Cliente e traduttore possono aiutarsi (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

E poiché i traduttori non sono mai veramente riconosciuti per il loro lavoro – eccetto i traduttori letterari, il cui nome può apparire nel volume tradotto – il traduttore diviene una sorta di “scrittore fantasma” a tutti gli effetti, la cui presenza viene notata solamente quando compie degli errori, o quando qualcuno si accorge che quei listini di prodotti devono giusto essere tradotti in spagnolo per il lancio delle vendite di lunedì a Madrid.

Sicuramente la migliore traduzione è quella che non appare come una traduzione, in cui il traduttore fatica a rendere il suo lavoro il più impercettibile possibile. Allo stesso modo dell’esaustività delle proprie aspettative, sentiamo regolarmente lamentele da ambo le parti. Clienti che si lamentano del livello scarso del traduttore, che il suo prezzo è troppo alto, che il file non è mai stato consegnato, o che la terminologia era sbagliata. Nel frattempo i traduttori si lamentano che i clienti pagano troppo poco, che le scadenze sono irragionevoli, o di aspettative quali mettere insieme i pezzi di un testo tradotto usando sistemi automatici di traduzione.

La fluida gestione di qualsiasi lavoro di traduzione è quindi di pari interesse per il cliente e per il traduttore, e ancora, la mancanza di comprensione del procedimento di traduzione ha la potenzialità di essere altamente dannosa. In questa serie di articoli spero di dare qualche idea su cosa comporti veramente questa meravigliosa professione, e di fornire qualche suggerimento a coloro che si chiedono come scegliere il tipo di fornitore di traduzioni adatto, per rendere il procedimento il più possibile vantaggioso e senza stress per tutte le parti coinvolte.
Buona lettura.

Fonte:  Articolo scritto da Fiona Grace Peterson e pubblicato il 18 ottobre 2016 sul suo sito

Traduzione a cura di:
Andrea Piancastelli
Traduttrice freelance
London, UK

Cliente e traduttore possono aiutarsi

 Categoria: Traduttori freelance

Oggigiorno la traduzione rappresenta una parte cruciale nell’attività di molte aziende, ma non è sempre stato così. Nel libro “Is that a fish in your ear?“ David Bellos ci mostra come l’India, per esempio, nonostante la sua moltitudine di lingue, non possieda una tradizione nel campo della traduzione. Nulla è stato prodotto fino ai tempi più recenti, mentre i suoi abitanti parlano tre, quattro o cinque lingue. E nel Medioevo, i grandi viaggiatori come mercanti e marinai, avrebbero assorbito e mescolato le varie lingue che incontravano: Cristoforo Colombo, per esempio, pare che parlasse italiano, spagnolo, latino, greco, ebraico e un po’ di arabo. Ma i tempi sono cambiati, e la traduzione è diventata non solo una necessità pratica per coloro che aspirano a rendere accessibile la propria documentazione a un pubblico più vasto, ma anche un requisito legale per istituzioni come l’Unione Europea o l’Agenzia europea per i medicinali. Ciò nonostante, è una professione che continua a essere sottostimata e sottovalutata, da molti incompresa e conturbante.

Sicuramente molte persone non la considerano neanche una professione, piuttosto qualcosa che può essere fatta da chiunque abbia una minima conoscenza di due lingue e l’aiuto di un dizionario, testimonianza rintracciabile nel flusso continuo di errori di traduzione che incontriamo ovunque ci voltiamo, dai menu dei ristoranti agli annunci dei negozi, dai manuali tecnici ai siti internet. In realtà la traduzione è una professione altamente qualificata, affinata in anni di pratica, che richiede una conoscenza specialistica e tanta abilità. Coloro che non hanno esperienza di traduzione diretta probabilmente ignorano il gran numero di diversi aspetti coinvolti: una padronanza completa della lingua di origine e di destinazione, familiarità con l’argomento, abilità nel ricreare lo stile del testo originale in modo da produrre lo stesso effetto sul lettore destinatario, così come una conoscenza della cultura delle lingue coinvolte, in modo da produrre una traduzione che sia tanto precisa quanto naturale.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte:  articolo scritto da Fiona Grace Peterson e pubblicato il 18 ottobre 2016 sul suo sito

Traduzione a cura di:
Andrea Piancastelli
Traduttrice freelance
London, UK

Difficoltà nel tradurre documenti legali (2)

 Categoria: Problematiche della traduzione

< Prima parte di questo articolo

Forme di traduzione più difficili
Le traduzioni di documenti legali in lingue straniere sono considerate più difficili di altre traduzioni tecniche. Ciò che le rende tali è la terminologia giuridica perché ogni nazione possiede il proprio gergo così come il proprio sistema giuridico. Succede spesso che la terminologia sia diversa anche in paesi in cui la lingua parlata è identica.

Requisiti del traduttore
Un traduttore legale deve avere le competenze in tre aree: competenze nello stile di scrittura particolare della lingua di arrivo, familiarità con la terminologia pertinente e una conoscenza generale dei sistemi giuridici degli lingue di partenza e di arrivo. Non c’è spazio per la traduzione parola per parola quando si traducono documenti legali. Pertanto, il traduttore professionista di documenti legali deve essere in parte detective, esperto di diritto e linguista con la quantità di lavoro di ricerca che deve essere fatto per poter decodificare la fonte e scrivere il suo significato reale che non dovrà discostarsi mai, anche se una traduzione esatta non è possibile in nessun caso, dal contenuto di origine.

Allo stesso modo, il traduttore deve capire il contesto in cui deve essere utilizzata la traduzione poiché questo influenzerà l’approccio nella traduzione del documento. Questo influisce sicuramente su diversi parametri, tra cui il tono o registro, la sintassi, la fraseologia e la terminologia. Quando il testo di partenza non è ben scritto, anche in questo caso è lavoro del traduttore decidere se tradurlo in qualcosa di vago come l’originale o renderlo significativo, che potrebbe essere il caso, pur essendo ostacolato dalla scarsa scrittura. La traduzione di documenti legali è un compito così impegnativo. Richiede traduttori professionisti che hanno la giusta formazione accademica e che siano supportati da anni di esperienza in traduzione giuridica.

Fonte: articolo scritto da Amit Sonawane e pubblicato sul sito Omniglot

Traduzione a cura di:
Simona Altobelli
Laurea in Lingue e Letterature Straniere
Latina

Difficoltà nel tradurre documenti legali

 Categoria: Problematiche della traduzione

Se il linguaggio giuridico necessita di essere tradotto, occorre ricorrere ad un esperto che sia altamente informato di pratiche e termini legali. La traduzione di documenti legali deve essere corretta ed accurata e, tra tutti i lavori di traduzione, è uno dei più difficili. Ci sono molte cose che necessitano di una traduzione legale come i certificati di nascita, lettere di domande di lavoro, conferme di brevetti tecnici, registrazioni di deposizioni, rendiconti finanziari, documenti prove, materiali contenziosi e contratti commerciali. I traduttori non dovrebbero essere in possesso soltanto di una conoscenza generale della terminologia giuridica, dovrebbero essere anche molto esperti di requisiti di legge e delle complessità legali appartenenti ai sistemi giuridici e culturali stranieri.

Il processo
La traduzione di per sé è già un processo complesso che coinvolge così tante competenze specifiche.
Tuttavia, tradurre documenti giuridici è ancora più impegnativo poiché le ripercussioni del benché minimo errore comportano una procedura legale complessa per essere invertita, a prescindere dai costi finanziari. Ci sono alcune cose da tenere in mente quando si esegue una traduzione di un testo legale.  Il testo di partenza è strutturato per seguire il sistema legale conforme alla propria lingua e cultura giuridica. Il testo di arrivo invece sarà letto da un’altra persona che ha familiarità con un’altra lingua e un altro sistema giuridico. Dovrebbero essere chiaramente definiti diritti e doveri per tutte le organizzazioni e individui interessati al momento della creazione della traduzione. Si dovrebbe garantire che questi vengano forniti precisamente sia nei testi di origine che di destinazione.
Allo stesso modo va ricordato che le strutture linguistiche della lingua di partenza potrebbero non avere degli equivalenti diretti nella lingua di arrivo, pertanto è responsabilità del traduttore trovare una struttura di linguaggio idonea che sia simile al testo di partenza.

Questioni legali
La traduzione giuridica prevede scadenze rigide perché, in particolare quando sono necessari i documenti tradotti in tribunale, un ritardo potrebbe rendere il documento nullo. La riservatezza è un problema perché quasi tutti i documenti legali contengono dati sensibili. Gli avvocati devono affrontare costantemente il mondo contrastante della vera vita giuridica e il look ideale della legge, che è in realtà un assortimento di numerosi precedenti ancora soggetti ad interpretazione generale più che a leggi permanenti.
Quando trattano problemi legali internazionali, gli avvocati hanno a che fare con le parole che dovrebbero essere accuratamente scritte, il che significa una buona struttura della frase, della selezione di parola e una giusta sintassi. Questo è il motivo per cui traduttori devono avere l’esperienza necessaria e la conoscenza delle terminologie legali di entrambe le lingue, di partenza e di arrivo. Un avvocato internazionale si affiderà alla competenza di un traduttore per avere documenti stranieri tradotti nella sua lingua.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: articolo scritto da Amit Sonawane e pubblicato sul sito Omniglot

Traduzione a cura di:
Simona Altobelli
Laurea in Lingue e Letterature Straniere
Latina

Automatismi

 Categoria: Tecniche di traduzione

Come in ogni attività che svolgiamo abitualmente, nell’esercizio professionale della traduzione sorgono mille e più automatismi: azioni svolte senza pensare (almeno non in maniera cosciente) a cosa stiamo facendo o a come lo stiamo facendo. Alcuni sono automatismi fisici, com’è il caso dei virtuosismi nell’utilizzo dei tasti di scelta rapida, che tradiscono le innumerevoli ore passate a lavorare sulla stessa applicazione informatica. Di solito non ci accorgiamo di questi automatismi fino a quando non ci troviamo a usare un’applicazione diversa, e scopriamo le nostre dita impegnate in combinazioni di tasti del tutto inopportune. Così, ad esempio, il traduttore abituato a lavorare con Déjà Vu quando incomincia a tradurre con Trados passerà un intervallo di tempo (forse un’ora, forse un giorno, forse un mese) a inveire di continuo perché invece di salvare la traduzione e passare al segmento successivo con <Alt> + <+> si ostina a schiacciare <Ctrl> + <↓> tutte le sante volte. È in occasioni come questa che ci accorgiamo fino a che punto abbiamo automatizzato le scelte rapide e di quanto tempo e attenzione ci risparmiano, permettendoci di concentrare queste risorse nel risolvere le sfide che il testo ci presenta.

Altrettanto importanti (ma più difficili da cogliere) sono gli automatismi mentali. Un traduttore con esperienza non dedica una riflessione vera e propria, isolata e cosciente, a ogni elemento che produce, o almeno non dovrebbe. Per la maggior parte del tempo lavoriamo in quella che Douglas Robinson definisce azzeccatamente “modalità pilota automatico”: una rete assai complessa di meccanismi cognitivo-comunicativi che eseguiamo in silenzio, in secondo piano, senza rendercene conto. Abbandoniamo la modalità automatica solo quando ci imbattiamo in qualcosa che richiede la nostra completa attenzione (o una sua buona parte): una parola che non conosciamo, una lettura di cui non siamo del tutto certi, un cambio improvviso nel formato del documento originale, un termine nella lingua d’arrivo che non ci viene in mente nell’immediato, una redazione che vogliamo leggere ad alta voce per assicurarci che suoni bene, una metafora originale, un frammento che ci ricorda un libro che abbiamo letto, un dubbio riguardo la conoscenza enciclopedica del destinatario…

Gli automatismi sono pericolosi quando si trasformano in vizi: scrivere sempre *“affanco” invece di “affianco”; tradurre sempre aunque con “anche se” (dimenticando che possiamo avvalerci di “per quanto”, “nonostante”, “sebbene”, “anche quando”, “malgrado”…). Ad ogni modo, la proporzione tra rischi e benefici fa degli automatismi un elemento senza dubbio positivo, per non dire indispensabile. Se mancano, brutto segno: solo il traduttore novello o il professionista che si trova ad affrontare nuovi elementi (aree tematiche che non conosce, combinazioni linguistiche che frequenta meno, formati testuali poco familiari, applicazioni informatiche appena acquistate…) può permettersi il lusso di tradurre senza pilota automatico, pur sempre riconoscendo che si tratta di una situazione temporanea e che presto incomincerà ad automatizzare le nuove abitudini. In altre parole, a tradurre come un professionista.

Fonte: articolo scritto da Eva Almazán e pubblicato l’8 giugno 2010 sulla rivista El Trujamán

Traduzione a cura di:
Annabella Canneddu
Traduttrice ES/PT>IT
Bologna

Premio per il miglior libro tradotto 2016 (3)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Seconda parte di questo articolo

I vincitori del premio Il miglior libro tradotto 2016
Quest’anno il vincitore nella categoria “romanzo” è stato Signs Preceding the End of the World, scritto in spagnolo da Yuri Herrera e tradotto in inglese da Lisa Dillman, mentre nella categoria “poesia” Rilke Shake, scritto in portoghese da Angélica Freitas e tradotto in inglese da Hilary Kaplan.

L’importanza del premio Il miglior libro tradotto
Un portavoce del programma Literary Partnership di Amazon ha definito il premio un “momento letterario annuale fondamentale”, puntualizzando quanto richiami l’attenzione necessaria sulle eccezionali produzioni letterarie internazionali che “meritavano di entrare a far parte del bagaglio dei lettori americani.”

Molti madrelingua inglesi che vivono al di fuori degli Stati Uniti concorderebbero sull’importanza del premio Il miglior libro tradotto. Romanzi e poesie eccellenti vengono scritti in lingue diverse dall’inglese quasi giornalmente, ed è un vero peccato che tali opere rimangano inaccessibili a chi parla e legge esclusivamente in inglese. Allo stesso modo, molte opere letterarie originariamente scritte in inglese sono state tradotte per un ampio pubblico internazionale.

Ad esempio la serie di Harry Potter dell’autrice J.K. Rowling, probabilmente una delle più importanti, influenti e conosciute saghe per bambini, è stata tradotta in 68 lingue, rendendo i sette libri che hanno segnato una generazione fruibili per ragazzi e adulti di tutto il mondo.

Visto che l’iniziativa continua con successo oramai da nove anni e che anche solo essere in lizza per un premio è fonte di prestigio all’interno della comunità traduttiva internazionale, si spera che il premio Il miglior libro tradotto continui a prosperare negli anni a venire, a beneficio della comunità letteraria internazionale e dei voraci lettori di tutto il mondo.

Fonte: Articolo pubblicato il 28 settembre 2016 sul sito One Hour Translation

Traduzione a cura di:
Giada Fattoretto
Traduttrice
Padova

Premio per il miglior libro tradotto 2016 (2)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Prima parte di questo articolo

Finalisti del Premio Il miglior libro tradotto 2016
I finalisti del premio per il miglior libro tradotto sono stati proclamati a inizio 2016, con una notevole carrellata in entrambe le categorie, letteratura e poesia. I dieci finalisti nella categoria “romanzo” di quest’anno sono stati:

- Murder Most Serene, scritto in francese da Gabrielle Wittkope e tradotto in inglese da Louise Rogers Lalaurie
- War, So Much War, scritto in catalano da Mercè Rodoreda e tradotto in inglese da Maruxa Relaño e Martha Tennent
- The Story of My Teeth, scritto in spagnolo da Valeria Luisellie e tradotto in inglese da Christina MacSweeney
- The Complete Stories, scritto in portoghese da Clarice Lispectore e tradotto in inglese da Katrina Dodson
- Moods, scritto in ebraico da Yoel Hoffmann e tradotto in inglese da Peter Cole
- Signs Preceding the End of the World, scritto in spagnolo da Yuri Herrera e tradotto in inglese da Lisa Dillman
- The Physics of Sorrow, scritto in bulgaro da Georgi Gospodinov e tradotto in inglese da Angela Rodel
- The Story of the Lost Child, scritto in italiano da Elena Ferrante e tradotto in inglese da Ann Goldstein
- Arvida, scritto in francese da Samuel Archibald e tradotto in inglese da Donald Winkler
- A General Theory of Oblivion, scritto in portoghese da José Eduardo Agualusa e tradotto in inglese da Daniel Hahn.

I sei finalisti nella categoria “poesia” sono stati:
- Sea Summit, scritto in cinese da Yi Lu e tradotto in inglese da Fiona Sze-Lorrain
- The Nomads, My Brothers, Go Out to Drink from the Big Dipper, scritto in francese da Abdourahman A. Waberie e tradotto in inglese da Nancy Naomi Carlson
- Silvina Ocampo, scritto in spagnolo da Silvina Ocampo e tradotto in inglese da Jason Weiss
- Load Poems Like Guns: Women’s Poetry, scritto in persiano da Herat e tradotto in inglese da Farzana Marie
- Empty  Chairs: Selected Poems, scritto in cinese da Liu Xiae tradotto in inglese da Ming Di e Jennifer Stern
- Rilke Shake, scritto in portoghese da Angélica Freitas e tradotto in inglese da Hilary Kaplan

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato il 28 settembre 2016 sul sito One Hour Translation

Traduzione a cura di:
Giada Fattoretto
Traduttrice
Padova

Premio per il miglior libro tradotto 2016

 Categoria: Traduzione letteraria

È iniziato tutto nel 2008, anno in cui si è tenuto il primo concorso Il miglior libro tradotto. L’Università di Rochester cura un giornale sulla traduzione letteraria, l’Open Letter Books, che a sua volta cura una rivista letteraria online, la Three Percent. Nel 2008 quest’ultima ha assegnato il primo riconoscimento per il miglior libro tradotto, tra una selezione di romanzi e raccolte di poesie tradotti in inglese. Questo premio letterario non rappresenta solamente un riconoscimento per la qualità della traduzione in inglese, ma prende anche in considerazione l’opera originale scritta nella lingua di partenza, oltre ai contributi della casa editrice, dell’editor, e all’impegno del traduttore.

Inizialmente la vincita non prevedeva un premio in denaro, ma al terzo anno Amazon, il più grande editore e distributore di libri a livello mondiale, ha annunciato la decisione di assegnare un premio di 5.000 dollari sia all’autore che al relativo traduttore in entrambe le categorie, come parte del programma Amazon Literary Partnership. Se da un lato i premi in denaro rappresentano sicuramente un gradito incentivo, la vincita del concorso è diventata un traguardo ambito, tanto da conferire a chi vi partecipa fama di leader nel campo della traduzione letteraria. Ad oggi, da quando è stato istituito il concorso, sono stati assegnati 100.000 dollari in premi. Solo un partecipante ha vinto per ben due volte un premio in ciascuna categoria; si tratta di László Krasznahorkai, premiato per SeioboThere Below e Satantango. Tuttavia Phoneme Media è stata la prima rivista letteraria a vincere nella categoria “poesia” per due anni consecutivi, nel 2015 e nel 2016.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato il 28 settembre 2016 sul sito One Hour Translation

Traduzione a cura di:
Giada Fattoretto
Traduttrice
Padova

“Populismo” è la parola dell’anno in Spagnolo

 Categoria: Le lingue

Come ogni anno, la Fundéu (Fondazione per lo Spagnolo Urgente) ha scelto la parola dell’anno.
La vincitrice è stata la parola “populismo”. I dodici candidati erano termini che hanno suscitato interesse durante lo scorso anno, non esattamente perché sono stati dei neologismi, ma perché hanno avuto un ruolo centrale nelle discussioni a livello globale.  Nel 2015 e nel 2014, le parole che hanno ricevuto questo riconoscimento sono state rispettivamente “profugo” e “selfi”. In entrambi i casi, al di là dell’interesse linguistico che hanno suscitato negli studenti (in spagnolo “selfi” è un “prestito linguistico” dell’anglicismo “selfie”), si tratta di parole che si sono affermate, con una certa forza, nel nostro linguaggio quotidiano.

Perciò qual è la definizione di “populismo”? Il Dizionario Manuale dell’Accademia Reale Spagnola (Real Academia Española) (1985) offre la seguente definizione del termine: “dottrina politica che cerca di difendere gli interessi e le aspirazioni del popolo”. Questa voce non contiene elementi che possano implicare un uso peggiorativo del termine eppure, guarda caso, il termine in questione è finito per essere usato in tale accezione. La versione cartacea della ventitreesima edizione del Dizionario della Lingua Spagnola, pubblicato nell’ottobre del 2014, include fra i significati della parola populismo: “una tendenza politica che cerca di attrarre le classi popolari”.  È indubbio che ci sia una divergenza semantica fra le due voci e che queste corrispondano a modi diversi di percepire la politica e la realtà. Ad ogni modo, al di là dell’affinità politica di entrambe, la presenza del termine “populismo” nelle discussioni su scala mondiale è innegabile.

Il 2016 è stato un anno in cui la politica ha chiaramente svolto un ruolo fondamentale, cosa che è evidente in alcuni degli altri candidati per il titolo di “parola dell’anno”, come ad esempio il termine “postverdad” o politica post-verità (relativa a circostanze in cui i fatti oggettivi non hanno particolare rilevanza quando si tenta di modellare l’opinione pubblica che fa appello alle emozioni e alle opinioni personali), “abstenciocracia” (neologismo che si riferisce all’importanza che sta acquisendo l’astensionismo all’interno dei sistemi democratici) e “sorpasso” (‘fenomeno per il quale, durante un’elezione, un gruppo politico sorpassa con un grande stacco un altro gruppo’).

Fonte: Articolo scritto da Giulia Corridoni e pubblicato il 13 gennaio 2017 sul blog di Trusted Translations

Traduzione a cura di:
Gessica Destito
Traduttrice EN-FR-DE>IT
Subbiano (AR)

Cinque verità sul mondo della traduzione (3)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Seconda parte di questo articolo

L’importanza del traduttore “umano”
Uno degli aspetti più piacevoli di Arrival è che non vi è un “traduttore universale”, un “Babelfish” o altri espedienti narrativi tipici della fantascienza volti a semplificare le difficoltà di comunicazione con una razza aliena. Lo sforzo di comunicazione è la trama. Anche nel mondo reale c’è poco che la tecnologia possa fare. La traduzione automatica può trasmettere l’essenza di un paragrafo con accuratezza discutibile. Tuttavia, se vogliamo comunicare un messaggio in modo chiaro ed efficace, abbiamo bisogno degli umani.

È tutta una questione di empatia
Spesso per tradurre accuratamente ci vuole ben più della conoscenza. È questione di empatia. I bravi traduttori riescono ad andare incontro al pubblico restando fermi; per esempio, trovando battute che saranno divertenti per la cultura di arrivo. I bravi traduttori non scelgono soltanto parole “corrette” ma selezionano con cura quelle che rispecchiano le emozioni suscitate dalla fonte. La traduzione rende possibile la comunicazione, promuove l’empatia e distrugge le barriere culturali. Quando riusciamo a comunicare con gli altri, riusciamo anche a vederli come persone invece che stereotipi. In Arrival, grazie alla lingua degli eptapodi la Dott.ssa Banks riesce a instaurare una connessione umana con il generale cinese e a fermare la sua avanzata contro gli alieni.  Lo sceneggiatore Eric Heisserer ha spiegato alla rivista The Atlantic che la scena cambia il modo in cui il pubblico percepisce il generale cinese:

“Pensiamo a loro come a dei potenziali nemici. Tutto quello che viene detto in cinese, indipendentemente da chi lo sta traducendo viene riportato dai notiziari statunitensi come a dire: ‘È lui, è il generale cattivo.’ No. Non sappiamo quello che succede finché non lo vediamo di persona. Ed è proprio in quel momento che ci rendiamo conto che il generale non è il personaggio che credevamo essere: è onorato di conoscere Louise ed è proprio lì che accade qualcosa di poetico”.

Considerando tutto quello che sta succedendo oggi nel mondo, penso che ognuno di noi avrebbe bisogno di maggior empatia.

Fonte: articolo scritto dalla giornalista, scrittrice e blogger Alison Kroulek e pubblicato il 18 novembre 2016 su The Language Blog

Traduzione a cura di:
Greta Fuso
Traduttrice EN>IT / IT>EN
Perugia

Cinque verità sul mondo della traduzione (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Gli errori di traduzione possono scatenare la fine del mondo
Noi di K International sappiamo che non c’è niente di male a scherzare sugli errori di traduzione. Tuttavia, vale la pena dire che le conseguenze di questi errori talvolta possono essere più gravi della semplice presa in giro. In Arrival, con la tensione al massimo, un errore di traduzione è la scintilla che potrebbe far scoppiare la guerra tra gli alieni “eptapodi” e la Terra, e probabilmente anche la Terza Guerra Mondiale.  Stiamo parlando di un Armageddon causato da un errore di traduzione. Potrebbe mai accadere veramente? In passato è accaduto. Per esempio, un errore di traduzione ha portato alla decisione del governo statunitense di sganciare la bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki. Come ha scritto Rich nel suo articolo “Translators at War” (“Traduttori in guerra”):

“Prima degli attacchi i giornalisti avevano domandato al primo ministro giapponese Kantara Suzuki che cosa ne pensasse della richiesta di resa fatta dagli Alleati. Suzuki rispose con la parola “mokusatsu” che allora fu tradotta come “[una questione] non degna di commento”, invece dell’espressione più esatta, “no comment”, la quale suggeriva che il governo giapponese non aveva ancora avuto modo di considerare la richiesta in maniera appropriata. La prima bomba atomica fu sganciata dieci giorni dopo l’accaduto”.

E da quel momento in poi, le nostre abilità nella costruzione di armi atomiche mortali e distruttive non sono altro che incrementate. Non è poi così difficile immaginare che un giorno il destino del mondo intero possa dipendere da una singola parola, tradotta correttamente.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: articolo scritto dalla giornalista, scrittrice e blogger Alison Kroulek e pubblicato il 18 novembre 2016 su The Language Blog

Traduzione a cura di:
Greta Fuso
Traduttrice EN>IT / IT>EN
Perugia

Cinque verità sul mondo della traduzione

 Categoria: Tecniche di traduzione

Avete visto il nuovo film di fantascienza, Arrival? Finalmente linguisti e traduttori ottengono quello che si meritano. La dottoressa Louise Banks, l’eroina del film, non impugna né armi, né pilota astronavi, ma è una linguista. Tutta la trama di Arrival ruota attorno alle difficoltà che la protagonista incontra nel tradurre la lingua degli alieni appena atterrati sulla Terra. Vi interessa saperne di più? Ecco le cinque verità sul mondo della traduzione descritte in Arrival:

Imparare una lingua può cambiare noi stessi
Nel film, la strana lingua scritta degli alieni riflette il loro modo di percepire il tempo, in altre parole come non lineare: usano cerchi invece di linee. Imparare la lingua aliena cambia anche la prospettiva della Dott.ssa Banks e le permette di vedere il futuro. Ovviamente, imparare una lingua straniera nella vita di tutti i giorni non vi farà acquisire le abilità psichiche di un veggente, tuttavia, è stato provato che l’apprendimento linguistico può cambiare il nostro modo di pensare perché il cervello è portato a utilizzare aree cerebrali differenti durante questo processo. Uno studio del 2012 ha dimostrato che le persone fanno decisioni economiche più intelligenti quando pensano in una lingua straniera. Infatti, tendono a essere più razionali e meno dipendenti dalle emozioni, un po’ come i Vulcaniani. Inoltre, imparare una lingua straniera può darci un’idea del modo in cui altre culture percepiscono il mondo, facilitando così la comprensione e l’empatia nei loro confronti.

In traduzione, ogni parola conta
I traduttori sanno che non è sempre così facile trovare la parola giusta per una data situazione. In Arrival il destino del mondo dipende letteralmente da una parola, “tool”: ma gli alieni sono venuti per portarci uno strumento o sono venuti con un’arma? L’apice della vicenda si regge su quest’ambiguità. Alcuni paesi del mondo stanno cercando di comunicare con i visitatori alieni e i gruppi di traduttori provenienti da varie nazioni hanno decifrato alcuni dei simboli che gli alieni usano per comunicare, giungendo a due possibili conclusioni: “offrire arma” o “usare arma”. Louise Banks, tuttavia, crede che la migliore traduzione possa essere “strumento” (“tool”). Ma riuscirà a provarlo prima dello scoppio di una guerra? In traduzione, ogni parola conta; ed è per questo che le aziende non dovrebbero mai fidarsi di Google Traduttore per tradurre messaggi importanti. La differenza tra “contiene tracce di noci” o “contiene tracce di nocciole” potrebbe causare, nel migliore dei casi, un’emicrania al traduttore o, nel peggiore dei casi, scatenare una reazione allergica mortale al cliente.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: articolo scritto dalla giornalista, scrittrice e blogger Alison Kroulek e pubblicato il 18 novembre 2016 su The Language Blog

Traduzione a cura di:
Greta Fuso
Traduttrice EN>IT / IT>EN
Perugia

Il futuro della traduzione (2)

 Categoria: Strumenti di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Non posso negare che, menzionare tali caratteristiche umane nel riferirmi a dispositivi elettronici, produce in me una sensazione quantomeno strana. Il fulgore dell’occhio rosso di HAL che canta lentamente Daisy in 2001, Odissea nello Spazio, getta un’inquietante luce su ciò che sembra aspettarci in futuro. Ma niente paura, compagno linguista! La minaccia di Skynet, nonostante sembri che ogni tipo di traduzione automatica stia per bussare alla tua porta come Terminator, pronta a farti fuori, è in realtà ancora lontana. Forse non arriverà mai. Potrebbe sembrare che la chiave per la sopravvivenza risieda nella nostra umanità imperfetta, perché la maniera in cui scegliamo di comunicare tra noi è tanto imperfetta quanto la nostra stessa natura; qualcosa che gli algoritmi di auto-perfezionamento potrebbero non essere mai capaci di comprendere.

E’ vero che la tecnologia è una forza da tenere in considerazione, in constante movimento, e che la cosa più probabile è che, un giorno, questi programmi ricevano delle migliorie sostanziali rispetto a quello che offrono oggi. Probabilmente, produrranno traduzioni accettabili, ma non c’è dubbio alcuno che avranno bisogno di un intervento umano affinché diventino qualcosa di più che un guscio vuoto e senza vita. Perché non importa la velocità di un microchip o la quantità di informazioni che può processare in un secondo. I computer non capiranno mai il significato di un testo come un essere umano, poiché sono privi, innanzitutto, della capacità di crearlo. Finora, nessun computer ha potuto replicare o programmare quella misteriosa illuminazione che ha luogo nel profondo del cervello umano.

La traduzione automatizzata, incluso la più sofisticata, continuerà ad essere uno strumento utile e conveniente. Nel migliore dei casi, i traduttori potranno utilizzarla per pre-tradurre testi tecnici tediosi e ripetitivi, come manuali d’istruzione, bollettini meteo, parcelle di avvocati (qualsiasi testo con schemi prevedibili), che possano modificare successivamente e migliorare. Se consideriamo la regola generale, tuttavia, la soluzione più semplice e veloce sarebbe tradurre tutto da zero, con l’aiuto di uno strumento di traduzione assistita. L’idea che il software di traduzione automatica possa sostituire i traduttori è, in un certo senso, quasi utopica, perché l’attività celebrale può essere limitata, certo, ma la vera anima di un traduttore sarà sempre unica, e non può essere copiata. Infatti, se questo giorno arriverà mai, i computer rimpiazzeranno non solo i traduttori, ma tutta la razza umana. Skynet sembra avere cose più importanti da fare.

Fonte: Articolo pubblicato il 27 novembre 2016 sul blog Trusted Translations

Traduzione a cura di:
Chiara De Bellis
Traduttrice freelance
Madrid – Spagna

Il futuro della traduzione

 Categoria: Strumenti di traduzione

Come affermò una volta la famosa traduttrice cilena Marina Orellana: “La traduzione non è la traslitterazione, ovvero la trascrizione delle parole da una lingua all’altra. (…) Ciò che realmente importa è comprendere le idee ed esprimerle correttamente”. Se, infatti, questa è l’essenza della traduzione, allora l’arte del linguista sembrerebbe assomigliarsi a quella del poeta, la cui delicata arte consiste nella trasmissione di immagini e idee che trascendono la formalità del testo materiale al fine di produrre qualcosa di più complesso ed etereo: il significato in sé. In particolar modo per la letteratura, ma anche per quasi tutte le forme di espressione artistica, il significato è un’entità in continuo cambiamento ed evoluzione.

Come potrebbero le macchine, incapaci di qualsiasi associazione creativa, competere con l’illuminazione creativa irripetibile concepita dall’artigiano della parola? Presumere che un’applicazione possa fare un’interpretazione sincera durante la traduzione di un testo, è per me altrettanto difficile che aspettarsi che un tostapane componga un pezzo jazz originale. E’ vero, le macchine come le conosciamo oggi possono essere programmate per stabilire ed associare qualunque tipo di schema intricato a velocità incredibili, minimizzando gradualmente la possibilità di commettere errori. Tuttavia, rompere gli schemi in modo caotico ed erroneo, capace di creare nuove associazioni possibili è qualcosa che solo gli esseri umani possono fare. Per ora…

Quest’anno, le aziende come Google, hanno cominciato ad applicare l’uso dell’ IA, e i loro motori di ricerca sono ormai in grado di processare le traduzioni migliorando il modo in cui queste piattaforme associano interi segmenti (invece che singole parole). Inoltre, utilizzano internet come banca dati linguistica in costante evoluzione. A questo punto, la contrapposizione tra uomo e macchina inizia ad farsi interessante: l’intelligenza artificiale e le reti neuronali hanno cominciato a replicare il processo di “comprensione”, al punto che i computer hanno sviluppato la capacità di “ragionare” e “imparare” dai propri errori, la quale cosa permette alle loro capacità di evolversi all’interno di un insieme di conoscenze determinato. Sembrerebbe che stiamo lentamente giungendo a ciò che i tanti film di fantascienza ci avevano anticipato, mettendoci in guardia: il giorno in cui gli umani diventano obsoleti e vengono rimpiazzati dalle macchine.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato il 27 novembre 2016 sul blog Trusted Translations

Traduzione a cura di:
Chiara De Bellis
Traduttrice freelance
Madrid – Spagna

Traduzione giuridica e interculturalità (3)

 Categoria: Servizi di traduzione

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Dall’altro lato, nel caso di una traduzione di tipo interculturale, il traduttore dovrà affrontare problematiche relative alle differenze a livello testuale e concettuale, che saranno maggiori quanto maggiore è la divergenza tra gli ordinamenti giuridici presi in considerazione e quanto meno internazionali sono gli ambiti del diritto trattati. Un esempio sono le evidenti differenze tra gli ordinamenti giuridici di Common Law e Civil Law, mentre tra ordinamenti appartenenti al diritto romano, le differenze sono minori. Di conseguenza, anche la divergenza tra la conoscenza del destinatario del testo di partenza e di quello di arrivo variano in base a questo aspetto. In questo caso, il traduttore dovrà colmare il divario nella misura in cui il destinatario della traduzione manca della conoscenza che possiede il destinatario del testo di partenza (Pommer, 2006: 40-41).

Le differenze di tipo concettuale e i relativi problemi di equivalenza costituiscono uno dei temi più trattati di cui si occupa la traduzione giuridica. Questo aspetto è stato affrontato sia a livello teorico che pratico. Per quanto riguarda in il livello teorico, il problema consiste nello stabilire dei criteri che permettano di individuare qual è il livello di equivalenza tra i vari concetti. A livello pratico, invece, si tratta di valutare quali termini giuridici della lingua di arrivo possano essere equivalenti semantici e quali no. Per questi ultimi, è necessario adottare una soluzione alternativa, ovvero, il processo traduttivo.

In conclusione, è possibile affermare che la traduzione giuridica non equivale ad un mero processo di transcodificazione, non corrisponde quindi alla traduzione di una sequenza di parole ad un’altra. Come avviene per altri tipi di traduzione, l’unità di base della traduzione giuridica non è la parola ma il testo. Il traduttore giuridico dovrà, quindi, formulare considerazioni di tipo pragmatico al momento di determinare la sua strategia di traduzione (Šarčević, 1997: 5).

Autrice dell’articolo:
Giulia Zeppi
Dott.ssa in Comunicazione Interculturale, Interpretariato e Traduzione nei Servizi Pubblici (Universidad de Alcalá, Alcalá de Henares, Spagna)
Traduttrice EN > IT, ES > IT
Riccione (RN)

Traduzione giuridica e interculturalità (2)

 Categoria: Servizi di traduzione

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Bisogna sottolineare che ogni sistema nazionale possiede un proprio sistema giuridico, che dà origine ad un diritto specifico legato, a sua volta, ad una o più lingue nazionali. In alcuni paesi possono coesistere più sistemi giuridici, ognuno con una terminologia giuridica propria e sostanzialmente autonoma. Questo è il caso del Canada in cui convivono il Common Law e il Civil Law, quest’ultimo limitato alla sola provincia del Quebec, e due lingue ufficiali, l’inglese e il francese. Pertanto può succedere che all’interno di un determinato sistema giuridico e, quindi, di una lingua giuridica, lo stesso termine venga utilizzato con un significato diverso (Arntz, 2004: 12).

Vista la stretta correlazione con uno specifico sistema giuridico, la lingua si evolve al passo con l’evolversi del diritto. Ad esempio, nel linguaggio giuridico inglese è presente l’espressione equitable interest perché il diritto dei paesi di Common Law disciplina questo aspetto, mentre in altri sistemi giuridici non esiste un equivalente (Sacco, 2005: 10). Quindi il francese obligation de donner e l’inglese obligation to transfer a property sono due espressioni linguisticamente intercambiabili, ma nel diritto francese la prima produce automaticamente il trasferimento della proprietà, mentre per il diritto inglese questo termine sta a indicare unicamente l’origine del debito e di un equitable interest a favore del creditore (Sacco, 1991: 13). Ciò dimostra, come detto precedentemente, che la traduzione di alcuni termini giuridici presenta più difficoltà a livello concettuale che terminologico.

Prima di iniziare una traduzione, il traduttore dovrà verificare se la traduzione sia di tipo interculturale o intraculturale, ovvero, dovrà osservare di quale ordinamento giuridico è espressione il testo da tradurre e a che ordinamento giuridico appartiene il destinatario della traduzione. È molto importante capire la differenza tra questi due tipi di traduzione perché nel caso di una traduzione intraculturale avrà a sua disposizione una terminologia e, a volte, anche dei testi di riferimento da seguire (Wiesmann, 2011). A questo proposito, si può fare l’esempio di Portorico, paese in cui coesistono due lingue ufficiali, l’inglese e lo spagnolo, ed un unico sistema giuridico di Common Law i cui concetti sono già tradotti in entrambe.

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Autrice dell’articolo:
Giulia Zeppi
Dott.ssa in Comunicazione Interculturale, Interpretariato e Traduzione nei Servizi Pubblici (Universidad de Alcalá, Alcalá de Henares, Spagna)
Traduttrice EN > IT, ES > IT
Riccione (RN)

Traduzione giuridica e interculturalità

 Categoria: Servizi di traduzione

Cimentandosi nella traduzione di testi giuridici le difficoltà che si presentano sono molteplici e vanno molto oltre la semplice equivalenza terminologica. Poiché ogni tradizione giuridica è il risultato della storia, del quadro sociale e politico, degli usi e costumi tipici di una nazione, è impossibile considerare il sistema giuridico e le leggi che lo compongono come qualcosa di avulso dalla cultura di un paese. I diversi ordinamenti giuridici sono essi stessi il risultato di accadimenti storici e culturali che hanno segnato nel tempo un territorio, basti pensare all’origine storica delle principali famiglie giuridiche occidentali, Common Law e Civil Law, la cui principale differenza consiste nella diversità delle fonti del diritto.

La famiglia denominata Common Law, infatti, fu originata dall’accentramento dei poteri nelle mani del re d’Inghilterra durante il medioevo, mentre quella chiamata Civil Law, trova la sua origine nel diritto romano, in particolare dal momento della compilazione del Corpus Iuris Civilis. Il traduttore che intenda approcciarsi a una traduzione di questo tipo dovrà fare attenzione alle peculiarità di ogni ordinamento giuridico preso in considerazione. Ognuno di essi può condividere somiglianze e presentare differenze con altri ordinamenti, per tale motivo alla difficoltà di tradurre un concetto da un sistema linguistico all’altro si aggiunge quello di trasporre quel dato concetto da un sistema giuridico ad un altro. Come afferma Jacqueline Visconti (2001: 83) la vera difficoltà della traduzione giuridica non consiste nell’intraducibilità dei termini, ma nell’intraducibilità dei concetti che possono essere presenti in un sistema giuridico e assenti in un altro. Alla luce di queste riflessioni, non è possibile prescindere da un approccio comparatistico basato sul confronto di istituti giuridici, concetti e relativi termini. Per affrontare questo tipo di studio, il traduttore non potrà limitarsi alla mera documentazione, ma sarà necessario approfondire la sua conoscenza del sistema giuridico della lingua di partenza e di quella di arrivo.

Di conseguenza, è evidente la necessità di affrontare la questione da un punto di vista multidisciplinare. Come afferma Stefania Cavagnoli (2016) “il traduttore giuridico deve essere aperto al confronto con i disciplinaristi, sia quelli del mondo culturale di appartenenza del testo di partenza, sia soprattutto quelli del testo di arrivo”. Un altro fattore a cui prestare attenzione è che non tutti i potenziali lettori della sua traduzione possano avere familiarità con la terminologia del sistema di arrivo. È quindi necessario analizzare attentamente il significato di ogni termine da tradurre nel sistema giuridico della lingua di partenza e, solo successivamente, andare alla ricerca di un termine equivalente nella lingua di arrivo.

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Giulia Zeppi
Dott.ssa in Comunicazione Interculturale, Interpretariato e Traduzione nei Servizi Pubblici (Universidad de Alcalá, Alcalá de Henares, Spagna)
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