Traduzione musicale, la gran sconosciuta (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Traduzione letterale o libera?
Se optassimo per la prima opzione, otterremmo un testo tradotto fedele all’originale, ma povero di ritmo.
Se invece al suo posto, scegliessimo di applicare una traduzione libera, il testo avrebbe ritmo, ma in questo caso è possibile che l’intenzione dell’autore non sia più la stessa del testo originale.
È anche importante conoscere la finalità del testo tradotto. Verrà letto o cantato? Con questa informazione, il traduttore professionista potrà scegliere la strategia di traduzione più adeguata.

Ciò ci conduce ad un dibattito tipico della traduzione audiovisiva.
I testi musicali devono essere sottotitolati o doppiati?
Ecco, tutto dipende dal contesto nel quale si sviluppa il testo: è necessario doppiarlo quando le canzoni ricoprono un ruolo fondamentale nella trama di un film, e deve essere sincronizzato con ciò che spiega l’immagine; se invece, al contrario, il testo passa in secondo piano, la scelta migliore sarebbe quella di sottotitolare la canzone e dare priorità ad altri elementi.
In molte occasioni si è optato per realizzare entrambi i metodi, sottotitolaggio e doppiaggio della canzone.

Aspetti tecnici
Tra gli aspetti tecnici della traduzione musicale troviamo l’adattamento sillabico ai tempi ed alle note musicali. Queste possono essere allungate, o accorciate, a seconda del tipo di traduzione che si decide effettuare. Dato che la sua funzione non deve necessariamente essere linguistica, ma musicale, è molto utile modificare l’accento di queste sillabe.

Esistono vari tipi di modifica delle sillabe:
• Mimetismo assoluto. Metodo che rispetta il numero di sillabe del testo originale, così come i suoi accenti linguistici. Si adotta soprattutto per la musica classica.
• Mimetismo relativo. Metodo che rispetta il numero di sillabe del testo originale, ma non sempre i suoi accenti.
• Alterazione sillabica per eccesso. Questo metodo non altera la melodia né tantomeno le note. Cambia, invece, il numero di sillabe e la durata. É tipico della musica pop.
• Alterazione sillabica per difetto. Con questa tecnica si applicano meno sillabe a confronto dell’originale perché si arricchiscono con l’aggiunta di silenzi nell’opera musicale. Simile al metodo precedente, si utilizza tipicamente nella musica pop, dato che la musica classica tende ad essere molto più rigorosa rispetto al numero di sillabe.

Curiosamente, alcuni studiosi affermano che si usa più di una di queste tecniche in una singola opera musicale. C’è chi pensa che questi aspetti tecnici siano fondamentali per l’importanza del testo (logocentrismo), mentre c’è chi difende di più la melodia ed il ritmo musicale, piuttosto che il significato del testo stesso (musicocentrismo).

In conclusione, la traduzione musicale è un mondo a parte del quale rimane ancora molto da scoprire.
Una ricerca più approfondita del settore aiuterebbe a distinguere quali siano i metodi migliori da adottare per questo tipo di traduzione.
Perciò, se parliamo di traduzione musicale, come dovremmo considerarla? Come una sfida, un’avventura o un incubo?
Tutto dipenderà dagli interessi personali del traduttore. Ciò che è certo è che la traduzione di un’opera musicale esigerà sempre maggiore rigore e dedizione.

Fonte: Articolo di Nereida Sologuren pubblicato il 03 novembre 2014 sul blog di Translation Boutique
Traduzione a cura di:
Lucia Andreani
Traduttrice freelance
Roma

Traduzione musicale, la gran sconosciuta

 Categoria: Tecniche di traduzione

Questa settimana vi proponiamo due traduzioni verso l’italiano dello stesso articolo scritto in spagnolo da Nereida Sologuren e pubblicato il 03 novembre 2014 sul blog di Translation Boutique. La prima versione ci è stata inviata da Lucia Andreani, la seconda da Sebastián García Ferré Abramian.

Come sempre diciamo, la traduzione non è matematica, non è una somma algebrica di parole, ma la conseguenza di un complesso procedimento mentale basato su una miriade di fattori che, combinati fra loro, possono portare a risultati anche molto diversi.
Il che non significa che fra due versioni tradotte dello stesso testo l’una sia necessariamente migliore dell’altra, anzi, è assolutamente plausibile che siano entrambe buone seppur molto diverse fra loro.

Le due versioni non sono state oggetto di revisione, non abbiamo effettuato alcun intervento correttivo per dare modo ai lettori di formarsi un’opinione propria senza condizionamenti di sorta.
Oggi e domani pubblicheremo la versione di Lucia, mercoledì e giovedì quella di Sebastián.
Trovate le differenze!

Traduzione musicale, la grande sconosciuta

Oggi vi parleremo di un tipo di traduzione che viene raramente effettuata nelle agenzie, oltre ad essere praticamente sconosciuta nel mondo dei traduttori ed interpreti professionisti.
La maggior parte di loro è a conoscenza della sua esistenza, ma non ci sono né studi né ricerche a sufficienza al riguardo, sebbene esistano numerose traduzioni realizzate nel mondo della musica, da diverse lingue, in particolare dall’inglese e dal tedesco.

Quali sono i motivi per cui questa traduzione non è così popolare? È possibile che uno di essi sia la poca richiesta di traduzione del contenuto musicale al giorno d’oggi. Eppure, si produce una gran quantità di materiale musicale, ma ciò non significa che ci sia un’esigenza di tradurlo completamente verso altre lingue.
La traduzione musicale può considerarsi un tipo di traduzione audiovisiva o una specializzazione a sé stante?

Non è facile trovare una risposta definitiva a queste due semplici domande. Ciò nonostante, dobbiamo prendere in considerazione diversi fattori che caratterizzano questo tipo di traduzione e che costituiscono la sua base principale.
Prima di tutto, distingueremo la cosiddetta riscrittura dalla traduzione di un’opera musicale: in varie occasioni i due termini vengono considerati sinonimi, ma in realtà presentano due significati ben distinti.

Una riscrittura consisterebbe nel riscrivere un’opera musicale con l’intenzione di aggiudicargli una nuova interpretazione o di introdurre qualche cambiamento in essa.  Invece, una traduzione della stessa opera consisterebbe nella “traslazione” del testo di una lingua d’origine ad una lingua d’arrivo.
In secondo luogo, dovremmo comprendere l’arduo compito della traduzione di un testo musicale. Non solo sono importanti il contenuto del testo ed il significato delle sue parole, ma anche il ritmo delle stesse, cioè quello che l’autore desidera trasmettere con l’opera, la melodia ed il numero di sillabe che compongono il testo. Anche l’immagine possiede una grande importanza in questo tipo di traduzione, sempre e come accompagni il testo tradotto.

Quando si traduce un testo scientifico, giuridico o umanistico, il traduttore professionista non presta attenzione a questi punti, dato che non sono riscontrabili nella propria tipologia di traduzione. Eppure, nella traduzione musicale, tutto cambia. Una giusta strategia al momento di tradurre è imprescindibile per realizzare un buon lavoro in questo ambito.

Seconda parte di questo articolo >

Traduzione a cura di:
Lucia Andreani
Traduttrice freelance
Roma

Consigli pratici per traduttori freelance (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Superare le aspettative
È necessario promuovere se stessi dando chiare spiegazioni dei propri servizi, delle proprie tariffe e degli extra che potrai fornire in modo che il cliente sia soddisfatto. E cosa più importante, supera sempre le aspettative del cliente. Puoi farlo consegnando prima della scadenza, segnalando problemi nel documento originale ed eliminando errori di battitura ed errori grammaticali. Sembrano poche le cose a rendere un cliente contento facendo così diventare ancora più agguerrita la competizione. Un cliente soddisfatto diventerà un cliente abituale.

Ottieni delle recensioni
Se il tuo cliente è contento di un progetto, incoraggialo a fornirti una referenza. Queste sono estremamente importanti perché più referenze avrai più clienti ti cercheranno. Un sondaggio del 2013 della Dimensional Research scoprì che il 90% dei partecipanti affermavano che le recensioni positive online influenzavano le loro decisioni di acquisto.
Le testimonianze dei clienti possono essere di varie forme. Possono essere scritte sottoforma di citazioni che puoi postare sul tuo sito o sui tuoi materiali di marketing, oppure recensioni pubbliche su Linkedln o Google+. Dandoti quindi un modo eccellente per aiutarti a guidare il traffico verso il tuo sito.
Un probabile problema di Google+ è che non rende il processo di recensioni così facile come dovrebbe. Per rimediare, abbiamo sviluppato un grafico che puoi scaricare e usare sul tuo sito o spedire tramite mail ai tuoi clienti in modo da mostrar loro come lasciare una recensione su Google+[...].

Guarda la competizione
Guarda i tuoi avversari per idee circa cosa puoi fare in più per promuovere i tuoi servizi. Tieni un piede nel settore in modo da trovare modi nuovi e migliori per promuovere i tuoi servizi e attrarre nuovi clienti.
Un altro approccio potrebbe anche essere quello di contattare i tuoi avversari per unire le forze in modo da aggiudicarsi progetti su larga scala. A volte due menti sono meglio di una, soprattutto quando servono per attrarre clienti, costruire un forte contatto ed eventualmente costruire un forte giro di affari.
Buona fortuna ai tuoi sforzi nella traduzione freelance. Come menzionato all’inizio, la tua fetta ti aspetta, devi solo avere un approccio strategico per aggiudicarti il lavoro!

Articolo scritto da Karen Hodgson e pubblicato sul Translation Journal

Traduzione dall’inglese a cura di:
Chiara Bringhenti
Traduttrice letteraria e tecnico-scientifica

Consigli pratici per traduttori freelance

 Categoria: Traduttori freelance

Benvenuto nel mondo della traduzione freelance! A seguire ti spiegherò come vincere la forte competizione. La verità è che ci sono molti traduttori qualificati come te e anche, ad essere brutalmente onesti, ancora più qualificati di te.

Non è mia intenzione spezzarti il cuore, ma piuttosto rafforzare la tua volontà poiché dovrai lottare con tutta la tua forza. Il resto poi è assicurato poiché le tue tattiche, il tuo talento e le tue abilità ti aiuteranno a competere e a prendere la tua fetta in questo settore, e stai sicuro che c’è una parte anche per te!

Diversifica le tue attività
È importante costruire un forte giro di clienti e il modo migliore per iniziare è cercarli vicino se possibile. Ma ricorda che i clienti locali probabilmente non staranno con te per molto. Eventualmente dovrai anche diversificare e trovare clienti entro i tuoi limiti.
Questo è il momento in cui arriva internet, poiché dovrai offrire le tue abilità a tutto il mondo. Crea un sito web in modo da attirare le prospettive dei clienti che stanno cercando dei servizi di traduzione e cerca di capire come vendere il tutto correttamente in modo da guidare il traffico necessario verso il tuo sito.
Ci vorrà un po’ di tempo per creare un tuo database di clienti offrendo i tuoi servizi dal sito, il che significa che forse dovrai prendere in considerazione l’idea di entrare in un’agenzia di traduzione o in un servizio linguistico per riuscire a sopravvivere.

Trova nuovi clienti
Puoi aggiudicarti nuovi clienti usando il tuo database di clienti attuale come ricerca. Un modo potrebbe essere quello di chiedere a un nuovo cliente come ha saputo di te e poi sfruttare al meglio quell’informazione. Utilizza sempre lo stesso modo: ad esempio, se incontri un cliente durante un evento sociale, allora cercane altri in cui andare. Oppure se un cliente ti trova grazie ad un tuo post su Twitter allora continua a Twittare! Puoi trovare molti nuovi clienti utilizzando semplicemente i canali attuali.

Mantieni i tuoi attuali clienti
Se è vitale attrarre nuovi clienti, è ancora più importante assicurarsi la loro fiducia in modo che poi possano tornare la volta successiva quando avranno bisogno di un servizio di traduzione. Ricorda che è necessario sforzarsi di mantenere un flusso continuo di clienti. Costa molto meno mantenere gli attuali clienti che trovarne di nuovi.

Seconda parte di questo articolo >

Articolo scritto da Karen Hodgson e pubblicato sul Translation Journal

Traduzione dall’inglese a cura di:
Chiara Bringhenti
Traduttrice letteraria e tecnico-scientifica

La linguistica moderna

 Categoria: Le lingue

Alla fine del diciannovesimo secolo, la maggior parte dei linguisti riteneva che si fosse ormai raggiunto l’apice negli studi di settore in ambito linguistico, considerando il metodo di ricerca storico-comparativo come la metodologia ufficiale di ricerca in materia.
All’inizio del ventesimo secolo però, la ricerca linguistica subì una brusca virata verso ciò che sarebbe poi stata in seguito definita come la linguistica moderna.

Il protagonista di questo cambiamento sarà senza dubbio Ferdinand De Saussure e insieme a lui, quella teoria che prende il nome di “strutturalismo”. Il linguista svizzero è da questo punto di vista, considerato come il fondatore della linguistica moderna.
Grazie alle sue innovative teorie linguistiche, in particolare gli studi che hanno riguardato l’indoeuropeo, che contribuiranno enormemente alla materia in questione, Saussure divenne una figura talmente prominente nel suo ambito, da meritarsi l’appellativo di padre della linguistica moderna.

Un ulteriore grande riconoscimento per lo stesso Saussure, sarà l’inaugurazione tra gli anni 1906 e 1911 presso l’università di Ginevra, della cattedra di “Linguistica Generale”, a lui affidata.
Dopo la sua morte poi, avvenuta nel 1913, due dei suoi emeriti colleghi, partendo dagli appunti degli studenti e da altro materiale didattico, riuscirono a dare alla luce un’opera monumentale, quello che poi sarebbe divenuta l’imprescindibile “Corso di Linguistica Generale”, pubblicato in via definitiva nel 1916.

L’idea fondamentale di Saussure fu quella di attribuire alla stessa parola “lingua” due differenti significati. Da una parte la lingua vista come sistema astratto nato dall’unione delle regole del sistema grammaticale con le parole del vocabolario.
In questo primo caso, la lingua si affida alla coscienza collettiva dei parlanti per mantenersi viva, essendo un prodotto della società e mai un prodotto dell’individuo considerato singolarmente. Partendo da ciò, si può affermare che la lingua abbia due realizzazioni concrete: quella scritta e quella orale.

Per quanto riguarda quest’ultima poi, Saussure noterà come, malgrado i parlanti provengono dalla stessa lingua madre, difficilmente gli stessi parleranno la stessa lingua attraverso il mezzo orale (chiaro è in questo caso il riferimento alla presenza dei dialetti e delle inflessioni dialettali).
La lingua sarebbe quindi il risultato di alcune regole grammaticali e sintattiche generalmente riconosciute, e sarebbe quindi un fenomeno sia concreto (perché da essa né deriva la comunicazione tra i parlanti dello stesso idioma) ma anche un’astrazione (poiché il tutto ha origine da regole riconosciute e mantenute nella memoria collettiva dei parlanti nativi).

Malgrado però la lingua sia quindi in stretto contatto con la materia delle cose (nel suo aspetto comunicativo, producendo atti linguistici), lo studio della linguistica deve invece, sostiene Saussure, concentrarsi sul sistema astratto della stessa.
Un’ulteriore importante differenza posta in essere dallo studioso francese riguarda poi la cosiddetta “lingua interna” e la “lingua esterna”.
Secondo quanto teorizzato da Saussure infatti, malgrado il sistema linguistico abbia una relazione molto stretta con la società, con la cultura e con altri elementi, tali elementi non contribuiscono a fare chiarezza sul funzionamento interno del sistema linguistico.

È per questo motivo che neanche lo studio approfondito delle strutture interne della lingua è mai riuscito a spiegare da dove prenda realmente forma e da dove abbia origine il sistema linguistico.
Ecco perché secondo l’opinione di Saussure, la lingua sarebbe una porta per comprendere una materia profonda e ancora nascosta, ancora da analizzare, che riguarda non la lingua come fenomeno sociale o culturale ma il sistema linguistico nelle sue regioni di provenienza più nascoste.

Fonte: Articolo pubblicato sul Blog 新浪博客

Traduzione a cura di:
Andrea Pietrini
Traduttore ZH>IT, EN>IT
Tivoli (Roma)

Come valutare gli errori di traduzione?

 Categoria: Tecniche di traduzione

Nel mondo della traduzione non c’è completa uniformità nel processo di individuazione, classificazione e valutazione degli errori. Ciò è da ricondursi alla soggettività insita nel processo traduttivo che si riflette inevitabilmente anche nell’attività di valutazione, in cui spesso ci si abbandona al proprio gusto personale, alle proprie scelte stilistiche e ai propri punti di vista soprattutto in ambiti, come quello editoriale, che offrono diverse interpretazioni.

Al fine di ridurre al minimo l’elemento soggettivo, sono state proposte diverse griglie di classificazione dell’errore con i relativi punteggi per ciascuna categoria, in modo tale da rendere la valutazione più trasparente e oggettiva. L’uso di tali griglie si riscontra maggiormente in ambito accademico, in cui la necessità di valutare gli studenti secondo gli stessi criteri impone di adottare un metodo di valutazione trasparente. Per quel che concerne l’ambito professionale, invece, il discorso si fa più variegato e complesso. Nelle agenzie di traduzione, ad esempio, è raro rinvenire griglie di classificazione degli errori, perché in questo caso il focus non è tanto sulla valutazione quanto sull’ottimizzazione del prodotto, volto a soddisfare le esigenze del cliente.

A mio avviso dovrebbe esserci una continuità fra la teoria e la pratica, ovvero tra il mondo didattico e il mercato in materia di sistema di valutazione. Tale continuità dovrebbe riflettersi nella formazione: i docenti dovrebbero formare gli studenti nell’ottica del mondo lavorativo, portando alla loro attenzione le dinamiche e le esigenze del mercato e le possibili conseguenze delle proprie azioni. Procedendo in questo modo, l’inserimento nel mondo lavorativo sarà meno brusco e gli studenti sapranno già come muoversi e su quali aspetti prestare maggiormente attenzione. Se, invece, lo studente continua ad operare nel mondo ovattato dell’università, ignaro di ciò che lo aspetta lì fuori, potrà riscontrare diverse difficoltà una volta terminati gli studi. Anche i revisori e i valutatori, a loro volta, dovrebbero essere istruiti con cura affinché apprendano le regole fondamentali del loro mestiere: non riscrivere il testo, tentare di essere obiettivi, non lasciarsi guidare dal proprio gusto personale e non imporre le proprie scelte stilistiche.

Se ci fosse uniformità fra il mondo didattico e quello lavorativo si otterrebbero delle traduzioni più accurate e delle valutazioni più obiettive. Per quanto riguarda l’ambizione di usare un metodo di valutazione univoco, invece, credo si tratti di un progetto utopico, in quanto la traduzione non è una scienza esatta che può prescindere dall’elemento soggettivo. Inoltre, ogni settore della traduzione richiede che vengano considerati maggiormente alcuni aspetti piuttosto che altri e ogni cliente presenta delle esigenze e delle priorità diverse. Per questo motivo, la maggior parte delle agenzie di traduzione non si serve di vere e proprie griglie, ma segue le specifiche dei propri clienti o si affida all’esperienza dei propri revisori.

Autrice dell’articolo:
Francesca Fiorenza
Traduttrice DE>IT, EN>IT
Mentana (Roma)

La paura di essere traduttore

 Categoria: Traduttori freelance

Da quando ho raccontato di come sono diventata traduttrice e di come, inizialmente, mi spaventava l’affacciarmi a questa professione, alcune persone hanno iniziato a chiedermi: come hai sconfitto questa paura?
È normale che i giovani di recente formazione o chi è nuovo della professione provi insicurezza; esistono, però, alcuni modi per affrontarla e acquisire il coraggio necessario ad investire nel mestiere di traduttore. Eccoli elencati:

1) Capire il mercato e il servizio della traduzione
Non sapere esattamente come funziona il mercato o il quotidiano della traduzione è la fonte della maggior parte delle paure del neo-traduttore. Come può informarsi o agire se ancora non conosce i meandri della professione?
Fate ricerche e leggete molto su ciò che fa parte del mondo della traduzione: come lavora un traduttore, regime CLT e autonomo, tariffe, produttività ed ergonomia, tipo di cliente e tipo di pagamento, forme del servizio, esigenze e qualificazioni e così via. Non tralasciate nulla.

2) Identificare la paura
Di cosa avete paura, esattamente? Di non riuscire a fare traduzioni di qualità? Di essere “capi” di voi stessi? Di non saper tenere bene i vostri conti? Di negoziare con i clienti? Un insieme di tutti questi fattori?
Ognuno ha i suoi punti deboli. Oltre ad identificare ciò che vi affligge, è opportuno cercare di capire in quali aree avete maggiori difficoltà e prepararvi ad incontrarle.
Dopodiché, passate ad un’analisi più rigida: le vostre paure hanno un fondamento reale? L’insicurezza accomuna tutti coloro che sono all’inizio di una carriera ed è possibile gestirla. Bisogna saper distinguere una semplice insicurezza da una difficoltà reale. Incontrare difficoltà in alcune aree non significa che queste vi siano utili ai fini del mestiere. Dire solo il necessario sarà sufficiente a colmare le lacune che si presenteranno all’inizio.

3) Prepararsi
Per colmare le proprie lacune e sentirsi realmente preparati per il mondo della traduzione, è necessario:
a) informarsi
b) perfezionarsi
Se avete problemi a gestirvi autonomamente potete, ad esempio, leggere blog di traduttori freelance, consultare siti come biblit.it (ndt), parlare con un commercialista o con vostre conoscenze che hanno attività in proprio, e così via.
Se sentite che ancora c’è bisogno di perfezionare la lingua con la quale lavorate, iscrivetevi ad un corso o studiate da soli, leggete molto, fate ricerche… al giorno d’oggi quel che non manca è il materiale disponibile!

4) Uscire dalla bolla
Leggere, studiare, informarsi… tutto questo è essenziale, ma può non essere sufficiente per avere una cognizione della realtà di mercato. Per avere un’idea sulle condizioni fondamentali di lavoro del traduttore, è opportuno parlarne con altri traduttori.
Partecipate a gruppi e forum, conversate con i traduttori più esperti ed esponete loro i vostri dubbi, partecipate agli eventi, mostratevi interessati. È questo il momento, quando iniziate ad avvicinarvi ai colleghi, di lasciare la visione romantica della professione e iniziare a sentirla come un’occupazione reale. E, di conseguenza, perderete l’iniziale paura dovuta alla semplice mancanza di informazioni.
Confrontarsi con chi è già inserito nel mercato aiuta a capire l’etica della professione, i principali problemi che un traduttore deve affrontare, le migliori strategie di mercato, di quali strumenti ha bisogno ecc.
Coraggio, buttatevi!

Fonte: Articolo scritto da Lorena Leandro e pubblicato il 22 giugno 2014 sul blog Ao Principiante

Traduzione a cura di:
Diana Osti
Traduzione tecnica & editoriale
Torino

Il traduttore, quell’animale (a)sociale (2)

 Categoria: Traduttori freelance

Nell’articolo di ieri ho introdotto il concetto di traduttore come “professionista solitario”, in quello odierno vorrei dare alcuni consigli su come fare a sfuggire a questa sorta di “solitudine” (ndr).

• Mailing List: le mailing list ci permettono, tra i tanti vantaggi, di conoscere altri traduttori, essere sempre aggiornati su cosa accade nel mondo della traduzione, imparare cose nuove su un’infinità di argomenti che ci riguardano (terminologia, lingua, fisco, marketing, legislazione, ecc.), chiedere un aiuto quando ne abbiamo bisogno e aiutare altri quando occorre, farci conoscere professionalmente e dimostrare le nostre competenze. In Spagna, la Lista più importante sulla Traduzione probabilmente è Traducción en España, alla quale consiglio vivamente di iscrivervi se già non lo avete fatto. Prima però di lanciarvi nella pubblicazione di messaggi, tenete presente le raccomandazioni che vi ho dato in questo articolo.

• Blog: dato che i Blog sono una specie di diario personale essi ci danno la possibilità di esporre idee su qualsiasi argomento che ci venga in mente e di esprimere la nostra opinione su di esso. Se sono ben scritti e facciamo una buona selezione degli argomenti, contribuiremo con un valore aggiunto alla comunità di Internet e verremo riconosciuti come creatori di contenuti. Tale prestigio professionale può portare con sé opportunità di lavoro [...].

• Social network : ce ne sono di esclusivamente professionali, come LinkedIn o Xing, ci sono quelli appositamente progettati per i traduttori, come Traditori, e ce ne sono alcuni da utilizzare per fini professionali o personali, come Facebook o Twitter. In ogni caso, sono strumenti che, se ben utilizzati, possono aiutarci a creare una consistente rete di contatti e promuovere i nostri servizi.

• Associazioni: essere socio di un’associazione di traduttori porta con sé diversi vantaggi. Nel caso di Asetrad, l’associazione alla quale appartengo, sono i seguenti (tra gli altri): sconti su vari prodotti (libri, software, corsi di formazione, ecc..); organizzazione di corsi, seminari e altre attività di interesse; scioglie i dubbi giuridici dei propri soci attraverso il foro dedicato; gestisce annunci di lavoro e un database di traduttori che possono aiutarci a trovare clienti; difende i nostri interessi e lotta per migliorare la nostra situazione lavorativa; rafforza l’immagine di serietà e professionalità dei traduttori e, naturalmente, ci permette di restare in contatto con altri colleghi. Per me, però, il vantaggio più importante dell’essere socia di Asetrad è quello di sentirmi parte di un gruppo coeso. Già lo sapete: l’unione fa la forza.

• Incontri personali : le conferenze, i corsi, gli incontri delle associazioni, le cene e i ritrovi informali sono ottime opportunità per conoscere di persona altri traduttori e renderci conto che dietro ai messaggi che leggiamo nei vari forum ci sono persone in carne ed ossa che provano sentimenti e soffrono, hanno senso dell’umorismo, amano conversare, hanno una vita oltre alla traduzione e anche affetti che trascendono il computer, ed è piacevole scoprire quella parte umana.

In sostanza, vi esorto tutti a fare uno sforzo nel relazionarvi con altri colleghi, perché la ricompensa vale decisamente la fatica […].

Fonte: Articolo di Isabel García Cutillas pubblicato il 22 dicembre 2010 sul blog “El tradutcor en la sombra”

Traduzione a cura di:
Carolina Marcos
Traduttrice free-lance
Lucca

Il traduttore, quell’animale (a)sociale

 Categoria: Traduttori freelance

Venerdì scorso ci siamo riuniti in undici traduttori ad Alicante per la nostra speciale cena dell’ufficio. Anche in altri luoghi della Spagna, come Madrid, Soria e Las Palmas di Gran Canaria, sono state convocate riunioni simili. Il fatto è che poiché noi traduttori free lance non abbiamo, in generale, compagni di lavoro, è piacevole ogni tanto incontrarsi con altri colleghi per sentire che non siamo soli in questo mondo e che esistono altre persone nella nostra stessa situazione professionale con gli stessi piccoli problemi lavorativi che abbiamo noi.

Il lavoro del traduttore free lance, barricato tutto il giorno dietro ad un computer e normalmente rinchiuso in casa, è molto solitario. Il contatto con il mondo esterno nell’ambito professionale è solito limitarsi ai rapporti con i clienti in cui, come se non bastasse, viene utilizzata di più la posta elettronica rispetto al telefono che, in generale, è un mezzo di comunicazione più personale e prossimo (perlomeno senti la voce dell’altra persona).

In queste condizioni non è strano sentirsi isolato dal resto del mondo, da solo in mezzo al mare, senza nessuno con cui identificarti, che ti possa comprendere e con cui confrontarti sulle tematiche che preoccupano qualsiasi traduttore. Per tutte queste ragioni la cosa migliore è, ogni tanto, uscire dalla tana e socializzare, sia di persona sia nella vasta comunità virtuale dei traduttori permettendoci non solo di instaurare rapporti personali con altri professionisti della categoria ma anche di creare una rete di contatti che potranno tornare utili nel nostro lavoro per trovare clienti oppure per ottenere aiuto quando ne abbiamo bisogno. Ma quali mezzi possiamo utilizzare? Nell’articolo di domani darò alcuni suggerimenti preziosi (ndr).

Fonte: Articolo di Isabel García Cutillas pubblicato il 22 dicembre 2010 sul blog “El tradutcor en la sombra”

Traduzione a cura di:
Carolina Marcos
Traduttrice free-lance
Lucca

La traduzione in Georgia oggigiorno (3)

 Categoria: Problematiche della traduzione

< Seconda parte di questo articolo

1. L’aspetto più importante è l’aumento straordinario della traduzione letteraria. Probabilmente questa tendenza continuerà anche negli anni prossimi. Ovviamente, si produce anche tanta traduzione di bassa qualità, e ciò evidenzia maggiormente la necessità di incentivare le traduzioni di qualità. E’ cresciuta la richiesta del lettore e, conseguentemente, si stanno costituendo i principi di critica della traduzione. Non è ancora possibile definirla una critica letteraria argomentata, ma la domanda è evidente.

2. Le case editrici georgiane spesso producono una letteratura non di tipo commerciale e questa scelta, considerando le limitate potenzialità del mercato del libro georgiano, è molto apprezzabile. E’ chiaro che ciò non riguarda tutti: alcuni sono più orientati alla domanda del mercato, altri di meno, ma non possiamo dire che tutti gli editori insistano sulla letteratura commerciale (oppure che scelgano soltanto essa). Ma è possibile definire commerciale Musil, la cui traduzione e la cui stesura sono un lavoro straordinario? Quindi, possiamo dire che ci sono case editrici georgiane per le quali sono molto importanti i principi e il gusto letterario.

Per quanto riguarda l’offerta, ho fatto alcune proposte e non mi sono mai state rifiutate. Penso che sia possibile farli interessare perfino alla letteratura non commerciale, se il testo è veramente di qualità e la traduzione è buona.

Che altro posso dirvi… La traduzione è una professione, un’attività che ognuno sceglie da sé, ma stampare il libro dipende da un editore. E’ chiaro che il traduttore può pubblicare il libro da solo seguendo ogni fase della procedura (acquisto dei diritti d’autore, la redazione del testo, assistenza tecnica alla pubblicazione, stampa, distribuzione, ecc.), ma ciò è un lavoro enorme e personalmente io, come traduttrice, nemmeno immagino quanto impegno ciò richieda.

3. Non posso dire niente di nuovo, anche se lo vorrei. Sono sicura che alla fine una buona traduzione è uguale per tutti perché è una giusta combinazione di due cose: qualità del testo tradotto e affidabilità. E’ essenziale, dopo aver dato un significato al termine “giusto”, capire quali sono le priorità in una traduzione. Per alcuni è più importante la correttezza del testo, altri preferiscono che si curi anche l’estetica del linguaggio. Personalmente per me la cosa più importante è la piacevolezza del testo. Questo, chiaramente, quando si traducono testi di narrativa e non testi scientifici o saggi. Secondo me è impossibile definire la traduzione letteraria “buona” in base alla precisione. Chi può stabilirne i criteri? E’ chiaro che non sono accettabili errori grammaticali o la distorsione del senso delle frasi; questa precisazione è perfino inutile, ma direi di sostituire la famigerata “affidabilità”, “fedeltà”, “precisione” del testo tradotto con il termine “responsabilità” e, pertanto, direi che per me è importante che il traduttore scriva in georgiano in modo raffinato e che abbia ben chiaro il senso della responsabilità durante la traduzione. Tutto il resto andrà bene.

Umberto Eco, che ha riflettuto moltissimo sul tema della traduzione, critica senza risparmiare le traduzioni irresponsabili, superflue, termina così il suo ultimo libro, Dire quasi la stessa cosa, Esperienze di traduzione: – “Se consultate qualsiasi dizionario vedrete che tra i sinonimi di fedeltà non c’è la parola precisione. Ci sono, piuttosto, lealtà, onestà, rispetto, pietà”.

4. Non ho riflettuto molto su questo argomento e forse mi sto sbagliando, ma non ne vedo tanto la necessità. Comunque, avere molti lettori (cioè, estimatori), a mio parere, migliorebbe sensibilmente anche la qualità della traduzione. E comunque, se deve esistere questo tipo dell’associazione, forse può essere utile soprattutto per gli incontri tematici, i dibattiti, l’educazione e la formazione delle nuove generazioni, più che per “definire le politiche e le priorità”.

5. Le traduzioni influiscono senz’altro. La traduzione arricchisce la lingua così, come la poesia, la prosa e la saggistica originale. Penso che ciò riguardi in modo particolare la lingua georgiana: il traduttore riesce a superare le scelte così varie e complicate in ogni lingua, e quindi è impossibile non considerare questo lavoro complesso come un contributo allo sviluppo della lingua di destinazione.
Come regola, ci si riferisce soltanto alla narrativa, quando si discute su questo argomento, ma per arricchire la lingua sono molto importanti anche le traduzioni scientifiche e tecniche. Spesso sentiamo la frase: “preferisco preparare in inglese” (un intervento, un discorso, un dialogo, una presentazione). Questo accade perché bisogna arrovellarsi a cercare le parole in georgiano, cercando le parole “intraducibili”, implorando aiuto attraverso i social network: “Sos, amici! Come si dice in georgiano…?”, ecc. – La causa di questo panico è proprio la carenza di traduzioni scientifiche e tecniche di alta qualità. In breve, non è sufficiente ironizzare sulla mancanza di un dibattito comune su queste tematiche.
6. Per me è molto facile rispondere a questa domanda: la letteratura italiana è quasi completamente da tradurre. Sono così numerosi gli autori che dovrei nominare che posso limitarmi a fare solo alcuni nomi: Gadda, Pavese, Fenoglio, Calvino, Buzzati, Levi e, tra i nuovi, Benni, Riccarelli e tanti altri, tralasciando la poesia.

7. E’ importante, che lo Stato riconosca questo settore tra le sue priorità nelle politiche culturali, ma non penso che lo debba finanziare. Sarà ottimo se si assicureranno strumenti supplementari ai traduttori, per esempio fondazioni che sovvenzionino importanti progetti di traduzione anche nell’ambito della letteratura “non commerciale”. Dobbiamo utilizzare i mezzi messi a disposizione dello Stato per tradurre ed “esportare” la nostra letteratura.

Ovviamente in Georgia è difficile mantenersi solo con l’attività di traduttore. Se consideriamo i miei ritmi di traduzione, forse è impossibile. Però non penso che dipenda soltanto dai miei ritmi. La traduzione letteraria è una cosa complicata, impossibile limitarla in una routine e pianificare quotidianamente otto ore di lavoro. A volte ci riesci, a volte no. Non è possibile forzare. Conosco anche il parere di altri traduttori europei riguardo questo argomento e penso che sia difficile ovunque vivere soltanto con l’attività del traduttore. Da noi la retribuzione è semplicemente ancora più bassa rispetto a quanto sarebbe necessario.

8. Nemmeno io conosco perfettamente le clausole che dovrebbero regolare il rapporto di lavoro tra il traduttore e l’editore. Se per “diritti” intendiamo la richiesta all’editore da parte del traduttore di ricevere una parte dalle vendite, non so quanto ciò sia realistico. Personalmente per me sarà un bene ricevere un compenso dignitoso. Le paghe sono veramente basse e sarebbe opportuno fissare un tariffario, a mio parere: non tutti, infatti, ricevono gli stessi compensi. Anche per quanto riguarda il ritardo nella consegna del lavoro di traduzione, non ho mai avuto problemi. Quasi sempre consegno il lavoro all’editore in ritardo.

9. E’ difficile dire qualcosa riguardo alle prospettive. Questa è un’attività, che se proprio sei deciso a svolgerla, non so consigliarti come fare. Devo rispondere a questa domanda per convincere più persone a scrivere e tradurre. Il talento e l’abilità sono importanti ovunque, ma a scrivere s’impara scrivendo. Con la scrittura e con la lettura. Non può tradurre colui che non legge. Di questo sono sicurissima. In Europa e negli Stati Uniti ci sono le scuole che insegnano la scrittura. Tanti sono sicuri che imparare a scrivere non sia possibile. Io la penso diversamente. Se una persona ha le capacità, ci sono tante cose che si possono imparare. Ciò non trasformera le persone in scrittori, ma insegnerà tante cose, per esempio, al traduttore. E poi, alla fin fine, non dobbiamo tradurre soltanto i romanzi e le poesie, esiste anche la saggistica, una marea di letteratura scientifica e tecnica, che ho menzionato prima e di cui necessitiamo di traduzioni in georgiano.

10. Secondo me è indispensabile. Da noi esprimere un’opinione riguardo le traduzioni non supera quasi mai il biasimo o la lode. Non è sufficiente dire: “Va bene, non va bene, è tremendo, meraviglioso, può andare bene”. Bisogna dire, argomentare, definire perché una traduzione è buona o perché non lo è. Questa parte della critica letteraria, secondo me è importante anche per un traduttore giovane. Come regola, la persona ama il suo scritto. La critica argomentata, almeno lo farà riflettere. La critica della traduzione, così come la buona critica letteraria in generale, è rilevante anche per perfezionare e sviluppare il gusto letterario del lettore. Ed è veramente possibile raffinare il gusto.

Fonte: Articolo scritto da Khatuna Tskhadadze e pubblicato il 23/07/2014 sulla rivista georgiana “Arili”

Traduzione a cura di:
Konstantin Vekua
Traduttore Freeelance: GE / RU / EN > IT
Tbilisi

La traduzione in Georgia oggigiorno (2)

 Categoria: Problematiche della traduzione

< Prima parte di questo articolo

1. Prima di tutto, analizziamo lo sviluppo della traduzione negli ultimi 20 anni: che cosa avevamo e cosa abbiamo oggi? Che cosa è stato migliorato ultimamente e quali sono le cause di ciò secondo voi?

2. L’attività del traduttore dipende principalmente dalle case editrici, le quali forniscono il materiale da tradurre. La situazione ideale si verifica quando le richieste dell’editore e le scelte del traduttore coincidono. Ma questo non sempre avviene. Quali sono gli strumenti utilizzati dal traduttore per realizzare il suo progetto – intendo la traduzione di un testo di alto valore artistico, quali potrebbero essere non vantaggiose per l’editore dal punto di vista commerciale?

3. Che cosa significa per voi “buona traduzione”? Quali sono le caratteristiche che una traduzione deve avere per essere tale?

4. Da anni si parla della mancanza di una concezione comune della pratica traduzione, quindi sulla necessità di formare un’associazione professionale di traduttori che elabori una politica marcata e le linee guida. Quanto ciò è auspicabile per voi? Chi dovrebbe prendersi la responsabilità di realizzare questo progetto?

5. Le traduzioni influiscono sullo sviluppo della lingua georgiana? E, se sì, da quale punto di vista? È possibile portare degli esempi concreti?

6. Potreste citare dei libri che attualmente non sono tradotti e dei quali sarebbe indispensabile avere una traduzione in georgiano?

7. In tanti Paesi, lo Stato considera una propria responsabilità sostenere i traduttori con borse di studio, talvolta attraverso apposite fondazioni oppure finanziando la traduzione. Come è la situazione in Georgia da questo punto di vista? E i professionisti sono in grado di mantenere loro stessi svolgendo questo lavoro?

8. Per quanto riguarda il rapporto tra traduzione e diritti d’autore, questo è un argomento che sicuramente vent’anni fa non era così basilare, ma che oggi ha un ruolo importante nello svolgimento della professione. Alcune case editrici georgiane acquistano i diritti d’autore e stipulano contratti ufficiali con i traduttori, tuttavia la maggior parte dei traduttori non è sufficientemente cosciente dei propri diritti in modo da richiedere precise condizioni contrattuali alle case editrici. I compensi sono spesso inadeguati, oppure vengono erogati in tempi molto lunghi. Come immaginate la soluzione del problema?

9. Per le nuove generazioni di traduttori, quali sono le prospettive e che cosa è possibile fare, in un prossimo futuro, per incentivare le traduzioni dignitose anche da e verso le cosiddette lingue “poco diffuse”?

10. Che cosa pensate riguardo alla critica della traduzione, la quale è uno degli ambiti necessari alla critica letteraria in generale? Quanto è utile disporre di una critica strutturata e argomentata per riuscire a sviluppare una traduzione di qualità?

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Nana Kobaidze e pubblicato il 23/07/2014 sulla rivista georgiana “Arili”

Traduzione a cura di:
Konstantin Vekua
Traduttore Freeelance: GE / RU / EN > IT
Tbilisi

La traduzione in Georgia oggigiorno

 Categoria: Problematiche della traduzione

Non ricordo, dove ho letto, che il nostro è stato definito il secolo della traduzione.
Forse in altri paesi questa epoca è arrivata già da tempo, ma da noi si avvicina con il passo di una tartaruga. È vero che negli ultimi anni la situazione è relativamente migliorata, ma resta il fatto che ancora oggi, nel XXI secolo, molti capolavori della letteratura mondiale non sono ancora stati tradotti in lingua georgiana.

Le motivazioni sono tante. La prima e la più importante è la scarsità di bravi traduttori, il cui numero continua a non aumentare a causa delle difficoltà attuali. I professionisti di questo settore incontrano molti ostacoli in generale, ma la realtà georgiana è particolarmente complicata, nonostante il delicato compito di portare ai lettori e di condividere con essi il pensiero e la cultura di altri Paesi.

Vakhushti Kotetishvili paragona lo svolgimento di questa difficilissima missione ad un miracolo, il quale può essere compiuto soltanto da persone particolarmente dotate. Non tutti possono essere maghi, dunque, ed è per questo che considero futili tutti i ragionamenti riguardo l’arte/mestiere del traduttore: alcuni possono essere definiti artisti, altri specialisti (in base alle loro caratteristiche), ma i problemi, che sono sempre al centro di questa professione, sono assai più importanti. Che cosa preoccupa i traduttori georgiani? Che cosa dà loro più fastidio nello svolgimento del lavoro? Come giudicano la situazione in questo settore e dove vedono degli sbocchi?
Su questo e su altri problemi si esprimeranno i rappresentanti di diverse generazioni. Leggeremo le loro considerazioni negli articoli di domani e di dopodomani (ndr).

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato il 23/07/2014 sulla rivista georgiana “Arili”

Traduzione a cura di:
Konstantin Vekua
Traduttore Freeelance: GE / RU / EN > IT
Tbilisi

Che lingua si parla sull’isola di Pasqua?

 Categoria: Le lingue

L’Isola di Pasqua, che fa parte della Polinesia, è una rinomata località turistica famosa per la sua antica cultura e le sculture monumentali. Si trova nell’Oceano Pacifico e appartiene al Cile. L’attrazione principale di questa meta si trova nelle sue tradizioni e nel suo isolamento unico, che ha influenzato il suo sviluppo in modo distinto da quello del continente. Oltre a consentirle di mantenere dei costumi tipici, l’isolamento geografico ha portato anche allo sviluppo di una lingua propria dell’isola, chiamata rapanui.

Questo particolare linguaggio appartiene alla stessa famiglia di molte lingue della Micronesia e Melanesia, che si trovano principalmente nel sud dell’Asia. Alcune parole sono simili al malese e altre possono essere attribuite ad origini linguistiche vietnamite, laotiane e siamesi, ma è molto difficile comprendere il rapanui per chi parla queste lingue.

Poiché l’isola è entrata in contatto con altre culture, in particolare nel corso del XX secolo, il rapanui si è notevolmente trasformato per contatto con altre lingue straniere. Sono sorte tracce di inglese, francese, spagnolo e tahitiano, processo che continua ancora oggi. Questa nuova situazione sociale, economica e politica, che ha facilitato l’uso graduale dello spagnolo piuttosto che del rapanui negli spazi comunitari, ha portato molti bambini ad essere educati con madrelingua spagnola, a volte motivati dai loro stessi genitori, situazione che ha condotto al fatto che rimangono attualmente solo circa 800 parlanti della lingua.

Il processo di rinascita della lingua ha avuto inizio nel 1975, quando il Ministero dell’Istruzione cileno ha decretato per la prima volta che sarebbe stato ufficialmente insegnato il rapanui e, dal 1976, incluso come materia d’insegnamento nel primo ciclo scolastico dell’isola. Inoltre nel 2004, alla prima Conferenza sul rapanui, è stata creata l’Accademia della lingua rapanui.

La lingua è attualmente utilizzata nella comunicazione quotidiana da gran parte della popolazione, soprattutto in famiglia, anche se tutti gli isolani parlano lo spagnolo in pubblico. I giovani hanno dato un’inversione allo stato anticamente obsoleto della lingua, perché hanno visto la necessità di imparare il rapanui loro stessi per poter interagire meglio all’interno delle loro strutture sociali. Un esempio di questa tendenza è la giovane cantante dell’Isola di Pasqua, Enrique Icka, che attraverso la musica sta cercando di trasmettere un messaggio al suo popolo, raccontare delle storie sulle sue esperienze e quelle degli altri e cercare di sensibilizzare l’opinione pubblica su questioni importanti per l’isola.

Fonte: Traduzione in italiano dell’articolo pubblicato il 13-11-2014 sul blog di Trusted Translations

Il settore della moda per il traduttore (2)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Nonostante la moda sia un argomento tanto attuale, come anche quello del make-up, la formazione al riguardo per il traduttore è davvero molto poca. Eppure c’è chi definisce di “nicchia” questo settore, a mio avviso una definizione non corretta. Il pubblico femminile è quello che legge di più, quello che compra più libri, e diciamolo, anche quello più interessato alla moda e al make-up, grandi risorse che potrebbero portare più lavoro anche a noi traduttori, proprio perché ultimamente sono i settori più quotati e dove c’è più mercato in assoluto.

Al momento rimane sempre Roland Barthes, unico linguista ad aver affrontato, negli anni ’70, il discorso della moda e del vestito nel suo libro “Il sistema della moda”. Ho pensato quindi, di fare pratica da sola, e cercare gli articoli che mi piacevano di più per poi tradurli e pubblicarli sul mio blog, facendo poi anche un commento tecnico e spiegando le varie scelte traduttive. In questo modo avrei ottenuto vari feedback e, dai più gentili, consigli utili per rendere meglio alcune espressioni o termini. Quest’idea sembra esser piaciuta, e nonostante le critiche seppur poche, siano state abbastanza taglienti, ho ricevuto varie richieste di blog, magazine on line, e risorse varie on line dai quali attingere e/o fare pratica tramite la traduzione degli articoli e dei post presenti in essi.

Dato che i temi di maggior interesse e nei quali vorrei lavorare sono “traduzione moda” e “make-up”, ho creato insieme ad altre esperte del settore un seminario sotto forma di videoclip gratuito e visibile da tutti. Durante le mie ricerche ho stilato anche una lista con le varie risorse on line, da dizionari della moda a blog sui neologismi, con l’intento di creare un corpus riguardo la traduzione del settore dal quale attingere gratuitamente, anche perché il testo che ho deciso di dare alle partecipanti è risultato abbastanza difficile da tradurre, nonostante a prima vista potesse sembrare un testo “leggero” e con un grado di difficoltà quasi banale. Cosa confermata dalle stesse soprattutto per il fatto della poca informazione al riguardo, sottolineata quindi anche dai vari utenti. Ecco una lista di risorse e glossari on line molto validi e facilmente reperibili:

Glossari
https://www.academia.edu/8577468/L_italiano_della_moda_tra_tecnicismo_e_pubblicit%C3%A0

http://www.lexicool.com/dizionario-online.asp?FSP=C30&FKW=abbigliamento

http://fashion.logosdictionary.org/fashion/fashion_dict.home

Blog
http://reginacremisi.blogspot.it/

http://sewingmagics.blogspot.it/2011/10/dizionario-sartoriale-inglese-italiano.html

Letture
http://www.ocula.it/college/txt/graziani/CAP_1.htm
“Il sistema della moda” Roland Barthes.

Autrice dell’articolo:
Carmelinda Potenza
traduttrice freelance e insegnante
Picerno (PZ)

Il settore della moda per il traduttore

 Categoria: Servizi di traduzione

I settori del lusso e della moda, sono campi ancora inesplorati dal punto di vista traduttivo, soprattutto perché la forte presenza della lingua inglese ha contagiato molto e forse adagiato un po’ tutti, riducendo così il discorso a una questione di prestiti e parole intraducibili.

Facciamo però un passo indietro, inizialmente era il francese la lingua d’eccellenza per la moda, poi c’è stato un cambio evidente a favore della lingua inglese che si è esteso così tanto da non farci nemmeno più caso, in maniera tale da fondersi perfettamente con la propria lingua madre. Non è un caso che, tutte le fashion blogger più famose, che siano italiane o non, traducano tutti i loro post in inglese, dopo averli scritti nella loro lingua madre. Cosa che ovviamente favorisce le visite, e che conferisce un certo tocco di professionalità agli occhi del lettore, favorendo la globalizzazione del sito/blog, e la possibilità di renderlo fruibile a tutti. Lo sbaglio però, è pensare che la traduzione della moda, si basi solo su questo: ovvero non tradurre i termini in lingua.

Ma siamo sicuri che sia tutto qui? Sappiamo bene che, la traduzione di questo tipo di settore, è per lo più incentrata su articoli di giornali e riviste on line (o blog), accompagnate dall’immagine che molto spesso distoglie l’attenzione da ciò che è scritto, e soprattutto da come viene scritto. Forse è per questo che le blogger decidono di tradurre da sole i loro post? Spesso con delle espressioni che lasciano a desiderare e che non interpretano in maniera esatta i concetti e quindi che non rendono? Nel post di domani la risposta a queste domande.

Autrice dell’articolo:
Carmelinda Potenza
traduttrice freelance e insegnante
Picerno (PZ)

Quando un cliente dice: “Ehi…è proprio caro!”

 Categoria: Servizi di traduzione

Come anticipato nell’articolo di ieri, oggi pubblicheremo la versione tradotta da Silvia Mentini dell’articolo “When a client says, Geez…that’s really expensive!” pubblicato il 29 ottobre 2014 sul blog “Thoughts on translation” di Corinne McKay, una nota traduttrice statunitense. Cliccate qui per leggere anche la traduzione di ieri eseguita da Marcella Pace.

Quando un cliente dice: “Cavoli…sei piuttosto caro!”

Uno studente del mio corso online mi ha chiesto: “Che cosa rispondo quando un cliente dice che le mie tariffe sono troppo alte?” Ottima domanda, studente! Perché se stai gestendo i tuoi affari nel modo giusto, qualcuno, un giorno, o addirittura un sacco di gente quasi tutti i giorni, penserà che sei troppo caro. Ed ecco la regola numero quando si stabiliscono i prezzi: se nessuno pensa che le tue tariffe sono troppo alte, allora significa che sono troppo basse. O almeno che potresti chiedere di più. Ricorda questo: numerose sagge persone che ci sono passate prima di te (nel mio caso, il mio contabile) sostengono una cosa del genere: “Quando esponi le tue tariffe i clienti dovrebbero sedersi e prendere appunti, e non salire sulla scrivania per saltarti addosso”. Il punto è questo: finché avrai abbastanza lavoro, vorrai avere una percentuale di clienti convinti che sei troppo caro.

Ma torniamo alla domanda: che cosa potresti rispondere al tuo cliente scioccato? Bé, prima di tutto: che cosa sta davvero dicendo? Bada che in questo esempio il cliente non ti ha detto: “Sei un impostore e queste tariffe non te le meriti”. Crederai di aver sentito una cosa del genere, ma non è ciò che ha detto. Quindi, diciamo che sei al telefono e che il cliente ti abbia fatto notare che le tue tariffe sono troppo care/costose/più alte di quanto avesse in mente di spendere. Che cosa rispondi? Niente. Zero. Il cliente non ti ha posto una domanda, ha semplicemente fatto un’osservazione, quindi non devi dire niente. Non ha fatto altro che commentare, ad esempio, che è molto più caro di quanto pensava di spendere. Ma nessuno si sente a suo agio durante un lungo ed imbarazzato silenzio in una conversazione, così potresti rispondere con un vago “Mmm?” “Mmm hmmm”, oppure fare un respiro molto profondo, così da avere qualcosa da fare mentre il cliente ci rimugina sopra.

Ma diciamo che tutto questo succeda tramite email e che quindi tu debba rispondere per forza, o magari anche al telefono, quando, oltre ad osservare che “è molto caro”, il cliente ti chieda effettivamente di scendere di prezzo. Ecco le opzioni:

Secondo me, la difesa migliore si attiene ai fatti: “Il suo progetto mi sembra davvero interessante e mi piacerebbe lavorare per lei. Ma ad essere sincero, anche con queste tariffe, sono sempre piuttosto impegnato, quindi per questa volta non posso farle uno sconto”. Stai semplicemente dicendo la verità in modo rispettoso.

Chiedi: “Che budget ha a disposizione?” Se il cliente risponde in modo onesto, capirai se le tue tariffe sforano del 10% o del 90%.
Educa. Puoi dire al cliente una cosa del genere: “Sono d’accordo, la qualità non è mai economica. Inoltre la traduzione richiede molto più tempo di quanto immagina, se non ha mai lavorato con altri traduttori. Ad esempio il suo progetto da 10.000 parole rappresenta almeno una settimana di lavoro per me, e in tutto questo tempo non farò altro che lavorarci su”.

Sii un po’ irriverente. Non che io lo raccomandi, ma può essere un’opzione. Ad esempio: “Forse dovrebbe cercare qualcuno la cui esperienza sia in linea con il suo budget”. A volte mi capita di dire questo ai miei potenziali clienti: “Ad essere onesti, non conosco nessun traduttore professionista che lavori a queste tariffe”. Una volta un potenziale cliente mi ha chiesto se facessi pagare anche “le parole corte” e io ho risposto: “Solo se desidera che vengano tradotte”. Non voglio essere sarcastica o paternalistica con i clienti, ma credo che con alcune persone un po’ di umorismo possa funzionare.

Negozia su fattori diversi dal prezzo: se davvero vuoi lavorare con questo cliente, ma lui non cambia idea sul budget a disposizione, trova dei fattori non finanziari che possano fare la differenza. Che ne dici di una deadline molto lunga che ti permetta di non passare giorni/settimane sul progetto? O magari il cliente si occupa di prodotti o servizi che potrebbe offrirti gratuitamente, come compenso parziale sulla tariffa.
E voi, saggi lettori, che cosa ne pensate?

Traduzione a cura di:
Silvia Mentini
traduttrice, sottotitolatrice ENG, FR, ESP>ITA
Cuneo

Quando il cliente dice: “ehi…è molto caro!”

 Categoria: Servizi di traduzione

Oggi e domani pubblicheremo due diverse traduzioni dall’inglese all’italiano dello stesso testo di partenza, ovvero l’articolo “When a client says, Geez…that’s really expensive!” pubblicato il 29 ottobre 2014 sul blog “Thoughts on translation” di Corinne McKay, una nota traduttrice statunitense.

Le versioni ci sono state inviate da Marcella Pace e da Silvia Mentini, due traduttrici che hanno lavorato separatamente, senza mai entrare in contatto l’una con l’altra. Prima della fruizione degli articoli medesimi si consiglia vivamente la lettura di questo articolo introduttivo.

Quando il cliente dice: “accidenti…è molto caro!”

Uno studente del mio corso online mi domanda: cosa rispondo ad un cliente che ritiene che le mie tariffe siano molto elevate? Bella domanda!. Se svolgi la tua attività in maniera corretta, molto probabilmente ti capiterà che una persona o molte quasi ogni giorno penseranno che le tue tariffe siano alte, il che ci conduce alla regola numero 1 del tariffario: se nessuno considera le tue tariffe troppo alte, vuol dire che le tue tariffe sono troppo basse o almeno potresti chiedere di più.

Ricorda anche che molte persone sagge (nel mio caso, il mio commercialista) mi hanno risposto precedentemente: le tue tariffe dovrebbero spingere le persone a sedersi per prender nota e non farle saltare dall’altra parte della scrivania verso di te. A condizione che hai abbastanza lavoro, è necessario che una discreta percentuale di potenziali clienti trovi le tue tariffe costose. Tornando alla domanda: cosa rispondere al cliente sorpreso?. Per primo, cosa intende realmente dire il tuo cliente?. Prendi in considerazione che il tuo cliente non ha affermato: “non sei una persona corretta, il tuo lavoro non corrisponde alle tariffe che applichi”. E’ probabile che lo hai inteso, ma non è ciò che il tuo cliente ha realmente detto. Ipotizza che durante una telefonata il cliente controbatte che le tue tariffe siano alte, più elevate di quanto aveva progettato di spendere. Cosa rispondi? Nulla. Il cliente non ha posto una domanda, ha fatto semplicemente una osservazione: è più di quanto avevamo pensato di spendere, per esempio. Non è necessario che tu dica nulla.

Nessuno apprezza un prolungato ed imbarazzante silenzio durante una conversazione e in tal caso puoi assumere un’espressione evasiva o fare un respiro lento, silenzioso e profondo, inspirando ed espirando, per concederti qualcosa da fare, mentre il cliente riflette. Nel caso in cui ciò avvenga con la posta elettronica, in quel caso sei tenuto a rispondere. Se si verifica al telefono, oltre all’osservazione “è molto costoso”, il cliente ti domanda, se sei disposto in realtà ad abbassare le tue tariffe. Propongo alcune opzioni:

• Io ritengo che la miglior difesa sia strettamente legata ai fatti: “il Suo progetto è molto interessante e mi piacerebbe lavorare con Lei., ma ad essere onesta, al momento sono occupata tutto il tempo, applicando tariffe regolari. Non posso concedere sconti. Stai dicendo la verità in modo rispettoso.

• Domanda: Quale budget aveva in mente?. Se il cliente è onesto, avrai modo di renderti conto, se differisci del 10 o 90%.

• Dai informazioni: sono d’accordo con Lei, ma il lavoro altamente qualificato non è mai economico, il Suo lavoro potrebbe richiedere più tempo di quello che Lei crede, se non ha mai collaborato con dei traduttori precedentemente. Ad esempio, un lavoro di 10.000 parole comporterebbe almeno un lavoro di una settima a tempo pieno.

• Sii sarcastico, non lo raccomando, ma potrebbe essere un’opzione. Rispondi, dicendo: “potrebbe trovare qualcuno con un’esperienza adatta ad accettare la somma che Lei propone”. A volte, ai miei potenziali clienti dico proprio: ad essere sincera, non conosco traduttori professionisti, che accettano di lavorare in base alla Sua tariffa. Mi è capitato che un potenziale cliente mi chiedesse, se deve pagare anche la traduzione di “parole brevi” e io gli ho risposto: “solo se Lei vuole che siano tradotte”. Non intendo essere sarcastica o non avere rispetto nei confronti dei miei clienti, ma penso che di fronte ad un certo tipo di clientela, una nota di umorismo produca i suoi effetti benevoli.

• Discuti su altri fattori, oltre al prezzo, se sei realmente intenzionata a lavorare con questo cliente, ma se il problema è legato al denaro e lui non vuole cambiare opinione, rifletti su fattori non economici che possano fare la differenza. Perché non proporre una scadenza a lungo termine, cosi da non essere costretto a lavorare tutto il tempo per giorni e settimane a questo progetto?. Il tuo cliente produce un prodotto o offre un servizio a te utile, che potrebbe concederti a titolo gratuito, come parte del pagamento del tuo lavoro?

Saggi lettori, avete altre opinioni a riguardo?

Traduzione a cura di:
Pace Marcella
Laurea in Lingue e letterature straniere
Traduttrice free lance e correttrice di bozze DE-PT>IT
Sulmona (AQ)

Persi senza traduzione: ricerca scientifica (2)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Molto poco tenuto in considerazione è, invece, il ruolo potenzialmente importante che potrebbero svolgere i traduttori nelle università dei paesi non madrelingua inglese. Tradurre le ricerche in una delle quattro lingue principali della Terra (mandarino, spagnolo, portoghese o francese) potrebbe incrementare il numero di citazioni legato a un determinato articolo. La produzione scientifica sull’ambiente, sulla biologia e sull’agraria dei quattro paesi relativi a queste lingue, costituisce, infatti, il 20% di tutte le ricerche pubblicate a livello globale. La traduzione degli articoli in idiomi diversi dovrebbe garantire una più rapida raccolta dei dati a favore o contro le ipotesi su cui poggiano gli articoli stessi, nonché incrementare la condivisione della conoscenza in quelle aree ad applicazione pratica come l’agronomia o la conservazione, le quali, in certi paesi, non vengono affatto sostenute né da pubblicazioni in lingua inglese né da citazioni.

Mentre restiamo in fiduciosa attesa dello svilupparsi di queste nuove regole, a livello individuale i ricercatori possono comunque rifarsi ad alcuni modelli già esistenti per la pubblicazione delle traduzioni. Alcune riviste madrelingua inglese sulle scienze ambientali, biologiche e agrarie, per esempio, pubblicano abstract in spagnolo o in francese. Altre realizzano traduzioni di articoli pubblicati originariamente dall’altra parte dell’oceano. Altri ancora pubblicano articoli in più di una lingua (per quanto, purtroppo, alcuni abbiamo abbandonato quest’abitudine).

Un’altra idea valida per le riviste potrebbe essere quella di pubblicare le traduzioni solo in versione online, da offrire eventualmente come opzione all’interno di quelle pubblicazioni ad accesso libero dove le spese di pubblicazione sono a carico del ricercatore. I ricercatori stessi potrebbero inoltre pubblicare traduzioni dei propri articoli sui siti dei loro laboratori, o su social network dedicati alla scienza come ResearchGate. Le università potrebbero dar vita ad archivi online ad accesso gratuito contenenti le pubblicazioni scientifiche più importanti tradotte in specifiche lingue straniere. Questo potrebbe essere un modo per rendere maggiormente rilevante il loro profilo a livello internazionale, per creare nuovi network universitari e nuovi ambiti di collaborazione.

La scienza non si basa mai solo ed esclusivamente sui dati. L’idioma nel quale comunichiamo influenza la fiducia in noi stessi e la nostra abilità di persuasione, il modo in cui esprimiamo concetti complessi, idee astratte e informazioni, nonché il nostro giudizio valutativo in merito a nuove idee e ai loro autori. Un giorno i computer potrebbero essere in grado di produrre accurate traduzioni scientifiche, ma fino ad allora gli scienziati hanno bisogno di tutto l’aiuto che possono ottenere.

Fonte: Articolo di Meredith Root-Bernstein e Richard Ladle pubblicato sul Times Higher Education il 26/06/2014

Traduzione a cura di:
Mauro Ricotta
Traduttore freelance
Roma

Persi senza traduzione: ricerca scientifica

 Categoria: Servizi di traduzione

È risaputo che chiunque voglia diventare scienziato di professione nel 21esimo secolo, è costretto a comunicare in inglese. Ciò non rappresenta un problema se si nasce da genitori madrelingua inglese, ma pensate un attimo alla maggior parte degli scienziati di tutto il mondo, obbligati a comunicare le sfumature e il senso intimo delle proprie ricerche in una lingua straniera poco familiare.
Una preposizione fuori posto e un verbo scelto di fretta possono rovinare una narrativa coerente, riducendo la probabilità che la ricerca venga pubblicata in riviste di ambito internazionale e limitando così l’impatto della ricerca stessa.

La scienza ha bisogno di un maggior numero di persone qualificate in grado di colmare il gap linguistico, e questo bisogno è particolarmente urgente per quelle aree come l’ambiente e le scienze agrarie, dove viene data sempre maggiore importanza a quanto avviene in ambito regionale e locale poiché si ritiene che possa poi avere ripercussioni a livello globale.
Nel tentativo di far circolare quanto più possibile il proprio lavoro, molti scienziati stranieri investono parte dei preziosi fondi delle loro ricerche in servizi privati di traduzione. Ma traduttori generici potrebbero non essere in grado di comprendere la scienza, la struttura delle riviste scientifiche o il linguaggio tecnico. L’unica alternativa è quella di affidarsi a colleghi bilingue per un servizio di traduzione svolto a titolo di cortesia.

Tuttavia, in un recente articolo uscito sulla rivista Ambio: A Journal of the Human Environment, consigliamo ai dipartimenti universitari dei paesi non-anglofoni di assumere traduttori professionisti con un background scientifico, proprio come succede per gli specialisti in ambito statistico e tecnico. O, in alternativa, di offrire posizioni allettanti per i ricercatori bilingue o madrelingua inglese, laddove una percentuale del loro tempo andrebbe dedicata ad assistere i colleghi per ciò che concerne la traduzione, la redazione e la revisione di articoli e di altre pubblicazioni di ricerca. Tali posizioni potrebbero essere permanenti oppure a tempo determinato, in funzione della presenza di determinate figure legate al mondo accademico.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo di Meredith Root-Bernstein e Richard Ladle pubblicato sul Times Higher Education il 26/06/2014

Traduzione a cura di:
Mauro Ricotta
Traduttore freelance
Roma

La propedeutica della traduzione letteraria

 Categoria: Tecniche di traduzione

Quali sono le fasi preliminari della traduzione in campo letterario?
Innanzitutto il traduttore, per svolgere il proprio compito, oltre ad essere padrone delle proprie lingue di lavoro , deve aver consolidato due aspetti fondamentali del proprio carattere: la precisione e la sicurezza. Colui che traduce e decide di fare della propria passione un lavoro non può permettersi il lusso di essere indeciso, proprio perché durante la fase di trasposizione si ritroverà spesso di fronte a delle scelte linguistiche che andranno a determinare le proprie strategie di traduzione. Queste ultime, rappresentando delle decisioni determinanti da prendere durante il processo traduttivo, non sempre risultano essere semplici da adottare. Infatti, un “bravo traduttore” prima di imbandire la propria tavola con dizionari monolingua e vari glossari, realizza uno studio approfondito del testo. Nel caso di un’opera letteraria ad esempio, sarà necessario analizzare il periodo storico in cui è stata prodotta, individuando le caratteristiche linguistiche e stilistiche dell’autore. Il traduttore, così facendo, riesce ad abbattere ogni frontiera linguistica, raggiungendo il suo scopo più ambito: la realizzazione del metatesto.

Un altro passaggio, che merita di essere menzionato e che può risultare utile a chi decide di tradurre un’opera, è l’analisi comparata di due traduzioni di un’opera di un autore. Tale confronto costituisce un importante lavoro preliminare alla traduzione di un’altra opera dello stesso autore. Infatti, attraverso un’analisi comparativa di un prototesto e due metatesti , il traduttore è in grado di evidenziare le affinità e le differenze tra due traduzioni di un’opera, maturando, grazie a tale raffronto, una propria strategia traduttiva. L’analisi comparativa tra un prototesto e due metatesti, può risultare quindi estremamente efficace ai fini traduttivi, poiché consente al traduttore di familiarizzare, ancor prima del processo traduttivo, con lo stile narrativo, il linguaggio, le preferenze estetiche, nonché le tematiche predilette dell’autore. Tale studio preliminare facilita grandemente il compito del traduttore, poiché quest’ultimo, prendendo coscienza dei “tranelli linguistici” che è solito usare uno scrittore, acquista più sicurezza nel tradurre un testo inedito del medesimo autore.

A ciò ne consegue – come ribadito da molti teorici della traduzione, tra cui il celebre Bruno Osimo – che l’analisi comparativa tra prototesto e metatesti può essere considerata un processo indispensabile sia per l’individuazione delle varie strategie traduttive nel passaggio da testo originale a testo d’arrivo, sia per il riscontro scientifico del fatto che non esiste una traduzione assoluta o ideale, ma che sulla base di un unico originale si può creare una serie di traduzioni diverse ma, teoricamente, di pari valore . Come afferma ancora Osimo, non esiste una traduzione più o meno giusta di un’altra, ma indubbiamente lo studio di due metatesti facilita il lavoro di un terzo traduttore, permettendo infine la realizzazione di un testo del tutto originale.

Autrice dell’articolo:
Angela Mangado
D.ssa in Interpretariato e Traduzione
Language specialist ARA<>ITA/ SPA<>ITA/ ENG<>ITA
Roma (Italy)

Note
[1] Munday, J. (2001). Introducing Translation Studies: Theories and Applications. London and NY: Routledge, pp 56-72;
[2] Morini, M. (2007), La traduzione. Teorie, strumenti, pratiche, Milano: Sironi, pp. 64-65;
[3] Osimo, B., (2010), Manuale del traduttore. I ed. Milano: Hoepli, pp. 106-107;
[4] Bruno, O. (2008), Corso di traduzione, Modena, Logos; http://courses.logos.it/pls/dictionary/linguistic_resources.traduzione?lang=it, (consultato 12/12/2014);
[5] “Bruno Osimo, (Milano, 14 dicembre 1958) è uno scrittore, docente e teorico della traduzione italiano“; http://it.wikipedia.org/wiki/Bruno_Osimo, (consultato 14/12/2014);
[6] Cit. Osimo, B. (2000) La Traduzione Totale. Modena: Guaraldi Logos, II ed http://ebooks.gutenberg.us/wordtheque/it/traduz_totale.txt (consultato il 12/12/2014);

La cultura nella didattica dell’italiano

 Categoria: Le lingue

Secondo le linee guida del quadro europeo di riferimento e le competenze chiave per l’apprendimento permanente ivi elencate, le competenze linguistiche implicano fra l’altro “abilità quali la mediazione e la comprensione interculturale”.
La questione che ci si pone al giorno d’oggi nella didattica delle lingue straniere è come la mediazione e la relativa comprensione interculturale possano essere inserite nell’ambito dell’insegnamento. Essendo l’interculturalità percepibile solo in forma contrastiva da parte del discente di lingua straniera, che peraltro utilizza di norma il proprio sistema linguistico e culturale come parametro di raffronto, una sensibilizzazione in questa direzione sembra essere l’uso della traduzione dalla lingua straniera alla lingua madre.

Se in passato la traduzione aveva come obiettivo didattico primario quello di avvicinare il discente alle più importanti opere della cultura straniera, ai giorni nostri essa apre nuovi orizzonti nell’insegnamento delle lingue straniere. Grazie alle teorie dell’equivalenza, dello skopos e della tipologia testuale, la traduzione viene altresì concepita come una trasposizione di situazioni comunicative basato sulla cultura, la cui ricezione è ottimale soltanto se la lingua viene percepita anche come l’espressione di una realtà culturale, in cui il concetto di cultura ha un’accezione molto vasta. Le condizioni geografiche e climatiche, i fatti storici, gli sviluppi sociali, nonché altri fattori non hanno unicamente conseguenze pratiche ma influenzano fortemente le forme linguistiche utilizzate per descriverle.

Quando si insegna una lingua straniera, quindi, non si deve solamente didattizzare un sistema linguistico già ben strutturato, confrontandolo nel modo più adeguato con il proprio sistema di riferimento, ma creare una rete di connessioni emotive a partire dalla semplice base cognitiva.
Nella didattica possono essere impiegati in maniera contrastiva alcuni elementi culturali in grado di creare questi parametri che poggiano su una base emotiva.
Partendo dalle tipiche situazioni comunicative dei testi per la didattica dell’italiano e basandosi su alcuni esempi di traduzione dal tedesco all’italiano e viceversa, bisognerebbe mettere in evidenza nuovi percorsi per una traduzione basata sulla cultura, che, a partire da quella puramente letterale, porti a nuove competenze.

Autrice dell’articolo: Krause, Alexandra (Wien)
“Kulturbasiertes Übersetzen im Italienischunterricht. Vom wörtlichen Übersetzen zu den neuen Kompetenzen”

Traduzione a cura di:
Marco Carchia
traduttore, interprete e fisioterapista
Genova

La nostra visione del mondo e le lingue

 Categoria: Le lingue

Nel mio ultimo articolo, “Siamo solo un prodotto delle lingue che parliamo?” mi sono occupato degli effetti che la struttura di una lingua può avere sul modo in cui valutiamo e comprendiamo il mondo che ci circonda, basandomi sul concetto per cui lingue diverse possono esprimere le stesse idee in maniera linguisticamente diversa. Nel presente articolo evidenzierò due ulteriori esempi del modo in cui le lingue danno forma alla nostra visione del mondo, in particolare riguardo ai concetti di responsabilità e di futuro.

Responsabilità
Come già riportato in un mio precedente articolo, “Può la lingua influenzare il nostro modo di pensare?”, quando commettiamo un errore o abbiamo un incidente, noi parlanti di lingua Inglese assegniamo tutta la responsabilità linguistica a chi compie l’azione attraverso l’uso della voce attiva: “Io ho fatto cadere il bicchiere”, “Io ho dimenticato il suo nome”. Lo Spagnolo invece esprime una responsabilità in maniera molto più passiva, come dimostrato nelle rispettive traduzioni delle suddette frasi: “se me cayó el vaso” e “se me olvidó su nombre” focalizzando l’attenzione sull’azione piuttosto che su chi la compie, quasi a dimostrare che il bicchiere è caduto da solo oppure che in qualche modo le forze della natura hanno cospirato contro di te, facendo in modo che tu facessi cadere il bicchiere.
Uno studio eseguito presso l’Università di Stanford faceva vedere a parlanti di lingua inglese, spagnola e giapponese dei video (la responsabilità viene espressa in maniera simile sia in spagnolo sia in giapponese) nei quali la gente eseguiva azioni involontarie, tipo far scoppiare un palloncino o rompere un vetro. Quando veniva loro richiesto di descrivere le azioni, i parlanti inglese si dimostravano molto meno indulgenti. Puntavano costantemente l’attenzione su colui che aveva eseguito l’azione, facendo affermazioni tipo “E’ stato lui a far scoppiare il palloncino”, mentre i parlanti spagnolo e giapponese si limitavano più a descrivere l’azione dicendo “il palloncino è scoppiato”. E’ interessante notare che quando veniva loro chiesto di parlare del video, spagnoli e giapponesi si ricordavano meno di chi aveva compiuto l’azione accidentale rispetto agli inglesi.

Il Futuro
Un concetto che potrebbe essere in qualche modo difficile da afferrare per tutti coloro che parlano la maggioranza delle lingue del mondo è l’idea che in alcune lingue non esiste il tempo futuro. Immaginate di provare a fare dei piani per il fine settimana o di organizzare le vostre prossime vacanze estive senza usare il tempo futuro. Eppure in lingue in cui esso non esiste, come ad esempio il Cinese Mandarino, ciò è del tutto normale. Ed è anche abbastanza sorprendente notare che coloro che parlano lingue che non hanno il futuro dimostrano di agire meglio in attività ad esso collegate (per quanto strano possa sembrare). Ciò è dovuto al fatto che chi parla una lingua in cui il futuro viene esplicitamente espresso da “un tempo futuro specifico”, tipo la lingua inglese, tende a vedere il futuro come un qualcosa di lontano, che non ha una grossa ripercussione sulle nostre vite presenti. Invece quando la distinzione tra presente e futuro è linguisticamente confusa, come nelle lingue che non ce l’hanno, i parlanti tendono a sentirsi molto più influenzati e vicini al futuro. Pertanto, coloro che parlano queste lingue hanno dimostrato di essere migliori nel risparmiare il proprio denaro e, in media, di saper prendere decisioni migliori sulle proprie finanze, sulla salute e sul proprio stile di vita.
Quindi, la prossima volta che vi trovate ad affrontare una situazione difficile, provate ad affrontare il problema dalla prospettiva di chi parla una lingua diversa. Potrebbe fare la differenza!

Fonte: Articolo pubblicato il 19/11/2014 sul blog “Trusted translations”

Traduzione a cura di:
Antonella Pozzobon
Traduttrice free-lance inglese-italiano
Carmignano (PO)