Tradurre la letteratura: qualche curiosità (4)

 Categoria: Traduzione letteraria

<Terza parte di questo articolo

Una professione rischiosa
Un appunto curioso per concludere; qualcosa su cui forse non ci siamo mai soffermati riguardo ai traduttori letterari . I servizi segreti britannici sono resi a vita la vita di Salman Rushdie quando I versi satanici (1988) hanno offeso il mondo arabo. Eppure molti dei suoi traduttori non beneficiano di questa protezione ed ebbero meno fortuna. Il suo traduttore giapponese Hitoshi Igarashi fu assassinato, il traduttore italiano Ettore Capriolo fu picchiato e pugnalato a Milano e fui un attentato alla vita norvegese, William Nygaard, al quale spararono davanti alla sua casa di Oslo e fu ferito gravemente.

Rushdie, venendo a conoscenza della morte del traduttore giapponese scrisse: “la traduzione è una sorta di intimità, una sorta di amicizia, e per questo piango per la sua morte come piangerei per quella di un amico”.
Il ruolo dei traduttori nel mondo della letteratura (e in generale, evidentemente) dovrebbe essere molto più valorizzato. Sono coloro che ci permettono di intravedere le vite delle persone la cui esperienza culturale è molto distante dalla nostra. Per mezzo dei traduttori letterari viviamo altre vite. O, con le parole del traduttore di Stieg Larsson, Reg Keeland: “Let’s face it, reading good fiction from other countries is a fantastic way to learn about other cultures without leaving your armchair”.

Fonte: Articolo pubblicato il 10 ottobre 2012 sul blog En la luna de Babel

Traduzione a cura di:
Rocco Marco Misino
Traduttore ES-EN> IT
Foggia

Tradurre la letteratura: qualche curiosità (3)

 Categoria: Traduzione letteraria

<Seconda parte di questo articolo

Spaghetti al dente
Al momento, un modo di riassunto, è una traduzione che non è mai stata tradotta in lingua d’arrivo, che rispecchiano lo stile e il carattere dello scrittore originale e, allo stesso tempo, adattare quegli elementi culturali che rendonobbero più difficile l’esperienza di lettura.
Tuttavia, in fin dei conti, vi è sempre un grado di soggettività. Alfred Birnbaum, professore inglese, ha tradotto le prime opere del giapponese Haruki Murakami. Il primo passo di L’uccello che girava le viti del mondo (1997) fu redatto così:

I’m in the kitchen cooking spaghetti when the woman calls. Another moment until the spaghetti is done; there I am, whistling the prelude to Rossini’s La Gazza Ladra along with the FM radio. Perfect spaghetti-cooking music. “I hear the telephone ring but tell myself, Ignore it. Let the spaghetti finish cooking. It’s almost done, and besides, Claudio Abbado and the London Symphony Orchestra are coming to a crescendo.

Quando la fama di Murakami accrebbe, Jay Rubin fu scelto come suo traduttore ufficiale. Lo stesso passo diventò così:

When the phone rang I was in the kitchen, boiling a potful of spaghetti and whistling along with an FM broadcast of the overture to Rossini’s The Thieving Magpie, which has to be the perfect music for cooking pasta. “I wanted to ignore the phone, not only because the spaghetti was nearly done, but because Claudio Abbado was bringing the London Symphony to its musical climax.

Lo stile di Rubin è più elegante e di facile lettura. Tuttavia, molti dei primi adepti di Murakami in lingua inglese si erano ormai abituati allo stile più brusco e diretto di Birnbaum e lo consideravano l’autentica voce dello scrittore giapponese. E la “controversia” è tutt’oggi accesa. Sembra che, come in tanti altri aspetti della vita, non si possa accontentare tutti.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato il 10 ottobre 2012 sul blog En la luna de Babel

Traduzione a cura di:
Rocco Marco Misino
Traduttore ES-EN> IT
Foggia

Tradurre la letteratura: qualche curiosità (2)

 Categoria: Traduzione letteraria

<Prima parte di questo articolo

Sensibilità culturali
Tradurre letteratura non è diventata specializzata relazioni aziendali. Non è un buon modo per dire, ma per ogni testo e ogni traduzione sono differenti. Parlo del fatto che non si tratta di una questione di esattezza. I traduttori letterari devono tener presente la musicalità e il ritmo che viene scritto nella lingua d’arrivo. Devono anche scegliere il trasferimento culturale da una mentalità all’altra.
In ogni caso, ci si potrebbe dilungare troppo a proposito, vieni nel caso della traduzione inglese dei grandi nomi della letteratura russa.

Constance Garnett ha tradotto 70 grandi opere russe di spessore considerevole. Per realizzare tale compito, Garnett traduceva molto frettolosamente, saltava i passaggi più difficili e commetteva molti errori. Ma la cosa peggiore fu che introdusse una sensibilità vittoriana nelle opere di Tolstoy, Gogol e Dostoyevsky. Dovette trascorrere un secolo prima che Richard Pevear e Larissa Volokhonsky elaborassero delle versioni più autorevoli delle opere russe, già negli anni novanta.
Nell’ottobre del 2007, l’edizione di Guerra e pace del traduttore britannico Andrew Bloomfield riaprì il vaso di Pandora riavviando il dibattito. Egli ridusse il romanzo da 1267 a 886 pagine e gli diede un lieto fine. Il suo editore, Ecco, fu rapito dalla versione di Bloomfield e la difese affermando che fosse “la metà più corta e quattro volte più interessante… Più pace e meno guerra”.

Traduzioni da Nobel
“Incoraggio i traduttori dei miei libri a prendere tutte le licenze che ritengano necessarie. Questo non è il gesto eroico che potrebbe sembrare, perché ho imparato, lavorando da anni con i traduttori, che il romanzo originale è, in qualche modo, esso stesso una traduzione. Non è, certamente, tradotto in un’altra lingua ma è una traduzione delle immagini nella mente dell’autore in altre immagini che si possano riportare sulla carta.”
Come dice Michael Cunningham, autore di Le ore, in questa dichiarazione estratta da un’intervista del New York Times (2 ottobre 2010), gli scrittori traducono le loro immagini mentali in parole ei traduttori le traducono a loro volta e ottengono le loro proprie immagini. Ma il traduttore in questo processo non è un elemento aggiuntivo; è essenziale.
In realtà, Gregory Rabassa delle opere di Gabriel García Marquez è uno straordinario romanzo di essere preselezionato per il premio Nobel, che alla fine vinse.

Terza parte di questo articolo>

Fonte: Articolo pubblicato il 10 ottobre 2012 sul blog En la luna de Babel

Traduzione a cura di:
Rocco Marco Misino
Traduttore ES-EN> IT
Foggia

Tradurre la letteratura: qualche curiosità

 Categoria: Traduzione letteraria

Oggi parliamo di qualche curiosità sulla traduzione letteraria . Non voglio essere pesante né importunare troppo con argomenti storici ma credo ci sono molti aspetti che non si conoscono e che valgano la pena di essere rispolverati di tanto in tanto. Per esempio, sapevate che un traduttore ha ha e ridotto Guerra e pace ? E i lettori inglesi di Murakami in discussione le traduzioni di questo scrittore giapponese? E sapevate che fare il traduttore può essere una professione rischiosa? No? Allora continua a leggere.

La traduzione come letteratura
Una delle parti migliori di I racconti di Canterbury di Chaucer è “Il racconto del cavaliere”, considerato l’apice della letteratura medievale inglese. Tuttavia, questo è un resoconto della Teseida di Boccaccio. Questo non vuol dire che il poeta inglese ha tradotto il poema italiano verso per verso. Infatti, solo un centinaio di versi del poema di Chaucer sono traduzioni approssimate di quello di Boccaccio, che conta attorno ai 10.000 versi. Ci sono altri 400 versi de “Il racconto del cavaliere” che conservano una certa similitudine verbale. La maggior parte del poema di Chaucer, di 2 250 versi, è originale. Ma non è finita qui. A sua volta, la Teseida di Boccaccio si basa, in modo similare, sulla Tabaida di Stazio.

Ci fu un’epoca in cui l’originalità in letteratura non era del tutto ben vista e gli scrittori basavano le loro storie su quelle già scritte in precedenza. Tutto cio per arrivare a dire Che l’ Abisso Che vediamo Tra scrittura e traduzione (CHE MOLTI considerano Come un Processo Più meccanico Che creativo) E Qualcosa di molto Più immaginario Che reale.
Ana Rosa Quintana quando si rilassa lo scandalo del “suo” romanzo Sabor a hiel , che contiene le opere di autrici conosciute dal grande pubblico come la nordamericana Danielle Steel e la messicana Angeles Mastretta. “Prima informata” e dopo un errore che ha fatto commettere l’errore.

Seconda parte di questo articolo>

Fonte: Articolo pubblicato il 10 ottobre 2012 sul blog En la luna de Babel

Traduzione a cura di:
Rocco Marco Misino
Traduttore ES-EN> IT
Foggia

I traduttori militari (2)

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

< Prima parte di questo articolo

I traduttori militari oggi
La Rivoluzione e la guerra civile interruppero brevemente la tradizione di preparare traduttori militari qualificati.  Tuttavia, il comando dell’Armata Rossa era conscio dell’enorme valore di questo tipo di quadri e, già a partire dal 1929, vennero adottate misure mirate a ripristinare la figura del traduttore militare.
Nel 1940, presso il Secondo Istituto Statale di Pedagogia delle Lingue Straniere di Mosca (in russo 2-oj MGPIIJA), venne istituita una facoltà militare speciale, che aveva lo status di ente militare di istruzione superiore. Il suo primo direttore era il generale di divisione Nikolaj Nikolaevič Bijazi, discendente di immigrati italiani. Fu un uomo dal destino incredibile, che attraversò due guerre mondiali. La sua biografia richiederebbe un lavoro dedicato, ma nell’ambito di quest’articolo, possiamo dire che fu proprio lui a posare la prima pietra di un complesso ed efficiente sistema finalizzato alla preparazione dei traduttori militari.

Nella guerra civile spagnola, nella battaglia di Khalkhin Gol, nella battaglia del lago di Chasan. nella guerra di Finlandia, ovunque, i laureati delle facoltà di lingue orientali e di lingue occidentali del nuovo istituto si rivelarono molto utili.Tuttavia, la prova del fuoco per i traduttori militari, nonché per l’intero paese, fu la Grande Guerra Patriottica.
Durante il conflitto, i traduttori assolsero a molti compiti importanti e di grande responsabilità: interrogavano i prigionieri, cercavano le spie attraverso le linee del fronte, traducevano i documenti e la corrispondenza sequestrati al nemico, facevano propaganda attraverso gli altoparlanti. Durante le battute finali della guerra, il loro lavoro diede un grosso contributo nel costringere alla resa le guarnigioni tedesche che si trovavano nelle città europee liberate dall’Armata Rossa. In tempo di guerra, fra i laureati della facoltà di traduzione c’erano anche l’attore Vladimir Etuš e lo scrittore Arkadij Strugackij.

Nel dopoguerra, i traduttori militari sovietici lavoravano in tutto il mondo: Cuba, Angola, Mozambico, Egitto, Yemen, Algeria, Libia, Vietnam, Corea e Laos.
Una grande prova fu la guerra in Afghanistan, dove i traduttori che facevano parte del contingente sovietico, sovente, si distinsero in missioni di combattimento portate a termine, spesso e volentieri, a rischio della vita.
Oggi, l’Università Militare del distretto di Mosca, erede delle gloriose tradizioni della Facoltà Militare, prepara traduttori specializzati in tutte le lingue del mondo. La rinascente potenza militare della Russia e i suoi interessi nei diversi paesi del mondo richiedono, fra le altre cose, anche i loro servigi. Il Vicino e il Medio Oriente, l’Asia meridionale e sud-orientale, il Lontano Oriente e il continente africano sono le direzioni prioritarie per la Russia e per i suoi traduttori militari.

Fonte: Articolo pubblicato sul sito histrf.ru

Traduzione a cura di:
Daniele Franzoni
PhD
Genova

I traduttori militari

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

Dai dragomanni ai maestri dell’interrogatorio
Il 21 maggio 1929 il vice direttore del Commissariato per gli Affari Militari e Marittimi, Iosif Unšlicht, firmò la direttiva Sull’istituzione della carica di “traduttore militare” per gli ufficiali dell’Armata Rossa. Di fatto, si trattava dell’istituzionalizzazione, nell’ambito delle forze armate sovietiche, di una carica che esisteva sin dai tempi delle corti della Rus’.

Gli antichi dragomanni
Con l’inizio dei conflitti, i condottieri e gli eserciti del mondo antico si erano trovati di fronte alla necessità di avere uomini che conoscevano la lingua del nemico. Infatti, la maggior parte delle guerre si combatteva sempre fra popoli che parlano lingue diverse. Tuttavia, alle volte, capitava che un esercito (come la Grande Armata napoleonica) fosse costituito da talmente tante nazionalità provenienti da tutta Europa, che i traduttori erano necessari anche al suo interno. Non a caso, i soldati russi ribattezzarono l’esercito di Napoleone “l’armata delle venti lingue”.
La Rus’ e la Russia erano Stati il cui territorio si estendeva fra Europa e Asia. Essendo da sempre un crocevia, da sempre avevano combattuto guerre con molti nemici, che parlavano decine di lingue differenti. Fin da tempi antichissimi, presso le corti della Rus’, si trovavano traduttori che conoscevano lo svedese, il tedesco, il polacco e i numerosi dialetti delle popolazioni della steppa che attaccavano da sud. Questi uomini venivano chiamati dragomanni e venivano tenuti in gran conto dai principi.
Più tardi, con la centralizzazione della Rus’ e l’affermazione di Mosca come forza trainante, venne fondato un dipartimento speciale, il Posol’skijprikaz (1549), costituito da 39 dragomanni che parlavano l’inglese, l’armeno, il greco, l’olandese, l’italiano, il latino, il mongolo, il persiano, il tartaro, lo svedese e altre lingue.
Le riforme di Pietro I e il processo accelerato di modernizzazione della Russia contribuirono a un’ancor maggiore penetrazione reciproca fra culture e, di conseguenza, fra lingue.Molti provvedimenti adottati dallo zar puntavano a insegnare le lingue straniere al maggior numero possibile di russi. D’altro canto, anche i molti stranieri giunti in Russia ne imparavano la lingua.Ciononostante, fino alla metà del XIX secolo la professione del traduttore non presentava specificità particolari, non aveva una “branca militare” specifica.

I traduttori dell’impero
L’ampliamento impetuoso dei confini dell’Impero Russo pose la necessità di un numero sempre maggiore di esperti di lingue straniere. L’espansione sul Baltico, sul Mar Nero, nel Caucaso, nell’Asia Centrale, in Polonia e nel Lontano Oriente richiedeva un ingente numero di traduttori, che non sempre erano dei civili. Infatti, in molte spedizioni rischiose c’era bisogno di personale militare che possedesse le conoscenze necessarie. Inizialmente si riusciva а sopperire a queste mancanze grazie alla buona istruzione degli ufficiali provenienti dai ranghi della nobiltà che, fin dall’infanzia, conoscevano due o tre lingue.
Tuttavia, la rapida crescita numerica dell’esercito aumentò la richiesta di ufficiali-traduttori presso i reggimenti е gli stati maggiori. Così, nel 1885, presso la sezione di lingue orientali del dipartimento per l’Asia del Ministero degli Esteri russo, vennero istituiti corsi di lingue straniere rivolti agli ufficiali. Si rivelarono molto popolari e ai concorsi, alle volte, arrivavano a presentarsi fino a dieci candidati per un solo posto. In tal senso, un’altra pietra miliare fu l’apertura, nel 1899, dell’Istituto Orientale di Vladivostok.  Gli ufficiali che vi si diplomavano non assolvevano solamente a funzioni militari, ma anche diplomatiche.  Inoltre, i traduttori venivano preparati anche ai corsi di lingue straniere che erano stati aperti presso i comandi dei distretti militari dell’esercito.
All’inizio della Prima Guerra Mondiale, il corpo ufficiale russo padroneggiava tutte le lingue che gli erano necessarie, mentre la maggior parte dei suoi componenti era in grado di condurre un primo interrogatorio dei prigionieri, capacità molto importante durante le operazioni.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato sul sito histrf.ru

Traduzione a cura di:
Daniele Franzoni
PhD
Genova

Il traduttore: tra alienazione e contatto

 Categoria: Traduttori freelance

Si è spesso parlato della solitudine dei traduttori, dell’isolamento di giornate trascorse davanti al PC a cercare di ri-dare un nome alle cose, di filtrarle dal contingente del paese di origine per osservarle nella loro essenzialità estatica e “senza patria”, per poi rivestirle di una nuova contingenza, quella di un altrove, di un “secondo dove”; il paese di destinazione appunto. Ancora più spesso si è sentito parlare nello specifico della solitudine dei rapporti lavorativi che il traduttore vive. Il traduttore fa sì parte di un tessuto sociale, ma sui generis, qui, infatti, gli attori non si danno il buongiorno, non si scambiano una stretta di mano e, in linea di massima, non conoscono nemmeno il volto che c’è dietro una mail, una chiamata, un PO o una fattura.

Oltre a ciò, temi logori e abusati sono di certo la precarietà di questo lavoro, la difficoltà di intrattenere collaborazioni costanti e proficue, la legislazione fantasma e il rischio di credersi afoni quando non è la voce di un altro a chiederci aiuto per liberarsi e raggiungere altri paesi.
Ma nondimeno, quello del traduttore resta un lavoro molto ambito.

Il come e il dove del tessuto sociale di cui il traduttore è parte comportano intrinsecamente l’isolamento; per questo i volti di colleghi, clienti, vendor manager, ecc. si negano nella quotidianità, ma tra i tanti volti negati, ne vediamo uno. È il volto più ricercato, ed è esattamente quello di cui noi traduttori siamo chiamati a consegnare il ritratto. È la musica di un libro, il volto di un film, la voce di un’intervista. È l’opera.
Ed ecco la nostra sfida: offrire un ritratto autentico, pur refrattario alla fedeltà assoluta. È la sfida di regalare un volto che sia proprio quel volto lì, ma che diventi pure qualcos’altro. Esattamente in questo passaggio il contatto vince l’alienazione, l’incontro autore-traduttore disperde le distanze virtuali. La mera traduzione diventa a sua volta creazione sui generis.

Da qui l’incanto di un lavoro che da una parte ci aliena (niente ufficio, nessun collega gomito a gomito, solo pause silenziose per noi!), ma dall’altra ci dà la possibilità di un contatto totale. “Totale” perché il contatto qui non è semplicemente auspicabile, ma è condizione stessa di esistenza della traduzione e del traduttore. Noi siamo a contatto con un’opera, la spogliamo fino a incontrarne l’essenza, preserviamo quest’essenza pur rivestendola di quello che siamo e che serve per donarla agli altri e in questo esistiamo sia con e per noi sia con e per gli altri.

Autrice dell’articolo:
Jessica Fanelli
Dott.ssa in Filosofia Estetica
Traduttrice Audiovisiva EN>IT
Italia

Chi sono i traduttori

 Categoria: Traduttori freelance

Storia della traduzione
L’atto di interpretare e tradurre è antico tanto quanto la lingua. Col passare del tempo ciascuna lingua si è evoluta in modo differente e gli uomini hanno iniziato a sentire il bisogno di potersi affidare a persone che fossero in grado di comunicare in lingue diverse dalla propria, facendo da intermediari. Comprendere le lingue di altre comunità rendeva infatti possibile commerciare, ampliare le proprie conoscenze e, in alcuni casi, semplicemente sventare una guerra. Con l’evoluzione della razza il bisogno di poter comprendersi l’un l’altro si è fatto sempre più forte, poiché ciò significava poter condividere saperi e conoscenze e potersi aprire ad un commercio in continua crescita. Così è ancora oggi: un paese difficilmente sopravvivrebbe senza aver contatti con i paesi confinanti, e questi contatti richiedono obbligatoriamente l’uso di traduzioni.

Tipi di traduzione
Esistono diversi tipi di traduzione, a seconda del tipo di documento che deve essere tradotto. I testi possono essere di natura scientifica, tecnica, commerciale, letteraria, legale o educativa, o possono anche non appartenere ad una sola categoria. Per questo motivo, di norma un traduttore opera nei settori nei quali ha avuto modo di specializzarsi: ovviamente un traduttore letterario si sentirà più sicuro nel tradurre un romanzo piuttosto che un testo tecnico riguardante la scatola del cambio di una 4×4. Si tratta insomma di una professione che necessita di tipologie diverse di traduttore, ciascuna delle quali si occupa di un determinato settore. Generalmente le traduzioni vengono suddivise in due macrocategorie: letterarie e tecniche.

La carriera del traduttore
La decisione di un traduttore di specializzarsi in un determinato settore non è sempre preterintenzionale. A volte è semplice conseguenza dell’aver accettato, agli inizi della propria carriera, un tipo di incarico che si è poi tramutato in un rapporto lavorativo duraturo con una compagnia/gruppo di compagnie. Va detto anche che, parallelamente al fenomeno della globalizzazione, la traduzione si è sempre più professionalizzata e ovunque hanno iniziato a proliferare corsi specifici presso scuole e università.
La maggior parte di questi corsi si focalizza su un particolare aspetto della traduzione, tant’è che vi sono corsi di traduzione che si occupano di un’ampia gamma di argomenti: letteratura, doppiaggio, sottotitolaggio, business, o tematiche di natura commerciale, legale, scientifica, medica o tecnica. Solitamente questi corsi accettano le candidature di studenti che già possiedono una buona padronanza della lingua di partenza, poiché il fine non è insegnare le lingue, bensì aiutare gli studenti a servirsi di esse nel campo della traduzione. Durante questi corsi i futuri traduttori apprendono i fondamenti del mestiere: dalla stipulazione di un contratto fino ad arrivare alla consegna del prodotto finito. Impareranno inoltre ad utilizzare i diversi strumenti di cui dispone un traduttore: libri, dizionari e l’ormai “onnipotente” Internet.

Il futuro dei traduttori
Un traduttore si sentirà spesso domandare quale sia la sua utilità all’interno di una società che può contare su traduttori online. La risposta è abbastanza semplice: fintanto che il materiale verrà redatto da esseri umani, saranno i soli esseri umani a poterlo tradurre correttamente. Il computer è infatti una macchina programmata per rispondere a degli ordini caricati nella sua memoria e, di conseguenza, non è in grado di mettere in discussione i propri risultati né può capire quando una certa frase sia da intendere in senso letterale o ironico. Un computer può ottenere dei risultati pressoché decenti se utilizzato per tradurre un testo semplice, non letterario e non eccessivamente tecnico, e solo nel caso in cui la traduzione offerta dalla macchina venga utilizzata come semplice bozza per quella che diventerà poi la traduzione finale.

Le condizioni lavorative del traduttore
I traduttori possono essere suddivisi in due categorie:

  • traduttori in-house, che vengono assunti come dipendenti per una compagnia che vi si affida per le proprie esigenze aziendali.
  • traduttori freelance, la stragrande maggioranza, che lavorano a contratto direttamente da casa e non hanno un datore di lavoro specifico. I traduttori letterari lavorano con editori e case editrici, mentre i traduttori tecnici vengono assunti da agenzie di traduzione e collaborano con una rete di aziende.

Fonte: Articolo pubblicato su International Translators

Traduzione a cura di:
Urtone Laura
Laurea in Scienze Linguistiche, Letterarie e della Traduzione
Traduttrice freelance
Roma