La traduzione: ricerca intellettuale (3)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Seconda parte di questo articolo

La Cessione Messicana del 1848 ha concesso i territori che comprendono l’attuale California, il Nevada, lo Utah, la maggior parte dell’Arizona, metà del New Mexico e parte del Wyoming e Colorado.[6] Molti messicani che al tempo vivevano in queste aree decisero di restare e diventare americani. Ma i messicani sono americani nello stesso modo in cui è americano chiunque viva sul continente chiamato America.

Perciò come tradurrà una macchina la parola patria? Com’è stata tradotta già in precedenza o nel modo più frequentemente usato? La macchina usa la conoscenza di cui dispone, e la conoscenza di cui dispone sono parole e combinazioni di parole che sono state pubblicate precedentemente, o caricate su internet, oppure presenti in database di traduzioni automatiche. Ma queste traduzioni potranno essere rilevanti per il concetto messicano di patria?
E cosa succederà quando il database del software di traduzione includerà testi provenienti da Spagna? O Cuba? O Argentina? Tradurrà l’idea di patria come viene sentita in maniera unica da ciascuna di queste nazioni?

L’importanza dell’obiettività
I traduttori sono ossessionati da ciò che si cela dietro e dentro le parole da loro usate. Il sapore di un testo viene impregnato di associazioni connesse agli stili di scrittura, selezione di vocabolario, e uso di collocazione. I traduttori devono considerare le implicazioni d’importanza storica intrinseche nelle parole, restando al contempo imparziali nel loro lavoro. La descrizione di un prodotto, per esempio, potrebbe dirci che un prodotto è “il migliore.” Ma in Inglese quel tipo di linguaggio è soggettivo. È l’opinione di qualcuno, non un dato di fatto. Usare questo tipo di linguaggio potrebbe dare al vostro testo una pendenza commerciale o pubblicitaria non desiderata, o ingiustificata.

Barry Ritholtz, un autore americano, curatore di una rubrica giornalistica e analista finanziario, sostiene in un articolo intitolato “Le Due Regole a Sostegno della Ricerca Intellettuale” che le persone hanno bisogno di “fare esperienza intima con tutte le dottrine, teorie, ideologie e dogmi, ma di rifiutare di permettere a queste idee di governare e modellare la propria opinione.”[7] E i traduttori hanno bisogno di questa obiettività per tradurre al meglio.

I traduttori letterari potrebbero pensare che le opinioni degli autori che stanno traducendo sono i punti di vista del traduttore stesso, ma non lo sono. Il traduttore è un cronista, un osservatore-partecipe che raramente si “immette” nel testo, e lo fa quasi esclusivamente per affrontare questioni di ordine delle parole e logica della lingua target. Ma cosa intendo quando classifico la traduzione come ricerca intellettuale? Diamo un’occhiata all’essenza del processo di traduzione per chiarire questa idea.

Note
6) “Mexican Cession”
7) Ritholtz, Barry: “Two Rules Underpinning the Intellectual Pursuit” The Big Picture (December 8, 2008)

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Jesse Tomlinson e pubblicato il 18 Settembre 2017 sul blog di Steve Vitek.

Traduzione a cura di:
Daniele Ceva
Traduttore freelance
Basilea (Svizzera)

La traduzione: ricerca intellettuale (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Una traduzione automatica può giocare un ruolo produttivo nell’assistere il processo di traduzione (ad esempio facendo parte di uno dei diversi strumenti a disposizione del traduttore). È quando la traduzione assistita da un computer diventa una sua esclusiva che il processo diviene corrotto. Le parole sono ben più che scarabocchi su carta da decifrare tramite un algoritmo meccanico. Una parola può riflettere un’intera cultura.

Una macchina non tiene conto di una sfumatura culturale
Prendiamo ad esempio la parola patria in Spagnolo. La tradurremmo come Madrepatria? Terra Natia? Perché non terra nostra,una parola proveniente da una terza cultura (“nostra terra” in Latino), per descriverne il significato ai lettori inglesi? Potremmo anche proseguire su un altro percorso e tradurre patria come “nazione.”
Un traduttore ha diverse domande da tenere in considerazione. Come si riferisce la cultura target al proprio paese? Quali implicazioni ha la parola della cultura target nel suo distinto contesto culturale? Questo non è che un piccolo assaggio del lavoro intellettuale che viene effettuato dai traduttori.

Diamo uno sguardo alle parole “terra natia” e alle loro implicazioni e storia. Negli Stati Uniti, le parole divennero d’uso comune dopo l’11 Settembre, con la creazione del Dipartimento della Sicurezza Interna degli Stati Uniti d’America: una potente organizzazione governativa incaricata di proteggere la nazione dalle minacce terroristiche. “Terra natia” erano un tempo parole usate dal movimento Sionista negli anni ’20 e ’30 per riferirsi “alla terra natia” situata nel Medio Oriente.[3] Più in là, Hitler estese la sua interpretazione, per avanzare l’idea che le persone necessitavano di una devozione tribale alla terra e alla nazione, così da creare un senso di superiorità razziale.

Josh Marshall, autore ed editore del sito talkingpointsmemo.com, fa notare che “la frase entrò realmente a far parte del vocabolario pubblico con l’uscita di Transforming Defense: National Security in the 21st Century,un rapporto sul futuro delle forze militari statunitensi creato dal cosiddetto “Comitato per la Difesa Nazionale.”[4] Le parole “Terra natia” furono connesse a “difesa territoriale,” intrinsecamente connesse alla Difesa Missilistica Nazionale.[5]

Queste parole provenienti da altri mondi non sarebbero la mia scelta di riferimento per il Messico. Semplicemente, non sono adatte alla storia e al contesto della parola spagnola patria. Questa patria si riferisce alla storia messicana; al fare mestizaje, la mescolanza di persone spagnole con persone indigene, a due rivoluzioni, all’intrigo e imbroglio della storia messicana, così come al sangue versato sul suolo messicano. Anche in questo senso, i contorni sono sfocati, poiché l’America era il Messico, il Messico è l’America, e i confini sono cambiati.

Note
3) “Time for the U.S. to Dump the Word Homeland,” Truthout (September 23, 2014)
4) Marshall, Josh. “I Read An,” Talking Points Memo Editor’s Blog (June 5, 2002)
5) Ibid

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Jesse Tomlinson e pubblicato il 18 Settembre 2017 sul blog di Steve Vitek.

Traduzione a cura di:
Daniele Ceva
Traduttore freelance
Basilea (Svizzera)

La traduzione: ricerca intellettuale

 Categoria: Tecniche di traduzione

Il post ospite di oggi, originariamente pubblicato nel numero di Settembre 2017 dell’ATA Chronicle, è oggi ripubblicato qui sul mio blog con il permesso di Jesse Tomlinson, una traduttrice e interprete dallo Spagnolo all’Inglese. È attualmente responsabile della Divisione Letteraria dell’Associazione Traduttori Americani, e vive a Guadalajara, Mexico.
La sfumatura coinvolta nella traduzione si lega nell’elemento intellettuale nel considerare il significato del testo d’origine. Che significato ha il testo? Cosa cerca di descrivere?

Una traduzione ben svolta ha più bisogno di sfumature che di semplice sostituzione delle parole, con tonalità e livelli di significato che una traduzione automatica non può esprimere.
È la creazione di questa sfumatura che rende la traduzione una ricerca intellettuale. La traduzione è spesso considerata una comodità, e viene riferita nella lingua delle comodità con parole quali “venditore” e “fornitore di servizi di traduzione,” o più recentemente “editore postumo di traduzione elaborata automaticamente”, nonché “revisore di testi automaticamente tradotti.”

In alcune cerchie un’impresa di traduzione viene vista come servizio che può essere prodotto o fabbricato tramite l’uso esclusivo di processi svolti da macchine apposite.
Ad esempio, la traduzione assistita dal computer (in Inglese conosciuta con l’acronimo CAT) è stata commercializzata come strumento capace di incrementare la velocità e la precisione nell’attuare gli incarichi ripetitivi che fanno parte del processo di traduzione.[1]

Questi strumenti sono diventati per le agenzie un sistema per pagare meno i traduttori, tramite mancati pagamenti o pagamenti parziali per “corrispondenze totali” (parole in un documento che sono già tradotte nel database del software di traduzione), o per “corrispondenze parziali” dove esiste già“una frase o un segmento per il quale lo strumento di memoria di traduzione riesce ad abbinare alcune delle parole del documento originario alla lingua target […]”.[2] Pagare a parole non riflette il compito dei traduttori, poiché insinua una sostituzione parola per parola e distrae dal vero incarico degli stessi, che coinvolge la revisione (includendo sia le parole a corrispondenza parziale che totale) nella stesura finale della traduzione.

Questo modo di pensare riduttivo, sempre più popolare, è basato sul presupposto che una traduzione effettuata da una macchina possa offrire un prodotto di qualità semplicemente sostituendo le parole in una lingua con le parole di un’altra. In realtà la traduzione è un impegno complesso che coinvolge lingue connesse per propria natura agli ecosistemi culturali in cui esse vengono parlate. Il cuore del processo di traduzione opera nella mente del traduttore, non nelle viscere di una macchina. La vera traduzione è un’arte che coinvolge la comprensione e la stima dell’autore verso la cultura che sta alle spalle della lingua stessa, riflettendola. È l’arte di esercitare un intelletto.

Note
[1] SDL
[2] Net-Translators, Transation Terminology

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Jesse Tomlinson e pubblicato il 18 Settembre 2017 sul blog di Steve Vitek.

Traduzione a cura di:
Daniele Ceva
Traduttore freelance
Basilea (Svizzera)

I traduttori sostituiti dalle macchine? (2)

 Categoria: Strumenti di traduzione

< Prima parte di questo articolo

“Made in Turkey:” la traduzione automatica e il contesto
Uno dei punti di forza della traduzione automatica è la velocizzazione del lavoro. Gli uomini possono avere bisogno di giorni per rivedere un documento, mentre i sistemi di traduzione automatica ci mettono solo qualche ora a tradurre lo stesso testo. Secondo Kmiec la tecnologia può avere alcuni vantaggi in determinate circostanze.

La traduzione automatica aumenta l’efficienza in determinate situazioni, a seconda dell’argomento della traduzione. Ma in molti altri casi è solo uno spreco di tempo perché le parole che utilizza corrispondono spesso alle definizioni più comuni dei termini del testo originario,” dice il linguista. E aggiunge che un altro ostacolo è rappresentato dal fatto che le macchine non posseggono capacità linguistiche sofisticate.

“Per l’espressione inglese ‘Made in Turkey’ si trovano traduzioni come ‘Prodotto in Tacchino’, perché la macchina ha confuso la nazione con il volatile,” dichiara Kmiec. Moya aggiunge che una traduzione automatica scarsa può addirittura ridurre l’efficienza, perché obbliga i revisori a lavorare più tempo su un documento che non scorre bene. Ma ammette che in alcune situazioni può essere vantaggiosa. E Boulton la pensa più o meno come lui.

“Considerando le esperienze che ho avuto finora, no, la traduzione automatica non rende il lavoro più semplice. Per una persona qualsiasi che si ritrova davanti a un testo e vuole farsi un’idea del contenuto, la traduzione automatica può essere utile,” dichiara la traduttrice. “Ma nei miei settori (tecnico, legale e marketing) è uno spreco di lavoro rispetto al metodo tradizionale, che prevede l’uso di memorie di traduzione, glossari e le mani con cui scrivere.”

Fonte: Articolo scritto da Jake Schild e pubblicato nel luglio 2017 sul Translation Journal

Traduzione a cura di:
Francesca Clemente
Traduttrice EN, ES>IT
Milano

I traduttori sostituiti dalle macchine?

 Categoria: Strumenti di traduzione

Hal, il primo robot del grande schermo, è apparso nel film 2001: Odissea nello spazio quasi cinquant’anni fa. Oggi, dopo mezzo secolo dall’uscita del film, non abbiamo raggiunto il livello di super intelligenza rappresentato nel film, ma senz’altro ci stiamo avvicinando. E con il progresso dell’intelligenza artificiale l’idea di un mondo dominato dalle macchine sembra sempre meno improbabile. La tensione tra uomo e macchina è particolarmente palpabile nel settore linguistico, dove in molti hanno predetto che la traduzione automatica prima o poi si sostituirà ai traduttori umani.  Gli analisti del settore hanno espresso parecchie riflessioni, ma che cosa ne pensano i traduttori di questo scenario?In fin dei conti,se l’intelligenza artificiale supera quella degli uomini,sono loro a essere coinvolti più da vicino. Abbiamo parlato con tre linguisti per conoscere il loro punto di vista sulla traduzione automatica e abbiamo scoperto che tutti e tre sono del parere che, nonostante il progresso tecnologico, i traduttori non devono ancora radunare le proprie cose e liberare la scrivania.

La traduzione automatica è di buona qualità?
Abbiamo raccolto le opinioni di alcuni traduttori che grazie ai loro quarant’anni di esperienza si sono potuti fare un’idea della qualità della traduzione automatica, dei suoi pregi e dei suoi difetti. Tutti e tre ne hanno notato i limiti, specialmente nella scelta delle parole in base al contesto. Jorge Moya e Claudia Boulton sostengono che la traduzione automatica sia di bassa qualità.

“Con i testi molto semplici può anche funzionare, ma non appena ci si ritrova davanti a un testo tecnico o, ancora peggio, a un testo di marketing o di formazione delle risorse umane, la traduzione automatica proprio non funziona,” afferma Boulton, che lavora con il tedesco e l’inglese. “Mi sono ritrovato a revisionare moltissimi testi talmente incomprensibili che, in pratica, ho dovuto ritradurli da zero.”

Nicolas Kmiec, traduttore dall’inglese al francese, ammette che la traduzione automatica non è efficace se applicata a testi letterari o di medicina, ma nota che la tecnologia ha comunque fatto passi da gigante.

“Credo che la qualità stia migliorando. Un’azienda mi ha chiesto di revisionare un testo molto tecnico prodotto con un sistema di traduzione automatica e devo dire che era fatto abbastanza bene. Una volta che si inserisce la terminologia nella macchina, il rischio di incorrere in errori di significato, di traduzione e di lessico si riduce molto,” afferma. “C’è da dire che in questo campo le traduzioni sono abbastanza semplici: si tratta di frasi brevi con soggetto, verbo e complemento oggetto.”

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Jake Schild e pubblicato nel luglio 2017 sul Translation Journal

Traduzione a cura di:
Francesca Clemente
Traduttrice EN, ES>IT
Milano

Le dieci lingue più importanti (3)

 Categoria: Le lingue

< Seconda parte di questo articolo

7. Tedesco
Il tedesco è una potenza economica su scala mondiale. Con una reputazione per qualità, artigianato e intelligenza, le aziende tedesche come Allianz, Bosch, Siemens e DeutscheBank dominano le rispettive industrie. Il tedesco è parlato in alcuni dei paesi economicamente più importanti d’Europa: Germania, Austria, Belgio, Svizzera, Lussemburgo e Lichtenstein. Le aziende tedesche operano in tutto il mondo e, se volete le loro aziende, devete imparare la loro lingua.

8. Giapponese
Come la Germania, il Giappone ha una reputazione per eccellenza nel mondo degli affari. Il Giappone è una delle economie più alte del mondo con il terzo PIL più alto. Anche se la loro economia è tesa a stagnare, è importante non respingere l’ingegnosità delle imprese giapponesi. Imparare la lingua, almeno a livello di base, è molto impressionante e un ottimo modo per assicurare le imprese con le aziende giapponesi.

9. Portoghese
Il portoghese è un’ottima lingua da imparare dato che il Brasile sta diventando una superpotenza economica. Tuttavia il portoghese non è solo parlato in Portogallo e in Brasile, è la lingua ufficiale di 10 paesi dall’America meridionale all’Africa all’Asia. Allontanati da tutte le persone che imparano lo spagnolo e prova con il portoghese!

10. Hindi
Con quasi 300 milioni di nativi, l’hindi è la lingua ufficiale dell’India insieme all’inglese. Tuttavia, imparare l’Hindi non significa che sarai in grado di parlare a tutti quelli che provengono dall’India. Secondo il censimento del 2011, sono presenti 1.635 lingue riconosciute in tutto il paese. La seconda lingua in India è l’inglese ed è una lingua importante per la comunità imprenditoriale in India. Anche se imparare l’hindi ti aiuterà a parlare con alcuni indiani, non aspettarti che sia una panacea per le tue aspirazioni in India.

Fonte: Articolo pubblicato il 23 agosto 2014 sul sito CoreLanguages

Traduzione a cura di:
Marina A. Silveri
Tecnico della gestione aziendale
Studentessa di tedesco

Le dieci lingue più importanti (2)

 Categoria: Le lingue

< Prima parte di questo articolo

3. Mandarino
La Cina è una grande paese con molte persone ed etnie. Sapevi che oggi ci sono quasi 300 lingue diverse parlate in Cina? Sebbene le lingue come il cantonese (parlato a Hong Kong, Macau, nella provincia di Guangdong e in molte comunità cinese oltremare) e il tibetano sono largamente parlati, la lingua ufficiale della Cina è il mandarino (pronunciato Putonghua) ed è parlato da più persone rispetto ad ogni altra lingua sulla Terra. Con l’economia cinese, che si prevede diventare la numero 1 entro il 2020, imparare il mandarino potrebbe aiutarti a guadagnare molti soldi in futuro.

4. Arabo
L’arabo è la lingua ufficiale di oltre 20 paesi e viene parlata da più di 200 milioni di persone. Troverai questa lingua parlata dall’Asia sud-occidentale all’Africa nord-occidentale. Se si lavora nei settori dell’energia o della difesa o se si prevede di lavorare nella diplomazia internazionale, l’arabo è un lingua fondamentale da imparare.

5. Francese
Certamente tutti noi conosciamo il francese come lingua dell’amore, ma è anche un’ottima lingua per il commercio. È parlato in oltre 40 paesi, principalmente in Europa e Nord Africa. Se stai cercando di espanderti nei mercati europei o africani, diciamo enchanté de français!

6. Russo
Certamente può sembrare che tutto il mondo occidentale sia impegnato a sanzionare la Russia, ma non escluderlo ancora. Il russo è parlato in tutta l’Europa centrale e orientale e in Russia. È la seconda lingua più popolare della letteratura scientifica e tecnica dopo l’inglese e viene parlata da quasi 200 milioni di persone. Con una delle economie più grandi al mondo, la Russia è troppo grande per essere ignorata.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato il 23 agosto 2014 sul sito CoreLanguages

Traduzione a cura di:
Marina A. Silveri
Tecnico della gestione aziendale
Studentessa di tedesco

Le dieci lingue più importanti

 Categoria: Le lingue

“Se parli con un uomo in una lingua a lui comprensibile, arriverà alla sua testa. Se gli parli nella sua lingua, arriverà al suo cuore.- Nelson Mandela”

Ci sono tanti motivi per imparare una nuova lingua. Se sei proprietario di un’azienda, potresti desiderare espandere la tua azienda verso un nuovo mercato all’estero. Se lavori in una società orientata al livello internazionale, potresti desiderare di comunicare con i colleghi e posizionarti per una promozione. Se ami viaggiare, imparare una lingua apre molte porte a un’avventura all’estero. O forse sei solo interessato ai benefici cognitivi di imparare una nuova lingua.

Tutti sappiamo che ci sono molti modi in cui possiamo beneficiare dall’apprendimento di una nuova lingua. Quindi come dovremmo decidere quale lingua fosse meglio per te? Se mirassi a un’azienda forse dovresti scegliere una lingua di un paese che preveda una crescita economica. I paesi del Bric (Brasile, Russia, India, Cina) sono stati il centro di molti speculatori in questo campo. Se vuoi riuscire a parlare una nuova lingua con molte altre persone, forse è meglio imparare una delle lingue più parlate come il mandarino o lo spagnolo.

Qualunque sia la tua motivazione, queste sono le migliori 10 lingue più importanti da imparare.

1. Inglese
L’inglese è la lingua franca del commercio e del mondo accademico. Nella maggior parte dei paesi è la lingua della scuola elementare insegnata nelle scuole e può essere compresa da più o meno 1/3 della popolazione mondiale. L’inglese è cruciale per chiunque voglia crescere a livello globale.

2. Spagnolo
Lo spagnolo è la lingua ufficiale di oltre 20 paesi ed è parlato da più di 400 milioni di persone. È anche la seconda lingua degli Stati Uniti. Secondo l’ufficio del censimento americano, lo spagnolo è la lingua primaria parlata a casa da 38,3 milioni di persone di  5 anni o più negli Stati Uniti. È più che raddoppiato rispetto al 1990 ed è previsto continuare a crescere velocemente. Se vuoi fare affari negli Stati Uniti o veramente da qualsiasi parte nell’emisfero occidentale, español es para usted!

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato il 23 agosto 2014 sul sito CoreLanguages

Traduzione a cura di:
Marina A. Silveri
Tecnico della gestione aziendale
Studentessa di tedesco

Au revoir lingua Inglese? (2)

 Categoria: Le lingue

< Prima parte di questo articolo

Secondo uno dei primi traduttori dell’Unione Europea, non è stato l’avvento della Gran Bretagna ad aver spodestato il francese come principale lingua procedurale dell’UE, ma piuttosto l’arrivo dei diplomatici austriaci, svedesi e finlandesi a metà degli anni novanta. Da questo momento in poi i funzionari dei nuovi stati membri hanno utilizzato l’inglese, invece del francese, come loro seconda lingua. In una statistica del 2012 della Commissione Europea, il 38% degli adulti al di fuori dei paesi nei quali l’inglese è una lingua ufficiale era in grado di avere una conversazione in quella lingua. La stessa quota per il francese era soltanto del 12%.

Fino al 2014, il Parlamento Europeo ha stimato che il 95% dei testi della Commissione Europea sono stati redatti in inglese, e che l’inglese era parlato almeno due volte più di qualunque altra lingua nel Parlamento Europeo. Questo non significa, tuttavia, che le aziende possano essere soddisfatte e che possiamo sperare che il mondo ci parlerà in inglese se gridiamo abbastanza forte.
Da quando è stato innescato l’Articolo 50, abbiamo notato un aumento del numero di aziende britanniche che traducono documenti per l’incorporazione di imprese negli stati membri dell’UE, manuali per il personale e materiale di conformità normativa.

Vi è stato un modesto aumento della domanda di traduzioni del contenuto di pagine internet al cinese e all’arabo, legate ad opportunità d’investimenti esteri e d’esportazioni. In quanto donna d’affari lituana-britannica con un’azienda nel Regno Unito e progetti gemellati nell’UE, vorrei vedere che il Regno Unito e L’Unione Europea parlino una lingua che generi pace e prosperità in entrambe le regioni per i decenni a venire. Brindo a questo, o dovrei dire, Prost, Sante!, На здоровье (Na zdrowie), Na zdraví, Sláinte, Salute, Saúde, Salud, Skål, ΥΓΕΙΑ (Yamas), į sveikatą, o forse persino ⼲杯 (gān bēi).

Fonte: Articolo scritto da Jurga Zilinskiene e pubblicato il 05 ottobre 2017 sul sito Today Translations. Questo articolo è apparso per la prima volta in Make Europe Work! ® rivista pubblicata da COBCOE. Jurga è l’AD di Today Translations ed un membro della COBCOE Brexit Task Force.

Traduzione a cura di:
Nikola Lorenzin
Ingegnere Energetico
Madrid

Au revoir lingua Inglese?

 Categoria: Le lingue

L’era dell’inglese come lingua franca in Europa sta arrivando al termine e le imprese britanniche dovranno iniziare a comunicare in francese o in tedesco se vorranno sopravvivere dopo il Brexit. Questo era lo spensierato punto di vista di un mio amico irlandese mentre stavamo chiacchierando nella City un paio di settimane fa accompagnati da una freddissima pinta di Guinness. Mentre prendevo un altro sorso dalla mia pinta, gli ho detto che questo era “Complete nesąmonė!”. L’ho informato che l’espressione viene dal lituano e ho continuato spiegandogli che mi aspetto di veder fiorire l’inglese, e che ho delle prove a riguardo. Il mio amico ha ammesso che a Dublino è più facile sentir parlare inglese che gaelico. In più, era impossibile ignorare il fatto che la raffinata pronuncia inglese del giovane spagnolo che ci stava servendo era migliore di quella di molti madrelingua inglesi.

Nonostante molti deputati europei abbiano suggerito che l’inglese perderà lo status di lingua ufficiale dopo il Brexit, questo fatto sembra molto improbabile. È stata la Gran Bretagna ad aver scelto l’inglese come lingua ufficiale, e gli altri due principali stati membri dell’UE a lingua inglese, Irlanda e Malta, hanno quindi proposto rispettivamente il gaelico e il maltese. Tuttavia, secondo una statistica della Commissione Europea, il 93% della popolazione irlandese riconosce l’inglese come propria lingua materna. Oltretutto, per l’UE è stato impossibile tradurre tutti i documenti pubblici dal Gaelico per via di una carenza di traduttori. Pertanto, l’inglese non sparirà dall’Unione Europea.

Un altro cambio allo status dell’inglese che viene suggerito è che nonostante rimarrà una lingua ufficiale dell’UE, smetterà di essere una lingua procedurale, ciò significa che gli affari condotti a Bruxelles saranno limitati al francese e al tedesco. Pure questo scenario sembra poco plausibile. Infatti, la maggior parte dei funzionari dell’UE utilizzano l’inglese. Dal momento che Gran Bretagna e Irlanda non furono stati fondatori del predecessore dell’UE, la Comunità Economica Europea, la stragrande maggioranza della legislazione dei primi anni della CEE è stata redatta in francese.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Jurga Zilinskiene e pubblicato il 05 ottobre 2017 sul sito Today Translations. Questo articolo è apparso per la prima volta in Make Europe Work! ® rivista pubblicata da COBCOE. Jurga è l’AD di Today Translations ed un membro della COBCOE Brexit Task Force.

Traduzione a cura di:
Nikola Lorenzin
Ingegnere Energetico
Madrid

Le difficoltà di tradurre l’haiku in inglese (6)

 Categoria: Problematiche della traduzione

< Quinta parte di questo articolo

Ennesima difficoltà semantica è rappresentata dai nomi di animali e piante, spesso usati negli haiku come immagine del cambiamento stagionale: alcuni non esistono nei paesi stranieri e tormentano i traduttori. Le due traduzioni di ‘cicale’ di Bashō menzionate sopra sono buoni esempi: in Giappone, le cicale sono un’icona familiare di incantevoli panorami estivi. Ma nei paesi occidentali non sono così famose e a volte la cicala è perfino vista come un mero insetto rumoroso; per coloro che la pensano in questa maniera è difficile comprendere la visione di questo haiku.

Conseguentemente, le traduzioni degli haiku spesso necessitano di spiegazioni addizionali per superare questi ostacoli o rompere le costrizioni di forma metrica, per quanto sia desiderabile vengano riprodotte esclusivamente le varie tecniche retoriche usate nella poesia originale. Ma conseguire l’obiettivo di mantenere la compatibilità tra forma e contenuto mentre ci si conforma a queste restrizioni sembra una difficoltà troppo grande da superare, per questo molti studiosi sono arrivati alla comprensibile conclusione che sia impossibile tradurre puntualmente un haiku in inglese.

Nonostante ciò, la traduzione degli haiku è considerabile un’attività creativa valida: per superare la difficoltà del differente apparato grammaticale e del differente alfabeto è necessaria una grande inventiva. Quale forma o quale contenuto abbia più valore, quale interpretazione applicare, sono domande la cui risposta dipende dalla personalità e dall’originalità del traduttore che può mostrare così tutte le proprie abilità linguistiche. Piuttosto che vedere la traduzione degli haiku come un’operazione che rappresenti ed imiti solamente l’arte dell’haiku originale, la traduzione di per sé può essere vista come una forma d’arte, di cui questo saggio vorrebbe considerare il valore.

Bibliografia:
*D. C. Buchanan. (1976). One Hundred Famous HAIKU. Tokyo&San Francisco. Japan Publication, Inc.
*F. Yamagishi. [山岸文明] (2000). English Translation of Modern Japanese Haiku. [現代俳句の英訳]. Numadsukoutohsenmongakkoukenkyuhoukoku [沼津高等専門学校研究報告. Report of research in Professional High school of Numadsu], 34, p.175-180
*J. Reichhold. (2002). Writing an Enjoying Haiku: A Hands-on Guide. Tokyo. Kodansha International Co., Ltd.
*K. Satoh [佐藤和夫]. (1982). Sotogawakaramita haiku [外側から見た俳句. Haiku viewed from the outside]. Haiku [俳句. Haiku], 31(9), p.52-59.
*K. Tsuruta [鶴田欣也]. (1965). Eiyakusareta haiku no mondaiten [英訳された俳句の問題点. The controversial points of haikus translated into English]. Hikakubungaku [比較文学. Comparative literature], 8, p.20-27.
*O. Murata [村田修]. (1986). Haiku nyumon: Hajime no hajime. Tokyo. Tokyo Bijutsu[東京美術].
*R. H. Blyth. (1950). HAIKU Vol.2: 俳句. Tokyo. Hokuseidoshoten[北星堂書店].
*Y. Matsuo [松尾靖秋]. (1982). Haiku niokerukokusaisei [俳句における国際性. Internationality in haiku]. Haiku [俳句. Haiku], 31(9), p.42-51.
*Y. Murakami. (1991). CLASSIC HAIKU: A Master’s Selection. . Tuttle Publishing.
*Zolbrod. L. (1982). Kinsei haiku no eiyaku to goshichigotyou [近世俳句の英訳と五・七・五調. English translation of the early modern haikus and 5-7-5 syllables form]. Haiku [俳句. Haiku], 31(9), p.80-81.

Fonte: Articolo scritto da Shoehi Kodama e pubblicato il 22 maggio 2014 sul sito Universitarianweb

Traduzione a cura di:
Francesca Proietti Mancini
Dott.ssa in Lettere e Filosofia
Roma RM

Le difficoltà di tradurre l’haiku in inglese (5)

 Categoria: Problematiche della traduzione

< Quarta parte di questo articolo

Questo poema di Bashō è controverso perfino tra gli studiosi giapponesi: che aspetto abbia l’albero, dove sia, quanti corvi vi stiano appollaiati sopra e che messaggio o sensazione il poeta stia cercando di esprimere sono tutti misteri irrisolti. Il traduttore utilizza molte rappresentazioni di colore e disegna un’immagine variopinta, ma la traduzione è innegabilmente verbosa.

Similarmente, la traduzione di parole peculiari e concetti è un grande ostacolo. Alcune particelle della lingua giapponese non possono essere tradotte in proposizioni inglesi e hanno bisogno di alcune parole esplicative, come il ‘kireji’ (切れ字), letteralmente ‘carattere finale’, che ha lo scopo di sottolineare la fine di un verso. È usato immediatamente dopo una parola o una frase per enfatizzare la profonda emozione di un poeta: ammirazione, meraviglia, nostalgia, attaccamento o sorpresa sono tutte espressioni ben espresse dal kireji. Il suo significato è piuttosto ambiguo e si traduce in varie maniere; a volte semplicemente non è tradotto e altre, purtroppo, completamente eliminato. Ecco alcuni esempi di traduzione del kireji:

Haiku Originale                      Translitterazione                    Traduzione Letterale
荒海や ———————————————— araumiya ————————————- Il mare selvaggio
佐渡によこたふ ————————— sado ni yokotau —————————– oltre l’isola di Sado
天の川 ——————————————— ama no gawa ————————————– la Via Lattea
(松尾芭蕉)                             MatsuoBashō

Traduzione Inglese                                 Traduzione dall’inglese
So wild a sea—                                           Il mare così selvaggio
and, stretching over Sado Isle            Che si allunga oltre l’Isola di Sado
the Galaxy…                                                    E la Galassia…
(H. Henderson)

A wild sea!                                                   Il mare selvaggio!
And the Galaxy stretching out                 E la Galassia che si allunga
Over the Island of Sado                                Oltre l’isola di Sado
(R. H. Blyth)

O’er wild ocean spray,                             Il mare selvaggio s’allarga
All the way to Sado Isle                              Fino all’isola di Sado
Spreads the Milky Way!                               E verso la Via lattea!
(D. Blitton)

wild seas                                                        Mare selvaggio
to Sado shoring up                                      Fino a Sado s’allunga
the great star stream                              Il grande torrente di stelle
(C. Corman and S. Kameike)

Seconda particolarità oltre il kireji sono le onomatopee, decisamente più sviluppate in lingua giapponese che in tutte le lingue occidentali, molte delle quali non hanno una traduzione esatta, rendendo così necessaria da parte dei traduttori l’invenzione di soluzioni alternative. Un esempio:

Haiku Originale                     Translitterazione                  Traduzione Letterale
梅が香に —————————————– umega ka ni ————————— Al profumo del pruno
のっと日の出る ————————– notto hi no deru —————– improvvisamente sorge il sole
山路かな —————————————– yamajikana ————————– sul sentiero di montagna
(松尾芭蕉)                            MatsuoBashō

Traduzione Inglese                                        Traduzione dall’inglese
Suddenly the sun rose,                                Il sole sorge improvvisamente
To the scent of the plum blossoms,              Al profumo dei fiori di pruno
Along the mountain path.                            Lungo il sentiero di montagna
(R. H. Blyth)

Blyth ha tradotto ‘notto’ come ‘improvvisamente’ anche se le due parole hanno una sfumatura piuttosto diversa; a difesa di questa traduzione, Blyth afferma che ‘notto’ e ‘improvvisamente’ rappresentano uno ‘scossone’ alla mente del poeta e alle sue impressioni, piuttosto che l’improvvisa alba del sole. Inoltre, oltre R.H.Blyth, A.Miyamori, K.Yasuda, H.Henderson, tutti hanno tradotto ‘notto’ come ‘improvvisamente’, quindi questo particolare problema sembra difficile da risolvere.

Sesta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Shoehi Kodama e pubblicato il 22 maggio 2014 sul sito Universitarianweb

Traduzione a cura di:
Francesca Proietti Mancini
Dott.ssa in Lettere e Filosofia
Roma RM

Le difficoltà di tradurre l’haiku in inglese (4)

 Categoria: Problematiche della traduzione

< Terza parte di questo articolo

Mentre l’haiku originale non ha pronomi personali questo traduttore, utilizzandoli, traduce ingegnosamente la poesia in una forma di dialogo tra lui e il fagiano che comparato però con la semplicità dell’originale, non può non sembrare un po’ ridondante. L’ambiguità e le molteplici possibilità di interpretazione sono elementi essenziali delle composizioni haiku e queste problematiche non possono che rendere alcune traduzioni imprecise se non addirittura imperfette.

Un’altra questione problematica è l’ordine delle parole: in giapponese è abbastanza libero, ma in inglese è rigidamente statico. Come risultato i lettori di haiku tradotti non possono fare esperienza dell’emozione di domandarsi quale parola seguirà:

Haiku Originale                       Translitterazione                      Traduzione Letterale
閑けさや       —————————–        shizukesaya         ——————————- Immobilità
岩にしみいる   ————————–      iwa ni shimiiru        ————————- graffia la roccia
蝉の声    ———————————–         semi no koe        ————————– la voce delle cicale
(松尾芭蕉)  ——————-—–          MatsuoBashō

Traduzione Inglese                   Traduzione dall’inglese
Such stillness     ———————-          Tutto è immobile
The cries of the cicadas    ———–   Il pianto delle cicale
Sink into the rocks     ——————–      Penetra le rocce
(D. Keens)

Calm and serene       ——————-      Calmo e sereno
The sound of a cicada    ————–    Il suono della cicala
Penetrates the rock    —————–       Graffia la roccia
(Y. Murakami)

Nell’haiku originale, gli elementi semantici sono ordinati così: ‘immobile’, ‘penetrazione’ e ‘suono delle cicale’. Quest’ordine crea l’aspettativa e accende l’eccitazione del lettore: ‘cosa enfatizza l’immobilità e penetra le rocce’? In inglese, invece, il ‘suono delle cicale’ deve essere posizionato prima di ‘penetrazione’, perché ‘penetrare’ rappresenta un verbo o il modificatore di uno stato. Il gusto originale non è preservato nella traduzione e questo è indubbiamente un difetto.

Un’altra importante differenza linguistica che rende difficoltoso il processo di traduzione è il sistema alfabetico, caratterizzato da lettere minuscole e maiuscole per l’alfabeto romanzo, di tre tipi nella lingua giapponese: Hiragana, Katakanae Kanji. In giapponese, parole con lo stesso significato possono avere sfumature differenti, avere una pronuncia diversa ed essere scritte quindi con differenti caratteri; parole invece dalla stessa pronuncia ma di diverso significato saranno riconoscibili perché scritte in due maniere distinte. La bellezza di alcuni haiku è creata dalla combinazione di diversi tipi di caratteri che non può essere rappresentata nelle traduzioni Inglesi.

Il secondo motivo principale dell’impossibilità di una traduzione perfettamente puntuale e corretta è l’incompatibilità tra ‘forma’ e ‘contenuto’ e la difficoltà di preservazione del loro legame; in questo contesto, la parola ‘contenuto’ riguarda l’immagine e l’emozione che il poeta dell’haiku vuole esprimere nel proprio lavoro, mentre la parola ‘forma’ riguarda lo stile unico e le tecniche fonologiche o retoriche dell’haiku stesso, come lo stile metrico ‘5-7-5’ o l’uso del kigo. La difficoltà nel tradurre il contenuto sta spesso nell’interpretazione delle metafore e delle sfumature di significato di parole specifiche e distintive, che rendono alcuni haiku troppo complessi e profondi per una traduzione letterale.

Haiku Originale                     Translitterazione                  Traduzione Letterale
枯枝に  ——————————————-   kareeda ni  ————————— Sul ramo rinsecchito
烏のとまりたるや ————— karasu no tomaritaruya —————- è appollaiato il corvo
秋の暮  ——————————————— aki no kure ——————————- notte d’autunno
(松尾芭蕉)——————————-   MatsuoBashō

Traduzione Inglese                                                     Traduzione dall’inglese
The Autumn gloaming deepens into night;              L’autunno scintillante nella notte
Black’ giants the slowly-facing orange light,     Gigante nero si volta verso la luce arancio
On withered bough a lonely crow is sitting.          Un corvo siede su un ramo rinsecchito
(クララ・ウォルシュ)

Quinta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Shoehi Kodama e pubblicato il 22 maggio 2014 sul sito Universitarianweb

Traduzione a cura di:
Francesca Proietti Mancini
Dott.ssa in Lettere e Filosofia
Roma RM

Le difficoltà di tradurre l’haiku in inglese (3)

 Categoria: Problematiche della traduzione

< Seconda parte di questo articolo

Proprio per le peculiarità grammaticali della lingua, i poeti giapponesi non devono specificare se un nome è singolare o plurale, in che tempo verbale sia espresso un verbo, o anche chi o cosa sia il soggetto principale. In inglese  i traduttori devono manifestare tutti questi elementi togliendo così al lettore possibilità di immaginazione e discernimento al riguardo: per esempio, due traduzioni dello stesso haiku sottostante mostrano la differenza tra singolare e plurale per ‘cicala’ (蝉)  e ‘pietra’ (岩).

Haiku Originale                       Translitterazione                      Traduzione Letterale
閑けさや       —————————–        shizukesaya         ——————————- Immobilità
岩にしみいる   ————————–      iwa ni shimiiru        ————————- graffia la roccia
蝉の声    ———————————–         semi no koe        ————————– la voce delle cicale
(松尾芭蕉)  ————————         MatsuoBashō

Traduzione Inglese                   Traduzione dall’inglese
Such stillness     ———————-          Tutto è immobile
The cries of the cicadas    ———–   Il pianto delle cicale
Sink into the rocks     ——————–      Penetra le rocce
(D. Keens)

Calm and serene       ——————-      Calmo e sereno
The sound of a cicada    ————–    Il suono della cicala
Penetrates the rock    —————–       Graffia la roccia
(Y. Murakami)

Nella versione originale l’enfasi non è sul numero di cicale o di rocce ma nella loro mera esistenza, elemento che la traduzione inglese non può riflettere. Come altro esempio basta osservare l’haiku di Matsuo Bashō citato prima:

Haiku Originale                  Translitterazione                        Traduzione Letterale
古池や    ——————————         furuikeya    —————————————- Vecchio stagno
蛙飛び込む    ———————–    kawazutobikomu   ————————— Una rana salta dentro
水の音    ——————————        kaze no oto     ———————————- Rumore di acqua
(松尾芭蕉) ———————–       MatsuoBashō

Traduzione Inglese                Traduzione dall’inglese
Oldpond   ——————————–          Vecchio stagno
frogs jumping in    ——————       Il salto della rana
Sound of water    ———————–       Suono d’acqua
(L. Hearn)

The old pond    ————————        Il vecchio stagno
A frog jumps in   ———————          Una rana salta
Plop!   ————————————–                 Plop!
(R. H. Blyth)

In teoria, il ‘suono d’acqua’ è conseguito dal fatto che la rana vi salti dentro, ma in generale il poeta lascia intenzionalmente l’ordine della consecuzione ambiguo per creare un’immagine altrettanto ambigua. Anche in questo caso, che rana (蛙) sia singolare o plurale dipende dal traduttore. Anche questo esempio mostra bene la problematica del soggetto indefinito:

Haiku Originale                    Translitterazione                  Traduzione Letterale
秋深き   ——————————–          akifukuaki    ——————————- Tardo autunno
隣は何を    —————————      tonari wanaka o ——————————– cosa i vicini
する人ぞ    —————————         surubitozo     ———————————- fanno ora?
(松尾芭蕉) ———————–        MatsuoBashō

Traduzione Inglese                       Traduzione dall’inglese
It is late autumn    —————————–       Tardo autunno
I wonder what my neighbors    ——- Chissà cosa i miei vicini
Will be doing now    ——————————–   Fanno adesso
(D. C. Buchanan)

Nell’haiku originale, nonostante sia il poeta a porsi la domanda, abbreviando il soggetto generalizza sulla questione e cerca di accattivarsi l’empatia del lettore. Ma questo strumento è assente nella traduzione. Ecco un altro esempio:

Haiku Originale                       Translitterazione                  Traduzione Letterale
蛇食ふと     ——————————        ebishokufuto —————      Poichè mangia i serpenti
聞かばおそろし   ——————-     kiko ka baosoroshi    —————— ho paura di sentire
雉子の声  ————————–              kijishi no koe   ————————– la voce del fagiano
(松尾芭蕉)  ——————              MatsuoBashō

Traduzione Inglese                         Traduzione dall’inglese
I heard you eat snakes  —————-  Ho sentito che mangi serpenti
And since then, I fear to hear   — Per questo ho paura di sentire
Your voice, O pheasant   ————-         La tua voce, fagiano
(マークス)

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Shoehi Kodama e pubblicato il 22 maggio 2014 sul sito Universitarianweb

Traduzione a cura di:
Francesca Proietti Mancini
Dott.ssa in Lettere e Filosofia
Roma RM

Le difficoltà di tradurre l’haiku in inglese (2)

 Categoria: Problematiche della traduzione

< Prima parte di questo articolo

Nonostante il significato dell’haiku sia enigmatico ed oscuro per coloro che non conoscono la cultura giapponese (e spesso anche per chi la studia approfonditamente), è certo che la sua popolarità sia cresciuta in tutto il mondo; alcuni studiosi del diciannovesimo secolo hanno avuto un ruolo importante nell’introduzione dell’haiku in Occidente, i più famosi tra i quali sono Basil Hall Chamberlain e Patrick Lafcadio Hearn (conosciuto e naturalizzato in Giappone come Koizumi Yakumo  [小泉八雲]). Nel ventesimo secolo, il libro in quattro parti ‘Haiku’ redatto da Reginald Horald Blyth diede un grande contribuito allo scopo di far conoscere questo genere poetico ed è considerata la prima collezione di haiku tradotti in inglese. Una delle più famose poesie pubblicate in questo libro è:

Haiku Originale                   Translitterazione                       Traduzione Letterale
古池や    ————————————-    furuikeya    ————————————– Vecchio stagno
蛙飛び込む  —————————   kawazutobikomu —————————  Una rana salta dentro
水の音   ————————————    kaze no oto     ———————————– Rumore di acqua
(松尾芭蕉)                          MatsuoBashō

Traduzione Inglese             Traduzione dall’inglese
The oldpond   —————————–   Il vecchio stagno
A frog jumping in   —————-  Una rana salta dentro
The sound of water   ——————  Suono d’acqua

Allo stesso tempo, non solo gli occidentali ma anche alcuni studiosi giapponesi hanno provato a tradurre haiku in Inglese:

Haiku Originale                       Translitterazione                  Traduzione Letterale
夏草や   ————————————–       natsukusaya ————————           Erba estiva
兵どもが    ————————-        tsuwamono domo ga   ———————- Per i guerrieri
ゆめの跡   —————————             yume no ato    ————————— La fine del sogno
(松尾芭蕉)                               MatsuoBashō

Traduzione Inglese                                     Traduzione dall’inglese
In summer grasses     ——————————————      Nell’erba estiva
Are now buried     ————————————————–      Sono sepolti
Glorious dreams of ancient warriors   ———–  Sogni di guerrieri antichi
(Y. Murakami)

Come risultato di queste attività, l’haiku è diventato famoso e popolare in molti paesi, compreso l’Est Europa e l’Africa; per esempio, nel 1982 ben 712 persone hanno partecipato in una gara di haiku dell’Ambasciata Giapponese in Senegal. Nonostante il fascino e l’unicità degli haiku abbia stregato tutto il mondo ancora ci si chiede se sia possibile tradurli correttamente in lingua inglese, e molte delle problematiche (anche solo le più palesi) lascerebbero presumere che sia impossibile: la sola differenza grammaticale tra inglese e giapponese è uno dei fattori più rilevanti, a cui si unisce la difficoltà creata dal diverso sistema alfabetico.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Shoehi Kodama e pubblicato il 22 maggio 2014 sul sito Universitarianweb

Traduzione a cura di:
Francesca Proietti Mancini
Dott.ssa in Lettere e Filosofia
Roma RM

Le difficoltà di tradurre l’haiku in inglese

 Categoria: Problematiche della traduzione

L’haiku, sviluppatosi attorno al diciassettesimo secolo ed ancora oggi popolarissimo non solo in Giappone ma anche in molti altri paesi stranieri, è probabilmente la più singolare forma di espressione poetica in tutta la letteratura giapponese. In questo articolo considereremo la possibilità della traduzione del genere haiku in inglese; alcune difficoltà, illustrate negli esempi, potrebbero portare alla conclusione che una traduzione adeguata e puntuale sia impossibile ma allo stesso tempo, approfondiremo l’importanza della traduzione stessa come mezzo di comunicazione interculturale.

Nell’haiku vengono utilizzate molte delle numerose tecniche retoriche e stilistiche proprie di molti altri generi poetici: similitudine, metafora, ossimori e giochi di parole sono solo alcune di queste, perché sotto altri aspetti l’haiku è un genere a sé stante: a differenza di altre composizioni è molto breve, segue rigidamente una struttura metrica propria (il primo e il terzo verso devono contenere cinque sillabe, il secondo sette) e deve essere diviso in due fasi: il ‘frammento’ e la ‘frase’. Il ‘frammento’ è il primo verso o l’ultimo, gli altri due sono ‘frasi’. Un esempio:

“Evening settles down                                               “Scende la sera
the moorhen on seven eggs                                        il fagiano su sette uova
dew upon the glass”                                                   rugiada sul vetro”

Qui il primo verso è il ‘frammento’, gli altri due sono ‘frasi’; come si può facilmente intuire, in una composizione che non può essere né lunga né complessa non è necessario inserire punteggiatura o maiuscole; viene utilizzato quasi unicamente il tempo verbale presente così che i lettori possano fare esperienza della percezione del poeta come se fosse la propria.

Altro punto di differenziazione è il tema principale dell’haiku: la rappresentazione della natura attraverso la sensibilità del poeta che la percepisce attraverso i cinque sensi; per dipingerla in sole diciassette sillabe vengono utilizzati diversi stratagemmi, tra cui ilKigo [季語], letteralmente ‘parola stagionale’, un termine che rappresenta un elemento caratteristico di ogni stagione. Infine, l’haiku si basa su concetti peculiari ed elusivi: Wabi [侘], Sabi [寂] and You-gen [幽玄]. Questi concetti hanno diversi significati, interpretabili solo a seconda del contesto; Sabi viene di solito tradotto letteralmente come ‘solitudine’, ma può rappresentare qualcuno o qualcosa di ‘miserabile’, ‘insignificante’, ‘patetico’ o ‘povero’. Wabi, considerato il ‘fratello gemello’ di Sabi, rappresenta generalmente un’idea di ‘elegante semplicità’ o ‘raffinamento sottomesso’ ed è basato sullo spirito giapponese di vedere la modestia come virtù e di considerare la bellezza come il risultato di una vita semplice. Al contrario, You-Gen rappresenta la ‘grazia misteriosa’ o la ‘profondità sconosciuta’; se anche per la letteratura e la filosofia giapponese non  c’è un’ovvia ed unica interpretazione di questi termini e della relazione che li unisce, è ovviamente difficile per gli stranieri catturarla.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Shoehi Kodama e pubblicato il 22 maggio 2014 sul sito Universitarianweb

Traduzione a cura di:
Francesca Proietti Mancini
Dott.ssa in Lettere e Filosofia
Roma RM

7 motivi per parlare un’altra lingua (o più)

 Categoria: Le lingue

È indiscutibile: parlare una, anzi parecchie, lingue straniere è un vero e proprio vantaggio che permette di viaggiare senza confusione in un paese straniero, di comunicare con persone che non comprenderebbero altrimenti, di immergersi profondamente in una cultura che non sia la nostra e, più banalmente, di sapere ciò che si ordina al ristorante! Numerosi studi dimostrano anche che la pratica di una lingua straniera è benefica per la salute, e soprattutto per il cervello. Il vantaggio dei bilingui?

Una migliore flessibilità cognitiva
Gli adulti che parlano due lingue straniere dall’infanzia sembrano avere più facilità ad affrontare gli imprevisti rispetto agli altri, secondo uno studio di Journal of Neuroscience che ha misurato la capacità dei partecipanti effettuando un compito che coinvolgeva la loro flessibilità cognitiva, compito a cui i bilingui hanno adempiuto più velocemente e utilizzando meno energia.

Uno spirito più vivo con l’età
Lo stesso vale per le persone che hanno imparato una lingua straniera in età adulta, secondo la rivista scientifica Annals of Neurology. Alcune persone di madrelingua inglese sono state sottoposte ad un test di intelligenza all’età di undici anni, ripetuto poi verso i settant’anni. Quelle che parlavano due o più lingue avevano più capacità cognitive – soprattutto in termini di intelligenza generale e facilità di lettura – rispetto agli altri.

Uno sguardo diverso sulle parole
I bilingui registrerebbero certe parole più velocemente, soprattutto quando hanno gli stessi sensi in entrambi le lingue, secondo uno studio del giornale Psychological Science. Studiando i movimenti oculari, i ricercatori si sono accorti che i bilingui passavano meno tempo a guardare le parole identiche in entrambe le lingue (come “sport” in inglese e in francese), ciò suppone che il loro cervello ha bisogno di meno tempo per identificarle, scrive la rivista Scientific American.

Meno chance di soffrire della malattia di Alzheimer
L’Alzheimer può colpire tutti, ma i bilingui svilupperebbero questo problema quattro o cinque anni dopo rispetto agli altri, se si crede ai risultati presentati alla conferenza dell’Associazione americana per il progresso scientifico tenuta nel 2011. Lo studio riguarda 450 pazienti, di cui la metà erano bilingue dalla loro più giovane età.

Migliori capacità analitiche a scuola
I bambini bilingui sembrano più dotati per i compiti analitici e creativi, secondo uno studio di International Journal of Bilingualism. Questo osservava 121 bambini, di cui una metà bilingue, che dovevano ripetere delle serie di cifre, effettuare calcoli mentali e riprodurre ugualmente delle costruzioni di blocchi di colori, secondo HealthDay.

Un cervello più rapido al cambiamento
I bambini bilingui avrebbero anche più facilità a cambiare compito, secondo uno studio comportamentale: dei bambini guardano alternativamente delle  foto di animali e dei colori su uno schermo del computer. Quando gli veniva chiesto di premere sulla tastiera per passare da una all’altra, i bilingui erano più veloci.

Pensare in un’altra lingua per prendere una decisione migliore
Quando le persone riflettono in un’altra lingua, generalmente prendono decisioni più razionali, come ha dimostrato uno studio psicologico nel 2012. Poiché abbiamo la tendenza a voler evitare ciò che può comprometterci, limitiamo l’assunzione dei rischi, anche quando le circostanze giocano a nostro favore. Ma alcuni ricercatori dell’Università di Chicago si sono accorti che il fatto di riflettere in un’altra lingua creava una distanza che portava a decisioni più maturamente riflettute e meno dipendenti dalle nostre emozioni.  “La ragione principale di questo fenomeno, è forse che una lingua straniera ha meno importanza affettiva di una lingua materna”, ha dichiarato il ricercatore SayuriHayakawa. “Una reazione emozionale può comportare decisioni fondate più sulla paura che sulla speranza, anche quando la probabilità di successo è molto elevata. ”

Fonte: Articolo scritto da Amanda L. Chan e pubblicato il 21 giugno 2014 sul sito dell’Huffington Post

Traduzione a cura di:
Marina A. Silveri
Tecnico della gestione aziendale
Studentessa di tedesco

Tradurre la comicità dei prodotti audiovisivi

 Categoria: Tecniche di traduzione

L’umorismo è l’ingrediente fondamentale di molte società e dunque si trova in qualsiasi lingua e cultura, ma siamo sicuri che in ogni Paese si rida per le stesse cose? Ci possiamo trovare di fronte a battute, gag, barzellette più inclini a essere tradotte in modo efficace quando gli utenti della lingua di partenza e di quella di arrivo condividono una stessa conoscenza e dei valori che permettono loro di apprezzare quel determinato tipo di comicità, ma questo accade così spesso? Il comico è fortemente legato alle strutture socioculturali della comunità di cui è espressione, infatti non solo è vincolato alla lingua in cui nasce, ma ha anche un’importante componente geografica e temporale. Effettivamente quello che fa ridere in Italia non ha necessariamente lo stesso effetto nel resto d’Europa, e magari ancor meno in Asia; allo stesso modo, quello che divertiva i nostri nonni sembra spesso ormai superato. Lo sanno bene i traduttori che hanno il difficile compito di mantenere l’effetto comico dell’originale nella lingua e cultura di destinazione che spesso manca dei riferimenti necessari a comprendere una battuta o che predilige altri stimoli umoristici. È vero sì che esistono temi universalmente comici, ma ogni società scherza più su alcuni argomenti e rimane indifferente su altri, dando vita a un proprio senso dell’umorismo a volte inimitabile.

Il traduttore che si trova di fronte a una commedia comica o a una sit-com deve possedere un’ampia conoscenza non solo della lingua ma anche del panorama culturale emittente, dal momento che molto spesso si possono ritrovare riferimenti a persone, situazioni ed elementi sconosciuti alla cultura ricevente. Per quanto possano essere impeccabili le strategie di traduzione e adattamento adottate in questo tipo di prodotti, le immagini, il contesto, le abitudini e i paesaggi che appaiono sono espressione di un mondo che lo spettatore di un altro Paese non riconosce come suo. Molto spesso ci si imbatte anche in ostacoli linguistici come le combinazioni di giochi di parole e i riferimenti culturali che risultano divertenti nella lingua di partenza ma che presentano difficoltà per quanto riguarda la resa traduttiva. Anche quando una battuta sembra inequivocabile nell’originale, non dobbiamo dimenticarci che il linguaggio e le specificità culturali vanno di pari passo e sono inseparabili. I giochi di parole di un testo tradotto dovrebbero, idealmente, rispettare quelli della lingua di partenza, mantenendone le peculiarità linguistiche e cercando di riprodurre nel target lo stesso effetto comico dell’originale. Non tutte le lingue, però, hanno la stessa possibilità di creare combinazioni linguistiche che riescano a riprodurre battute corrispondenti a quelle iniziali.

Un elemento da tenere in considerazione nelle sit-com è poi la presenza delle risate preregistrate che devono necessariamente scaturire da una battuta che risulti comica anche in italiano, per fare in modo che il pubblico non si domandi il perché di quella reazione. Bisogna evitare che i telespettatori, sentendo ridere, non facciano altrettanto solo per imitazione o tantomeno che credano che gli ascoltatori originali si divertano facilmente per una cosa che non ha niente di comico. Sicuramente adattare questo tipo di prodotti è complicato e pieno di insidie, oltre agli ostacoli traduttivi in sé ci sono poi quelli tecnici (la lunghezza delle battute, la sincronia con il labiale etc.) ma senza dubbio si tratta di un lavoro creativo ed estremamente stimolante.

Autrice dell’articolo
Giulia Rovai
Traduttrice ed adattatrice italiano <> inglese, italiano <> spagnolo
Pescia (PT)

Il quotidiano del traduttore letterario (4)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Terza parte di questo articolo

Chi ad esempio traduce dalle lingue scandinave ha una parola per testa (Kopf), non per principale (Haupt). Ci si orienta dunque al testo nel suo complesso, al contesto. Quali sono i termini corretti, è la sintassi corretta? Dal punto di vista  grammaticale è più semplice, tuttavia non sempre, come nel caso del  congiuntivo. Il bello in letteratura è che tutto è possibile. A potere tutto sono in primo luogo gli autori. Anche i traduttori possono tutto, ma devono poter dire perché. Nella traduzione di Céline, che nel “Voyage au bout de la nuit” utilizza correttamente i congiuntivi francesi e scrive correttamente il discorso indiretto, il traduttore deve riflettere se far parlare il narrante al congiuntivo 1 o al congiuntivo 2 o all’indicativo.

Nella trasposizione di questo testo narrativo incredibilmente in lingua parlata e appassionante, il traduttore deve sottostare a parecchie limitazioni. Ricorre alla possibilità di rinunciare totalmente al congiuntivo nel discorso indiretto tedesco e di restare all’indicativo, salvo poche eccezioni. La questione decisiva in questo caso è se il tipo di testo, la forma narrativa, la figura, la funzione nel testo consentano di rimanere all’indicativo o se sia meglio optare per un congiuntivo.

Domande che il traduttore si deve sempre costantemente porre e alle quali l’originale non risponde sul piano grammaticale: che tipo di testo deve scrivere il traduttore? Come deve muoversi tra le possibilità della propria lingua che la lingua di partenza proprio non gli offre? Sull’esempio della prima frase de “L’ Etranger” di Camus (Hier matin maman est morte), si pone il quesito:  come va tradotto “maman”? Perché Camus ha scritto quel che ha scritto?  Già persino una frase così breve mostra che ci sono diverse possibilità di una traduzione corretta. Ma quale di queste è la letteraria che corrisponde al  meglio al testo di partenza nel suo complesso e a questo punto del testo stesso?  Questo è il nodo cruciale. La letteratura diventa letteratura solo a mezzo di un grande insieme di fattori mutevoli: suono e ritmo, brillantezza, humor, ironia, giochi di parole, slang,  idioletti, socioletti, etc. Tutte queste caratteristiche devono essere trasmesse nel modo più adeguato possibile.

Fonte: Articolo pubblicato il 17 febbraio 2010 sul sito Linguapolis

Traduzione a cura di:
Paola Boano
Traduttrice freelance DE-> IT   IT-> DE
Diplomata al “Goethe Institut” di Torino
Ivrea (TO)

Il quotidiano del traduttore letterario (3)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Seconda parte di questo articolo

La letteratura tradotta come fattore economico
La Germania è il più vasto mercato nel mondo per quanto concerne la letteratura tradotta. Il 15% delle nuove pubblicazioni sono traduzioni, di cui il 75% dall’area linguistica inglese o angloamericana che costituisce una grossa parte dell’economia nazionale. Parte rilevante della produzione editoriale è costituita da traduzioni. Spesso vengono già indicati gli autori delle traduzioni. Alcuni editori hanno persino iniziato a inserire delle brevi descrizioni dei traduttori nelle loro presentazioni o anche nel risvolto di copertina. Le case editrici non potrebbero esistere senza i traduttori, i traduttori letterari non possono vivere di traduzione, cosa che è un ulteriore paradosso. Quindi il traduttore deve lavorare sempre di più e più velocemente, vale a dire a cottimo; è pagato a pagina. Grazie alla provvigione in percentuale sui biglietti, la traduzione di pezzi teatrali è leggermente più vantaggiosa.

Criteri di traduzione
Un tempo era semplice. Allora per le traduzioni, alla maturità vigeva il criterio “giusto” o “sbagliato”. Più avanti non ci furono più traduzioni. Giusto/sbagliato vale anche per le traduzioni tecniche quali istruzioni per il montaggio, corrispondenza legale, ecc. I criteri “giusto” e “sbagliato” sono presenti anche nelle traduzioni letterarie, ma in questo caso si aggiungono proprietà estetiche, ad esempio suono e ritmo, non solo nella poesia, ma anche nella prosa narrativa. La letteratura lavora con parecchi fattori mutevoli, non solo con lessico e grammatica, ma anche con spazi associativi e qualità emozionali, che sono i primi a fare della letteratura quello che è e che rendono il grado di letterarietà dei testi più o meno alto. Nelle traduzioni letterarie devono senz’altro essere presenti i termini esatti, si devono utilizzare correttamente grammatica e sintassi, ma proprio la sintassi tedesca è cosi flessibile da offrire molte possibilità in più di tante altre lingue , tanto che il traduttore deve riflettere se utilizzare o meno le varianti tedesche che la lingua straniera gli offre.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato il 17 febbraio 2010 sul sito Linguapolis

Traduzione a cura di:
Paola Boano
Traduttrice freelance DE-> IT   IT-> DE
Diplomata al “Goethe Institut” di Torino
Ivrea (TO)

Il quotidiano del traduttore letterario (2)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Prima parte di questo articolo

Versione leggermente abbreviata dell’ esposizione di Hinrich Schmidt-Henkel
Hinrich Schmidt Henkel traduce dal 1987 letteratura dal Francese, Italiano e Norvegese, essenzialmente letteratura di intrattenimento e pezzi per il teatro. In precedenza ha studiato Germanistica e Romanistica ai fini dell’insegnamento, il che tuttavia non costituisce alcuna premessa per tradurre letteratura, così come del resto l’avere intrapreso un percorso di studi quale interprete-traduttore. Tra i colleghi ci sono provenienze e background  formativi  piuttosto diversificati, ma gli studi filologici sono comuni. Tutti noi abbiamo a che fare con letteratura tradotta sia nelle professioni accademiche che nei  media e nell’editoria e tutti, in qualità di lettori, abbiamo a che fare con la traduzione letteraria.

Il  traduttore letterario – un autore mancato
Hinrich Schmidt-Henkel mette fine alla falsa convinzione che il traduttore letterario sia un autore mancato, come spesso editori e lettori erroneamente pensano. Si tratta di due professioni sostanzialmente differenti. Secondo Schmidt-Henkel bisognerebbe scrivere solo nel caso in cui si abbia qualcosa da dire. Il traduttore letterario potrebbe scrivere, qualora lo volesse, avendo a disposizione una lingua per farlo. Ma anche se lo facesse, disporrebbe comunque di una sola lingua. Gli mancherebbe dunque quello che nel tradurre dà accessibilità allo spazio che per il traduttore letterario risulta così affascinante ed esistenzialmente necessario: il contatto tra due lingue e lo spazio tra le stesse.

Tradurre letteratura significa: amore per la stessa e amore per le lingue, percepire un’opera letteraria in una lingua straniera che si ama e si conosce al meglio, e decostruire l’opera in un’altra lingua, muoversi in uno spazio intermedio non descrivibile fino a ricostruirla nella propria amata lingua madre, di cui occorre innanzitutto essere padroni. Per la traduzione letteraria esistono moltissime immagini comparative e metafore; sarebbe come “ballare coi piedi incatenati” o ”scolpire un liquido”. A tutte è comune un chiaro paradosso.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato il 17 febbraio 2010 sul sito Linguapolis

Traduzione a cura di:
Paola Boano
Traduttrice freelance DE-> IT   IT-> DE
Diplomata al “Goethe Institut” di Torino
Ivrea (TO)

Il quotidiano del traduttore letterario

 Categoria: Traduzione letteraria

L’antologia “Relazioni su esperienze maturate” di Germanopolis si rivolge a tutti coloro che desiderano lavorare a livello professionale nel settore linguistico. Nell’ambito di questa raccolta, esperti in lingue relazionano sulle proprie esperienze e sulle specificità della propria professione. Lo scopo è di offrire ai futuri interpreti e traduttori uno sguardo sull’aspetto pratico, preparandoli così al meglio per il futuro professionale.

Tradurre letteratura significa: amore per la stessa e amore per le lingue, percepire un’opera letteraria  in una lingua straniera che si ama e si conosce al meglio, e decostruire l’opera in un’altra lingua, muoversi in uno spazio intermedio non descrivibile fino a ricostruirla nella propria amata lingua madre, di cui occorre innanzitutto essere padroni” (Hinrich Schmidt-Henkel).

Relazione su esperienze maturate
L’espressione letteratura mondiale è per molti oggi qualcosa di scontato, ma potrebbe esistere  questa opinione senza il traduttore letterario? Goethe, Hugo, Shakespeare, per citare solo alcuni grandi nomi della letteratura mondiale, sarebbero probabilmente accessibili solo ad una élite di linguisti. Oggi circa la metà di tutte le nuove pubblicazioni di letteratura di intrattenimento  presenti sul mercato tedesco è costituita da  traduzioni. Nonostante ciò il traduttore letterario, questo artista nel mondo dei traduttori, passa purtroppo  troppo spesso inosservato. Ma chi è allora  questo lavoratore nell’ombra, questo orafo delle parole, che spesso viene sottopagato? Hinrich Schmidt-Henkel, traduttore di autori prestigiosi, quali L.-F. Céline, Jean Echenoz, Hervé Guibert, Albert Camus, Jon Fosse, Erik Fosnes Hansen, Henrik Ibsen, Stefano Benni, Pier Vittorio Tondelli , nella sua esposizione ci fa prendere confidenza con il profilo professionale del traduttore letterario.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato il 17 febbraio 2010 sul sito Linguapolis

Traduzione a cura di:
Paola Boano
Traduttrice freelance DE-> IT   IT-> DE
Diplomata al “Goethe Institut” di Torino
Ivrea (TO)