Perduti nella traduzione (4)

 Categoria: Le lingue

< Terza parte di questo articolo

Quasi un decennio fa la Boroditsky, allora ricercatrice al MIT, condusse uno studio sui parlanti di mandarino che la pose sotto il riflettore. I parlanti inglesi, spiega, tendono a vedere il tempo su un piano orizzontale: gli anni migliori sono avanti; si pone il passato dietro. I parlanti di mandarino, invece, tendono a vedere il tempo sia orizzontalmente che verticalmente con nuovi eventi che emergono dal terreno come acqua di sorgente, il passato sopra e il futuro sotto. Il primo foglio della Boroditsky su questo lavoro attrasse i vivaci rifiuti dei suoi colleghi che affermavano che il lavoro era fallace e non poteva essere duplicato. Ma studi successivi mostrarono gli stessi risultati. La Boroditsky, 34 anni, mescola la serierà intellettuale con un inconfondibile amore per il bizzarro. I fotografi la mostrano mentre guida un veicolo a forma di banana per il festival di Burning Man. Ha soprannominato il suo laboratorio “Cognizione” e il suo ironico sito web include profili divertenti dei suoi studenti e un invito a cantare l’”inno nazionale della Cognizione”, un video musicale di Groucho Marx che canta “Whatever it is, I’m against it”.

Ha dovuto essere coraggiosa per seguire il fascino della sua ricerca. “La lingua che influenza il pensiero è stato estremamente controverso per decenni”, spiega Dedre Gentner, una professoressa di psicologia alla Northwestern che è diventato un mentore della Boroditsky. “ Se si parlava dell’impatto della lingua sulla cognizione, si veniva considerati degli idioti o dei lunatici. Ne discutevamo nel mio laboratorio, ma avvisavo i miei studenti di non parlarne al di fuori. Lera”, aggiunge ridacchiando, “era abbastanza audace da ignorare quell’avvertimento. Adesso è un tema pienamente ricercato e dibattuto.” I risultati della Boroditsky attraggono sempre più ricercatori nel campo e producono ulteriori prove per l’accettazione misurata degli argomenti whorfiani. “ Non sono sicura che mi ci sarei addentrata se avessi saputo che era così controverso”, dice. “Ma una risposta emotiva e intensa dagli psicologi che precedentemente avevano rifiutato l’idea che la lingua interessa il pensiero non è sorprendente”, dice.

“Questo lavoro è al centro di alcuni dei più grandi dibattiti nello studio della mente – natura versus educazione; la mente è divisa in regioni modulari; c’è uno speciale “organo” del linguaggio incapsulato nel cervello. È alquanto fastidioso per qualcuno procedere e dire che forse molti dei fenomeni che abbiamo studiato in psicologia possono differire da una lingua all’altra. Sarebbe molto più facile se potessimo studiare solo gli studenti americani del secondo anno e supporre che le nostre osservazioni siano le stesse ovunque.”

Fonte: Scritto da Joan O’C.Hamilton, sulla rivista di Stanford di Settembre-Ottobre 2010

Traduzione a cura di:
Ilaria Barulli
Traduttrice freelance EN-FR>IT
Massafra (TA)

Perduti nella traduzione (3)

 Categoria: Le lingue

< Seconda parte di questo articolo

Come la Boroditsky, Slobin viene spesso definito uno scienziato cognitivo “neo-whorfiano”. La connessione tra la lingua e il pensiero ha catturato per lungo tempo poeti, filosofi, linguisti e pensatori d’ogni sorta, ma il dibattito moderno affonda le sue radici nel lavoro di un linguista americano dell’inizio del ventesimo secolo, Benjamin Whorf, e del suo mentore di Yale, Edward Sapir. Loro pensavano che la struttura della lingua fosse parte integrale sia del pensiero che dell’evoluzione culturale. Altri – in particolare il linguista della MIT Noam Chomsky – più tardi sostennero che tutte le lingue condividono la stessa struttura profonda del pensiero e che quest’ultimo ha una qualità universale separata dal linguaggio. Quegli scienziati credono che le lingue esprimano il pensiero e la percezione in modi diversi, ma che non li plasmino.

La ricerca della Boroditsky sfida questa visione. Ha mostrato che i parlanti delle lingue che usano forme verbali “non-agentive” – quelle che non indicano un attore animato – hanno meno probabilità di ricordare chi era coinvolto in un incidente. In un esperimento venne mostrato a dei parlanti nativi di spagnolo dei video di azioni di diverso genere che potevano essere classificate o come accidentali o come intenzionali, come un uovo che si rompe o della carta strappata. In uno, per esempio, un uomo seduto a un tavolo piantava chiaramente e deliberatamente uno spillo in un palloncino. In un’altra variazione lo stesso uomo muoveva la propria mano verso il palloncino e sembrava sorpreso quando questo scoppiava. I parlanti spagnolo tendevano a ricordare la persona che di proposito pungeva il palloncino, ma non altrettanto facilmente la persona che testimoniava allo scoppio senza causarlo intenzionalmente. I parlanti inglese tendono a ricordare l’individuo in entrambi i video in egual maniera: non prestano più o meno attenzione all’intenzione della persona.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Scritto da Joan O’C.Hamilton, sulla rivista di Stanford di Settembre-Ottobre 2010

Traduzione a cura di:
Ilaria Barulli
Traduttrice freelance EN-FR>IT
Massafra (TA)

Perduti nella traduzione (2)

 Categoria: Le lingue

< Prima parte di questo articolo

La Boroditsky non è una linguista. È una scienziata cognitiva – specificatamente, una ricercatrice di psicologia, neuroscienza e sistemi simbolici alla Stanford University – che presta attenzione a ciò che un parlante di una data lingua pensa, percepisce e ricorda di un evento. In questo campo la risposta alla domanda del gioco della colpa si scopre non essere assolutamente ovvia.

La ricerca della Boroditsky suggerisce, per esempio, che i meccanismi dell’utilizzo di una lingua come l’inglese, che tende ad assegnare un agente a un’azione indipendentemente dall’intenzione dell’agente, tende anche a imprimere in modo più vivido quell’agente nella memoria del parlante. Ella ha accumulato un corpo di prove intriganti e creative che la lingua influenza il modo in cui i suoi parlanti focalizzano la propria attenzione, ricordano eventi e persone e pensano del mondo attorno a sé. E queste influenze possono fornire una visione all’interno della concezione di tempo, spazio, colore e persino giustizia di una data cultura.

Considerate lo spazio. Circa un terzo delle lingue del mondo non dipendono dalle parole destra e sinistra. Al contrario i loro parlanti usano quelle che chiamiamo direzioni assolute – nord, sud, est e ovest. Per tutto. In Australia, per esempio, se un allenatore stesse tenendo un corso di basketball per gli aborigeni Thaayorre nella loro lingua nativa, dovrebbe ordinare ai suoi giocatori di dribblare il lato sud del campo, fare una finta a est, andare a ovest, poi fare un layup sul lato ovest del cesto.  Il risultato del bisogno di essere costantemente orientati per comunicare il concetto più semplice, dice la Boroditsky, è che nelle comunità di questi parlanti, anche i bambini più piccoli riescono a compiere imprese di navigazione fenomenali e costantemente tutti sincronizzano mentalmente le proprie relazioni spaziali. I collegi e i mentori della Boroditsky dicono che la sua ricerca sta generando delle intuizioni di svolta. È “una delle prime a mostrare effetti della lingua davvero convincenti nei processi cognitivi” , includendo immagini mentali, ragionamento, percezione e risoluzione di problemi, dice Dan Slobyn, un professore emerito di psicologia e linguistica dell’Università della California Berkeley.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Scritto da Joan O’C.Hamilton, sulla rivista di Stanford di Settembre-Ottobre 2010

Traduzione a cura di:
Ilaria Barulli
Traduttrice freelance EN-FR>IT
Massafra (TA)

Perduti nella traduzione

 Categoria: Le lingue

Noi non modelliamo la lingua, la lingua modella noi
Il viaggio di Lera Boroditsky per rispondere a una delle domande più intriganti e difficili della psicologia è stato curioso. Ha passato ore a mostrare a parlanti spagnoli video di palloncini scoppiati, uova rotte e carta strappata. Ha frugato nei campus alla ricerca di parlanti russi che volessero impiegare un’ora a classificare sfumature di blu. Si è perfino trascinata in un remoto villaggio aborigeno in Australia, dove dei bambini scuotevano le mani di fronte a ciò che consideravano il suo patetico senso dell’orientamento e le prendevano la mano per indicarle come evitare di essere trangugiata da un coccodrillo. Eppure ha bisogno di un po’ più di una tazza di tè sul tavolino del suo ufficio per spiegare l’essenza della sua ricerca. “In inglese”, dice, muovendo la mano verso la tazza, “se butto giù dal tavolo questa tazza, anche accidentalmente, probabilmente diresti: “Ha rotto la tazza”. In giapponese o spagnolo, però, l’intenzione è importante”, spiega. Se qualcuno butta la tazza deliberatamente, c’è una forma verbale per indicarlo. Ma se l’azione fosse un incidente, dice la Boroditsky, con un sorriso che affiora sulle labbra mentre traduce dallo spagnolo, il parlante essenzialmente direbbe: “La tazza si è rotta.”

La domanda è: il fatto che una lingua tenda a giocare al gioco della colpa mentre le altre no significa che i parlanti di quelle lingue pensano in modo diverso circa ciò che succede? Se è così, cosa potrebbero dirci le differenze linguistiche sulla cognizione, la percezione e la memoria – e con quali implicazioni per i dibattiti perenni come l’influenza della natura contro l’educazione? Benvenuti alla vivace discussione accademica sulla quale la Borodistsky ha passato l’ultimo decennio accendendo una nuova luce brillante. Se qualcuno butta la tazza deliberatamente, c’è una forma verbale per indicarlo., “una parola diversa per tutto.” Possono assegnare ai sostantivi generi diversi  – in tedesco luna è maschile; in francese e spagnolo femminile – o nessuno. Altre richiedono scelte verbali specifiche a seconda che l’azione sia completa o meno o che il parlante vi abbia testimoniato o sia un resoconto di seconda mano.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Scritto da Joan O’C.Hamilton, sulla rivista di Stanford di Settembre-Ottobre 2010

Traduzione a cura di:
Ilaria Barulli
Traduttrice freelance EN-FR>IT
Massafra (TA)

Mamma voglio fare il traduttore (4)

 Categoria: Traduttori freelance

< Terza parte di questo articolo

Passo 3: Analizza e pianifica
Bene, possiedi già la base necessaria per diventare un buon traduttore; ora devi pianificare una strategia che ti faccia da guida per farti strada nel settore della traduzione senza perire nel tentativo. Pensa:

  • Quali servizi vuoi offrire? Traduzione, interpretariato, editing, trascrizione, ecc.
  • Con quali lingue lavorerai? A questo proposito, io sono una seguace della massima “chi troppo vuole nulla stringe”,di solito è meglio lavorare con poche lingue (una o due al massimo) che conosci bene piuttosto che offrire varie lingue senza conoscerne nessuna in modo approfondito. Quando si lavora con più lingue di partenza, è inevitabile che si traduca una lingua più di un’altra, il che significa che con questa lingua si avrà maggior confidenza e sarà più facile lavorare con essa, mentre l’altra lingua poco a poco si ossiderà e sarà sempre più difficile e faticoso tradurre testi da essa.
    E quali lingue scegliere? L’ideale e utopistico sarebbe quello di trovare una lingua relativamente esotica che poche persone dominano ma che comunque abbia abbastanza richiesta. Facile, no? Se non è possibile combinare le due cose e devi scegliere fra una lingua esotico con bassa domanda o una lingua comune con forte domanda, è meglio, naturalmente, optare per questa seconda opzione, anche se c’è più concorrenza.Ad ogni modo scegli una lingua che domini e che ti piace.
  • In che area ti specializzerai? Specializzarsi in un certo tipo di traduzione, sia essa scientifica, tecnica, giuridica o economica, in genere costituisce un punto a favore sia per il cliente (che otterrà traduzioni di qualità), sia per il traduttore (per il quale sarà più facile tradurre testi il cui argomento sia a lui ben noto). Ciò detto, in generale non conviene limitarsi a un solo settore di specializzazione, a meno che non abbia una domanda molto elevata. L’ideale è avere una specializzazione o un insieme di specializzazioni in campi piuttosto vasti.Per sceglierle, tieni conto delle tue lingue di lavoro e dei tuoi mercati di destinazione. Quali sono i settori più dinamici dei paesi in cui si parla la tua lingua straniera? Se per esempio traduci dal tedesco e la Germania ha un importante settore industriale, non sarebbe una cattiva idea specializzarsi in traduzione tecnica.
  • Altri punti che conviene tenere in considerazione prima di iniziare l’attività: attrezzature e tariffe

E, come in ogni business plan che si rispetti, datti tempo, fissa un periodo ragionevole per  crescere (direi almeno uno o due anni) e fai in modo di avere un sostegno finanziario per andare avanti mentre le entrate scarseggiano. Se alla fine del periodo prestabilito non hai avuto successo nella tua avventura, abbandona o riprogramma il percorso che stai seguendo.

Passo 4: Lanciati
Una volta che hai sistemato tutti ma proprio tutti gli aspetti di cui abbiamo parlato, non attendere oltre: buttati! Non troverai mai il momento perfetto e non potrai sapere tutto prima di cominciare, quindi prima fai il primo passo prima acquisirai esperienza e ti perfezionerai come facciamo tutti noi: attraverso tentativi ed errori. Ricerca clienti, fatti conoscere, grida ai quattro venti che esisti e che sei bravo in quello che fai: fai qualsiasi cosa ma non restare fermo.

Fonte: Articolo scritto da Isabel Garcia Cutillas e pubblicato il 5 maggio 2015 sul proprio blog Tradusfera

Traduzione a cura di:
Antonio Palladino
Traduttore ES-EN-FR>IT
Barcellona (Spagna)

Mamma voglio fare il traduttore (3)

 Categoria: Traduttori freelance

< Seconda parte di questo articolo

  • Lingua Straniera: Forse ciò che vuoi migliorare sono le tue conoscenze della lingua straniera dalla quale vuoi tradurre. In tal caso leggi il mio articolo“Come mantenere viva e praticare una lingua straniera?”.
  • Informatica: Il modo più economico per formarsi in questo campo è dedicare un po’ di tempo a leggere la documentazione e i manuali d’uso dei programmi, così come cercare su internet corsi e tutorial gratuiti e, soprattutto, fare pratica. Però se non ti fidi del tuo spirito di autodidatta e preferisci che qualcuno ti istruisca, puoi optare per laboratori e corsi specifici.
  • Formazione generale in traduzione o conoscenze specifiche in determinati campi: Anche in questo caso, la formazione da autodidatti leggendo, leggendo, leggendo e domandando è ovviamente l’opzione più economica, ma non la più semplice poiché richiede estrema dedizione e sforzi notevoli in assenza di supervisione. Se vuoi una formazione controllata e impartita da professionisti, puoi iscriverti a corsi o master di università o aziende specializzate nel campo della formazione per traduttori. Per assicurarti che il livello del corso sia in linea con le tue aspettative e valga l’esborso che comporta, chiedi opinioni e pareri da vecchi alunni, leggiti bene il programma e i contenuti e informati sul percorso e sulla reputazione dei docenti.Dove trovare corsi: Associazioni professionali (come i corsi di APTIC e gli webinar di Asetrad), Università spagnole e straniere, società di formazione per traduttori (ad esempio AulaSIC, Cálamo&CranCon Trazo FirmeEstudioSampere).

Ma prima di gettarti nella mischia, acquisisci familiarità con il settore: i social network, le mailing list, i blog, le associazioni professionali o le riviste di traduzione come La Lanterna del Traduttore possono essere un buon punto di partenza per sapere cosa bolle in pentola. Osserva, immergiti, domanda, interfacciati con altri traduttori.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Isabel Garcia Cutillas e pubblicato il 5 maggio 2015 sul proprio blog Tradusfera

Traduzione a cura di:
Antonio Palladino
Traduttore ES-EN-FR>IT
Barcellona (Spagna)

Mamma voglio fare il traduttore (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Passo 2: (In)formati
Ok, hai riflettuto e hai deciso che desideri andare avanti impegnandoti per diventare un traduttore perché ti piacciono le lingue e il linguaggio, ti piace leggere e scrivere, hai un’ottima conoscenza della lingua X (metti qui la lingua che conosci), fin da piccolo hai sempre scritto senza commettere errori di ortografia e pensi che saresti bravo a fare questo lavoro. Inoltre, non ti spaventa l’idea di lavorare come autonomo.

Magnifico, è un buon punto di partenza, però è probabile che non ti senta abbastanza sicuro per lanciarti nel mondo delle traduzioni e che ti manchi una base per poter ingranare in questo lavoro con determinate garanzie. Fermati un attimo e pensa: che conoscenze ti mancano?
Se hai una formazione di carattere letterario vicina alla traduzione (come ad esempio filologia o giornalismo), è probabile che tu abbia una buona base linguistica, ma ti manchino competenze informatiche o conoscenze in altre materie nelle quali poterti specializzare. Se invece sei un professionista di un settore completamente diverso (ingegneria, medicina, legge, ecc.) che vuole reinventarsi e riorientare la propria carriera verso la traduzione, le conoscenze specialistiche già le hai, ma sicuramente non sei in possesso di una buona base linguistica. Cosa fare per colmare queste lacune?

  • Lingua spagnola: Parlare una lingua non fa di te un esperto di quella lingua. È essenziale conoscere almeno i capisaldi linguistici e le opere di riferimento della nostra lingua, come ad esempio il Dizionario della lingua spagnola, il Dizionario Panispanico dei dubbi, laNuova grammatica della lingua spagnola e l’Ortografia della lingua spagnola della Real Academía Española; le opere di José Martínez de Sousa, come il celeberrimo Manuale di stile della lingua spagnola, nonché le norme dettate dalla Fundéu, solo per citare alcuni dei tanti riferimenti e autori. Se ciò che ti manca sono i rudimenti della lingua spagnola, comincia da lì.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Isabel Garcia Cutillas e pubblicato il 5 maggio 2015 sul proprio blog Tradusfera

Traduzione a cura di:
Antonio Palladino
Traduttore ES-EN-FR>IT
Barcellona (Spagna)

Mamma voglio fare il traduttore

 Categoria: Traduttori freelance

È già passato un anno da quando ho pubblicato l’ultimo articolo su questo blog, ma oggi ho deciso di tornare alla blogosfera per rispondere a una domanda che mi hanno fatto decine di volte in questi anni e che molte altre persone si faranno negli anni a venire: “Voglio diventare traduttore, che faccio?”
Ovviamente non esistono ricette magiche e ogni caso presenta le sue peculiarità ma se dovessi consigliare una formula per cominciare da zero in questo settore, sarebbe la seguente:

Passo 1: Rifletti
Innanzitutto devi chiederti se sai cosa comporta essere traduttore e se vuoi veramente fare questo lavoro. Nove su dieci aspiranti traduttori (ok, mi sono inventata la statistica ma almeno così è possibile farsi un’idea) non conoscono il lavoro del traduttore o ne hanno un’idea distorta, idilliaca e romantica, quindi poi vengono le delusioni quando si ha che fare con la dura e per niente accattivante realtà.

Il secondo aspetto su cui dovrebbe riflettere chi si pone come obiettivo quello di vivere di traduzione è se si hanno le qualità necessarie. Domini la tua lingua madre? Sei un esperto in qualche argomento oltre ad avere una buona conoscenza di una lingua straniera? Sai usare bene il computer? Sei persistente, disciplinato, curioso, indipendente?

E  la terza domanda da porsi è: Vuoi lavorare come autonomo (come fa la maggioranza dei traduttori) o in un’agenzia? Se la risposta è “come lavoratore autonomo” allora continua a leggere questo articolo.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Isabel Garcia Cutillas e pubblicato il 5 maggio 2015 sul proprio blog Tradusfera

Traduzione a cura di:
Antonio Palladino
Traduttore ES-EN-FR>IT
Barcellona (Spagna)

Come tradurre le serie tv (2)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Prima parte di questo articolo

3. Da’ un nome ai personaggi
È fondamentale dare un nome nuovo ai personaggi? Non sempre, ma è un’accortezza che aiuta gli spettatori locali a identificarsi con il programma. Si possono tradurre i nomi in maniera semplice, come “Walter Blanco” al posto di “Walter White” di Breacking Bad. Oppure il traduttore potrebbe semplicemente modificare il nome in base al paese in cui viene trasmesso il programma, cambiando per esempio “John” in “Juan”.

Altre volte i traduttori cercano un nome che somigli all’originale, che inizi con la stessa lettera oppure che abbia alcuni suoni in comune.
Per esempio, nella versione araba dei Simpson, “Homer” è “Omar”, “Marge” è “Mona” e “Bart” è “Badr”. Nella versione greca di Cuori senza età, “Blanche” diventa “Bela”, mentre “Rose” diventa “Fifi”.

4. Assicurati che il pubblico capisca i giochi di parole
Lo humour è una delle cose più difficili da tradurre. Le battute spesso si incentrano su doppi sensi e giochi di parole che potrebbe non essere possibile replicare nella lingua di destinazione. Per esempio, durante la traduzione di Seinfeld in tedesco, l’episodio in cui inizia e finisce la relazione tra Jerry e Dolores [1] pose un particolare problema:

“Dolores rappresentò uno dei più difficili rompicapo incontrati da Sabine: ‘Dolores’ non rima con nessuna parola tedesca indicante parti del corpo e un nome inventato avrebbe tolto valore alla battuta. Solo perché gli amici di Jerry pensavano che il nome ‘Bovary’ [2] fosse un’opzione valida in inglese, ciò non significava che la traduttrice potesse buttare lì un qualsiasi vecchio nome tedesco.” [3]
Alla fine optò per “Uschi”, in Germania nomignolo per Ursula, che fa rima con una parola dello slang tedesco che indica la vagina.

5. Incrocia le dita e aspetta
Quando si tratta di tradurre per la televisione, è coinvolta una certa dose di fortuna. Alcuni programmi semplicemente non si traducono bene in altre culture. Seinfeld è stato uno dei programmi più popolari di sempre in America, ma non ha avuto altrettanto successo in Europa. Lo humour è troppo culturalmente specifico. A quanto pare, la Radboud University ha condotto uno studio sugli spettatori tedeschi della serie, i quali semplicemente non la comprendevano:

“Gli spettatori hanno comunemente sostenuto di essere infastiditi dalle risate registrate; il pubblico spesso non capiva le battute. Alcuni di quelli che hanno riso hanno detto al ricercatore Elke Van Cassel di aver riso solo perché i personaggi ricordavano loro degli americani che conoscevano.”

Al Shamshoon, la versione araba priva di birra e maiale dei Simpson, è stato altresì un fiasco.
Che si tratti di un programma televisivo o del tuo brand, una traduzione di successo è più della mera sostituzione di una parola con un’altra. È una forma d’arte che richiede traduttori capaci con una profonda conoscenza sia delle lingue che delle culture. Alla K International, facciamo così.

Fonte: Articolo scritto da Alison Kroulek e pubblicato il 22 luglio 2015 sul Language Blog di K International

Traduzione a cura di:
Manuela Giorgiano
Traduttrice Freelance EN>IT
Napoli


[1] Nella versione italiana “Leonarda” [N.d.T.]
[2] Nella versione italiana “Ludovica” [N.d.T.]
[3] http://www.theverge.com/2015/6/24/8809723/jerry-seinfeld-tv-show-international-translation

Come tradurre le serie tv

 Categoria: Servizi di traduzione

Tradurre una serie tv è più complicato di quanto sembri. Una buona serie deve incontrare il favore degli spettatori. La sfida è far sì che ciò accada nelle diverse lingue e culture. Come per altri tipi di traduzione, tradurre le serie tv implica una sfilza di scelte difficili.

1. Sottotitoli, doppiaggio o remake?
Esistono tre modi per tradurre una serie tv. Si può tradurre il dialogo nella lingua di destinazione attraverso i sottotitoli, si possono usare dei doppiatori che rimpiazzino le voci originali oppure si può fare un remake della serie. Ci sono vantaggi e svantaggi per ogni opzione. Il remake della serie garantisce maggiore flessibilità nella resa del dialogo, inoltre la si può interamente adattare al territorio di interesse. A volte è necessario apportare dei cambiamenti significativi per mantenere la serie in linea con gli standard culturali.

Per esempio, nella versione iraniana di Modern Family, la coppia gay costituita da Mitchell e Cameron è stata sostituita da personaggi etero. La ragazza adolescente è stata sostituita da un ragazzo adolescente e le scene romantiche sono state cambiate o tagliate per riflettere il fatto che esse rappresentano un tabù in Iran. (Fonte: Dorkly)[1]

L’adattamento viene talvolta fatto anche quando il mercato di riferimento parla la stessa lingua della serie originale. Per esempio, la versione inglese di Law and Order sostituisce vocaboli di uso comune, leggi e procedure legali per un maggior gradimento da parte del pubblico britannico. Naturalmente, filmare ex novo un remake è anche l’opzione più costosa.

Per quanto riguarda il grande dibattito “doppiaggio vs. sottotitoli”, è più semplice guardare una serie doppiata bene, in quanto non bisogna concentrarsi sulla lettura dei sottotitoli. Tuttavia, il doppiaggio è più dispendioso. Bisogna pagare non solo la traduzione, ma bisogna anche assumere degli attori che prestino la propria voce. Inoltre, la traduzione risulta più problematica poiché il dialogo tradotto deve coincidere con il labiale dei personaggi sullo schermo. Tuttavia, il costo non è l’unico problema. In parole povere, alcuni paesi preferiscono che i programmi stranieri vengano sottotitolati, mentre altri preferiscono il doppiaggio.

2. Traduci il titolo
I titoli delle serie tv sono in genere brevi, concisi e sorprendentemente difficili da tradurre. Pajiba.com[2] ha una lunga lista di simpatici esempi di titoli di programmi che sono stati raffazzonati a un certo punto del procedimento di traduzione. Ecco alcuni dei nostri preferiti:

  • Arrested Development non si sa come è diventato Parenti Svezzati in sloveno
  • 30 Rock è Un Pazzo in Tv in portoghese
  • The Big Bang Theory è Occhiali Appannati in finlandese
  • Breacking Bad è Schifo Totale in ungherese
  • Buffy l’ammazzavampiri è Buffy: La Prediletta del Crocifisso in giapponese
  • Mad Men è Gli Squilibrati in russo
  • Weeds è Nancy siede sull’erba in ungherese

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Alison Kroulek e pubblicato il 22 luglio 2015 sul Language Blog di K International

Traduzione a cura di:
Manuela Giorgiano
Traduttrice Freelance EN>IT
Napoli


[1] http://www.dorkly.com/post/70986/8-crazy-foreign-versions-of-american-tv-shows/page:3
[2]
http://www.pajiba.com/seriously_random_lists/gained-in-translation-40-overly-literal-translated-tv-show-titles.php

Gli errori di Google traduttore (3)

 Categoria: Strumenti di traduzione

< Seconda parte di questo articolo

Diagnosi: non utilizzare in un lavoro professionale
Il  traduttore di Google non è uno strumento utile per la traduzione professionale.Tutte le ragioni esposte in tutto l’articolo lo relegano solamente ad un mero passatempo. Possiamo, sì, trascorrere momenti di intrattenimento incontrando e godendo noi stessi dei suoi errori. Ma non dobbiamo mai superare il confine utilizzandolo in alcuni dei nostri lavori. Tuttavia, molte volte abbiamo letto testi tradotti che erano chiaramente “vittime del traduttore di Google“. Se avessimo prestato attenzione alla cartella “spam” delle nostre email, ne avremmo trovate centinaia di esse. Qualche volta possiamo anche trovarle nelle reti sociali. Facebook, se non il traduttore di Google, utilizza un sistema molto simile per tradurre testi che non appartengono alla lingua del sistema dell’utente.

Abbiamo bisogno di un traduttore che ci “salvi” dal traduttore di Google
Un cliente non ci perdonerebbe mai di effettuare una traduzione utilizzando questo sistema. Si sentirebbe truffato, in modo che oltre a perderlo immediatamente, potremmo avere alcuni problemi legali con esso. Ma non è la ragione più influente per rinunciare al suo utilizzo. Lavorando con il traduttore di Google dimostriamo solo la nostra incompetenza. Oltre a cercare di avere poche risorse professionali, dimostriamo poco interesse e rispetto per coloro che aiutano a mantenere i nostri conti correnti positivi alla fine del mese. In un settore competitivo ed esigente, non possiamo permetterci questi fallimenti. L’area umanistica esige molto, ogni giorno. È per questo che dobbiamo guardarci molto dal ferire l’orgoglio dei nostri clienti. Nel presentare una traduzione mediante lo strumento di Google è molto probabile che si senta insultato. Per evitare questo, ed allo stesso tempo per fornire al nostro lavoro un aspetto ottimale, è meglio ricorrere ad un traduttore professionista. Questa figura, libera i testi dai molteplici errori di traduzione di cui abbiamo parlato. Inoltre dà loro una qualità che li rende accessibili non solo ai nostri clienti, ma anche a molti altri. Per questo un traduttore può aiutarci molto anche a configurare i nostri testi per una pagina web. Questo è utile soprattutto a coloro che possiedono un’attività con prospettiva internazionale. Però questo è un tema che tratteremo in un altro articolo.

Fonte: Articolo scritto da José Manuel Peque e pubblicato il 5 settembre 2016 sul blog Leon Hunter

Traduzione a cura di:
Chiara Basile
Dottoressa Magistrale in Lingue e Traduzione
Palermo

Gli errori di Google traduttore (2)

 Categoria: Strumenti di traduzione

< Prima parte di questo articolo

L’inglese come intermediario tra la lingua di origine e di destinazione
Tutte queste irregolarità che abbiamo trattato si possono osservare a prima vista. Basta avere un paio di nozioni di lingua di destinazione per rilevarle. Proprio così, ogni studente di inglese o francese è a conoscenza di esse a colpo d’occhio. Sembra che questo problema sia molto più grave con le lingue minori o esotiche. La percentuale di errori in questo caso supera il 50%, come per esempio l’indù o il cinese. Personalmente mi è capitato un aneddoto al momento di usare il traduttore di Google, per tradurre un saluto in tailandese. Uno dei miei contatti lavora a Bangkok e io decisi un giorno di salutarlo in questa lingua. Fu una brutta idea. A quanto pare ciò che il traduttore ha interpretato non aveva senso in quella lingua, in quel contesto. Chiaramente, non l’ho fatto di nuovo. Scherzi a parte, l’origine di questo errore di traduzione sembra essere nell’inglese. A quanto pare, e come si può leggere in un articolo del “el diario.es” del 2014, il motore di Google usa la lingua anglosassone come intermediario. Questo fa sì che qualsiasi traduzione prima di presentare una soluzione, venga filtrata attraverso l’inglese, provocando in tal modo una soluzione intermedia che non soddisfa l’utente. A volte produce anche strani risultati o parole “miste” che non hanno significato in qualsiasi modello di lingue.

Più affidabile usato su parole o frasi brevi che in lunghi testi
Un’altra causa che rende il traduttore di Google uno strumento inaffidabile, è che funziona meglio con brevi testi. Si può facilmente dimostrare prendendo il testo di una canzone in inglese. Se la incolliamo per intero nel traduttore, siamo in grado di ottenere un risultato perfettamente assurdo. Forse questo è il metodo migliore per individuare ad occhio nudo la sua errata traduzione.Tuttavia, con frasi brevi, senza essere perfetta, dà un risultato più credibile. Forse la ragione di questo si trova nel motore dell’applicazione che è stato progettato più per risolvere parole o brevi frasi che paragrafi o testi più elaborati.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da José Manuel Peque e pubblicato il 5 settembre 2016 sul blog Leon Hunter

Traduzione a cura di:
Chiara Basile
Dottoressa Magistrale in Lingue e Traduzione
Palermo


Gli errori di Google traduttore

 Categoria: Strumenti di traduzione

Molti di noi hanno usato alcune volte il traduttore di Google. Non vi è alcun motivo per negarlo, né dovremmo vergognarci. Lo abbiamo fatto normalmente per conoscere l’argomento o la lettera del testo o la canzone che ci emoziona. Certamente una percentuale molto elevata di utenti Internet spesso hanno usato questo strumento. Tuttavia, in molti abbiamo anche notato  i suoi numerosi errori di traduzione. In questo articolo andremo ad esporre molti di quegli errori che il conosciuto strumento Google commette. Mostreremo anche il motivo per cui questi errori ne rendono sconsigliabile l’utilizzo in un lavoro professionale.

Quando il diavolo si nasconde nell’algoritmo
Il principale di questi errori di traduzione si trova nel metodo stesso con cui il traduttore di Google esegue le conversioni. L’algoritmo che utilizza questo strumento non si basa su un “vademecum” linguistico come sarebbe stato desiderabile. Viene utilizzata, per così dire in qualche modo, una “lista piatta” concettuale in cui i termini di ogni lingua sono tradotti con il loro solito significato. Il problema di questo è che si perdono le sfumature per offrire una soluzione automatica che non sempre risulta essere corretta. La statistica non sostituisce né aiuta a correggere le migliaia di varianti linguistiche che possiede ciascun linguaggio. Né risolve nulla, presentare un significato standard per ogni termine, in qualsiasi tipo di dichiarazione, perché si perdono le così importanti differenze grammaticali come il genere o il numero. Per non parlare dell’ordine grammaticale, che a volte si perde anche nella traduzione automatica. Quante volte nell’utilizzo dello strumento, abbiamo incontrato questo problema? Ad esempio, volendo tradurre in inglese una situazione nella quale era stato coinvolto un personaggio femminile, troviamo una traduzione al maschile. E viceversa. Altro errore molto frequente della traduzione è quello del trattamento di cortesia. È comune trovare la formula “voi” invece del colloquiale “tu” o improvvisamente incontrare un singolare quando usiamo il plurale. Ma tutti questi errori non smettono di essere una conseguenza dell’utilizzo della traduzione in termini più statistici ed economici che linguistici. E l’utilizzo di un sistema automatico che tende a guardare le soluzioni normali e “accademiche” invece di particolari sfumature.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da José Manuel Peque e pubblicato il 5 settembre 2016 sul blog Leon Hunter

Traduzione a cura di:
Chiara Basile
Dottoressa Magistrale in Lingue e Traduzione
Palermo

Cervello e apprendimento linguistico (2)

 Categoria: Le lingue

< Prima parte di questo articolo

Ian Wilson, un ricercatore che lavora in Giappone, ha stilato le prime, incoraggianti relazioni riguardo a queste tecnologie. Certamente, le ricerche non suggeriscono di includere macchinari a ultrasuoni in una comune classe di lingue, ma alcuni astuti ingegneri hanno trovato il modo di capitalizzare la scoperta incorporando le immagini in innovative applicazioni di apprendimento.

Kara Morgan-Short, professoressa dell’Università dell’Illinois a Chicago, sfrutta l’elettrofisiologia per studiare il funzionamento interno del cervello. Insieme ad alcune colleghe ha insegnato una microlingua inventata a un gruppo di studenti, creata dai linguisti per verificare in maniera controllata ciò che si sa dell’apprendimento delle lingue.

Durante il suo esperimento un gruppo di volontari ha imparato tramite la spiegazione delle regole della lingua, mentre un altro è stato immerso nella stessa, in condizioni simili a quelle in cui assimiliamo la nostra madrelingua. Tutti i partecipanti hanno appreso qualcosa ma i processi cerebrali degli studenti immersi sono apparsi più simili a quelli di un madrelingua. La questione interessante è che, più di sei mesi dopo, durante i quali non sono stati esposti alla nuova lingua perché artificiale, gli stessi studenti hanno raggiunto buoni risultati nei test e i loro processi mentali sono diventati più simili a quelli di un madrelingua.

In uno studio successivo, Morgan-Short e le colleghe hanno evidenziato che gli alunni che avevano dimostrato particolari capacità nel riconoscere schemi e sequenze hanno imparato molto bene la grammatica attraverso l’immersione. La professoressa ha affermato: «Questa ricerca non solo dimostra che alcuni adulti sono in grado di apprendere attraverso l’immersione, come i bambini, ma potrebbe consentirci anche di abbinarli al loro contesto di apprendimento ideale».

Le ricerche sulle scansioni cerebrali possono aiutarci a modellare i sistemi di apprendimento di una lingua sulle nostre abilità cognitive, svelandoci se impariamo meglio attraverso un tipo di istruzione formale, che fa leva sulle regole grammaticali, oppure immergendoci completamente nella seconda lingua, o l’una e l’altra cosa.

In qualsiasi modo impariamo, i recenti studi ci forniscono una buona notizia. Sappiamo che le persone che parlano fluentemente più di una lingua hanno ricordi migliori, sono più creativi e mentalmente flessibili di coloro che ne conoscono una sola. Alcuni studi canadesi suggeriscono che nei bilingue l’Alzheimer e la demenza senile vengono diagnosticati più tardi; ciò significa che sapere una seconda lingua può aiutarci a stare meglio durante gli ultimi anni di vita.

Ancora più promettente è il fatto che i benefici del bilinguismo permangono anche per coloro che non imparano la seconda lingua da bambini. I ricercatori dell’Università di Edimburgo sottolineano che: «milioni di persone nel mondo imparano tardivamente una seconda lingua: a scuola, all’università, al lavoro o grazie alla migrazione o al matrimonio». I loro risultati, che riguardano 853 partecipanti, mostrano chiaramente che conoscere un’altra lingua è vantaggioso, indipendentemente da quando la si impara.

Fonte: Articolo scritto da Alison Mackey e pubblicato il 24 settembre 2014 sul sito del The Guardian

Traduzione a cura di:
Laura Talamona
Traduttrice EN-ES-HI>IT
Milano

Cervello e apprendimento linguistico

 Categoria: Le lingue

Imparare una lingua straniera può aumentare le dimensioni del cervello. È ciò che alcuni scienziati svedesi hanno scoperto usando le scansioni cerebrali per monitorare quanto accade durante l’apprendimento di una seconda lingua. Lo studio fa parte di un corpus crescente di ricerche che utilizzano le tecnologie di neuroimaging per comprendere meglio i benefici cognitivi dell’apprendimento delle lingue. Strumenti quali la risonanza magnetica (RM) e lo studio elettrofisiologico, tra gli altri, possono dirci oggigiorno non solo se abbiamo bisogno di un intervento al ginocchio o soffriamo di aritmia cardiaca, ma rivelano anche ciò che accade nel nostro cervello quando sentiamo, capiamo e parliamo una seconda lingua.

La ricerca svedese ha mostrato che imparare una lingua straniera produce un effetto visibile sul cervello. Alcune giovani reclute con una predisposizione per le lingue hanno imparato l’arabo, il russo o il dari in maniera intensiva, mentre un gruppo di controllo composto da studenti di scienze mediche e cognitive ha studiato altrettanto diligentemente ma non una lingua. Le risonanze hanno mostrato che specifiche sezioni del cervello degli studenti di lingue sono aumentate mentre quelle del gruppo di controllo sono rimaste immutate. Altrettanto interessante è il fatto che gli alunni il cui cervello è cresciuto nella regione dell’ippocampo e nelle aree della corteccia cerebrale legate all’apprendimento delle lingue abbiano competenze di linguaggio migliori rispetto agli altri studenti, nei quali invece si é sviluppata maggiormente la corteccia motoria.

In altre parole, le zone espanse erano collegate alla facilità di apprendimento delle lingue e lo sviluppo del cervello variava in base alla prestazione. Come hanno notato i ricercatori, se non è del tutto chiaro cosa significhino tre mesi di studio intensivo delle lingue sul lungo termine, la crescita del cervello risulta invece promettente.

Analizzare le risonanze magnetiche funzionali può rivelarci anche quali parti del cervello sono attive durante un compito preciso; per esempio, possiamo osservare perché gli adulti di madrelingua giapponese non riescono a distinguere facilmente i suoni “r” ed “l” (rendendo complicata la distinzione tra parole come “resto” e “lesto”). A differenza dell’inglese, il giapponese non riconosce in “r” ed “l” due suoni distinti; al contrario, una singola unità di suono, conosciuta come fonema, li rappresenta entrambi.

Secondo le ricerche, davanti a parole inglesi che contengono l’uno e l’altro suono, nel cervello di un nippofono si attiva solo una regione del cervello mentre per un anglofono se ne mettono in azione due. Per i giapponesi, imparare a distinguere e produrre le differenze tra i due fonemi in inglese richiede la sostituzione di alcuni elementi dei circuiti neuronali. Cosa si può fare? Com’è possibile imparare tali distinzioni?

I primi studi sul linguaggio tramite scansione cerebrale hanno evidenziato che i giapponesi possono imparare a udire e produrre distintamente i suoni “r” ed “l” attraverso un software che enfatizza le caratteristiche che li differenziano. Quando i suoni venivano modificati e ampliati dal software, i partecipanti riconoscevano più facilmente le loro diversità. Durante uno degli esperimenti i volontari hanno imparato a distinguere i suoni, anche quando questi venivano presentati all’interno di un normale discorso, dopo sole tre sessioni da venti minuti (appena un’ora in totale).

Questo tipo di ricerche potrebbe portare a miglioramenti nell’uso delle tecnologie per l’apprendimento di una seconda lingua; ad esempio, adoperando macchine a ultrasuoni simili a quelle usate per mostrare ai futuri genitori l’aspetto e i movimenti del nascituro all’interno dell’utero, i ricercatori nel campo della fonetica articolatoria sono stati in grado di spiegare agli studenti in che modo produrre i suoni, mostrando loro immagini reali di come le loro lingue, labbra e guance avrebbero dovuto muoversi per creare la fuoriuscita d’aria e l’abbassamento e l’innalzamento del palato molle.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Alison Mackey e pubblicato il 24 settembre 2014 sul sito del The Guardian

Traduzione a cura di:
Laura Talamona
Traduttrice EN-ES-HI>IT
Milano

Traduzione o Transcreazione?

 Categoria: Servizi di traduzione

L’impatto dato dalla pubblicità sulle nostre vite viene spesso sottovalutato, dal momento che questa non ci condiziona solamente ad un livello cosciente, bensì agisce anche nel nostro inconscio. L’obiettivo della pubblicità non è solo quello di piazzare un prodotto sul mercato, ma anche quello di imprimere l’esistenza di questo e/o di un dato marchio, in maniera tale da generare un senso di fiducia nei consumatori, che, in caso di necessità, li possa ricondurre all’acquisto del prodotto pubblicizzato. A questo scopo vengono utilizzati i mezzi più disparati, tra cui anche quello linguistico, che ricopre un ruolo molto importante nei concepts pubblicitari.

I reparti delle aziende dedicati al commercio estero si cimentano spesso in campagne pubblicitarie internazionali. Queste si rivelano spesso essere delle vere e proprie sfide, dal momento che un adattamento linguistico nella lingua d’arrivo per le regioni contemplate dalla campagna è un requisito fondamentale. Il linguaggio pubblicitario si differenzia infatti notevolmente dal linguaggio quotidiano, e per questo necessita di molto di più rispetto ad una traduzione parola-per-parola, così come i comunicati stampa, le presentazioni interne ed esterne, ed infine, i testi di marketing strategico.

I testi di marketing rappresentano infatti l’azienda, e per questo da una buona traduzione devono trasparirne tutti i tratti caratteristici che la contraddistinguono, in primis il suo carattere e la sua identità. Inoltre un buon testo deve essere soprattutto in grado di soddisfare le abitudini linguistiche del target di consumatori abituali. Se la traduzione viene infatti effettuata senza considerare l’accezione contemplata all’origine, è addirittura possibile recapitare un concetto errato o anche perdere l’efficacia del testo orginale, errori che un buon traduttore dovrebbe assolutamente cercare di evitare.

Un fattore fondamentale per la traduzione di testi pubblicitari è la considerazione degli elementi e delle abitudini culturali del paese destinatario del messaggio. In ogni mercato sono infatti presenti dei fattori individuali che costituiscono la domanda, ed è proprio per questo motivo che la traduzione linguistica e culturale rappresenta un settore molto sensibile. Nei casi in cui non si possano evitare giochi di parole, riferimenti a fatti legati ad un paese o ad una personalità specifica, il lavoro del traduttore consiste nell’elaborazione di valide alternative che possano risvegliare le associazioni desiderate nel target di consumatori interessato. Questo tipo di traduzioni creative e pubblicitarie viene chiamato anche Transcreazione.

Una buona pubblicità deve avere infatti uno stile unico ed inconfondibile. Le traduzioni di claims, slogans o headlines richiedono un talento particolare anche da parte del copywriter. Il traduttore non deve quindi possedere solamente competenze linguistiche nelle combinazioni interessate, ma deve bensì anche essere in grado di immedesimarsi in entrambe le lingue per poter comprendere e trasporre in un altro codice elementi come giochi di parole, doppi sensi e testi suggestivi.

Fonte: Articolo pubblicato il 18 agosto 2016 sul blog dell’agenzia Übersetzungs Manufaktur

Traduzione a cura di:
Ambra Cavallaro
M.A. Comunicazione e Scienze Mediatiche
Traduttrice e interprete di trattativa freelance [DE - EN - IT]
Berlin/Roma

I software di traduzione sono affidabili? (2)

 Categoria: Strumenti di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Naturalmente tali strumenti svolgono comunque un lavoro notevole, e malgrado qualche errore, i lettori in genere riescono a cogliere il senso generale di quelle traduzioni. In testi brevi come ricette, istruzioni o tweet, tendenzialmente le traduzioni online comportano la necessità di un minor lavoro di intuito. Ma comunque sia, si tratta di strumenti da maneggiare con prudenza quando i testi sono più lunghi e i dettagli assumono un’importanza critica, come in contesti lavorativi o accademici.Come insegnante di inglese quale seconda lingua, ogni semestre mi capita sotto gli occhi una manciata di tesine che sono state scritte facendo uso di un qualche traduttore automatico. Credo che ogni insegnante di lingue sia d’accordo se affermo che sì, ce ne accorgiamo sempre. Spesso massicce porzioni di testo risultano semplicemente incomprensibili.

Ma le traduzioni imperfette possono non soltanto confondere i lettori: possono anche ingannarli o perfino offenderli. Nel mondo della pubblicità ci sono stati molti esempi eclatanti di slogan tradotti in maniera scorretta, nelle campagne di marketing condotte in paesi stranieri. «Come alive», slogan di Pepsi Cola traducibile in italiano più o meno con “cambia vita” o “vivi davvero”, venne tradotto nelle pubblicità cinesi “facciamo risorgere i vostri antenati dalla tomba”. Quello dell’associazione americana dei prodotti a base di latte, «Got milk?» – semplicemente “hai del latte?” – in Messico venne tradotto “stai allattando?”. E il Big Mac di McDonald’s inizialmente in Francia avrebbe dovuto chiamarsi “Gros Mec”, finché l’azienda non si rese conto che in francese significava “grande magnaccia”.

Benché questi errori siano divertenti, essi fungono anche da esempi da non seguire per tutti coloro che fanno uso di software di traduzione in contesti lavorativi. Quando si lavora con una lingua straniera non è la semplice traduzione che infonde significato a un testo, ma anche le sottigliezze culturali, i doppi sensi e il gergo del luogo. Fino a quando un Pesce Babele collaudato non arriverà sul mercato, i programmi di traduzione andrebbero sempre usati con cautela.

Fonte: articolo scritto da Anne Merritt e pubblicato il 23 agosto 2013 sul sito del Telegraph

Traduzione a cura di:
Emanuele Boccianti
Traduttore freelance
Roma

I software di traduzione sono affidabili?

 Categoria: Strumenti di traduzione

I traduttori online stanno diventando sempre più sofisticati, ma questi strumenti sono pericolosi usati in situazioni dove i testi sono più lunghi – usateli con prudenza, dice Anne Merritt.

Nella Guida Galattica per Autostoppisti di Douglas Adams un dispositivo chiamato Pesce Babele permette a chi lo usa di parlare in un’estremità, mentre all’altra il ricevente sente il messaggio tradotto nella propria lingua.Tra i tanti gadget fantascientifici del romanzo, questo potrebbe in fondo essere uno dei meno improbabili. Con compagnie come Google che perfezionano costantemente i loro prodotti di traduzione linguistica, sembra solo questione di tempo prima che questa tecnologia giunga a uno stadio ottimale. Oggi social media come Facebook e Twitter mettono a disposizione opzioni di traduzione automatica dei testi. Non soltanto gli utenti possono tradurre messaggi provenienti dai loro contatti stranieri, hanno anche la possibilità di restare aggiornati su eventi globali come la Primavera Araba e gli attuali tumulti in Egitto, scavalcando la barriera linguistica per tenersi informati in tempo reale.

Benché Google Translate sia verosimilmente il più conosciuto dei traduttori online, Bing di Microsoft si appresta a diventare un suo diretto concorrente. Sia il software di traduzione di Bing sia quello di Google utilizzano un tipo di linguistica computazionale chiamato Traduzione Automatica Statistica (in inglese SMT, che sta per Statistical Machine Translation). Questo metodo fa uso di vasti database di documenti tradotti da esseri umani (libri, siti web, testi delle Nazioni Unite) per individuare degli schemi nelle traduzioni e tracciare paralleli tra le caratteristiche dei vari linguaggi. Più che una traduzione parola per parola, questa tecnologia cerca le combinazioni tra parole e le ricorrenze comuni, in modo da poter dedurre coniugazioni e struttura del testo. In teoria, più elementi riesce a catalogare più raffinata diventa nel riconoscere gli schemi, quindi il software di traduzione migliora costantemente. Col diventare più intuitivi e sofisticati, questi software sono soggetti a problematiche inevitabili. Perciò, quanto è affidabile un software di traduzione?

Al punto a cui è arrivata adesso la tecnologia, ci sono alcuni difetti che tendono a verificarsi. Mentre la SMT è stata sviluppata per rintracciare frasi e altri spezzoni linguistici, questi sistemi non sempre colgono il senso di miriadi di espressioni idiomatiche (come i verbi “frasali” inglesi) presenti in ogni lingua. Inoltre, questi traduttori non sono sufficientemente sofisticati da comprendere la sintassi di testi più lunghi. Mentre software di questo tipo sono in grado di fornire traduzioni grammaticalmente corrette di frasi semplici come «sono andato a farmi una nuotata», probabilmente si impantanerebbero su un periodo come «sarei andato a farmi una nuotata ma il tempo era così bello che invece ho fatto una passeggiata».

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: articolo scritto da Anne Merritt e pubblicato il 23 agosto 2013 sul sito del Telegraph

Traduzione a cura di:
Emanuele Boccianti
Traduttore freelance
Roma

Di nuovo questo testo orribile…

 Categoria: Traduttori freelance

Ho già parlato in varie occasioni del tema della specializzazione e come sempre consiglio agli studenti di specializzarsi in un determinato settore, perché chi troppo vuole nulla stringe. Proprio ieri a TransCreat ci chiedevamo se è davvero fattibile per un traduttore dedicarsi solo a un settore specifico o se alla fine siamo condannati a sapere un po’ di tutto ma in realtà non molto di nulla. Si tratta di un argomento delicato, perché, molto spesso, anche se vogliamo dirigere il nostro futuro verso un determinato obiettivo, il mondo che ci circonda si impegna a porci ostacoli o a metterci alla prova durante il nostro percorso. Ciò vuol dire che se vuoi vivere solo della traduzione, non puoi rifiutare temi più generici o altre specialità che non sono di tuo particolare interesse. Il problema che ne deriva è che a volte sei costretto ad accettare testi che personalmente non ti trasmettono nulla o che non ti dispiacciono, ma nemmeno sono quello che sognavi quando pensavi a ciò che avresti voluto fare quando fossi diventato traduttore e nel momento in cui arrivano i testi che veramente ti piacciono o con i quali ti senti a tuo agio, non sei capace di accettarli.

Non saprei dirti qual è l’opzione migliore: se accettare solo quello che vuoi fare o se accontentarti per guadagnare almeno un buon stipendio alla fine del mese. Tutte e due le opzioni hanno i loro pro e contro. Tuttavia, l’ideale sarebbe raggiungere una via di mezzo. Credo davvero che traduciamo meglio se traduciamo quello che ci piace e che ci rende felici e, se traduciamo meglio, generiamo più fiducia nei nostri clienti. Quindi, sì, dobbiamo cercare di porci un obiettivo in un campo specifico e sforzarci per raggiungerlo, anche se ciò non esclude la possibilità di imparare altre cose lungo il cammino, non si sa mai, o di trovare qualcosa che sorprendentemente ci piaccia di più o che sappiamo fare meglio.

Come possiamo raggiungere questo obiettivo? Credo che la prima cosa è affermarsi, crescere come traduttori e avere una fonte di entrate costante e per questo dobbiamo avere pazienza. Una volta che lo abbiamo raggiunto, potremo dare priorità a quello che ci piace di più rispetto a quello che ci piace di meno, ma durante questo percorso non dobbiamo smettere di provarci, di cercare clienti dell’ambito che ci interessa, di rafforzare la nostra rete di contatti sia nella nostra area sia nelle altre e di continuare a formarci nel nostro settore, in modo che quando si presenti il momento giusto, possiamo davvero vivere solo della traduzione, senza dover ricorrere ad altre entrate o semplicemente delegando ciò che non ci rende felici. Dopo tutto, i gusti sono gusti, non c’è nulla di scritto al riguardo e sempre ci sarà qualcuno a cui lo entusiasmerà un tipo di testo che a te non fa né caldo né freddo. Per questo, esiste la rete di contatti, perché, dopo tutto, i traduttori uniti sono più felici e più forti.

Fonte: Articolo scritto da Ana Abad e pubblicato il 13 luglio 2016 sul suo blog “Transcreando por palabra”

Traduzione a cura di:
Grazia Pia Cammisa
Traduttrice ES<>IT, EN<>IT
Madrid

La traduzione – una professione senza età (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Come avere successo: Innanzitutto, per riuscire ad affermarsi, è importante lavorare duramente. Se non si ottiene successo, non si sta lavorando abbastanza duramente. Per essere un traduttore freelance di successo, è necessario essere abili sia nella traduzione che negli affari. Impiegare una parte del proprio tempo proponendosi sul mercato—non importa da quanto tempo si è traduttori, è necessario promuovere se stessi in modo incessante. Secondo: qual è il segreto? In una parola: tempistica. Nella traduzione, la tempistica è tutto. Non restituire mai nulla in ritardo!

Passione per le lingue: I traduttori amano le lingue, e sono già esperti in almeno due di esse. Amano l’attività di analizzare il significato della lingua e trasferire tale significato dalla lingua B alla lingua A. Essi continuano a migliorare le proprie capacità di scrittura con grande entusiasmo e sono esperti in un settore richiesto sul mercato.

Lavorare da casa: I traduttori freelance sono tra i pochi fortunati che non devono indossare abiti da lavoro. Tuttavia, i traduttori devono dimostrarsi professionali in tutte le occasioni, indipendentemente dalla situazione. In molti casi, l’impatto visivo costituisce l’aspetto più importante. Un abito elegante, un taglio di capelli adeguato, una rasatura pulita e un’attrezzatura professionale sono elementi essenziali per il successo. Per i traduttori, tutto questo non è necessario, a meno che non lavorino fuori casa o sia necessario incontrare personalmente i clienti. Invece, è molto più importante prestare attenzione a cosa dire ed al modo in cui comunicare, in forma scritta ed orale, per creare e mantenere relazioni lavorative durevoli. Pertanto, è fondamentale un’eccellente conoscenza della lingua, accompagnata da modi educati e da un forte senso di professionalità nei propri discorsi.

Denaro: Fondamentalmente, il business è una questione di denaro, in particolare di profitto. Un business senza profitto è come una cena senza cibo: semplicemente non funziona. Pertanto, negli affari esistono solo due regole: a) Guadagnare nel più breve tempo possibile, b) Conservare il denaro per il maggior tempo possibile.

Valore senza tempo: Un traduttore professionista è una sorta di pacchetto completo, che unisce un eccellente background linguistico all’interesse per la scrittura e a brillanti capacità imprenditoriali. Essere traduttori è una professione senza tempo, con importanza sempre maggiore nell’ambiente economico globale.

Fonte: Articolo scritto da Katia Spanakaki e pubblicato nell’aprile del 2013 su Translation Journal

Traduzione a cura di:
Stefano Gaito Criscuolo
Traduttore
Portici (NA)

La traduzione – una professione senza età

 Categoria: Traduttori freelance

Possiamo affermare che tutti sorridono nella stessa lingua; tuttavia, per rendere efficace la comunicazione, sono comunque necessari i traduttori. La professione di traduttore è una professione creativa, che richiede un livello di conoscenza accademico e capacità di pensiero critico. La traduzione consiste nello spostamento dell’anima di un testo in un corpo differente. Un buon traduttore dispone di grande esperienza e di una forte passione e, come il buon vino, migliora con il tempo.

Il lusso della scelta: Alcuni traduttori lavorano per agenzie, altri per se stessi. La vita lavorativa di ciascuno di essi è piuttosto differente, ma per tutti è necessario essere disposti a lavorare duramente per i propri clienti. Allo stesso tempo, in qualità di lavoratori autonomi, i traduttori desiderano proteggere la propria vita privata ed impedire che i clienti pensino ad essi come sempre disponibili. Una carriera è come una maratona; solo stimolando se stessi sarà possibile arrivare al traguardo con armonia ed equilibrio.

Capi di voi stessi: Se il lavoro scarseggia, sforzatevi di trovarne. Generalmente, i traduttori freelance, come la maggior parte dei lavoratori autonomi, descrivono il proprio flusso di lavoro come “abbondanza o carestia”. In alcuni momenti, si è sommersi dal lavoro: seduti a tradurre dall’alba a notte fonda, cercando di rispettare scadenze impossibili e preoccupandosi della sindrome del tunnel carpale; in altri si resta in attesa di una telefonata, pregando San Girolamo, Patrono dei traduttori, o il Santo Patrono delle Cause Perse.

Regole di vita: La maggior parte dei traduttori, se non tutti, sembra seguire due regole della professione di traduttore. Regola numero uno: lavorare nel paese della propria “lingua B”. Regola numero due: sposare una persona madrelingua della propria “lingua B”. Tali regole non sono da intendersi come spiritose. Negli Stati Uniti, i traduttori che traducono in una lingua straniera lavorano generalmente dal dieci al venti percento in più rispetto a coloro che traducono in inglese.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Katia Spanakaki e pubblicato nell’aprile del 2013 su Translation Journal

Traduzione a cura di:
Stefano Gaito Criscuolo
Traduttore
Portici (NA)