Buona Giornata mondiale della traduzione!

 Categoria: Storia della traduzione

Molte persone non sanno che oggi è la Giornata mondiale della traduzione, ma ancora più persone potrebbero sorprendersi nell’apprendere che questa festività esiste dal 1953. Interpreti e traduttori svolgono un compito molto importante: hanno la responsabilità di riunire persone e di condividere nuove ed emozionanti informazioni prima accessibili solo ai membri di una specifica cultura. Il loro lavoro può influenzare i rapporti tra paesi diversi e, perfino, cambiare il corso della storia. Interpreti e traduttori fanno un incredibile lavoro, che merita di essere riconosciuto. Questa esigenza ha portato alla nascita della Giornata mondiale della traduzione.

Ogni anno, la Giornata mondiale della traduzione è festeggiata il 30 settembre, giorno in cui ricorre la festa di S. Girolamo, santo patrono della traduzione.

Non c’è molto di glorioso nel tradurre e i premi disponibili sono pochi, tuttavia, è bello sapere che c’è sempre l’opzione della santità. San Gerolamo studiò la Bibbia in ebraico e la tradusse in latino. Martin Lutero non approvava la fede di San Gerolamo, ma perfino lui non poteva negare la mole di lavoro compiuta. Lutero riconobbe il contributo di San Gerolamo, dichiarando che il santo avesse fatto per la traduzione più di qualunque altro. Senza la sua rigorosa etica del lavoro, la Bibbia non sarebbe mai stata tradotta così accuratamente e, a sua volta, la Bibbia in inglese sarebbe stata completamente diversa.

Probabilmente, San Gerolamo ha svolto il lavoro maggiore sulla Bibbia, ma non è l’unico traduttore importante. Ci sono stati molti traduttori che hanno influenzato il modo di interpretare la letteratura classica, e questo lavoro continua tutt’ora. L’Odissea è stata tradotta da Robert Fagles, Madame Bovary da Linda Davis, I miserabili da Lee Fahnestock, e Guerra e Pace da Richard Pevear e da Larissa Volokhonsky. Per non menzionare il romanzo attualmente di successo, Uomini che odiano le donne, tradotto da Steven T. Murray. Da questo libro è stato tratto un film di grande successo al botteghino.

Il lavoro di traduttori e interpreti è ben lungi dall’essere finito. Ogni giorno, viene svolto in silenzio e diligentemente, spesso senza alcun ringraziamento o riconoscimento. La Giornata mondiale della traduzione pone l’attenzione su questo lavoro e dà al mondo la possibilità di ringraziare coloro che ci hanno dato così tanto. Buona Giornata mondiale della traduzione a tutti!

Fonte: Articolo scritto da Karen Hodgson pubblicato sul Translation Journal

Traduzione a cura di:
Laura Maresca
Torino

La traduzione e il compito del traduttore (3)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Seconda parte di questo articolo

Il vero scopo della traduzione, riprendendo le parole di Morgan e Benjamin, è quello di liberare la lingua pura rinchiusa nel testo, o meglio ciò che è nascosto dietro le parole, l’essenza segreta, l’inafferrabile, per svegliare l’eco dell’originale. Ciò che conta per un traduttore è scoprire il senso del testo originale nascosto dietro la struttura. Umberto Eco ci aiuta a confermare la nostra visione sulla traduzione. Eco affermava che la traduzione è una forma di interpretazione che deve essere finalizzata a ricreare l’intenzione del testo, quello che il testo dice in rapporto alla lingua e alla cultura in cui il testo è nato. Il traduttore è, dunque, innanzitutto, un interprete. Solo così si può dire che una traduzione è “fedele”.

“… Tradurre significa interpretare, e interpretare vuol dire anche scommettere che il senso che noi riconosciamo in un testo è, in qualche modo, e senza evidenti contraddizioni co-testuali, il senso di quel testo. Il paradosso è che non c’è regola per stabilire come e perché una traduzione sia fedele: i criteri di fedeltà possono mutare, ma devono essere contratti all’interno di una certa cultura e debbono mantenersi coerenti nell’ambito del testo tradotto

Eco utilizza il verbo scommettere perché il senso vero non è depositato in nessuna lingua pura. Al contrario, esso è il risultato di una congettura interpretativa che può cambiare a seconda dell’interpretazione personale del traduttore.

Ogni testo pone un problema, più o meno difficile da superare: sta al traduttore doverlo focalizzare, risolvere e rendere, nel  testo tradotto, il senso o la maggior parte del senso del testo originale.

Autrice dell’articolo:
Federica Gargiulo
Insegnante di lingue inglese e francese e traduttrice free lance
Laurea in Lingue Moderne, Letterature e Traduzione Letteraria
Taranto

La traduzione e il compito del traduttore (2)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Un altro aspetto che merita attenzione è la cultura di un testo. Con “cultura” ci riferiamo al background culturale di un’opera e dunque del suo autore, al contesto del testo, a tutti i riferimenti culturali del paese in cui si parla la lingua in cui è scritto quel testo. Una lingua non fa altro che far da portavoce alla cultura di cui fa parte.

Consideriamo la nostra lingua, l’italiano, e una semplice parola per capire concretamente in cosa consista lo stretto rapporto tra lingua e cultura. Prendiamo la parola “pizza”: usiamo questa parola per definire un piatto italiano; ma sappiamo anche che la pizza è l’emblema della cultura gastronomica italiana, rievoca usi e costumi, tradizioni, usanze culinarie esportate in tutto il mondo e immediatamente identificate e riconosciute come “italiane”.

Questi pochi e semplici esempi, insieme alla precedente discussione tecnica sulla traduzione, ci permettono di approfondire tutti gli aspetti e i fattori che rientrano nell’analisi, nello studio e nel lavoro complesso del traduttore. Il fulcro della questione consiste in una domanda: imitare o ricreare il testo di partenza? Cosa conservare, cosa tralasciare, come trasformare e trasportare un romanzo in una lingua differente da quella in cui è scritto?

Il cosiddetto testo di partenza è abitualmente considerato come un monumento immobile, di marmo, inossidabile. Di conseguenza la traduzione si riduce ad una riproduzione di tale monumento in una lingua differente. Tuttavia, questa concezione può valere semplicemente per un testo tecnico, che  resta invariabile nel tempo. Al contrario, un testo, un romanzo, un’opera devono essere considerati come opere in movimento, in quanto è il linguaggio ad essere continuamente in movimento. Il concetto di movimento del linguaggio nasce dalla necessità di guardare la lingua di partenza in profondità, prima di prestarsi a tradurre un testo. Quest’ultimo, allora, è in movimento nel tempo perché in movimento sono, semanticamente, le parole di cui è composto, le strutture sintattiche, grammaticali, ecc.

Dunque, il traduttore di un testo in movimento può eliminare ogni rigidità all’atto traduttivo, producendo un testo pieno di dignità artistica autonoma. E questa dignità ha una sola possibilità di essere raggiunta grazie alla creatività. Accanto al rigore linguistico, alla competenze nelle due lingue e culture coinvolte nel processo traduttivo, alla coscienza delle ragioni per le quali si traduce e all’amore per le parole, c’è bisogno di una certa finezza e prontezza nell’atto di cogliere le combinazioni sorprendenti e inattese di cui ogni lingua è miniera.  Tutte queste facoltà e abilità di cui dovrebbe essere munito un vero traduttore conducono alla realizzazione di una traduzione che non è semplicemente l’imitazione dell’originale.

Terza parte di questo articolo >

Autrice dell’articolo:
Federica Gargiulo
Insegnante di lingue inglese e francese e traduttrice free lance
Laurea in Lingue Moderne, Letterature e Traduzione Letteraria
Taranto

La traduzione e il compito del traduttore

 Categoria: Servizi di traduzione

La maggior parte delle volte in cui un lettore si accinge a scegliere un romanzo è portato ad effettuare la scelta basandosi sulla conoscenza dell’autore, affidandosi a lui, alla sua popolarità, al suo genere letterario, spesso tralasciando un fattore essenziale, il quale diventa l’oggetto principale della nostra discussione: la traduzione. Un lettore, esclusi linguisti e/o esperti di lingue straniere, legge nella sua lingua madre, omettendo o poco interessandosi del fatto che la lettura di un romanzo di Shakespeare o di Baudelaire non è altro che la traduzione di quel libro di Shakespeare o di Baudelaire. E questa traduzione non è altro che l’opera di un traduttore, opera estremamente complessa, dietro la quale si insinuano continuamente ostacoli e problematiche, senza considerare il tempo, il lavoro e l’impegno che precedono la vera attività traduttiva. Il compito del traduttore, infatti, consiste soprattutto nella ricerca di strategie e di procedimenti di risoluzione, atti a superare le difficoltà che egli incontra nel testo da tradurre. Perché parliamo di difficoltà? Quali sono le problematiche da risolvere per tradurre un testo? Capiamolo insieme …

La traduzione cela un mondo di cui spesso si resta all’oscuro. Innanzitutto, per addentrarci nel discorso, sembrerebbe utile comprendere che la traduzione non è quel passaggio semplice e immediato da una lingua ad un’altra, facilitato da un vocabolario bilingue o da un traduttore automatico, del tipo “Google translate”. No, la traduzione è ben altro. Prendendo in prestito le parole dei grandi studiosi della traduzione dell’Oulipo, la traduzione è un “particolare processo che consiste nel rimpiazzare un enunciato con un altro operando una sostituzione essenzialmente lessicale, coinvolgendo il meno possibile le altre componenti”.

Tradurre non significa  esclusivamente passare dall’inglese all’italiano e viceversa, dal francese allo spagnolo e così via … Ci sono traduzioni che non implicano due lingue, bensì avvengono all’interno di una stessa lingua o all’interno di alcune delle sue componenti. Esistono tanti tipi di traduzione: la traduzione omofonica, ad esempio, consiste nella trasposizione fonetica di un testo da una lingua ad un’altra; la traduzione antonimica è la sostituzione di sostantivi, verbi, aggettivi di ciascun enunciato col suo antonimo; la traduzione lipogrammatica che consiste nella riscrittura di un testo che viene privato di una lettera, generalmente di una vocale. Quest’ultimo caso di traduzione è anche un esempio traduzione intralinguistica o endolinguistica, una traduzione che avviene all’interno di una stessa lingua. La lingua viene mutilata, privata del vocabolario di parole contenenti la lettera “proibita”.

Seconda parte di questo articolo >

Autrice dell’articolo:
Federica Gargiulo
Insegnante di lingue inglese e francese e traduttrice free lance
Laurea in Lingue Moderne, Letterature e Traduzione Letteraria
Taranto

L’intraducibile

 Categoria: Problematiche della traduzione

La lingua è un corpo vibrante, un torrente inarrestabile di parole, uno strumento a corde dal quale scaturiscono suoni, un corollario di colori, immagini e sensazioni uniche. Questo flusso così ricco, questa carica di energia così coinvolgente è ciò che fa innamorare il traduttore. Egli recita la parte di un amante, un amante che all’inizio non sa esprimere ciò che prova e che non riesce a trovare le parole giuste per descrivere questa bellezza così rara. Nella piena contemplazione dell’oggetto del suo amore, il traduttore realizza che ciò che ama così tanto di questa lingua è proprio la sua diversità, il particolare, il dettaglio che la rende così speciale e allo stesso tempo così difficile da tradurre. In ragione di questo amore, di questa infinita adorazione, il traduttore cerca con tutte le sue forze di superare l’ostacolo più grande, l’intraducibilità.

L’intraducibile si pone come prova, una delle tante prove che il traduttore-guerriero deve affrontare per ottenere la vittoria: la traduzione perfetta. Il percorso attraverso questo labirinto minoico sarà fatto di scelte, di strategie che porteranno il nostro traduttore a riconoscere inesorabilmente l’enorme difficoltà del raggiungere la fedeltà verso il testo. La differenza tra il suo mondo e quello della sua amata si pone allora come un ulteriore ostacolo, un dilemma amletico quasi irrisolvibile: fedeltà o tradimento? Il nostro traduttore sarà fedele o tradirà la sua amata? La risposta la troviamo nella traduzione stessa.

Un traduttore innamorato intonerà sicuramente un inno alla primavera di suoni, sensazioni e immagini della lingua che traduce, tesserà le lodi della sua amata. Un traduttore infedele, invece, si abbandonerà a ciò che già conosce: in un momento di debolezza si dimenticherà di ciò che rendeva così unica quella lingua, la rara bellezza di cui si era così perdutamente innamorato. Rinunciando a questa sfida e non battendosi per la lingua che aveva tanto amato, opterà invece per la soluzione più semplice, il sentiero meno impervio, l’approdo sicuro: la propria lingua.

Autrice dell’articolo:
Alessandra Murgia
Traduttrice freelance EN-ES> IT
Quartu Sant’Elena (CA)

La perdita nella traduzione

 Categoria: Tecniche di traduzione

Un testo è frutto della visione del mondo dell’autore che lo plasma, del suo modo di vedere le cose e di descriverle secondo il suo punto di vista. L’autore non lascia nulla al caso e, come un pittore, disegna precisamente i margini delle sue parole, le loro sfumature e la loro bellezza. È come se cercasse di modellare un corpo, un corpo con un corredo genetico che lo distingua e lo renda originale e speciale rispetto ad altri testi. Questo corredo genetico sono le parole, le ricorrenze, le impronte digitali del testo che non solo lo caratterizzano ma che contraddistinguono anche l’autore che le concepisce e le crea.

Il traduttore dovrebbe trattare il testo, quindi, come se fosse un corpo, una persona; dovrebbe portargli rispetto nella sua interezza, senza arrecargli alcun danno. Si potrebbe dire che il traduttore intervenga sul testo quasi come un dottore che ha a cuore il suo paziente: di fronte al problema fa una diagnosi, passa intere giornate a cercare di salvare il testo, a evitare quella perdita che lo affliggerebbe così tanto. Il traduttore sa che il testo ha un anima, un cuore, ed è per questo che ogni perdita, ogni mancanza verso il testo che traduce è una mutilazione, una scalfittura irreparabile. Privare il testo di una parola o di un’intera espressione poetica sostituendola con un’altra inappropriata, con una nota a piè di pagina o cancellandola completamente, decreta il fallimento del traduttore: lo rende un assassino, un dottore che uccide il suo paziente o lo priva di una parte del suo corpo.

Un traduttore che si abbandona alla perdita è un traduttore a metà, un traduttore che non ha a cuore il testo che traduce, che non ne ha rispetto e che non ne comprende l’importanza e l’originalità. Si sente colpevole, in realtà, e per lavare la sua coscienza ricorre a una compensazione, cerca di dire quasi la stessa cosa, cerca di tappare quel buco, quella ferita aperta e sanguinante che lui stesso ha provocato. La ferita sarà forse coperta da un cerotto (la nota a piè di pagina) o cicatrizzerà con pelle nuova (un’altra parola), ma porterà comunque a qualcosa di diverso. È come rompere una tazza e volerla riparare a tutti i costi: non sarà mai più la stessa.

Autrice dell’articolo:
Alessandra Murgia
Traduttrice freelance EN-ES> IT
Quartu Sant’Elena (CA)

Il miglior modo per insegnare le lingue (4)

 Categoria: Le lingue

< Terza parte di questo articolo

Un’indagine della Commissione Europea datata 2011, mostra il Regno Unito in fondo alle classifiche delle lingue insegnate in ogni paese. La riforma nazionale dei corsi di studio – che dovrebbe entrare in vigore l’anno prossimo e che inserirà l’insegnamento obbligatorio di una lingua straniera dall’età di sette anni – potrebbe essere d’aiuto. Ma sembra comunque che il Regno Unito abbia ancora tanta strada da fare prima di raggiungere gli altri paesi europei.

In media, gli studenti europei iniziano ad apprendere le lingue  tra i sei e i nove anni, ma in molti casi cominciano anche più giovani. In Belgio l’apprendimento inizia durante l’educazione infantile, all’età di appena tre anni ed è obbligatorio fino ai diciotto. Per i bambini in Spagna, Italia, Norvegia, le lezioni di lingua iniziano all’età di sei anni, mentre nel Lussemburgo gli studenti che scelgono alcuni percorsi di studio devono apprendere fino a quattro lingue durante l’istruzione superiore.

Christelle Bernard afferma che sebbene nell’Europa continentale i metodi di insegnamento delle lingue siano ancora, a volte, orientati verso la grammatica, è la comprensione del fatto che quelle lingue torneranno utili col passare del tempo che aiuta a motivare gli studenti.

“Se non affrontiamo il lato professionale delle lingue, queste non sembrano avere grande rilevanza per i bambini inglesi”

Ma a fronte di tutta l’innovazione portata nella pedagogia linguistica, in ultima analisi si può dire che l’insegnamento delle lingue nel Regno Unito può ancora essere ostacolato dalla mancanza di comprensione da parte degli studenti della loro stessa lingua madre. Alex Rawlings a questo proposito afferma: “In molti paesi europei gli studenti spendono molto più tempo studiando la grammatica e le strutture della propria lingua madre – e lo fanno fin dalla più giovane età. Così, quando iniziano ad affrontare l’apprendimento delle lingue straniere, gli studenti sono consapevoli  delle parole e di come queste vengano impiegate.

Il professor Hudson concorda: “Il percorso verso un corso di studio delle lingue straniere orientato in senso comunicativo e basato su compiti è stato guidato dal fatto che gli insegnati non potevano più parlare di grammatica, perché questa non veniva più insegnata durante le lezioni di Inglese. Le due materie sono strettamente interconnesse.

Fonte: Articolo scritto da Martin Williams,  pubblicato il 14 maggio 2013 sul sito del The Guardian

Traduzione a cura di:
Dottor Luca Giubilato
Traduttore Inglese-Spagnolo-Cinese>Italiano
Ficarazzi (PA)

Il miglior modo per insegnare le lingue (3)

 Categoria: Le lingue

< Seconda parte di questo articolo

Ciò verso cui si tende ora è un tipo di insegnamento che ha l’obiettivo di formare parlanti fluenti di una determinata lingua, che presti attenzione alle situazioni realistiche e che ponga ancor più enfasi sul rendere i ragazzi consapevoli dei meccanismi linguistici”.

Quindi, una congiunzione di idee differenti sulla pedagogia linguistica potrebbe essere il segreto dell’insegnamento e dell’apprendimento? Michael Erard, nel suo libro Babel No More ha studiato gli Iperpoliglotti e afferma che questi usano una gran varietà di metodi; riporta che: “ loro impiegano un insieme di sistemi di apprendimento, con una particolare attenzione ai compiti da portare a termine, sia che si tratti di attività comunicative o attività di traduzione”.

“Ciò che li unisce è il fatto di aver imparato ad imparare e ognuno di essi ha imparato il modo migliore di imparare per lui o per lei. Non esiste un metodo uniforme per tutti o un singolo segreto che qualcuno di noi possa duplicare”.

Luca Lampariello, iperpoliglotta e consulente linguistico, che parla correntemente dodici lingue, dice: “Il metodo migliore è il metodo che ti piace”.

“Le lingue non possono essere insegnate, solo apprese. Il modo migliore è dire agli studenti che essi stessi sono diretti responsabili del loro processo di apprendimento e che l’insegnante è una guida che ha il compito di motivarli”.

Un altro iperpoliglotta, Richard Simcott, 36 anni, è una delle persone che parla più lingue nel Regno Unito: ha studiato trenta lingue ed è in grado di conversare usando circa venti di queste. “Il mio interesse per le lingue è nato in giovane età” , ci racconta, “Cercavo un libro di grammatica di una lingua che mi piacesse , dopo cercavo altri materiali che potessero interessarmi, programmi TV, DVD, musica e siti web.”

“Molti studenti non vedono l’importanza di tutto ciò, così sta certamente a noi  evidenziarla durante le lezioni. Mi piacerebbe molto vedere più collegamenti video tra le classi di lingue dei vari paesi per portare la realtà della lingua parlata ai bambini direttamente nei loro paesi”.

Tuttavia gli Inglesi hanno da tempo la fama di essere pigri quando si tratta di apprendere le lingue straniere, il problema potrebbe giacere in parte nel numero di ore che i bambini dedicano allo studio delle lingue. “Noi dedichiamo all’insegnamento delle lingue la metà del tempo rispetto a quanto avviene nel resto dei paesi dell’Europa continentale”, dice il professor Hudson.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Martin Williams,  pubblicato il 14 maggio 2013 sul sito del The Guardian

Traduzione a cura di:
Dottor Luca Giubilato
Traduttore Inglese-Spagnolo-Cinese>Italiano
Ficarazzi (PA)

Il miglior modo per insegnare le lingue (2)

 Categoria: Le lingue

< Prima parte di questo articolo

Secondo Christelle Bernard, insegnante di francese e Spagnolo presso la St. Gemma’s High School di Belfast, questi nuovi metodi di insegnamento le permettono di scartare il libro di testo ogni volta che può. “C’è bisogno di un po’ di grammatica, ma il mio approccio è molto più improntato su uno specifico argomento e con meno grammatica possibile” ci spiega.

Il suo sistema di insegnamento basato su compiti, abbraccia una gamma di idee che spaziano dall’uso del computer ai sistemi audiovisivi fino a all’apprendimento cinestetico. Ci spiega che: “ Se, per esempio, sto insegnando i nomi degli animali, porterò in classe animali di pelouche da usare durante la lezione”.

“Difficilmente uso un libro di testo – uso molto di più Twitter”, ci racconta, descrivendo le sue lezioni in cui gli studenti discutono a proposito dei tweet scritti in Francese.

“Le tecnologie dell’informazione  e della comunicazione (TIC) permettono agli studenti di collaborare con gli altri. Grazie alle TIC gli alunni lavorano insieme, in più tali tecnologie danno loro la possibilità di scegliere il mezzo con cui lavorare. Inoltre siccome i ragazzi sono perfettamente in grado di usare un computer, si crea una comfort zone all’interno della quale gli studenti possono concentrarsi sulla lingua.

L’apprendimento basato su compiti comporta necessariamente un vuoto di informazioni: gli studenti devono condividere informazioni per comunicare in maniera efficace, o devono ricercare autonomamente le regole grammaticali prima di riapplicarle. È uno degli approcci prediletti da Huw Jarvis, docente di scienze umane lingue e scienze sociali presso l’ Università di Salford. Ci racconta: “ Sappiamo che le persone apprendono meglio quando lottano per comunicare – quindi questo deve essere lo scopo centrale della consegna e della metodologia”.

“Lo scopo principale di una lingua è comunicare – la grammatica è importante, ma c’è un quadro più ampio da tenere in considerazione. L’apprendimento di una lingua non viene più visto come apprendimento tramite esercizi meccanici e ripetitivi, ma si sviluppa tramite l’interazione e il coinvolgimento degli studenti”.

Tuttavia, secondo Richard Hudson, professore emerito di linguistica presso l’ University College London, concentrarsi troppo sul metodo di apprendimento basato su compiti, potrebbe nascondere qualche rischio. Ci spiega: “ Abbiamo assistito ad una forte reazione diretta contro il sistema basato su grammatica e traduzione. Invece, si è diffusa l’idea che si potesse rendere una lingua più accessibile ai bambini delle scuole focalizzandosi solo sulla comunicazione”.

“Tuttavia. ciò che è accaduto è che questi ragazzi si sono disfatti della grammatica e della traduzione. Si tratta di un classico caso di gettare via il bambino con l’acqua sporca. Non è corretto nei confronti dei ragazzi lasciarli esercitare fuori dalle regole grammaticali”.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Martin Williams,  pubblicato il 14 maggio 2013 sul sito del The Guardian

Traduzione a cura di:
Dottor Luca Giubilato
Traduttore Inglese-Spagnolo-Cinese>Italiano
Ficarazzi (PA)

Il miglior modo per insegnare le lingue

 Categoria: Le lingue

Come possono gli studenti apprendere al meglio una lingua?
Martin Williams intervista accademici, insegnanti e parlanti poliglotti per scoprire di più sulla scienza che sta dietro l’apprendimento di una lingua.

Alex Rawlings era il sogno di ogni insegnante di lingua. Si innamorò delle lingue all’età di otto anni e imparò ben presto il Greco il Tedesco e l’Olandese.
Ora è uno studente universitario all’Università di Oxford ed è lo studente del Regno Unito che parla più lingue, ben undici. Quindi qual è il suo segreto?

“Mi ricordo di quando ero bambino e mi trovavo su una spiaggia in Grecia insieme ad altre persone ma non ero in grado di parlare con loro”, ci racconta Alex. “Ricordo di aver pensato che sarebbe stato bello conversare con qualcuno nella propria lingua. Questo pensiero non mi ha mai abbandonato”.

Un entusiasmo di questo calibro è raro: un’indagine della British Academy condotta quest’anno mostra un netto calo nella qualità delle abilità linguistiche. Per di più sempre più giovani scelgono di non continuare i loro studi di lingue oltre il periodo obbligatorio – e solo il 9% degli studenti che iniziano il GCSE Francese raggiungono il livello più alto.

“Stiamo fallendo nello stimolare le persone” dice Alex. “Ho avuto sia buoni sia cattivi insegnanti – i più stimolanti concentravano i loro sforzi nel tentativo di darti la fiducia necessaria a poter conversare. Successivamente spettava a me continuare il lavoro fuori dalla classe: guardando film, scoprendo nuove parole e leggendo.

La pedagogia linguistica ha percorso molta strada dai tempi in cui esercizi ripetitivi di grammatica e traduzione erano considerati l’unico metodo valido per apprendere una lingua. Oggi gli approcci basati su compiti specifici sono largamente diffusi nelle scuole britanniche, tali approcci enfatizzano la comunicazione e l’uso pratico della lingua.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Martin Williams,  pubblicato il 14 maggio 2013 sul sito del The Guardian

Traduzione a cura di:
Dottor Luca Giubilato
Traduttore Inglese-Spagnolo-Cinese>Italiano
Ficarazzi (PA)

Il ruolo della traduzione nel 2016

 Categoria: Servizi di traduzione

Oggi viviamo in un’epoca della globalizzazione più totale, digitalizzazione, sviluppo economico-culturale e, allo stesso tempo, di guerre e terrorismo…
Perciò sempre di più si iscrive nella nostra vita e destino il ruolo della traduzione da una lingua verso un’altra: per comprendere le trasmissioni televisive e radio, per farsi capire durante conferenze e congressi internazionali, per essere coscienti del significato dei messaggi che ci lanciano i social network sempre più diffusi in tutto il mondo, per capire tutti i nostri amici, colleghi, conoscenti provenienti, ormai, da ogni parte del mondo, per studiare e lavorare.

La traduzione, quindi, è diventata per noi una specie di mezzo di comunicazione, un intermediario, un mediatore, non più solo culturale, ma anche economico, politico, sociale, il che comporta sia degli effetti positivi (facilità nel comprendere l’altro in qualunque momento, grazie a tutti gli strumenti informatici e digitali di traduzione), che quelli negativi (crescita di speculazione e manipolazione, abuso di Internet e di strumenti che esso mette a nostra disposizione).

Per evitare gli effetti nefasti della traduzione, basta poco:
1. Ragionare bene e con calma su quello che si vuole tradurre e su come farlo.
2. Determinare bene i propri obiettivi di traduzione.
3. Scegliere con attenzione gli strumenti informatici/digitali da utilizzare.
4. Imparare sempre più lingue straniere, in modo tale da essere facilitati nel capire l’altro.
5. Cercare di diffondere, anche, la conoscenza della lingua e cultura all’interno del proprio Paese.

Fatto ciò, non potremmo che valorizzare il ruolo della traduzione e semplificare anche la comunicazione di tutti i giorni.
Forse, ogni tanto bisogna andare anche oltre la propria lingua e cultura, essere più lungimiranti e comprensivi, capire meglio l’altro, il diverso.

Autrice dell’articolo:
Alla Leontyeva,
Traduttrice it<>ru – it<>fr
Torino

Traduzione audiovisiva: dietro le quinte (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Più libertà in pubblicità
In  pubblicità, i traduttori hanno più libertà nell’adattamento di un messaggio. “La mia unica preoccupazione è vendere”, afferma M.Vandal-Sirois, specializzato in traduzione pubblicitaria. “Dimentico le parole inglesi per conocentrarmi sull’immagine e sul modo in cui la comunicherei nella mia lingua materna. Questo lavoro è molto simile a quello degli ideatori che lavorano nelle agenzie”.
Il professionista può quindi, eventualmente, presentare dei suggerimenti. “Durante una campagna pubblicitaria di una mountain bike, scritta in Arizona e che vanta l’efficacia del motore quando la temperatura è di 35 gradi, devo precisare che gli abitanti del Québec non si trovano nella medesima situazione e bisogna quindi vantare un altro elemento. È fondamentale conoscere il prodotto prima di redigere l’articolo”.

Francese o francese del Quebec?
La quantità di lavoro degli attori quebecchesi continua a diminuire da qualche anno, favorendo gli attori di doppiaggio in Europa. “Diversi  distributori americani non vogliono pagare per un doppiaggio francese e uno in francese del Québec”, ricorda la direttrice Von Flotow.
Inoltre, non è possibile utilizzare un traduttore quebecchese in Francia, a causa di un decreto risalente a diversi decenni fa.
Molti dei traduttori audiovisivi quebecchesi si recano quindi nella provincia canadese per avere più possibilità di trovare lavoro. “Le nostre traduzioni in francese del Québec possono essere esportate nell’Africa francofona, ma raramente vengono esportate in Europa. È molto problematico”. Pertanto, i linguisti quebecchesi si impegnano per tradurre in un francese internazionale, contrariamente ai Francesi, che utilizzano molte espressioni franco-francesi.

La pubblicità: un’altra realtà
Si tratta di una realtà relativamente meno presente nella traduzione pubblicitaria e audiovisiva. “Alcuni clienti mi assumono per tradurre pubblicità francesi in francese del Québec, mentre altri esigono un francese standard”, afferma Hugo Vandal-Sirois. “La televisione e il cinema sono opere artistiche, mentre la prima funzione della pubblicità è vendere. Quando traduco, parlo a nome dell’azienda e devo rispettare la sua immagine, invece di inserire obbligatoriamente espressioni locali e colorate. Utilizzo un livello linguistico corrispondente alla clientela”.

Fonte: Articolo scritto da Samuel Larochelle e pubblicato il 22 Settembre 2015 sul sito La Presse

Traduzione a cura di:
Roberta Camba
Laureanda in Traduzione Audiovisiva presso l’Istrad (Istituto superiore di Traduzione audiovisiva, Siviglia)
Genova

Traduzione audiovisiva: dietro le quinte

 Categoria: Tecniche di traduzione

I professionisti che traducono i vostri film e le vostre serie preferite, vengono dal Québec o dalla Francia? I traduttori del Québec utilizzano la stessa quantità di espressioni locali rispetto ai loro colleghi francesi? Devono davvero tradurre parola per parola? Ritratto di un’industria misconosciuta.

Due mondi
Nel Québec, solo alcune persone sono specializzate in traduzione per la televisione e il cinema. Un campo diviso  in due categorie: doppiaggio e sottotitolaggio. “Tradurre le parole che saranno pronunciate dagli attori in postsincronizzazione richiede una formazione molto particolare, che non può essere acquisita sul posto di lavoro”, sottolinea Hugo Vandal-Sirois, traduttore certificato. “Il sottotitolaggio è spesso effettuato da studenti di traduzione. Si fa bella figura quando sul curriculum risulta che si ha sottotitolato un film o “Family Guy”, ma il compenso è talmente esiguo da non interessare i professionisti”. Invece di pagare per parola, si paga spesso per riga.

Due regole di base
Prima regola: mantenere l’illusione che l’attore originale parli francese. “Anche se mentre parla in inglese la bocca si muove in modo diverso, bisogna cercare di fare credere che si tratti di dialoghi originali in francese”, spiega Louise Von Flotow, direttrice della Scuola di traduzione dell’Università di Ottawa.
Seconda regola (non scritta): non tradurre tutte le parole nella lingua di Moliére. “La sintassi dell’inglese e del francese sono molto diverse, così come le metafore e le espressioni forti”, afferma. “La traduzione letterale non funzionerà mai”.

Particolarità del sottotitolaggio
Considerato che gli attori parlano più velocemente rispetto alla velocità di lettura del pubblico, i traduttori devono riassumere l’idea generale, in modo da preservare il ritmo. Inoltre, il numero di parole dipende dalla larghezza degli schermi. “Possono essere inserite due linee e in media 35 caratteri per linea, inclusi le lettere, la punteggiatura e gli spazi. Il pubblico necessita di 6 secondi per leggere 38 caratteri. Quindi, bisogna tagliare e riassumere affinché gli spettatori possano leggere tutto. Eliminiamo le bestemmie, le parole forti o volgari: pare che sia più scioccante leggere queste piuttosto che sentirle”, afferma Louise Von Flotow.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Samuel Larochelle e pubblicato il 22 Settembre 2015 sul sito La Presse

Traduzione a cura di:
Roberta Camba
Laureanda in Traduzione Audiovisiva presso l’Istrad (Istituto superiore di Traduzione audiovisiva, Siviglia)
Genova

6 motivi per iniziare a usare un CAT tool!

 Categoria: Strumenti di traduzione

Non tutti i traduttori sono abituati a utilizzare i CAT Tools, nonostante alcuni software come Trados SDL siano sul mercato da più di 25 anni!
Questi programmi presentano alcuni indubbi vantaggi: non solo aiutano a realizzare traduzioni di alta qualità, ma consentono anche a traduttori e clienti di risparmiare una notevole quantità di tempo (e di denaro!).
Ecco alcuni motivi per cui questi programmi possono essere di grande aiuto nei progetti di traduzione:

1 – Memorie di Traduzione (TM)
Per chi ha eseguito (o acquistato) in passato la traduzione di un progetto simile (che siano 200 o 20.000 parole), le TM sono in grado di conservare tutte le passate traduzioni. In questo modo, quando viene creato un progetto, è possibile importare specifiche memorie di traduzione che mostreranno eventuali corrispondenze riutilizzabili (approssimate, dette “fuzzy matches“, o piene), oltre a tutte le preesistenti parole ripetute all’interno del nuovo contenuto. Di conseguenza, non sarà necessario impiegare tempo, denaro, e sforzo nella traduzione di frasi o termini già tradotti in passato.

2 – Preferenze terminologiche
Sia nel caso in cui sia stato creato in passato un database terminologico (“term base“) o che venga fornito un glossario di specifici termini approvati, i CAT Tools consentono di importare queste parole nel progetto. I traduttori possono così cercare termini particolari nel term base o aggiungere traduzioni di termini “chiave” che ritengono potranno essere utili in futuro. Queste traduzioni, inoltre, appaiono a video quando si presentano nel testo sorgente, il che conduce al punto successivo…

3 – Coerenza
I CAT Tools riconoscono e mettono in evidenza le “ripetizioni” (all’interno dello stesso file) e i “fuzzy matches”, garantendo coerenza all’intero testo. Il traduttore ha la possibilità di cercare i termini nel testo sorgente e di conseguenza verificare come siano stati tradotti dall’inizio alla fine, in modo che diverse traduzioni dello stesso termine non costituiscano mai un problema, il che rappresenta un enorme risparmio di tempo oltre che un grande aiuto!

4 – Garanzia di qualità
La maggior parte dei CAT Tools consente ai traduttori di eseguire un semplice controllo ortografico prima di completare il lavoro. È disponibile, inoltre, un’analisi di qualità (“QA analysis“), per mettere in evidenza eventuali incongruenze di tag, numeri mancanti o non corrispondenti, e segmenti non tradotti, insieme a molte altre funzioni che possono essere utili al fine di ottenere un prodotto di alta qualità.

5 – Layout
Un’altra caratteristica utile di tutti i CAT Tools è la possibilità di esportare il lavoro completato nello stesso formato del testo sorgente. Il file potrebbe risultare leggermente modificato, dal momento che alcune lingue utilizzano più parole rispetto ad altre, richiedendo perciò maggiore spazio, ma è comunque molto più comodo rispetto a dover ricreare l’intero formato del documento. Questo, quindi, garantisce che il progetto venga consegnato nello stesso formato del testo sorgente.

6 – Salvataggio nel cloud
Molti CAT Tools sono passati a un sistema di memoria traduttiva basato su piattaforma cloud, come Memsource, SDL, Wordbee e MemoQ. Il loro ambiente di traduzione si trova nella “nuvola”. Questo consente non solo di condividere in tempo reale tutto il contenuto elaborato, ma anche di salvare automaticamente nel cloud e nella memoria traduttiva del progetto ogni segmento confermato. Quindi, ad esempio, qualora il traduttore avesse problemi di connessione a internet, il cloud gli consentirebbe di accedere facilmente al lavoro precedentemente tradotto da ogni computer, semplicemente accedendo al sito web del CAT Tool.

Fonte:  Articolo pubblicato il 20 giugno 2016 sul Blog di Trusted Translations

Traduzione a cura di:
Cristiano Bacchieri
Traduttore freelance EN, FR > IT
Parma