Consigli per i traduttori tecnici (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Prima parte di questo articolo

La prima risorsa sono dizionari specialistici. Dato che questi variano da una lingua all’altra, dovrai fare le tue ricerche su quali sono i migliori dizionari tecnici disponibili. Puoi senz’altro leggere le recensioni degli utenti, i commenti e le valutazioni condivise online oppure puoi semplicemente verificare con i tuoi colleghi senior o colleghi traduttori.
Una volta stabilito quali sono i dizionari più utili, sarà sicuramente necessario renderli disponibili in formato cartaceo, online o installarli sul PC.
La seconda risorsa sono i glossari tecnici. Questi sono ampiamente disponibili online e sono molto utili per qualsiasi traduttore tecnico.
La terza risorsa è Google Traduttore. Sì, Google Traduttore, ma NON fare affidamento ad esso per tradurre al posto tuo. La cosa buona di Google Traduttore è che a volte fornisce la traduzione di alcuni termini tecnici complessi per i quali potresti perdere ore e ore a cercarli altrove. Google è una risorsa molto utile se stai traducendo un testo con termini ed espressioni tecniche molto complesse.

Mettersi in discussione e ricercare
Ho trovato estremamente importante mettermi in discussione quando traduco un testo tecnico. Spiegherò il perché.
Ci sono forum di domande e risposte centrate sulla traduzione e molti dei membri di questi forum discutono la migliore traduzione per certe parole.
Sulla base della mia esperienza, molto spesso ciò che viene classificato dai moderatori del forum come “la migliore risposta” non è in realtà la versione più accurata della parola originale, e in alcuni casi può anche essere una traduzione errata.
Quindi, il mio consiglio per qualsiasi traduttore tecnico è che lui o lei DEVE mettersi in discussione e fare ricerche appropriate se si trova di fronte a un termine difficile da tradurre, senza dare per scontato ciò che è disponibile su questi forum.

Tecnologia
In qualità di traduttore tecnico, ti ritrovi a imbatterti in determinati termini ed espressioni più e più volte nel materiale che stai traducendo, quindi l’utilizzo di un software come Trados ti sarà sicuramente di grande aiuto.
Per coloro che non sanno molto di Trados, è uno strumento di traduzione assistita da computer e software di memoria di traduzione con funzionalità che aiutano i traduttori a tradurre più rapidamente e più facilmente.

Fonte: Articolo scritto da M. Ibrahim e pubblicato a ottobre 2016 su Translationdirectory.com

Traduzione a cura di:
Arianna Apollonio
Traduttore Professionista di Audiovisivi e sottotitolazione
Combinazioni linguistiche Eng/De/Fra>Ita
Roma

Consigli per i traduttori tecnici

 Categoria: Tecniche di traduzione

La traduzione di materiale tecnico da una lingua all’altra è una delle tipologie più difficili
Essendo specializzato nella traduzione di materiale tecnico – come manuali, opuscoli, linee guida ecc. – dall’arabo all’inglese e dall’inglese all’arabo, ho qualche idea, o puoi chiamarli principi guida, da condividere con chiunque sia interessato o piaccia intraprendere la carriera di traduttore tecnico.

La conoscenza è la chiave
Costruire conoscenze tecniche è essenziale per qualsiasi traduttore tecnico. Per cominciare, se non si dispone di conoscenze sufficienti su argomenti e sviluppi tecnologici e tecnici, rendere un testo tecnico da una lingua all’altra potrebbe diventare un compito insormontabile.

Ma perché costruire la conoscenza è un aspetto così importante nella traduzione tecnica? La traduzione di un testo tecnico non è questione di una resa parola per parola; è più una lettura approfondita del testo nella sua interezza, digerendolo fino in fondo e poi trasferendolo in un’altra lingua.

Se non hai abbastanza informazioni tecniche e conoscenze sull’argomento, il testo stesso diventerà bizzarro e isolato, difficile da capire e di conseguenza difficile da tradurre.
Un vantaggio fondamentale della costruzione della conoscenza tecnica è che consente al traduttore di essere esperto nel vocabolario e nello stile della scrittura tecnica.

Come raggiungerlo allora? Per acquisire conoscenze tecniche, è necessario leggere libri, articoli di stampa ben studiati, studi, articoli accademici e saggi che discutono o ruotano attorno a un argomento tecnico. Questo dovrebbe idealmente essere svolto in entrambe le lingue, quella d’origine e di arrivo.
Una volta creato un livello adeguato di conoscenza tecnica, ti sentirai estremamente sicuro quando tradurrai un testo tecnico da una lingua all’altra.

Necessità di risorse
Sebbene disporre di una base tecnica approfondita sia importante per qualsiasi traduttore tecnico, lui o lei avrebbero comunque bisogno di risorse di supporto durante l’esecuzione dell’attività di traduzione.
Sulla base dell’esperienza, direi che qualsiasi traduttore tecnico dovrebbe assicurarsi di avere accesso a tre tipi di risorse che sono piuttosto strumentali nella traduzione tecnica.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da M. Ibrahim e pubblicato a ottobre 2016 su Translationdirectory.com

Traduzione a cura di:
Arianna Apollonio
Traduttore Professionista di Audiovisivi e sottotitolazione
Combinazioni linguistiche Eng/De/Fra>Ita
Roma

Pianificare lo sviluppo professionale (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Sviluppare un piano di apprendimento
Ora che hai fatto chiarezza sui tuoi obiettivi, puoi cominciare a redigere il tuo piano di apprendimento. Comincia elencando i tuoi primi tre obiettivi professionali. Per ogni obiettivo, verifica se ci sono competenze o conoscenze che dovrai sviluppare per raggiungerlo. Per esempio, per tradurre testi sulle energie rinnovabili, dovrai probabilmente sviluppare competenze specifiche nel settore delle energie rinnovabili.

Adesso prendi ciascuna delle competenze o aree di conoscenza che vuoi sviluppare e inseriscile in una tabella come quella qui di seguito, sotto il rispettivo obiettivo professionale. Se necessario, aggiungi altre righe.

Quando avrai finito, il passo successivo sarà identificare i modi per poter raggiungere i tuoi obiettivi di apprendimento. Per esempio, per sviluppare le competenze in ambito di energie rinnovabili, potresti decidere di seguire un corso online su Coursera e leggere una rivista mensile di settore. Aggiungi queste due attività sotto i tuoi obiettivi di apprendimento, aggiungi anche le informazioni sulle scadenze per il completamento e le risorse necessarie.

Se non hai le idee chiare su quali siano i tuoi obiettivi di apprendimento o come raggiungerli, leggi i miei post precedenti sulle competenze più importanti per un traduttore e i modi per sviluppare queste competenze, per maggiori esempi e idee.

Piano di apprendimento

Obiettivo professionale 1
Es.diventare un traduttore specialista del settore delle energie rinnovabili nella mia combinazione linguistica
Obiettivo di apprendimento 1
Es. Sviluppare le mie competenze nel settore delle energie rinnovabili
Attività Scadenza Risorse Revisione
1 Corsi online su Coursera Entro la fine dell’anno Corso di Coursera
2 Leggere rivista di settore Mensilmente Rivista di settore
3
Obiettivo di apprendimento 2
Es. sviluppare le mie capacità redazionali nella mia lingua d’arrivo
Attività Scadenza Risorse Revisione
1 Corso di copywriting Entro la fine dell’anno Cercare un corso adeguato in aula o online
2
3
Obiettivo professionale 2
Obiettivo di apprendimento 1
Attività Scadenza Risorse Revisione
1
2
3

A questo punto, il tuo piano di apprendimento dovrebbe aver preso forma. Adesso è il momento di cominciare a imparare!
Mentre procedi con il tuo sviluppo professionale, ricordati di annotare le attività di formazione e sviluppo che hai portato a termine nel corso dell’anno. Per fare questo, puoi usare il piano di apprendimento che hai stilato e annotarvi quali attività hai svolto e quando.
Ricordati inoltre di svolgere regolarmente una revisione del piano e dei tuoi traguardi. Chiediti se hai fatto un passo avanti in direzione dei tuoi obiettivi di apprendimento e professionali, e quali potrebbero essere i passi successivi.

Cosa fare adesso?
Quindi, cosa ne pensi? Hai già l’abitudine di pianificare il tuo apprendimento e allinearlo ai tuoi obiettivi professionali, o adotti un approccio meno strutturato? O forse non hai seguito alcun sentiero di sviluppo professionale ultimamente e ora vorresti cominciare a farlo? Qualunque sia la tua situazione, ti esorto a guardare a che punto ti trovi adesso nella tua vita professionale e dove vuoi andare, a porti degli obiettivi professionali e a cominciare a imparare!

Fonte: Articolo scritto da Jayne Fox e pubblicato il 28.08.2018 sul suo blog Between Translations

Traduzione a cura di:
Francesca Nicolini
Traduttrice inglese <> italiano e tedesco > italiano
Bruxelles – Belgio

Pianificare lo sviluppo professionale

 Categoria: Traduttori freelance

Se vogliamo restare un passo avanti rispetto alle macchine e costruirci una carriera di successo come traduttori, è essenziale che continuiamo a sviluppare le nostre competenze. La formazione permanente è riconosciuta come un fattore fondamentale per sviluppare le competenze professionali in tutti i settori, e la traduzione non fa eccezione. Tuttavia, con una così grande disponibilità di formazioni e percorsi di sviluppo, può risultare difficile scegliere la direzione in cui andare. In questo articolo del blog, esaminerò come fare in modo che la tua crescita come traduttore sia in linea con i tuoi obiettivi professionali e contribuisca al raggiungimento degli stessi.

Formazione e sviluppo come metodo per raggiungere gli obiettivi professionali
Prima ancora di cominciare a pianificare il tuo sviluppo professionale, è importante fare chiarezza su quali siano i tuoi obiettivi generali per la tua carriera. Mentre ti poni questi obiettivi, pensa intensamente a cosa vuoi raggiungere nella tua vita professionale, cosa vuoi apportare di diverso tramite il tuo lavoro e per chi vuoi fare la differenza.

Fatto questo, puoi cominciare a porti degli obiettivi professionali a breve, medio e lungo termine. Per esempio, potresti voler diventare un traduttore specialista del settore delle energie rinnovabili nella tua combinazione linguistica. Una volta fatta chiarezza sui tuoi obiettivi, puoi pianificare il tuo sviluppo professionale per aiutarti a raggiungerli. Ciò farà in modo che la formazione e il percorso di sviluppo che seguirai ti aiutino a fare un passo avanti, a far crescere la tua attività e ad avere successo.

A questo punto vale anche la pena di considerare se ci sono degli ostacoli al tuo apprendimento. Se in questo momento non stai seguendo alcun sentiero di sviluppo professionale, perché non lo stai facendo? È troppo costoso? Non hai il tempo necessario? In quanto professionista, devi fare in modo di trovare il tempo per l’apprendimento. Ciò significa che non puoi trascorrere tutte le ore lavorative a tradurre – devi prevedere un po’ di tempo per lo sviluppo professionale (e fare in modo di essere pagato a sufficienza per poterlo fare!).

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Jayne Fox e pubblicato il 28.08.2018 sul suo blog Between Translations

Traduzione a cura di:
Francesca Nicolini
Traduttrice inglese <> italiano e tedesco > italiano
Bruxelles – Belgio

L’arte del tradurre (5)

 Categoria: Storia della traduzione

< Quarta parte di questo articolo

6. Conclusione: comprendere è tradurre
Stando a quanto scrive il filosofo francese Paul Ricœur nel saggio Il Paradigma della Traduzione [1], poiché la traduzione esiste, ne consegue che essa è possibile. E se quest’ultima è possibile è perché esistono delle strutture che nascondono una lingua originaria perduta che bisogna decifrare per poter poi ricostruire. Posti di fronte al problema della traduzione, esistono due procedimenti possibili: il trasferimento del messaggio verbale da una lingua all’altra oppure l’interpretazione di ogni significante di una stessa lingua. Sempre l’illustre Ricœur distoglie l’attenzione dal classico dilemma traducibile vs. intraducibile, per portare l’attenzione sull’alternativa fedeltà vs. tradimento, che si verifica ogniqualvolta ci sia da tradurre.

Ma fedeltà verso cosa?
Fedeltà rispetto al linguaggio che deve riuscire a non tradire il segreto che cela il testo originale.
Una traduzione considerata buona, infatti, mira ad ottenere un’equivalenza che sia presunta, ricercata o elaborata. Ciò che sostiene Ricœur è che, sebbene non esista un criterio assoluto per giudicare una traduzione, l’unico modo per criticare una traduzione è quello di proporne un’altra, che deve essere, anche se non per forza considerata migliore, almeno diversa.

In un certo senso, tradurre è «portare il lettore all’autore» e «portare l’autore al lettore» o, per dirla in altro modo, «tradurre è servire due padroni», sia lo straniero nel suo desiderio di impadronirsi del diverso, sia il lettore nel suo desiderio di conoscere. Inoltre, la traduzione non deve essere percepita come una minaccia verso la nostra identità linguistica, ma come un allargamento di orizzonte della propria lingua e di tutte le sue risorse. Questo perché la traduzione non è solo un mero lavoro intellettuale, teorico e pratico, ma riguarda anche il problema etico, sfiorando il rischio di tradire quella che Ricœur chiama l’ospitalità linguistica.

Chapeau quindi a tutti coloro che riescono a trovare un equilibrio fra le due sempiterne questioni della traduzione: l’ospitalità linguistica, appunto, e il lavoro della lingua su se stessa.

Autrice dell’articolo:
Francesca Peracchione
Freelance translator
Genova


[1] Paul RICŒUR, Le paradigme de la traduction (1999). Esprit 253 : 9-19.

L’arte del tradurre (4)

 Categoria: Storia della traduzione

< Terza parte di questo articolo

5. Tradurre i modi di dire
Per restare fedeli al testo originale e all’effetto che deve avere riguardo all’espressività, i traduttori possono appellarsi ad una licenza interpretativa detta rifacimento: processo in seguito al quale è quasi impossibile ritornare alla lingua di partenza. Essendo questo principio un classico esempio di target oriented, il traduttore non deve esitare a riconcepire ed a riscrivere completamente il testo (o parte di esso) sia per permettere al lettore di capire lingua e contesto del testo di partenza, sia per dare un contributo e arricchire la lingua d’arrivo. Allo stesso modo, l’operazione della modulazione permette di compiere variazioni non solo sul piano della forma ma anche su quello del discorso. Detto in parole semplici è la soluzione lampante che fa dire al traduttore “così si direbbe in italiano in una situazione di questo tipo” (J. Podeur, 2002).

L’unica pecca è che questo processo consente di formulare una frase corretta dal punto di vista grammaticale a scapito dell’originale génie. Quando le modulazioni entrano a far parte dell’uso comune vengono registrate sui dizionari, e quindi lessicalizzate, annullano il lavoro del traduttore. Purtroppo, però, i problemi si creano di fronte alla necessità di tradurre modi di dire, metafore, cliché e diverse espressioni di registro familiare: bisogna sempre tener conto di quale scelta sia più in armonia con il contesto, con lo stile dell’autore e con la capacità – da parte del traduttore – di rappresentare la stessa situazione in due culture diverse e di lessicalizzarla nel modo più appropriato.

Le modulazioni lessicalizzate possono spesso porre problemi per quanto riguarda il senso, il registro e la frequenza, tanto che a volte si innesca una vera e propria serie di modulazioni a catena. Dal momento che due lingue affini ma pertanto diverse come l’italiano e il francese vedono l’una una similitudine laddove la seconda ne vede un’altra, ciò che interessa sia similitudine che metafora, è il comparant, termine comune a entrambe le figure. Il procedimento di modulazione è largamente utilizzato dai traduttori quando si tratta di tradurre metafore o cliché e, in questi casi, si procede alla riformulazione morfo-sintattica quando la traduzione letterale non è possibile.

Quelli che rappresentano un vero problema di traduzione sono i cliché, ovvero delle metafore culturali che risultano molto chiare all’autore, ma un po’ meno al lettore; in questo caso, per non dire che sono del tutto intraducibili, è possibile aggiungere una nota esplicativa.
I procedimenti di cui si è parlato finora entrano in gioco quando c’è la necessità di far luce su avvenimenti particolari e nomi proprio del tutto sconosciuti al lettore; bisogna ammettere che purtroppo causano un notevole appiattimento stilistico, a meno che il traduttore non abbia la prontezza di sostituirli con elementi tipici del testo d’arrivo.

Quinta parte di questo articolo >

Autrice dell’articolo:
Francesca Peracchione
Freelance translator
Genova

L’arte del tradurre (3)

 Categoria: Storia della traduzione

< Seconda parte di questo articolo

3. Di cultura in cultura
Il filosofo Lefevere [1] (1992 : XIV) sostiene che “il linguaggio è forse il meno importante” ed infatti, la traduzione non va vista come un mero passaggio da una lingua all’altra, ma come un ponte tra due culture, o due enciclopedie. Ciò che il traduttore non deve mai perdere di vista sono gli elementi culturali, ancor prima delle regole linguistiche. Non è sicuramente il nostro caso, ma il lettore di opere di epoche passate deve avere consapevolezza del lessico e dell’entourage dell’autore. La traduzione può essere di due tipi: source oriented, quindi orientata al testo di partenza, o target oriented, vale a dire orientata verso il testo di arrivo. La sostanziale differenza tra questi due diversi generi di traduzione ha come scopo di permettere al lettore di immedesimarsi nell’ epoca o nella cultura del testo originale, o renderli anche solo accessibili.

Una buona traduzione dà al lettore la chiave d’accesso per entrare nell’universo linguistico e culturale del testo di partenza e per renderlo accettabile. Questo è un punto cruciale quando si fa riferimento a testi lontani nel tempo e nello spazio, ma non deve essere trascurato nemmeno quando si tratta di testi moderni.

4. I passaggi traduttivi
Secondo Podeur[2] (2002), sette sono i procedimenti centrali all’operazione traduttiva.
I primi tre sono detti di traduzione diretta o “falsi procedimenti”, in quanto sono vere proprie operazioni traduttive:

  • Il prestito: parola che una lingua prende in prestito da un’altra senza tradurla (J. Podeur, 2002, pag. 8).
  • Il calco: prestito di un sintagma straniero con traduzione letterale dei suoi elementi (J. Podeur, 2002, pag. 6).
  • La traduzione letterale: la traduzione letterale o ‘parola per parola’ sta a designare il passaggio traduttivo che porta a un testo corretto e idiomatico senza che il traduttore debba preoccuparsi d’altro se non degli obblighi linguistici (J. Podeur, 2002, pag. 48).

Gli altri quattro sono procedimenti di traduzione obliqua perché comportano una variazione lessicale, morfosintattica e – a volte – di punto di vista:

  • La trasposizione: procedimento con il quale un signifié cambia categoria grammaticale (J. Podeur, 2002, pag. 16).
  • La modulazione: variazione ottenuta cambiando il punto di vista e le categorie di pensiero (J. Podeur, 2002, pag. 11).
  • L’equivalenza: procedimento che rende conto di una stessa situazione ricorrendo ad una espressione completamente diversa (J. Podeur, 2002, pagg. 8-9).
  • L’adattamento: uso di un’equivalenza riconosciuta tra due situazioni (J. Podeur, 2002, pag. 4).

Quarta parte di questo articolo >

Autrice dell’articolo:
Francesca Peracchione
Freelance translator
Genova


[1] André LEFEVERE, Traduzione e riscrittura. La manipolazione della fama letteraria, a cura di Margherita Ulrych, Utet, Torino 1998, II ed.
[2] Josiane PODEUR, La pratica della traduzione. Dal francese in italiano e dall’italiano al francese, Napoli, Liguori Editore, 2002.

L’arte del tradurre (2)

 Categoria: Storia della traduzione

< Prima parte di questo articolo

2. Scendere a compromessi con il testo
Prima di iniziare una traduzione, è d’uopo procedere all’analisi di quest’ultimo dal punto di vista sintattico, semantico, grammaticale e anche dei contenuti. Ciononostante, bisogna tenere conto del fatto che spesso gli scrittori fanno scelte stilistiche marcate che contravvengono ai dettami della grammatica. Non bisogna poi mai perdere di vista il fatto che l’autore sia il solo a poter autorizzare eventuali modifiche del traduttore, purché non venga intaccato il significato generale dell’opera. Le modifiche possono andare dalla sostituzione di una parola all’omissione di un intero brano, a patto che le perdite vengano compensate.

Spesso il traduttore sente forte la tentazione di aiutare l’autore e cerca di sostituirsi a lui: il risultato porterà ad un’opera perfetta ma non ad una perfetta traduzione. Talvolta tradurre significa voltare le spalle alla propria lingua per evitare che produca effetti di senso che nel senso originale non erano stati previsti.

Nel libro Dire quasi la stessa cosa[1], Eco sostiene che “la traduzione, come ogni interpretazione è una chiarificazione enfatizzante” ed analizza alcuni casi di ambiguità, causati a volte dall’autore a volte dal traduttore. Quello più interessante e pertinente al nostro discorso è il caso in cui l’autore originario ha commesso un peccato di non voluta ambiguità: in questo caso non possiamo non citare i nomi propri di personaggi e luoghi. Sempre Eco suggerisce che, quando l’errore da parte dell’autore non è intenzionale, è possibile farglielo notare per poter chiarire meglio cosa intendeva dire e, magari, permettergli di riformulare in un’edizione successiva dell’opera.

Ci sono poi casi in cui il traduttore è vincolato da una scelta letteraria obbligatoria, cercando di rendere l’effetto di senso complessivo a scapito, ad esempio, di giochi di parole. Per prima cosa, quindi, è necessaria una standardizzazione della lingua di partenza: cercare di capire cosa l’autore volesse dire è il punto di partenza di ogni traduzione.

Esiste anche il caso in cui il traduttore perde qualcosa, come da sempre succede a chi tenta di tradurre: si perde perché non esiste il corrispettivo nella lingua d’arrivo, ma si guadagna qualcos’altro perché ci si scervella per parafrasarlo e per far sì che susciti lo stesso effetto nel lettore italiano.

Terza parte di questo articolo >

Autrice dell’articolo:
Francesca Peracchione
Freelance translator
Genova


[1] Umberto ECO, Dire quasi la stessa cosa, Bergamo, Tascabili Bompiani, 2012

L’arte del tradurre

 Categoria: Storia della traduzione

1. La traduzione come scienza linguistica
La teoria della traduzione è stata – a partire dalla seconda guerra mondiale – ricca di controversie da parte dei grandi traduttori che si sono più volte interrogati su questa particolare “arte”: la continua lotta tra il bisogno di conservare l’originaria fedeltà e l’eccitante scoperta che il testo potesse trasformarsi nel momento in cui veniva trasposto in un’altra lingua (spesso con l’intenzione di migliorarlo). È proprio negli anni Cinquanta che la letteratura teorica sulla traduzione inizia un vero e proprio percorso di auto riflessione con lo scopo di fornire agli esperti una serie di utili strumenti pedagogici. Questo percorso prenderà poi una piega più scientifica, consentendo alla traduzione di diventare una vera e propria scienza linguistica.

Gli studi dell’americano Eugene A. Nida portano alla conclusione che il lettore della traduzione deve reagire allo stesso modo del lettore del testo originale, ponendo quindi l’attenzione sul testo comunicativo e sulle reali intenzioni del testo, quello che vuole esprimere in rapporto alla lingua e al contesto di partenza.

Si può quindi dedurre che l’atto del tradurre consiste innanzi tutto nel decodificare il sistema interno di una lingua e la struttura del testo nella lingua di partenza, al fine di poter creare una copia del sistema testuale che abbia gli stessi effetti sul lettore di arrivo. Una buona traduzione è convincente dal punto di vista stilistico, metrico, fonosimbolico e anche da quello degli originali effetti sull’emotività del lettore.

Ciò che aumenta esponenzialmente la difficoltà della traduzione sono gli ambiti che differenziano le diverse culture, per i quali bisogna avere sempre un occhio di riguardo: l’ecologia, la cultura materiale, la cultura sociale, quella religiosa e quella linguistica (Nida, 1945) [1].

Lo sviluppo di diversi interessi semiotici e l’espansione dell’informatica sono fenomeni che spingono un numero sempre maggiore di traduttori ad usare procedimenti come il transcodage e la negoziazione, processo attraverso il quale, per ottenere qualcosa bisogna rinunciare a qualcos’altro. Tradurre significa sempre rinunciare ad alcune delle sfumature che il testo di partenza implica: l’interpretazione iniziale deve stabilire quali e quante delle possibili scelte possano essere omesse. Anche se la negoziazione non sempre appaga equamente le due parti in gioco, non bisogna mai allontanarsi troppo dal proposito iniziale. Dando per scontato che il contenuto espresso da una parola sia tutto ciò che corrisponde ad una determinata “voce” di un dizionario, bisogna tenere conto delle varie accezioni della parola stessa, non solo per quanto riguarda l’aspetto lessicale, ma anche quello sintattico, morfologico, di relazione tra suono e grafia, ecc. Spesso queste non possono essere sostituite con un sinonimo “secco”, ma con una definizione, una parafrasi o un esempio. Proprio per questo motivo, bisogna disambiguare il contesto per poter capire quale termine equivalente possa essere scelto per la lingua d’arrivo. Erroneamente, i “non addetti ai lavori” potrebbero essere portati a pensare che la traduzione letterale francese/italiano sia un semplice esercizio di sostituzione terminologica, dato che si tratta di due lingue discendenti dallo stesso ceppo latino e da culture affini.

Si può dire che, in generale, le due lingue sono false amiche.

Seconda parte di questo articolo >

Autrice dell’articolo:
Francesca Peracchione
Freelance translator
Genova


[1] Eugene A. NIDA, Theory and practice of Translation, Leiden, 1969.

I cinque errori dei traduttori più esperti (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Non seguire gli sviluppi
Ricordo che, quando ero un traduttore novello, seguivo tutto: leggevo tutte le riviste, mi iscrivevo a tutte le newsletter, partecipavo a tutti gli eventi possibili.
Naturalmente, non dovremmo farlo per sempre. Ma quello che ho notato, ora, è che ho sempre minor probabilità di leggere una rivista del settore, ho minor probabilità di visitare il blog di un collega, è meno probabile che mi concentri su quel che sta accadendo.

Ebbene, tutte queste fonti sono ancora lì, da qualche parte, nella periferia, ma non do più loro molta attenzione, così come facevo prima.

Mi dico che sono troppo impegnato a lavorare, che mi aggiornerò con le newsletter durante il fine settimana, che l’anno prossimo andrò a questo o a quell’evento – ma non faccio mai nulla di tutto questo.

Quel che posso fare, attualmente, è – tutt’al più – scorrere tra i titoli e le linee tematiche, per ottenere una sintesi di ciò che sta accadendo.

Ovviamente, ora sono aggiornato sui principali sviluppi, ma non ho la stessa spinta che avevo un tempo, per entrare nei dettagli.

Sono già stato lì, ho già avuto quell’atteggiamento
L’essere stati in questo settore, per alcuni anni, ti consente di ottenere abbastanza facilmente l’atteggiamento del “sono stato lì, ho fatto questo”: hai letto articoli simili, hai ascoltato discussioni simili, hai partecipato ad eventi simili o hai persino lavorato a progetti simili; quindi, non c’è nulla di nuovo per te, non riesci più a capire perché qualcuno potrebbe essere entusiasta di assistere ad una conferenza, di sostenere un’opportunità o di intervenire in un progetto; è tutto molto casuale, quasi prosaico.

Niente più ti sorprende, pochissime cose ti interessano o ti ispirano.

In una certa misura, è normale sentirsi così. Ma, a volte, possiamo fare un passo di troppo e scoraggiare un collega più giovane, o minare il suo entusiasmo, insistendo sul fatto che non sia cambiato niente.

È difficile conservare lo stesso atteggiamento da principianti; ma il permettere che l’approccio del “sono stato lì, ho fatto questo” influenzi il tuo pensiero, rischia di rendere il lavoro meno divertente per te.

O, a volte, potremmo finire col trascurare le idee utili che potrebbero aggiungersi al nostro repertorio, poiché esse si nascondono tra le cose che già conosciamo.

Fonte: Articolo scritto da Marta Stelmaszak e pubblicato il 4 novembre 2015 sul blog Want Words

Traduzione a cura di:
Francesco Ruggiero
Traduttore
Roma

I cinque errori dei traduttori più esperti

 Categoria: Tecniche di traduzione

Di recente, sono stato invitato a moderare un gruppo sulla rete di social media del Translating Europe Forum di Bruxelles.
Questa è stata, per un po’, una delle mie ultime presentazioni.
Inoltre, l’obiettivo del Translating Europe, per quest’anno, è stato quello di responsabilizzare e stimolare i giovani traduttori; quindi, la stanza era piena di studenti e neolaureati. Unendo queste due classi, finiremo inevitabilmente col riflettere… O, per lo meno, questo è quel che ho fatto io.

È più facile dar consigli ai colleghi più giovani (aspiranti, neofiti o comunque tu decida di chiamarli) e segnalare i loro errori. Ci sono stato, ho fatto questo, ho affrontato problemi simili; pertanto, posso condividere la mia esperienza. E certamente ero molto grato di ricevere simili indicazioni, quando stavo iniziando.
Ma che dire dei traduttori più esperti? Forse non commettiamo più errori, se siamo stati in giro per 3, 4, 5 o 6 anni. Forse abbiamo le nostre fonti fidate. O forse non chiediamo più questo tipo di consigli?

Nella mia riflessione, ho fatto un viaggio un po’ introspettivo, per cercare di scoprire quelli che pensavo fossero alcuni degli errori che stavo facendo (o che stavo osservando). E no, questo articolo non è un elenco di cose in cui i colleghi più esperti falliscono, ma è piuttosto una conversazione onesta con me stesso – e forse, solo forse, vi potrai trovare alcuni aspetti che risuonano con te.
Confidare troppo sulla tua memoria o sulla tua esperienza
Ovviamente, ottenere più esperienza in un’area velocizza le nostre prestazioni, ci rende migliori traduttori, ci dà maggiori entrate orarie; ma cosa succede, se diventiamo troppo dipendenti dalla memoria o dall’esperienza?
Ho già visto questa parola, ricordo come l’ho tradotta, ho lavorato su un testo simile – tutto questo può essere positivo e complicato, allo stesso tempo.

L’eccessiva dipendenza da quello che ho già fatto, in passato, mi renderà meno vigile, meno curioso, meno attento. Rifletterei su un testo, senza forse prestargli la giusta attenzione.
E che dire di un’analisi corretta del testo? La impariamo come studenti di traduzione ma, con il tempo, tendiamo a saltarla.
Cosa succede con questo potente strumento?
Si interiorizza, così come vorremmo, o diventa… smussato?

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Marta Stelmaszak e pubblicato il 4 novembre 2015 sul blog Want Words

Traduzione a cura di:
Francesco Ruggiero
Traduttore
Roma

Le difficoltà dell’interprete diplomatico (2)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Prima parte di questo articolo

Competenze fondamentali dell’interprete diplomatico

  • Ampio orizzonte. In caso di interpretariato per la diplomazia, è richiesta la comprensione della cultura di entrambi i Paesi, per essere in grado di trasmetterla con competenza al pubblico. I politici americani citano spesso la Bibbia nei loro discorsi, quindi quando ci si occupa della traduzione dei loro interventi, solo una persona che abbia familiarità con la Sacra Scrittura può accuratamente trasmettere il significato di quanto detto.
  • Conoscenza dei dialetti e sottigliezze della lingua. I politici cercano di attenersi alla lingua letteraria, ricordandosi dei traduttori, ma non è sempre così. Proverbi, detti, riferimenti a eventi e personalità – tutto questo non dovrebbe mettere l’interprete in un vicolo cieco.
  • Concentrazione e reazione rapida. Ciò è particolarmente vero per gli interpreti simultanei, perché devono letteralmente pensare allo stesso tempo dell’oratore. Un secondo di ritardo minaccia perdita di significato dell’intera frase.
  • Buona memoria. Oltre all’enorme vocabolario che gli interpreti tengono a mente, una buona memoria consente di ricordare con precisione il parlato dell’oratore durante la traduzione consecutiva.
  • Obiettività e neutralità politica. È importante trasmettere il discorso senza aggiungere nient’altro che si discosti da esso. Non è consentita qualsiasi sfumatura aggiunta dall’interprete che non fosse nelle parole dell’oratore.

L’interprete diplomatico: una persona nel mezzo

Se il traduttore di testi letterari sta tra lo scrittore e il lettore, l’interprete simultaneo in una conferenza scientifica sta tra lo scienziato e l’ascoltatore, quindi l’interprete diplomatico si trova tra due Stati, spesso tra due ideologie.

La traduzione di protocollo al più alto livello richiede non solo una conoscenza impeccabile di entrambe le lingue, ma anche una chiara comprensione della situazione nell’arena internazionale, la capacità di mettere in relazione le parole con il contesto politico, la conoscenza dell’etichetta diplomatica. La bellezza della parola e la scorrevolezza della stilistica cedono il posto, in questo tipo di traduzione, alla correttezza degli accenti politici, e anche le frasi frammentarie, taglienti e stravaganti sono inaccettabili.

Nell’interpretariato per la diplomazia non basta conoscere la lingua letteraria, altrimenti la traduzione del discorso di un rappresentante di qualsiasi Paese, dove ci sono diversi dialetti, può mettere uno specialista in un vicolo cieco. Nel caso dell’Inglese, è necessario avere una conoscenza sia della lingua classica di Oxford, che della lingua Inglese-Americana, poiché molti termini, in particolare quelli giuridici, non sono comparabili. È richiesta anche la conoscenza del Latino, poiché molti termini diplomatici hanno origine da questa lingua.

Fonte: Articolo scritto da Anton Rudanov e pubblicato il 18 luglio 2018 su Tranzilla.ru

Traduzione a cura di:
Dott. Alessandro Nicolini
Traduttore freelance EN˃IT / IT˃EN e RU˃IT / IT˃RU
Socio IATI, n. tessera 1259
Trento

Le difficoltà dell’interprete diplomatico

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Gli interpreti diplomatici sono dei professionisti, i cui malintesi possono costare caro al mondo.

Nell’arena internazionale essi diventano “eminenze grigie” in grado di incidere, con una parola erroneamente tradotta, sui cambiamenti della politica estera di uno Stato e sull’intera atmosfera della comunità mondiale. È particolarmente difficile tradurre per gli interpreti simultanei, visto che per orientarsi nel significato di una frase, hanno letteralmente una frazione di secondo.

Errori di interpreti passati alla storia

Anche gli interpreti diplomatici sono persone e le persone possono sbagliare. Rispetto ad altri interpreti, hanno molta più responsabilità e stress, che a volte sfocia in malintesi – divertenti o veramente pericolosi.

  • Una volta un malinteso dell’interprete ha peggiorato seriamente le relazioni tra Stati Uniti d’America e Spagna, sebbene non vi fossero assolutamente ragioni obiettive. L’allora Segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Donald Rumsfeld, aveva espresso la possibilità di nuovi attacchi islamici nelle città europee. Il suo interprete invece aveva enunciato un nuovo atto terroristico che si sarebbe svolto in Spagna. Quindi il costrutto grammaticale, usato in modo scorretto, ha trasformato l’avvertimento alla prudenza in una minaccia esplicita a un altro Stato.
  • La visita di Jimmy Carter in Polonia, nel 1977, si è trasformata in un vero scandalo. Durante questo periodo la Polonia faceva parte del campo socialista, quindi un interprete russo, che conosceva abbastanza sia il Polacco che l’Inglese, è stato incaricato per l’incontro con il 39° Presidente americano. Carter ha cercato di conquistare il pubblico, il suo discorso è stato aperto e amichevole, ma a causa della mancanza di professionalità dell’interprete è stato tutto inutile. Già la prima frase del Presidente “Sono partito dagli Stati Uniti questa mattina” è stata tradotta in modo errato: secondo l’interprete, Carter [aveva detto] “Ho abbandonato gli Stati Uniti per non farvi più ritorno”. Successivamente tutto è volto al peggio: nella traduzione sono comparse allusioni alle parti intime delle donne polacche e alla forte attrazione sessuale di Carter verso i Polacchi. È stato chiamato un altro interprete con urgenza, ma all’incontro non poteva più essere posto rimedio.
  • Il Presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, in un suo discorso a una conferenza stampa, ha affermato che ogni Paese ha il diritto di sviluppare la tecnologia nucleare. L’interprete della CNN ha riferito ciò come una forte dichiarazione: l’Iran intende fabbricare armi nucleari. Non c’è nulla di divertente nei malintesi a questo livello.
  • Nel 2013, tutta la stampa spagnola ha discusso attivamente di uno scandalo politico senza precedenti, causato anche da traduzioni imprecise. Il Rappresentante per l’educazione dell’Unione Europea, Dennis Abbott, aveva menzionato la parola “rubbish” caratterizzando l’affermazione di Jose Vert – l’allora Ministro della Pubblica Istruzione spagnolo. La parola che può essere trasposta dall’Inglese come “qualcosa di completamente ridicolo” è stata tradotta con “spazzatura”.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Anton Rudanov e pubblicato il 18 luglio 2018 su Tranzilla.ru

Traduzione a cura di:
Dott. Alessandro Nicolini
Traduttore freelance EN˃IT / IT˃EN e RU˃IT / IT˃RU
Socio IATI, n. tessera 1259
Trento

Ricreare il testo in un’altra lingua

 Categoria: Traduttori freelance

Nel corso della mia esperienza lavorativa con la lingua inglese, ho avuto modo di sperimentare diverse tipologie di traduzione e infine sono approdata a quella che più fa per me, specializzandomi nella traduzione verso l’inglese. Certo, continuo a tradurre anche dall’inglese al russo, dal momento che la tradizione professionale ha determinato che una persona traducesse verso la propria lingua madre, ma ogni abilità può essere sviluppata con la pratica. L’enorme bonus del lavorare con la lingua più diffusa al mondo è rappresentato dalla possibilità di poter scegliere qualsiasi tematica/argomento. Non mi sognerei mai di tradurre qualcosa di medico, ma collaboro con grande piacere con il complesso museale ”Istituto dell’arte Realista Russa”, traducendo i cataloghi e le didascalie delle loro mostre, in quanto si tratta di un ambito a me molto vicino.

Non credo che nella traduzione scritta l’uomo possa essere sostituito da una macchina. D’altra parte, al giorno d’oggi manca quasi del tutto il mercato per l’interpretazione dall’inglese. Ciò che più mi piaceva era proprio fare l’interprete durante le trattative o gli incontri di lavoro, ma la domanda per questo tipo di servizio è calata quasi del tutto. Molto probabilmente, un importante datore di lavoro non assumerebbe proprio dei collaboratori che non padroneggiano la lingua. È utile conoscere una lingua straniera per integrare una qualsiasi altra professione. In diverse occasioni anche io ho dovuto riqualificarmi, occupandomi all’occorrenza di management, di marketing e di e-commerce. Sono la coordinatrice dell’intera squadra di traduttori di una compagnia internazionale che richiede materiale pubblicitario tradotto in 35 lingue.

Come traduttrice lavoro solo su raccomandazione e non ho mai avuto la necessità di cercarmi io stessa i clienti. Ultimamente noto che le persone conoscono decisamente meglio l’inglese, ma probabilmente è merito non tanto del sistema di istruzione statale, quanto di internet e della maggiore possibilità di viaggiare. L’inglese è una lingua relativamente poco complessa. E in effetti io mi sento completamente sicura in ogni incarico di traduzione in lingua inglese, sebbene non sia madrelingua. La complessità per un non madrelingua è rappresentata soprattutto dagli articoli e dalle virgole, del cui utilizzo non si può mai essere sicuri al cento per cento. È sempre meglio farsi correggere tali sfumature da un editor madrelingua.

Le persone che ho avuto modo di incontrare nell’industria delle traduzioni dall’inglese erano spesso più grandi di me, solitamente oltre la quarantina, hanno dedicato la loro intera vita a questo mestiere e probabilmente non sono più disposti a cambiare. I traduttori molto giovani, al contrario, traducono per circa un anno e poi decidono di cambiare direzione. Dopotutto, la traduzione scritta è un’attività piuttosto monotona che richiede una notevole perseveranza. Viviamo a ritmi sempre più serrati: le persone desiderano imparare il più possibile in poco tempo, invece di focalizzarsi su un solo lavoro.

Fonte: Articolo di Anastasja Pozgoriova tradotto dal russo tratto dal blog Theory&Practice

Traduzione a cura di:
Violetta Giarrizzo
Dottoressa Magistrale in Lingue Straniere per la Comunicazione Internazionale
Torino

Apprendere una lingua con Duolingo (2)

 Categoria: Le lingue

< Prima parte di questo articolo

I vantaggi: Duolingo deve essere raccomandato per vari motivi. È gratuito, è divertente ed è un modo abbastanza facile per apprendere le basi di una nuova lingua. Le lezioni sono molto chiare e ben progettate, e ammetto che gli espedienti di Duolingo con me funzionano (come un incantesimo!). Cerco davvero di sfruttare bene ogni piccolo attimo di tempo (in attesa di una chiamata in conferenza, in attesa di mia figlia alle lezioni di chitarra, e così via), quindi appena Duolingo mi invia un’e-mail, “Hai 5 minuti? Fai una lezione!” Io ci sono. Duolingo offre molti modi per consolidare ciò che si sta imparando: si può passare il mouse sopra una parola per sentirla pronunciata o per visualizzarne l’equivalente in Inglese.

Gli svantaggi: se si sta cercando di imparare una lingua per davvero (o più o meno per davvero), Duolingo ha anche alcuni aspetti negativi. In primo luogo, le lezioni sembrano essere meno varie e creative man mano che si progredisce nella scala. Inizialmente, il corso di Italiano coinvolgeva una vasta gamma di attività: tradurre dall’Italiano all’Inglese e dall’Inglese all’Italiano per iscritto; tradurre a vista frasi scritte in Inglese in Italiano parlato (con analisi della pronuncia), collegare le immagini con i loro sostantivi in Italiano, e così via. Ma, dal momento che ho fatto progressi, gli esercizi traducono in Inglese quasi esclusivamente frasi scritte in Italiano. Il che, se si traduce il Francese per vivere e si ha studiato un po’ di Spagnolo, non è poi così difficile, anche se non si ha la benché minima idea di come produrre quella frase in Italiano. Non è difficile indovinare che il verbo italiano “lavorare” significa “to work”, anche se non si ha la possibilità di farne uso in una frase. Quindi in questo senso, Duolingo aiuta a sviluppare le capacità di comprensione passiva più che le capacità di parlare in modo attivo.

Inoltre, la valutazione di Duolingo “You are X percent fluent in …”(n.d.T.”Tu hai padronanza dell’/ del… per l’X percento”) dà una sensazione molto gonfiata delle proprie abilità, a seconda di come la si considera. Come accennato in precedenza, Duolingo mi classifica con una padronanza dell’Italiano per il 40%. Se con ciò si intende che c’è il 40% di possibilità di comprendere un’espressione in Italiano o che io sono al 40% della conoscenza di base dell’Italiano … OK. Ma scommetto che molte persone che seguono i corsi di Duolingo interpretano tale percentuale come “Sono al 40% del percorso per parlare perfettamente questa lingua”, il che non è affatto così. Ad esempio, sulla base della mia esperienza, è impossibile che qualcuno che ha iniziato dallo 0% e raggiunto il 100% di padronanza, esclusivamente usando Duolingo, possa essere in grado di lavorare come traduttore da quella lingua.

Tuttavia, mi piace il fatto che Duolingo enfatizzi davvero la pratica costante e quotidiana e che le lezioni abbiano una durata che le rende assimilabili, senza percepire che la propria testa stia per esplodere. Esorterei altri traduttori a utilizzare Duolingo, per aumentare la padronanza discorsiva; è gratuito, divertente e molto coinvolgente nell’utilizzo.

Fonte: Articolo scritto da Corinne McKay e pubblicato il 07-12-2017 su thoughtsontranslation.com

Traduzione a cura di:
Dott. Alessandro Nicolini
Traduttore freelance EN˃IT / IT˃EN e RU˃IT / IT˃RU
Socio IATI, n. tessera 1259
Trento

Apprendere una lingua con Duolingo

 Categoria: Le lingue

Dal momento che molti traduttori sono, d’abitudine, studiosi di lingue – oltre alle nostre lingue di lavoro, sembra che cerchiamo sempre di apprenderne di nuove – ho pensato di fornire una breve panoramica della mia esperienza di studio dell’Italiano con Duolingo, un sito online gratuito per l’apprendimento linguistico. Se altri lettori hanno usato Duolingo, sarei interessata a dare ascolto alle vostre impressioni!

Le basi: Duolingo si promuove come “il modo più popolare al mondo per imparare una lingua“. È gratuito e si possono fare le lezioni sul sito web di Duolingo o tramite l’app. Attualmente vengono offerte 23 lingue (quelle che ci si aspetterebbe, oltre a sorprese come l’Esperanto e il Gallese) e il metodo per attirare interesse è che si studia la lingua con incrementi molto piccoli – ogni lezione richiede circa cinque minuti per essere completata. Duolingo è anche molto ludicizzato, dal punto di vista dei contenuti, che piaccia o meno questo tipo di cose. Si guadagnano premi e “lingotti” (tesoro virtuale che può essere riscattato per vari bonus sul sito), e si può anche seguire gli amici che studiano su Duolingo. Come molte altre piattaforme di apprendimento basate sul web, Duolingo offre una versione a pagamento senza pubblicità e consente di scaricare le lezioni per l’utilizzo offline. Gli aggiornamenti a pagamento vanno da 5,99 a 9,99 dollari al mese, a seconda di quanti mesi si sceglie di pagare in una volta.

Il mio scopo: ho iniziato il corso di italiano di Duolingo circa sei mesi fa, con l’obiettivo di riuscire a conversare in Italiano a livello base. Non aspiro a tradurre dall’Italiano. La mia famiglia ha fatto tre gite in bicicletta in Italia e uno dei miei (molti) grandi sogni è, un giorno, occuparmi di un qualche tipo di corso di musica in Italia, per approfondire i miei studi relativi al liuto (cosa posso dire … mi tiene lontano dalle preoccupazioni). Ho seguito i CD “Italian for Dummies” e ovviamente è utile l’esperienza full immersion quando si è in loco. Ma il mio obiettivo è piuttosto essenziale: essere in grado di conversare in Italiano con semplicità. Secondo Duolingo, ora ho padronanza dell’Italiano per il 40%; ne parlerò più approfonditamente in seguito.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Corinne McKay e pubblicato il 07-12-2017 su thoughtsontranslation.com

Traduzione a cura di:
Dott. Alessandro Nicolini
Traduttore freelance EN˃IT / IT˃EN e RU˃IT / IT˃RU
Socio IATI, n. tessera 1259
Trento

Ogni bilingue è un traduttore? (7)

 Categoria: Traduttori freelance

< Sesta parte di questo articolo

I talenti del traduttore non si manifestano solo in una visione ampia e comprensione profonda della vita umana ma anche in altre peculiarità: una ricettività vitale della composizione spirituale di un altro popolo, un’inusuale sensibilità verso la loro psicologia, l’abilità di acquisire i modi di un altro gruppo etnico. Non basta saper parlare una lingua, ma anche essere bilingue e biculturali. Il bilinguismo di Aitmatov, per esempio, fa parte del suo talento. Questo rivela un’importante aspetto del suo “io” artistico, e anche la traduzione dell’autore non è una ripetizione meccanica di un testo già esistente ma una nuova versione profondamente ragionata, che prende in considerazione l’etnicità del nuovo gruppo di lettori.

Come traduttore, acquisire “uno stato mentale composto da due grammatiche”, come Cook (2003) indica rimane ancora un ideale perseguito da relativamente pochi traduttori (persino in un paese “bilingue” come il Camerun), ma ciò non vuol dire che ci sono pochi bilingue, questo articolo sostiene l’idea che il bilinguismo è un continuum, dalla padronanza delle lingue ufficiali alla padronanza di due lingue nazionali.

Non potrei concludere senza sottolineare che le lingue africane convalidano tutti i criteri per fare un qualsiasi sistema di qualità per una lingua. Siccome nessuna lingua viene usata come metro di giudizio di un’altra, stigmatizzare il bilinguismo che coinvolge una lingua africana è solo snobbismo ingiustificato, perché per imparare quelle lingue richiede lo stesso sforzo per qualsiasi lingua europea. Romaine (1995) scrive: “Il bilinguismo per me è il problema fondamentale della linguistica”. Effettivamente lo è, data la realtà linguistica che tutte le lingue sono uguali in complessità e difficoltà nell’apprenderle.

Conclusioni
Come Kaya (2007) ha sostenuto, la domanda se ogni bilingue può tradurre non ha una risposta definitiva, semplicemente perché dipende da cosa s’intende col termine “traduzione”. Vorrei concludere con una frase di A. A. Potebnia, citato da Schäffner, Christina (2001): “Una persona che parla due lingue sposta il carattere e la direzione dei suoi pensieri come passa da una lingua all’altra, e li sposta in un modo che lo sforzo del suo volere… cambia il corso del suo pensiero e influenza poi il suo percorso successivo solo indirettamente. Questo sforzo può essere comparato a quello di un ferroviere che sposta un treno su un altro binario”. Ma se parliamo di cambi, rotaie, strade e le forze motivazionali del bilinguismo e le traduzioni degli autori, continuando le metafora di Potebnia, direi che la traduzione letteraria in generale, e in particolare la traduzione di un autore, non è quando una sola strada è la “primaria” e altre sono “secondarie”.

È un fatto innegabile che il bilinguismo è necessario, ma non sufficiente per essere abili ed efficienti nella traduzione. Altre requisiti includono l’abilità naturale, l’allenamento e la formazione culturale. La necessità di ogni studioso di traduzione di introdurre il suo stile, terminologia, e modo di trasmettere i significati giocano un ruolo significativo nell’attività traduttoria.

Fonte: Articolo scritto dal Dottor S. O. Kolawole e pubblicato nell’aprile del 2012 su Translation Journal

Traduzione a cura di:
Alexis Gagliardi
Laurea in Scienze della Mediazione Linguistica
Torino

Ogni bilingue è un traduttore? (6)

 Categoria: Traduttori freelance

< Quinta parte di questo articolo

Implicazioni nell’abilità innata dei bilingui per la traduzione
Psicolinguisticamente, la parola “innato” indica un’abilità linguistica ereditata, che permette al bambino di parlare prima e meglio degli altri a causa del contatto col suo ambiente. Significa anche che nei bambini esiste una predisposizione nell’imparare a parlare una lingua che sentono nel loro ambiente.

È un’attività volontaria, intrapresa quando si hanno già appreso, completamente o in parte, le strutture e il vocabolario di base della propria lingua madre. Molte persone, ovviamente, non imparano altre lingue oltre quella materna; è quando si entra in contatto con una seconda lingua che ci si rende conto di quanto sia complessa una lingua e quale sia lo sforzo richiesto per apprenderla. Quindi, conoscere una lingua è un grosso ostacolo per impararne un’altra, e non si deve pensare che la competenza in entrambe sia sufficiente per essere un traduttore perfetto. È un dato di fatto che una persona normale padroneggia la propria lingua madre con inconscia facilità, e la gente varia nell’abilità di imparare altre lingue, come variano le loro abilità intellettuali; essere bilingue non vuol dire essere qualcuno in grado di comprendere la complessità dell’altre lingue imparate. Il bilinguismo tardivo porta all’interferenza reciproca tra le lingue, in particolare nel significato delle parole, nella grammatica e a livello della struttura.

Come già menzionato, l’età non è l’unico fattore per identificare la traduzione col bilinguismo, ma ci sono altri fattori come la personalità, il contesto, la motivazione e l’ambiente, fattori essenziali da applicare alla predisposizione alla traduzione. L’abilità cresce col tempo, e ciò contrasta con l’idea di traduzione naturale legata all’età: con la pratica costante l’atto traduttorio perde di naturalezza.

Cos’è quindi la traduzione naturale ? La traduzione è stata considerata come un modo di comunicare da diversi teorici, come Catford (1965), Toury (1995), Nida (1964) e altri. Toury (1995: 248), per esempio, la definisce da una prospettiva socio-culturale come produzione di un testo comunicativo. Da questa definizione, che implica socializzazione, deriva la strategia del riscontro attraverso cui il traduttore riceve ciò che è noto come riscontro normativo. Le norme della società riflettono la lingua d’arrivo e la cultura. Non c’è comunque una sola maniera di fare una traduzione perché non esistono criteri universali di appropriatezza. Questi criteri differiscono da un gruppo sociale all’altro.

Bisogna sottolineare che prima di tutto, un bilingue precoce spesso non conosce così bene le lingue da poter tradurre, alcuni addirittura soffrono di quello che è chiamato alinguismo, uno stato in cui una persona non ha pieno controllo delle lingue che parla. In secondo luogo, i bilingue precoci non conoscono così bene la cultura della lingua d’arrivo da poter fare una traduzione di qualità o non riescono a riconoscere quali aspetti della lingua di partenza e della sua cultura vadano trattati con particolare attenzione. Terzo, a un bilingue precoce spesso mancano le abilità linguistiche analitiche per poter lavorare su un testo difficile.

D’altra parte, un bilingue tardivo può non possedere la stessa conoscenza profonda dei colloquialismi, dello slang e dei dialetti che un bilingue precoce ha, anche se secondo Bell Rogers (1976: 132) bilinguismo corrisponde a biculturalismo, il che vuol dire che chiunque si definisce bilingue deve essere ferrato anche sulle due culture coinvolte.

Settima parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto dal Dottor S. O. Kolawole e pubblicato nell’aprile del 2012 su Translation Journal

Traduzione a cura di:
Alexis Gagliardi
Laurea in Scienze della Mediazione Linguistica
Torino

Ogni bilingue è un traduttore? (5)

 Categoria: Traduttori freelance

< Quarta parte di questo articolo

La traduzione può essere considerata una capacità innata, che può essere sviluppata tramite una formazione, come qualsiasi altra capacità. Questa è chiamata traduzione naturale, che Harris e Sherwood (1978: 155) definiscono come “la traduzione compiuta da persone senza una particolare formazione nelle situazioni di ogni giorno”. Questa idea è supportata dal fatto che i bambini bilingue sanno tradurre o interpretare per gli adulti in varie situazioni, come in casi medici, legali o amministrativi. Harris e Sherwood credono che, anche se l’abilità è qualcosa di naturale, esistono degli stadi attraverso cui passa un traduttore naturale, e la traduzione è coestensiva col bilinguismo, hanno cioè una relazione simile a quella tra il saper parlare una lingua e il saper comunicare.

Toury (1995) comunque è dell’opinione che, nonostante la predisposizione alla traduzione è coestensiva col bilinguismo, l’evoluzione delle abilità del traduttore dipendono dall’interlinguismo, la capacità cioè di stabilire una relazione tra le somiglianze e le differenze tra le lingue.

Secondo Harris e Sherwood un traduttore naturale attraversa tre fasi:

- La prima è la fase di “pre-traduzione”, dove il traduttore usa per lo più singole parole; questo perché il bambino, monolingue, è ancora allo stadio in cui una parola forma una frase.
- La seconda fase è chiamata “autotraduzione”, dove il traduttore traduce ad altri che lui stesso ha detto o scritto. Questa è nota anche come “traduzione intrapersonale”; quando le parole di un soggetto vengono tradotte ad altre persone, si parla di “traduzione interpersonale”.
- L’ultima fase è nota come “trasduzione”, dove il traduttore fa da intermediario tra due persone.

Secondo Harris, l’età è il fattore rilevante che contribuisce all’abilità innata nella traduzione, ma ci sono anche altri fattori: l’età è solo il fattore biologico, ma ci sono anche quello linguistico e sociale. Limitare la discussione sul bilinguismo all’età vuol dire limitare la validità della discussione. Benché i bambini traducano senza ricevere una formazione particolare nel campo della traduzione, quel tipo di traduzione può non tener conto delle implicazioni culturali del messaggio e creare barriere nella comunicazione. La traduzione può essere funzionalmente meno ridondante e spontanea.

Si può concludere che la traduzione si identifica generalmente col bilinguismo. Infatti, Shannon (1987: 115) scrive che la traduzione è coestensiva col bilinguismo, cioè hanno una relazione simile a quella tra parlare una lingua e il saper comunicare. In risposta a questa affermazione, Toury (1995) crede che anche se la traduzione è correlata col bilinguismo, le proprie capacità di traduzione dipendono dall’abilità nello stabilire una relazione tra le somiglianze e le differenze tra due lingue. Non tutti i traduttori traducono allo stesso modo perché è la caratteristica personale di ciascun traduttore, o la loro conoscenza delle lingue, a determinare il successo o il fallimento della traduzione.

Comunque è noto che la competenza può avere qualche relazione con l’età visto che ci può essere un aumento dell’abilità linguistica man mano che si procede con l’età. È necessario aggiungere che le differenze tra traduzioni dello stesso lavoro sono dovute dal fatto che la capacità di trasferimento da una lingua all’altra è diversa da individuo a individuo. Tutto dipende dalla propria capacità interlinguistica.

Sesta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto dal Dottor S. O. Kolawole e pubblicato nell’aprile del 2012 su Translation Journal

Traduzione a cura di:
Alexis Gagliardi
Laurea in Scienze della Mediazione Linguistica
Torino