Tre miti sulla traduzione finanziaria

 Categoria: Servizi di traduzione

Lavori in banca, vero?

Quando, qualche giorno fa, una delle mie amiche mi ha chiesto – un po’ perplessa – perché non lavorassi in banca, ha confermato un sospetto che già avevo. La gente non ha idea di che cosa faccia un traduttore finanziario, e probabilmente anche un traduttore in generale. Ho letto tanti post sui blog in tema di miti e luoghi comuni sui traduttori, sulla differenza tra traduttori e interpreti e sul lavoro freelance in generale.  La maggior parte delle persone, persino i nostri amici e conoscenti, spesso non sa nulla del nostro lavoro e concepisce la traduzione in modo bizzarro.

Mito N.1: i traduttori finanziari lavorano in banca
Anche se molti dei miei clienti lavorano per banche, società finanziarie o fondi comuni di investimento, io sono una professionista freelance indipendente e, prima di tutto, una linguista. Un traduttore finanziario, così come anche un traduttore tecnico specializzato in altri settori, è prima di tutto un traduttore, un linguista, una persona che ha imparato e parla lingue straniere e magari ha studiato tecniche di traduzione. Ovviamente, devi anche conoscere il tuo campo di specializzazione, es. finanza, macro e microeconomia, come funziona la borsa valori, cosa siano uno stato patrimoniale e un conto economico e così via. Tuttavia, puoi lavorare per clienti diversi e specializzarti in finanza o legge o altre aree (e non devi essere necessariamente un avvocato per tradurre documenti legali). D’altra parte, non è detto che un esperto di finanza conosca le lingue straniere e le tecniche traduttive. Probabilmente lui/lei capisce l’inglese o il giapponese, ma potrebbe non essere in grado di tradurre in italiano.

Mito N.2: sicuramente sai come e dove investire… sei un traduttore finanziario!
Quando dico che traduco documenti finanziari, la maggior parte della gente è convinta che io sia la maga dei mercati azionari e molto ricca. Fino a qualche anno va, la cosa mi faceva sorridere. Ora, dopo più di 20 anni di esperienza, vorrei rispondere: “Beh, se uno è grado di tradurre il manuale di una caldaia dal tedesco all’italiano, non ha bisogno di chiamare l’idraulico quando la caldaia non funziona, giusto?”. Scherzi a parte, provo a spiegare che io leggo e traduco molto sui mercati finanziari, e sono aggiornata sui trend di mercato e sulle performance dei fondi di investimento. Tuttavia, leggo quanto basta – ai fini del mio lavoro – per sapere che ogni società di investimento ha la propria visione sui trend di mercato e applica diverse strategie per diverse necessità. Così come un idraulico ha bisogno della chiave inglese, a un traduttore servono i dizionari. Se dovessi fare degli investimenti, chiederei l’assistenza di un consulente finanziario.

Mito N.3: la traduzione finanziaria dev’essere noiosa!
Tutte le professioni sono a volte noiose, a volte entusiasmanti. Questo vale anche per la traduzione finanziaria. Come ho detto nella mia recente intervista, quando andavo a scuola desideravo tradurre romanzi e racconti. Negli anni, ho capito che la finanza e l’economia, come anche la legge e la politica, sono parte della vita di tutti i giorni. Probabilmente, tradurre le notizie sullo “shutdown” degli USA o sulla ripresa economica della Cina è per me più interessante ed estremamente connesso alla vita reale.

Nella maggior parte dei casi, un traduttore finanziario è anche un freelance, un imprenditore che deve essere un traduttore, un project manager e deve avere competenze di marketing e contabilità… ma questa è un’altra storia.

Fonte: Articolo scritto da Francesca Airaghi e pubblicato su Financial Translation Hub

Traduzione a cura di:
Alsea Alessia Esposito
Traduttrice finanziaria EN>IT
Como

Il linguaggio giovanile inglese e italiano

 Categoria: Le lingue

Le forme di comunicazione giovanile italiane e inglesi sono numerose (musica, fumetti, messaggi telematici e dei telefoni cellulari, scritte e graffiti), dalle quali i teenagers sperimentano continuamente nuovi canali espressivi, dove la prima regola è la proprietà di linguaggio per creare delle parole nuove, leggere, rapide, precise, semplici e brevi.

Si tratta di un giocoso ed espressivo linguaggio giovanile vista l’estrema variabilità interna di un modo di adoperare, trasformare, in parte anche innovare la lingua italiana e inglese, che è proprio delle nuove generazioni. Particolarmente interessante è l’analisi di questo nuovo lessico o gergo soprattutto per le aperture metaforiche che da esso nascono; si pensi ad esempio, al linguaggio tecnologico in tutti i suoi aspetti che ha generato metafore derivate dal computer e da Internet.

Gli aspetti dei linguaggi giovanili dipendono dai cambiamenti che avvengono nelle modalità di aggregazione dei giovani, negli usi comunicativi nei quali cambia la componente linguistica quanto la componente paralinguistica, conversazionale, cinesica (in particolare gestuale e prossemica), nel rapporto fra gli strati linguistici ai quali attingono le varietà giovanili, ad esempio, l’arretramento dei dialetti, il rinnovamento dei gerghi, l’espansione della pubblicità, l’allargamento dell’area d’uso di una lingua colloquiale.

Si possono, quindi, riscontrare determinate influenze sui linguaggi giovanili che attingono, volontariamente e consapevolmente, parte della terminologia giovanile.

Il linguaggio giovanile italiano e inglese è caratterizzato inoltre dalla rapidissima usura e dall’altrettanto rapido ricambio del proprio bagaglio lessicale, ed inoltre viene percepito soggettivamente dai giovani stessi come flusso continuo, produttore di strumenti comunicativi ed espressivi realizzati just in time e destinati a funzionare per il breve lasso di tempo in cui l’euforia verbale ha l’occasione di esprimersi attraversando gli anni della gioventù. Non cambiano, quindi, le regole e le funzioni, ma le forme dove la vitalità e le caratteristiche del linguaggio giovanile provano che sia vivo, immaginoso, irridente, dissonante e dissacrante.

Autore dell’articolo:
Conti Paolo
Traduttore EN-PT>IT
Roma

L’utilizzo della lingua in campo scientifico

 Categoria: Servizi di traduzione

Anticamente non esisteva nessun problema legato alla lingua impiegata in campo scientifico, infatti, fino al ‘500, tutte le Università usavano un’unica lingua, il latino, e i professori, da qualsiasi Paese provenissero, potevano capirsi tra loro come fossero connazionali.

L’uso universale del latino fra i dotti del Medioevo è ben noto e spesso citato come situazione invidiabile, ma non tutti sanno come esso venne meno per lasciare il posto alle lingue nazionali dei diversi Paesi d’Europa.

Sembra che il primo a rompere la tradizione sia stato Bombast von Hohenheim, più noto come Paracelsus, che nelle sue lezioni cominciò ad usare il tedesco.

Fra i primi ad usare una lingua nazionale in scritti scientifici è da ricordare lo stesso Galileo Galilei, non perché non conoscesse il latino ma perché era convinto che l’antica lingua non fosse più adatta alle nuove idee.

Nel corso del Medioevo, il latino visse in una condizione speciale, come strumento di quel tesoro culturale letterario, filosofico e religioso che si era diffuso in tutta Europa dopo la caduta dell’impero romano, benché non fosse più usato come lingua vivente.

Tuttavia, quando l’umanità ebbe qualcosa di nuovo da aggiungere al precedente patrimonio culturale, l’antica lingua non fu più sufficiente e ciò si verificò nei nuovi campi del sapere come scienza, matematica e fisica.

È questo il principale motivo che rende assurda l’idea che il latino (o l’esperanto) possa ancora servire come lingua internazionale della scienza.

Se osserviamo la storia dobbiamo concludere che in realtà non è mai veramente esistita una lingua comune per gli studiosi di tutto il pianeta. Il latino fu soltanto, per un certo periodo, la lingua della cultura del territorio limitato in cui si era diffuso il Cristianesimo.

Successivamente, ebbe un ruolo importante il francese, poi il tedesco, e ultimamente, si evidenzia l’importanza dell’inglese, soprattutto per l’influenza degli Stati Uniti, economicamente e culturalmente.

Per ciò che concerne la scienza è necessaria non solo una lingua atta all’informazione scritta ma anche una lingua che serva al contatto diretto tra gli scienziati, sia nei congressi che negli eventi.

Da ciò deriva l’importanza del ruolo del traduttore e dell’interprete durante eventi scientifici come convegni, congressi, fiere a carattere scientifico-ambientale, dove risulta fondamentale il ruolo del traduttore nel “traslare” i termini specifici degli atti ufficiali nelle 2 o 3 lingue ufficiali scelte per il congresso; talvolta risulta indispensabile anche il ruolo dell’interprete simultaneo per la comunicazione effettiva tra i partecipanti.

Oggigiorno, principalmente a causa dei tagli nelle spese di traduzione e interpretariato, spesso gli atti, le brochure e i documenti ufficiali degli eventi vengono tradotti solo in inglese, creando quindi non poche difficoltà nella comprensione e nella comunicazione; allo stesso modo, spesso nei congressi gli interpreti non vengono più utilizzati a causa di problemi di restrizioni nel budget.

Non bisogna dimenticare, che l’utilizzo di termini scientifici rende necessaria una conoscenza approfondita di termini tecnici, ognuno con il proprio ben preciso significato e la propria particolare accezione.

Nel 1866, il filosofo tedesco Nietzsche scrisse “Certamente un giorno l’umanità avrà una lingua comune e certamente un giorno l’uomo viaggerà volando nell’aria”.

Da molto tempo si è assistito alla realizzazione della seconda previsione del filosofo, mentre, per quanto riguarda la prima, a livello universale, questa non sarà forse mai completamente perseguibile o perseguita.

D’altro canto, riferendosi al campo scientifico, la necessità primaria di comprendersi l’un l’altro in maniera chiara, immediata ed inequivocabile, per condurre attività e ricerche che coinvolgono molti paesi in diversi settori di interesse vitale per l’interra razza umana, deve pretendere una valorizzazione del ruolo della traduzione professionale.

Autrice dell’articolo:
Martini Giulia
Traduttrice EN-ES>IT
Milano

Le difficoltà della traduzione medica (2)

 Categoria: Problematiche della traduzione

< Prima parte di questo articolo

Tipo di comunicazione
Nelle traduzioni mediche, il pubblico al quale il testo è indirizzato influenza la traduzione. A seguito dei molti tentativi fatti per elencare i diversi tipi di comunicazione nei testi medici,li possiamo raggruppare in quattro categorie: tra professionista e professionista (tra un medico e un altro), tra un professionista e un semiprofessionista (tra un medico e uno studente di medicina o un infermiere), tra un professionista e un non professionista (tra un medico e un paziente) e tra non professionisti (tra un giornalista e un lettore).Questi registri esistono anche nell’ambito della traduzione medica: medico-medico, medico-paziente e paziente-paziente. Quest’ultimo si riferisce ai documenti scritti dai non esperti per altri pazienti affetti dalla medesima patologia. Di seguito riportiamo esempi dei tre principali registri esistenti per un termine medico:

  • registro medico (ad esempio candidosi)
  • registro generico (ad esempio candida)
  • registro misto (ad esempio candida o candidosi)

L’ostacolo per il traduttore medico è quello di determinare quale delle tre, o più, potenziali traduzioni corrispondono a ciascuna delle situazioni comunicative sopra descritte. La traduzione considerata più precisa dipende spesso dalla specialità della medicina. Ad esempio, nella frase seguente sulle vaccinazioni estrapolata dal New England Journal of Medicine:”Abbiamo lanciato una campagna di vaccinazione per proteggere i rifugiati da difterite, morbillo, orecchioni, pertosse, rosolia e tetano”, l’autore usa sia un termine appartenente al registro medico (“pertosse”) sia uno proprio di quello colloquiale (“orecchioni”). Tuttavia, il significato è comprensibile dal momento che si tratta di vaccinazioni.

Un altro esempio
Trombo è il termine medico equivalente a coagulo di sangue appartenente a un registro più generico La frase seguente, tratta dal giornale sopra citato, opta chiaramente per il termine più colloquiale:
“In questo paziente, l’individuazione tramite TC di un segnale luminoso e lineare nell’arteria cerebrale media destra suggerisce la presenza di un coagulo di sangue e le prime impercettibili variazioni ischemiche nell’area servita da questa arteria rafforzano la diagnosi di infarto in evoluzione”.I dizionari possono solo parzialmente aiutare il traduttore ad affrontare il problema. A tale proposito, Newmark ha affermato: “che non bisogna considerare un dizionario, sia bilingue che monolingue, alla stregua di un’autorità. Spesso esso contiene troppi sinonimi decontestualizzati, parole obsolete o ‘parole da dizionario’, ovvero parole che si trovano solo nei dizionari”. Se un traduttore medico lavora con testi medici inerenti a una sola specialità, allora il registro non dovrebbe presentare particolari problemi. La lingua di partenza o di arrivo di molti testi medici è l’inglese poiché quest’ultima rappresenta la lingua franca della professione medica. Un buon traduttore medico saprà come affrontare la varietà di registri tra la lingua di partenza e di arrivo.

Conclusione
Quando si lavora per la prima volta su un testo medico, il traduttore deve innanzitutto identificare il suo registro e tradurlo nella lingua di destinazione. Questo può essere difficile per il traduttore quando un termine esiste o nella lingua di partenza o in quella di destinazione e quando ci sono diversi termini nella lingua di arrivo. Oltre al registro, il traduttore medico incontra gli stessi problemi che affrontano i traduttori di altre discipline, vale a dire quelli legati alla sintassi, alla grammatica, allo stile, alla terminologia e altri ancora. Considerato un settore estremamente difficile da tradurre, tutti i traduttori medici hanno generalmente una formazione medica di cui si avvalgono durante la traduzione.

Fonte: Articolo scritto da Denise Recalde e pubblicato il 31 gennaio 2017 sul sito Day Translations

Traduzione a cura di:
Elisa Bencini
Traduttrice EN, DE > IT
Firenze

Le difficoltà della traduzione medica

 Categoria: Problematiche della traduzione

Quando un traduttore deve affrontare la traduzione di documenti medici, deve tradurre collocazioni particolari, espressioni idiomatiche, connotazione, registro, stile, struttura, terminologia e sintassi al fine di effettuare una traduzione accurata. Ai fini di questo articolo, saranno approfonditi quei problemi che emergono solo a livello lessicale e non quelli che emergono a livello dell’equivalenza grammaticale, testuale e pragmatica.

Problemi che emergono a livello lessicale durante la traduzione
Il significato lessicale di una parola è il significato che questa ha in una determinata lingua che si è evoluta attraverso l’uso. È possibile identificare diversi tipi di significato associati all’origine lessicale di una parola e, più precisamente, essi sono: prepositional meaning, presupposed meaning, expressive meaning e evoked meaning. Il prepositional meaning è il significato basilare della parola, quello più palese e più chiaro. La connotazione, o expressive meaning, rappresenta, invece, le sfumature di significato che si aggiungono al prepositional meaning. Un esempio di questo è la differenza tra i verbi odorare (emanare un odore) e puzzare. Essi hanno lo stesso prepositional meaning ma differiscono in merito all’expressive meaning.Il presupposed meaning deriva dalla collocazione. Ad esempio, l’aggettivo sturdy (robusto) è prevalentemente utilizzato per descrivere gli animali, le piante e gli oggetti inanimati piuttosto che gli esseri umani. L’evoked meaning si riferisce al registro o al dialetto. Il registro è la lingua utilizzata per una specifica interazione o situazione, ad esempio un adulto che si rivolge a un bambino.  Mona Baker, nel suo libro “In other words” identifica nelle rese sbagliate di uno qualsiasi di questi quattro tipi di significati la causa di una traduzione scadente a livello lessicale. Fortunatamente, nelle traduzioni mediche, diversamente da quelle legali, c’è corrispondenza tra il prepositional meaning della lingua di partenza e quella di arrivo, poiché le malattie e l’anatomia del corpo umano sono essenzialmente le stesse in tutto il mondo. La traduzione medica, tuttavia, disorienta il traduttore quando si tratta di evoked meaning e di presupposed meaning poiché non c’è corrispondenza tra la lingua di partenza e di arrivo. Per quanto riguarda il presupposed meaning, ciò è dovuto al modo diverso in cui ogni lingua realizza le collocazioni.

I diversi registri della traduzione medica
Ciò che distingue, in termini di difficoltà, la traduzione medica dalle altre traduzioni tecniche è la presenza di registri multipli. Ad esempio, molte parti del corpo e malattie hanno un nome in un registro più elevato, registro medico, e un altro in un registro più colloquiale. Ne sono un esempio il termine torace contrapposto a petto e il termine pertosse contrapposto a tosse canina. Peter Newmark, autore di “A layman’s view of medical translation”, afferma che il motivo per il quale esistono diversi registri medici è dovuto a ragioni storiche e al fatto che le specialità della medicina si sono evolute separatamente:”Il registro della lingua medica nelle lingue europee è una giungla di sinonimi: esistono diverse parole per stessa patologia adottate in base al punto di vista, anatomico, clinico o patologico, e in base a quando e dove viene utilizzata l’espressione. Ad esempio,brucellosis (brucellosi) ha almeno 25 sinonimi solamente in inglese mentre nelle altre lingue europee se ne contano dai 6 ai 12″.La traduzione medica è considerata particolarmente difficile poiché il traduttore deve conoscere come funziona il corpo, come si evolve una malattia, ecc. Si potrebbe sostenere che anche un traduttore che lavora su un testo di elettrotecnica sui sistemi di trasmissione di potenza dovrebbe sapere come funziona il sistema. La differenza è che un traduttore di un testo di ingegneria può denominare una parte della macchina e il sistema in un registro più colloquiale per tutti gli altri testi che risulterebbero per il profano semplicemente meno dettagliati. L’esistenza di due registri nelle traduzioni mediche non presenterebbe al traduttore molta difficoltà di per sé, se non per il fatto che un certo numero di lingue ha soltanto una parola per entrambi i registri, mentre altre lingue hanno due o più parole. Quando si traduce con due o più opzioni un singolo termine medico dalla lingua di partenza in quella di arrivo, si deve considerare il contesto e il registro.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Denise Recalde e pubblicato il 31 gennaio 2017 sul sito Day Translations

Traduzione a cura di:
Elisa Bencini
Traduttrice EN, DE > IT
Firenze

Le lingue che interessano ai russi

 Categoria: Le lingue

La popolazione russa è molto interessata allo studio delle lingue straniere e riesce ad apprenderle con estrema facilità, soprattutto rispetto agli italiani. Io, per esempio, dopo tre mesi che studiavo l’italiano, riuscivo a comprendere parecchio della lingua italiana e a tradurla. Al contrario mio marito, che è italiano, -pur essendo andato a lezione di lingua russa -, riusciva a stento a farsi capire dalle sue amicizie russe.

Tra le lingue straniere studiate dai russi, l’inglese è ritenuta la lingua più utile secondo la stragrande maggioranza della popolazione. Dopo, nella graduatoria, c’è il tedesco, seguono lo spagnolo, il cinese e il francese.

A proposito della lingua francese, bisogna sottolineare che ebbe un forte sviluppo,dopo che la Francia di De Gaulle creò un asse privilegiato con l’Unione Sovietica, unico paese occidentale ed europeo. Nella mia città, Omsk, nella Russia occidentale, – una città di oltre un milione di abitanti -, fu istituita una facoltà di lingua francese all’Università, unica lingua straniera da noi studiata poi nelle scuole medie e superiori.

Noi russi siamo un popolo che può ritenersi poliglotta, in quanto sono sempre di più gli abitanti che apprendono una lingua straniera, in massima parte preferendo l’inglese, lo spagnolo, il cinese ed appunto il francese.

Nelle grandi città russe, come Mosca, Leningrado, Ekaterinburg, moltissima gente, negli ultimi venticinque anni si è messa a studiare l’inglese, tanto che essa è una lingua molto conosciuta in Russia.

Quasi tre quarti della popolazione, specialmente tra i giovani, sostiene che  una lingua straniera possa sempre servire nella vita.

Al dipartimento di lingue straniere della Scuola Superiore di Economia dell’Università di Mosca, oltre all’inglese, che è una lingua obbligatoria, sono scelte, in ordine decrescente il tedesco, lo spagnolo, il cinese e il francese. Gli studenti possono scegliere una seconda lingua fra le seguenti lingue straniere: arabo, giapponese, cinese, spagnolo, tedesco, francese, portoghese e italiano. La maggioranza ha scelto però il tedesco e lo spagnolo.

La lingua più scelta, secondo un recente sondaggio, è l’inglese mentre, all’inizio del 2000 c’è stata una grande richiesta per il cinese, poi calata negli anni successivi.

Per gli studenti delle scuole elementari e medie la scelta della lingua è decisa dai genitori. Per la scelta incidono anche altri fattori, in quanto, solo per esempio, il tedesco e lo spagnolo vengono scelti perché lì il corso di laurea magistrale costa meno, se non è addirittura gratuito.

Ultimamente si sono avute richieste per il coreano, l’hindi e il finlandese, poi in maggioranza abbandonate per mancanza di prospettive di lavoro.

I russi studiano le lingue non solo per obiettivi professionali. Ci si impegna a studiare le lingue per poterle usare nei viaggi e poter conversare con gli abitanti locali.

C’è chi  ha iniziato a studiare il tedesco perché lavorava come giornalista in Russia e desiderava scrivere per la stampa tedesca.

La lingua più esotica che abbiano mai studiato i russi è il persiano.

Autrice dell’articolo:
Irina Vonciskaya
Traduttrice RU-IT

I problemi della traduzione

 Categoria: Problematiche della traduzione

L’atto traduttivo rappresenta due mondi paralleli, due culture che si avvicinano senza in realtà sfiorarsi mai. La traduzione riguarda il passaggio di significati da una lingua all’altra. Questo implica la necessità di ottenere un testo tradotto che sia quanto più fedele possibile all’originale. Senza ombra di dubbio ciò rappresenta un motivo di grande sfida linguistica per il traduttore che spesso durante il lavoro si imbatte in problemi legati alle lingue. Infatti, la caratteristica propria di quest’ultime è quella di possedere ognuna nel proprio bagaglio culturale, determinati modi di dire, frasi fatte, parole legate al mondo della culinaria e delle tradizioni che risultano intraducibili per altre culture, e quindi nell’atto traduttivo si presentano come residui comunicativi dato che il più delle volte è difficile trovare un corrispondente linguistico. Comunque sia ci sono vari procedimenti ai quali un traduttore può ricorrere per ovviare al problema, tra questi ricordiamo l’adattamento, la perdita, la compensazione, il calco, il prestito, ecc.. L’errore più comune è quello di aggiungere troppi elementi al prototesto provocando un risultato del tutto errato. In questo caso siamo in presenza di una compensazione di tipo invasivo e per quanto il testo possa apparire fluente e ben costruito, esso si discosterebbe troppo dall’originale e quindi sarebbe considerato frutto di una cattiva traduzione. I modi di dire delle diverse lingue, rappresentano uno degli esempi più famosi di difficoltà traduttiva perché nascondono al loro interno tutto un sistema linguistico – culturale che sovente risulta intraducibile. Il bravo traduttore sa che in questi casi è necessaria la sostituzione, vale a dire ricercare un modo di dire appartenente alla sua cultura che però sia equivalente a quello del testo di partenza.

Altri concetti chiave legati al problema della traduzione sono l’addomesticamento e lo straniamento, i quali conducono alla decisione di modernizzare o arcaicizzare un testo. Sono tutti fenomeni che mirano in qualche modo a cambiare l’opera di partenza perché si tratta sempre di una scelta del traduttore, il quale è portato in qualche modo a negoziare e a manipolare ciò con cui lavora. Quanto affermato, è legato al fatto che non si traduce solo la lingua, ma anche la cultura, è per questo che una traduzione può essere source o target oriented, vale a dire orientata verso il suo testo di partenza o quello di arrivo. La scelta consiste nel preferire ciò che è presente nella narrazione fonte ad esempio un determinato tipo di lingua, un certo contesto storico, determinate connotazioni sociali oppure puntare il tutto verso il mondo che è più vicino al traduttore, ecco perché si è soliti scegliere la via dell’addomesticamento, una sorta di terza uscita tra il modernizzare e l’arcaicizzare. Accade spesso, infatti, che un libro possa appartenere a un periodo storico molto distante. Questo porta con sé non pochi problemi perché il mondo descritto presenta caratteristiche che per i lettori odierni risulterebbero quasi irreali. Il bravo traduttore deve essere in grado di addomesticare il testo riproponendo gli stessi elementi in chiave moderna e/o comprensibile ai propri lettori.

Nel complesso si deve necessariamente asserire che il lavoro del traduttore è indissolubilmente legato a un rispetto di tipo morale nei confronti dell’autore del libro, perché ogni sua scelta deve dipendere da una selezione di dati preesistente. Diventa conseguenza naturale a questo punto che non si possa ottenere un’equivalenza completa di due sistemi linguistici a causa delle differenze che per loro natura possiedono.

Autore dell’articolo:
Bruno Giannetti
Traduttore DE-FR-EN>IT

Traduzioni scientifiche professionali

 Categoria: Servizi di traduzione

Salve a tutti, sono un fisico-matematico, laureatosi nel vecchio ordinamento, per intenderci quello in cui erano previsti 18 esami annuali, due colloqui in altrettante lingue straniere di importanza scientifica e, naturalmente, la tesi finale. Come tutti i fisici laureatisi nel vecchio ordinamento, al primo ed al secondo anno ho dovuto studiare su un paio di libri consigliati dal docente, scritti in lingua inglese, e quindi in una lingua che non era la mia. Successivamente, cioè dal terzo anno di corso in poi, i libri americani e/o inglesi erano la norma, per poter dare gli esami dei vari corsi. Nonostante quell’inizio abbia costituito, per me, una “terapia d’urto”, col tempo si è rivelato fruttuoso, non solo per i miei studi successivi; infatti, attualmente ho una collaborazione, in qualità di traduttore di testi di brevetti di invenzione, dall’Inglese verso l’Italiano.

Tuttavia, ciò su cui intendo richiamare l’attenzione dei cortesi lettori di questo breve articolo, è la questione se anche un fisico-matematico e più in generale un laureato in materie scientifiche, possa, a buon diritto, eseguire traduzioni scientifiche professionali, al pari dei colleghi laureati in lingue e letterature straniere.

Ritengo che la risposta non possa che essere positiva. Infatti, da studente mi capitava di leggere alcuni testi di matematica o di fisica tradotti, e in quelle occasioni, notavo che i traduttori erano fisici o matematici che insegnavano o insegnano tutt’ora, in prestigiose istituzioni educative del nostro Paese. Inoltre, un professionista, che abbia ricevuto il compito di tradurre in lingua italiana, per esempio, un libro o un articolo di fisica nucleare, deve avere una minima conoscenza in tale campo di studi.

Non è certo ragionevole pretendere che un traduttore laureato in lingue debba essere costretto a studiarsi la Fisica Nucleare, in breve tempo, almeno nelle sue linee essenziali, prima di mettere mano alla traduzione vera e propria. Ecco perciò che si apre uno spiraglio, per assumere dei fisici, quali possibili candidati per effettuare traduzioni del tipo sopradetto.

Lo stesso discorso può essere fatto se, invece della Fisica Nucleare, debba essere tradotto un libro o un articolo sugli “operatori di simmetria delle equazioni differenziali”, per esempio. Infatti tale argomento, specificatamente matematico coinvolge i concetti e le teorie, come la teoria dei Gruppi, delle Algebre di Lie e naturalmente le stesse equazioni differenziali, i quali concetti e teorie possono, secondo me, essere maturati solo durante l’intero corso di laurea scientifica, ovvero esame dopo esame.

A tutto ciò, va aggiunto, e qui parlo a titolo personale, il notevole numero di articoli scientifici americani, che ho dovuto leggere durante il corso di laurea, e il di cui studio mi ha permesso di apprendere lo stile di scrittura che gli scienziati americani o inglesi utilizzano per esporre le loro idee.

Prima di concludere, vorrei chiarire, che quanto esposto non vuole essere una proposta di ingerenza da parte di un gruppo di persone su una professione che non è la loro, ritengo però che una traduzione scientifica eseguita con cognizione di causa su ciò che si deve tradurre, se non doverosa, è certamente preferibile a qualunque altra.

Autore dell’articolo:
Giulio Belli
Traduttrice medico-scientifica
Torino

La traduzione è possibile?

 Categoria: Problematiche della traduzione

Al di là del concetto sottolineato dall’approccio strettamente linguistico secondo il quale la traduzione implica il trasferimento del significato contenuto in una serie di segni linguistici in un’altra serie di segni linguistici attraverso l’uso competente del dizionario e della grammatica, il processo implica anche un’intera serie di criteri extra-linguistici.

Esistono due approcci diversi.
Da una parte, c’è un atteggiamento mentale secondo cui la traduzione è impossibile; questo è dovuto al fatto che, quando le persone parlano lingue diverse, percepiscono la realtà in modi diversi poiché vivono in mondi diversi. Questo atteggiamento mentale era popolare presso i ricercatori Americani Edward Sapir e Benjamin Lee Whorf. Sapir sosteneva che “nessuna coppia di lingue è sufficientemente simile da essere considerata come rappresentante della stessa realtà sociale. I mondi in cui società diverse vivono sono mondi distinti, non semplicemente lo stesso mondo con etichette diverse” [Sapir citato in Bassnett, 22].
Juri Lotman, un semiologo sovietico sostiene il dibattito di Sapir dichiarando che la società, la cultura, la letteratura e l’arte sono i prodotti di una lingua che costituisce la parte più centrale della cultura. “Nessuna lingua può esistere a meno che non sia immersa nel contesto culturale; e nessuna cultura può esistere se non ha nel suo centro la struttura di una lingua naturale”. [Lotman in Bassnett 23]

Per quanto riguarda il secondo approccio, Roman Jakobson, un linguista russo, ha distinto tre tipi di traduzione; intralinguistica – all’interno di una lingua, interlinguistica – tra due lingue all’interno dello stesso sistema di segni linguistici e intersemiotica – tra due sistemi di segni. Egli ha spiegato che la traduzione è possibile, ma non ci si può aspettare di ottenere un’equivalenza completa tra il testo sorgente e il testo di arrivo poiché tale equivalenza è impossibile in una traduzione intralinguistica con l’uso di sinonimi, così come lo è in una traduzione interlinguistica. Jakobson spiega ulteriormente che ogni unità della lingua è costituita da connotazioni e associazioni che sono impossibili da trasferire. Conclude che “la traduzione è solo un’adeguata interpretazione di un’unità linguistica di un codice straniero e che l’equivalenza è impossibile”. [Bassnett, 23].

Autore dell’articolo:
Marco Gori
Traduttore PT-EN-RU>IT
Pistoia

Straniamento e Domesticazione

 Categoria: Tecniche di traduzione

Lawrence Venuti, nel testo The Translator’s Invisibility, A History of Translation analizza i processi e le caratteristiche della strategia di straniamento e domesticazione. Egli definisce la traduzione come: “l’energica sostituzione della differenza linguistica e culturale del testo straniero con un testo che sarà comprensibile al lettore della lingua d’arrivo”. Egli afferma chiaramente che generalmente ci si aspetta che il prodotto traduzione sia comprensibile al destinatario proprio come l’originale lo è per il destinatario nella lingua sorgente. Il traduttore adatta il testo in modo da renderlo comprensibile al lettore; modifica gli elementi in modo che siano percepiti come familiari e riconoscibili. La traduzione deve adattarsi alla situazione culturale e politica del lettore della lingua di arrivo. Questa è una strategia di domesticazione, un testo completamente tradotto reso facilmente comprensibile al lettore attraverso il suo adattamento alla realtà circostante.

In alternativa, egli descrive un processo di traduzione di un testo con l’intenzione di mantenere il suo carattere di estraneità, in modo che il lettore della traduzione possa notare la sua “diversità”. Questa strategia fu nominata “straniamento” e ha acquisito numerosi seguaci proprio come la strategia di domesticazione, dovuto al fatto che entrambe le strategie hanno i loro vantaggi e svantaggi.

Friedrich Schleiermacher, un filosofo tedesco, afferma che ci sono solo due metodi di traduzione. Uno di questi consiste nello spostare l’autore della trattazione originale verso il lettore della traduzione, cioè nel manipolare il testo in un modo da farlo sembrare familiare al destinatario. L’altro metodo implica lo spostamento del destinatario della traduzione verso l’autore della trattazione originale, cioè nel mantenere tutti gli elementi potenzialmente difficili da comprendere nella loro forma originale e nel forzare il lettore ad accettarli.

È interessante che la domesticazione e lo straniamento possano essere più o meno popolari e diffusi in molti paesi. Alcune società, più di altre, sono più tolleranti verso i testi che hanno subito il processo di straniamento e quindi meno comprensibili. Venuti indirizza l’attenzione verso le società di lingua inglese e il fatto che esse non accettino elementi stranieri in una trattazione che ha le sue radici nell’etnocentrismo, nell’imperialismo e nel narcisismo. Egli afferma che “la cultura Anglo-Americana […] è stata dominata a lungo dalle teorie di domesticazione che consigliano una traduzione fluente”.

Autore dell’articolo:
Giovanni Bianchi
Traduttore DE-EN>IT
Milano

Strategie vs tecniche di traduzione

 Categoria: Tecniche di traduzione

Prima di incominciare un processo di traduzione, è importante selezionare un approccio globale da applicare al testo. Per farlo occorre prendere in considerazione numerosi fattori quali: il contesto storico, la cultura di partenza e di arrivo, i destinatari sia dell’originale che della traduzione. Questo approccio è relativo al testo nel suo insieme e gli conferisce un carattere specifico. Si fa riferimento a questo concetto come strategia di traduzione e sono stati distinti due metodi diversi: straniamento e domesticazione.

Durante il processo di traduzione, d’altra parte, un traduttore può imbattersi in parole e locuzioni problematiche che sono strettamente connesse alla cultura sorgente. Nei Translation Studies ci si riferisce a queste come elementi culturali o concetti culturalmente specifici e, secondo Mahmoud Ordudari, questi “sembrano essere i compiti più ardui per un traduttore”. Questi elementi sono stati analizzati e descritti da numerosi studenti e le loro conclusioni saranno citate in seguito in questo corso.

Peter Newmark, nel suo Textbook of Translation descrive la differenza tra i metodi di traduzione e le procedure di traduzione. Egli spiega che i primi si riferiscono all’intero testo, mentre le procedure di traduzione sono utili nel caso di piccole unità linguistiche, come parole, locuzioni o frasi. Inoltre, Venuti enfatizza il fatto che le strategie di traduzione “implicano i compiti di base nello scegliere il testo straniero da tradurre e nello sviluppare un metodo per tradurlo”. Egli impiega il concetto di “domesticazione e straniamento” per riferirsi alle strategie di traduzione. Ne parleremo in modo più approfondito nell’articolo di dopodomani (ndr).

Autore dell’articolo:
Giovanni Bianchi
Traduttore DE-EN>IT
Milano

Analisi di discorsi e registri (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Ora passiamo a Baker e al suo testo sulla traduzione. Nel suo lavoro guarda all’equivalenza a una serie di livelli: parola, sopra la parola, grammatica, ma dedica la massima attenzione a ciò che Halliday definisce metafunzione testuale, vale a dire alla struttura tematica e alla coesione, e soprattutto a livello pragmatico.

A proposito di struttura tematica sottolinea due aspetti principali. Il primo è che la struttura tematica è realizzata in modo diverso nelle diverse lingue. Il secondo è l’importanza della marcatura relativa nell’analisi del Source Text, che aiuta il traduttore a capire se usare una forma marcata nel Target Text o meno.

Passiamo ora alla coesione. Baker sottolinea, come nella struttura tematica, che le strategie di coesione potrebbero dover differire tra Source Text e Target Text. L’obiettivo del traduttore è quello di produrre un Target Text che sia collegato logicamente nella mente del ricevente del Target Text.

Questo mi porta al mio prossimo punto, il lavoro di Baker sulla pragmatica. Lo ha definito come lo studio del significato così come viene trasmesso e manipolato dai partecipanti alle comunicazioni, quindi lo studio del linguaggio in uso. Baker considera tre principali concetti pragmatici: coerenza, presupposizione e implicazione.La coerenza di un testo, che è correlata alla coesione, dipende dall’esperienza del ricevente del mondo. La presupposizione si riferisce alla conoscenza che il mittente assume che il destinatario possieda e sia in grado di utilizzare per comprendere il messaggio. L’implicazione è ciò che l’oratore intende o implica piuttosto che ciò che viene detto.

L’ultima opera influenzata dal modello di Hallyday è quella di Hatim e Mason. A differenza di Baker, che si concentra sulla funzione testuale, prestano un’attenzione particolare alla realizzazione nella traduzione delle funzioni ideazionali e interpersonali. Nello specifico hanno sottolineato come i traduttori con le loro scelte possano causare uno spostamento in queste funzioni e alterare il valore di verità del messaggio Source Text.

Ma l’aspetto a cui sono principalmente interessati è il discorso e il modo in cui linguaggio e testi comunicano relazioni sociali e di potere. Ecco la loro definizione di discorso: “modalità di parlare e scrivere che coinvolgono gruppi sociali nell’adottare un particolare atteggiamento verso l’area dell’attività socioculturale ”

Anche se in realtà non forniscono un modello da applicare, propongono una serie di elementi che il traduttore deve tenere in considerazione nel loro lavoro e analisi. Abbiamo visto lo spostamento delle funzioni e l’implicanza sociolinguistica del discorso, ma c’è un altro punto da considerare, vale  dire gli elementi dinamici e stabili di un testo. Questi non sono presentati come opposti binari ma come un continuum e sono collegati alle strategie di traduzione. In effetti gli elementi stabili di un testo sono quelli che richiedono un approccio abbastanza letterale mentre con elementi dinamici la traduzione letterale non è un’opzione percorribile e il traduttore deve affrontare sfide più interessanti.

Autore dell’articolo:
Giorgio Pisacane
Dottore in Lingue e Letterature Straniere
Napoli

Bibliografia
Munday, Jeremy (2012) Introducing Translation Studies – Theories and Applications, Routledge

Analisi di discorsi e registri

 Categoria: Tecniche di traduzione

In questo articolo vorrei esporre degli approcci all’analisi di discorsi e registri, che hanno preso piede negli studi traduttivi dal 1990, traendo origine dal lo sviluppo della linguistica applicata

Le teorie principali sono la grammatica funzionale sistemica di Halliday e alcune altre che sono state influenzate dal suo modello, vale a dire quelle di House, Baker e infine Hatim e Mason.

Cominciamo con  la grammatica funzionale sistemica di Halliday. Nel suo studio si concentra principalmente sulle scelte linguistiche, l’obiettivo della forma di comunicazione, la struttura socioculturale e la forte interrelazione tra di loro.
In cima troviamo l’ambiente socioculturale, che condiziona il discorso, che condiziona il genere e in questo modo fino alla lessico-grammatica, che si riferisce alla scelta del lessico, della grammatica e della sintassi. Analizziamo ora gli ultimi tre elementi del modello di Halliday, i quali sono particolarmente rilevanti per la sua teoria e interconnessi. Il registro è costituito da un campo, vale a dire ciò di cui si sta scrivendo, tenore, che riguarda chi sta comunicando e a chi, e modalità, cioè la forma di comunicazione. Ognuna di queste variabili è associata a una delle 3 metafunzioni relative al livello della semantica del discorso. Esse sono le metafunzioni interpersonale, testuale e  ideazionale, e di nuovo ognuna di esse è legata a un certo aspetto delle realizzazioni della lessico grammatica. Questa era una panoramica sui principali concetti della teoria di Halliday, che ci conduce al prossimo argomento: il modello di valutazione della qualità della traduzione di House. House elabora un metodo di valutazione basato principalmente sull’analisi del registro di Source Text e Target Text. La sua nozione di registro si basa sulla definizione di Halliday ma va oltre, incorporando alcuni elementi aggiuntivi.

Esaminiamo ora il metodo di House. Innanzitutto viene analizzata il Source Text, a partire dal registro. Un profilo del registro fornisce le linee guida per la descrizione del genere e quindi viene fatta una “dichiarazione di funzione”. Queste tre operazioni sono ripetute per il Target Text.

Ora le due analisi possono essere confrontate e questo consente l’identificazione di errori o mancate corrispondenze. House distingue tre tipi di discordanze: errore nascosto, errori apertamente errati e errori del sistema di destinazione. Infine viene fatta una dichiarazione di qualità e la traduzione può essere categorizzata in uno dei due tipi: traduzione aperta e traduzione nascosta. La traduzione nascosta non è chiaramente diretta al pubblico del Target Text, mentre la traduzione nascosta “gode degli status di una Source Text originale nella cultura Target”.

Seconda parte di questo articolo >

Autore dell’articolo:
Giorgio Pisacane
Dottore in Lingue e Letterature Straniere
Napoli

Bibliografia
Munday, Jeremy (2012) Introducing Translation Studies – Theories and Applications, Routledge

Qual è la lingua “migliore”? (2)

 Categoria: Le lingue

< Prima parte di questo articolo

Penso che ogni lingua abbia i suoi pro e contro. Ad esempio, penso che per i traduttori che vivono negli Stati Uniti il francese e il tedesco siano lingue molto appetibili, perché c’è un buon equilibrio tra la mole di lavoro e le tariffe, e perché i traduttori che risiedono negli Stati Uniti hanno alcuni vantaggi finanziari (un costo della vita solitamente più basso, e il fatto che non pagano l’IVA). Inoltre anche il fuso orario degli USA è un vantaggio, dato che i clienti europei possono mandare il lavoro a fine giornata del loro fuso orario, ed ottenere risposta il mattino dopo. Comunque, la cultura europea del business è basata su rapporti diretti, e può essere molto difficile trovare e mantenere clienti diretti in Europa, a meno che non ci si possa recarvici con una certa frequenza.

In termini di necessità urgente, ritengo che le lingue mediorientali e asiatiche siano sicuramente quelle vincenti. Penso inoltre che la combinazione linguistica giapponese /inglese sia tra le più pagate, se non la più pagata, in molte indagini di mercato. Ma la mia sensazione è che per alcune di queste combinazioni linguistiche c’è molta concorrenza da parte di traduttori che non sono di madrelingua inglese, ma che traducono in inglese comunque, anche se non dovrebbero. Inoltre, queste culture sono molto meno simili alla cultura americana rispetto alla cultura europea, ed è probabilmente più difficile per i traduttori che sono cresciuti negli Stati Uniti “adattarsi” in Cina o in Arabia Saudita, di quanto non lo sia in Spagna o in Svizzera.

Poi c’è l’affinità personale/soggettiva: amo il suono della lingua italiana e portoghese. Sono così nerd che a volte ascolto i notiziari italiani o portoghesi alla radio (su TuneIn), anche se non li riesco a capire affatto. Attraversare le Dolomiti in bicicletta la scorsa estate è stata una delle migliori vacanze della mia vita: amo l’Italia! Se dovessi pensare esclusivamente al reddito potenziale, probabilmente sceglierei il giapponese, ma mi trovo ad avere serie difficoltà con le lingue basate sui caratteri, come ad esempio quando mio marito ed io abbiamo viaggiato in Nepal, ed io non avevo particolari difficoltà con la lingua parlata, ma non ero in grado di leggere nulla, mentre per lui era l’opposto.

In ogni caso, basta pensieri sconnessi in merito alle varie lingue! Cari lettori, cosa ne pensate? Uno studente di liceo vi manda un’e-mail chiedendovi “Che lingua dovrei studiare?” E voi rispondete…

Fonte: articolo originale pubblicato in inglese l’8 aprile 2013 da Corinne McKay sul Blog Thoughts on Translation

Autore dell’articolo:
Marina Rossi
Traduttrice EN-ES>IT
Grottaferrata (RM)

Qual è la lingua “migliore”?

 Categoria: Le lingue

L’articolo di oggi è una traduzione dall’italiano all’inglese di un articolo scritto da Corinne McKay e pubblicato l’8 aprile 2013 sul Blog Thoughts on Translation.

Anni fa avevamo ricevuto una traduzione dello stesso articolo ad opera di un’altra traduttrice, Raffaella Esposito. Non è la prima volta che capita un evento del genere, anzi, ultimamente è accaduto in diverse occasioni.

Come abbiamo sottolineato in quelle circostanze, non è detto che una delle due versioni sia migliore dell’altra, anzi è assolutamente plausibile che siano entrambe valide seppur diverse fra loro.
Vi invitiamo a leggere l’articolo “La traduzione non è matematica” come approfondimento.

Qui di seguito la traduzione dell’articolo di Corinne McKay eseguita da Marina Rossi.

Mi viene spesso posta questa domanda, in diverse forme:

  • Vorrei diventare un traduttore/interprete: quale lingua dovrei studiare?
  • Qual è la lingua maggiormente richiesta nel campo della traduzione e dell’interpretariato?
  • Qual è la lingua migliore che un traduttore o un interprete dovrebbe conoscere?

La risposta, così come la risposta a molte domande riguardanti il lavoro da freelance, è un fragoroso dipende. Esprimerò qui le mie opinioni, poi cortesemente esprimete anche le vostre (così che le possa usare per rispondere a questa domanda la prossima volta che mi verrà posta!)

Per me “richiesta” e “migliore” sono due cose differenti. Ad esempio negli Stati Uniti la lingua generalmente più richiesta è senza dubbio lo spagnolo. È la seconda lingua più parlata negli USA, dopo l’inglese (a ciò aggiungo uno dei miei aneddoti preferiti, cioè che gli Stati Uniti non hanno una lingua ufficiale!). Ma quando le persone domandano a proposito della lingua “migliore”, solitamente essi si riferiscono a una sorta di equilibrio tra domanda e potenziale profitto, anche quando non si esprimono in questi termini. E in termini di potenziale profitto, i traduttori dallo spagnolo si trovano ad affrontare molte sfide, a cominciare dall’elevata competitività dei traduttori che vivono in America Latina, il cui standard di vita è assai più basso, e i quali hanno lo stesso fuso orario dei clienti statunitensi. A ciò bisogna aggiungere che, essendoci così tanti parlanti spagnoli negli Stati Uniti, i traduttori ed interpreti professionisti spesso si scontrano con la mentalità del “tutti possono tradurre” diffusa tra alcuni aspiranti traduttori e interpreti e persino tra alcuni clienti. Quindi, nonostante l’elevatissima richiesta per quanto riguarda la lingua spagnola negli Stati Uniti, non è probabilmente la lingua che incoraggerei a imparare, soprattutto se si sta iniziando da zero.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: articolo originale pubblicato in inglese l’8 aprile 2013 da Corinne McKay sul Blog Thoughts on Translation

Autore dell’articolo:
Marina Rossi
Traduttrice EN-ES>IT
Grottaferrata (RM)