Tradurre: reazioni contro la tecnologia

 Categoria: Strumenti di traduzione

Il mestiere del traduttore ha i giorni contati. I programmi di traduzione automatica disponibili gratuitamente online ci spazzeranno via. Siamo pupazzi di neve nell’era del riscaldamento globale. – No, mi dispiace non so come si dica in russo ‘parmigiana di melanzane’.Ma che traduttore sei? Certo che se poi uno non sa neanche fare bene il proprio mestiere la faccenda assume contorni davvero drastici.

Ma davvero siamo una specie in via di estinzione? Per quanto sia ormai diventata una protesi vitale per il nostro corpo e per la nostra vita, mi sono sempre sentito in competizione con la tecnologia, anzi, mi è sempre stata decisamente antipatica. Ovviamente non ho potuto fare a meno di stipulare una pace col nemico: avrei abbracciato alcune tra le sue diavolerie e tentazioni a patto che mi avrebbe lasciato in pace nella mia occupazione di tutti i giorni; un modo per non pensare di aver venduto l’anima al diavolo. Ed ecco che ho deciso di tentare la strada della traduzione, il paradiso per un miscredente come me!

Dizionari polverosi, occhiali spessi, la calma di una biblioteca cupa e silenziosa, l’odore e il rumore della carta ingiallita di un vecchio libro, le mani sporche di inchiostro…sono stato ingannato. Scadenze, computer, CAT Tools, pre e post editing, Google Translate, xml, sdlxliff, localizzazione siti web, 100% match non mi pagano, crea un corpus con BootCaT che poi studiamo le ricorrenze di ‘parmigiana di melanzane’ su AntConc. Mai fidarsi dei cattivi. Eppure, secondo me l’ho fregata; ci ha provato, e il tentativo è apprezzabile: alcuni software di traduzione automatica riescono a tradurre in modo accettabile alcuni generi testuali, basti pensare al nuovo mestiere di pre e post editor (ho assunto il mio peggior nemico).

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Autore dell’articolo:
Marco Panzavolta
Dottore in Traduzione Specializzata e in Lingue e Culture Moderne e Contemporanee
Ravenna

Una vita da traduttore (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Se mettessimo nel microonde una serie di cibi, un po’ di sale e una spruzzata di limone, una volta riaperto lo sportellino il risultato sarebbe  del tutto discutibile. Se si vuol mangiare bene bisogna scegliere un vero ristorante. Ma i miei primi clienti erano amanti del fast food. Le frasi più gettonate tra questi erano sempre le stesse: << Va beh, tanto per te che ci vuole?! Me le consegni stasera?>> oppure << l’ho chiesto ad una ragazza che ha studiato un po’ di spagnolo al liceo, e non mi ha chiesto tutti questi soldi>>; << sì, ma a me questo contratto non so nemmeno se me lo firmano, traducilo così “alla buona”>>;  <<All’avvocato serve una traduzione giurata, per il compenso non si preoccupi, sicuramente le farà un regalo dopo>>; <<mica ti devo pagare per la traduzione di questo manuale? A me serve solo capire il senso>>.

Con gli anni il senso l’ho capito anch’io e per fortuna l’hanno capito anche i miei clienti.

Eh sì, le cose negli anni sono migliorate, dopo quasi 10 anni di onorata carriera, alla domanda <<cosa fai per vivere?>> e alla mia conseguente risposta  <<sono una traduttrice!>>, le reazioni sono sempre svariate: qualcuno mi guarda come se avesse davanti una figura mitologica, una specie di dizionario vivente, ma la risposta che mi rimarrà sempre nel cuore è stata quella di un ragazzo che dall’alto (o dal basso) della sua poca conoscenza in materia mi risposte: <<Dai sul serio, cosa fai per vivere? E ti pagano?>>. Non si allontanava certo da quelle persone che a quella bambina che aveva aspirazioni di traduttore dicevano <<no, per vivere! Non nel tempo libero>>.  Mi è rimasto talmente nel cuore che poi l’ho sposato perché lui ha voluto sapere che cosa faceva realmente un traduttore. Oggi a distanza di anni da quella frase non sono ancora tanto sicura che l’abbia capito, ma d’altronde il primo giorno di università mi fu detto! Fui messa al corrente dell’ardua  e affascinante impresa che è la vita di un traduttore.

Autrice dell’articolo:
Valentina Mignone
Traduttrice ES<>IT
Napoli

Una vita da traduttore

 Categoria: Traduttori freelance

È ormai da anni che mi trovo a  dover spiegare di cosa mi occupo… <<Cosa vuoi fare da grande?>>mi chiedevano, quelli che agli occhi di una bambina erano più che adulti, <<la traduttrice!>> Rispondevo con voce carica di orgoglio, e puntualmente  la contro risposta era  <<no nel tempo libero, ma per vivere! Allora, cosa vuoi fare da grande?>> .

Ricordo ancora il mio primo giorno di università, il discorso di benvenuto tenuto dal preside della facoltà, quando ci guardò con occhi pieni di compassione, la sua voce risuonava nei microfoni: <<Non pensavo ci fossero ancora giovani così tanto coraggiosi… Far capire la nostra e la vostra futura professione sarà ancora più difficile che tradurre un testo in aramaico!>>. Pensai che stesse solo esagerando, sperando che quel discorso fosse solo un modo “simpatico” per accogliere giovani matricole imbranate.  Mi affrettai a prendere gli orari delle lezione e a tuffarmi in quella nuova ed affascinante avventura che era il mondo della traduzione, delle lingue e delle nuove culture.

Quella vita, bella e affascinante lo era per davvero,  la vita da studentessa di traduzione, leggere libri, analizzare traduzioni, la traduttologia, l’interpretariato, i seminari e i continui viaggi all’estero… quella sì che era una bella vita! In quella campana di vetro non avevi bisogno di spiegare perché volevi fare il traduttore o soprattutto cosa fa un traduttore. Ricordo ancora quando mi fu affidata la mia prima traduzione, era per un’esercitazione. Il nostro professore era un pezzo grosso in questo mondo, un uomo che godeva di grande stima, io mi sentivo così orgogliosa quando i miei amici mi chiamavano per uscire ed io rispondevo : << Mi dispiace, non posso! Ho una traduzione da consegnare!>>; loro capivano cosa significava e mi auguravano addirittura buon lavoro.

L’università finì, come ogni cosa bella, e lì iniziò il vero divertimento. Iniziò la gavetta, le traduzioni riparatorie di quelli che si affidavano a Google Translate,  far capire ai miei primi clienti che un traduttore automatico non può certo sostituire una mente, una conoscenza, anni di studio e soldi investiti in specializzazioni all’estero. È stata sicuramente una bella sfida.

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Autrice dell’articolo:
Valentina Mignone
Traduttrice ES<>IT
Napoli

Strategie per l’apprendimento delle lingue

 Categoria: Le lingue

Apprendere una lingua straniera può essere più facile di quanto sembri. Devi lavorare su diverse abilità come la lettura, la scrittura, la conversazione e l’ascolto. Non è sufficiente andare a lezione solo poche ore a settimana, è necessario lavorare un po’ a casa ogni giorno. Ovviamente il modo migliore per imparare una lingua straniera è vivere nel paese in cui si parla. Se però non ne hai la possibilità, puoi sempre migliorare tanto studiando nel tuo paese.

Ci sono strategie che si possono seguire per imparare bene una lingua, credo però che non si debba dimenticare che la parola chiave per farlo è “motivazione”.

Di seguito sono riportati una serie di consigli utili per motivarti e avere successo con le lingue. Sono utili per apprendere qualsiasi lingua che desideri imparare (inglese, spagnolo, tedesco, cinese, giapponese, italiano, portoghese, ceco, rumeno, vietnamita, francese, coreano, arabo, ungherese, polacco, bulgaro …).

1. Prima di tutto confida in te stesso, puoi farcela. Sicuramente già sai che apprendere una lingua presenta delle difficoltà ma non è impossibile.

2. Divertiti. Tira fuori il meglio dalla nuova lingua, dalla sua cultura, da tutto ciò che imparerai e dalla gente che conoscerai.

3. Studia ogni giorno per brevi periodi di tempo più volte al giorno. Non c’è bisogno di fare le stesse attività. Puoi fare gli esercizi, guardare video, ascoltare la radio, leggere un po’, scrivere a un amico o ripassare il vocabolario o la grammatica. Se sei un po’ annoiato ascolta la musica nella lingua che stai studiando o guarda un video divertente.

4. Cerca madrelingua con interessi simili ai tuoi. Utilizza le nuove tecnologie per comunicare. Puoi praticare la scrittura chattando o via e-mail e puoi parlare su Skype, Yahoo Messenger, Facebook o MSN e migliorare le tue abilità comunicative. Ci sono molti siti web per entrare in contatto con altre persone (come Babelan).

5. Approfitta di tutte le risorse che ci sono per migliorare la lingua:
-  La lettura: Puoi prendere in prestito libri e riviste dalla biblioteca. Su Internet ci sono migliaia di siti web che puoi leggere.
-  L’ascolto: Le opportunità sono infinite, siti web con video, radio, tv, podcast …
-  La scrittura: fai amicizia online e scrivi ai tuoi amici, puoi anche creare un blog nella lingua che stai imparando e scrivere dei tuoi hobby o interessi, o di quello che vuoi.
-  La comunicazione: è possibile parlare online con madrelingua.

6. Fai gli esercizi. Riguardali dopo che il professore li ha corretti. Non apprendere quello che non sei sicuro sia corretto.

7. Acquista un piccolo quaderno. Scrivi le parole nuove, frasi, note grammaticali, espressioni, ecc. È molto utile leggere articoli o libri e scrivere le nuove parole che incontri. In seguito riguardale.

8. Non affliggerti per gli errori. I tuoi amici madrelingua o il tuo insegnante ti correggeranno. S’impara anche dagli errori, ogni volta che ne commetterai uno, te ne renderai conto e migliorerai.

9. Aumenta il contatto con la lingua (ad esempio, modifica la lingua del computer, del cellulare, dell’account di posta elettronica, il calendario, ecc).

10. Il miglior consiglio è l’immersione linguistica. Se ne hai l’opportunità, viaggia nel paese della lingua che studi. Studia o lavora lì, o semplicemente visitalo per una vacanza.

Se vuoi entrare in contatto con gente nativa che impara altre lingue e fare pratica guarda su Babelan.net. C’è anche una sezione per lezioni private, dove gli insegnanti offrono i loro corsi.

Fonte: Articolo pubblicato sul sito Babelan.net in data 28/4/2012

Traduzione a cura di
Rosa M.

La lingua dell’indipendenza paraguayana (2)

 Categoria: Le lingue

< Prima parte di questo articolo

Elemento di coesione
Secondo gli esperti, il guaraní è stato e continua ad essere un elemento storico che amalgama la società paraguayana. “Quando due paraguayani si incontrano in un’altra parte del mondo, è normale che inizino a parlare in guaraní, perché è la lingua che li distingue dagli altri, è la lingua franca del paraguayano, è la lingua che ci portiamo dentro” aggiunge Verón.

Un aspetto linguistico-comportamentale che ha dato non solo il suo contributo durante la guerra  d’indipendenza, grazie all’utilizzo di codici segreti in guaraní per occultare le informazioni agli spagnoli, ma è servita come scudo nel corso degli anni per contrastare le aggressioni esterne.

Ancora oggi il guaraní è la lingua principale utilizzata nelle forze armate paraguayane e in chiesa durante le celebrazioni, ma solamente il 27% della popolazione la parla.

Ambivalenza
Nonostante la lingua autoctona funga da collante tra i paraguayani, continua a persistere nel paese un’ambivalenza che riguarda il suo utilizzo effettivo: “se da un lato c’è una rivalorizzazione del guaraní, che è diventata la seconda lingua ufficiale del paese e da 40 anni viene insegnata obbligatoriamente nelle scuole, dall’altro lato c’è chi la considera una lingua meno colta, inferiore e indegna”, sostiene Verón.

Per questo motivo richiama l’attenzione il fatto che nonostante la sua vasta diffusione, non esistano in Paraguay canali televisivi, stazioni radio o quotidiani di prestigio in guaraní. Secondo lo storico, la combinazione di orgoglio e vergogna che suscita il guaraní, è decisamente un riflesso della personalità paraguayana, che oscilla tra l’amore per la patria e una sensazione di “inferiorità” rispetto ai paesi vicini più grandi.

Fonte : Articolo scritto da Veronica Smink e pubblicato su BBC Mundo-Cono Sur

Traduzione a cura di:
Letizia Serafini
Laurea in traduzione e mediazione linguistica
Traduttore EN-SP-FR>IT

La lingua dell’indipendenza paraguayana

 Categoria: Le lingue

La storia narra che il 14 maggio del 1811, quando i rivoluzionari del paese dichiararono la loro indipendenza dalla Spagna, imposero una parola d’ordine in guaraní per poter entrare nella residenza  delle cospirazioni contro i dominatori spagnoli, conosciuta oggi come Casa dell’Indipendenza ad Assunzione.

L’utilizzo di questa lingua iniziò ad imporsi così velocemente in Paraguay, che la Giunta di Governo decise di scrivere le prime risoluzioni sia in castigliano che in guaraní.
Al giorno d’oggi, a duecento anni dalla dichiarazione d’indipendenza, la lingua autoctona continua ad occupare un posto centrale nella vita dei paraguayani e si stima che circa il 90% della popolazione lo parla quotidianamente. Secondo quanto stabilito dalla nuova Costituzione del 1992, il guaraní è ufficialmente riconosciuta come seconda lingua nazionale insieme al castigliano.

Le radici della lingua si possono ritrovare persino nel nome del paese, Paraguay, che sintetizza una frase in guaraní: “fiume proveniente dal mare” o  “fiume dei payaguá” (possibile riferimento ai payaguaes, un’altra popolazione indigena che viveva lungo le coste del fiume).

Come si è conservata fino ad oggi?
Come ha fatto una lingua indigena a diffondersi e a sopravvivere per così tanti secoli senza subire mutazioni? Lo storico Luis Verón spiega come “durante gli anni della dominazione spagnola furono le donne a mantenere  solida  la diffusione del guaranì, trasmettendone i valori culturali ai propri figli”.

Inoltre, a differenza di ciò che avvenne nella maggior parte dei paesi latinoamericani, la caratteristica “mediterranea” del Paraguay favorì la migrazione di spagnoli, in prevalenza uomini che sposarono le donne indigene paraguayane. “Furono proprio queste guerriere a tramandare ai loro figli meticci la cultura guaraní, dato che il suo insegnamento nelle scuole era proibito” evidenzia la storica e sociologa Milda Rivarola.

Il guaraní probabilmente non sarebbe giunto integro ai giorni nostri, se il Paraguay fosse stato circondato dal mare.  “Mentre nel resto della regione gli europei imposero le loro lingue, in Paraguay la lingua originaria venne conservata senza subire influenze dall’esterno” spiega Verón.

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Fonte : Articolo scritto da Veronica Smink e pubblicato su BBC Mundo-Cono Sur

Traduzione a cura di:
Letizia Serafini
Laurea in traduzione e mediazione linguistica
Traduttore EN-SP-FR>IT

La traduzione secondo una traduttrice

 Categoria: Tecniche di traduzione

Il futuro del mondo può dipendere dall’accurata traduzione di una sola parola”. (Edwin Gentzler)

La traduzione è un lavoro lungo, complicato, intenso, ma porta a delle grandi soddisfazioni. Nonostante le difficoltà, i dubbi, bisogna raggiungere gli obiettivi che ci si prefigge. La soddisfazione scaturisce dal fatto che durante lo svolgimento di una traduzione, bisogna tenere conto oltre al testo in sé, anche di elementi da cui essi possono essere circondati: cultura, storia, letteratura di due Paesi che spesso hanno dei processi evolutivi distanti tra loro. Come per esempio tra Cina e Italia. Io mi sono ritrovata spesso, durante il mio percorso universitario e infine per le mie tesi, a tradurre dei testi dal cinese all’italiano e le differenze tra due lingue, tra due contesti storici, sociali, politici e culturali così distanti ha sempre rappresentato una grande sfida.

Le fasi della traduzione vanno rispettate per facilitare la mole di lavoro: dall’individuazione della tipologia testuale per esempio, è possibile stabilire la strategia traduttiva e il lettore modello a cui ci si rivolge. Tutti questi elementi rappresentano il mezzo e anche il fine per risolvere le problematiche che si incontrano durante il processo traduttivo. Ciò che cerco sempre di fare è mantenere la semplicità, la linearità in modo da raggiungere il pubblico in maniera diretta senza tanti stravolgimenti dalla lingua di partenza a quella di arrivo. In conclusione, mi prefiggo sempre di “creare” un testo che rappresenti la mediazione tra due lingue e culture: un trait-d’union tra l’intenzionalità dell’autore e le richieste del pubblico che appartengono in realtà a due mondi distanti, ma che il traduttore può rendere vicini.

Autrice dell’articolo:
Federica Rotolo
Dottoressa in Interpretariato e Traduzione editoriale, settoriale
Reggio Calabria

Statistiche sul comportamento dei traduttori

 Categoria: Traduttori freelance

Pochi sono gli studi dedicati alle strategie effettivamente adoperate all’atto pratico traduttivo, rispetto ai numerosi studi teorici su quali metodi adottare. In che modo operano i traduttori per documentarsi? E prima ancora, lo fanno? Quali fattori influenzano le loro scelte? Una menzione va fatta in questa sede al recente resoconto di Lagarde-Gile sul loro studio condotto a proposito dell’atteggiamento dei traduttori tecnici free lance nei confronti della ricerca documentale.[1]

Tramite questionari e colloqui di persona è stato esaminato un campione di 245 traduttori professionisti, di cui oltre l’80% non specializzato in alcun settore particolare, che copriva 29 lingue di lavoro diverse – specialmente il francese, l’inglese e il tedesco – e la cui formazione includeva solitamente una scuola di traduzione o un curriculum universitario in traduzione. Infine, la media di esperienza era di 15 anni (con un range da 1 a 35 anni). Le informazioni raccolte sono servite poi per analizzare le strategie traduttive e le strategie di ricerca documentale.

I questionari tematici riguardavano:

- L’identificazione dei problemi nel testo della lingua di partenza (TP);
- La metodologia adottata per l’acquisizione di conoscenze ad hoc;
- L’utilizzo di internet;
- I problemi dati dalla comprensione delle fonti documentali;
- La consultazione con fonti ‘umane’;
- La traduzione di termini tecnici;
- Problemi specifici relativi alle lingue poco diffuse.

In base ai risultati ottenuti, possiamo dire che la pressione esercitata dal tempo a disposizione ha la maggior influenza, e in negativo:

1. Non c’è lettura sistematica del TP se i termini di consegna sono stretti, specie se il traduttore conosce bene l’argomento o il testo è lungo;
2. I traduttori preferiscono risorse lessicografiche a risorse non lessicografiche, nonostante siano consci dei limiti, perché giudicati comunque di più rapida consultazione e utilizzo. In particolare, Internet ha reso tutto ancora più facilmente reperibile, e molti preferiscono sfruttare questa risorsa piuttosto che recarsi in biblioteche.
3. L’84% dei traduttori NON effettua ricerche documentali tematiche, ma solo terminologiche mirate ai singoli termini specialistici che pongono difficoltà.
4. Non vengono archiviate informazioni terminologiche e fraseologiche raccolte nel corso della ricerca e della traduzione nel 75% dei casi;
5. Il 71% dei traduttori non utilizza memorie di traduzione.

Ulteriori problemi sono legati alle lingue di lavoro. Importanti differenze sussistono tra chi lavora con lingue poco diffuse e chi con lingue più conosciute, per le quali è facile disporre di ampia documentazione. Per le lingue scarsamente diffuse:

1. La documentazione non c’è o, se c’è, è poco affidabile e meno completa. Spesso i traduttori di tali lingue utilizzano fonti di una lingua terza o si sforzano di creare termini nuovi;
2. I traduttori delle lingue scarsamente diffuse chiedono aiuto agli specialisti in maniera più sistematica rispetto ai traduttori delle lingue più diffuse;
3. La ricerca tematica e l’archiviazione di informazioni terminologiche e fraseologiche sono certamente più regolari e precise, data la mancanza di documentazione appropriata e la non reperibilità immediata di cui, invece, dispongono gli altri traduttori.

Un altro fattore di differenziazione per la metodologia utilizzata è data dall’essere traduttori generalisti o specialisti. In particolare questa differenza riguarda l’accettazione di un incarico in base alla tecnicità di un testo e l’acquisto di dizionari tecnici.

In ultimo, un interessante dato è emerso a proposito del tipo di fonti utilizzate: ormai il 77% preferisce internet a qualsiasi fonte cartacea, escludendo in toto le ricerche in forma cartacea.

Questo studio conferma una realtà che non sorprende, ossia che le pratiche sono talvolta molto lontane dall’ideale insegnato o teorizzato, e le costrizioni dovute alla disponibilità di tempo hanno un ruolo determinante.

Autrice dell’articolo:
Sonia Maio
Dottoressa in Comunicazione interlinguistica applicata e in Traduzione
Traduttrice freelance FR- EN- RU>IT
Treviso, Italia


[1] Cfr. L. Lagarde, D. Gile, “Le traducteur professionnel face aux textes techniques et à la recherche documentaire”, Meta, vol. 56, n. 1, marzo 2011, pp. 188-199.

Lingua e cultura: un binomio inscindibile (3)

 Categoria: Le lingue

< Seconda parte di questo articolo

La lingua e la cultura si sono sempre influenzate vicendevolmente. Quando si pensa a una lingua, la si vede come uno strumento usato da un popolo per rappresentare sé stesso, e ciò che fa da supporto a tale strumento è proprio la cultura. Si può anche dire che la cultura non esista o che non se ne possa parlare senza considerare lo strumento linguistico: una cultura viene descritta proprio attraverso esso. Esiste un binomio lingua-cultura secondo il quale ci sono delle forti relazioni che fanno sì che questi due elementi si influenzino vicendevolmente, essendo legati in modo inscindibile proprio per la natura del rapporto stesso.

Basti pensare, ad esempio, a come ogni lingua nella sua evoluzione accompagni la storia della nazione e della popolazione a cui appartiene, fino alla sua eventuale estinzione: una lingua “morta”, che non viene cioè più utilizzata come strumento comunicativo, viene spesso a coincidere con la fine o con l’evoluzione di una civiltà, come successe, ad esempio, al latino e al greco, idiomi caduti in disuso in seguito all’estinzione delle rispettive civiltà. È quindi evidente che nell’apprendimento di una lingua straniera è estremamente importante conoscere e studiare la cultura a cui essa appartiene tant’è che, quando si parla dell’apprendimento di una seconda lingua, alcuni antropologi e sociologi parlano dell’effetto di una seconda cultura su tale apprendimento.

Di fatto, la lingua non è qualcosa di artificiale e non avrebbe senso parlare di isolamento della lingua dalla cultura: si tratta di due entità inscindibili. Per poter apprendere e comprendere una lingua straniera è essenziale contestualizzarla, ovvero esaminarla in riferimento a un determinato contesto storico, e studiarla tenendo sempre in considerazione il popolo e la cultura a cui appartiene. Pertanto, la cultura si rivela un elemento chiave nell’apprendimento di una lingua straniera ed è solamente entrando in contatto con essa, imparando a conoscerla e a esplorarne le complessità, trascorrendo ad esempio un periodo di studio o di lavoro all’estero, che si potrà comprendere a fondo la lingua attraverso cui essa viene espressa, in ogni sua sfaccettatura.

Autrice dell’articolo:
Federica Perrina
Dott.ssa in Scienze della Mediazione Linguistica
Traduttrice freelance EN-ES>IT
Bolzano

Lingua e cultura: un binomio inscindibile (2)

 Categoria: Le lingue

< Prima parte di questo articolo

Esiste un rapporto molto stretto tra lingua e cultura. Già dalla definizione di “lingua” proposta da Ferdinand de Saussure, il padre della linguistica, nell’opera Corso di linguistica generale, si evince lo stretto legame tra lingua, cultura e popolo: «Per noi [la lingua] non si confonde col linguaggio; essa non ne è che una determinata parte, quantunque, è vero, essenziale. Essa è al tempo stesso un prodotto sociale della facoltà del linguaggio ed un insieme di convenzioni necessarie, adottate dal corpo sociale per consentire l’esercizio di questa facoltà negli individui».

Secondo Saussure, la lingua è un prodotto sociale del linguaggio, un insieme di convenzioni usate da un popolo per esercitare la facoltà del linguaggio a scopo comunicativo nonché il linguaggio specifico di un popolo (che Saussure chiama “corpo sociale”), il suo patrimonio, ciò che lo identifica come tale. Una lingua comune, infatti, esprime appartenenza: a una comunità, a una società, a un popolo e, quindi, a una cultura. La lingua è quindi strettamente legata alla cultura, che in questo caso non va intesa nel suo significato di origine classica, cioè come una conoscenza approfondita della letteratura, dell’arte, della musica, della storia e della filosofia di un popolo, ma, piuttosto, nel significato che le viene dato dall’antropologia.

In antropologia, diversamente dal linguaggio comune, parlando di cultura non si intendono soltanto i prodotti del lavoro intellettuale, come ad esempio l’arte e la letteratura. Si intende, piuttosto, come spiega Fabio Dei nel libro Antropologia culturale, il complesso degli elementi non biologici attraverso i quali i gruppi umani si adattano all’ambiente e organizzano la loro vita sociale. Fanno parte ad esempio della cultura le istituzioni sociali, le forme di parentela, il linguaggio e i modi della comunicazione, le conoscenze, i valori e le credenze, i gesti e le più piccole pratiche quotidiane, e così via.

Terza parte di questo articolo >

Autrice dell’articolo:
Federica Perrina
Dott.ssa in Scienze della Mediazione Linguistica
Traduttrice freelance EN-ES>IT
Bolzano

Lingua e cultura: un binomio inscindibile

 Categoria: Le lingue

Uno degli aspetti più interessanti dello studio delle lingue è quello, strettamente collegato e assolutamente fondamentale, dell’incontro con altre culture. Nell’apprendimento di una lingua straniera si entra infatti inevitabilmente in contatto con gli aspetti culturali del popolo a cui essa appartiene poiché le parole di una lingua si riferiscono all’esperienza comune dei parlanti, riflettono una conoscenza del mondo, atteggiamenti, credenze e punti di vista che le persone di una determinata cultura condividono. In questo senso la lingua, contenendo una descrizione del mondo e della realtà, esprime la realtà culturale di una certa comunità.

Basti pensare, ad esempio, a come i vari popoli esprimano in modo diverso le proprie percezioni visive “tagliando” in modo diverso il continuum dei colori. Gli italiani, per esempio, distinguono fra “azzurro” e “blu”, mentre molti altri popoli lo considerano un solo colore in sfumatura più intensa “blue” o più chiara “light blue”: in questo caso gli anglofoni considerano principale il blu e secondario l’azzurro che viene percepito come una sfumatura più chiara del blu. L’opposto avviene invece per gli spagnoli che parlano di “azul”, ovvero “azzurro”, e “azul oscuro”, ovvero “azzurro scuro”, per denominare il blu, considerando quindi primario l’ azzurro e il blu semplicemente come una sfumatura scura di esso.

A tale proposito, gli esempi sono innumerevoli e vanno dalla distinzione tutta italiana tra il “ti amo” e il “ti voglio bene” che non esiste in molte altre lingue al fatto che gli eschimesi hanno nel loro vocabolario decine di termini diversi per dire “ghiaccio” e “neve”, mentre le popolazioni del deserto non ne hanno nemmeno uno. Le peculiarità linguistiche sono quindi importantissime perché trasmettono tantissime informazioni circa la vita, le tradizioni storiche e la cultura delle varie popolazioni. La cultura viene di fatto trasmessa proprio attraverso la lingua (scritta o orale) che rappresenta quindi un’insostituibile chiave di accesso alla cultura di una popolazione e che, a sua volta, non può essere studiata e compresa a fondo senza fare riferimento alla cultura a cui appartiene.

Seconda parte di questo articolo >

Autrice dell’articolo:
Federica Perrina
Dott.ssa in Scienze della Mediazione Linguistica
Traduttrice freelance EN-ES>IT
Bolzano

Il traduttore della lingua russa

 Categoria: Tecniche di traduzione

Un traduttore professionista della lingua russa, così come un traduttore di qualsiasi altra lingua, svolge al meglio il proprio compito se alle qualità tipiche della sua professione, come, ad esempio, la precisione, l’accuratezza, l’interesse per la propria professione che gli permette di imparare tramite il proprio lavoro, unisce anche una buona esperienza.
A chi si occupa specificatamente delle traduzioni dalla lingua russa viene richiesta anche particolare attenzione ad alcuni aspetti peculiari:

1. La traslitterazione dell’alfabeto cirillico in caratteri latini
La traduzione dalla lingua russa presuppone, infatti, di dover, più o meno spesso, trascrivere nomi di persone e luoghi, realia e così via e questa operazione, apparentemente meccanica di trasformazione di una lettera dell’alfabeto cirillico in una lettera dell’alfabeto latino può rivelarsi talvolta più complessa di quel che sembra. Innanzitutto perché l’alfabeto russo è composto da 33 lettere, contro le 21 della lingua italiana. Per fortuna, sono state elaborate delle norme ISO ben precise alle quali il traduttore può e deve fare riferimento. Tali norme presentano però delle varianti tra la traslitterazione in uso nei paesi francofoni, anglofoni e quella in uso in Italia.

Tendenzialmente, se si traduce verso l’italiano si farà riferimento alle norme specifiche per la lingua italiana (ISO 9), oppure ci si atterrà ad eventuali esigenze del committente o, ancora, si adotteranno le regole in vigore nel paese di destinazione della traduzione in oggetto. In caso di dubbio, si può fare riferimento alle norme di traslitterazione per la lingua inglese, più diffuse.  Particolare attenzione dovrà essere dedicata alla traslitterazione di nomi di persone e di luoghi. Nel primo caso, se non si tratta di una traduzione letteraria, sarà bene chiedere una copia del passaporto per l’estero dell’interessato, in modo da trascrivere nome e cognome in caratteri latini così come riportato nel passaporto ed evitare errori. Con i nomi di luoghi è bene fare riferimento a una enciclopedia per evitare imprecisioni (ad esempio il Башкортостан, lett. Baškortostan in italiano è più conosciuto con il nome di Baschiria).

2. La decifrazione delle sigle
I russi amano le sigle e le abbreviazioni, è indubbio. E se con le abbreviazioni più comuni, quali МВД, ФМС (rispettivamente Ministero degli Interni e Servizio federale della Migrazione) non si incontrano grandi problemi, talvolta gli stessi russi avrebbero difficoltà ad interpretare una sigla in cirillico, se estranei all’argomento trattato. Per fortuna ci sono strumenti affidabili di supporto al traduttore, come il sito www.sokr.ru o il motore di ricerca www.yandex.ru.

3. I prefissi e la precisione della lingua russa
La lingua russa è una lingua molto ricca e precisa. Un’espressione di tale ricchezza è data dal largo uso dei prefissi che si ritrova sia nella lingua scritta sia parlata. Solitamente, uno stesso prefisso aggiunto ai verbi dà ai diversi verbi la stessa connotazione, indipendentemente da quale sia il verbo in questione. Ad esempio, il prefisso пере- (pere) indica la ripetizione dell’azione, corrisponde un po’ all’italiano ri- re-; ancora il prefisso до- (do) indica il finire, il portare a termine l’azione indicata dal verbo di interesse. Pertanto il traduttore deve prestare particolare attenzione a questi prefissi per evitare di perdere una sfumatura e, talvolta, attribuire un altro significato al verbo in questione.

Queste e altre “difficoltà” del traduttore della lingua russa si superano soprattutto con l’esperienza, ma anche con un po’ di pazienza…oggigiorno il traduttore, che per lavori di qualità non può che essere umano, può avvalersi di validi strumenti a portata di un click che lo aiuteranno a scegliere la soluzione traduttiva migliore e più corretta.

Autrice dell’articolo:
Claudia Redigolo
Traduttrice
Federazione Russa

Il segreto per una buona traduzione (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Per adempiere a questo difficile compito, trovo che il suggerimento che Irène de Buisseret soleva dare ai suoi studenti e lettori sia ancora estremamente attuale: “L’imperativo è dubitare, persino di quello che credete di sapere”. Dunque, il nostro compito è quello di porci delle domande finalizzate alla ricerca della verità. Dobbiamo inoltre essere a conoscenza delle nostre capacità e dei nostri limiti. Se, in seguito alla suddetta ricerca, non saremo ancora riusciti a rimediare alle nostre lacune, non dobbiamo temere di fare appello ai nostri colleghi o, se necessario, all’autore del testo. In extremis, sarà necessario ammettere con estrema umiltà di non avere esperienza in quel determinato campo di specializzazione o, semplicemente, riconoscere che non è possibile sapere sempre tutto.

È una questione di “integrità intellettuale”: fare tutto il necessario per analizzare in maniera approfondita il messaggio e trasmetterlo da una realtà culturale ad un’altra, contemplando ogni suo aspetto e sfumatura.
Credo che tradurre sia essenzialmente una questione di etica. Non a caso, per tradurre correttamente, è necessario possedere un’integrità intellettuale talmente solida da permetterci di trasferire il messaggio integrale ai nostri lettori, alla stregua del messaggero della battaglia di Maratona che, come da leggenda, una volta consegnato il suo messaggio sarebbe morto per lo sforzo in seguito ad una corsa estenuante.

A mio parere, il rispetto delle norme deontologiche è la pietra miliare della traduzione, e da esso dipende il futuro della nostra professione. Infatti, alla fin fine, è proprio questo fattore a fare la differenza tra un professionista della traduzione e un dilettante. Pertanto, è fondamentale mirare ad un autentico riconoscimento dal punto di vista professionale.
Come qualsiasi altra professione, la nostra si basa sulla fiducia incondizionata. Quando consultiamo un medico, mettiamo la nostra vita nelle sue mani; allo stesso modo, quando consultiamo un avvocato, mettiamo la nostra reputazione nelle sue mani; o ancora, quando consultiamo un contabile, mettiamo i nostri beni nelle sue mani. La traduzione contempla le stesse prerogative professionali.

Fonte: Articolo scritto da Alain Bernier e pubblicato il 5 agosto del 2013 sul Portail linguistique du Canada

Traduzione a cura di:
Paola Marchitelli
Traduttrice EN-FR > IT
Bari

Il segreto per una buona traduzione

 Categoria: Tecniche di traduzione

Un giorno, mi è capitato di domandare ad una rappresentante di alto livello quale fosse il segreto del suo successo. Al che, la signora in questione mi ha risposto che il suo segreto era il vivo interesse che nutriva per i suoi clienti e la sua totale devozione nel servirli. Ritengo che questo consiglio possa risultare utile anche nel campo della traduzione. Infatti, a mio avviso, per eseguire una traduzione ottimale è necessario essere fedeli non solo al punto di vista dell’autore, ma anche a quello del lettore, l’ultimo “cliente” con cui dobbiamo confrontarci.

Esistono due modi diversi per tradurre, esattamente come esistono due modi diversi per condurre la propria vita. Nella fattispecie, si può seguire uno stile di vita che implichi il minimo sforzo, oppure si può scegliere di vivere percorrendo i sentieri non attraversati dai più, superando gli ostacoli che si presentano sul proprio cammino e scalando ogni giorno vette più alte. Si tratta di una scelta del tutto personale. Tuttavia, in fin dei conti, coloro che opteranno per la seconda alternativa si riscopriranno spettatori di scenari più vasti e proveranno la gioia della scoperta e la soddisfazione derivante da un lavoro ben fatto.

Innanzitutto, per comprendere al meglio il messaggio in tutto il suo spessore e in tutta la sua profondità, è importante saper ascoltare. In secondo luogo, è necessario conoscere perfettamente l’argomento trattato, e ciò può verificarsi soltanto dopo aver svolto una ricerca approfondita. In sintesi, non è contemplabile tradurre come macchine, bensì in qualità di professionisti che non solo padroneggino la lingua di partenza e la lingua d’arrivo, ma che abbiano altresì una conoscenza approfondita del soggetto in questione. E’ il caso dei traduttori più illustri, i quali spesso redigono persino la prefazione, l’introduzione o le note esplicative dei testi che traducono.
Approfondirò l’argomento nell’articolo di domani (ndr).

Fonte: Articolo scritto da Alain Bernier e pubblicato il 5 agosto del 2013 sul Portail linguistique du Canada

Traduzione a cura di:
Paola Marchitelli
Traduttrice EN-FR > IT
Bari

Quando aumentare le tariffe di traduzione

 Categoria: Traduttori freelance

Nell’articolo di ieri ho parlato di come aumentare le tariffe di traduzione, in quello odierno (ndr) occupiamoci invece della domanda circa quando è bene aumentare le vostre tariffe. Risposta breve: con clienti nuovi e quando siete già pieni di lavoro. Perché? Perché, se il nuovo potenziale cliente non accetta la tariffa più alta, non avrete perso assolutamente nulla. Siete ancora molto impegnati ed avete abbastanza lavoro. E se il nuovo potenziale cliente accetta la tariffa più alta, sapete che almeno una parte della vostra clientela sosterrà quella tariffa.

Provate con una maggiorazione del 15% o del 25% sulla vostra tariffa attuale; cavolo, provate persino con il 50% in più e vedete cosa succede. Se credete di meritare quella tariffa e che il vostro lavoro vale tanto, c’è una buona probabilità che anche il potenziale cliente lo creda. E non dimenticate che se il 100% dei potenziali clienti accetta le vostre tariffe senza negoziare, potete aumentarle ancora di più. Questo non è un consiglio commerciale, è semplicemente un dato di fatto. Se nessuno nel vero senso della parola pensa che siate troppo cari, vuol dire che non state guadagnando quanto potreste.

Ecco un’altra verità sulla tariffa: io lavoro sia con le agenzie che con clienti diretti e apprezzo entrambi per motivi differenti. Con le agenzie, semplicemente traduco. E talvolta è esattamente ciò che voglio fare. Con i miei clienti diretti, invece, sono nel bel mezzo dell’azione, avendo a che fare spesso o con la persona che ha scritto il documento in francese o con quella che dovrà usare il documento in inglese. E talvolta è esattamente ciò che voglio fare. Ma c’è una verità del mercato delle agenzie: puoi competere in termini di qualità e di servizio solo fino a un certo punto. Una volta raggiunta la tariffa massima pagata dall’agenzia, sei bloccato.

Recentemente, per esempio, volevo aumentare le mie tariffe con una delle agenzie per cui lavoro, ma mi hanno detto (e onestamente ci credo) che mi stanno già pagando 2 centesimi a parola in più rispetto a tutti gli altri loro traduttori dal francese all’inglese, per cui non posso far altro che continuare con la tariffa attuale o non lavorare più per loro. Questo non vuol dire che i clienti diretti accetteranno ad occhi chiusi ogni aumento di tariffa, ma loro hanno generalmente una maggiore flessibilità nel prelevare il denaro da altri budget e utilizzarlo per la traduzione, se vogliono realmente trattenervi.

Fonte: Articolo pubblicato il 10 febbraio 2014 sul Blog Thoughts on Translation

Traduzione a cura di: Merjrosa Basile
Dottoressa in Lingue e Letterature Straniere
Traduttrice freelance EN-DE>IT
Martina Franca (Ta)

Come aumentare le tariffe di traduzione

 Categoria: Traduttori freelance

Non importa da quanto tempo siete dei freelancer, le tariffe sono sempre motivo di forte stress: troppo alte, e temete di avere troppo poco lavoro. Troppo basse, e temete di non guadagnare abbastanza. Ci sono svariate linee di pensiero circa le tariffe ed il loro aumento, ma diamo uno sguardo alle basi. Ecco una domanda che spesso mi pongono gli altri freelancer: come aumento le mie tariffe e qual è il momento più adatto per farlo? La mia opinione:

Se vi riferite all’aumento delle vostre tariffe a clienti con cui già lavorate, la mia risposta si racchiude in due parole: non potete. È un pò dura, ma pensatela così. Se percepite uno stipendio e volete guadagnare il 30% in più rispetto ad ora, è improbabile che ciò possa avvenire nella vostra posizione attuale. Per fare il salto, dovete cambiare mansioni. La stessa cosa vale per le tariffe di un freelancer: un cliente di lunga data probabilmente non è intenzionato ad acconsentire ad un significativo aumento della tariffa, perciò dovete semplicemente rivolgervi altrove. Ma poniamo il caso voi stiate parlando di un aumento modesto. In questo caso ci sono alcune opzioni; alcune non le direste mai, altre possono fare al caso vostro:

1. Potreste sfruttare il suggerimento di Chris Durban ed invocare l’autorità di una terza parte, come “il mio commercialista mi ha fatto notare che solo Lei mi paga ancora X centesimi a parola/ora”. Questa può essere una buona tattica perché la terza parte immaginaria riveste il ruolo del poliziotto cattivo e voi quella del poliziotto buono che dice al cliente quanto ama lavorare con lui e che spera davvero di continuare il rapporto lavorativo.

2. Potete provare una conversazione faccia a faccia col cliente, del tipo “Amo lavorare con Lei perché Lei mi offre davvero tanti vantaggi: il Suo staff è molto gentile e averci a che fare è molto facile, i Suoi progetti sono interessanti e paga sempre puntuale. Tuttavia, analizzando il mio bilancio, Lei è al momento il cliente che paga di meno. Ciò significa che accetto i Suoi incarichi solo quando non ho nient’altro in progetto. Sarei entusiasta di averLa tra i miei clienti prioritari e, per far sì che avvenga ciò, la tariffa è X.”

3. Potete semplicemente imporre un aumento di tariffa e vedere cosa fa il cliente; inviate un’e-mail che dice “in data 1 marzo 2014 la mia tariffa base salirà ad X. Non esitate a contattarmi in caso di domande.

4. Se avete l’impressione che il cliente possa pagare di più ma, per qualche ragione, sta facendo resistenza, potreste provare a chiedergli la verità (è sempre una proposta azzardata, ma vale la pena provare!). Tipo “Mi piacerebbe chiederLe il Suo parere riguardo a cosa dovrei fare per inserirmi tra i suoi traduttori migliori. Mi piace lavorare con Lei e mi impegno a fare sempre un ottimo lavoro, perciò il Suo parere in merito mi aiuterebbe davvero tanto a spingere i miei affari ad un livello superiore.”

Ma il mio breve consiglio su come poter davvero aumentare le vostre tariffe rimane lo stesso: cercate nuovi clienti.
Dopo aver parlato del “come”, nell’articolo di domani parlerò del della scelta del momento giusto in cui farlo, cioè quando aumentare le tariffe di traduzione (ndr).

Fonte: Articolo pubblicato il 10 febbraio 2014 sul Blog Thoughts on Translation

Traduzione a cura di: Merjrosa Basile
Dottoressa in Lingue e Letterature Straniere
Traduttrice freelance EN-DE>IT
Martina Franca (Ta)

Il valore e la molteplicità nella traduzione (2)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Un ambito interessante è sicuramente la traduzione per l’infanzia, da non considerare soltanto come traduzione letteraria poiché bisogna anche cogliere il destinatario: un testo per l’infanzia o un cartone animato vengono indirizzati soprattutto a un pubblico di bambini.

Il film di animazione, in maniera specifica, è caratterizzato da un mondo fantastico ricco di personaggi immaginari e fittizi, di conseguenza bisogna dare vita a oggetti inanimati che solitamente nel mondo reale non si esprimono. Questo genere di pellicola è dunque un grande mezzo di comunicazione che permette di intrattenere il pubblico con grande divertimento e interesse. Attraverso la spiegazione e la presentazione di argomenti semplici, il cinema di animazione cerca di rendere comprensibile tematiche importanti e complesse.
Il fine di un cartone animato è dunque ludico e divertente, anche se spesso viene inserita una morale significativa all’interno della trama seppure trattata in maniera semplice e comprensibile.

Durante il lavoro di traduzione è necessario considerare l’etica all’interno della storia narrata: ciò che viene considerato come il bene in una determinata civiltà può essere visto come l’opposto in un’altra civiltà.

Risulta quindi efficace riadattare la storia e la trama con la sua morale per poter rendere il prodotto finale appropriato a una traduzione per l’infanzia con l’aiuto di numerosi espedienti e con lo scopo di suscitare maggiore approvazione da parte dello spettatore.
È necessaria grande creatività ed enorme libertà per poter tradurre le battute filmiche soprattutto quando si hanno situazioni umoristiche: l’inventiva è l’unica risorsa disponibile per superare gli ostacoli traduttivi. Nonostante ciò, in un film di animazione non è sempre possibile tradurre in modo libero, in quanto si è condizionati dalla presenza di un pubblico di minorenni e di ragazzini a cui bisogna dare degli esempi e degli insegnamenti.

Il traduttore deve entrare nell’ottica del film di animazione poiché deve proiettarsi verso un mondo fantastico e in questo modo presentare un’opera inventiva e fantasiosa. Nella traduzione di testi per cartoni animati e per l’infanzia la tecnica migliore, ossia l’adattamento, diviene una strategia di ri-creazione, non intesa solamente come una produzione ma anche come un momento di svago.

Autrice dell’articolo:
Elisabetta Lo Guasto
Laurea magistrale in Traduzione e mediazione culturale – Università di Udine
Master in Traduzione editoriale – Università di Murcia (Spagna)

Il valore e la molteplicità nella traduzione

 Categoria: Servizi di traduzione

Il mondo della traduzione è di per sé affascinante e sorprendente: ogni istante si è alla scoperta di qualcosa di nuovo che arricchisce la mente e il linguaggio.

Per tradurre non basta conoscere una o più lingue, ma bisogna avere la curiosità e la pazienza di documentarsi su svariati ambiti e argomenti. Se durante una traduzione tecnica si incontrano parole come radial vane valve o durante una traduzione medica ci si imbatte in termini come pneumonia, è necessario comprendere il significato all’interno di un contesto che solamente un ingegnere (nel caso della traduzione tecnica) o un dottore (per quanto riguarda la traduzione medica) possono conoscere. Ci si chiede dunque:

1) È possibile tradurre degli articoli e dei documenti così specifici?
2) Bisogna essere medici, ingegneri, architetti, avvocati, ecc. per poter tradurre?
3) Come si fa a essere documentati su qualsiasi argomento?

Sicuramente l’avvento di Internet ha dato e continua a dare la possibilità per poter creare dei glossari e una cultura generale tale da acquisire la competenza utile al fine di tradurre attentamente numerose tipologie di testi.

Ciò non significa che il lavoro del traduttore sia semplice, poiché ogni termine deve essere inserito in un determinato contesto e soprattutto bisogna considerare la struttura linguistica e le regole grammaticali della lingua di partenza nonché di quella di arrivo.

Molta gente ignora completamente il lavoro svolto da un traduttore, in quanto si pensa che attraverso un software di traduzione o grazie a una memoria traduttiva si possa ultimare gran parte del lavoro. Di certo questi strumenti risultano utili e agevolano il lavoro del traduttore, ma non si può circoscrivere tutto attorno a questi nuovi metodi.

Il lavoro del traduttore è molto altro:
- Precisione e attendibilità delle scelte traduttive
- Scoperta di nuove terminologie e linguaggi
- Apprendimento continuo di varie lingue e culture.

Il suddetto lavoro ricopre diversi ambiti e campi differenti, per questo è anche interessante aprirsi verso nuove prospettive: da una traduzione tecnica, a una medica fino a una traduzione letteraria.

Di certo molti traduttori decidono di prediligere un campo ben preciso in modo da specializzarsi maggiormente verso un’unica direzione.

Seconda parte di questo articolo >

Autrice dell’articolo:
Elisabetta Lo Guasto
Laurea magistrale in Traduzione e mediazione culturale – Università di Udine
Master in Traduzione editoriale – Università di Murcia (Spagna)

L’evoluzione dei (miei) CAT tool (3)

 Categoria: Strumenti di traduzione

< Seconda parte di questo articolo

Quinto Cat Tool
Sin da quando iniziai a conoscere quali sono i CAT tool disponibili sul mercato inciampai più volte su SDL Trados Studio. Ho letto una miriade di articoli di blog e commenti di traduttori che lo usano/usavano e che lo odiano o lo amano, o tutte due. La mia opinione è che “è solo un altro CAT tool”. Se andate sul loro sito web leggerete che è “il software di traduzione n.1 al mondo”; non posso confermare se è vero, ma l’articolo di blog CAT tool use by translators: what are they using?, pubblicato sulla piattaforma di blogging di Proz.com, conferma che è il CAT tool più utilizzato dai traduttori professionisti.

Vi consiglio di leggere l’articolo, è molto interessante. Se vi state chiedendo se ho comprato SDL Trados Studio o meno, la risposta è “sì” (l’ho installato in una macchina virtuale Windows e lo utilizzo sul mio Mac grazie a Parallels Desktop). Alla fine ho investito 795€ in questo CAT tool per due motivi principali: le offerte di lavoro più interessanti che trovo richiedono questo CAT tool e il settore europeo della traduzione combinato alle mie aree di specializzazione mi hanno in un certo senso spinto a comprarlo. Non lo odio e non lo amo, è uno strumento come un altro. SDL Trados Studio è attualmente il CAT tool che uso più di tutti, seguito da Wordfast Pro. Apro raramente gli altri che ho elencato, ma li tengo installati nel caso in cui un potenziale cliente voglia che li utilizzi.

Concludo dicendo che avere un (particolare) CAT tool non è per nulla obbligatorio. Ogni situazione è unica. In occasione di conferenze professionali ho conosciuto traduttori di grande successo che lavorano senza un solo CAT tool! Tuttavia, essendo io stesso un traduttore tecnico, ho constatato molto velocemente che questi programmi sono particolarmente utili se si vuole aumentare la propria produttività e garantire un uso costante della terminologia in un documento.

Divertitevi traducendo e trovate la soluzione che fa per voi!

Autore dell’articolo:
Enrico Antonio Mion
Traduttore EN/FR > IT
Specializzazione: ciclismo, e-commerce
Marseille (Francia)

L’evoluzione dei (miei) CAT tool (2)

 Categoria: Strumenti di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Secondo Cat Tool
Il mio secondo CAT tool è stato CafeTran Espresso. Da bravo italiano, mi è bastato il nome per aver voglia di provarlo. Due anni fa costava 80€ e includeva aggiornamenti gratuiti per un anno e due licenze (ciò significa che si può scaricare e usare su due computer). Ora, sul loro sito, che tra l’altro è stato completamente riprogettato, si legge invece che costa 80€ annui o 200€ per una licenza perpetua. Tutto ciò mi fa pensare che questo CAT tool stia avendo grande successo, e ammetto che ne ero abbastanza soddisfatto. Ricordo che avevo notato sin da subito che l’interfaccia utente era più semplice di quella offerta da OmegaT e che aveva l’aria più professionale. A questo punto della mia carriera avevo già trovato il mio primo cliente e stavo creando e usando molte banche dati terminologiche e anche molte memorie di traduzione. Dimenticavo, il loro servizio clienti è eccezionale!

Terzo Cat Tool
Ero un felice utilizzatore di CafeTran Espresso quando scoprii Swordfish (320$ US) e lo comprai, soprattutto perché volevo approfittare dello sconto del 60% (!!!) offerto agli studenti prima di terminare il mio ultimo anno di università. Credo di aver scoperto Swordfish perché a scuola iniziai a imparare come effettuare l’allineamento di documenti e come estrarre termini, e volevo avere un programma che offrisse queste funzioni. Infatti, tra gli altri programmi offerti, su maxprograms.com si possono trovare Swordfish, che include dei plug-in molto utili (come Anchovy per l’estrazione di termini), e Stingray (100$ US – 60% per gli studenti), che è un programma di allineamento. Li comprai entrambi e iniziai a usarli tutti i giorni. Non ricordo aver riscontrato problemi particolari e continuavo a usare banche dati terminologiche e memorie di traduzione.

Quarto Cat Tool
Scaricai Wordfast Pro esclusivamente perché un’agenzia con la quale collaboro richiede l’uso di questo CAT tool. Quando scaricai e iniziai a utilizzare questo CAT tool ero a mio agio con questi tipi di programmi. Vi accorgerete che dopotutto non sono molto diversi l’uno dall’altro, se non forse per il fatto che l’interfaccia utente si presenta in colori diversi. Perciò non ho molte opinioni su Wordfast, direi solo che una licenza “con la data di scadenza” non mi incoraggia all’acquisto: Wordfast offre una licenza di tre anni al costo di 400€ e il 50% di sconto su ogni rinnovo successivo. La buona notizia è che si può scaricare e utilizzare gratuitamente, ma alcune funzioni sono limitate (ciò non mi ha mai impedito di lavorare su un progetto di traduzione).

Terza parte di questo articolo >

Autore dell’articolo:
Enrico Antonio Mion
Traduttore EN/FR > IT
Specializzazione: ciclismo, e-commerce
Marseille (Francia)

L’evoluzione dei (miei) CAT tool

 Categoria: Strumenti di traduzione

Se non si è un fornitore di servizi linguistici, probabilmente non si è mai sentito parlare di CAT tool, un acronimo che sta per Computer-Assisted Translation, la traduzione assistita dal computer. Scrivo questo articolo per condividere la mia esperienza con questo tipo di programmi e magari anche per aiutare chiunque sia nuovo in questo settore a sceglierne uno.

Non appena si fanno i primi passi nel settore della traduzione si sente parlare di CAT tool e, in qualche modo, si percepisce il bisogno di averne uno perché la sensazione generale è che il settore stesso lo impone. Ti viene sempre chiesto qual è il CAT tool che usi e i clienti si aspettano che ne menzioni almeno uno di quelli disponibili sul mercato. È per questo motivo che, mentre ero ancora uno studente, iniziai a cercare il mio primo CAT tool: sentivo il bisogno di provarne uno per vedere se era davvero necessario per la mia carriera o se era soltanto uno strumento superfluo. La scelta e l’uso dei miei CAT tool sono stati condizionati in primo luogo dal mio sistema operativo, Macintosh, poi dal prezzo del CAT tool stesso e infine dal mio flusso di lavoro (entrate).

Ora che ho svelato i retroscena posso iniziare a parlare dell’”evoluzione” dei miei CAT tool.

Primo Cat Tool
Se si sta per iniziare e si è studenti, è molto probabile che si scarichino dei programmi gratuiti. È per questo motivo che tutto ebbe inizio con OmegaT, un programma open source gratuito. Lo scaricai e fui contento, finalmente avevo installato un CAT tool. Lo usavo per fare i compiti di traduzione (e mi sono subito sentito come un traduttore professionista). OmegaT è un CAT tool perfetto per iniziare a capire il funzionamento di questi programmi. Ricordo che avevo creato una banca dati terminologica, che usavo spesso e volentieri, e che non mi era chiaro come gestire le mie memorie di traduzione. Più tardi mi sentii molto confuso anche a causa di tutti i plug-in che potevo installare. Se scegliete di provare OmegaT, vi consiglio di essere pronti a scaricare, installare e aggiornare molto spesso. Si tratta comunque di un programma gratuito, ottimo per rompere il ghiaccio!

Seconda parte di questo articolo >

Autore dell’articolo:
Enrico Antonio Mion
Traduttore EN/FR > IT
Specializzazione: ciclismo, e-commerce
Marseille (Francia)