Traduzione medico-sanitaria

 Categoria: Servizi di traduzione

La traduzione di testi medici e farmaceutici fa parte del grande settore della traduzione specialistica tecnico-scientifica. Per eseguire questo tipo di traduzioni occorre acquisire buone conoscenze nel campo della medicina, chimica farmaceutica, psicopatologia, epidemiologia e nell’ambito dei processi medici in generale. Questa è una delle ragioni per cui, nella maggioranza dei casi, questi testi vengono tradotti da medici e specialisti del settore sanitario con grande padronanza linguistica, sia della lingua di partenza che di quella d’arrivo. A volte, seppur in modo meno frequente, coloro che realizzano le traduzioni mediche e farmaceutiche sono traduttori che si sono specializzati in questo settore, ed io faccio parte di questi. È un lavoro arduo e complicato, specialmente per chi, come me, proviene da una preparazione prettamente letteraria. Tuttavia, con tanto studio, impegno e una buona dose di sacrificio si può riuscire ad ottenere buoni risultati.

Come gli altri tipi di traduzione, la traduzione di testi medici è costituita da varie fasi, tutte ugualmente importanti e senza le quali il risultato non potrebbe raggiungere il grado di perfezione richiesto. La prima di queste è la lettura e comprensione del testo d’origine, senza la quale è impensabile che un traduttore possa realizzare una traduzione di qualità. Successivamente, è opportuno consultare testi paralleli e database specialistici per effettuare le necessarie ricerche terminologiche ed ottenere le informazioni aggiuntive che ci occorrono. La terza fase è quella della traduzione vera e propria del testo. Infine, la quarta e ultima fase è la revisione finale del testo tradotto, utile a verificare che in esso non vi siano errori di alcun genere, che mantenga il significato del testo di partenza e che allo stesso tempo sia perfettamente comprensibile nella lingua d’arrivo.

Il risultato della traduzione, infatti, dev’essere un testo fluido e naturale che non lasci trapelare il sentore che si tratti di una traduzione ma di un testo originale a tutti gli effetti. La terminologia utilizzata in questo settore è molto specialistica, tanto da poter risultare incomprensibile e difficoltosa a coloro che non sono abituati a tradurre testi medici. È necessario quindi prestare molta attenzione al momento della traduzione per non lasciarsi sfuggire il benché minimo dettaglio. Questa è una delle difficoltà principali di questo tipo di testi, pertanto occorre dotarsi di tutte le risorse necessarie, come glossari e dizionari specialistici monolingue e bilingui, per poter scegliere il termine corretto in ogni occasione anche se, in alcuni casi, questo non è sufficiente e bisogna eseguire una ricerca esaustiva in testi paralleli.

Questa è una delle procedure operative più efficaci poiché vedendo il termine che ci interessa inserito nel proprio contesto, possiamo arrivare a comprendere in modo più approfondito il suo reale significato e la sua valenza intrinseca.
La traduzione medica racchiude al suo interno varie branche di specializzazione, come, per esempio, la cardiologia, la nefrologia, la ginecologia, la reumatologia, ecc.
In linea generale, il traduttore di testi non specialistici si assume già di per sé un’enorme responsabilità, ma il traduttore di testi medici, quando affronta una traduzione in un settore delicato come quello in cui si è specializzato, assume su di sé una responsabilità ben maggiore. Per questo motivo, in questo tipo di traduzioni non è ammesso il minimo errore ed è fondamentale che il traduttore sia estremamente preciso e scrupoloso. Anche la più piccola inesattezza potrebbe infatti ledere l’incolumità di un essere umano.

I sogni infranti di una traduttrice

 Categoria: Traduttori freelance

Sono una traduttrice. Forse lo sono da sempre, l’ho sempre saputo, ma mi è stato davvero difficile accettarlo. Quando ero piccola mi ritrovavo davanti alla tv a cantare tutte le canzoni straniere che sentivo nelle pubblicità; non sapevo cosa volessero dire quelle parole strane, ma uscivano dalla mia bocca in modo così naturale. Eppure io quest’attitudine non l’ho mai assecondata, anzi ho cercato in tutti i modi di soffocarla, di nasconderla. Forse l’ultima cosa che un buon traduttore dovrebbe dire la dirò io: le lingue mi spaventano, mi terrorizzano, ma allo stesso tempo fanno parte della mia vita e sto imparando a conviverci.

Non ho mai avuto un’ambizione smisurata, un grande sogno da perseguire : interprete alle Nazioni Unite, docente universitario, ecc. ecc. ma c’è qualcosa che mi ha sempre accompagnato nella mia vita, l’amore per la parola, in particolare la parola scritta; per questo motivo ho iniziato a leggere, leggere e leggere. Ho letto tantissimi libri e tanti ancora ne leggerò, in particolare i classici francesi, inglesi. Leggendo libri di autori stranieri ho iniziato a domandarmi se ci fossero delle differenze fra i testi che leggevo io e quelli in lingua originale; grazie ai miei studi linguistici ho potuto iniziare a leggere le versioni in lingua e di differenze ne ho trovate eccome! Allora è sorta spontanea la questione: chi sono questi individui che hanno il potere di leggere, interpretare e dare senso alle parole di altri nella propria lingua? Sono i traduttori!

Da quel momento è nata in me l’immagine del traduttore, anzi,della traduttrice: bella, colta, elegante, seduta ad una scrivania colma di dizionari, libri, penne, matite ed evidenziatori, magari anche con un gattone nero acciambellato lì vicino. Il passare degli anni, la fatica derivata dagli studi, le condizioni economico-culturali del nostro paese, la bella Italia, hanno parzialmente distrutto questa immagine idilliaca.

Terminata l’università, i giovani traduttori come me si affacciano al mondo del lavoro pieni di speranze e desiderosi di imparare, esercitarsi, fare esperienza, ma nella maggior parte dei casi ci si trova a dover stabilire: ore di lavoro, numeri di cartelle, prezzo di parole e più che professionisti ci si sente un po’ dei contabili. Però, finché la soddisfazione provata di fronte ad un’ottima traduzione sarà più grande di tutto questo…traduciamo!

Regole per i traduttori

 Categoria: Traduttori freelance

1. Sii sempre uno scrittore mentre traduci, e ogni volta che te ne dimentichi, ricordatelo.

2. La cosa più importante nella struttura di una frase è l’ordine in cui vengono trasmessi i vari pezzi dell’informazione.

3. Se il testo originale non è ben scritto, sei fregato; sentiti libero di disperarti.

4. Se l’originale è ben scritto, assicurati di aver capito esattamente cosa lo rende un buon testo, cioè quali sono i tratti caratteristici dello stile di questo scrittore. Azzeccare il tono giusto è fondamentale.

5. Alzati dal tuo computer almeno una volta ogni ora per stiracchiarti e camminare. Se stai traducendo mentre sei in uno stato di torpore, non andrà a finire bene per nessuno.

6. La fonte più importante che puoi avere è il tesauro internazionale Roget’s. Indicizzato, non in forma di dizionario. Sì, fa la differenza. E no, non esiste un dizionario di sinonimi disponibile online che possa reggere il confronto con un buon Roget’s.

7. No, non va ancora abbastanza bene, continua a correggere.

8. Non posso crederci che tu me lo stia chiedendo di nuovo. Continua a correggere.

9. Leggi tutto ciò che traduci ad alta voce, preferibilmente ad un ascoltatore che ama i libri e che aggrotterebbe le sopracciglia se una frase suonasse strana.

10. Leggi tanti, ma tanti libri meravigliosi in ogni momento in modo da riempire costantemente la tua mente con le cadenze della grandezza letteraria.

11. Ricorda che, per quanto sia difficile, tradurre dovrebbe essere divertente; se ti ritrovi costantemente a non divertirti mentre traduci, perché non provi qualcos’altro che ti faccia anche guadagnare dei soldi?

Fonte: Traduzione libera dell’articolo scritto da Susan Bernofsky & Hala Salah Eldin Hussein e pubblicato sul sito Arablit

Non è mai troppo tardi

 Categoria: Le lingue

Sono nata e cresciuta nell’URSS, in un paese che non esiste più. Il russo era obbligatorio, ma il popolo locale parlava in ucraino, che in quei tempi era considerato una lingua inferiore.  Da bambina ero molto curiosa e imparavo tutto in fretta, avevo una bella memoria e parlavo bene tutte e due le due lingue. Quando sono andata a scuola, alle mie due lingue ho aggiunto la terza- l’inglese. Nonostante fosse molto diversa dalle mie lingue d’origine, la nuova lingua mi piaceva tanto e sono stata attratta da lei, come un uomo potrebbe essere attratto da una bella donna. L’inglese presentava per me un altro mondo: bello ed incantevole!

Quante persone famose parlavano in questa lingua! Winston Churchill, Margaret Thatcher, Ronald Reagan, Nelson Mandela e  tanti altri. Quante belle canzoni si cantavano  in inglese! Dai “Beatles” ai “Rolling Stones”, da Elvis Presley a Michael Jackson. Quanti bei libri erano scritti  in inglese e fra di loro c’era il mio preferito- Jane Eyre di Charlotte Bronte!  Oramai, l’inglese e’ diventata la lingua più diffusa al mondo e per questo motivo volevo impararla  a tutti i costi.

Non è stato facile per una ragazzina sovietica scrivere parole nuove e capire il loro significato. Con tutta la mia forza di volontà sono riuscita ad arrivare ad un bel risultato: dopo un anno di studi potevo leggere e scrivere abbastanza bene in inglese e questo fatto mi ha dato tanta soddisfazione. Adesso so già tre lingue e sono piena di orgoglio! Non ho mai pensato d’imparare la quarta lingua, ma nella vita  “ Mai dire mai”. A 42 anni dovevo imparare l’italiano, che era diventato la mia quarta lingua.

Se qualcuno mi dicesse, che la imparerò, non gli crederei neanche, perché da giovane non ho mai pensato di farlo. L’ho sempre trovata molto melodica,  partendo dal fatto che tutti  i cantanti lirici cantavano in italiano. Fedor Shalyapin, Maria Callas, Monserrat Caballè non erano italiani, ma le loro voci  erano incantevoli , come le loro canzoni.  Anche la cultura italiana era eccellente. Michelangelo, Leonardo da Vinci hanno immortalato le loro opere nei  secoli, come Dante e Petrarca. Per me imparare la loro lingua e’ stato il primo passo per avvicinarmi alla  cultura italiana.

Nel mondo esistono tante lingue e tante culture e sono tutte ben diverse fra di loro. Non e’ possibile impararle tutte, ma ogni tanto ci penso ad imparare qualche lingua nuova, ma poi riguardo la mia età e ci ripenso. Chissà?

Nella vita “ Mai dire mai”

Autrice dell’articolo:
Iryna Bocharnikova
Traduttrice freelance IT< RU/ UK
Novara

La Créolie

 Categoria: Traduzione letteraria

Douce comme l’amour, acide comme la jalousie,
Tu distilles sur nos papilles saisies
Des saveurs tendres, des spasmes chlorhydriques.
Goût d’enfance sous les tropiques.

Negli anni della mia formazione linguistica, spinta dalla mia sensibilità e curiosità verso la lingua francese parlata lontano dalla “Métropole”, verso la storia di questi luoghi ed i loro controversi rapporti con la madrepatria, mi ritrovavo spesso a sfogliare pagine e pagine, reali e virtuali, sull’argomento.

Durante la mia permanenza a Lione ebbi poi il privilegio di incontrare molti amici originari di queste terre.  Ascoltavo spesso i loro racconti: storie personali, tradizioni familiari, paesaggi esotici, canti popolari. Una cultura magica, la loro, ricca di valori e intrisa di una straordinaria forza immaginativa. Con curiosità decisi, su consiglio dei miei nuovi amici, di immergermi nella lettura di diversi testi della tradizione folclorica reuinionese:  poesie della tradizione creola, filastrocche, ninne nanne, espressioni umane e spontanee tra il nostalgico, il folcloristico e il divertente.

Anni dopo, divenuta già una professionista e alle prese con la traduzione di un complesso progetto editoriale sulle identità culturali francofone, fui incoraggiata a documentarmi approfonditamente sul tema in oggetto e mi ritrovai così a leggere alcuni componimenti del libro di Claude Moy de Lacroix-Mignard, dal titolo“Chansons douces et chansons tristes. Chansons nostalgiques de l’ile de la Réunion”: un’incantevole raccolta poetica dove i toni lirici si amalgamano sapientemente con i temi folclorici dello spirito creolo.

Mi diedi come missione quella di arrivare a conoscere l’autrice.

Dopo un iniziale contatto conoscitivo via email con Claude, neurologa di professione e scrittrice per passione, vennero a crearsi dapprima una leale collaborazione e poi una simpatica amicizia. Due strumenti assolutamente indispensabili per comprendere i contenuti emotivi di quelle “canzoni” così intime, che narrano le miserie e le gioie dell’isola. Durante la lettura riflettevo su quanto sarebbe stato affascinante poter tradurre l’opera di Claude immaginando, al contempo, le difficoltà che avrei potuto incontrare nel “tradurre senza tradire” la bellissima autenticità dei suoi componimenti.

Nei versi di Claude, vere e proprie istantanee dei fantastici paesaggi naturali scaldati dal sole dei tropici e della gente che abita queste terre, ho rivissuto tutta la mia esperienza di studentessa a Lione appassionata di francofonia, di curiosa linguista che nella magia del folclore creolo ha ritrovato un certo “goût d’enfance”.

Tanti colorati animali esotici la fanno da padrone: “lesMacabis”, ”lesRouges” e “lesBonites” sono pesci protagonisti di divertenti poesie ispirate alla fauna acquatica; il tipico “Merle de Maurice” fa la sua apparizione mentre si ciba di frutti sugli alberi. E poi ancora le piante, i fiori e gli alberi con le foglie “pointillées” fanno del libro un vero e proprio quadro impressionista. Altre poesie, invece, hanno un tono più serio e a tratti drammatico: raccontano della povertà della gente, di ragazzini che per sopravvivere vendono frutta agli angoli delle strade e della loro dipendenza dall’alcool.
Un intero componimento, infine, tratta l’argomento della schiavitù, raccontando una pagina molto triste della storia dell’isola.

Ritmo e musicalità sono il filo conduttore che attraversa l’opera di Claude, dove i testi sono redatti ora in francese, ora in creolo reunionese, ora mescolando le due lingue, in un tripudio di figure retoriche, rime, toponimi e lessico idiosincratico.

Grazie, Claude. Perché il tuo percorso intimo e personale è stato per me fonte di ispirazione e spunto importante di riflessione sul mio vissuto e sulla mia esperienza di lettrice e traduttrice.

Articolo scritto da:
Manuela Romeo
Interprete e traduttrice
Bologna

Il traduttore professionista (4)

 Categoria: Traduttori freelance

< Terza parte di questo articolo

La competenza specialistica di settore è uno dei motivi per cui molti traduttori tecnici possiedono un background diverso da quello linguistico e, avendo una padronanza pressoché perfetta di una o più lingue straniere, hanno deciso di dedicarsi alla traduzione con ottimi risultati proprio per via della conoscenza della materia.

Ciò che contraddistingue un traduttore professionista è quindi la formazione, sia essa in campo tecnico, seguita da anni di esperienza nel settore, o in ambito linguistico e traduttivo. In questo modo il traduttore è in grado di dotarsi di tutti le tecniche e gli strumenti necessari a garantire un servizio professionale e di qualità, apprendere capacità di analisi e di ricerca avanzate, prestare attenzione a ogni dettaglio e cogliere la minima sfumatura di ciascuna parola, avere la professionalità di lavorare unicamente verso la propria lingua madre per far sì che il testo tradotto sia reso in modo naturale nella lingua di arrivo.

I tanti pregiudizi sulla figura del traduttore costituiscono ancora un grosso problema per il riconoscimento della professione. Nonostante la situazione sia in via di miglioramento, in molti paesi europei (Italia compresa) il traduttore manca ancora di un riconoscimento ufficiale, di un albo e, di conseguenza, di un regolamento per l’accesso alla professione, motivo per cui potenzialmente chiunque potrebbe avviare un’attività come traduttore. Ad oggi, per sentirci tutelati come professionisti e poter dare prova della qualità del nostro servizio, possiamo aderire a una delle numerose associazioni professionali di traduttori e interpreti (come ad esempio AITI, ITI, CIOL, etc.), dotate di codici di condotta e best practice da seguire come linee guida e possono persino certificare i traduttori a seguito di una prova che ne attesti le capacità.

In quanto linguisti siamo i primi a elogiare la bellezza di imparare nuove lingue, una passione che apre molte porte e soprattutto la mente! Ma concordiamo sul fatto che per essere un buon traduttore è necessario dotarsi anche di competenze culturali, tecniche, specialistiche e professionali. La nostra figura sta acquisendo visibilità negli ultimi anni grazie agli sforzi di molti professionisti e di enti professionali che hanno portato e continuano a portare all’attenzione delle autorità competenti la necessità di una regolamentazione. Ci auguriamo che tale impegno venga ripagato al più presto e che venga colmata quanto prima la disinformazione in merito alla figura del traduttore, dando importanza all’empatia culturale e al lungo e impegnativo cammino di formazione intrapreso da chi ha deciso di dedicarsi alla meravigliosa professione del traduttore.

Articolo scritto da:
Francesca Cassina
Traduttore e Revisore EN/ES>IT
Milano

Il traduttore professionista (3)

 Categoria: Traduttori freelance

< Seconda parte di questo articolo

La competenza del traduttore, in questo contesto, sta nel decidere in quali occasioni è utile e opportuno utilizzare gli strumenti che possiede per poterli sfruttare al meglio.

E questo è quanto mai vero quando si parla di traduzione automatica (o machine translation): i motori di traduzione automatica, tanto temuti anche da chi è del mestiere, non sono altro che uno strumento a disposizione del traduttore. Se utilizzata correttamente, con i testi appropriati e nelle giuste occasioni (sempre mantenendo la trasparenza con il cliente e rispettando i vincoli di riservatezza), la machine translation può velocizzare notevolmente il lavoro del traduttore, che può ricorrere alla pratica del PEMT (Post-Editing di Machine Translation). Si tratta di una tecnica recente che consiste in una revisione più o meno approfondita della traduzione automatica svolta dalla macchina e che è sempre più richiesta, specialmente dalle agenzie di traduzione.

Per noi traduttori è pertanto cruciale tenerci aggiornati sulle nuove tecnologie e le nuove tecniche di traduzione, per rimanere sempre al passo con i tempi ed evolverci nella stessa direzione del nostro settore.

Inoltre, è importante continuare a formarsi e informarsi anche in merito alle aree di specializzazione di cui ci occupiamo. Un traduttore professionista, infatti, possiede delle competenze specialistiche in uno o più settori che gli permettono di fornire un servizio dal valore aggiunto grazie alla conoscenza approfondita dei temi che tratta. Avendo oramai chiarito che il traduttore si occupa di trasmettere concetti e non di tradurre le singole parole, viene da sé che è necessario comprendere appieno il testo per poterlo rendere al meglio in un’altra lingua. Soprattutto nel caso di testi specialistici, questo è possibile solo se il traduttore è ben preparato sull’argomento di cui traduce. Prendiamo, ad esempio, il bilancio di una società, testo già di per sé complesso nella nostra lingua madre se non ci occupiamo o non siamo appassionati di finanza: è necessario che il traduttore abbia delle competenze finanziarie per poter comprendere e rendere nella maniera più corretta la terminologia di settore e tradurre, quindi, “liabilities” con “passività” invece che con “responsabilità”, come suggerirebbe la prima voce di un dizionario bilingue. Per non parlare poi di settori ancora più delicati e complessi come quello medico. Si pensi anche solo di leggere un testo che descrive una procedura chirurgica quando le conoscenze mediche di cui disponiamo derivano da anni di bingewatching di E.R. o di Grey’s Anatomy: siamo certi di poter comprendere perfettamente il testo? E se il bingewatcher fosse il traduttore, metteremmo la nostra salute o addirittura la nostra vita nelle mani di quella traduzione?

Quarta parte di questo articolo >

Articolo scritto da:
Francesca Cassina
Traduttore e Revisore EN/ES>IT
Milano

Il traduttore professionista (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Un po’ meno considerata, ma certamente non meno importante, è invece la competenza culturale: il traduttore, oltre a conoscere le lingue con le quali lavora, ha necessità di comprendere profondamente anche le culture dei paesi della lingua di origine e di arrivo del testo che traduce per poter veicolare i concetti nel modo più naturale possibile per i lettori finali.

L’utilizzo del termine “concetti” non è affatto casuale, poiché è proprio di questo che si occupa un traduttore: trasmette un concetto da una lingua e una cultura di origine a una lingua e cultura di arrivo, senza limitarsi a tradurre esclusivamente parole. Se così fosse, i tanto discussi motori di traduzione automatica funzionerebbero alla perfezione da soli. Le parole non sono altro che il “carburante” del traduttore: senza benzina (le parole) la macchina (il testo tradotto) non funziona, ma bisogna anche accertarsi di scegliere quella giusta e metterla nel posto giusto perché l’auto parta. Allo stesso modo, dunque, bisogna accertarsi che la parola che utilizziamo nel nostro testo di arrivo sia la più appropriata al contesto della frase in cui la inseriamo.

Arriviamo così alle competenze tecniche, intese sia a livello di tecniche traduttive – grazie alle quali il traduttore sarà in grado di decidere se è necessario, ad esempio, sostituire un gioco di parole con un’espressione corrispondente nella lingua di arrivo, se tradurre letteralmente o riformulare una frase, se è necessaria una Nota del Traduttore per spiegare un termine intraducibile, ecc. – sia a livello di strumenti da utilizzare.

Oggi abbiamo la fortuna di disporre di un’ampia gamma di software di traduzione assistita (CAT Tool) molto avanzati che permettono di incrementare la nostra produttività e migliorare la qualità delle nostre traduzioni.Grazie alle funzioni presenti in questi programmi è possibile rendere più uniformi le nostre traduzioni e assicurare l’utilizzo dei termini preferiti dai nostri clienti attraverso l’associazione di un glossario, che ci consiglia quali termini utilizzare e quali no, o di una o più memorie di traduzione, che ci consentono di reperire terminologia e frasi ricorrenti sia dalla traduzione in corso che da traduzioni effettuate in passato.

Terza parte di questo articolo >

Articolo scritto da:
Francesca Cassina
Traduttore e Revisore EN/ES>IT
Milano

Il traduttore professionista

 Categoria: Traduttori freelance

Persino con gli strumenti altamente tecnologici e l’odierna facilità di informazione di cui disponiamo, restano diversi pregiudizi e molta confusione sulla figura del traduttore e la sua attività professionale.

Mi è capitato più volte di sentire: “Basta usare Google traduttore”, “C’è un collega che è stato sei mesi a Londra, se ne occupa lui” o il classico “Lo faccio tradurre a mio cugino che sa l’inglese”, avviando così una discussione infinita e senza via d’uscita sull’importanza della figura del traduttore e sul fatto che, senza nulla togliere al cugino, è necessario avere certe competenze per fornire un servizio di qualità.

Partiamo dalle basi. Quante volte dopo aver detto che facciamo i traduttori ci siamo sentiti dire: “Ah, bello! Quindi fai la simultanea?” e (a meno che non siamo anche interpreti) rispondiamo che no, non facciamo la simultanea perché in quanto traduttori ci occupiamo di testi scritti. In genere la domanda seguente è: “Quindi traduci libri?” e noi, che magari siamo traduttori legali, finanziari o tecnici, ci troviamo nuovamente a smentire le aspettative dei nostri interlocutori spiegando che non tutti i traduttori traducono letteratura; anzi, buona parte si occupa di documenti, articoli, pubblicità, comunicati stampa, schede prodotto, manuali, contratti e altri testi specialistici per cui sono richieste competenze molto diverse.

Ma di quali competenze parliamo? E qual è il valore aggiunto di avvalersi dei servizi di un traduttore professionista piuttosto che chiedere a quel collega che è stato sei mesi a Londra?

Certamente, la prima e fondamentale competenza è quella linguistica: per fare il traduttore bisogna conoscere alla perfezione almeno una lingua straniera, ma non basta. È necessario avere anche un’ottima padronanza della propria lingua madre (sembra scontato, ma non lo è) e soprattutto buone capacità di analisi del testo di partenza e di produzione scritta nella lingua di arrivo.

Seconda parte di questo articolo >

Articolo scritto da:
Francesca Cassina
Traduttore e Revisore EN/ES>IT
Milano