi a situazioni e regole nuove e nel trovare strategie diverse per risolvere problemi grazie alla loro notevole flessibilità cognitiva. Tale funzione permette di tenere in memoria un obiettivo e di agire per raggiungerlo, ignorando le distrazioni che potrebbero impedirne il conseguimento. Una funzione dunque importante per riuscire in ogni ambito della vita.

Alcuni risultati suggeriscono inoltre che alcuni di questi vantaggi cognitivi vengono mantenuti nella terza età, proteggendo i bilingue dal declino delle funzioni mentali che in genere accompagna l’invecchiamento. In particolare una ricerca dell’Università di Toronto (2007) ha rivelato un effetto protettivo enorme del bilinguismo sulla demenza: il fatto di parlare due lingue durante tutta la vita ritarderebbe di quattro anni l’apparizione dei sintomi della demenza.
E’ stato così dimostrato che il bilinguismo, oltre a rappresentare un indiscutibile arricchimento culturale, favorisce il benessere del nostro cervello. Più l’apprendimento delle lingue è precoce, più le nostre connessioni neuronali saranno ricche e migliori saranno le nostre performances cognitive per l’intero arco dell’esistenza.

Autore dell’articolo:
Laura Morea
Psicologa e traduttrice francese-italiano
Novara