Riflessioni di una traduttrice audiovisiva

 Categoria: Servizi di traduzione

È impossibile guardare una serie televisiva, un videogioco, un film o un documentario che originariamente è in una lingua straniera e non pensare a quanto siamo fortunati perché qualcuno, con il suo impegno, ci ha portato un pezzetto di mondo alla nostra portata. Questo faticoso compito è opera di un traduttore audiovisivo. Per arrivare lassù, il percorso è stato irto di ostacoli: ha dovuto spezzarsi la schiena all’università, probabilmente ha fatto un master o dei corsi di specializzazione, ha impiegato anni per padroneggiare le lingue straniere, ha lasciato il suo paese ed è andato all’estero per tuffarsi in una cultura diversa e ha fatto tutto il possibile per essere il migliore. Insomma: sangue, sudore e lacrime.

Tuttavia, in un certo senso, il traduttore audiovisivo è anche davvero fortunato poiché ha trasformato la sua passione ‒ consumare contenuto audiovisivo e imparare continuamente ‒ nel suo mestiere. Come si suol dire “fai quello che ami e non lavorerai un solo giorno della tua vita”. Pur essendo d’accordo con questo pensiero, devo ammettere che, come professionisti linguistici, abbiamo la corda al collo a causa delle numerose restrizioni di questa specializzazione. Per esempio:

-       In sottotitolaggio (la creazione di un testo a partire dal copione che si sovrappone sullo schermo) dobbiamo tenere conto della restrizione di caratteri per riga, della velocità di lettura degli spettatori, della separazione fra sottotitoli e della loro durata. Tutto questo dipende dalle preferenze del cliente.

-       In doppiaggio (“inserire” nella bocca degli attori la traduzione in modo che sembri che è l’autore originale delle parole colui che stiamo ascoltando) bisogna stare attenti al sincronismo labiale, corporale e di contenuto, come pure all’oralità prefabbricata che non risulta credibile alle orecchie dello spettatore.

-       In voice-over (la sovrapposizione della traduzione sull’audio originale in modo tale da ricevere il prodotto in due lingue simultaneamente) a volte non c’è un copione e si deve fare una traduzione direttamente.

-       In trascrizione (scrivere parola per parola quello che si dice nel documento audiovisivo) ci troviamo spesso a lottare contro rumori e musica di fondo e contro una pessima dizione del parlante.

-       In localizzazione (traduzione e adattamento culturale di videogiochi, siti web, applicazioni mobili e software) facciamo attenzione a restrizioni di spazio, differenze culturale o mancanza di materiale di supporto.

E non solo questo… Lessico specializzato, slang, espressioni gergali, riferimenti culturali, accenti forti, giochi di parole, doppi sensi, metafore, proverbi, battute… La lista è infinita.
Nonostante ciò, credeteci o no, il fatto di essere capace di superare gli ostacoli (a forza di leggere, consultare fonti affidabili e contare sull’aiuto di colleghi) ti dà una grande soddisfazione e ti fa innamorare un po’ più di questo bel lavoro.

Alla luce della mia esperienza, questo mestiere è così arduo come gratificante: è tua la responsabilità di trasmettere fedelmente il messaggio e le emozioni originali nonostante le difficoltà sopra menzionate, ma tua è anche la fortuna di essere il primo a guardare le ultime uscite, di divenire un esperto in temi molto diversi e di migliorare giorno dopo giorno.
La traduzione audiovisiva resta necessaria: è un ponte che colma il divario fra persone e culture diverse e che ci rende più ricchi intellettualmente. Lunga vita a lei!

Autrice dell’articolo:
Andrea Pérez Garcìa
Freelance Translator
Spagna

Il linguaggio influenza il modo di pensare (2)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Prima parte di questo articolo

Alcune strutture della lingua derivano dal modo in cui la comunità linguistica che la utilizza percepisce il mondo.

Anche gli scrittori, all’interno delle loro opere,hanno spesso ripreso il tema dell’influenza delle strutture linguistiche sullo sviluppo cognitivo e sul modo di pensare dei soggetti che parlano una determinata lingua. George Orwell, per esempio, nel suo romanzo “1984” immagina e descrive la “Neolingua”, una lingua artificiale imposta da un regime totalitario e volutamente caratterizzata da un vocabolario limitato, al fine di rendere impossibile ogni pensiero eretico (cioè contrario ai princìpi del regime). In questo caso la popolazione non può pensare all’insurrezione perché la lingua che utilizza non ha parole che esprimano questo concetto, che quindi non esiste.

Un recente studio ha inoltre evidenziato come i parlanti anglofoni tendano a dirottare i propri pensieri su aspetti diversi rispetto ai soggetti di madrelingua tedesca, quando per esempio si soffermano ad osservare un’azione. In particolare, i ricercatori hanno potuto dimostrare che gli individui di lingua inglese tendono a concentrarsi sulle dinamiche dell’azione, mentre quelli di lingua tedesca ad interrogarsi sullo scopo di quella medesima azione.

Anche gli individui bilingue hanno mostrato diverse reazioni rispetto all’azione, a seconda che essa fosse descritta in inglese o in tedesco.

Altri studi ancora hanno dimostrato come le persone tendano a prendere decisioni maggiormente orientate all’utilità e al beneficio quando sono costrette a parlare in una lingua straniera rispetto a quando parlano la propria lingua nativa. In quest’ultimo caso, infatti, si sono rilevate maggiori anche le emozioni in grado di trasparire attraverso il linguaggio verbale, ma questo è dovuto essenzialmente alla maggiore distanza emotiva che associamo alle lingue straniere.

Ovviamente, resta da verificare se questi studi, spesso condotti utilizzando un numero molto limitato di persone, siano da considerarsi validi e significativi. D’altra parte, spesso le azioni degli individui sono conseguenza del loro carattere e della loro personalità piuttosto che del loro background linguistico.

Non si può comunque negare che siano indagini molto interessanti, che stimolano una riflessione sulla relazione che intercorre tra la lingua che parliamo e lo sviluppo dei nostri pensieri e della nostra visione del mondo.

Fonte: Articolo scritto da Brigitte Schreyer e pubblicato il 18 giugno 2017 sul proprio blog

Traduzione dal tedesco a cura di:
Samantha Di Venezia
Traduttrice freelance DE/EN/ES > IT
Larciano (PT)

Il linguaggio influenza il modo di pensare

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Che cos’è il linguaggio? In che modo influisce sul nostro pensiero? Il linguaggio non è soltanto un mezzo di comunicazione fatto di suoni e parole. Diversi studi hanno infatti dimostrato che la lingua che utilizziamo influisce anche sul nostro modo di pensare.

L’ipotesi di Sapir-Whorf è soltanto uno dei numerosi studi che hanno approfondito la relazione esistente tra linguaggio e mente. Secondo questo studio sarebbe la lingua, con le sue strutture, a determinare il modo di pensare della comunità linguistica che la utilizza.

Questa ipotesi ha quindi condotto alla più importante teoria a sostegno dell’intraducibilità dei testi.

Nel diciannovesimo secolo, il linguista e scienziato Wilhelm von Humboldt fu uno dei primi a riprendere questa idea, sostenendo la teoria secondo la quale la lingua costituirebbe lo strumento di strutturazione del pensiero. Questo equivarrebbe a dire che siamo in grado di pensare soltanto a ciò che è definibile attraverso la lingua.

Circa 100 anni più tardi, il filosofo Ludwig Wittgenstein scriverà: “I limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo”. In sintesi, tutti questi pensatori consideravano il linguaggio la base di ogni pensiero: senza il primo non sarebbe esistito il secondo.

Ma ci sono emozioni e sentimenti che gli esseri umani non riescono ad esprimere a parole. Quante volte rimaniamo senza parole o riscriviamo qualcosa mille volte senza riuscire mai ad arrivare al punto e a mettere nero su bianco esattamente quello che vorremmo dire?

Si potrebbe supporre, quindi, che più ampio è il nostro vocabolario, più diversificati saranno i nostri pensieri. Di conseguenza, per i parlanti la cui lingua madre si caratterizza per un vocabolario limitato, l’apprendimento di una lingua straniera si convertirebbe in un miglioramento della capacità di espressione e in un “ampliamento del pensiero”, da cui deriverebbe l’acquisizione di un nuovo punto di vista sul mondo.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Brigitte Schreyer e pubblicato il 18 giugno 2017 sul proprio blog

Traduzione dal tedesco a cura di:
Samantha Di Venezia
Traduttrice freelance DE/EN/ES > IT
Larciano (PT)

Tradurre e insegnare lo Spagnolo (3)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Seconda parte di questo articolo

D: Cosa diresti a chi accusa di ingerenza un traduttore che dà lezioni di spagnolo, come nel caso di un professore di inglese che offre servizi di traduzione senza avere la formazione adeguata?

R: Uff, ingerenza. Sono d’accordo che in tutti i settori dobbiamo proteggerci da eccessi di ingerenze, ma credo anche che non tutti miriamo agli stessi clienti. Un professore di inglese e un traduttore ben formato arriveranno a clienti diversi con esigenze e necessità diverse. Allo stesso modo, un traduttore con dieci anni di esperienza arriverà a clienti che per me, che di anni di esperienza ne ho appena tre, al momento sono inaccessibili.

Forse risulto un po’ drastica, ma credo che sia molto più utile, sia personalmente che per la collettività, lottare per dimostrare il nostro valore che litigare con gli intrusi. In fin dei conti, se tutti noi ci sforziamo per dimostrare perché siamo bravi in ciò che facciamo, verremo apprezzati ancora di più e gli intrusi avranno uno spazio minore nel nostro settore.

Credo che la stessa cosa si possa applicare all’insegnamento: io non ambirò agli stessi alunni di un laureato in filologia con molti anni di esperienza, ma non credo neanche che sia più utile per lo stesso laureato in filologia impegnarsi a «scacciare» l’intruso rispetto a dimostrare perché scegliere lui come professore. Poi è a discrezione della singola persona formarsi per essere un buon professionista o meno. Ho frequentato il corso di formazione per professori di spagnolo per stranieri dell’Instituto Cervantes, sono esaminatrice dei livelli A1-A2 e frequento regolarmente corsi sull’insegnamento dello spagnolo.

Grazie mille a Inés per averci raccontato in prima persona la sua esperienza di conciliazione delle sue due professioni. Ci avevate pensato? Io stessa ho frequentato un corso di insegnamento dello spagnolo di oltre 200 ore, ma devo ammettere che non avrei mai pensato che creare la mia piattaforma fosse fattibile, semplice e proficuo. Ma a quanto pare è così! All’inizio dell’articolo trovate il link per il corso di Beatriz Mora che Inés ha frequentato, ve lo reinserisco qui.

Fonte: Articolo scritto da Merche García Lledó e pubblicato il 19 dicembre 2016 sul sito Traducir&Co

Traduzione a cura di:
Giovanni  Gemito
Traduttore freelance EN > IT – IT > ES – FR > IT
Napoli

Tradurre e insegnare lo Spagnolo (2)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Prima parte di questo articolo

D: ¿Perché credi che noi traduttori dovremmo prendere in considerazione questa possibilità?
Credo che sia una magnifica possibilità per i traduttori a cui, come nel mio caso, appassiona insegnare e lavorare con lo spagnolo. È un modo per differenziare le entrate. Inoltre, insegnare lo spagnolo online, e non in presenza, ti consente di organizzare molto meglio il tuo tempo: puoi tradurre tra una lezione e l’altra o, ad esempio, dedicare la mattina a tradurre e il pomeriggio a fare lezione o viceversa. Questo è molto più difficile con le lezioni in presenza, perché finisci per perdere molto tempo tra il trasporto e le ore morte.

Inoltre credo che, in generale, a noi traduttori attira tutto ciò che si relaziona con altre lingue e culture. Diversamente dall’insegnamento in presenza, essere professore online ti consente di fare lezione a persone provenienti da qualsiasi posto nel mondo. Trovo molto stimolante parlare con alunni provenienti dal Giappone, dalla Norvegia, dalle Filippine o dal Canada e conoscere i loro punti di vista, le loro vite e le loro esperienze. Ogni giorno imparo qualcosa di nuovo.

D: Quale è stato il procedimento che ti ha portato a decidere di addentrarti in questo campo fino a quando non hai iniziato ad avere i tuoi primi alunni?

R: Il corso che ho frequentato, enseñandoespañol online, era molto pratico e dava tantissime informazioni utili con cui avrei potuto portare avanti il progetto. È stato un buon investimento nella formazione. Ho frequentato il corso per due settimane; dopo altre due avevo il mio sito web funzionante e da lì ho trovato i miei primi alunni. Inoltre, ho investito nella collocazione e nel dominio del sito web. Tutto è oramai abbondantemente ammortizzato.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Merche García Lledó e pubblicato il 19 dicembre 2016 sul sito Traducir&Co

Traduzione a cura di:
Giovanni  Gemito
Traduttore freelance EN > IT – IT > ES – FR > IT
Napoli

Tradurre e insegnare lo Spagnolo

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Gli sbocchi professionali a cui aspira un traduttore vanno oltre l’essere correttore, revisore, project manager o responsabile della qualità. Uno dei grandi sbocchi a cui molti aspirano è dedicarsi all’insegnamento dello spagnolo e, a tal proposito, oggi intervisto Inés, una traduttrice professionista che pratica entrambe le professioni. Nello specifico, lei insegna spagnolo sulla sua piattaforma online.

Inés Fernández Taboada è di A Coruña, ha studiato a Granada e vive a Salisburgo. Traduce DE/EN > ES ed è specializzata nella traduzione letteraria e audiovisiva, ma si occupa anche di traduzione tecnica e giurata. Dopo la laurea, le è stato offerto un posto di assistente di conversazione in Austria, dove da allora (2013) vive e lavora come traduttrice autonoma. Un anno dopo, si è specializzata in traduzione audiovisiva con il METAV (máster en Traducción Audiovisual) dell’Università Autonoma di Barcellona.

D: Quando hai deciso, come traduttrice, di diventare professoressa di spagnolo online? Eserciti entrambe le professioni?

R: Mentre leggevo un blog che mi piace, mi sono imbattuta in un’intervista a Beatriz Mora, una ragazza che offriva un corso per diventare professore di spagnolo online. Avevo dato lezioni di spagnolo in presenza sia durante la carriera universitaria che come assistente di conversazione e tramite lezioni private in Austria, ma non avevo mai preso in considerazione l’idea di insegnare online. Mi sono resa conto che rappresentava un’ottima possibilità per me e quindi ho avviato il mio progetto Palabrerías.

Inizialmente, avevo accantonato l’insegnamento per dedicarmi pienamente al mio progetto di traduttrice autonoma e non l’ho ripreso fino a quando non è comparsa questa possibilità. Non ci ho pensato più di tanto. Insegnare lo spagnolo è qualcosa che adoro e inoltre mi offre qualcosa di molto importante che mi mancava nel mio quotidiano: i contatti sociali.

Attualmente l’insegnamento dello spagnolo occupa circa un terzo della mia giornata lavorativa. Quando decisi di iniziare, mi organizzai in modo da non togliere tempo alla traduzione e allo stesso tempo per fare in modo che mi servisse come entrata principale e regolare per poter così tralasciare gli ambiti che mi piacciono di meno (le traduzioni tecniche). Inoltre, avere un’entrata principale mi consente di dedicare più tempo a trovare clienti migliori per la traduzione letteraria e audiovisiva, che sono le uniche due specialità a cui aspiro a dedicarmi nel medio termine.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Merche García Lledó e pubblicato il 19 dicembre 2016 sul sito Traducir&Co

Traduzione a cura di:
Giovanni  Gemito
Traduttore freelance EN > IT – IT > ES – FR > IT
Napoli

La traduzione per diverse fasce d’età

 Categoria: Servizi di traduzione

La letteratura per l’infanzia è stata per lungo tempo emarginata perché considerata inferiore a quella per gli adulti. Questo, probabilmente, a causa dei contenuti, giudicati semplici, ripetitivi e banali. Tuttavia, nonostante alle volte l’intreccio sia elementare e i personaggi siano dei tipi, ciò che rende i libri per giovani lettori estremamente interessanti è il linguaggio, lo stile e il modo in cui gli autori decidono di raccontare le loro storie. Osservando, in una libreria, i testi per bambini e ragazzi di diverse fasce d’età, vedremo che a ogni lettore modello corrisponde un particolare tipo di libro, con una struttura, un linguaggio e un layout adatto alla sua età.

Il traduttore di letteratura per l’infanzia deve prestare particolare attenzione all’età del lettore a cui il testo si indirizza così da orientare la sua traduzione in base allo sviluppo cognitivo e agli interessi del bambino.

In un testo per pre-schoolers (fanciulli in età pre-scolare), uno degli aspetti su cui il traduttore si deve concentrare maggiormente è la riproduzione delle rime, delle allitterazioni e dei fenomeni di fonosimbolismo. Poiché, appunto, tali libri sono scritti per essere letti ad alta voce da un adulto, è fondamentale che l’orecchio del bambino venga allietato e stimolato.

I libri per middle grade readers (ragazzini dai 7 agli 11 anni) sono generalmente ricchi di espressioni idiomatiche, giochi di parole e situazioni ironiche. A quest’età, infatti, i bambini iniziano a comprendere l’umorismo e il linguaggio figurato e il traduttore deve cercare di riprodurre tali aspetti. Ovviamente, essendo i pun e le idiomatic expressions spesso intraducibili, bisogna trovare nella lingua di arrivo un’espressione ugualmente efficace. Nell’ultimo libro che ho tradotto, The Everything Kids’ Environment Book di Sheri Amsel, ad esempio, mi sono trovata di fronte a un titolo di un paragrafo sui vulcani contenente un gioco di parole basato sull’omonimia di fault (in inglese ‘colpa’ ma anche ‘faglia’). Non avendo, in italiano, un termine equivalente, ho deciso di sacrificare il significato dell’espressione e ho sfruttato la fonologia per raggiungere lo stesso scopo: ottenere un titolo divertente e scherzoso. Così “Whose fault is that volcano” (cfr. “Di chi è la colpa di questo vulcano?) l’ho reso con “tutta colpa delle placche”, espressione ricca di allitterazioni.

Infine, i libri per adolescenti sono per lo più romanzi narrati in prima persona dal protagonista, un ragazzo o una ragazza che ha più o meno la stessa età del lettore. Di conseguenza, viene spesso utilizzato il così detto teen talk, linguaggio particolare che imita il modo di parlare dei teenager, con un lessico ricco di termini slang, di abbreviazioni e acronimi, alle volte vago e volgare e caratterizzato da forme non standard. Riuscire a riprodurre tale linguaggio è d’obbligo per il traduttore sia per rendere il testo accattivante per il lettore target, sia per connotare, anche nella lingua di arrivo, quel determinato personaggio e favorire così l’identificazione del destinatario con il narratore. A mio avviso, la strategia migliore per riprodurre il teen talk nella nostra lingua, oltre

che l’uso di un lessico riconosciuto come “giovanile” (“cool”, “svitato”, “para”…) è l’impiego di forme di italiano neo standard, un italiano colloquiale, normalmente utilizzato nella lingua parlata ma raramente nella lingua scritta. Esempi di forme neo standard sono l’uso di “gli” invece di “a loro”, dell’imperfetto al posto del congiuntivo e della frase scissa.

A quest’età, infatti, i bambini iniziano a comprendere l’umorismo e il linguaggio figurato e il traduttore deve cercare di riprodurre tali aspetti.

Articolo scritto da:
Greta Antonioni
Dott.ssa in Linguistica e Traduzione
Lucca

Cos’è la traduzione?

 Categoria: Problematiche della traduzione

Tradurre significa trasferire contenuti da una lingua (lingua d’origine) ad un’altra (lingua finale).
Tale processo  necessita di una particolare accuratezza, in modo tale da distaccarsi il meno possibile dal contenuto e dal significato del testo originario. In teoria, per il lettore, il risultato della traduzione dovrebbe suonare come il testo d’origine, affinché non sia riconoscibile che si tratta di una traduzione in una lingua straniera. Ad esempio avreste mai pensato che nel caso del presente  testo si trattasse di una traduzione dall’Inglese?

Tradurre rappresenta per il traduttore, per molteplici aspetti, un’autentica sfida. Tra le altre cose  bisogna andare oltre le  differenze grammaticali, culturali e contestuali tra la lingua di partenza e quella finale.
Nonostante molte lingue facciano riferimento ad una radice comune, spesso esse sono state soggette, nel recente passato, ad una diversa evoluzione, per cui  ad esempio le strutture di una frase in una lingua non possono essere trasferite in un’altra. Il traduttore pertanto, in questi casi,  si trova dinnanzi, prima che alla traduzione vera e propria, ad una nuova struttura e sintassi di base di cui deve tenere conto.

Inoltre si tratta anche di prestare attenzione alle particolarità culturali, sociali, storiche e geografiche delle lingue e di farle scorrere nella traduzione stessa, poiché immagini linguistiche come “bevor in Boehmen ein Viertel untergeht”, “Pommes rot-weiss” oppure “Das Venedig des Nordens” se tradotte in modo del tutto acritico  non hanno alcun senso per chi non possegga nessuna conoscenza delle condizioni culturali retrostanti.
Le sfide menzionate richiedono ad un buon traduttore non solo ed esclusivamente una perfetta conoscenza della sua lingua di partenza e di quella finale, bensì  parimenti una conoscenza completa delle culture che stanno alla base di ambedue le lingue.

Pertanto è molto complicato per un traduttore tradurre in più lingue, poiché proprio l’appropriazione di una nuova cultura è un  presupposto che richiede molto tempo.
Questo ostacolo viene un po’ alleggerito, per fortuna,  ai nostri tempi, tramite Internet, che permette al traduttore di fare delle ricerche veloci e mirate e di consultare testi di confronto nella lingua di partenza e  nella lingua finale, al fine di evitare,in fase di traduzione, incomprensioni e interpretazioni piene di errori. [...]

Fonte: Articolo pubblicato su International Translators

Traduzione a cura di:
Torrione Cristiana
Laurea in Lingue e letterature straniere moderne, specializzazione Tedesco
Rivarolo Canavese (To)

Le origini della linguistica dei corpora

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

L’era del digitale ha consentito un significativo sviluppo della ricerca linguistica, grazie all’enorme disponibilità di testi, di tutti i generi, in formato elettronico. Oggi, le banche dati e i corpora linguistici a disposizione, molti dei quali di libero accesso, possono essere utilizzati per rappresentare l’evoluzione storica delle lingue, per la didattica e, non da ultimo, possono costituire una preziosa risorsa per i traduttori (i corpora multilingue in modo particolare).

Ma quali sono le origini della linguistica dei corpora?

La tradizione anglosassone viene oggi considerata preponderante nel panorama mondiale. Il Brown Corpus of American Written English è stato pubblicato nel 1964, ma già negli anni Cinquanta Charles Carpenter Fries aveva dato un contributo fondamentale con la sua grammatica descrittiva della lingua inglese basata su un consistente corpus di conversazioni telefoniche.

Secondo Manuel Barbera, ricercatore dell’Università degli Studi di Torino e autore del volume “Linguistica dei Corpora e linguistica dei corpora italiana. Un’introduzione”, viene generalmente taciuto, soprattutto nella manualistica di lingua inglese, l’importante ruolo italiano nella disciplina, che ha radici ben più antiche di quelle anglosassoni. Infatti, come sottolineato più volte da Francesco Sabatini, nella storia della lingua italiana grammatici e lessicografi hanno fatto ricorso a corpora di testi fin dai tempi di Dante, anche nelle dispute linguistiche. Questo a causa della condizione particolare della nostra lingua, nata attraverso l’opera di grandi scrittori e mantenuta vitale per lungo tempo attraverso l’uso scritto.

Quindi, secondo Barbera, la tradizione italiana dovrebbe assumere un ruolo centrale nella linguistica dei corpora in primis perché, come sopra menzionato, il procedimento corpus based è alla base della storia linguistica italiana (tanto è vero che il Dizionario della Crusca del 1612 è stato costruito proprio su testi). Non solo: secondo Barbera, si dovrebbe dare adeguato rilievo anche all’opera del Padre Roberto Busa il quale, nel 1949, diede inizio all’Index Thomisticus, una lemmatizzazione, a quanto sembra già basata su conteggi elettronici, dell’opera di Tommaso D’Aquino e degli scritti a questo connessi.

Il volume di Barbera, così come il sito della Crusca, ci mettono a disposizione un ricco elenco di banche dati e corpora di varie tipologie (multilingue, traduzionali e interpretariali, giornalistici, giuridici, radiofonici e televisivi, solo per citarne alcuni)e la quantità di materiale a disposizione per la lingua italiana è davvero sorprendente.

Articolo scritto da:
Virginia Leo
Traduttrice EN-FR, IT
Cervia (RA)

Bibliografia
- Barbera Manuel (2013), Linguistica dei corpora e linguistica dei corpora italiana. Un’introduzione, Q.u.A.S.A.R. srl, Milano (l’e-book è scaricabile gratuitamente dal sito www.bmanuel.org).
- Accademia della Crusca (ultimo accesso febbraio 2019)

Le abitudini dei bravi traduttori (3)

 Categoria: Traduttori freelance

< Seconda parte di questo articolo

Organizzarsi in modo da gestire al meglio il proprio tempo
State alla larga dalle scadenze irragionevoli o incompatibili con i vostri impegni. In quanto traduttori, il tempo è una delle vostre priorità. Consegnare in ritardo le vostre traduzioni avrà un impatto negativo sulla vostra agenda. Si consiglia di conservare sempre un po’ di tempo in più per gestire eventuali imprevisti e soprattutto per sviluppare il proprio marchio. Si sa che le mansioni amministrative sono poco piacevoli, ma non bisogna mai rimandarle, altrimenti diventeranno ancora più difficile da gestire.

Restare fermi sui prezzi stabiliti
Bisogna stabilire una tariffa equa e mantenerla, in modo da trovare clienti disposti a pagare per delle traduzioni di qualità. Se i prezzi vengono abbassati, in seguito, risulterà poi difficile alzarli. La guerra dei prezzi è in contrasto con l’immagine della qualità che volete offrire ai vostri clienti. D’altro canto, fate attenzione a non sopravvalutare le vostre capacità. Si tratta di un errore altresì comune quando ci si avvia in questo mercato.

Aiutarsi a vicenda e costruire il proprio marchio
Partecipate a gruppi di discussione insieme ad altri traduttori. Chiedete consigli e pareri sulle vostre traduzioni, aiutate altri traduttori a trovare il significato di parole complesse. In sintesi, coltivate la vostra rete di conoscenze! Il mondo dei traduttori è molto competitivo, perciò bisogna essere simpatici nei confronti degli altri colleghi. Esistono molte comunità di traduttori su internet, (ProZ, TranslatorsCafé, ecc.) per rimanere aggiornati sulle ultime tendenze. Tutto questo vi aiuterà a costruirvi una solida reputazione sul web soprattutto se siete dei traduttori freelance. Una volta acquisite e rispettate queste abitudini, sarete tanto più efficaci e aumenterete le vostre opportunità lavorative.

E voi? In quanto traduttori, quali altre abitudini consigliereste? Come fate a mantenerle?

Fonte: Articolo scritto da Gaëtan Demeusy e pubblicato il 15 febbraio 2017 su Eazylang

Traduzione a cura di:
Cristina Georgiana Vieru
Laureata in teorie e tecniche della mediazione interlinguistica
Combinazioni linguistiche: FR>IT IT>FR – FR>RO RO>FR – IT>RO RO>IT
Ventimiglia

Le abitudini dei bravi traduttori (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Il cliente ha sempre ragione, ma …
Crearsi una clientela, richiede del tempo, per questo bisogna pensare a lungo termine. Avete tutto l’interesse a rendere i vostri clienti felici del vostro rapporto in modo che si rivolgano di nuovo a voi per i loro futuri progetti. Ma spetta a voi la possibilità di scegliere! Non siete obbligati ad accettare tutte le richieste che vi vengono trasmesse. Bisogna privilegiare i clienti che rispettano i tempi di pagamento, coloro con cui siete in buoni rapporti e coloro che non cercano di continuo a negoziare le vostre tariffe, perché solo così riuscirete a risparmiare tempo ed energia.

Migliorare e fare progressi
In quanto principiante, tradurre pro bono può risultare una buona abitudine per compiere progressi, aiutando associazioni che non hanno necessariamente a disposizione un budget dedicato alle traduzioni di qualità. Avrete così, la possibilità di riscontrare le stesse problematiche riguardanti le scadenze o la localizzazione come se si trattasse di traduzioni “a pagamento”. In questo modo sarete più preparati ad affrontare ulteriori situazioni di questo genere.

Coltivare la curiosità
Ovviamente, è importante tradurre dei documenti di proprio interesse e dedicarsi a un determinato campo di specializzazione, ma allo stesso tempo bisogna anche cercare di uscire dalla propria zona di sicurezza. Anche in questo caso curare progetti di traduzione pro bono, può risultare una soluzione valida, ma contenuta. Tutti i traduttori passano dei periodi di maggese. Bisogna però far fruttare questi periodi, lanciando nuove sfide, come per esempio dedicarsi a un nuovo campo di specializzazione oppure imparare una nuova lingua.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Gaëtan Demeusy e pubblicato il 15 febbraio 2017 su Eazylang

Traduzione a cura di:
Cristina Georgiana Vieru
Laureata in teorie e tecniche della mediazione interlinguistica
Combinazioni linguistiche: FR>IT IT>FR – FR>RO RO>FR – IT>RO RO>IT
Ventimiglia

Le abitudini dei bravi traduttori

 Categoria: Traduttori freelance

Da diversi anni, si può parlare di una vera e propria esplosione del mercato della traduzione dovuta al continuo aumento della domanda in questo campo. Pertanto, la concorrenza tra traduttori è sempre più forte, tra l’altro, anche in seguito all’emergenza di soluzioni di traduzione automatica gratuite. Questa concorrenza risulta ancora più difficile da superare per i giovani traduttori che non dispongono ancora di una valida clientela. Per affrontare la concorrenza, alcuni scelgono di praticare tariffe più basse. Ma ovviamente, la soluzione migliore rimane quella di offrire un servizio di migliore qualità. Ma come si diventa il migliore nel proprio campo? Abbiamo individuato alcune buone abitudini da mettere in atto, che potranno servirvi come fonte di ispirazione e aiutarvi ogni giorno a diventare dei traduttori sempre più efficaci.

La qualità, sempre la qualità
La qualità è la parola d’ordine! Non bisogna recare pregiudizio ai propri clienti redigendo cattive traduzioni che potrebbero avere ripercussioni su di loro. Per esempio, la traduzione del foglio illustrativo di un medicinale può avere gravi conseguenze per i vostri clienti, nonché per i loro propri clienti. Noi vi incoraggiamo a lavorare quanto più possibile nelle lingue di cui avete una buona padronanza per rendere fedelmente il messaggio da tradurre. È inoltre possibile utilizzare basi di dati terminologiche del settore interessato, e chiedere aiuto ad altri traduttori che hanno una maggiore esperienza. Non bisogna mai dimenticare che il cliente ripone la propria fiducia nelle vostre capacità, scegliendovi per redigere le sue traduzioni.

Revisionare sempre le proprie traduzioni
Revisionare le proprie traduzioni è una condizione indispensabile per ottenere una traduzione di qualità. La rilettura della propria traduzione deve essere sistematica. L’ortografia, la grammatica, le coniugazioni, la punteggiatura, devono essere esaminate diverse volte, se necessario. In effetti, bisogna essere meticolosi, e accertarsi di non aver commesso alcun errore. Non esitate a leggere a voce alta la vostra traduzione, per individuare eventuali errori invisibili allo scritto. È altrettanto utile farla rileggere da altri traduttori.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Gaëtan Demeusy e pubblicato il 15 febbraio 2017 su Eazylang

Traduzione a cura di:
Cristina Georgiana Vieru
Laureata in teorie e tecniche della mediazione interlinguistica
Combinazioni linguistiche: FR>IT IT>FR – FR>RO RO>FR – IT>RO RO>IT
Ventimiglia