Viaggio intorno alla scrivania di un traduttore

 Categoria: Traduttori freelance

Per molti, tra cui Umberto Eco, traduttori si nasce non si diventa; è una vocazione di cui uno si innamora e alla quale dedica gran parte della sua vita. La traduzione è una forma di creazione (letteraria, artistica e scientifica) anche se il traduttore non arriva mai ad essere famoso come un autore e il suo nome appare in lettere minuscole. Gli strumenti visibili sono pochi: una sedia, una scrivania, una tastiera ed un computer in cui sono installati dei programmi che il dipartimento di IT tiene sempre aggiornati per poter rispondere alle esigenze tecnologiche. L’invisibile è rappresentato dall’insieme dei software, piattaforme di traduzione, infinità di trucchi che utlizzano i traduttori per completare una traduzione, un’edizione, una revisione e altri servizi correlati.

Non si tratta certo di un lavoro molto dinamico bensì di una professione che richiede un’ ottima conoscenza linguistica, pazienza, concentrazione e molti libri letti a discapito di una vita vissuta all’ aria aperta. Raquel Abornoz ritiene che siano tre i requisiti imprescindibili di un buon traduttore: profonda conoscenza della lingua straniera (o lingua del testo originale), la perfetta padronanza della propria lingua madre e talento necessario per poter utilizzare correttamente tutti i mezzi espressivi di cui dispone. Un caso particolare è rappresentato dai traduttori freelance che possono viaggiare, trascorrere il tempo in diversi luoghi e portare avanti i loro progetti (essendo madre lingua di lingue poco comuni come per esempio gli scandinavi o gli asiatici).

Il traduttore sotto contratto, cosi come tutti gli impiegati di un’azienda, lavora seduto alla sua postazione, in silenzio, aumentando e diminuendo l’intensità dell’aria condizionata, attività interrotta solo da alcune riunioni o dalla pausa pranzo. La sua fantasia viaggia insieme ai documenti aventi destinazioni differenti, situazioni e epoche, cercando di decifrare prima la chiave di lettura per poi adattare al meglio la versione tradotta al testo originale, rispettando istruzioni e data di scadenza richieste dal cliente.
Per quelli che non capiscono questo tipo di lavoro, vedere una persona lasciare la sua scrivania sorridente o preoccupata dopo aver passato ore senza mai muoversi dalla sua sedia ergonomica o parlare con qualcuno, potrebbe sembrare perlomeno strano. Sarebbe difficile spiegargli cosa si prova dopo aver tradotto un libro per bambini del Guatemala in spagnolo, presentato un reclamo in commissariato in Portoghese brasiliano o aver infine realizzato una revisione di sentenza di divorzio del 1960 in francese canadese.

Fonte: “Viaje alrededor del escritorio de un traductor”, articolo pubblicato il 23 dicembre 2014 sul blog di Trusted Translations

Traduzione a cura di:
Laura Cardia
Traduttrice freelance ES-FR-EN>IT
Cagliari

Le onomatopee attraverso le lingue (3)

 Categoria: Le lingue

< Seconda parte di questo articolo

Le onomatopee usate per descrive il verso del gallo sono relativamente diverse. In inglese è “cock a doodle doo”, il quale, onestamente, è molto più melodico del vero verso del gallo. Una volta tanto il tedesco usa una parola più breve rispetto l’inglese, “kikeriki.”. Il gallo in Francia fa “cocorico” e in Arabia fa una sorta di “kuku-kookoo”. In questi esempi le vocali cambiano, ma è sempre presente l’occlusiva /k/. Questo è il suono prodotto dal verso del gallo tradotto in linguaggio umano: forte e acuto. Un altro esempio analogo è quello delle differenti onomatopee del verso dell’anatra: “quack” in inglese, “coin coin” in francese, “cua cua” in spagnolo.

Sembrano esserci somiglianze in quasi tutte le lingue anche al di fuori della fattoria. In inglese l’onomatopea del verso del serpente è “hiss”, e è “zisch”, pronunciato /tsɪʃ/, in tedesco. Entrambe le lingue, e così anche molte altre, fanno uso della fricativa alveolare /s/ che imita il verso prodotto dalla lingua del serpente e possiede una qualità sibilante che altri suoni non presentano, come /m/, /n/ o /j/.

Tutti questi esempi spiegano che, sebbene le onomatopee possano differire nelle varie lingue, esse spesso condividono una composizione sonora simile. Sfortunatamente, questo non significa che si possa ordinare un “coccodè” in un ristorante all’estero. Per la propria incolumità, si consiglia vivamente di accertarsi di conoscere il nome dell’animale che si vuole mangiare.

Fonte: Articolo scritto da Cornelia Haase e pubblicato il 02 aprile 2012 sull’OxfordWords Blog

Traduzione a cura di:
Lisa Gardella
Traduttrice – Sottotitolatrice
Ravenna

Le onomatopee attraverso le lingue (2)

 Categoria: Le lingue

< Prima parte di questo articolo

Un altro ambito in cui si ha a che fare con le onomatopee è quello della “traduzione” dei versi degli animali in linguaggio umano. Molto spesso i bambini imparano l’onomatopea del verso prima del vero nome di un animale. Per esempio, è molto probabile che, al posto di dire “un gatto”, i bambini dicano “un miao”, poiché associano l’animale al suo verso.

Come dimostrano le diverse traduzioni della canzone per bambini “Nella vecchia fattoria” le onomatopee dei versi degli animali variano in tutto il mondo.
Un fattore che deve essere ricordato è che alcuni animali esistono solo in certi paesi. C’è inoltre la possibilità che animali appartenenti alla stessa specie, ma non alla stessa area geografica, producano versi differenti. Per esempio, lo storno asiatico non farà esattamente lo stesso verso di quello europeo e le onomatopee per descrivere il loro canto possono variare.

Le onomatopee di alcuni versi di animali sono molto simili in diverse lingue. In inglese il gatto fa “meow”, in tedesco fa “miau”, in francese “miaou”, in spagnolo “miau” e in cinese “miāo”. Proprio come nell’esempio del rubinetto che perde le traduzioni non sono identiche, ma tutte si servono dello stesso suono per descrivere il verso del gatto, in questo caso la nasale /m/.
Lo stesso accade con la mucca: la maggior parte delle lingue fa uso di un’onomatopea simile a quella inglese “moo” (il tedesco “muh”, il francese “meuh”, lo spagnolo “mu” e il giapponese “mō mō”). È il suono prodotto dalla lettera “m” che imita sia il verso del gatto che della mucca e ciò che tendiamo ad associarvi.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Cornelia Haase e pubblicato il 02 aprile 2012 sull’OxfordWords Blog

Traduzione a cura di:
Lisa Gardella
Traduttrice – Sottotitolatrice
Ravenna

Le onomatopee attraverso le lingue

 Categoria: Le lingue

L’udito è importante per concepire il mondo che ci circonda, ma ci inganna quando tentiamo di riprodurre ciò che sentiamo. Per farlo spesso ci serviamo delle onomatopee. Ma esattamente che cos’è un’onomatopea? Si tratta di una parola costituita da un suono associato a ciò a cui si riferisce. Onomatopee che impieghiamo nella vita di tutti i giorni sono “brr”, “gnam”, “miao” o “eccì”. Tutti questi esempi suggeriscono che esiste una pluralità di suoni “tradotti” in parole attraverso l’uso delle onomatopee: dalle esclamazioni ai suoni meccanici, ai fenomeni fisici e naturali come i versi degli animali.

Le onomatopee si avvalgono dell’inventario di suoni di cui un dato idioma dispone. Ciò significa che nelle varie lingue le onomatopee di uno stesso suono sono differenti. Per esempio, in inglese l’onomatopea del suono della masticazione è “om nom nom”, mentre in tedesco è “mampf”.
Diamo un’occhiata ad alcuni esempi. Nei paesi di lingua inglese, molto probabilmente, capiterà di sentire qualcuno gridare “ouch” quando si fa male. Tuttavia un francese manifesterebbe il suo dolore in modo diverso, gridando “aïe” e un tedesco direbbe “au”, “aua” o “autsch”.

Un altro chiaro esempio è quello del gocciolio dell’acqua da un rubinetto che perde: il suono dell’acqua che urta la superficie del lavandino è identico più o meno ovunque, ma non accade lo stesso per le onomatopee usate per descriverlo. In inglese si dice “drip drop” per esprimere il gocciolio. In francese si dice “plic ploc” e in tedesco “plitsch platsch”. È evidente che tutte e tre le lingue usino lo stesso suono, un’occlusiva. Ciò ha senso in quanto la “p” in qualche modo comunica il suono dell’acqua che urta la superficie. Perciò, sebbene le parole siano differenti,
saremmo in grado di capire di cosa si tratta se qualcuno indicasse un rubinetto e dicesse “plic ploc”. È esattamente questo ciò che rende così utili le onomatopee.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Cornelia Haase e pubblicato il 02 aprile 2012 sull’OxfordWords Blog

Traduzione a cura di:
Lisa Gardella
Traduttrice – Sottotitolatrice
Ravenna

Lo spagnolo continua la sua ascesa

 Categoria: Le lingue

L’interesse per lo spagnolo nel mondo continua ad aumentare, fatto che dimostra la vitalità di una lingua che è già parlata e studiata in tutto il pianeta da 548 milioni di persone, secondo i dati forniti dall’ Istituto Cervantes nel 2014. La cifra comprende coloro che lo dominano pienamente (circa 470 milioni), chi lo parla con qualche limitazione (più di 58 milioni) o che è in fase di apprendimento (circa 20 milioni).
Questo aumento è alquanto evidente in alcune zone, come gli Stati Uniti, dove la concentrazione di popolazione di origine ispanica è maggiore, ma anche in altre, dove la crescita sperimentata nell’ultimo decennio è stata sorprendente. Questo accade in Brasile, dove 30 milioni di persone hanno lo spagnolo come seconda lingua, dopo il portoghese.
Non è estraneo a questa crescita il fatto che gli scambi commerciali del gigante brasiliano con i suoi vicini di lingua spagnola e con la Spagna mantengano un buon ritmo di crescita. Alcune stime indicano che l’uso dello spagnolo ha favorito le relazioni commerciali per un 290%, mentre l’inglese per un 240%.

Un futuro promettente
Non risulta sorprendente, pertanto, che negli 86 centri dei quali consta l’Istituto Cervantes in 42 paesi, più altre 170 unità accreditate in diverse parti del mondo, continui ad aumentare il numero di studenti e che altrettanto accada nelle università che impartiscono l’insegnamento dello spagnolo. Ci sono 120 lettorati di spagnolo in diversi centri universitari del mondo. Come conseguenza di ciò, il numero di studenti di spagnolo nel mondo si approssima ai 20 milioni, dei quali, quasi otto di trovano negli Stati Uniti, poco più di sei in Brasile, e oltre due milioni in Francia.
Il futuro dello spagnolo è promettente secondo tutti gli studi fatti. Oggi si trova tra le prime cinque lingue del mondo per numero di parlanti, per numero di paesi in cui è ufficiale e per la sua estensione geografica. Tuttavia, mentre le lingue che si trovano più avanti, come il cinese – grazie alla enorme popolazione della Cina – o l’inglese – per l’universalità raggiunta negli ultimi secoli – sperimenteranno una discesa, per motivi demografici, lo spagnolo, insieme all’hindi, conoscerà una grande crescita.

Il 7,5% del mondo parlerà lo spagnolo nel 2030
Secondo alcuni calcoli, nel 2030 il 7,5% della popolazione mondiale parlerà lo spagnolo e, nel 2050, gli Stati Uniti, dove attualmente sono presenti 52 milioni di parlanti, diventerà il primo paese di lingua spagnola, con circa 133 milioni di persone che parleranno la nostra lingua. Inoltre, lo spagnolo è già la terza lingua più utilizzata nei social network, in particolare Facebook e Twitter (in quest’ultimo è la seconda del mondo), dopo l’inglese e il cinese.
La lingua spagnola è diventata uno strumento chiave nello sviluppo della politica estera e, soprattutto, nella diffusione del marchio España. Inoltre, la promozione dello spagnolo viene completata dalle attività svolte nei centri culturali che dipendono dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione, che si trovano impiantati nelle zone di lingua spagnola (ce ne sono 19 in America Latina, due in Guinea Equatoriale e uno a Miami) e in quelle in cui si promuove la cultura spagnola. Il compito di alcuni di questi centri è stato elogiato da media stranieri come il New York Times.

Fonte: Articolo “El español sigue su ascenso imparable en el mundo” scritto da Luis Ayllón e pubblicato il 30 giugno 2014 sul sito “abc.es”

Traduzione dallo spagnolo a cura di:
Jessica Innocenzi
Dottoressa in Lingue e letterature moderne
Traduttrice freelance EN-ES>IT
Frosinone

Traduzione “letterale” o “libera”?

 Categoria: Tecniche di traduzione

Nel mondo della traduzione, si parla di “traduzione letterale” quando essa riprende, parola per parola, il testo “di partenza”. La tendenza generale è di affidarsi a traduttori che si discostano lievemente dal testo “di origine”, non dal punto di vista semantico, bensì, dal punto di vista stilistico e, talora, lessicale. D’altro canto, una traduzione rigorosamente diretta può risultare poco fluida e priva di naturalezza. I due estremi, tuttavia, coesistono: traduttori eccessivamente creativi da un lato, e traduttori particolarmente attenti alla struttura morfosintattica, dall’altro.

Gli esempi più noti di “traduzione libera” provengono dal mondo dell’arte. La traduzione di una canzone, di una poesia, di un annuncio risulta molto dissimile dall’originale; questo nel tentativo di preservare insieme al significato delle parole, la loro intrinseca bellezza e musicalità. Talvolta, ritmo, figure retoriche come l’allitterazione (ripetizione di suoni) o giochi di parole possono essere preservati. Il risultato è una traduzione apparentemente “distante” dal punto di vista formale, ma perfettamente in linea col suo intento principale: conservare una certa equivalenza dinamica (o funzionale).

Altre circostanze possono spingere un traduttore a prendere le distanze dalla lingua di partenza. Ciò accade, in genere, in presenza di sgrammaticature nel testo. Un tipico errore della lingua inglese concerne l’utilizzo delle locuzioni “i.e” (“ossia”, “vale a dire”) e “e.g” (usata per introdurre esem-pi). In casi di questo tipo, il traduttore può apportare le dovute correzioni nella lingua di arrivo. Anche in presenza di linguaggio ampolloso o poco trasparente, il traduttore può agire in maniera arbitraria, riformulando il testo, al fine di rendere più agevole lo stesso.

Quando si parla di traduzione, è buona norma, tuttavia, essere prudenti! Ci sono casi in cui la traduzione letterale si presenta doverosa e necessaria. È quanto accade con testi di natura giuridica, il cui contenuto necessita di una trasposizione fedele (ivi compresi errori ed ambiguità), o con scritti particolarmente elaborati, i quali non possono essere semplificati. È auspicabile, in questi casi, una ripresa puntuale della struttura originale del testo.

In sintesi, la traduzione non è una scienza esatta. È compito del traduttore (talora in accordo con il cliente) optare per lo stile di traduzione più adeguato alle circostanze.

Fonte: Articolo in francese pubblicato il 31 ottobre 2014 sul blog di Trusted Translations

Traduzione FR > IT a cura di:
Paola Avallone
Dott.ssa in Lingue e Letterature Moderne Euroamericane
Salerno

Perché tradurre è così difficile? (3)

 Categoria: Problematiche della traduzione

< Seconda parte di questo articolo

La difficoltà di questa professione si intravede meglio tenendo conto della circostanza che talvolta si traducono testi con contenuti riguardanti nuove acquisizioni scientifiche e tecniche per le quali la lingua di destinazione non ha una terminologia corrispondente, dunque il traduttore dovrà, da solo o in collaborazione con gli opportuni esperti, risolvere i problemi terminologici. Pertanto, la traduzione dei termini tecnici per i quali non esiste traduzione si sviluppa in più fasi. In primo luogo, è necessario capire l’espressione o la parola, e qualora fossero incomprensibili, si cercherà l’aiuto di collaboratori esperti del settore interessato. La seconda fase è caratterizzata dall’uso dei dizionari in circolazione.

Tuttavia il dizionario fornirà solo una spiegazione generale del termine, nella fase successiva si utilizzerà invece la letteratura scientifica per ricercare le precise definizioni dei concetti tecnici. Sarà necessario ricontrollare anche le annotazioni personali grazie a cui il traduttore si renderà conto se aveva già avuto modo di imbattersi nel termine interessato, dopodiché, se necessario, seguirà una discussione con un collaboratore di quello specifico settore. Solo così si giungerà alla fase di preparazione vera e propria della traduzione e, nello specifico, della traduzione tecnica. Non è, quindi, sufficiente conoscere la lingua, per fare una buona traduzione di un testo tecnico, né si può pensare che un esperto/ingegnere possa scrivere nella lingua di destinazione un testo di pari valore (egli anche se comprende la struttura, non è un linguista né possiede gli strumenti adeguati, tali da trasmettere il suo sapere).

Per questo motivo, per garantire la qualità della traduzione di testi settoriali/tecnici sarà opportuno rivolgersi e servirsi di agenzie di traduzione esperte del settore. Esse impiegano numerosi esperti, non solo traduttori, ma anche collaboratori esterni, che con la loro conoscenza di aree specifiche, con il loro lavoro e la loro esperienza assicurano le migliori traduzioni tecniche.

Fonte: Articolo scritto da Marina Skoko

Traduzione a cura di:
Dott.ssa Jelena Tudic
Traduttrice ed interprete croato-italiano ed italiano-croato (madrelingua croata ed italiana)
Diploma post-lauream di specialista in professioni legali
Laurea quinquennale in giurisprudenza
Verona

Perché tradurre è così difficile? (2)

 Categoria: Problematiche della traduzione

< Prima parte di questo articolo

In questa professione la meticolosità e la precisione sono di massima importanza perché è necessaria una comunicazione chiara e comprensibile, al fine di evitare conseguenze spiacevoli. Nei documenti legali l’errata interpretazione del testo dovuta all’impreparazione sulla terminologia settoriale, anche qualora si tratti del più piccolo errore, potrà comportare conseguenze importanti, di carattere economico, oltre che effetti sull’immagine della società.

Il traduttore deve avere familiarità con le varie leggi, con le espressioni tecniche del sistema giuridico e con le appropriate definizioni affinché il testo tradotto possa essere giuridicamente un testo valido. I traduttori tecnici sono caratterizzati dal fatto che, oltre ad avere una responsabilità morale, hanno anche una grossa responsabilità materiale in termini di qualità del lavoro. Ciò che può, allora, ritenersi la cosa più importante nella traduzione di testi tecnici è la conoscenza della materia di cui si tratta, oltre che la capacità di scrittura ed espressione per mezzo del linguaggio di un particolare settore.

Un traduttore professionista di testi settoriali e tecnici nelle sue traduzioni deve tener conto del fatto che la traduzione dovrebbe essere il più precisa e semplice possibile, in modo che il lettore della lingua di destinazione possa capire la materia allo stesso modo di colui che legge il testo nella lingua originale. Non è sufficiente la mera conoscenza della lingua, è necessaria la conoscenza della materia in tutte le fasi della traduzione, dalla comprensione del testo sorgente, alla ricerca delle espressioni adeguate nella lingua di destinazione, alla formazione del testo tenendo conto del senso originario del testo sorgente.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Marina Skoko

Traduzione a cura di:
Dott.ssa Jelena Tudic
Traduttrice ed interprete croato-italiano ed italiano-croato (madrelingua croata ed italiana)
Diploma post-lauream di specialista in professioni legali
Laurea quinquennale in giurisprudenza
Verona

Perché tradurre è così difficile?

 Categoria: Problematiche della traduzione

Ogni traduzione comporta un lavoro impegnativo e di responsabilità che può essere portato a termine con successo solo da persone qualificate. Il termine stesso “traduzione” indica la trasposizione di un messaggio espresso in una lingua, in un messaggio equivalente espresso in un’altra lingua. Ciò che deve essere tradotto è proprio il messaggio ed è indispensabile che quest’ultimo rimanga invariato, d’altra parte il compito del traduttore è quello di fornire nella lingua di destinazione in modo altrettanto chiaro, preciso e logico la descrizione del contenuto oggetto del testo d’origine. I destinatari del messaggio tradotto devono cogliere lo stesso contenuto dei destinatari del messaggio originario.

Esistono, tuttavia, delle grosse differenze fra la traduzione di testi letterari e quella di testi specialistici. Mentre nella traduzione di un testo letterario il traduttore deve concentrarsi sull’espressione linguistica con la quale crea l’impressione estetica, nella traduzione di testi settoriali o tecnici l’attenzione viene spostata sull’utilizzo uniforme del lessico. Il testo settoriale o tecnico è incentrato sulla materia e si cerca di evitare ogni tipo di ambiguità. Affinché si possa ottenere una traduzione di qualità, per ciò che riguarda un testo settoriale/tecnico, il traduttore, oltre ad avere la conoscenza di una seconda lingua, dovrà essere specializzato nel settore in cui effettua la traduzione, oltre che dover acquisire la padronanza della terminologia tecnica, specifica del settore considerato.

Sebbene la maggior parte dei traduttori siano senza dubbio degli esperti, nessuno può avere una conoscenza enciclopedica, né può tantomeno tradurre testi di qualsivoglia settore con il medesimo standard qualitativo. Il traduttore è anzitutto un linguista con spiccate capacità di ricerca e conosce due o più lingue. A fronte del linguaggio specifico da cui sono caratterizzati i diversi settori e la differente terminologia ad essi collegata, i traduttori scelgono uno o due ambiti in cui specializzarsi, cosicché il traduttore di testi medici non sarà egualmente preparato per ciò che attiene i testi che trattino tematiche economiche, legali o ingegneristiche. Ogni linguaggio di settore implica una diversa terminologia, specifica solo di un determinato ambito. Il traduttore di testi medici e farmaceutici deve utilizzare correttamente la terminologia, i concetti, i termini tecnici e le nomenclature mediche senza la conoscenza dei quali non riuscirà a realizzare una traduzione che possa trasmettere un messaggio equivalente a quello contenuto nel testo medico originale.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Marina Skoko

Traduzione a cura di:
Dott.ssa Jelena Tudic
Traduttrice ed interprete croato-italiano ed italiano-croato (madrelingua croata ed italiana)
Diploma post-lauream di specialista in professioni legali
Laurea quinquennale in giurisprudenza
Verona

Effetti feedback correttivo su scrittura L2 (6)

 Categoria: Le lingue

< Quinta parte di questo articolo

CONCLUSIONE
Al fine di rispondere con un contributo alla necessità di ulteriori ricerche sul valore del feedback correttivo scritto da fornire a studenti L2, tenendo conto dei diversi tipi di errore (Ferris & Roberts, 2001; Chandler, 2003; Bitchener et al, 2005; Bitchener, 2008), il presente studio ha indagato sulla misura nella quale due tipi di feedback, per tre diverse categorie di errore, abbiano aiutato gli studenti L2 a migliorare in accuratezza nella stesura di nuove produzioni scritte.

È stato scoperto che, rispetto alla correzione diretta, quella indiretta ha permesso loro di commettere meno errori morfologici e con maggiore accuratezza. Questa scoperta va ad aggiungersi a quel ramo crescente della ricerca che ha investigato gli effetti dei diversi tipi di feedback sull’accuratezza nella scrittura.
In ogni modo, i risultati sono limitati dalle ridotte dimensioni del campionario e dalla breve durata dell’analisi. Dalla comparazione delle prestazioni degli studenti nei due temi possono essere tratte soltanto conclusioni preliminari. È necessario ed importante osservare gli effetti del feedback correttivo in maniera più longitudinale. La ricerca corrente, inoltre, si concentra principalmente sul solo feedback scritto.

Come esaminato da Bitchener (2008), per ottenere risultati migliori si potrebbe incorporare il feedback orale a quello scritto. La ricerca futura, per di più, potrebbe indagare diverse strategie di feedback indirizzate a più specifici tipi di errore comuni nella scrittura in L2, come l’accordo soggetto-verbo, frammenti di frasi e run-on sentences. In aggiunta agli studi precedenti qui menzionati, questo studio suggerisce che alcuni errori sono più difficili da trattare rispetto ad altri; per cui fornire un feedback correttivo sugli scritti degli studenti non è da solo sufficiente a migliorare la loro accuratezza scritta. A questo scopo, invece, sarebbero necessarie brevi lezioni o gruppi di lavoro che inquadrino varietà di tipologie di errori o aspetti grammaticali.

Fonte: “The effects of error feedback in second language writing”, articolo scritto da Yingliang Liu, Arizona Working Papers in SLA & Teaching, Vol 15, pp. 65-79

Traduzione a cura di:
Dario De Marco
Dottore in mediazione linguistica e comunicazione interculturale
Laureando in lingue per l’impresa e la cooperazione internazionale
Traduttore freelance DE-EN>IT
Campobasso

Effetti feedback correttivo su scrittura L2 (5)

 Categoria: Le lingue

< Quarta parte di questo articolo

DISCUSSIONE
I risultati dello studio dimostrano che entrambi i gruppi sono stati in grado di correggere la maggior parte degli errori segnalati, quando hanno scritto un’altra bozza dello stesso tema. Non è una sorpresa scoprire che il grado di riduzione di errori del Gruppo A sia stato maggiore di quello del Gruppo B, dal momento che il primo ha ricevuto una correzione diretta come feedback a tutti gli errori segnalati e corretti. In fase di revisione, gli studenti del Gruppo A sono stati in grado di usare la forma corretta fornita dal professore. Il Gruppo B, invece, ha ricevuto solo sottolineature e gli studenti hanno dovuto correggere gli errori da loro. È chiaro che alcune correzioni non hanno avuto successo e questo è vero specialmente per gli errori semantici [errori nella scelta delle parole]. Anche quando gli studenti sapevano di aver sbagliato nella scelta di una parola, infatti, non sempre sono riusciti a trovare la parola giusta per la sostituzione. Gli errori morfologici sono stati più facili da correggere, in quanto gli studenti hanno saputo scegliere, per i diversi contesti, la forma morfologica corretta, come il past tense e l’accordo di soggetto e predicato, finché conoscevano le regole.

Questo spiega perché il grado di riduzione degli errori morfologici è stato lo stesso per entrambi i gruppi, mentre quello degli errori semantici per il Gruppo A è stato più grande di quello del Gruppo B. Per tutti e due i gruppi, la seconda bozza conteneva ancora un numero di errori considerevole. Anche nel gruppo A non c’è stata una riduzione significativa di errori dalla prima alla seconda bozza, malgrado siano state fornite tutte le forme corrette. Questo perché la seconda bozza non è stata semplicemente una copia della prima con tutte le correzioni, ma è stato chiesto agli studenti di estendere la prima bozza e rivederne il contenuto basandosi sul feedback fornito dai professori. Scrivendo di più, è stato più probabile per loro commettere errori. I risultati appoggiano la tesi di Chandler (2003) secondo cui la correzione diretta sarebbe quella a funzionare meglio ai fini di una revisione accurata. Le scoperte sono anche simili a quelle di Ferris e Roberts (2001), in quanto sembra che la correzione indiretta non sia stata immediatamente più vantaggiosa di quella diretta. Gli effetti sull’accuratezza nella scrittura, tuttavia, necessitano di una valutazione che prenda in esame anche una produzione scritta diversa.

I risultati della seconda comparazione rivelano gli effetti del feedback correttivo su una nuova produzione scritta. Abbiamo mostrato che la riscrittura seguente la correzione diretta del professore ha dato per risultato pressoché lo stesso numero di errori su un lavoro successivo, anche se gli studenti hanno commesso meno errori nella revisione dello stesso tema. Al contrario, la riscrittura basata sulla sottolineatura fornita dall’insegnante ha prodotto meno errori sulla stesura di un tema diverso. Ciò evidenzia alcuni vantaggi della sottolineatura come strategia di feedback correttivo. Gli studenti che hanno ricevuto sottolineature solo nell’ultimo tema sono dovuti arrivare da soli alla correzione ed è probabile che tale processo abbia migliorato le loro abilità d’auto-revisione, rendendoli più coscienti degli errori grammaticali nella scrittura di un nuovo tema. Questa scoperta è simile a quella di Chandler (2003), che ha registrato che l’underlining group ha superato in competenza il description group e l’underlining-and-description group.

Per quanto riguarda i diversi tipi di errori, i due tipi di feedback correttivi hanno avuto più o meno gli stessi effetti. Per tutti e due i gruppi, gli errori morfologici sono scesi di numero dal Tema 1 al Tema 2, palesando alcuni effetti del feedback. Nel Tema 2 il Gruppo B è stato più accurato del Gruppo A in termini di scelta delle parole e questo indica che gli studenti del Gruppo B hanno prestato attenzione alla scelta dei termini nella scrittura di un nuovo tema. Sebbene tale consapevolezza non possa essere completamente attribuita agli effetti della correzione indiretta fornita nel primo tema, il processo di auto-ricerca della forma corretta nella revisione del primo tema sembra aver aiutato gli studenti a interiorizzare le regole connesse agli errori morfologici e in questo modo hanno evitato errori simili nella scrittura seguente. Per tutti, il numero di errori semantici è sceso dalla prima alla seconda bozza del Tema 1, mentre è aumentato dal Tema 1 al Tema 2 nel Gruppo A ed è rimasto pressoché invariato nel Gruppo B, non mostrando quasi alcun effetto positivo. Come spiegato prima, gli errori semantici non si basano su regole precise e per questo sono più difficilmente trattabili degli errori morfologici. Anche se in fase di revisione gli studenti sono stati capaci di correggere alcuni degli errori semantici segnalati dal professore, hanno commesso nuovi errori nella stesura di una nuova elaborazione scritta.

La crescita del numero di errori semantici può essere giustificato dalla differenza di tipologia dei due temi. Il primo era un’analisi retorica, nel quale gli studenti hanno analizzato un testo selezionato; il secondo era un testo argomentativo basato su una ricerca bibliografica, in cui è stato chiesto di argomentare e ragionare in relazione alle fonti. In poche parole, il secondo tema era più lungo e complicato; di conseguenza gli studenti sono stati più esposti al rischio di commettere errori. I risultati di questa comparazione collaborano con la scoperta di Bitchener et al (2005) in cui il feedback corretivo ha dato per risultato un’accuratezza maggiore nell’uso di simple past tense e articolo determinativo (gli errori che appartengono a queste due categorie sono considerati morfologici in questo studio), mentre non è stato registrato nessun effetto nell’uso delle preposizioni (gli errori che appartengono a questa categoria sono considerati semantici in questo studio).

I risultati del questionario indicano che la maggioranza degli studenti ha preferito sottolineatura con descrizione degli errori perché voleva sapere quale tipo di errore avesse commesso. Questo spiega la minore differenza di numero di errori nelle bozze successive al feedback e contraddice i risultati del questionario di Lee (2004) secondo cui gli studenti di una scuola secondaria di Hong Kong avrebbero preferito la correzione diretta dei professori per tutti gli errori. La correzione diretta è uno dei sistemi più agevoli di correzione perché fornisce le forme corrette, ma gli studenti potrebbero non capire perché abbiano commesso quegli errori e tendano a fare gli stessi sbagli nella formulazione di nuove frasi scritte. Sottolineature e descrizione insieme, invece, possono fornire queste informazioni, così che gli studenti possano riuscire a capire da soli quale sia la forma corretta. La sola sottolineatura, a volte, può confondere gli studenti portandoli a fare considerazioni sbagliate. Nella fase di identificazione degli errori, infatti, il ricercatore ha notato che qualche volta gli studenti scambiano un errore semantico per uno morfologico o un errore morfologico per uno sintattico. In relazione agli studenti L2 della scuola secondaria, gli studenti universitari del presente studio hanno mostrato maggiore responsabilità nella scrittura. Sapevano che dopo la conclusione del corso di scrittura sarebbero stati indipendenti e avrebbero dovuto fare affidamento soltanto su loro stessi per evitare di sbagliare nelle scritture future.

Sesta parte di questo articolo >

Fonte: “The effects of error feedback in second language writing”, articolo scritto da Yingliang Liu, Arizona Working Papers in SLA & Teaching, Vol 15, pp. 65-79

Traduzione a cura di:
Dario De Marco
Dottore in mediazione linguistica e comunicazione interculturale
Laureando in lingue per l’impresa e la cooperazione internazionale
Traduttore freelance DE-EN>IT
Campobasso

Effetti feedback correttivo su scrittura L2 (4)

 Categoria: Le lingue

< Terza parte di questo articolo

RISULTATI
Le tabelle 1 e 2 mostrano i risultati del tasso di errore in due bozze del primo tema e nella prima bozza del secondo, cioè il numero di errori ogni 1000 parole. Chandler (2003), invece, ha calcolato il numero di errori ogni 100 parole. In questo studio sono state considerate le diverse categorie di errore e dal momento che il numero di errori per categoria tendeva ad essere basso (meno di cinque ogni 100 parole del testo), il numero di errori è stato conteggiato ogni 1000 parole, così da poter confrontare e discutere con più facilità.
Per rispondere alla prima domanda che ci siamo posti, sono state innanzitutto confrontate le due bozze del Tema 1, per vedere come gli studenti si siano relazionati ai due tipi di feedback. Il Gruppo A ha ricevuto una correzione diretta, con errori segnalati e corretti. Il numero totale di errori ha oscillato tra una media del 50,3‰ nella prima bozza e una del 39,2‰ nella seconda. Complessivamente c’è stata una riduzione dell’11,1‰. Il numero di errori morfologici ha oscillato tra il 17,4‰ nella prima bozza e il 13,6‰ nella seconda. La riduzione media di errori morfologici è stata del 3,8‰. Il numero di errori semantici ha oscillato tra il 20,7‰ nella prima bozza e il 15,3‰ nella seconda, con una riduzione media del 5,4‰.
Il Gruppo B ha ricevuto solo delle sottolineature come correzione indiretta degli errori grammaticali. Il numero totale di errori ha oscillato tra una media del 42,1‰ al 34,3‰, con una riduzione del 7,8‰. Il numero di errori morfologici ha oscillato tra una media del 16,1‰ al 12,3‰, con una riduzione del 3,8‰. Il numero di errori semantici ha oscillato tra una media del 15,7‰ e il 13,8‰, con una riduzione del solo 1,9‰.

Tabella 1: Medie e Deviazione Standard sugli errori ogni 1000 parole in due bozze del Tema 1.

Gruppo A Gruppo B
MOR SEM SIN tot MOR SEM SIN tot
Tema 1   Bozza 1 Media 17,4 20,7 12,2 50,3 16,1 15,7 10,3 42,1
DS 5,5 4,6 4,7 4,8 4,2 5,8 5,7 5,1
Tema 1   Bozza 2 Media 13,6 15,3 10,3 39,2 12,3 13,8 8,2 34,3
DS 4,3 5,4 4,5 4,7 3,9 4,7 4,1 4,6
Variazione Media 3,8 5,4 1,9 11,1 3,8 1,9 2,1 7,8

Per vedere gli effetti dei due tipi di correzione su una nuova produzione scritta, è stata anche confrontata la prima bozza del Tema 1 con la prima bozza del Tema 2 (Tabella 2). Quest’ultima è stata raccolta quattro settimane dopo la seconda bozza del Tema 1. Per quanto riguarda il Gruppo A, il numero totale di errori ha oscillato da una media del 50,3‰ al 40,1‰, con una riduzione del 10,2‰.

Il numero di errori morfologici ha oscillato da una media del 17,4‰ al 12,7‰, con una riduzione del 4,7‰. Il numero di errori semantici ha oscillato dal 20,7‰ al 19‰, con una leggera riduzione dell’1,7‰.
Nel Gruppo B, il numero totale di errori ha oscillato da una media del 42,1‰ al 27,5‰, con una riduzione del 14,7‰. Il numero di errori morfologici ha oscillato da una media del 16,1‰ all’8,9‰, con una riduzione del 7,2‰. Il numero di errori semantici ha oscillato dal 15,7‰ al 13,7‰, con una leggera riduzione del 2‰.

Tabella 2: Medie e Deviazione Standard sugli errori ogni 1000 parole nella Bozza 1 del Tema 1 e nella Bozza 1 del Tema 2.

Gruppo A Gruppo B
MOR SEM SIN tot MOR SEM SIN tot
Tema 1   Bozza 1 Media 17,4 20,7 12,2 50,3 16,1 15,7 10,3 42,1
DS 5,5 4,6 4,7 4,8 4,2 5,8 5,7 5,1
Tema 2   Bozza 1 Media 12,7 19 8,4 40,1 8,9 13,7 4,9 27,5
DS 12,2 8,5 6,1 10,1 4,1 4,8 3,8 5,3
Variazione Media 4,7 1,7 3,8 10,2 7,2 2 5,4 14,6

Per rispondere alla seconda domanda che ci siamo posti, sono stati messi a confronto i due tipi di errore (morfologico e sintattico) commessi dai due gruppi. Per quanto riguarda la media degli errori morfologici nelle tre bozze, per entrambi i gruppi si è verificato un graduale decremento di errori morfologici dalla prima alla seconda bozza del Tema 1 e da questa alla prima bozza del Tema 2. In una nuova produzione scritta (la prima bozza del Tema 2), il Gruppo B, a cui sono state fornite solo delle sottolineature, ha superato in correttezza i risultati del Gruppo A, che ha ricevuto una correzione diretta, commettendo meno errori morfologici.

Per quanto riguarda la media degli errori semantici nelle tre bozze, per entrambi i gruppi il numero di errori semantici si è ridotto nella seconda bozza dello stesso tema, in seguito al feedback nella prima. Tuttavia questa riduzione non ha proseguito nella prima bozza del Tema 2. Senza la ricezione di alcun feedback, il Gruppo A ha commesso più errori semantici nella nuova produzione scritta rispetto alla seconda bozza del Tema 1, mentre il Gruppo B ha commesso grossomodo lo stesso numero di errori di quello della bozza del Tema1. La riduzione di questo tipo di errori dalla prima bozza del Tema1 a quella del Tema2 è quasi la stessa per entrambi i gruppi (rispettivamente 1,7‰ e 2‰).

La terza domanda trova risposta nei risultati del questionario (Tabella 3), che mostra che gli studenti hanno preferito la sottolineatura accompagnata alla descrizione dell’errore piuttosto che la correzione e la sola sottolineatura, sebbene non sia stata fornita la combinazione di sottolineatura e descrizione. Motivando le proprie scelte, gli studenti hanno spiegato che sottolineatura e descrizione li hanno aiutati a capire il tipo di errore che hanno commesso. La correzione diretta, inoltre, è stata indicata come uno dei modi più facili per memorizzare l’errore, dal momento che fornisce la forma diretta.

Tabella 3: Il responso degli studenti (n=12)
Questionario di fine anno (adattato a quello di Chandler, 2003, p.288)

1. Qual è stato il sistema più agevole alla correzione delle sue produzioni scritte?
Correzione        Sottolineatura e descrizione           Sottolineatura               Descrizione
5                                        5                                       0                               2

2. Quale l’ha aiutata maggiormente a capire che tipo di errore ha commesso?
Correzione        Sottolineatura e descrizione           Sottolineatura               Descrizione
3                                        6                                        2                               1

3. Da quale ha imparato di più?
Correzione        Sottolineatura e descrizione           Sottolineatura               Descrizione
3                                         9                                        0                              0

4. Quale l’ha aiutata di più a scrivere correttamente negli elaborati successivi?
Correzione        Sottolineatura e descrizione           Sottolineatura               Descrizione
3                                         6                                         2                              1

5. Quale le è piaciuto di più?
Correzione        Sottolineatura e descrizione           Sottolineatura               Descrizione
3                                         7                                        0                               2

Quinta parte di questo articolo >

Fonte: “The effects of error feedback in second language writing”, articolo scritto da Yingliang Liu, Arizona Working Papers in SLA & Teaching, Vol 15, pp. 65-79

Traduzione a cura di:
Dario De Marco
Dottore in mediazione linguistica e comunicazione interculturale
Laureando in lingue per l’impresa e la cooperazione internazionale
Traduttore freelance DE-EN>IT
Campobasso

Effetti feedback correttivo su scrittura L2 (3)

 Categoria: Le lingue

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METODO

Partecipanti
Lo studio è stato condotto in una università nel sudovest degli Stati Uniti. Hanno partecipato dodici studenti del primo anno, iscritti a “ENGL108”, una three-unit composition class per matricole ESL. L’insegnante-ricercatore ha operato la selezione. Le informazioni demografiche raccolte dagli studenti indicano che la stragrande maggioranza (92%) era venuta negli USA per ottenere una laurea di primo livello e che tra loro c’era un solo immigrato. Il gruppo con più parlanti della stessa lingua prima (3 studenti) era composto da ispanofoni, mentre tutti gli altri studenti parlavano lingue diverse (cinese, cantonese, rumeno, giapponese, coreano, arabo, thai, tedesco). Gli anni di studio di inglese come seconda lingua variavano dai 3 ai 15 (in media 7,9 anni) e gli anni di residenza negli Stati Uniti oscillavano da 0,5 a 7 (in media 3,5 anni). Generalmente i partecipanti con una residenza statunitense più lunga avevano studiato inglese per un periodo di tempo inferiore e viceversa.

Contesto
L’obbiettivo di “ENGL108” è il miglioramento delle abilità di scrittura accademiche degli studenti ESL. All’inizio di ogni semestre, tutte le matricole straniere devono sostenere un esame di accertamento linguistico. I risultati del test collocano poi gli studenti in ENGL106, 107 o 108. La maggior parte di loro inizia il proprio percorso in 107, prerequisito per il 108. La classe in esame si è riunita per 50 minuti, tre volte a settimana, per 16 settimane. 40 delle ore totali di lezione sono state impegnate per la lettura e la discussione di alcuni passaggi di un’antologia (“The University Book – An Antology of Writings from the University of XX”) al fine di indicare le strategie retoriche proprie di una scrittura corretta. L’enfasi maggiore del corso è stata posta su un progetto di ricerca. È stato chiesto agli studenti di condurre una ricerca bibliografica su un argomento a scelta, per cui sono state dettagliatamente analizzate strategie di ricerca, valutazione delle fonti e modalità di argomentazione.
Durante il semestre sono stati assegnati tre compiti principali. Il primo è stato l’analisi delle strategie retoriche di cui si è avvalso l’autore di un articolo che gli studenti hanno scelto dall’antologia; il secondo un testo argomentativo subordinato a una ricerca; il terzo un testo riflessivo in cui gli studenti hanno ragionato sul modo in cui si relazionano alla scrittura o sulla loro scrittura in sé.

Negli ultimi testi riflessivi, la maggior parte degli studenti ha confessato di aver trovato nuovi e difficili i generi affrontati. In classe sono state presentate diverse strategie di scrittura attraverso il brainstorming e la produzione di sommari. È stata richiesta la creazione di più bozze e, prima che la stesura finale venisse raccolta, sono state effettuate revisioni paritarie e tenuti colloqui individuali col professore. Per ridurre l’effetto di variabili esterne al feedback dell’insegnante, però, non è stata eseguita nessuna revisione paritaria tra le prime e le seconde bozze, dalle quali sono state raccolte informazioni.

Nelle prime bozze il professore ha fornito feedback sia di contenuto che di correzione, insieme con un breve commento finale seguito da suggerimenti in merito al contenuto del testo. Sebbene ai margini, nella richiesta di maggiori dettagli o chiarificazioni, siano stati scritti più commenti specifici sui contenuti, la maggior parte dei feedback del professore si è focalizzata su errori e uso della grammatica.
Soltanto la bozza finale è stata valutata su una base sia quantitativa che qualitativa, comprendendo la revisione di contenuto, accuratezza e scorrevolezza del testo. Non sono state fatte deduzioni, invece, per quanto concerne gli errori sulle brutte copie.

Progettazione e campionamento
I partecipanti sono stati divisi casualmente in due gruppi da sei studenti: Gruppo A e Gruppo B. Sono state raccolte informazioni dalle due bozze del primo tema e dalla prima bozza del secondo. Il professore ha fornito feedback sulla prima bozza e gli studenti del Gruppo A hanno ricevuto correzioni dirette, cioè sottolineature e correzioni degli errori. Al Gruppo B è stata fornita una correzione indiretta con la sola sottolineatura. A entrambi i gruppi è poi stato chiesto di consegnare una seconda bozza dopo la revisione. La prima bozza del secondo tema è stata raccolta quattro settimane dopo la seconda dello stesso tema. Come indicato da Truscott (1996, 1999, 2004) e Ferris (1999, 2004), l’efficacia del feedback può essere accertata solamente attraverso la valutazione dell’accuratezza dei nuovi testi. In questo studio la variabile dipendente è stato il calcolo del tasso di errore nelle tre bozze. Poiché la lunghezza testuale varia, è stata calcolata la quantità di errori presente in 1000 parole (numero complessivo di errori / numero complessivo di parole, x 1000).

Alla fine del semestre, agli studenti è stato consegnato un questionario per scoprire quale tipologia di feedback preferissero; infatti per il primo tema avevano ricevuto correzioni o sottolineature, mentre per i successivi erano state fornite sottolineature e/o annotazioni.

Procedimento: classificazione degli errori
Come descritto di seguito (sono riportati alcuni esempi tratti dagli scritti dei partecipanti allo studio), sono state individuate tre categorie di errore:

Errori morfologici: tutti gli errori relativi a forma o tempo verbali; finali del plurale o del possessivo scorrette, omesse o non necessarie; errori nell’accordo soggetto-verbo; articoli o altri determinanti scorretti, omessi o non necessari. Ad esempio:
● Most of the companies will try to make the other company’s product looks (look) useless and making their products looks (look) better than the others’.
● Korean popular culture has been a noteworthy phenomenon throughout the Asia.

Errori semantici: errori nella scelta delle parole, incluso pronomi e preposizioni; parole o espressioni omesse o non necessarie. Gli errori ortografici sono stati considerati tali solo se l’inesattezza ha dato origine a una parola effettivamente esistente nell’inglese attuale. Ad esempio:
● Many people in Asia started showing interest in a country where (which) was just freed from economic troubles and not widely known as an attractive country.
● Although it has lots of negative points, the Korean popular culture is effective in Asia because it can be described ^ (as) the first step for Asian universalism and globalization.

Errori sintattici: errori nell’unione di periodi o proposizioni (congiunzioni, connettivi, punteggiatura), nell’ordine delle parole e altri costrutti grammaticalmente scorretti. Per esempio:
● Korean popular culture has been a noteworthy phenomenon throughout the Asia which came from music, drama and movie industry.
● On the other hand it gives the audience the chance to see different viewpoints and it is up to the audience in what they want to believe in.

Ferris e Roberts (2001) hanno considerato cinque categorie (errori verbali, errori nelle finali dei sostantivi, errori nell’uso dell’articolo, parole sbagliate, struttura della proposizione). Chadler (2003) ne ha considerate 23. Io mi sono avvalso di tre sole categorie per evitare sovrapposizioni e raggiungere livelli più elevati di attendibilità delle varie segnalazioni in termini di categorizzazione. È stato importante che ogni insegnate-ricercatore segnalasse gli errori dello stesso testo e sempre nello stesso modo. Oltre a questi, un professore universitario ESL, madrelingua inglese, ha esaminato il 10% dei testi per calcolare il tasso di accordo tra le segnalazioni. Questo è stato calcolato, come ha fatto Chandler (2003), dividendo il numero di errori segnalati da un solo professore per il numero complessivo di errori (la media dei conteggi di ogni professore). La percentuale di accordo riferita al numero complessivo di errori è stata del 96%, dove la percentuale per gli errori morfologici, semantici e sintattici è stata rispettivamente di 90, 75 e 44%. A causa del loro basso tasso di accordo, i dati relativi agli errori di sintassi non sono stati considerati utili ai fini della ricerca.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: “The effects of error feedback in second language writing”, articolo scritto da Yingliang Liu, Arizona Working Papers in SLA & Teaching, Vol 15, pp. 65-79

Traduzione a cura di:
Dario De Marco
Dottore in mediazione linguistica e comunicazione interculturale
Laureando in lingue per l’impresa e la cooperazione internazionale
Traduttore freelance DE-EN>IT
Campobasso

Effetti feedback correttivo su scrittura L2 (2)

 Categoria: Le lingue

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INTRODUZIONE
Il trattamento dell’errore è una delle questioni-chiave nella scrittura in lingua seconda e coinvolge sia insegnanti che ricercatori. Si è molto discusso sulla possibilità che la correzione aiuti gli studenti di L2 a migliorare accuratezza e qualità complessiva delle proprie produzioni scritte. (Kepner, 1991; Truscott, 1999; Ferris, 1999).
Truscott (1996, 1999, 2007) era fortemente contrario alla correzione dell’errore. Questi riteneva, infatti, che tutte le forme di correzione riguardanti la produzione scritta di studenti di L2 dovessero essere abbandonate, in quanto non solo inefficaci, ma dannose. Secondo lui, gli insegnanti non dovrebbero fornire correzioni ai propri studenti, anche quando la maggior parte di essi ne manifesta chiaramente il desiderio. Ferris (1999) ha confutato questa tesi. A suo avviso, Truscott avrebbe trascurato i risultati palesemente positivi delle ricerche sugli effetti della correzione grammaticale. Stando alle informazioni che abbiamo oggi (Kepner, 1991; Chandler; Hyland, 2003; Bitchener, 2008), è ancora troppo presto per avere una risposta definitiva alla domanda “la correzione dell’errore è efficace nel tempo a migliorare l’accuratezza della scrittura in L2 per gli studenti di tutti i livelli di competenza?”. Per questo motivo, gli insegnanti che si occupano degli elaborati scritti in L2 non possono ignorare la forte richiesta di feedback mossa dai loro studenti.

UNO SGUARDO ALLA LETTERATURA
Il dibattito è continuato per più di 10 anni. Truscott (1996, 1999, 2004, 2007) ha mal considerato la correzione dell’errore, definendola non solo inutile, ma perfino dannosa ai fini dell’aumento di accuratezza scritta. Le affermazioni di Truscott hanno trovato sostegno nei primi anni della ricerca, che suggeriva che la correzione avesse effetti minimi o inesistenti sulla scrittura degli studenti. (Kepner, 1991; Sheppard, 1992). Nell’esperimento di Kepner (1991), gli studenti sono stati provvisti di due tipi di feedback scritti: commenti e correzioni di superficie. È stato rilevato che l’uso massiccio delle correzioni come strumento primario dl feedback scritto non ha avuto effetti sulla stesura in L2, né per gli studenti con più competenza, né per quelli meno preparati. Al contrario, l’uso consistente dei commenti ha aumentato qualità complessiva e accuratezza di superficie. Lo studio, però, necessita di un esame più attento. Dal momento che le correzioni di superficie hanno richiamato gli errori subordinandoli esclusivamente alla proposizione che li presenta, è naturale che non ci sia stato un miglioramento contenutistico. Inoltre, agli studenti non è stato chiesto di produrre una nuova bozza che incorporasse le correzioni degli insegnanti. Ne consegue che l’effetto della correzione è stato minimo. Per contro, i commenti hanno agito a un livello più ampio e ciò ha fatto sì che gli studenti migliorassero nei contenuti.

Alcuni studi sulla correzione dell’errore effettuati in classi in cui si scrive in L2 hanno dimostrato che gli studenti che ricevono feedback ai propri errori migliorano in accuratezza nel tempo (Hyland, 2003; Chandler, 2003). Hyland (2003) ha osservato sei studenti ESL durante un corso universitario di inglese di 14 settimane. Il risultato ha mostrato che le correzioni incentrate sulla forma avrebbero grande valore per gli studenti; la maggior parte di loro le ha applicate nell’immediata revisione della bozza. Secondo gli studi casistici, alcuni errori linguistici possono essere “trattabili” attraverso il feedback. Facendo leva su informazioni sperimentali e di gruppo di controllo, Chandler (2003) ha registrato che il feedback incentrato su errori grammaticali e lessicali ha dato risultati significativi, in termini di miglioramento in accuratezza e scorrevolezza, nelle successive produzioni scritte della stessa tipologia, entro lo stesso semestre. Questa scoperta ha confutato la tesi di Truscott (1999) sugli effetti negativi che la correzione dell’errore avrebbe sulla scorrevolezza del testo.

Per indagare ulteriormente la questione correzione dell’errore nella scrittura in lingua seconda, la ricerca degli ultimi anni si è concentrata su quali siano le tipologie di correzione che risultino efficaci per determinate tipologie di errore (Ferris & Roberts, 2001; Chandler, 2003; Bitchener et al 2005; Bitchener 2008). È stata fatta una distinzione tra feedback diretto e indiretto. Secondo la definizione di Ferris (2002) il feedback diretto è “quando un insegnante fornisce agli studenti la forma linguistica corretta (parola, morfema, frase, riformulazione di proposizione, cancellazione di parola/e o morfema/i” (p.19). Il feedback indiretto, al contrario, si verifica “quando l’insegnante indica che un errore è stato commesso, ma lascia che sia lo studente a risolvere il problema e a correggere l’errore” (Ferris, 2002, p.19). Questa tipologia di feedback consiste in sottolineature e codificazione (o descrizione) degli errori. Ferris e Roberts (2001) hanno messo a confronto questi due tipi di feedback indiretti, scoprendo che il gruppo che ha ricevuto feedback sia di sottolineatura che di codifica ha corretto gli errori leggermente meglio del gruppo a cui sono state fornite solo le sottolineature. Entrambi i gruppi hanno avuto un successo significativamente maggiore nella correzione rispetto al gruppo di controllo, che non ha ricevuto feedback. I risultati sono stati discussi da Chandler (2003), che ha confrontato quattro tipologie di feedback: correzione diretta, sottolineatura con correzione, solo descrizione e solo sottolineatura. Lo studio di Chandler ha rivelato che la correzione diretta e la semplice sottolineatura siano entrambe più efficaci della descrizione del tipo di errore nel ridurre errori a lungo termine. Secondo lei, inoltre, la correzione diretta influisce sulla produzione di una revisione meglio accurata. Non è stata registrata alcuna differenza significativa tra correzione diretta e sottolineature: i risultati dell’indagine hanno indicato che sebbene gli studenti abbiano preferito la correzione diretta, perché più facile e veloce ai fini dell’auto-revisione, essi abbiano imparato di più dall’autocorrezione a cui li ha portati la sola sottolineatura. In ogni modo, anche se entrambi gli studi hanno distinto diversi tipi di errore, nessuno ha indirizzato gli effetti del feedback ad ogni specifico tipo.

Due studi recenti, che hanno comparato strategie differenti applicate su specifiche tipologie di errore, hanno evidenziato meglio l’efficacia di un feedback correttivo scritto. Bitchener et al (2005) ha messo a confronto due tipi di gruppi di feedback (una combinazione di feedback scritto diretto e feedback orale e il solo feedback scritto diretto) con il gruppo di controllo (nessun feedback correttivo) su tre tipi di errore (preposizioni, past simple e articolo determinativo). Lo studio ha registrato che la combinazione di feedback scritto e orale ha avuto effetti significativi nell’uso di past simple e articoli determinativi in nuove produzioni scritte. Non è stato lo stesso per le preposizioni. I risultati sono stati confermati da un recente studio di Bitchener (2008), che ha confrontato tre tipi di feedback correttivo: una combinazione di feedback diretto e spiegazioni meta-linguistiche scritte e orali; feedback diretto e spiegazioni meta-linguistiche scritte; feedback diretto da solo. I risultati hanno mostrato che l’accuratezza degli studenti che hanno ricevuto feedback nell’immediato post-test è stata maggiore di quella nei gruppi di controllo che non hanno ricevuto feedback correttivi all’articolo indeterminativo “a” e al determinativo “the”. Questo livello di competenza, cosa più importante, è stato mantenuto nei due mesi successivi. I risultati dei due studi indicano che il feedback correttivo scritto ha effetti positivi su specifiche caratteristiche linguistiche, per cui queste indagini costituiscono due buoni esempi da tener presenti nello studio degli effetti che tipologie diverse di feedback hanno su tipologie specifiche di errore.

Vista la divergenza di risultati sugli effetti di tipologie diverse di feedback, è difficile concludere che un’unica strategia di feedback funzioni per tutti gli errori grammaticali commessi da uno studente nella scrittura. È importante, quindi, individuare categorie di errori-target. Il presente studio persegue questa linea di ricerca attraverso l’esame di correzione diretta e feedback indiretto nella scrittura in lingua seconda, con un’enfasi sulla modalità di trattamento delle diverse tipologie di errore grammaticale. In questa fase preliminare dello studio, è opportuno porsi tre domande fondamentali:
1. Qual è la risposta degli studenti ESL a una bozza provvista di feedback diretto e indiretto, nella stesura di una bozza nuova dello stesso tema? Quest’ultima presenta meno errori?
2. Feedback indiretto e indiretto hanno effetti diversi sui tre tipi di errore (morfologico, semantico, sintattico)?
3. Quale tipologia di feedback preferiscono gli studenti?

Terza parte di questo articolo >

Fonte: “The effects of error feedback in second language writing”, articolo scritto da Yingliang Liu, Arizona Working Papers in SLA & Teaching, Vol 15, pp. 65-79

Traduzione a cura di:
Dario De Marco
Dottore in mediazione linguistica e comunicazione interculturale
Laureando in lingue per l’impresa e la cooperazione internazionale
Traduttore freelance DE-EN>IT
Campobasso

Effetti feedback correttivo su scrittura L2

 Categoria: Le lingue

L’articolo che segue è la traduzione di uno studio semi-sperimentale condotto da Yingliang Liu sul quale Dario De Marco ha basato la propria tesi di laurea in Mediazione Linguistica. L’articolo originale in lingua inglese si intitola “The effects of error feedback in second language writing”.

Estratto: Si è molto discusso circa la possibilità che il feedback correttivo aiuti gli studenti di L2 a migliorare accuratezza e qualità complessiva delle proprie produzioni scritte. La maggior parte degli studi sulla correzione dell’errore in classi in cui si scrive in L2 mostra che gli studenti che ricevono dagli insegnanti un feedback alle proprie inesattezze, nel tempo diventano più accurati. Tuttavia non è stato ancora adeguatamente stabilito quanto esplicito debba essere il feedback perché risulti di aiuto agli studenti nell’auto-revisione dei loro testi. L’articolo riporta uno studio semi-sperimentale che è stato sottoposto a una classe di 12 studenti universitari ESL, indagandone le abilità di autocorrezione attraverso due feedback diversi:

(1) correzione diretta: il professore fornisce la forma esatta;
(2) correzione indiretta: si indica unicamente la presenza dell’errore.

Gli studenti sono stati divisi casualmente in due gruppi: Gruppo A e Gruppo B. Sono state raccolte informazioni dalle due bozze del primo tema e dalla prima bozza del secondo. Nelle bozze gli errori sono stati poi rintracciati e classificati in tre categorie: morfologici, semantici, e sintattici. Il rapporto d’errore (il numero di errori individuati diviso il numero totale di parole) è stato infine calcolato e confrontato tra bozze e tra gruppi. I risultati dimostrano che entrambi i feedback hanno aiutato gli studenti nell’auto-revisione, ma anche se il feedback diretto ha ridotto il numero di errori nella bozza immediata, non ha invece migliorato l’accuratezza degli studenti nella stesura di un elaborato diverso. Stando ai risultati dell’indagine, gli studenti manifestano una forte preferenza per sottolineature e spiegazioni. Nel complesso le conclusioni a cui si è arrivati implicano che fornire feedback correttivi all’interno delle produzioni scritte degli studenti non sia sufficiente ai fini di un miglioramento in termini di accuratezza scritta. A questo scopo, invece, sarebbero necessarie brevi lezioni o gruppi di lavoro che inquadrino varietà di tipologie di errori o aspetti grammaticali.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: “The effects of error feedback in second language writing”, articolo scritto da Yingliang Liu, Arizona Working Papers in SLA & Teaching, Vol 15, pp. 65-79

Traduzione a cura di:
Dario De Marco
Dottore in mediazione linguistica e comunicazione interculturale
Laureando in lingue per l’impresa e la cooperazione internazionale
Traduttore freelance DE-EN>IT
Campobasso

Traduzione – una professione senza età (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Come raggiungere il successo: Innanzitutto, lavorare con grande impegno è la prima strada verso il successo. Se non stai raggiungendo il successo, significa che non ci stai mettendo abbastanza impegno. Per poter diventare un rinomato traduttore freelance, devi essere molto bravo sia negli affari che nella traduzione. Impiega il tuo tempo per promuovere te stesso – non importa quanta esperienza tu abbia come traduttore, non dovrai mai stancarti di promuovere te stesso. In secondo luogo: qual è il segreto? In una sola parola: il tempo. Il tempo è tutto nella traduzione. Non consegnare mai nulla in ritardo!

La passione per le lingue: I traduttori amano le lingue e ne padroneggiano almeno due. Adorano analizzare una lingua per comprenderne il significato e poi trasferirlo dalla lingua B alla lingua A. Rivedono e raffinano costantemente la loro capacità di scrittura e sono sempre preparati in merito all’argomento che viene loro richiesto.

Lavorare da casa: i traduttori freelance sono tra quei pochi fortunati che non devono prepararsi per andare a lavorare. Tuttavia, devono risultare sempre professionali, al di là del contesto in cui si trovano. In molte realtà lavorative, l’immagine ha grande importanza. Un bel vestito, il giusto taglio di capelli, barba rasata e tutta una serie di accessori professionali sono fondamentali per il successo. I traduttori non devono fare nulla di tutto ciò, a meno che non lavorino fuori casa o debbano incontrare personalmente i loro clienti. Al contrario, devono porre molta più attenzione a ciò che dicono e al modo in cui lo dicono, sia durante le comunicazioni verbali, che quelle per iscritto, al fine di creare e mantenere i propri rapporti commerciali. Ne consegue che è di vitale importanza possedere delle ottime capacità comunicative, oltre a buone maniere ed un forte senso di professionalità in ciò che si dice.

Denaro: Infine, gli affari ruotano intorno al denaro ed in particolare al profitto. Parlare di affari senza profitto è come pensare ad una cena senza cibo: non ha senso. Ci sono, dunque, due sole regole negli affari: a) ottenere profitti nel più breve tempo possibile, b) mantenere quei profitti il più a lungo possibile.

Valore senza tempo: Un traduttore professionista è parte integrante di un insieme, in grado di combinare competenza linguistica e forte interesse per la scrittura, nonché raffinate capacità imprenditoriali. È una professione senza età e con sempre maggiore importanza sul mercato economico globale.

Di Katia Spanakaki
Linguista, Traduttrice-Interprete, Insegnante di Lingua e Autrice
Articolo Pubblicato nell’ Agosto 2013 su Translation Journal

Traduzione a cura di:
Laura Marrocco
Traduttrice Freelance
Lecce

Traduzione – una professione senza età

 Categoria: Traduttori freelance

Si potrebbe dire che tutti sorridano nella stessa lingua, ma per rendere la comunicazione efficace c’è ancora bisogno dei traduttori.
La Traduzione è una professione creativa, che richiede un livello accademico di conoscenza e capacità critica del pensiero. È un po’ come dar vita all’anima di un testo, ma in un altro corpo.
Un buon traduttore ha molta esperienza e una grande passione, è come il buon vino che migliora con il tempo.

Il lusso di poter scegliere. Alcuni traduttori lavorano per conto di organizzazioni, altri lavorano in proprio. La vita lavorativa di ognuno è piuttosto diversa, ma ognuno dovrebbe mettere lo stesso grande impegno nei confronti dei propri clienti. Al contempo, coloro i quali lavorano in qualità di autonomi, dovrebbero porre particolare attenzione alla salvaguardia della propria vita privata, evitando che i clienti possano considerarli sempre a loro completa disposizione. Una carriera professionale è come una maratona; solo moderando la velocità, si riuscirà ad andare in pensione serenamente.

Essere il capo di te stesso. Se non hai un lavoro, fai il possibile per trovarne uno. I traduttori freelance, come gran parte dei liberi professionisti, descrivono il loro lavoro come un passare ininterrotto “dalle stelle alle stalle”. A volte sei oberato di lavoro e devi tradurre dall’alba fino a notte fonda, tentando in ogni modo di rispettare le scadenze prefissate e ignorando la sindrome da tunnel carpale che ne consegue; mentre altre volte sei lì che aspetti una telefonata, rivolgendo preghiere al Santo Protettore dei traduttori, San Girolamo, o al Santo Protettore delle cause perse.

Regole di vitale importanza: ci sono due regole nella professione di traduttore che la maggior parte dei traduttori di successo segue. Prima regola: lavora nel Paese della tua lingua B. Seconda regola: sposa un/una madrelingua della lingua B. Non è ironia. Negli Stati Uniti i traduttori lavorano dal dieci al venti per cento in più verso una lingua straniera, di quanto non facciano verso l’Inglese.

Nell’articolo di domani troverete altre considerazioni sull’argomento.

Di Katia Spanakaki
Linguista, Traduttrice-Interprete, Insegnante di Lingua e Autrice
Articolo Pubblicato nell’ Agosto 2013 su Translation Journal

Traduzione a cura di:
Laura Marrocco
Traduttrice Freelance
Lecce

Qual è la “lingua migliore”? (2)

 Categoria: Le lingue

< Prima parte di questo articolo

Secondo me tutte le lingue hanno i loro pro e i loro contro. Per esempio, credo che per un traduttore che vive negli Stati Uniti, il francese e il tedesco siano attraenti, poiché c’è un buon equilibrio tra quantità di lavoro e tariffe, e i traduttori che vivono negli Stati Uniti hanno dei vantaggi finanziari (costo della vita generalmente più basso, e il fatto che non addebitiamo l’IVA). Inoltre, il fuso orario americano è un vantaggio, poiché i clienti europei possono inviare un lavoro alla fine della loro giornata, e riceverlo completato il mattino seguente. Tuttavia, la cultura degli affari in Europa è basata molto sulle relazioni, e può essere difficile trovare e mantenere clienti diretti in Europa, a meno che non si abbia la possibilità di andarci con una certa frequenza.

In termini di bisogno “critico”, ovvero in presenza di una forte richiesta ma una scarsa disponibilità, credo che le lingue mediorientali e asiatiche siano sicuramente le vincitrici. Credo anche che la combinazione giapponese-inglese sia una delle più pagate, se non proprio la più pagata combinazione linguistica nella maggior parte delle indagini di mercato. Ma la mia impressione è che per alcune di queste lingue ci sia molta competizione da parte di traduttori che non sono di madrelingua inglese ma che traducono comunque verso questa lingua, anche se non dovrebbero. Inoltre, queste sono culture molto meno simili a quella americana che a quella europea, ed è probabilmente più difficile per traduttori che sono cresciuti negli Stati Uniti “entrare” nella cultura cinese o Saudita che per Spagna o Svizzera.

Poi c’è l’affinità personale: io amo i suoni dell’italiano e del portoghese. Sono così fissata che a volte ascolto i telegiornali italiani o portoghesi in radio (con TuneIn) anche se non li capisco per niente. Pedalare per le Dolomiti la scorsa estate è stata una delle vacanze più belle della mia vita: amo l’Italia! Se dovessi strettamente scegliere in base alla possibilità di guadagno, probabilmente sceglierei il giapponese, ma ho davvero difficoltà con le lingue che scrivono con i simboli; per esempio, quando io e mio marito siamo andati in Nepal, ho avuto relativamente poche difficoltà con la lingua parlata ma non riuscivo a leggerla, mentre per lui era l’opposto.

Comunque, basta chiacchiere sui meriti delle diverse lingue! Cosa ne pensate, lettori? Un liceale vi manda un’ e-mail chiedendovi “Quale lingua dovrei studiare?” e voi rispondete…

Fonte: Articolo pubblicato sul sito Thoughts on translation

Traduzione a cura di:
Raffaella Esposito
Dott.ssa in scienze della mediazione linguistica
Roma

Qual è la “lingua migliore”?

 Categoria: Le lingue

Mi hanno spesso posto queste domande, in modi diversi:

- Voglio diventare un interprete/traduttore: quale lingua dovrei studiare?
- Qual è la lingua più richiesta per traduzione e interpretazione?
- Qual è la lingua che un traduttore o interprete dovrebbe conoscere?

La risposta, come per altre domande che riguardano il mondo dei freelance, è un fragoroso “dipende”. Vi dirò qui le mie opinioni, fatemi sapere le vostre (così che possa usarle la prossima volta che mi vengono poste queste domande!)

Per me “richiesto” e “migliore” sono due cose diverse. Per esempio, negli Stati Uniti la lingua più richiesta, in linea di massima, è senza dubbio lo spagnolo. È la seconda lingua più parlata negli Stati Uniti dopo l’inglese (includo una delle mie leggende metropolitane preferite: gli Stati Uniti non hanno una lingua ufficiale!). Ma quando qualcuno mi chiede quale sia la lingua “migliore”, suppongo che si riferiscano a un equilibrio tra domanda e possibilità di guadagno, nonostante non lo esprimano in questo modo.

E in termini di possibilità di guadagno, i traduttori spagnoli si trovano davanti diverse difficoltà, a partire dalla forte competizione da parte dei traduttori all’interno del Paese che provengono dall’America Latina, dove il costo della vita è, spesso, molto più basso, e che si trovano nello stesso fuso orario dei clienti statunitensi. Inoltre, data la grande quantità di madrelingua spagnola negli Stati Uniti, i veri traduttori o interpreti professionisti si scontrano spesso con la mentalità del “chiunque può farlo” portata avanti da qualche aspirante traduttore e interprete e persino da alcuni clienti. Perciò, nonostante la forte richiesta di spagnolo negli Stati Uniti, non è la lingua che consiglierei di imparare a qualcuno che sta iniziando da zero.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato sul sito Thoughts on translation

Traduzione a cura di:
Raffaella Esposito
Dott.ssa in scienze della mediazione linguistica
Roma

Sigmund Freud: come tradurre un genio

 Categoria: Storia della traduzione

Raramente deve essere stato così complicato tradurre un autore come lo fu nel caso del padre della psicoanalisi, Sigmund Freud, autore di numerosi libri e saggi, che introdussero per la prima volta nel mondo concetti totalmente originali.
Probabilmente la più conosciuta delle traduzioni è quella dello psicoanalista James Strachey, che seguendo un ordine cronologico, tradusse dal tedesco all’inglese quelle opere di Freud che erano state scritte tra il 1891 e il 1938.
Colei che finanziò questo progetto fu Marie Bonaparte, pronipote di Napoleone, ex paziente e ammiratrice di Freud, che da parte sua tradusse alcune delle opere del neurologo austriaco in francese.
La traduzione delle opere di Freud impegnò Strachey per circa 20 anni, durante i quali lo stesso venne assistito da sua moglie Alix, e da Anna Freud, la figlia di Sigmund e colei che assumerà poi su di sé l’eredità (intellettuale) del padre.
Quello che diede grande lustro al lavoro di traduzione di Strachey, saranno poi le introduzioni che lo stesso andrà ad aggiungere a ciascun testo; ad ogni introduzione poi, Strachey aggiungerà ampli riferimenti bibliografici riguardanti Freud stesso.

Ma probabilmente ancora più interessanti da trattare risultano essere le traduzioni in Spagnolo. Attualmente esistono due edizioni in spagnolo dei “Lavori Completi” di Freud.
Il primo fu tradotto dallo spagnolo Luis López Ballesteros y de Torres, che tradusse 17 volumi tra il 1922 e il 1934; in questo caso fu lo stesso Freud a congratularsi espressamente con l’autore, affermando poi, di aver appreso lo spagnolo leggendo il Don Quijote.
Comunque, Ballesteros non era uno psicoanalista, e la sua traduzione fu criticata per la sua mancanza di rigore scientifico per ciò che riguardava le cose che venivano espresse in materia di psicoanalisi.
E questa fu una delle regioni per cui anni dopo, a Buenos Aires, la capitale latino- americana della psicoanalisi, si insinuò l’idea che le opere di Freud avessero bisogno di essere tradotte nuovamente.

Questa nuova impresa prese il via nel 1970. La casa editrice “Amorrortu” pianificò una traduzione diretta dei lavori di Freud direttamente dal tedesco, alla quale andavano poi aggiunte le introduzioni che Strachey aveva composto.
La persona che avrebbe dovuto cimentarsi con questa opera di traduzione sarebbe stato Jose Luis Etcheverry, che oltre ad essere un traduttore (riusciva a padroneggiare cinque lingue), aveva studiato economia e filosofia.
Etcheverry era anche uno psicanalista, il quale verrà poi affiancato da tre psicologi nella rielaborazione totale dei principi espressi da Freud, essendo queste le intenzioni della casa editrice.
I 24 volumi tradotti di quest’opera furono pubblicati tra il 1978 e il 1982, scatenando un dibattito tra gli esperti: qual era la traduzione migliore, quella di Ballesteros o quella di Etcheverry?
Generalmente però, la nuova edizione dei lavori completi di Freud, fu accolta di buon grado visto che conteneva la rielaborazione dei principali concetti di Freud, i quali nella traduzione di Ballesteros, erano diventati in qualche modo obsoleti; ma nonostante ciò, inutile sottolinearlo, alcuni punti di vista di tipo conservativo, derisero l’opera come inutile e incorretta. Fino ad oggi comunque, il dibattitto rimane aperto.

Fonte: Articolo pubblicato il 17 ottobre 2014 sul blog di Trusted Translations

Traduzione a cura di:
Andrea Pietrini
Traduttore ZH>IT, EN>IT
Tivoli (Roma)

Tradurre i nomi propri

 Categoria: Tecniche di traduzione

I nomi propri non sono più attendibili indicatori di sesso e classe come una volta, rendendo il lavoro della traduzione più difficile di prima. La traduzione non resta incastonata nell’ambra o cristallizzata nel tempo. Come le lingue con cui lavora e il mondo in cui agisce, l’arte o la scienza della traduzione è in continua evoluzione e muta per incontrare le sfide di un mondo che cambia e dei linguaggi che parla. Non solo le lingue muoiono e nascono ogni giorno (sebbene di solito in modo così impercettibile che la maggior parte di noi non lo percepisca affatto, come la luna che si allontana dalla Terra o le placche tettoniche che si spostano sotto di noi) ma sta cambiando anche il modo in cui questi idiomi vengono usati. Questa è la ragione per cui la conoscenza culturale è vitale nei servizi di traduzione. È necessario conoscere le culture della coppia di lingue non solo per lavorare al progetto in questione, bisogna anche essere in grado di capire in che modo tali culture si trasformino ogni giorno così da mantenere fresche le proprie capacità traduttive. Le lingue cambiano lentamente sul piano formale ma molto spesso velocemente “in strada”, quando si tratta di slang e altri aspetti. Come esempio perfetto dei pericoli del crogiolarsi, parliamo di nomi propri.

Maschio o femmina?
Quando si traduce un termine da una lingua all’altra bisogna affidarsi alle chiavi culturali per capire cosa succede. I nomi propri sono un esempio calzante: per capire se la persona citata o a cui ci si riferisce sia maschio o femmina, aiuta sapere se questi nomi siano femminili o maschili per tradizione. Ad esempio, quando si lavora con l’inglese, non serve conoscere molto di più dei nomi stessi per capire che qualcuno di nome Michael è un uomo mentre Michelle una donna.

Tuttavia…
Negli ultimi tempi i nomi stanno perdendo le loro distinzioni in diversi modi. Abbiamo spelling alternativi come “Billie” che sempre più spesso si riferisce a una donna o a un uomo e formazioni particolari o vecchi soprannomi ascesi al reame dei nomi propri come “Charlie” per una donna, che prima veniva usato come soprannome per qualcuno di nome Charlene o Charlotte, oggi è probabile che una donna venga chiamata Charlie a tutti gli effetti.

Affrontare i cambiamenti
In breve, dato che la lingua è sempre più informale che formale, stiamo perdendo uno dei facili traguardi che possedevamo con i nomi propri. Non solo bisogna avere consapevolezza di questo cambiamento nel modo in cui la lingua viene usata giorno dopo giorno, è utile anche conoscere una cultura abbastanza da essere in grado di immaginare il sesso di un dato nome. A volte questo richiede una ricerca, oppure basta solo essere in possesso di una sufficiente familiarità con una cultura per dedurre che quando si scrive “Billie” si tratta di una donna e “Billy” quando si tratta di un uomo. Anche allora però, la correttezza non è garantita! Il cambiamento è l’unica costante, e stare al passo con i tempi è una parte del lavoro per cui siamo pagati.

Fonte: Articolo pubblicato il 02 febbraio 2015 sul blog One Hour Translation

Traduzione a cura di:
Michelle Vaccinoni
Dott.ssa in Lingue e Letterature
Traduttrice editoriale EN-DE>IT
Brescia

Traduzione musicale, la gran sconosciuta (4)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Traduzione letterale o traduzione libera?
Se scegliamo la prima, otterremo un testo tradotto fedele all’originale, ma carente di ritmo. Se piuttosto facciamo ricorso a una traduzione libera, il testo avrà ritmo, ma in quel caso può darsi che l’intenzione dell’autore non venga rispecchiata come nel testo originale.

È anche importante conoscere lo scopo del testo tradotto. Verrà letto o cantato? Con questa informazione, il traduttore professionista sceglierà una strategia di traduzione più adeguata. Questo ci porta a un dibattito che pure fa parte della traduzione audiovisiva. I musical devono avere i sottotitoli o vanno doppiati? Ebbene, tutto dipende dal contesto in cui si sviluppano i musical; se è necessario doppiarli perché le canzoni hanno un ruolo fondamentale nella trama, se devono essere sincronizzati con quel che l’immagine spiega o se, al contrario, si trovano in un secondo piano, nel cui caso sarebbe meglio sottotitolare il musical e dare la priorità ad altri elementi.

In un’infinità di occasioni sono stati scelti entrambi i metodi: sia sottotitoli che doppiaggio dell’opera.

Aspetti tecnici
Tra gli aspetti tecnici della traduzione musicale dobbiamo adattare le sillabe ai tempi e alle note musicali. Queste possono essere allungate o accorciate a seconda della traduzione che venga effettuata. Dato che la loro funzione non deve necessariamente essere linguistica, ma può essere musicale, di norma è utile modificare gli accenti delle sillabe in questione.

Esistono diversi modi per adattare le sillabe:
Mimetismo assoluto. Metodo che rispetta il numero di sillabe del testo originale, così come gli accenti linguistici. Lo si trova soprattutto nella musica classica.
Mimetismo relativo. Metodo che rispetta il numero di sillabe del testo di origine, ma non sempre gli accenti linguistici.
Alterazione sillabica per eccesso. Questo metodo non altera né la melodia né le sue note. Tuttavia, sì cambia il numero di sillabe e la loro durata. È abituale nella musica pop.
Alterazione sillabica per difetto. In questa tecnica si possono utilizzare meno sillabe rispetto all’originale, perché queste vengono allungate con l’inclusione di silenzi nell’opera musicale. Allo stesso modo che nel precedente metodo, si usa spesso nella musica pop, dato che la musica classica tende ad essere più rigorosa per quanto riguarda il numero di sillabe.

Come curiosità, alcuni ricercatori affermano che si può impiegare più di una di queste tecniche in una sola opera musicale. A detta di alcuni, questi aspetti tecnici non sono così vitali come il senso del testo (logocentrismo), mentre altri difendono la melodia e il ritmo musicale al di sopra del significato dei testi (musicocentrismo).

In sintesi, la traduzione musicale è un mondo a parte in cui rimane ancora molto da scoprire. Una ricerca più esaustiva nel settore aiuterebbe a discernere quali siano i migliori metodi per questo tipo di traduzione.
Per cui, quando ci riferiamo alla traduzione musicale, in che modo la vediamo? Come una sfida, come un’avventura o come un incubo?
Tutto ciò dipenderà dagli interessi personali del traduttore. Quel che è vero è che la traduzione di un’opera musicale richiederà sempre maggiore rigorosità e dedicazione.
A presto!

Fonte: Articolo di Nereida Sologuren pubblicato il 03 novembre 2014 sul blog di Translation Boutique

Traduzione a cura di:
García Ferré Abramian Sebastián

Traduzione musicale, la gran sconosciuta (3)

 Categoria: Tecniche di traduzione

Come anticipato nell’articolo di lunedì 30, dopo aver pubblicato la versione tradotta da Lucia Andreani dell’articolo di Nereida Sologuren pubblicato il 03 novembre 2014 sul blog di Translation Boutique, oggi pubblicheremo la prima parte della traduzione eseguita da Sebastián García Ferré Abramian.

Traduzione musicale, questa grande sconosciuta

Oggi su Translation Boutique parleremo di un tipo di traduzione che di norma è poco presente presso le agenzie di traduzione, oltre ad essere piuttosto sconosciuta persino tra i traduttori e interpreti professionisti. La maggior parte di essi conosce la sua esistenza, ma non vi sono abbastanza studi né ricerche sull’argomento, nonostante le numerose traduzioni che sono state effettuate nel mondo della musica da una lingua all’altra, soprattutto dall’inglese e dal tedesco.

Per quali motivi non è così popolare questo tipo di traduzione? Può darsi che una delle ragioni sia la scarsa domanda per tradurre contenuto musicale nell’attualità. Si produce una grande quantità di materiale musicale; e tuttavia ciò non significa che vi sia un grande bisogno di tradurlo tutto verso altre lingue.

La traduzione musicale è un tipo di traduzione audiovisiva o un’area di specialità a sé stante?

Non abbiamo trovato una risposta ben definita a questi due semplici quesiti. Nonostante ciò, dobbiamo tener conto di diversi fattori che caratterizzano questo tipo di traduzione e che sono la sua principale base. In primo luogo, distingueremo tra la cosiddetta riscrittura e la traduzione di un’opera musicale. Certe volte si tende ad utilizzare questi termini come sinonimi, anche se hanno dei significati ben diversi. Una riscrittura consisterà nello scrivere di nuovo un’opera musicale allo scopo di assegnarle una nuova interpretazione o di introdurvi qualche modifica. D’altro canto, una traduzione della stessa opera corrisponderebbe alla traslazione del testo da una lingua sorgente a una lingua meta.

In secondo luogo, dobbiamo prendere atto di quanto sia complesso il compito di tradurre un testo musicale. Non solo sia il contenuto del testo che il significato delle parole in esso sono importanti, ma anche il loro ritmo, quello che l’autore vuole trasmettere con l’opera, la melodia e il numero di sillabe che compongono il testo. Persino l’immagine possiede una grande importanza in questo tipo di traduzione, sempre e quando accompagni il testo tradotto.

Quando traduciamo un testo scientifico, giuridico o umanistico, il traduttore professionista non deve prestare attenzione a quegli aspetti, in quanto non si trovano nella traduzione in sé. Invece nella traduzione musicale cambia tutto. Una adeguata strategia di traduzione è imprescindibile per portare a termine un buon lavoro in questo ambito.

Seconda parte di questo articolo >