Il traduttore: un “artigiano” sconosciuto (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Da un lato questo ha a che fare con l’argomento trattato dal testo.

Se ci troviamo di fronte ad un testo di tipo medico, ad esempio un trattato relativo a scoperte scientifiche, o se dobbiamo tradurre un manuale di istruzioni altamente tecnico, sarà necessario fare delle ricerche per approfondire l’argomento in questione e sarà importante anche conoscere lo stile linguistico più adatto da utilizzare.

Dall’altra parte il contesto è dato dalla cultura del Paese della lingua di partenza. In ambito letterario, cinematografico e artistico il testo è espressione della cultura dell’autore, quindi tradurre significa interpretare il testo e le sue sfumature, immedesimarsi nell’autore e capire i suoi punti di vista,  e conoscere le tradizioni e la cultura del suo Paese, che  – nel caso sia molto lontano da noi – saranno molto diverse dalle nostre.

La seconda parte del lavoro del traduttore è riportare il significato del testo nella lingua di arrivo. Ne deriva che è fondamentale conoscere la lingua di arrivo approfonditamente; non a caso il traduttore professionista è colui che traduce solo verso la propria lingua madre, a meno che non sia perfettamente bilingue.

Portare il significato di un testo da una lingua straniera nella propria lingua madre significa fare delle scelte: scelta dei termini che meglio rappresentano il concetto di partenza, scelta dello stile adeguato in relazione all’argomento trattato, scelta di soluzioni quando la traduzione sembra quasi impossibile a causa di marcate differenze culturali che fanno da sfondo alla lingua di partenza e a quella di arrivo.

Capire, interpretare, scegliere:  ecco cosa fa un traduttore.

Il traduttore è un “artigiano delle parole” che con i suoi strumenti ri-crea qualcosa che è già stato creato, ma lo fa a modo suo e al tempo stesso senza potersi discostare dall’idea di partenza…è forse questo un lavoro adatto a una fredda macchina elettronica?

Autrice dell’articolo:
Laura Pezzotti
Dottoressa in Mediazione Linguistica e Culturale
Aspirante traduttrice EN -DE > IT
Iseo (BS)

Il traduttore: un “artigiano” sconosciuto

 Categoria: Traduttori freelance

Quando ho espresso il desiderio di diventare traduttrice di professione mi è stato chiesto: “perché tradurre e studiare per tradurre quando esiste Google Translator?”. Questo la dice lunga su quanto la figura professionale del traduttore sia effettivamente poco conosciuta e soprattutto riconosciuta a livello generale, ai non “addetti ai lavori”.

Tradurre può sembrare una semplice procedura meccanica, addirittura automatica per la quale il significato di una parola in una lingua si esprime in un’altra lingua con un’altra parola, quindi la traduzione si riduce a una semplice equazione matematica – e chi meglio di un computer può svolgere questa operazione?

Quando leggiamo un libro di un autore straniero, quando cerchiamo di capire come far funzionare il robot da cucina nuovo di zecca prodotto in Germania, quando cerchiamo le indicazioni di posologia di un medicinale, siamo sicuri che il testo che leggiamo nella nostra madrelingua sia frutto di un freddo calcolo elettronico?

Naturalmente per tradurre un concetto da una lingua all’altra dobbiamo sapere che in genere una parola in una lingua corrisponde a un’altra parola nell’altra lingua, ma anche ipotizzando di imparare a memoria un dizionario inglese – italiano/ italiano – inglese – e magari superando il numero di parole e locuzioni offerte da Google Translator – non ci si può definire traduttori.

Il punto iniziale del lavoro del traduttore è innanzitutto capire il testo nella lingua di partenza, comprenderne il significato.  Oltre alla lingua di partenza quindi è necessario conoscere il contesto in cui il testo da tradurre è stato redatto.

Seconda parte di questo articolo >

Autrice dell’articolo:
Laura Pezzotti
Dottoressa in Mediazione Linguistica e Culturale
Aspirante traduttrice EN -DE > IT
Iseo (BS)

Tradurre le emozioni

 Categoria: Traduttori freelance

Spesso si considera erroneamente la traduzione come una semplice trasposizione da una lingua all’altra, secondo alcuni anche semplicemente fattibile tramite l’aiuto di un vocabolario.
Ebbene nella mia esperienza di traduttrice, che  ritengo e spero sia l’esperienza di una vita, ho avuto occasione di verificare quanto questo sia falso.
Nella vita ho vissuto in vari paesi e viaggiato molto, questo mi ha permesso di capire sia a livello personale che lavorativo quanto tradurre implichi anche dell’altro. Questo si applica certo anche al campo dell’interpretariato. Come si traduce un’emozione? E una cultura? Delle idee? L’ironia?

Molte volte è necessario, a seconda del testo, capire come cose dette in un certo modo da un italiano o un francese possano, se tradotte troppo letteralmente, causare disagio, offesa o semplicemente incomprensione. Mi riferisco a queste nazionalità perché ho appunto vissuto in entrambi i paesi, e ho potuto vivere molte situazioni nelle quali è stato necessario filtrare il messaggio.

Mi ricordo, per citarne uno, il caso in cui dovetti lavorare quale interprete presso un notaio francese per la lettura di un testamento di una famiglia in parte italiana. Ovviamente ho intuito presto, viste le incomprensioni tra le due famiglie, che avrei dovuto filtrare molto.
Ma questo si applica anche alla vita di tutti i giorni. Essendo nata da madre francese e padre italiano ho scoperto pian piano cosa significhino le parole, come per certe culture sia normale utilizzare una determinata espressione, come invece non lo sia per l’altra.

Mi ricordo come in Francia il “vous” fosse essenziale, anche da piccola e il non usarlo avrebbe comportato la tipica sgridata di mamma.  Oppure come il “faire la bise” ovvero la tradizione tipicamente francese del bacio sulla guancia, che varia addirittura da regione a regione, sia importante e fondamentale per la cultura francese.
Negli anni di vita in Inghilterra, a Malvern, dove ho insegnato l’italiano ed il francese, mi sono resa conto di quanto per esempio fosse difficile tradurre il “British humour”, affinché non sembrasse offensivo agli occhi dei miei amici italiani in visita.  L’importante era poi farsi una risata, evitando che ci fossero persone offese.

Durante i miei viaggi per il mondo sia per lavoro che per piacere, ho avuto la fortuna di vedere e apprezzare le differenze tra le culture e le lingue, a non fidarmi mai dei “false friends” e soprattutto a non avere paura di chiedere, per capire.
La traduzione permette la comprensione tra popoli, un passaggio non solo di parole ma anche di emozioni e di usanze che noi traduttori, interpreti ed insegnanti di lingue abbiamo il compito e l’onore di tradurre e trasmettere.

Autrice dell’articolo:
Alessandra Elisa Paganin
Traduttrice-interprete-Insegnante di Lingue
Esino Lario (LC)

Perché imparare l’italiano?

 Categoria: Le lingue

L’italiano è parlato in Italia, 56,3 milioni di abitanti e nel sud della Svizzera (Canton Ticino) è anche una delle quattro lingue ufficiali del Parlamento Europeo. L’italiano è una lingua di cultura, di commercio, di scambi, di scienze. Infatti, senza che ci si renda conto tutti i giorni usiamo parole o invenzioni italiane, ma non mangiamo italiano!

Perché una terza lingua viva?
L’italiano è una lingua sempre più richiesta dalle imprese… tanto che conoscerlo, può diventare un criterio di selezione professionale; molte imprese faticano a trovare persone che parlano italiano! Scegliere l’italiano dà quindi una chance!
Non dimentichiamo che l’Italia è il 2° partner economico della Francia, proprio dopo la Germania, e il 4° cliente e il 2° fornitore della nostra regione.
L’italiano è la 4a lingua studiata in Francia da circa 240 000 alunni. Al liceo Joliot-Curie, l’Italiano è presente in Lv2 (per tutti gli indirizzi) e in Lv3 (indirizzi generici), quindi si può scegliere l’italiano come insegnamento didattico in una Seconda classe, o facoltativo.
Il vantaggio non trascurabile di preferire l’italiano LV2 o LV3 è che i gruppi di classe non sono numerosi.
I college République e Evariste Galois di Nanterre propongono l’italiano come seconda lingua già dalla quarta classe.

Perché l’Italiano?
Come il Francese, questa lingua è una lingua latina, che quindi le assomiglia molto… In questo caso si parla di « trasparenza » : chi non coglierebbe istintivamente il senso di «elefante», «musica», «poesia», «l’automobile è bella», «il professore è simpatico», ecc. ?
Non è peccato, a causa di piccolo problema linguistico, non approfittare totalmente del ricco patrimonio culturale e artistico di questo paese? Venezia, Roma, Leonardo da Vinci, Michelangelo, le canzoni di Luciano Pavarotti, Laura Pausini, Eros Ramazzotti o Tiziano Ferro …
E non dimentichiamo calcio, la cucina, il turismo, la moda, le design, le più avanzate tecnologie … Ferrari e Lamborghini … Barilla e Nutella … Il Colosseo e la Torre di Pisa … Giorgio Armani e Dolce & Gabbana … Lotto e Kappa … Monica Bellucci e Roberto Benigni … La Juventus e l’Inter.

Fonte: Articolo pubblicato sul sito ufficiale del Liceo di Nanterre (Francia)

Traduzione a cura di:
Patrizia P.
Traduttrice freelance IT>FR/FR>IT
Napoli

La parola più lunga del mondo è tedesca

 Categoria: Le lingue

In Germania, il capitano di un piroscafo arriva sul ponte di comando per intraprendere un nuovo viaggio lungo il fiume Danubio. Appena giunto in cabina, si rende conto che gli manca una cosa importante: la chiave per aprire la porta. Allora il capitano chiede a un membro dell’equipaggio dove sia la Donaudampfschifffahrtsgesellschaftskapitänskajütentürsschlüssel. In altre parole, la chiave per aprire la porta della cabina del capitano della compagnia del piroscafo sul Danubio.

Non c’è alcun dubbio: il tedesco detiene il record per la parola più lunga del mondo. Niente panico però: basta incontrare una di queste anaconde linguistiche per scoprire che in realtà non è un unico termine, ma una serie di parole che descrivono l’oggetto, che è l’ultima parola della serie (Schlüssel = chiave). Ciò significa che, con questo tipo di “super parola”, non sapete di che cosa l’altra persona stia parlando finché non pronuncia proprio l’ultima parola della serie. In italiano, sarebbe come dire “la chiave della porta della cabina del capitano” invece della più armoniosa “chiave per entrare nella cabina del capitano”.

Il tedesco è una lingua costruttiva. Di conseguenza, si può mettere insieme una parola che non è mai stata usata prima, solo perché le combinazioni possibili sono quasi infinite, e ciò permette di produrre termini molto lunghi ma assai accurati. Tuttavia i dizionari elencano solo le parole singolari. Quindi, per comprendere il significato di una parola composta, dovete prima “scomporla” e cercare il significato di ogni parola a sé. Come capire dove finisce una parola e inizia l’altra? Facile, di solito sono separate da una “s”.

Viel Spaß! (Buon divertimento!)

Fonte: Articolo pubblicato il 23 ottobre 2015 sul Blog di Trusted Translations

Traduzione a cura di:
Silvia Littarru
Traduttrice
Cagliari

La traduzione e lo studio delle lingue (2)

 Categoria: Le lingue

< Prima parte di questo articolo

L’apprendimento del lessico della lingua straniera avviene sulla base di elenchi di vocaboli che recano la traduzione nella lingua materna decontestualizzata. Il privilegio accordato alla lingua scritta determina l’assenza di un preciso interesse per le abilità fonologiche, considerate del tutto secondarie. Questo metodo considera lo studio della lingua straniera attraverso le strutture della lingua materna astrattamente considerate : di qui il primato della traduzione che viene attuata parola per parola. Durante tutto il secolo l’insegnamento delle lingue segue questo metodo e procede attraverso la memorizzazione e applicazione di regole grammaticali e la traduzione di frasi. Il modello linguistico di riferimento è ancora il latino e ciò comporta una concezione delle lingue vive come oggetti statici e immutabili. L’obiettivo principale dell’insegnamento della lingua straniera è lo stesso che giustificava l’apprendimento del latino: intenzione di sviluppare le abilità logiche e memorizzazione delle regole e delle loro eccezioni. Il livello fonetico e fonologico non presenta nessun interesse.

Nel periodo successivo l’attenzione si sposta dalla grammatica alla lingua parlata. Sauver (1874) affermava che lo studio della grammatica e l’esercizio della traduzione potevano essere affrontati in una fase in cui i soggetti fossero in grado di comprendere la lingua. La rivoluzione si ha con uno scritto di Sweet The Pratical Study of Languages (1899) : viene eliminato l’esercizio della traduzione sulla base del fatto che ogni lingua possiede una propria individualità che non può avere un perfetto equivalente in un’altra. Sweet esalta la dimensione fonologica, e sostiene la necessità di addestrare i discenti sia alla comprensione che alla produzione orale. In quest’epoca si modifica quindi la visione dell’oggetto di studio: la lingua, che comincia d essere considerata soprattutto come un mezzo di comunicazione orale e l’attenzione si sposta dall’oggetto, la lingua, al soggetto. Il cambiamento è oramai in atto.

Autrice dell’articolo:
Marianna Somma
Traduttrice freelance
Laurea triennale
Master di I Livello
Napoli

La traduzione e lo studio delle lingue

 Categoria: Le lingue

Il problema dell’apprendimento delle lingue straniere è antico come è antico il desiderio dell’essere umano di cercare contatto con altri esseri umani. Infatti l’uomo, mobile sul territorio, si trova ad interagire con gli altri uomini e comunicare con essi attraverso i diversi sistemi di segni, tra i quali primario il linguaggio. Il mito della Torre di Babele si riferisce proprio alla difficoltà che l’esistenza di tante lingue diverse determina per lo svolgimento dei processi comunicativi, e rivela l’aspirazione ad una mitica lingua originaria che si esprime appunto nella favolosa esistenza di una sola ed unica lingua universale.

I problemi legati all’apprendimento delle lingue straniere derivano direttamente dai problemi legati allo studio del latino. A partire dal Medioevo, il latino, divenuto la lingua ufficiale delle corti, della Chiesa e della cultura, si manifesta come studio di un esercizio intellettuale basato sul codice scritto e sul metodo grammaticale-traduttivo. Esclusa la lingua orale, oramai contaminata da interferenze di ogni genere, lontanissima dal latino puro dei classici e non apprezzata socialmente, la didattica del latino non si basa sull’imitazione, la ripetizione e l’espressione orale, ma esclusivamente sulla traduzione e sullo studio della grammatica.

Ancora nell’Ottocento lo studio delle lingue straniere è incentrato sul metodo grammaticale-traduttivo. Basato sullo studio di una grammatica modellata sulle articolazioni del latino medievale e sull’esercizio della traduzione, questo metodo trascura l’uso linguistico, la lingua orale, e privilegia la conoscenza delle regole astratte. Sulla base di tali principi la lingua viene ridotta alla sua struttura essenziale che definiamo “grammatica di base”, per nulla adatta a comunicare, essendo spesso legata a forme arcaiche e comunque sostanzialmente priva di valenze comunicative.

Seconda parte di questo articolo >

Autrice dell’articolo:
Marianna Somma
Traduttrice freelance
Laurea triennale
Master di I Livello
Napoli

Il mistero di un libro intraducibile

 Categoria: Problematiche della traduzione

Nella Beinecke Rare Book & Manuscript Library dell’Università di Yale, negli Stati Uniti, è conservato un libro che nessuno ha mai avuto la possibilità di leggere, scritto in una lingua inesistente o sconosciuta, che presenta illustrazioni di piante e creature mai viste da occhio umano. L’esemplare è formato da 240 pagine illustrate, è piuttosto piccolo ed è protetto da una sottile copertina di vitellino (cioè pelle di mucca o di vitello utilizzata per dipingere o scrivere) color avorio antico. Nelle sue pagine si possono ammirare piante esotiche, simboli astrologici, creature che ricordano delle meduse e perfino un essere che somiglia in qualche modo a un’aragosta. Una di queste immagini riporta un gruppo di donne con la pelle d’alabastro, nude, che si divertono con uno scivolo d’acqua. Il testo è scritto con un inchiostro marrone, in una lingua che somiglia all’elfico, l’idioma inventato dallo scrittore inglese J. R. R. Tolkien e presente nelle sue storie fantastiche.

Le teorie su quale sia l’origine di questo libro sono numerose e tutte diverse le une dalle altre. Si tratta di un sistema di comunicazione segreto per scovare un tesoro nascosto? O forse del manuale di un avvelenatore? O, ancora, della ricetta crittografata per l’eterna giovinezza? Si è perfino ipotizzato che si tratti del diario illustrato di un extraterrestre adolescente, abbandonato sulla Terra prima di ripartire.

Questo libro misterioso è conosciuto con il nome di Manoscritto di Voynich, in onore di Wilfrid Voynich, venditore di libri di seconda mano, che disse di averlo trovato in Italia nel 1912. Quel che si sa con certezza a proposito di Voynlich è che nacque nel 1865, era polacco di origini, e viveva in Lituania, territorio che, a quei tempi, apparteneva all’Impero Russo. Fu incarcerato e deportato in Siberia per aver commesso atti rivoluzionari; in seguito, Voynlich riuscì a fuggire in Inghilterra attraverso la Manciuria. Una volta a Londra, aprì un negozio di libri di seconda mano, che diventò un centro d’incontro di esiliati politici. Voynlich disse di essersi imbattuto nel manoscritto in un seminario gesuita, a Villa Madragone, vicino Roma.

Nel manoscritto si trovava una lettera scritta nel 1665 da Johannes Marcus Marci, un fisico del Sacro Romano Impero. L’autore di questo scritto rivelava che il testo era appartenuto a Rodolfo II, imperatore del Sacro Romano Impero Germanico e che, probabilmente, era opera dell’alchimista isabellino Roger Bacon. Altri due autori che probabilmente sono collegabili al libro sono John Dee, straordinario mago e astrologo della regina Isabella, ed Edward Kelley, uno dei suoi seguaci.

Secondo un’altra teoria, probabilmente non era stato Voynlich a scoprire il manoscritto: si tratterebbe, infatti, di un falso, frutto proprio del libraio che avrebbe utilizzato la sua preparazione di chimico risalente all’Università di Mosca, all’epoca del suo passaggio in Russia, e utilizzando una grande quantità di pergamena avrebbe creato questo curioso esemplare.

Da che si ha conoscenza del libro, molti studiosi si sono interessati a decifrarne il contenuto. L’americano William Friedman, uno dei più grandi crittografi del XX secolo, trascorse 30 anni cercando di decodificare il testo. Inoltre, si ritiene che le piante raffigurate nel tomo siano di origine mesoamericana, mentre altri affermano di aver tradotto alcune parole grazie all’applicazione della linguistica. Tuttavia, nonostante le numerose ricerche e gli sforzi profusi, il manoscritto continua a essere, almeno per il momento, del tutto intraducibile.

Fonte: Articolo pubblicato il 12 maggio 2014 sul Blog di Trusted Translations

Traduzione a cura di:
Ilaria Lopez
Traduttrice en/spa>ita
Aree di lavoro: romanzi, racconti, fumetti, videogames, IT, marketing, economia, biologia, chimica
Milano (Italia)

Umani vs macchine: chi traduce meglio? (2)

 Categoria: Strumenti di traduzione

< Prima parte di questo articolo

La seconda sfida per Google Translate e Adriana è stata una traduzione vocale, ossia la traduzione del parlato di una lingua nel testo di un’altra. Google Translate ha eseguito il compito servendosi di un software di riconoscimento vocale, mentre Adriana ha prima ascoltato e poi digitato il testo. Gaby è stato alquanto colpito dal risultato di Google Translate ma ha deciso che sostanzialmente non era all’altezza neanche di questo compito.

Uno dei maggiori limiti del traduttore automatico […] era il fraintendimento di due parole nella traccia audio, infatti Google le riportava nell’originale spagnolo anziché tradurle in inglese. Per il resto, presentava gli stessi limiti mostrati nel primo esperimento, ovvero, Google capiva e traduceva i concetti base delle affermazioni ma aveva difficoltà nella resa in inglese delle strutture grammaticali e sintattiche. Di conseguenza alcune delle informazioni venivano quasi interamente perse in traduzione. Al contrario, Adriana ha prodotto una traduzione priva di difetti per Gaby, perché in grado di comprendere parole e contesto nel quale esse queste comparivano. Agli umani va anche il secondo round.

Ciò che si evince dall’esperimento è che gli umani non dovrebbero ancora cedere il posto alla traduzione automatica. Essi sono in grado di produrre frasi corrette in altre lingue, sia dal punto di vista logico che grammaticale, mentre le macchine mostrano ancora delle debolezze. Tuttavia non bisogna condannare la comodità delle traduzioni automatiche, utili per la traduzione di singole parole o in caso di necessità nell’apprendimento di una nuova lingua, come per la traduzione di luoghi e indicazioni. In ultima analisi si evince che gli umani restano ancora la miglior risorsa per la traduzione.

Fonte: Articolo scritto da Perry Koh e pubblicato il 21 setembre 2015 su BestTechie

Traduzione a cura di:
Mariangela Di Grado
Traduttrice freelance EN/DE/FR>IT
Salerno

Umani vs macchine: chi traduce meglio?

 Categoria: Strumenti di traduzione

La traduzione è una pratica spesso necessaria a diversi impieghi nel mondo. Dalla negoziazione di affari esteri a contesti educativi, fino alla comprensione di informazioni contenute in importanti documenti, si tratta di una tendenza che racchiude un potenziale destinato ad aumentare negli anni a venire.

Questo grande bisogno di tradurre ha portato Google – uno dei maggiori colossi della tecnologia mondiale – a sperimentare e lanciare un servizio di traduzione automatica: Google Translate. Uscito agli inizi del ventunesimo secolo, Google Translate è diventato un servizio comodo e molto utilizzato per tradurre velocemente numerose informazioni in altre lingue, che si tratti di singole parole o di interi documenti. Di recente il traduttore online ha aggiunto due impressionanti caratteristiche al suo sistema: la traduzione da immagini e quella vocale, il cui lancio ha spinto l’agenzia traduttiva VerbaLink ad operare un confronto tra i servizi offerti dai suoi traduttori e quelli del traduttore automatico. VerbaLink si è affidata al talento di due dei suoi traduttori per testare i servizi linguistici citati: Adriana, traduttrice professionista, ha sfidato testa a testa Google Translate, e Gaby, specialista del controllo qualità, ha giudicato i risultati del test.

Adriana e Google Translate hanno lavorato su due testi, entrambi dallo spagnolo all’inglese. Il primo era un documento scritto, riguardante i benefici dell’apicoltura, assegnato ad Adriana e digitato su Google Translate che si è mostrato molto competitivo, traducendo in maniera accurata lunghezza e parole principali dell’originale spagnolo. Secondo Gaby, Google ha comunicato adeguatamente i contenuti base del testo, invece i limiti più grandi hanno riguardato in modo particolare la grammatica e la sintassi dell’inglese. Il traduttore automatico stentava a tradurre le strutture grammaticali della lingua di arrivo producendo più traslitterazioni che una traduzione fedele. Al contrario, la traduzione di Adriana non ha mostrato problemi rilevanti secondo Gaby. La donna è riuscita a convertire il testo spagnolo in inglese costruendolo attraverso un convincente apparato di frasi. Il primo round va agli umani.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Perry Koh il 21 settembre 2015 e pubblicato su BestTechie

Traduzione a cura di:
Mariangela Di Grado
Traduttrice freelance EN/DE/FR>IT
Salerno

La traduzione letteraria

 Categoria: Traduzione letteraria

I traduttori letterari, oltre a dover affrontare le difficoltà tipiche delle traduzioni in qualsiasi campo, devono tenere in considerazione anche gli aspetti estetici del testo, la sua bellezza e stile, così come i suoi tratti caratteristici (lessicali, grammaticali o fonologici), tenendo a mente che i tratti di una lingua possono essere drasticamente diversi da quelli di un’altra. Nel caso dell’uso del termine spagnolo “usted”, la sua precisione nell’esprimere vicinanza e affetto tra due persone può essere molto difficile da rendere in altre lingue, in particolare in inglese. L’idea fondamentale è che la qualità della traduzione debba essere la stessa in entrambe le lingue, mantenendo allo stesso tempo l’integrità dei contenuti.

La prima domanda con cui i teorici devono confrontarsi riguarda la possibilità di tradurre. L’esistenza di traduzioni è una realtà sociale. La domanda allora diventa: quanto bene riesce a tradurre il traduttore?

Ma prima di tutto, cosa significa tradurre? Tra le diverse definizioni fornite sinora, quella che ritengo più accettabile è questa: “La traduzione è la sostituzione del materiale testuale di una lingua con l’equivalente materiale testuale di un’altra.” Questa definizione, ovviamente, ci porta a considerare il significato di un termine chiave, equivalenza.

Per un traduttore, la questione fondamentale è cercare termini equivalenti che producano sul lettore del testo tradotto gli stessi effetti che l’autore aveva cercato di produrre sui lettori del testo originale. Ciò obbliga il traduttore a considerare il testo, sempre dal punto di vista della traduzione letteraria, come base di una continua “negoziazione” con l’autore, in modo che la lingua del nuovo testo presenti valori equivalenti a quelli della lingua originaria, senza però dimenticare la sua forza, i suoi elementi dinamici, o la sua qualità estetica. Si ritiene generalmente che non si traducano i significati ma i messaggi, ed è questo il motivo per cui il testo deve essere considerato nella sua interezza.

Quando la lingua di origine e quella di destinazione appartengono a differenti ambiti culturali, il primo problema che il traduttore si trova ad affrontare è quello di trovare termini nella propria lingua che esprimano col maggior grado di fedeltà possibile il significato di una determinata parola. Per esempio, parole legate a tessuti caratteristici, o a specialità culinarie, o lavori, che siano propri della cultura dell’autore e dei lettori del testo originale, devono essere maneggiate con cura.

Tra i limiti interlinguistici, i giochi di parole mirati a creare ambiguità creano notevoli problemi al traduttore. Titoli di racconti e romanzi offrono numerosi esempi di queste ambiguità intenzionali, le quali a volte sono estremamente difficili o addirittura impossibili da tradurre.

Il campo letterario, in conclusione, è molto diverso da qualsiasi altro (medico, tecnico, legale, ecc.) e i traduttori devono essere ancora più flessibili ed in grado di proiettarsi al di là dei normali limiti.

Fonte: Articolo pubblicato il 3 febbraio 2010 sul Blog di Trusted Translations

Traduzione a cura di:
Erika Cecchetto
Traduttrice EN>IT
Arese (MI)

La conversazione batte la grammatica (4)

 Categoria: Le lingue

< Terza parte di questo articolo

Nell’ambito delle piattaforme virtuali di nuova creazione si trovano quelle gratuite e quelle a pagamento. Duolingo, lanciata dal guatemalteco Luis Von Ahn alla fine del 2012, funziona gratuitamente. Con 85 milioni di utenti registrati in tutto il mondo, è stata eletta come migliore applicazione (App) dell’anno da Apple nel 2013 ed è quella che conta più download in Android (30 milioni). C’è un altro dato di cui si vanta Von Ahn: negli Stati Uniti ci sono più persone che imparano le lingue in Duolingo che in tutto il sistema educativo pubblico (8 milioni). “I governi di paesi come Costa Rica e Guatemala stanno cominciando ad introdurlo nel loro sistema educativo, per usarlo in modo complementare alle lezioni in aula”, spiega dagli Stati Uniti Von Ahn.

In cosa si basa il suo metodo? Un software intelligente registra e analizza tutti i movimenti degli utenti e in funzione delle difficoltà si modificano e si personalizzano i programmi. “Cos’è più efficace insegnare per prima, aggettivi o plurali?” Proviamo le due opzioni con due gruppi distinti e valutiamo quale ha imparato di più e commette meno errori. Facciamo questo tipo di prove costantemente.” I madrelingua spagnoli possono imparare cinque lingue in questa piattaforma: inglese, francese, tedesco, italiano e portoghese.

Babbel è un altro sito in cui si possono seguire corsi di 13 lingue (inglese, tedesco, francese, italiano, portoghese, svedese, olandese, polacco, turco, indonesiano, norvegese, danese e russo). Avviata nel 2007, è una delle App di lingue con il maggior numero di download in Google Play, circa 100.000 al giorno. La sua peculiarità consiste nel fatto che un team di docenti e traduttori ha elaborato la metodologia per ciascuna delle lingue in funzione della nazionalità dell’utente. “Un inglese e un tedesco imparano in modo diverso il francese. Commettono diversi errori, sia quando parlano che quando strutturano le frasi”, evidenzia il fondatore di Babbel, Markus Witte. Questa piattaforma è a pagamento: dai cinque ai dieci euro al mese. A differenza di altri siti, Babbel non offre la possibilità di parlare in tempo reale con madrelingua. Dispone, però, di un sistema di riconoscimento vocale che obbliga l’utente a ripetere fino a cinque volte una parola. La pronuncia deve essere ottima per passare alla schermata successiva.

Fonte: Articolo scritto da Anna Torres Menárguez e pubblicato il 04 marzo 2015 sul quotidiano spagnolo online EL PAÍS

Traduzione a cura di Marco Trolese

La conversazione batte la grammatica (3)

 Categoria: Le lingue

< Seconda parte di questo articolo

Dalla Escuela Oficial de Idiomas di Madrid Jesús Maestro la sua vicedirettrice, Caridad Baena, ritiene che qualsiasi metodo possa essere valido finché da dei risultati. Riconosce che per decenni le scuole ufficiali spagnole hanno seguito dei programmi stabiliti durante il franchismo che avevano come asse portante la memorizzazione della grammatica e non l’interazione tra professore e alunno. Il sistema è cambiato. “Ora abbiamo un tipo diverso di studenti. Non vengono più in cerca di un titolo, ma con la necessità di imparare una lingua per ottenere un lavoro e per andare all’estero.”

Nella Comunità di Madrid si riferiscono alla nuova metodologia come metodo comunicativo, nel quale lo studente deve parlare fin dall’inizio e imparare ad affrontare situazioni reali: rispondere ad una email di lavoro, richiedere un aiuto economico al Governo o esprimere la propria opinione su una questione critica. Non esistono linee guida per i professori, ogni centro stabilisce i propri criteri, però i requisiti per superare i concorsi sono cambiati. “Il candidato deve dimostrare che è capace di insegnare in un modo che non è quello convenzionale”, indica Baena. Sempre più docenti utilizzano risorse audiovisive come video di YouTube o podcast audio.

Un’altra istituzione storica che riconosce un cambiamento nel proprio modo di insegnare è l’Institut Français con più di cent’anni di vita. Il suo responsabile corsi della sede di Madrid, Sylvain Pradeilles, afferma che anche se la struttura è quella classica caratterizzata dalle lezioni in aula, la cosa essenziale non è la grammatica. L’asse portante ora è la capacità comunicativa. “Nel 2001 il Quadro Comune Europeo di Riferimento per le Lingue ha dato maggior enfasi alla capacità orale, ma l’attuazione è lenta e progressiva”. La critica di Pradeilles alle nuove piattaforme online è la mancanza del fattore umano. “Per ottenere risultati, questi siti devono includere un sistema di videoconferenze per permettere conversazioni in tempo reale. Questo aspetto è irrinunciabile.”, conclude. Nonostante sia un centro tradizionale, l’Institut Français offre anche la possibilità di seguire i corsi online.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Anna Torres Menárguez e pubblicato il 04 marzo 2015 sul quotidiano spagnolo online EL PAÍS

Traduzione a cura di Marco Trolese

La conversazione batte la grammatica (2)

 Categoria: Le lingue

< Prima parte di questo articolo

Anche se gli esperti di linguistica considerano che non sia possibile rivoluzionare l’apprendimento delle lingue, Anxo Pérez, fondatore della piattaforma 8Belts.com per l’apprendimento del cinese, sostiene il contrario. Da quando ha lanciato il sito nel 2011 ha registrato un incremento del 400% all’anno con migliaia di alunni in più di 50 paesi. La metodologia che ha elaborato, e che ha comportato più di 40.000 ore di lavoro insieme al suo team, richiede allo studente solo 30 minuti al giorno e il pagamento di circa 900 euro. Se trascorso questo tempo l’alunno non è in grado di comunicare in mandarino, gli sarà restituito il denaro.

Per più di quattro anni Pérez e il suo team hanno sviscerato questa lingua, organizzando le parole per gruppi ed elaborando un programma per accelerare il loro apprendimento grazie ad un software intelligente. Né grammatica, né esercizi, né professori né aule. “Questo metodo potrebbe rivoluzionare la storia della lingue. È innovativo. Non permette di sostenere un discorso politico né di concludere un contratto d’affitto in cinese, ma certamente di parlarlo”, assicura Pérez, linguista con cinque lauree e conoscitore di nove lingue (spagnolo, galiziano, inglese, francese, tedesco, portoghese, cinese e russo). Secondo lui, il 90% delle scuole non insegnano bene e i metodi adottati sono lontani dalla realtà. “Il 99% di ciò che si spiega non dovrebbe mai essere fatto all’inizio. Se concentri la tua energia nell’altro 1% avviene il miracolo e si impara più rapidamente”.

Più di 70 persone lavorano nella piattaforma: matematici, ingegneri informatici e persino sceneggiatori cinematografici. Oltre ad essere piacevole e utile, “deve acchiappare”, sostiene Pérez. Una delle critiche al sistema tradizionale è che non si inizia mai da ciò che è più utile. La sua metodologia offre le espressioni più frequenti e quelle che si possono raggruppare per facilitare fin dal primo istante la possibilità di sostenere una conversazione. Un altro dei grandi problemi è ciò che si chiama il “monopolio dei sostantivi”. “Concentrare tutto l’apprendimento sulla grammatica è errato e inefficace ai fini dell’apprendimento. Noi insistiamo nell’uso dei connettori perché l’alunno acquisisca autonomia”. Anxo Pérez riconosce sempre che la sua piattaforma non permette a nessuno di parlare cinese a livello avanzato. “Per essere esperto ci vuole tutta la vita”. Però in 8Belts non tutto è intelligenza artificiale; mano a mano che si superano le diverse tappe gli studenti possono sostenere conversazioni con cinesi madrelingua grazie ad audio-conferenze.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Anna Torres Menárguez e pubblicato il 04 marzo 2015 sul quotidiano spagnolo online EL PAÍS

Traduzione a cura di Marco Trolese

La conversazione batte la grammatica

 Categoria: Le lingue

L’abilità orale è essenziale per parlare una lingua. Con o senza professore, l’importante è praticare con un madrelingua per affinare l’ascolto.

Nell’insegnamento delle lingue, da un lato ci sono le istituzioni ufficiali e centenarie come il British Council o l’Institut Français e dall’altro le piattaforme online, che si moltiplicano alla velocità della luce. Anche se la metodologia che adottano differisce sotto alcuni aspetti, si trovano d’accordo su un punto: la conversazione si è imposta sulla grammatica. La comunicazione unidirezionale tra professore e alunno e le ore dedicate alla memorizzazione di infinite liste di parole e tempi verbali sono passate in secondo piano per lasciar spazio all’abilità orale. L’alunno deve essere proattivo e lanciarsi a parlare. Sbagliarsi è una virtù.

Alcuni esperti come Frank O’Connor, direttore del Teaching Center del British Council di Somosaguas (Madrid), credono che manchi qualcosa nel sistema educativo spagnolo, riferendosi ai giovani che terminano le superiori e non sono capaci di sostenere una conversazione in inglese nonostante l’abbiano studiato per più di 10 anni. “È come studiare geografia per 15 anni e non saper dove si trova un paese”, sottolinea. I due problemi principali sono la mancanza di contatto con la lingua e la cattiva pronuncia come conseguenza della mancanza di ascolto. “Sebbene si consumino sempre più prodotti culturali in versione originale, ancora prevale il doppiaggio. In paesi come il Portogallo la televisione mantiene le lingue originali. L’esigenza non è quella di avere un accento britannico o americano al 100%, ma certamente quella di poter essere capito da un madrelingua.” Conoscere la grammatica e i vocaboli non significa sapere una lingua, aggiunge.

La Spagna è il paese dell’Unione Europea – superato solo dall’Ungheria e Bulgaria – con il minor numero di adulti tra i 25 e i 64 anni che dichiarano di parlare almeno una lingua straniera, secondo uno studio pubblicato nel 2013 da Eurostat. Solo il 51% degli spagnoli conosce un’altra lingua, una percentuale che si colloca sotto la media comunitaria, 66%.

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Fonte: Articolo scritto da Anna Torres Menárguez e pubblicato il 04 marzo 2015 sul quotidiano spagnolo online EL PAÍS

Traduzione a cura di Marco Trolese

È possibile sognare in una lingua straniera?

 Categoria: Le lingue

Si parla molto della relazione tra cultura e lingua, del fatto che la nostra lingua sia il riflesso della nostra cultura o viceversa. Però che dire della relazione con le caratteristiche genetiche o con le esperienze che facciamo come esseri umani. Ad esempio, per alcune persone è più facile apprendere le lingue o imparare a suonare uno strumento musicale che per altre. Il nostro cervello è incredibilmente ampio nel senso che ancora non sappiamo (o stiamo iniziando a scoprire) tutto ciò che è possibile compiere col potere della mente. Le nostre esperienze, il contatto con persone straniere, le odierne aperture delle frontiere, la possibilità di espandere i nostri orizzonti, sino al guardare film e serie straniere… tutto questo può influenzare il modo in cui il nostro cervello assorbe le informazioni.

Ciò ci porta a riflettere su alcune situazioni che ci sorprendono per il fatto di apparire inspiegabili. A molti di noi è accaduto di trovarsi in un sogno dove, senza un motivo apparente, ci vediamo e sentiamo parlare in qualche altra lingua. Ora la domanda è: Quando sogniamo, stiamo davvero parlando in una lingua straniera “reale”?

Qualche scienziato afferma che la lingua che sentiamo quando sogniamo non è altro che un misto di concetti e idee che sono rappresentate nel sogno e da noi interpretati come una lingua. Sognare in una lingua che non è la nostra lingua materna ha varie interpretazioni, che vanno dalle più esoteriche a quelle scientifiche. I neurologi assicurano che i nostri sogni sono un insieme di ricordi e esperienze che accumuliamo col passare del tempo. Per cui se sogniamo in una lingua straniera, potrebbe darsi che interpretiamo il sogno in tal modo perché siamo più aperti ad un mondo dove non è strano relazionarsi in qualche modo con persone o situazioni straniere che diventano parte delle nostre esperienze e dei nostri ricordi.

C’è chi dice che sognare in un’altra lingua significa che siamo persone aperte, colte: però esiste anche l’ipotesi opposta, in cui sogniamo di stare in un posto dove non riusciamo a capire nulla, in una situazione frustante e spaventosa. Allora, questo che comporta?

La domanda è: è possibile sognare in una lingua che non parliamo? E se è così, è per via di un misto di ricordi, suoni, caratteristiche genetiche perse che ci portano in qualche luogo passato? O al contrario, sogniamo in una lingua che non è “reale” e semplicemente interpretiamo il sogno in questo modo? È probabile che non avremo una risposta definitiva a questa domanda, però ci fa riflettere.

Fonte: Articolo scritto da Juan Pablo e pubblicato sul Blog di Trusted Translations

Traduzione dallo spagnolo a cura di:
Roberta Guantini
Traduttrice es>it (spagnolo>italiano)
San Sperate (CA)

Servizi di traduttore freelance

 Categoria: Servizi di traduzione

Diventare un traduttore freelance è una grande aspirazione professionale. La traduzione è un settore richiesto. Ci sono molte persone e aziende che hanno bisogno dei vostri servizi.

L’aspetto più importante della gestione di un’attività è il marketing efficace. Se non dedicate tempo e non vi impegnate ad attirare clienti, la vostra attività non prospera.

Non ci sono tecniche di marketing segrete per i traduttori freelance. Il settore della traduzione è esattamente come ogni altro per quanto riguarda il marketing. Dovete offrire le vostre competenze alle persone che sanno usarle. Ci sono sei modi per aumentare la visibilità della vostra attività di traduttore freelance.

1. Condividete i vostri obiettivi aziendali con ogni persona che incontrate. C’è un detto comune che sembra vero ‘Bocca chiusa non prende mosche’. Lasciate da parte la timidezza. Abbiate fiducia in voi stessi e siate orgogliosi quando condividete i vantaggi della vostra attività.

2. Sviluppate una presenza online. Da ogni azienda ci si aspetta che abbia un sito internet. Il vostro dovrebbe contenere le informazioni sul tipo di servizi che fornite e un blog da tenere spesso aggiornato. Illustrate con orgoglio i vostri risultati e trovate occasioni per promuovere il vostro sito.

3. Chiedete delle referenze agli amici, la famiglia e i clienti precedenti. Le referenze sono l’anima di qualsiasi attività. Le persone che hanno lavorato con successo con voi desiderano condividere i vostri servizi con altri. Non dovreste aspettare che il cliente fornisca referenze. Dovete essere voi a chiederle direttamente.

4. Promuovete continuamente i vostri servizi di traduzione a tutti quelli che incontrate. Il marketing non si risolve tutto in una volta sola. Deve essere qualcosa che fate ogni giorno. Per tenere costante il flusso di clienti, il marketing deve esse fatto con costanza.

5. Fatevi fare dei biglietti da visita da professionisti e distribuiteli. I biglietti da visita non attireranno i potenziali clienti se li lasciate nella cassetta delle lettere o nel portafoglio. È importante dare almeno 10 biglietti di visita al giorno.

L’obiettivo di promuovere la vostra attività come traduttore freelance è raggiungere il maggior numero di persone possibile. Ci vuole tempo per sviluppare delle relazioni d’affari. Grazie a queste strategie, potrete attirare i clienti per la vostra attività.

Fonte: Articolo scritto da Suzie Jones e pubblicato su Translation Journal

Traduzione a cura di Marco Trolese

Come seppi di essere sulla strada giusta (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Per dirla con quel genio assoluto di Woody Allen: “Sopra uno e sessanta puoi essere proprietario terriero. Sotto uno e sessanta ti ci vuole un permesso speciale dello Zar” [1].

La fatina del Buon Consiglio mi venne in aiuto, indicandomi la strada della traduzione e dell’interpretariato. Volevo con tutte le mie forze aver a che fare con le lingue ogni giorno della mia vita, e intrapresi quello studio senza esitare. Con una media degna di una che ha la stoffa, giunsi a diplomarmi col massimo dei voti, e fu con determinazione e un frizzantino senso di sfida che accettai il primo lavoro: la traduzione dall’inglese di un volume sull’Inquinamento indoor.

Eseguita con la pazienza di un amanuense, quella traduzione mi fece capire fino a che punto mi trovassi a mio agio a lavorare da sola, in uno spazio che fosse solo mio, in compagnia di valanghe di parole da rendere comprensibili a chi ne avesse bisogno. È un po’ una missione, quella di noi traduttori, una missione nobile, oso dire, fatta di ricerca continua, di lunghi momenti fermi su un’espressione a decidere se sia proprio quella giusta, di orari impazziti per giungere a consegnare in tempo e in forma perfetta. Ed è grazie a noi traduttori se opere immortali scritte da geni lontani, o anche, più semplicemente, manuali delle istruzioni del forno a microonde riescono a raggiungere ogni singolo abitante del pianeta che ne richieda la comprensione.

Bisogna essere un po’ orsi, è vero, e amare tanto il proprio angolino e la tazza fumante di caffè che contribuisce a darci la carica, ma il risultato è, secondo la mia personalissima opinione, elettrizzante.
Ringrazio di cuore, dunque, quella schedina che ha acceso i riflettori sul sentiero da intraprendere, rendendomelo chiaro, impossibile da ignorare.

Autrice dell’articolo:
Luigia Pantalea Rovito
Traduttrice
San Lazzaro di Savena (BO).

[1] Da “Love and Death” (Amore e Guerra), 1975

Come seppi di essere sulla strada giusta

 Categoria: Traduttori freelance

Devo ancora incontrare chi, da bambino, alla domanda: “E tu, cosa vuoi fare da grande?” rispondeva con convinzione: “Il traduttore.”
Per quanto riguarda me, ero determinata a diventare una ballerina. Come schiere di bambine, ai miei tempi. Soltanto l’acume materno, vista la mia pressoché totale mancanza di coordinazione, ha evitato un inutile dispendio di fondi ed energie.

Dev’essere successo quel giorno particolare, dunque, mentre impalata davanti ai voti finali dell’anno scolastico, il quarto del liceo linguistico, prendevo coscienza della situazione: bocciata, senza se e senza ma. Sembrava una schedina del Totocalcio, e non avrei potuto in tutta sincerità darne il merito a nessun altro che non fossi io. Succede, a quell’età, di decidere improvvisamente di fare un vero dispetto ai genitori, e di farlo, in effetti, unicamente a se stessi. Quello era stato il mio caso. Bocciata, l’anno da ripetere in una classe diversa, senza i miei compagni e le mie amiche del cuore. Bel capolavoro, avevo messo insieme!

Ma, un momento…la schedina sembrava contraddirsi in un paio di punti. Cosa ci facevano, lì in mezzo, un 9 in inglese e un 8 in tedesco?
Sulla mesta via di casa, mentre mi figuravo lo sguardo deluso di mia madre e quello imbufalito di mio padre, cominciò a farsi strada un’altra immagine. Ero io, ormai adulta, impegnata in una carriera molto soddisfacente che avesse per ingrediente base le lingue straniere.

In che modo avrei contribuito alla comprensione tra i popoli? All’epoca, andava molto di moda anelare a un posto da hostess di volo, e devo confessare di averci pensato. Sì, ci avevo pensato senza fare i conti con la mia statura: un metro e cinquantotto sui documenti; un metro e un fagiolino nella realtà.

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Autrice dell’articolo:
Luigia Pantalea Rovito
Traduttrice
San Lazzaro di Savena (BO)