Intervista al traduttore R.López Sánchez (6)

 Categoria: Traduttori freelance

< Quinta parte di questo articolo

8. Per concludere, vorremmo sottolineare anche il tuo lavoro d’insegnante, nel progetto di Traduversia, insieme a Pablo Muñoz. Come è nato questo progetto?

In realtà è nato in modo molto naturale. Io e Pablo ci siamo conosciuti poco a poco, incontrandoci in diverse cene ed eventi sulla traduzione. Siamo andati subito d’accordo e ci siamo resi conto di avere una visione molto simile su molte cose, tra cui il mercato della formazione on-line. Entrambi avevano già un blog da diverso tempo, in cui condividevamo tutorial e articoli che molti lettori trovavano utili. Inoltre, avevamo già collaborato con diverse aziende, associazioni e università, tenendo corsi e seminari, per cui avevamo anche un certo bagaglio di esperienza su cui costruire qualcosa, migliorando quel che già conoscevamo.
Un giorno a Pablo si è accesa una lampadina e mi ha detto: “Ehi, Rafa, e se creassimo questa cosa?”. La mia risposta a quella domanda è stata un sonoro sì e, dopo mesi di duro lavoro e impegno, Traduversia è diventato realtà. Sono passati due anni e abbiamo già avuto più di 5000 studenti e, fra tutti e due, abbiamo già tenuto 11 corsi (uno dei quali gratuito), quindi non potrei essere più soddisfatto dei risultati raggiunti.
Per me, Traduversia è la dimostrazione di cosa sono in grado di realizzare due teste pensanti piene di idee, speranze ed energia, tutti valori che tentiamo di trasmettere ai nostri studenti, in modo che possano anch’essi fare molta strada in campo professionale.

Fonte: Articolo pubblicato sul sito www.lenguasmodernas.com e riportato sul blog dell’intervistato, il traduttore Rafael López Sánchez jugandoatraducir.com

http://jugandoatraducir.com/entrevista-en-el-boletin-del-selm/

Rafael López Sánchez, 27 anni, spagnolo, laureatosi in Traduzione all’Università di Granada, è specializzato in traduzione audiovisiva, localizzazione e desktop publishing. Ha tradotto diverse serie televisive, film e documentari e impartisce corsi on-line sulle sue materie di competenza.

Traduzione a cura di:
Dario Semino
Traduttore freelancee insegnante di lingue
Cormòns (GO)

Intervista al traduttore R.López Sánchez (5)

 Categoria: Traduttori freelance

6. Quale fra i progetti a cui hai lavorato diresti che è stato il più stimolante o ispiratore per te?

Ce ne sono stati molti. Per quanto riguarda i progetti di traduzione, credo che quello che mi ha dato più soddisfazione (e continua a darmene) è, senza dubbio, il gioco del calcio che sto traducendo in questo momento. Ho iniziato a giocare a questo gioco quando ero solo un bambino e, da allora, ho giocato a tutte le successive edizioni lanciate sul mercato, quindi per me è come la realizzazione di un sogno.

D’altra parte, è stato molto stimolante anche creare Traduversia insieme a Pablo Muñoz. È stato un processo molto lungo e pieno di ostacoli, in cui ho imparato molto sul web design, la localizzazione e l’e-learning, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti tecnici. Inoltre, mi ha anche permesso di rafforzare il mio rapporto con Pablo, che non è solo il mio socio, ma anche un grande amico.

7. Sono degne di nota anche le tue capacità come progettista e sviluppatore grafico. Come sei arrivato a specializzarti in questo campo?

Como ho detto prima, ho sempre posseduto una certa creatività ereditata dalla mia famiglia. Da quando ho l’uso della ragione, ho sempre avuto bisogno di realizzare una qualche attività creativa diversa dalla traduzione, che fosse un hobby o una specializzazione professionale. La grafica è una disciplina che mi ha affascinato fin da bambino, al punto che da adolescente ho avuto la gran fortuna di frequentare vari corsi di informatica e disegno in diverse accademie private, così che possedevo già una base su cui poter costruire. Per coincidenza, quando ho finito l’Università, mentre cominciavo a muovere i miei primi passi come traduttore audiovisivo, mi sono accorto che c’era un gran numero di aziende che cercavano traduttori con conoscenza grafiche, ovvero esperti in quel che in inglese si chiama desktop publishing. Vedevo annunci dappertutto e sentivo che era una nicchia di mercato che avrei potuto sfruttare, con la giusta preparazione.

E così, senza pensarci troppo, ha frequentato un corso post-laurea di un anno in grafica pubblicitaria, in cui ho imparato a utilizzare programmi come InDesign, Photoshop, Illustrator o Dreamweaver, nonché preziose nozioni di progettazione grafica che custodisco gelosamente nella mia libreria e sul mio hard disk. Grazie a questa specializzazione, ho potuto accettare molti lavori di grafica da agenzie di traduzione e anche da colleghi traduttori che mi hanno commissionato la realizzazione dei loro siti web o la creazione della loro grafica aziendale, quindi penso che investire in questa specializzazione sia stata una delle migliori decisioni che abbia potuto prendere in quel momento. Saper cogliere le occasioni al volo è molto importante quando sei un neolaureato. Ma continua ad esserlo anche quando sei un professionista con molti anni di esperienza. In ogni caso, è importante saper fiutare le opportunità ed essere pronti a coglierle al volo quando si presentano.

Sesta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato sul sito www.lenguasmodernas.com e riportato dall’intervistato (il traduttore Rafael López Sánchez) sul proprio blog

Traduzione a cura di:
Dario Semino
Traduttore freelancee insegnante di lingue
Cormòns (GO)

Intervista al traduttore R.López Sánchez (4)

 Categoria: Traduttori freelance

< Terza parte di questo articolo

5. Nell’ambito dei progetti audiovisivi, quali differenze si possono riscontrare lavorando, ad esempio, ad un reality show, una serie televisiva o un documentario?

Moltissime. Tanto per cominciare, ognuno dei prodotti che hai menzionato vengono normalmente doppiati in modo diverso: ad esempio, in questo momento la tendenza è di tradurre i documentari con una voce fuori campo (voice-over), con una elocuzione standard. Cioè, una voce narrante principale e voci secondarie per tradurre possibili interviste con voci sovrapposte. Le serie televisive, soprattutto quelli di successo, si doppiano invece usando la tecnica della sincronizzazione labiale (lipsync), in modo che le voci degli attori originali vengono sostituite da quelle dei doppiatori. Ciò provoca una serie di limitazioni sulla corrispondenza e sulla durata degli interventi dei vari personaggi. Infine, i reality show vengono oggi tradotti con una tecnica moderna di voice-over, in cui i doppiatori interpretano il testo e imitano il tono dei personaggi, contrariamente a quanto avviene nei documentari, in cui la voce del presentatore rimane solitamente piatta. Il tipo di doppiaggio influisce sul tipo di approccio alla traduzione, sulle specifiche scelte traduttive e sul lavoro di adattamento, tra le altre cose.

Grande importanza ha, naturalmente, anche il formato del prodotto. I reality, per esempio, non hanno un copione preconfezionato, poiché si presume che i personaggi agiscano improvvisando. Questo fa sì che i traduttori debbano lavorare sulle trascrizioni dei loro interventi messi in forma di copione, così che il testo che ne deriva può risultare alquanto eterogeneo e caotico (si pensi al possibile copione di un episodio del Grande fratello, per esempio). Invece, le serie televisive e i film seguono un copione convenzionale, di modo che in molti casi il traduttore lavora su un copione che riporta perfino riferimenti di contesto sia sulle scene che sui ruoli dei personaggi, tutti dettagli estremamente utili.

Per quanto riguarda invece i documentari, alcune volte richiedono un approfondito lavoro di documentazione per verificare i contenuti ed evitare strafalcioni. Anche se, personalmente, li ho sempre trovati più facili da tradurre, perché tendono a non contenere troppi riferimenti culturali o umoristici, contrariamente a ciò che accade nelle commedie o nei reality. L’umorismo e i riferimenti culturali sono, secondo me, le due principali spine nel fianco per un traduttore audiovisivo, perché lo obbligano a cercare soluzioni alternative per riprodurre l’umorismo originale o provocare un effetto equivalente.

Quinta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato sul sito www.lenguasmodernas.com e riportato dall’intervistato (il traduttore Rafael López Sánchez) sul proprio blog

Traduzione a cura di:
Dario Semino
Traduttore freelancee insegnante di lingue
Cormòns (GO)

Intervista al traduttore R.López Sánchez (3)

 Categoria: Traduttori freelance

< Seconda parte di questo articolo

4. Come sono le scadenze e il ritmo di lavoro per questo tipo di progetti?

Frenetici. Se vuoi fare questo lavoro hai due opzioni: formarti e adattarti fino a diventare un professionista molto produttivo, o comprarti una DeLorean. E siccome finita l’Università non navigavo nell’oro, non mi rimase altro da fare che adattarmi.

Scherzi a parte, le scadenze e il ritmo di lavoro variano a seconda dei progetti e dei clienti. Ad esempio, da una parte ho clienti che mi chiedono di tradurre un capitolo di una serie di 20 minuti da un giorno all’altro e, dall’altra parte, ci sono clienti che mi danno tre giorni di tempo per un incarico del tutto simile. Inutile dire che, quanto più sono strette le scadenze, maggiore è la probabilità di commettere errori e che questi rimangano scolpiti su pietra per l’eternità, per cui è necessario essere produttivi e molto competenti ed efficaci per fare questo lavoro.

Nei videogiochi, le scadenze sono molto simili a quelle di qualsiasi progetto di traduzione scritta. Queste traduzioni vengono pagate a parola e gli incarichi vengono assegnati per volumi giornalieri o settimanali, per cui i clienti per i quali lavoro cercano di non assegnare più di 3-4000 parole al giorno ad un singolo traduttore, sapendo bene che superando quelle quantità, ci possono essere ripercussioni negative sulla qualità dal lavoro. Quel che è certo è che, nella localizzazione dei videogiochi, sono molto particolari i mesi precedenti al loro lancio, quel periodo che in inglese chiamano crunch time, per cui puoi passare intere settimane senza ricevere nulla e poi, all’improvviso, ti arriva una montagna di lavoro in pochi giorni e con scadenze molto strette. Così, ancora una volta, è importante essere produttivi per evitare di trovarsi con l’acqua alla gola.

Detto questo, in realtà credo che il problema principale che esiste oggi nel campo della traduzione audiovisiva non siano tanto le scadenze (certo anch’esse, anche se in realtà sono sempre state abbastanza strette), quanto piuttosto le tariffe, soprattutto quelle per i sottotitoli e il doppiaggio. Nel momento in cui un cliente ti paga 40 euro per un progetto che ti impegna per 2 o 3 giornate lavorative, la redditività del tuo lavoro cade a picco e, con essa, anche il tuo tenore di vita. Purtroppo, sono in molti quelli che non riescono a capire questa cosa. Io penso che sia importante per noi entrare nell’ottica di offrire tariffe adeguate dal momento in cui lasciamo l’Università, perché altrimenti non facciamo altro che peggiorare le nostre condizioni di lavoro e svalutare la nostra professione e la nostra categoria.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato sul sito www.lenguasmodernas.com e riportato dall’intervistato (il traduttore Rafael López Sánchez) sul proprio blog

Traduzione a cura di:
Dario Semino
Traduttore freelancee insegnante di lingue
Cormòns (GO)

Intervista al traduttore R.López Sánchez (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

2. Per quanto riguarda la traduzione, sei in grado di coprire un gran numero di specializzazioni e servizi, dalla traduzione di prodotti audiovisivi ai videogiochi. Ma tu quale preferisci?

A chi vuoi più bene, alla mamma o al papà? È davvero difficile rispondere. Trovo soddisfazione in tutte le specializzazioni a cui mi dedico, perché penso che se mi dedico ad esse è perché davvero mi piacciono.

Credo che la chiave per me sia la diversificazione. Sono figlio di musicisti e quindi possiedo una vena creativa che mi impedisce di tenermi legato a una sola cosa per molto tempo. Mi fa piacere volgere lo sguardo indietro e pensare che, ad esempio, un paio di mesi fa ho iniziato a tradurre un noto videogioco di calcio, che il mese scorso ho tradotto diverse serie che saranno trasmesse su Netflix e sui canali Mediaset, o che a gennaio ho potuto creare la grafica aziendale completa e il sito internet di un collega traduttore, per citare solo alcune delle cose che ho fatto di recente. La varietà mi riempie interiormente e non mi fa sentire schiavo della routine o di una singola attività.

3. Hai lavorato per il gruppo Mediaset, Canal Plus e altri canali. Ci potresti parlare delle serie e dei programmi a cui hai lavorato?

A dire il vero la varietà di argomenti è così ampia che a pensarci mi fa quasi paura. Ho tradotto di tutto: da programmi conosciuti, come Masterchef, ai reality show più strani, come uno sulle drag queen, che ho sottotitolato poco tempo fa per Netflix, o altri sugli abiti da sposa che vengono trasmessi su Divinity. Dell’elenco fanno parte anche serie e programmi rivolti a bambini e adolescenti, documentari su temi di attualità, quali il conflitto israelo-palestinese o la violenza nei mezzi di comunicazione, o commedie horror, di quelle in cui saltano fuori gnomi verdi che fumano erba.

Come vedi, la lista è infinita, e penso che ciò dimostri che, in effetti, i traduttori audiovisivi devono essere professionisti molto versatili, in grado di cambiare il “chip” da un momento all’altro per risolvere problemi di registro, oralità, riferimenti culturali, salti tematici o cambi di umore, per poter tradurre o adattare i prodotti correttamente.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato sul sito www.lenguasmodernas.com e riportato dall’intervistato (il traduttore Rafael López Sánchez) sul proprio blog

Traduzione a cura di:
Dario Semino
Traduttore freelancee insegnante di lingue
Cormòns (GO)

Intervista al traduttore R.López Sánchez

 Categoria: Traduttori freelance

L’articolo che segue è un’intervista rilasciata dal traduttore Rafael López Sánchez alla Sociedad Española de Lenguas Modernas e riportata anche sul blog dell’intervistato.

1. Grazie mille per averci concesso questa intervista. Potresti parlarci un po’ di te?

Di solito lascio che siano gli altri a parlare di me, ma va bene. Sono nativo di Granada. Sono cresciuto lì, e lì ho svolto i miei studi in Traduzione e Interpretariato, che ho concluso in cinque anni. Poco prima di terminare gli studi ho aperto un blog (jugandoatraducir.com), in cui ho cominciato a postare articoli sulla traduzione audiovisiva e gli strumenti per la traduzione, che era ciò che più attirava la mia attenzione allora.

In pochi mesi, ho guadagnato abbastanza visibilità attraverso i social network e contatti che mi stavo creando, al punto che prima di finire l’Università stavo già traducendo delle serie TV per uno studio di doppiaggio che mi ha contattato attraverso LinkedIn (ebbene sì, a quanto pare sono una delle poche persone a cui LinkedIn sia servito a qualcosa). A poco a poco sono arrivati altri clienti, e anche i primi inviti ad eventi, che ho accettato lasciandomi trascinare dall’audacia. A 24 anni stavo tenendo la mia prima conferenza nella prima edizione di Traduemprende, tenutosi a Madrid.

Da quel momento in poi, a dire il vero, il tempo è letteralmente volato via, perché non mi sono più fermato. Ho continuato a partecipare ad eventi, ho iniziato il mio lavoro di insegnante, dando sia corsi on-line che in presenza, dentro e fuori dalla Spagna, ho iniziato a pubblicare i miei primi articoli su riviste, ho ampliato il mio portafoglio clienti, ho creato Traduversia insieme al mio collega Pablo Muñoz… E poi, forse il traguardo più importante, sono riuscito a rendermi indipendente a soli 25 anni, cosa abbastanza difficile da realizzare in Spagna di questi tempi, no?

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato sul sito www.lenguasmodernas.com e riportato dall’intervistato (il traduttore Rafael López Sánchez) sul proprio blog

Traduzione a cura di:
Dario Semino
Traduttore freelancee insegnante di lingue
Cormòns (GO)

Afrikaans: una (breve) storia

 Categoria: Le lingue

A che cosa pensate se vi dico Sudafrica? Le prime cose che forse vi vengono in mente sono Città del Capo, Nelson Mandela e i mondiali di calcio del 2010. Tuttavia, il Sudafrica ha una storia incredibilmente ricca che ha influenzato una delle sue lingue ufficiali: l’afrikaans. Nel Paese è largamente diffuso l’inglese, ma quest’altra lingua (forse meno conosciuta) è parlata da oltre 7 milioni di persone (madrelingua). Qual è allora la storia racchiusa dietro all’afrikaans? L’afrikaans si è sviluppato in seguito alla colonizzazione olandese del Sudafrica ed è una lingua germanica occidentale. Lo avete mai visto in forma scritta? È molto simile al tedesco e all’olandese. Ad esempio un semplice “ciao” si dice: “hallo” sia in afrikaans, che in olandese, che in tedesco. “Mi chiamo” diventa: “Mijn naam is” in olandese, “Mein Name ist” in tedesco e “My naam is” in afrikaans. Sono dunque molto simili. Questo dipende dal fatto che l’afrikaans è una variante di una serie di dialetti olandesi e anche dal fatto che l’olandese stesso è una lingua germanica.

Ma se è così simile all’olandese, in che cosa si differenzia? Le differenze risiedono soprattutto nella morfologia, nella grammatica e nella struttura della frase. Anche lo spelling distingue la pronuncia dell’afrikaans dall’olandese. La grammatica, la fonologia e l’ortografia di questa lingua sono complesse, e questo è un altro aspetto che è sicuramente condiviso non solo dalla lingua olandese ma anche da quella tedesca. Sin dal diciottesimo secolo l’afrikaans iniziò a svilupparsi come vera e propria lingua. Sebbene fosse definito “kitchenDutch”,un’espressione dispregiativa per indicare che questa nuova lingua non era prestigiosa tanto quanto l’olandese o le lingue parlate in Europa / al di fuori dell’Africa, l’afrikaans divenne la lingua standard e all’inizio del diciannovesimo secolo iniziò a sostituirsi al malese come lingua ufficiale in quanto venne usata per l’insegnamento nelle scuole musulmane del Sudafrica. Verso la metà del diciannovesimo secolo comparve stampata sui quotidiani e nei libri. Al giorno d’oggi non è parlata solo in Sudafrica ma anche in Namibia e nello Zimbabwe.

Fonte: Articolo pubblicato il 7 luglio 2015 sul sito Trusted Translations

Traduzione a cura di:
Denise Silva
Traduttrice freelance Eng>Ita, Nl>Ita
Fiorenzuola d’Arda (PC)

Perdere la pronuncia nella traduzione

 Categoria: Problematiche della traduzione

Un mio amico spagnolo, recentemente mi ha raccomandato di guardare una nuova serie tv di Netflix che era diventata virale; avrete sentito parlare di “Stranger Things”. All’inizio ci fu un po’ di confusione, perché il mio amico non mi disse “Things”, ma piuttosto “Fings”.

Questo fenomeno ha attirato la mia attenzione: (mi è sempre interessato, ed è per questo che ho deciso di parlarne) quanto difficile sia per alcuni ispanofoni pronunciare parole che contengono il suono “th” [Ɵ] . Ho anche sentito che succede con il numero “free” e il verbo “fink”. In un mondo sempre più multilinguista, dove la maggior parte di noi è in costante contatto con Internet e le diverse lingue, come pronunciamo parole straniere è interessante.

Ecco alcuni esempi che ho trovato:

1) Alcuni ispanici trovano difficile pronunciare il suono “sh” [ʃ], cosi che Sheldon Cooper potrebbe in realtà essere conosciuto come “Cheldon” e Shakira come “Chakira”.

Comunque in altre nazioni ispaniche, dove sia la “Y” e la “LL” vengono pronunciate come [ʃ], i parlanti non avranno questo problema dato che la pronuncia di “Sh” è spesso usata in parole come “ayuda” (aiuto) o “estrella” (stella). Ci riferiamo alle zone del Rio della Plata e la parte sud dell’America Latina.

2) L’uso della lettera H da sola vale un intero post nel blog. In spagnolo la lettera H è spesso muta all’inizio di una frase, esempio “Huevos” (uova). Quindi un ispanico (che non conosce molto la lingua Inglese) potrebbe dire “ello” o “ow are you?”.

Per pronunciarlo nel miglior modo possibile, dovrebbero usare i suoni che in Spagnolo sono rappresentati dalle lettere “j” o “g”. Le parole “juego” (gioco) o “gente” (persone) sono due esempi dove la prima lettera è pronunciata come la “H” Inglese.

3) Cambiamo il punto di vista e analizziamo gli anglofoni. Considerate le informazioni del punto 2 (la H muta all’inizio di una parola) succede spesso che molti anglofoni aggiungono un suono eccessivo a parole come “heladera” (frigorifero) o “almohada” (cuscino).

Alcuni studi hanno dimostrato che una delle ragioni di tutto questo, puo’ essere che la neuroplasticità di una persona generalmente decresce con il tempo. Percio’, se non siamo venuti a contatto con certe lingue durante i nostri primi anni di vita, le nostre abilità di pronunciare certi fonemi naturalmente diventano minori più in la con gli anni, ciò che porta a conversazioni interessanti e confuse.

Fonte: articolo pubblicato il 06 agosto 2016 sul sito Trusted Translations

Traduzione a cura di:
Rossella Di Pede
Dott.ssa in Lingue e Letterature Straniere
Aspirante traduttrice in ING-SPA>ITA / ITA>ING-SPA
Matera

Traduzione e intertestualità

 Categoria: Tecniche di traduzione

E’ cosa risaputa che in tutti i testi, che siano letterari, politici o di qualunque altra matrice, e addirittura nelle conversazioni di tutti i giorni, possiamo trovare degli esempi di intertestualità. Che sia menzionata una citazione di un libro, o una allusione ad un film o ad una propaganda, ogni volta che comunichiamo stabiliamo milioni di connessioni e creiamo una rete di vincoli che danno un maggior significato e profondità ai messaggi.

Ogni lettore darà una interpretazione diversa, e non sempre i riferimenti sono chiari a tutti. Tuttavia, se un lettore nella media che si approccia ad un testo nella sua lingua madre può trovare dei problemi per decifrare il significato di una allusione, o addirittura non riconoscerla, che succede allora in una traduzione, dove non sola la lingua è un’altra, ma la cultura può essere radicalmente diversa? Quanti riferimenti intertestuali rimangono per strada?

Per rispondere a questa domanda, bisogna pensare alla relazione che si stabilisce tra il traduttore e l’intertesto. Quando comunichiamo entra in gioco non solo la comprensione semantica, bensì attiviamo le nostre conoscenze sul tema e sui testi anteriori, e su tutto il nostro bagaglio culturale. Ed è proprio qui dove il traduttore svolge un ruolo fondamentale.

Il traduttore necessita avere una eccellente comprensione grammaticale e semantica della lingua in questione, e anche un una amplia conoscenza della cultura a cui appartiene. Non è mai abbastanza ripetere che il processo di traduzione non implica solo tradurre ogni parola da un testo in una lingua all’altro; il grande valore di un traduttore sta nella capacità di fare una lettura trasversale del testo, e cosi captare tutto ciò che l’autore vuole trasmettere.

Di qui, la nozione che non è tutto scontato nella battaglia tra la traduzione automatica e quella umana. Se qualche volta avete cercato di tradurre un gioco di parole con un traduttore automatico, sicuramente avrete notato che la traduzione letterale della frase è un qualcosa che non ha senso.

Consideriamo la frase “ beware of Greeks bearing gifts”. In linee generali significa che non bisogna fidarsi dei nemici, ma principalmente si rifà all’Iliade, la guerra di Troia e il famoso cavallo di legno. Chi conosce la storia non avrà difficoltà nel creare una rete di vincoli, invece coloro che non la conoscono si potrebbero domandare che c’è di male nei regali dei Greci. Un traduttore potrebbe dire semplicemente “non fidarti dei tuoi nemici”, o qualunque altra versione simile, però si perderebbero le matrici che contiene.

E’ importante capire questi esempi, per trasmettere le matrici allo stesso modo in cui lo fa l’autore. Bisogna riconoscere, che in molti casi, la corretta interpretazione di tali esempi è il risultato di un duro lavoro di ricerca. La costruzione della lingua non dipende solo dalle parole; il traduttore ha il compito fondamentale di fondere le culture.

Fonte: articolo pubblicato il 24 agosto 2016 sul sito Trusted Translations

Traduzione a cura di:
Rossella Di Pede
Dott.ssa in Lingue e Letterature Straniere
Aspirante traduttrice in ING-SPA>ITA / ITA>ING-SPA
Matera

La traduzione: un’attività creativa (5)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Quarta parte di questo articolo

Istruzioni specifiche per i traduttori del GEP
a)      Conviene seguire la fornitura del brano a seconda del formato delle traduzioni precedenti che abbiamo istallato nel web. Si può prendere come riferimento il testo “Del ragionamento in generale” pubblicato in questa pagina
b)      Prima del brano vero e proprio si deve identificare con chiarezza la fonte originale del testo in inglese utilizzata, così come i dettagli bibliografici rilevanti, così come fatto in The Essential Peirce.
Se una parola provocasse incertezza, per esempio, nel caso si tratti di un neologismo di C. S. Peirce, può trascriversi la parola originale tra parentesi: tijismo (tichism), base (ground), ecc.

Le note richiedono un’attenzione speciale. Da una parte ci sono le note dello stesso Peirce e dall’altra le note dell’editore o traduttore. Visto e considerato che il programma informatico che utilizziamo non permette di distinguerle, devono essere inserite tutte alla fine del documento con una numerazione unica , distinguendo quelle che derivano dal traduttore (Nota di T) e quelle originali dell’editore (Nota di Ep). (Nota di CP) o della fonte corrisposta. Le note originali di Peirce dovranno essere identificate come (Nota di CSP)
Nel caso delle note degli scrittori alle note di C. S. Peirce, bisogna soltanto aggiungerle senza numero alla fine della nota di Peirce, indicando (Nota di EP)  o quel che corrisponda.

Fonte: Articolo scritto da Sara F.Barrena e pubblicato il 6 settembre 2001 sul sito dell’Università di Navarra

Traduzione a cura di:
Cristian Nicolas Venditti
Traduttore freelance ES>IT IT>ES
Buenos Aires (Argentina)

La traduzione: un’attività creativa (4)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Terza parte di questo articolo

Indicazioni pratiche per tradurre meglio
Facendo riferimento a prima. Cosa ci vuole per tradurre nel modo giusto?

In primis, le capacità: una buona conoscenza delle lingue, specialmente di quella che si traduce. È necessario saper elaborare nel modo giusto, essere capace di esprimere con chiarezza l’idea che si ha nella testa quando si legge il testo nella lingua originale.

Al secondo posto, una certa creatività. Per tradurre è molto importante l’atteggiamento. La mente deve essere libera e l’immaginazione stimolata. L’atteggiamento è importante per poter percepire ed ascoltare il significato del testo, non solo con la mente, bensì con il cuore e l’immaginazione, così come dovrebbe farsi ogni volta che si cerca di scrivere un qualcosa: “con i tuoi occhi aperti, sveglia quel che c’è all’intorno o dentro di te” (Charles Peirce)

Al terzo posto si trovano le capacità. Non tutto gira attorno all’ispirazione. Ci vuole molta dedicazione e costanza. Per far si che l’idea spunti con i minimi sforzi c’è bisogno di una mente disciplinata e pulita.
Si deve avere conto che l’aspetto creativo delle traduzioni non può essere insegnato formalmente, soltanto le regole. Dalla mia esperienza direi che possono darsi degli indizi che servono come regole, anche se dovete sapere che non tutti lavorano nello stesso modo:

a)      Lettura comprensiva del testo, cercando di avere conto del contesto culturale e socio-storico in cui fù scritto. Conviene sempre informarsi un po’ sull’autore e la sua materia. Dunque, prima di iniziare si deve fare lo sforzo per sommegersi nel testo, al suo interno, per trovare l’oggetto generale del brano.
b)      Cominciare a tradurre dall’inizio, vale a dire in ordine. Quando ci blocchiamo con un brano è meglio andare avanti senza fermarci, in quanto spesso tutto si chiarisce con ciò che viene dopo.
c)      Non tradurre parola dopo parola bensì riprendere frasi complete che abbiano un significato. Quindi lasciare libera la mente fin quando non arrivi il suggerimento, far vagare i pensieri, senza concentrarci ossesivamente sul brano. Si tratta di fissare l’attenzione verso l’interno. Può essere d’aiuto rivolgersi al vocabolario, ma avendo sempre conto che si deve trascendere la struttura superficiale del testo, quindi andare oltre l’oggetto dei segni e catturare la sua “anima”, che non significa scegliere tra un gruppo di alternative trovate nel vocabolario. Delle volte potremmo scegliere i suggerimenti del vocabolario, altre no. Tra vari suggerimenti è consigliabile scegliere quello più semplice.
d)     Mettere alla prova il suggerimento che ci sia venuto in mente e sceglierlo come quello giusto, essendo consapevoli che non esiste un’unica soluzione al problema. Fare attenzione a come si adatta la nostra idea alla frase, al paragafo, se oltretutto conserva il significato originale, e si esprime nel modo giusto in spagnolo. L’ipotesi è riconfermata ogni volta che viene letta. L’ottenimento dell’ipotesi e la prova e correzione sono fasi miste. Molte volte tornando indietro nei passi troveremo un’espressione che si adegui meglio a ciò che vogliamo dire. Improvvisamente ci ritroveremo qualcosa che avevamo davanti agli occhi ma non lo vedevamo, e ritroviamo quindi l’espressione che cercavamo.
e)      Quando arriva la fine dobbiamo leggere varie volte il testo tradotto, verificando che abbia un senso, rivedendo l’ortografia e i pezzi che non riuscivamo a capire o di cui non eravamo convinti.Vedere se le forme di espressione sono quelle giuste , l’ordine delle frasi, ecc. Allo stesso modo dobbiamo dare una soluzione alle imperfezioni sulle parole o espessioni che non siamo riusciti a capire cercando in altre fonti, o meglio chiedendo.
f)       Date per finalizzata la traduzione senza ricadere nella perfezione. Far vedere il brano ad altre persone che possano corregerci e paragonare il nostro brano con l’originale. Correggere serve per imparare.

Quinta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Sara F.Barrena e pubblicato il 6 settembre 2001 sul sito dell’Università di Navarra

Traduzione a cura di:
Cristian Nicolas Venditti
Traduttore freelance ES>IT IT>ES
Buenos Aires (Argentina)

La traduzione: un’attività creativa (3)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Seconda parte di questo articolo

L’abduzione. Cercare il modo di rendere l’idea
La traduzione di un testo può essere descritta come un processo creativo diviso dalla libertà di esprimersi, da una parte, e dall’altra, attenersi alle regole. Quindi c’e una parte attiva ed un altra passiva, in quanto si deve permettere lo sviluppo del testo. Cercherò di dare alcune indicazioni pratiche su questo processo, che Peirce chiamò abduzione, ed è molto importante.

L’abduzione è un’operazione per la quale spuntano delle ipotesi innovative. Si tratta di congetture spontanee della ragione. Per far modo che queste congetture sopravvengano ci vogliono l’immaginazione e l’istinto. L’abduzione è come un barlume di comprensione, un salto su quel che già abbiamo, e da ciò fuoriesce la creatività. Per far si che si produca l’abduzione, è consigliabile lasciare libera la mente. Peirce faceva riferimento al musement, cioè un momento più istintivo che razionale in cui si ha un flusso di idee, per poi dar luogo all’illuminazione, cioè la manifestazione del suggerimento.

Quando si tratta di tradurre, è di buon consiglio trovare attraverso l’abduzione le parole che si adattino meglio al significato che vogliamo trascrivere. Purché le parole esistano già, spuntano dalla nostra immaginazione come suggerimenti da scoprire o inventare, in modo tale che renda l’idea nella lingua da trascrivere. Non si tratta di analizzare e decodificare le frasi o paragrafi, bensì di capire il significato e versarli in modo creativo attraverso l’abduzione. Non bisogna, quindi, seguire un protocollo, bensì di fare una libera ricerca.

Una volta ottenuto il suggerimento è opportuno metterlo in pratica, visto che le prime idee ottenute per abduzione sono solo ipotesi che fanno parte del lavoro. È necessario verificare come si inseriscono le parole nel testo. A volte è necessario toglierne qualcuna per cercare un’altra che si adatti meglio. Le traduzioni, come la semiosi, non finiscono mai, possono essere sempre migliorate. Si tratta di un processo illimitato dove la prova corrisponderebbe a lungo termine nella comunità, ma a effetti pratici si deve mettere un punto finale.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Sara F.Barrena e pubblicato il 6 settembre 2001 sul sito dell’Università di Navarra

Traduzione a cura di:
Cristian Nicolas Venditti
Traduttore freelance ES>IT IT>ES
Buenos Aires (Argentina)

La traduzione: un’attività creativa (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Traduzione non vuol dire trasferimento di significato
Abbiamo detto che la traduzione è la ricerca di una forma materiale diversa per il significato del segno. Ma ora dobbiamo fare un passo in più. Riprendendo ciò che affermava Peirce nel primo punto, possiamo dire che tradurre non vuol dire solo prendere il contenuto come riferimento, ma anche l’intenzione, cioè il modo in cui il segno collega oggetto e mente, quindi, l’aspetto per cui il segno c’è per un qualcosa o qualcuno.

Tutto ciò significa che il traduttore deve in un certo modo introdursi nella mente dell’autore in base ai segni che ha da tradurre, facendoli sviluppare. Deve permettere, in un certo modo, che il testo si traduca da solo, quindi che parli, si ingrandisca, e per tutto ciò deve disperdere la mente e lasciarla vagare, così come in qualsiasi attività creativa.

Esiste però una soglia di libertà nelle traduzioni, anche se è evidente che viene limitata per rispetto al significato della frase, che abbiamo messo in evidenza nel punto 1. Con questo rispetto, il traduttore deve penetrare nella frase e lasciare che la mente “affondi” nella semiosi, in un processo continuo di crescita e sviluppo. In questo senso la traduzione è senz’altro passiva, lasciandosi trasportare per la forza dei segni in continua crescita. Non è una riproduzione identica, bensì permette al segno utilizzato dall’autore con un certo ground, di svilupparsi in modo graduale. Tutto ciò rende la traduzione un processo movimentato, e non una trascrizione in calce. I testi sono organici, vale a dire, in crescita, perché i segni si sviluppano, senza che ciò influisca in modo negativo sui segni originali. Il traduttore deve cercare , come detto da Gorlee, ed arrendersi ai bisogni del testo piuttosto che dimostrare le proprie abilità.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Sara F.Barrena e pubblicato il 6 settembre 2001 sul sito dell’Università di Navarra

Traduzione a cura di:
Cristian Nicolas Venditti
Traduttore freelance ES>IT IT>ES
Buenos Aires (Argentina)

La traduzione: un’attività creativa

 Categoria: Tecniche di traduzione

Introduzione
Prima di incominciare a tradurre un qualsiasi testo conviene essere a conoscenza di una certa comprensione teorica su quel che dobbiamo realizzare. Cosa significa tradurre? A differenza di quel che si crede, non si tratta di un qualcosa di meccanico. È vero che si devono applicare alcune regole grammaticali e dei codici linguistici, ma tradurre non vuol dire seguire un comportamento regolare passo dopo passo, cioè è un’attività che comporta una scoperta importante di conoscenze, quindi inventare le espressioni che siano più giuste per dare significato a ciò che vogliamo tradurre.

La traduzione può essere considerata come un’attività creativa. Perciò i robot, i programmi di traduzione automatica, non potranno mai sostituire alla perfezione gli esseri umani in questo compito. La creatività è ciò che fa la differenza tra due traduzioni che cercano di dire lo stesso, una delle quali riconosciamo come buona e l’altra no. Una traduzione può essere fatta non solo alla perfezione, ma includendo anche l’incanto.

Ora farò riferimento a certe norme per la comprensione di quest’attività che non è stata capita la maggior parte delle volte e quindi sottovalutata. Prendendo quindi in considerazione le idee del filosofo e semiotico Charles S. Peirce (1839-1914). Proporrò poi, dopo di ciò, alcune indicazioni su come tradurre, avendo conto della mia propria esperienza.

Traduciamo ogni attimo
La traduzione può definirsi come il versare dei segni su altri, e non ha sempre caratteristiche verbali, bensì in certe occasioni si possono tradurre segni o idee a forme non necessariamente linguistiche, come nel caso, ad esempio, delle arti figurative.

Seconodo Charles Peirce tutto ciò che si trova nell’universo è fatto per essere di manifesto a un terzo elemento, cioè, essere interpretato. L’azione dei segni, che Peirce chiama “semiosi”, è un processo continuo ed universale. Quindi, tutto deve essere interpretato. Questo “interpretare” è semplicemente una metempsicosi in un altro corpo, cioè la traduzione in un altra lingua. Dunque, interpretiamo di continuo perchè tutto è fatto di segni, e l’interpretazione dei segni non è altro che dare un nome alla traduzione., così come Peirce diceva: “l’interpretazione è semplicemente un altro modo di dire traduzione”.

La mente umana processa e traduce i segni, per primis interpreta, poi crea nuovi segni. Nella traduzione si parte da un segno, da cui si viene a creare nella mente un’interpretante, ed a sua volta il traduttore cerca un significato simile a questo.
Non è un’operazione accurata, ma un processo molto vasto, così come la semiosi, dove si producono nuovi segni che diventano man mano più sviluppati rispetto a quelli precedenti. L’esistenza di differenze difficilmene solubili tra gli interpretanti non è, come sosteneva Wenseslao Castañares un fattore che influenzi o renda difficoltosa la traduzione, bensì la necessità di ampliare i concetti della razionalità e rendere più libero e flessibile questo compito, di consequenza, senza applicare le regole che ci vengono in testa automaticamente. La traduzione, quindi, è vincolata al ragionamento creativo.

La traduzione è un processo libero d’interpretazione. Dobbiamo superare il timore di non essere literali, mantenendo il significato originale, cioè l’essenza. In questo compito di evoluzione continua dei segni, si ottorga al significato una forma materiale diversa.
Traduciamo in ogni attimo, ma ciò non significa che tutto sia parziale o sbagliato, bensì pronto alla continuità ed alla crescita costante del mutamento dei segni , un processo in cui si adottano forme diverse.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Sara F.Barrena e pubblicato il 6 settembre 2001 sul sito dell’Università di Navarra

Traduzione a cura di:
Cristian Nicolas Venditti
Traduttore freelance ES>IT IT>ES
Buenos Aires (Argentina)