La PEMT: Post Editing Machine Translation (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Questo esempio di PEMT presuppone che si tratti di una revisione completa, cioè che i revisori debbano eliminare tutti gli errori e produrre un testo che suoni come tradotto da un umano piuttosto che da una macchina. In altre parole, è come se cercassero di estrarre oro da una miniera di carbone.

Esiste anche un servizio di PEMT chiamata revisione leggera, cioè quando i revisori si limitano a eliminare gli errori che distorcono il significato, mantenendone però molti altri perché sono pagati troppo poco per fare questa operazione. Sì, avete letto bene. Non si correggono tutti gli errori del testo tradotto dalla macchina perché il cliente preferisce accontentarsi di un lavoro approssimativo per risparmiare pochi centesimi, anche se è chiaro che un testo poco curato produce nel pubblico un’impressione negativa dei suoi prodotti e dei suoi servizi. Spero vivamente che non siate quel tipo di cliente. Spero che non autorizziate la carneficina della nostra lingua permettendo ai prodotti di queste orribili macchine di popolare i nostri testi.

Dovrei menzionare anche la pre-revisione. È un passaggio che può avvenire prima della MT. Consiste nel ripulire il testo, rimuovendone la terminologia specifica, gli errori grammaticali e di battitura e le frasi sbagliate, in modo che per la macchina sia più facile riconoscere cosa c’è scritto e possa quindi produrre un testo di arrivo più comprensibile. È chiaro che un traduttore umano capirebbe subito il messaggio e correggerebbe comunque gli errori nel corso del lavoro. E se per qualche ragione avesse dei dubbi, vi contatterebbe per chiedere chiarimenti. Il dialogo è spesso una fase importante del processo e può andare a vantaggio sia del traduttore che del cliente, contribuendo a instaurare rapporti duraturi e proficui.

I traduttori si accorgono se i clienti hanno usato la MT.

Sicuramente ormai avrete capito che la PEMT è un processo estremamente faticoso, logorante e molto lungo. Poiché mi è capitato fin troppe volte di essere stata incastrata da clienti che speravano di diminuire i costi dandomi da rivedere testi tradotti da macchine, adesso metto subito le cose bene in chiaro. Se scopro che un cliente ha utilizzato la MT, e me ne accorgo sempre, interrompo la correzione e la riprendo soltanto se ci si accorda a trattare e pagare il lavoro come se fosse una traduzione vera e propria. Chiaramente, mi faccio pagare anche per tutto il tempo che ho impiegato a rivedere il testo fin lì. Usate Google Translate e simili a vostro rischio e pericolo. Vi ho avvertiti.

Fonte:  Articolo scritto da Nikki Graham e pubblicato il 30 maggio 2015 sul proprio blog My Words for a Change

Traduzione a cura di:
Gaia Giaccone
Traduttrice freelance
Roma

La PEMT: Post Editing Machine Translation

 Categoria: Tecniche di traduzione

Sapete l’ultima dell’industria della traduzione? Si chiama PEMT, che sta per l’inglese “Post-Editing Machine Translation”, ed è quando un cliente fa tradurre un testo a un programma per poi mandarlo a un traduttore per la revisione finale. Alcuni clienti utilizzano MT (Machine Translation) più sofisticate di quelle on line, ma nella mia esperienza Google Translate è lo strumento di traduzione più conosciuto e perciò quello che i clienti usano di più quando vogliono una traduzione al prezzo di una revisione (cioè circa la metà).

Sembra bello, vero? A chi non piace risparmiare qualche centesimo quando compra qualcosa? Ma il primo errore sta proprio qui. La traduzione non è una merce, ma un servizio. Non si paga soltanto il prodotto finito. Si paga la competenza che sta dietro ai passaggi necessari ad arrivare a quel prodotto finito: una traduzione che funziona, senza errori, che non suona letterale e macchinosa, adeguata al contesto o, come dice qualcuno, che canta.

Ma vediamo innanzitutto le fasi del processo traduttivo, perché i non traduttori spesso non hanno idea di quanto possa essere complesso.

TRADUZIONE UMANA
1. L’agenzia o il cliente mandano il testo originale al traduttore.
2. Il traduttore lo legge nella lingua originale.
3. Riflette.
4. Digita la traduzione.
5. La rivede attentamente.
6. La rimanda all’agenzia o a un altro traduttore per un’ulteriore revisione.
7. Il testo viene rivisto.
8. Le criticità vengono discusse e corrette.
9. Il traduttore e/o il revisore confermano la versione definitiva.
10. La traduzione viene inviata al cliente.

PEMT
1. La macchina traduce il testo.
2. Il testo di arrivo che ne risulta viene mandato al traduttore per la revisione.
3. Il traduttore legge il testo originale.
4. Legge il testo di arrivo.
5. Si accorge che la traduzione è piena di errori.
6. Riflette, ma dover leggere costruzioni linguistiche sbagliate e vedere termini e periodi totalmente inadeguati in quel contesto infiacchisce i suoi processi cerebrali.
7. Legge e rilegge il testo d’origine e quello di arrivo per assicurarsi che le sue correzioni rispettino il testo originale. Questo processo può richiedere parecchio tempo.
8. Deve usare il mouse per selezionare parole e frasi da eliminare o tagliare e incollare altrove. Anche questo fa perdere molto tempo. Il traduttore potrebbe addirittura decidere che sia più veloce cancellare intere frasi e rifarle daccapo.
9. Il traduttore rilegge la traduzione daccapo, perché ha fatto talmente tante correzioni che deve assicurarsi che abbia senso e sia scorrevole.
10. Rimanda il testo di arrivo all’agenzia o al cliente. Poiché si è trattato di una revisione, non verranno fatti ulteriori controlli, a meno che il cliente non lo richieda esplicitamente e paghi per il servizio.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte:  Articolo scritto da Nikki Graham e pubblicato il 30 maggio 2015 sul proprio blog My Words for a Change

Traduzione a cura di:
Gaia Giaccone
Traduttrice freelance
Roma

Il doppiaggio: tra finzione e realtà (2)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Prima parte di questo articolo

La teoria funzionalista in traduttologia postula che il principio dominante di qualunque traduzione è il suo stesso fine. Nel caso di un testo audiovisivo, il fine ultimo è quello di intrattenere il suo pubblico; per fare ciò, sia l’autore del testo di partenza, sia il traduttore, devono lasciarsi guidare dal criterio della verosimilitudine:
il testo deve sembrare reale, deve rappresentare le situazioni di vita che viviamo quotidianamente o comunque vicine alla realtà. Lo skopos del testo audiovisivo si può riassumere dunque nel dover intrattenere il suo pubblico con la rappresentazione di situazioni credibili, verosimili e reali.

L’esperienza professionale accumulata durante gli anni mi ha permesso di sviluppare automatismi in quest’ambito utili per il compimento dello skopos ultimo del mio lavoro. In generale, per creare situazioni credibili, verosimili e reali ho cercato sempre di stabilire delle relazioni dirette tra il mondo della realtà e quello della finzione; in altre parole, la mia “regola d’oro” è stata quella di mescolare tutti gli elementi che costituiscono questi due mondi “paralleli”, facendo sempre molta attenzione a non far prevalere la realtà sulla finzione e viceversa. Grazie a questa regola, sono riuscito a creare dialoghi in lingua di arrivo in grado di mantenere (per quanto possibile) tutti gli elementi culturali presenti nei dialoghi in lingua di partenza. Il risultato finale è stato una traduzione funzionale e credibile e, di conseguenza, costantemente diretta alla cultura meta.

Concludendo, credo che l’aspetto più affascinante di chi si occupa di traduzione per il doppiaggio sia proprio quello di poter giocare con lo strumento più potente di una comunità: la lingua. Se la cultura costituisce l’unità di traduzione principale, allo stesso modo, la lingua costituisce le “viscere” della cultura. La lingua è parte di una realtà che garantisce la ricchezza e la varietà delle culture umane. Ogni lingua, persino la più strana, è un esempio di meraviglia, un miracolo dell’evoluzione che ha prodotto un insieme unico di parole, suoni e architettura grammaticale. Un insieme che rappresenta una visione del mondo originale, uno specchio del pensiero che una determinata popolazione usa per interpretare il mondo: ogni lingua è un universo!

Il doppiaggio: tra finzione e realtà

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Oggi viviamo totalmente immersi in un tipo di società influenzata e dominata dai mezzi audiovisivi che, con il passare del tempo, sono diventati il principale veicolo di trasmissione delle informazioni, della cultura e delle ideologie. Infatti, è proprio grazie alle tecniche utilizzate da questi mezzi che oggi siamo riusciti a superare le barriere linguistiche, consolidando in questo modo i contatti fra le diverse culture che popolano il nostro pianeta, contribuendo pertanto allo sviluppo del fenomeno della globalizzazione.

In quest’ambito, la traduzione è l’unica possibilità di mediazione linguistica e culturale in grado di superare tali barriere, in quanto è diventata uno strumento indispensabile nel panorama informativo e culturale di tutti gli abitanti del nostro pianeta. Tuttavia, fra le molteplici modalità di traduzione audiovisiva, la soluzione più adottata e praticata in molti Paesi europei è il doppiaggio cinematografico.
Dal mio punto di vista, si tratta di una modalità di traduzione chiaramente orientata verso la cultura meta, in quanto il suo obiettivo principale è quello di “annullare” il testo in lingua di partenza, cercando in questo modo di avvicinarsi quanto più possibile al suo pubblico destinatario. Sotto questa nuova luce, la traduzione cinematografica non deve essere concepita solo come un mero processo, bensì come un prodotto culturale. Tutto ciò fa sì che il traduttore audiovisivo lavori sempre nella consapevolezza dell’importanza della funzione del testo tradotto nella cultura di arrivo.

A tal proposito, per portare a termine l’obiettivo principale di qualunque tipo di traduzione, il traduttore dovrebbe intervenire nel testo soprattutto sul piano linguistico, in quanto il linguaggio utilizzato dai mezzi audiovisivi costituisce le “viscere” della cultura (la cui funzione principale è quella di dotare di significato il mondo e renderlo comprensibile). Pertanto, nell’ambito della comunicazione interculturale, bisogna concepire la cultura come la principale unità di traduzione. Secondo quanto appena affermato, credo che il merito principale del doppiaggio sia concretamente quello di considerare la cultura nazionale di arrivo come l’oggetto principale del processo traduttivo. Quest’ultimo aspetto, sommato alle ragioni storiche, nazionaliste e protezioniste, ha contribuito a favorire principalmente il doppiaggio rispetto al sottotitolaggio (diretto invece alla cultura di partenza).

Seconda parte di questo articolo >