La solitudine del traduttore (2)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Prima parte di questo articolo

Ebbene, non credo (o non mi sembra) che esista qualcosa di così diametralmente opposto come la solitudine e la traduzione, come la solitudine e il traduttore. Anzi al contrario, ritengo che il traduttore non sia mai veramente da solo e che, a volte, questa mancanza di solitudine sia persino d’intralcio, come proverò a spiegare di seguito o magari in un’altro articolo.
In base alla mia esperienza posso dire che il traduttore non solo non si trova da solo quando traduce, ma che è anche fin troppo in compagnia. L’autore, le sue parole, il suo modo di scrivere, non lo lasciano mai in pace, gli si attaccano addosso (a volte come un magnifico compagno, altre come un gran fastidio) con tale forza che non è in grado di liberarsene praticamente mai: colui che viene tradotto rimane attaccato al traduttore ventiquattr’ore su ventiquattro. Che lo voglia o no, che gli dia piacere o lo soffochi, ciò non nega la questione di fondo: i problemi che nascono da ogni singola parola che viene tradotta, il ritmo (ah, il suo ritmo!), il tono, l’atmosfera, la personalità e la presenza dell’autore, accompagnano volente o nolente il traduttore a tutte le ore, di giorno e di notte, quando traduce e quando non traduce. E anche quando non traduce comunque sta traducendo, perché non può fare a meno di sentirsi ronzare nell’orecchio l’opera e il suo autore.

Fu già Kafka ad alludere al fatto che nessuno è veramente da solo quando maneggia le parole, e credo proprio fosse nel giusto. La vera solitudine è l’assenza di parole, è restare senza, e probabilmente la vera fuga degli dèi è forse la fuga delle parole stesse. Quando restiamo senza, ecco che siamo subito soli. Il distacco ultimo, quello più drastico, è proprio il distacco dalle parole. E il traduttore deve sempre avere a che fare con parole già esistenti di base, è costantemente accompagnato da esse, da parole che si portano dietro problemi ma anche un loro proprio ritmo, un tono, un’atmosfera, dei significati. La traduzione, oserei dire, è proprio il contrario della solitudine: nella traduzione si è sempre in due, c’è sempre qualcuno, che sia l’autore, l’altra lingua o l’eco della propria. Ci sono sempre due atmosfere, quella del mondo dal quale si traduce e quella del mondo nel quale si traduce o per il quale si traduce. Due toni, e lo sforzo di renderlo uno. Unire il mondo già creato al mondo in via di creazione. E chi si muove con grande sforzo, si muove già in compagnia.

Fonte: Articolo di J.Á.González Sainz pubblicato sulla rivista online “El Trujamán” il 07 novembre 2014

Traduzione a cura di:
Mauro Ricotta
Traduttore freelance
Roma

La solitudine del traduttore

 Categoria: Traduzione letteraria

Miguel Sáenz è uno dei traduttori dal tedesco allo spagnolo contemporanei che ammiro maggiormente. Ammiro il suo lavoro e ammiro anche la maggior parte degli scrittori che ha tradotto, dei quali ho potuto godere grazie alle sue versioni. In particolar modo le sue traduzioni di Thomas Bernhard, di Sebald o le sue nuove versioni di Kafka, fanno parte di quelle letture che negli ultimi decenni ho davvero apprezzato e tenuto in grande considerazione. E ormai una generazione di lettori spagnoli associa (consapevolmente o meno) le opere di questi autori al lavoro di traduzione e composizione di Miguel Sáenz, ed io con loro.

Il frutto di questo lavoro, come se fosse poco l’elogio generale e la gratitudine dei lettori di quelle opere, tra l’altro fra le più rilevanti e degne di nota della letteratura tedesca contemporanea (e la traduzione di un autore o di un’opera di grande rilievo già di per sé merita un grosso riconoscimento), è stato qualche anno fa il conferimento da parte dell’Università di Salamanca di un dottorato honoris causa. Non credo di sbagliarmi se scrivo che si tratta del primo riconoscimento di questo tipo e di questo calibro che un’università spagnola tributa al lavoro di un traduttore in quanto tale, e non, per esempio, a uno scrittore che lavora anche come traduttore. Complimenti al traduttore, se l’è davvero meritato, e complimenti anche all’istituzione universitaria per l’apertura dimostrata, della quale da tempo si sentiva il bisogno.

Ma nel suo discorso di ringraziamento, Miguel Sáenz ha parlato fra le altre cose della “solitudine del traduttore“. E là, mio stimatissimo collega, devo proprio dissentire.
I contrasti più duri, o forse i più fecondi, nascono proprio dagli attestati di stima, al contrario di quanto potrebbe sembrare. E nei contrasti fra le cose (e probabilmente al tempo stesso anche nei sentimenti di stima) ribolle sempre buona parte di quanto di meglio prodotto dall’umanità. Eraclito, sempre e comunque.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo di J.Á.González Sainz pubblicato sulla rivista online “El Trujamán” il 07 novembre 2014

Traduzione a cura di:
Mauro Ricotta
Traduttore freelance
Roma

L’importanza della traduzione (3)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Seconda parte di questo articolo

La traduzione letterale può essere considerata come un “procedimento di traduzione” perfettamente legittimo se esiste una corrispondenza di struttura e significato tra lingua di partenza e lingua d’arrivo. In questi casi la traduzione non deve essere alterata. Però sono pochi i casi in cui questa tecnica è efficace per la traduzione di un romanzo: a volte la traduzione letterale non percepisce il messaggio dell’originale, non esprime lo stesso significato dell’originale, per questo non funziona. È sicuramente valida per documenti tecnici, scientifici, giuridici …. ma non per una composizione letteraria (romanzo, poesia o teatro).

Nel caso della traduzione obliqua o libera, questa deve sempre attenersi al messaggio, al contenuto e alle idee dell’originale. Per raggiungere ciò il traduttore deve separarsi dalla forma originale del testo e adattarla alla lingua nella quale traduce. Nel caso della poesia, di solite le trasmutazioni sono di più rispetto alla prosa, dal momento che adattare il linguaggio della poesia alla fonetica della lingua nella quale si traduce è un lavoro arduo. A volte risulta essere praticamente impossibile, poiché si tratta di due sistemi linguistici differenti che non coincidono quasi mai.

In opere come The Bruce (romanzo epico che narra le imprese del re scozzese Robert Bruce e la sua vittoria sugli inglese nella battaglia di Bannockburn); o La Chanson de Roland o El poema del Mìo Cid il lettore sa di trovare parole, espressioni e strutture arcaiche simili a quelle che può trovare nei documenti dell’epoca. Un lettore di questo tipo spera che un testo medievale tradotto rifletta alcune di queste caratteristiche: è una qualità che gli indica che la traduzione ha cercato di essere quanto più fedele all’originale. Il traduttore sa che nel momento in cui traduce un poema epico o una poesia deve riprodurre lo stesso testo che ha dinanzi ai suoi occhi.

La traduzione è essenziale nella letteratura per riportare alla luce opere sconosciute al pubblico lettore. Chi non è in grado di leggere un romanzo nella sua versione originale deve aggrapparsi alla traduzione dello stesso come a una ciambella di salvataggio, se vuole leggerlo. E accetterà come buona, se non unica, la traduzione. Al contrario, noi che possiamo leggere in diverse lingue e comparare l’originale con il suo equivalente tradotto, ci rendiamo contro di quanto sia difficile trasmettere al lettore le stesse sensazioni che ci fa provare l’originale. Pur sapendo ciò continuiamo a leggere traduzioni ogni giorno, poiché in molti casi è l’unica modo che abbiamo per arrivare ad un determinato testo.

Fonte: http://www.angelfire.com/va3/literatura/enrique95.htm
Traduzione dell’articolo di Enrique Garcìa Dìaz “La importancia de la traducciòn” a cura di:

Marilena Matarrelli
Laurea triennale in Lingue e Letterature Euromediterranee
Laurea Specialistica in Lingue Moderne, Letterature e Traduzione Letteraria
Lecce

L’importanza della traduzione (2)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Prima parte di questo articolo

Nonostante tutto, la traduzione è oggigiorno di vitale importanza per la letteratura, dal momento che in molte occasioni ha portato alla luce opere sconosciute le quali, grazie alla traduzione, sono diventate pubbliche. Alcuni teorici della traduzione e alcuni traduttori hanno segnalato, come fine ultimo desiderato, che i lettori del testo d’arrivo, o tradotto, provino le stesse sensazioni dei lettori del testo originale. Ma ciò comporta serie difficoltà, come già segnalato nell’articolo di ieri (ndr), perché dipende da ogni singolo lettore.

Quando si parla della qualità del testo tradotto si fa riferimento ad un altro tema spinoso: l’accettazione, da parte dell’autore, della traduzione. L’autore deve essere consapevole che, una volta che la sua opera viene tradotta in un’altra lingua, il testo originale subisce delle alterazioni; se non lo accetta riceverà una delusione appena andrà a leggerlo in un’altra lingua. A volte si può tradurre il testo originale in maniera letterale, perché entrambe le lingue sono in grado di esprimere lo stesso concetto. Il problema sorge quando non c’è, nella lingua in cui si traduce, un termine equivalente all’originale. È in questi casi che è necessario fare giri di parole o usare espressioni che possono cambiare o alterare alcune sfumature dall’originale. Vi sono poi casi limite in cui l’originale non ha alcuna relazione con il testo tradotto.

Se si ha la possibilità di leggere un testo in lingua originale e dopo la sua traduzione, ci si rende conto che, nonostante si tratti dello stesso documento, non abbiamo provato le stesse sensazioni. A questo proposito esponiamo la domanda seguente: “traduzione letterale o obliqua?”.
All’articolo di domani l’ardua risposta.

Fonte: http://www.angelfire.com/va3/literatura/enrique95.htm

Traduzione dell’articolo di Enrique Garcìa Dìaz “La importancia de la traducciòn” a cura di:

Marilena Matarrelli
Laurea triennale in Lingue e Letterature Euromediterranee
Laurea Specialistica in Lingue Moderne, Letterature e Traduzione Letteraria
Lecce

L’importanza della traduzione

 Categoria: Traduzione letteraria

In molte occasioni non siamo coscienti di quanto sia importante una buona traduzione. Il successo o l’insuccesso di un’opera letteraria può dipendere, in un certo senso, dalla traduzione fatta.
Di solito la critica, nel momento in cui valuta un romanzo, non si concentra sulla traduzione, bensì sugli aspetti letterari dello stesso. Quando un critico si sofferma sulla traduzione di solito lo fa di passaggio, non considerandola importante ed essenziale per il successo o no di un’opera.
E’ opportuno riconoscere e segnalare, però, che una buona traduzione è di vitale importanza perché un romanzo o una poesia ottengano maggior successo. Nessuno ama leggere espressioni o parole non adatte alla lingua del XXI secolo.
Ci sono situazioni in cui ci troviamo di fronte a traduzioni che non rispettano il significato della parola di partenza, o che potrebbero fare riferimento ad altri elementi linguistici più appropriati ai giorni nostri. Il fatto è che la lingua per il traduttore è lo strumento di lavoro più importante, ed è uno strumento in costante evoluzione.

La traduzione è la nuova forma che si dà al contenuto dell’opera in questione, e tale contenuto deve essere uguale, esatto. È qui che si localizza l’importanza, e allo stesso tempo la difficoltà, della traduzione letteraria: quando il traduttore deve esprimere nella sua lingua i sentimenti, le idee o le spiegazioni che ha creato l’autore del testo. Il traduttore deve trovare il termine linguistico che più si avvicina all’originale, diversamente non esprimerebbe il sentimento dell’autore. Per questo è molto difficile esprimere lo stesso sentimento, lo stesso significato dell’originale: quanto più il traduttore si sforzerà a farlo, quanto più l’opera avrà successo.

Riuscirci è praticamente impossibile, anche se ci sono diversi esempi, ma è molto difficile anche per lo stesso scrittore, di fronte ai suoi lettori e nella sua lingua originaria, trasmettere l’idea che ha concepito nella sua mente, l’emozione che ha provato creando determinati personaggi o la trama che ha poi riportato nel testo: la maniera in cui l’autore si identifica con la trama, i personaggi, in pratica con la propria creazione. Non sarà sicuramente in grado di far provare gli stessi sentimenti a due lettori diversi.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: http://www.angelfire.com/va3/literatura/enrique95.htm

Traduzione dell’articolo di Enrique Garcìa Dìaz “La importancia de la traducciòn” a cura di:

Marilena Matarrelli
Laurea triennale in Lingue e Letterature Euromediterranee
Laurea Specialistica in Lingue Moderne, Letterature e Traduzione Letteraria
Lecce

Il bilinguismo dall’Amazzonia alla Siberia

 Categoria: Le lingue

Quello del bilinguismo non è un fenomeno raro. Si stima, infatti, che più del 50% della popolazione mondiale sia bilingue. Dal momento che i dati non sono costantemente aggiornati, non è semplice avere una percentuale definitiva riguardo a questo fenomeno. Ad ogni modo, che sia il 45% o il 55% le conclusioni non cambiano: non è un caso raro parlare più di una lingua nella maggior parte dei posti nel mondo.
Secondo il “Center of Applied Linguistics” (Centro di Linguistica applicata) ci sono sempre più bambini che ricevono un’istruzione in più di una lingua rispetto a quelli monolingue. Questi dati sono sorprendenti specialmente se visti alla luce della mancanza degli adeguati supporti governativi. Solo il 25% dei circa 200 paesi che affermano di essere bilingue, offre istruzione in più di una lingua.
A parte gli idiomi maggiormente usati (Inglese, Francese ,Spagnolo, Russo, Tedesco, ecc..) le altre 5.975 e più lingue che costituiscono il lessico mondiale, sono scarsamente parlate. In India, ad esempio, molte persone parlano una lingua tribale, una lingua franca locale, e poi l’Hindi oppure uno degli altri idiomi principali riconosciuti a livello nazionale. Questa situazione costituisce più la regola che l’eccezione, benché si tratti di lingue estranee alla maggior parte di noi.

Amazzonia
La foresta pluviale dell’Amazzonia è forse uno dei punti più incontaminati del nostro pianeta. Qui c’è una Tribù chiamata Piraha la cui lingua sembra imitare il suono di un fischio o di un ronzio. Il motivo della loro unicità risiede nel fatto che considerano tutti gli altri idiomi inferiori al proprio. Al contrario, la maggior parte delle Tribù scoperte nell’Amazzonia in Brasile, ovvero circa il 25% dell’intera foresta pluviale, sono bilingue. Sotto questo aspetto, quindi, la tribù dei Piraha è da considerarsi un’eccezione.

Siberia
Se da un lato la Siberia è da considerarsi ancora molto legata alla lingua russa, dall’altro sono in atto provvedimenti volti ad aumentare il bilinguismo. È abbastanza interessante notare inoltre che molti madrelingua russi sono bilingue come pure i popoli che usano gli idiomi slavi come prima lingua. Per esempio, in piccoli paesi come la Slovacchia si parla Slovacco e Russo e in Ucraina si parla Ucraino e Russo. Concludendo, si stima che in questi paesi più del 97% delle persone sia bilingue, un dato decisamente stupefacente.
Cosa significa tutto questo?

Come sostenevo prima, sia il crescente numero di migranti e di persone bilingue nel mondo che lo spostamento delle potenze mondiali, ci sta portando in un contesto dove conoscere più di una lingua è di cruciale importanza. Sebbene non tutti abbiano il tempo o l’intenzione di imparare un’altra lingua, per coloro che ce l’hanno sarebbe utile acquisire le basi per comprendere almeno uno o più idiomi.
Alcune lingue possono rivelarsi particolarmente utili in determinati contesti. In materia legale, ad esempio, a seconda del ramo che si sceglie, potrebbe essere un vantaggio parlare lo spagnolo oppure una lingua africana. Mentre per gli studi in materie commerciali potrebbero essere utili lingue quali il cinese o giapponese visto che la Cina e il Giappone sono rispettivamente la seconda e la terza economia a livello mondiale.
Il multilinguismo è un dato di fatto, e come tale va accolto con entusiasmo, sia per continuare ad approfondire la conoscenza del nostro cervello e in particolare sui meccanismi che regolano l’apprendimento alle lingue sia continuando a trovare insegnamenti preziosi in storie come quelle dei Piraha in Amazzonia.

Fonte: Articolo scritto da Jeffrey Nelson e pubblicato su Blog Omniglot, the language encyclopedia

Traduzione a cura di:
Cira Magliulo
Aspirante traduttore in materie scientifiche
Dott.ssa in scienze biologiche
Caserta

I titoli dei film si perdono nella traduzione (4)

 Categoria: Problematiche della traduzione

< Terza parte di questo articolo

Yehuda Stav, uno dei più grossi critici cinematografici israeliani, pensa che adesso in Israele i nomi siano meno assurdi di un tempo, ma che la logica sia rimasta la stessa.
“Viene tradotto in modo chiaro e diretto per portare le persone al cinema”, dice. “Si cerca qualcosa di attraente o divertente, anche se risulta ridicolo”.
Ad esempio, il titolo della commedia di Paul Newman del 1978 “Slap shot” (in italiano Colpo secco NDT), su una buffa squadra di hockey di terza categoria, fu considerato così criptico in Israele al tempo che fu semplicemente rinominato “Paul Newman e la sua gang”.

Sembra che questo tipo di trasformazione sia molto comune anche a nord dei confini americani. Nella provincia francese del Quebec, in Canada, la commedia di fantascienza di Woody Allen del 1973 “Sleeper” (in italiano “Il dormiglione” NDT) venne cambiata in “Woody e i robot”.

Per qualcuno non c’è niente da ridere su questo fenomeno. Danny Warth, un archivista alla Cinemathèque di Tel Aviv, un centro culturale di cinema d’essai, ha detto che questa trasformazione senza scrupoli dei titoli è un insulto al genere.
“Stiamo parlando di opere d’arte. Nessuno oserebbe cambiare il titolo di un romanzo o di una produzione teatrale, ma nei film per qualche motivo ciò è permesso”, deplora. “Un nome ridicolo è senza dubbio divertente ma non riesco ad accettarlo. Non è dignitoso.”

Traduzione dell’articolo di Aron Heller “Hollywood Movie Titles Get Lost In Translation Overseas” pubblicato il 28 febbraio 2014 su Huffington Post, ripreso dall’Associated Press di Gerusalemme.

I titoli dei film si perdono nella traduzione (3)

 Categoria: Problematiche della traduzione

< Seconda parte di questo articolo

E’ un fenomeno quasi unico nel suo genere.
In Francia, “The Dukes of Hazzard” (in italiano “Hazzard” NDT) è diventato “Sceriffo, fammi paura!” e “The Hangover” (in italiano “Una notte da leoni” NDT) è conosciuto come “Very Bad Trip”. I francesi hanno inoltre la tendenza ad aggiungere titoli solleticanti a film di serie B per suscitare interesse. E così “Step Up” è conosciuto come “Danza sensuale”, e “No strings attached” (in italiano “Amici, amanti e…” NDT) è diventato “Amici sensuali”.
In Germania, il classico di Woody Allen “Annie Hall” (in italiano “Io e Annie” NDT) si chiama “La nevrotica urbana”. La commedia bellica “Stripes” (lasciato in originale in italiano con il sottotitolo “Un plotone di svitati” NDT) si chiama “Penso di essere stato baciato da un alce!” e “Eternal sunshine of the spotless mind” (“L’eterno splendore di una mente senza macchia”, in italiano “Se mi lasci ti cancello” NDT) è intitolato “Non dimenticarmi!”.

Anche la Turchia ha trasformato “There’s Something About Mary” (in italiano “Tutti pazzi per Mary” NDT) in “Oh Mary, Oh Mary!” e “Erin Brockovich” (lasciato in originale in italiano con il sottotitolo “Forte come la verità” NDT) in “Un dolce problema”.
Emrah Guler, che scrive di cinema per il quotidiano turco Hurriyet Daily News, dice che i distributori probabilmente hanno utilizzato la parola “dolce” per descrivere Julia Roberts nella performance che le è valsa l’Oscar. Se fosse stata Gwyneth Paltrow a interpretare quel ruolo, continua, “la traduzione turca sarebbe stata probabilmente “Un problema elegante”.

In Giappone, il film con George Clooney “Up in the Air” (in italiano “Tra le nuvole” NDT) è stato tradotto con “Chilometri, la mia vita”. In Cina, “The Full Monty” (lasciato in originale in italiano con il sottotitolo “Squattrinati organizzati”), una commedia su un gruppo di disoccupati che mettono in scena uno spogliarello, è stata chiamata “Sei maiali nudi” e “Boogie Nights” (lasciato in originale in italiano con il sottotitolo “L’altra Hollywood” NDT), la storia di un giovane che diventa un pornoattore di successo, è stata chiamata “Il suo grosso arnese lo rende famoso”.

Quarta parte di questo articolo >

Traduzione dell’articolo di Aron Heller “Hollywood Movie Titles Get Lost In Translation Overseas” pubblicato il 28 febbraio 2014 su Huffington Post, ripreso dall’Associated Press di Gerusalemme.

I titoli dei film si perdono nella traduzione (2)

 Categoria: Problematiche della traduzione

< Prima parte di questo articolo

Ma la questione sottesa sono gli incassi, e se il nome non funziona localmente, pare che gli studios hollywoodiani siano ben felici che si operi un adattamento. È così che la sua società è arrivata a una delle più bizzarre traduzioni in ebraico degli ultimi anni, cambiando il titolo della commedia d’animazione americana “Cloudy with a Chance of Meatballs” (“Nuvoloso con possibilità di polpette”, in italiano tradotto con “Piovono polpette” NDT) con il titolo israeliano “Piovono Falafel”.
“Le polpette non sono un alimento con cui gli israeliani hanno molto a che fare”, dice Barak, facendo notare che il falafel è un equivalente migliore nell’alimentazione base locale. (Anche in Turchia pare che il titolo sia stato tradotto con successo con “Piovono Kofte”, una versione locale delle polpette.)
Anche se il film in ebraico ometteva ogni riferimento a polpette di ceci fritte, Barak ha dichiarato che la strategia ha avuto successo e che il film è andato molto bene al box office. Idem per “Silver Linings Playbook” (letteralmente “Taccuino foderato d’argento”) che è stato tradotto “Un gioco dal nome ottimismo” (lasciato in originale in italiano con l’avantitolo “Il lato positivo” NDT). In Francia, invece, il film è stato chiamato “Happiness Therapy”.

“Tentiamo di rimanere sempre fedeli al titolo originale”, dice Barak. “Quando non possiamo farlo, cerchiamo di mantenere lo spirito del film”.
I risultati sono spesso esilaranti. Nessuno riesce a spiegare come mai “Terminator” sia diventato “Missione mortale”, “Alien” sia stato trasformato in “L’ottavo passeggero” o “Top Gun” in “Amore nei cieli”. Anche il film “Lost in translation” (lasciato in originale in italiano con il sottotitolo “L’amore tradotto” NDT) è andato letteralmente perso nella traduzione. L’hanno chiamato “Perso a Tokyo”.
“Non esiste Top Gun in ebraico… quando vuoi dire a un pilota che è bravo gli dici che è un asso”, dice Avi Edery, amministratrice delegata della catena di cinema israeliana New Lineo. “L’ebraico è un linguaggio difficile. A volte non è così ricco come l’inglese e non puoi tradurre sempre parola per parola”.

Terza parte di questo articolo >

Traduzione dell’articolo di Aron Heller “Hollywood Movie Titles Get Lost In Translation Overseas” pubblicato il 28 febbraio 2014 su Huffington Post, ripreso dall’Associated Press di Gerusalemme.

I titoli dei film si perdono nella traduzione

 Categoria: Problematiche della traduzione

Il dramma poliziesco di David O’Russell “American Hustle” (lasciato in originale in italiano con il sottotitolo “L’apparenza inganna” NDT), plurinominato agli Oscar 2014 ha un titolo che per molti fan è difficile da comprendere, poiché nel loro Paese non esiste un termine capace di restituire l’essenza della parola “Hustle”.
Per questo motivo in Israele il titolo del film è stato tradotto in ebraico con “Sogno Americano”. In Francia, è tradotto come “American Bluff”. In Argentina “Scandalo americano”. In Portogallo, “Stangata Americana”. In Quebec, è “Raggiro americano”. In Spagna è “Il grande imbroglio americano”. E in Turchia, è semplicemente conosciuto come “L’imbroglione”.

I grandi film hollywoodiani vengono identificati immediatamente con il loro nome negli Stati Uniti. Ma nel resto del mondo, i frequentatori dei cinema sono da tempo abituati alle rispettive traduzioni nazionali dei titoli, spesso molto particolari.
Gli osservatori dicono che spesso c’è la necessità di rendere un’espressione linguistica o un fenomeno culturale che possono risultare estranei al di fuori degli Stati Uniti.
Qualche volta i distributori decidono uno slittamento del nome per creare familiarità, inserirvi un tocco locale e attrarre più spettatori. Altre volte, le traduzioni nonsense semplicemente sfidano ogni logica.

Arie Barak, la cui società di pubbliche relazioni rappresenta gli studios della Fox, della Disney e della Sony in Israele, dice che in questa era di globalizzazione il trend è provare ad utilizzare per quanto possibile il titolo originale, soprattutto per quanto riguarda i blockbuster e i supereroi più celebri come Batman e Superman. Altre volte, una traduzione letterale è la miglior soluzione.

Seconda parte di questo articolo >

Traduzione dell’articolo di Aron Heller “Hollywood Movie Titles Get Lost In Translation Overseas” pubblicato il 28 febbraio 2014 su Huffington Post, ripreso dall’Associated Press di Gerusalemme.

Sottotitoli, per passione… (3)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Seconda parte di questo articolo

E col tempo ho capito anche l’importanza di conoscere l’italiano, prima dell’inglese.
In molti, quando dico che sottotitolo telefilm, rispondono “perché tu sai benissimo l’inglese”. Non è vero. Ogni parola inglese si trova su internet. Ci sono vocabolari, dizionari monolingue, siti specifici per gli slang, e l’inesauribile Wikipedia. È ovvio che, più è alta la conoscenza dell’inglese, più facile sarà il lavoro di traduzione. Ma è un aspetto secondario, di tempo di traduzione, di difficoltà magari, non di resa. Perché è la sfumatura, il gioco di parole, la comprensibilità della traduzione in italiano che rende il prodotto fruibile. A nessuno importa che tu abbia impiegato 30 minuti a scoprire cosa vuol dire “it was a piece of cake”. Ma tutti sentiranno la differenza tra “è stato un gioco da ragazzi”, “è stato facile”, “non ho avuto difficoltà a farlo”: tutte traduzioni accettabili, ma che, a seconda del contesto, renderanno la frase più o meno fluente in italiano.

Quando ho iniziato quest’avventura non sapevo esattamente a cosa stavo andando incontro. E tante volte, durante il viaggio, mi sono domandata se non volessi smettere. Perché anche ora che ho preso confidenza con le serie e con il linguaggio, impiego tre ore di media a tradurre la mia parte. È faticoso. Ho iniziato a sottotitolare durante l’ultimo anno di università, ed a volte ho impiegato anche otto, dieci ore per consegnare la mia parte, perché non trovavo un’espressione, non riuscivo a sincronizzare i sottotitoli con il parlato, non capivo come rendere al meglio una frase. Probabilmente se avessi iniziato dopo, non ce l’avrei fatta. Ma ora non riesco a smettere.
Perché ogni volta che, dopo dieci ore fuori casa per lavoro, mi chiedo chi me lo fa fare, poi mi metto a tradurre, e tutto scompare. La stanchezza, l’emicrania, la fatica. Perché amo fare quello che faccio. E lo amo a tal punto che la mia ricompensa, a fine giornata, non è il denaro, ma la gioia di sentirmi realizzata.
Ed è per questo che negli ultimi mesi ho cercato di ingegnarmi a diventare traduttrice. Perché quando ripenso a come ho reso la frase “I caught him red handed. Literally, red handed” (Castle, #5×19) sento che questa è l’unica cosa che voglio fare nella vita.

Autrice dell’articolo:
Valeria Gramigni
Traduttrice – Sottotitolatrice ENG>ITA
Roma

Sottotitoli, per passione… (2)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Prima parte di questo articolo

Presa dall’entusiasmo faccio il test, spiegato minuziosamente da una guida apposita, con programmi specifici, con indicazioni dei vocabolari online dove cercare i termini inglesi, e così via. Faccio tutto, consegno, e passo il test. Divento “SIP”, Subber In Prova. Sì, perché non importa che sia un lavoro amatoriale, non importa che sia solo un hobby, qui i sottotitoli si fanno a livello professionale. Perciò sei in prova, finché non capisci come si usano i programmi, come si formatta il testo, come si sincronizza con la voce, e poi vedremo.

La prima impressione che ho entrando nella sezione riservata al coordinamento dei subber è di stupore assoluto. Sono sopraffatta. Mi rendo conto di come tutto sia più grande di me: un’organizzazione minuziosa, scientifica, di tutte le serie, una divisione razionale e precisissima del lavoro, un’attenzione maniacale al dettaglio. Mi chiedo come sia possibile gestire una macchina così strutturata solo per hobby. Mi cerco un team di traduzione, ovvero una serie che voglio tradurre. Per ogni puntata ci sono, a seconda della lunghezza del ts (transcript, la trascrizione dell’audio originale), dai tre ai sei, sette subber. Per una sola puntata. Di un solo telefilm. Immaginate cosa voglia dire coordinare una ventina (e più) di serie. Con deadline diverse. Sì, perché non si può consegnare quando si vuole, ovviamente. Ogni serie ha le sue caratteristiche, e se un telefilm è più seguito di un altro, magari la consegna della parti è prevista alle dieci di mattina del giorno dopo rispetto alla programmazione inglese. Alle dieci della mattina. Con i sottotitoli inglesi che, probabilmente, sono usciti alle due, tre di notte. Il che vuol dire tradurre all’alba. Per poi passare le parti tradotte ad un revisore, che ne controlla l’omogeneità e la correttezza. Magari prima di andare al lavoro, o all’università. Per hobby.

Terza parte di questo articolo >

Autrice dell’articolo:
Valeria Gramigni
Traduttrice – Sottotitolatrice ENG>ITA
Roma

Sottotitoli, per passione…

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Ho cominciato a sottotitolare nel 2011, grazie ad un amore nato in sordina e di cui sicuramente non avrei immaginato l’esistenza. Non so quanti traduttori abbiano iniziato la loro carriera da giovanissimi, o siano stati spinti da una passione così preponderante da fargli rispondere alla famosa domanda “cosa vuoi fare da grande?” con “voglio tradurre”.
Di certo io non avrei mai risposto “voglio fare sottotitoli”. Ero più sul “voglio fare l’astronauta”, o “la mantenuta”. Ed allora come sono arrivata, alla soglia dei 30, a mettere in discussione tutta la mia vita ed i miei studi pur di fare di questa mia passione una fonte di reddito?

Facciamo un passo indietro.
Per anni ho vissuto nella triste convinzione che l’italiano fosse l’unica lingua che avrei mai voluto conoscere. Nonostante tutti mi dicessero che l’inglese è importante, la trovavo una lingua povera, ripetitiva e senza guizzi. Poi, come molti della mia generazione, sono diventata una series addicted (per i non anglofoni: telefilm-dipendente). Ed aspettare un anno dalla programmazione originale per vedere la mia amatissima serie tv doppiata in italiano mi sembrava una rinuncia completamente folle, impossibile, un dazio troppo alto. Così, visto il mio inglese a dir poco zoppicante, sono andata su internet a cercare un modo di vedere le mie serie tv senza dover aspettare i tempi del doppiaggio italiano, o la sua programmazione… fantasiosa, usando un eufemismo.

Vagando su internet mi sono imbattuta sul sito www.subsfactory.it. Ed è stato amore a prima vista. Per anni sono stata solo un’utente, anche se la scritta “Entra a far parte dello STAFF!” comodamente appoggiata sulla home mi stuzzicava. Ma non sapevo l’inglese (o meglio, non lo ritenevo all’altezza), e la paura del fallimento mi aveva sempre bloccata. Poi, complice un mese di vacanza studio a Londra, e tanta, tantissima voglia di non perdere il mio inglese (che era passato da lingua inutile a mioddiocomehofattoprimasenza), sono andata a guardare i requisiti di accesso. E mi sono resa conto di come la conoscenza dell’inglese fosse solo uno dei fattori, e neanche il più importante, per collaborare con il sito. Il requisito fondamentale richiesto era (ed è tuttora) un’ottima conoscenza della lingua italiana. Mi è sembrata una cosa priva di senso. Ovvio che so l’italiano, sono italiana! Non si traduce dall’audio, ma dai sottotitoli inglesi, il che rende tutto più abbordabile, comunque.

Seconda parte di questo articolo >

Autrice dell’articolo:
Valeria Gramigni
Traduttrice – Sottotitolatrice ENG>ITA
Roma

Doppiaggio come forma di censura (2)

 Categoria: Storia della traduzione

< Prima parte di questo articolo

In uno studio che ho condotto all’università ho avuto modo di studiare le varie forme di censura applicate nel cinema dagli anni 30 in poi e le tecniche utilizzate, che sono risultate essere le seguenti:

1) L’assenza, impedire cioè l’accesso al film da parte del pubblico.
2) Modificare le aspettative dello spettatore, manipolazione dei cartelli pubblicitari.
3) Eufemismi e omissioni.
4) Tagli di scene.
5) Riformulare, inventare, al posto di cancellare.

Una nota importante è che il doppiaggio prese piede maggiormente in paesi in cui, negli anni 30, vi era una forte ideologia identificativa che non voleva essere culturalmente intaccata, tant’è che Mussolini a Roma fondò l’istituto Luce che fu un potente strumento di propaganda fascista.
Altri paesi che predilessero il doppiaggio al sottotitolaggio furono la Germania, la Francia, la Spagna, la Svizzera e l’Austria.
Nella diffusione del doppiaggio ebbe un ruolo importante anche il Piano Marshall che ne finanziava la produzione con l’obiettivo di riuscire a vendere di più all’estero e per avere anche un ritorno culturale.

La domanda che mi sono posta è: “Tutto quello che ci viene mostrato è privo di qualsiasi ideologia, connotazione culturale o tabù”? È proprio questa curiosità che mi ha spinto ad analizzare il doppiaggio di un film in particolare: “Cella 211” di Daniel Monzòn del 2009, film di produzione spagnola. Ed è stato curioso appurare che nei 20 casi di censura trovati si trattava perlopiù di espressioni volgari (tra le quali molte bestemmie) alleggerite nel 44% dei casi usando espressioni purgate, nel 28% eufemismi e nell’altro 28% omissioni. Quello che si è cercato di fare è stato non turbare troppo lo spettatore italiano che, trovandosi di fronte ad un linguaggio molto aggressivo, avrebbe potuto percepire il film, forse anche in maniera inconscia, immorale.

La tecnica utilizzata è stata non quella di tagliare scene o togliere dal commercio un film, ma modificare i dialoghi affinché risultasse meno offensivo per un pubblico che comunque viene da un’educazione religiosa.
Per cui posso concludere dicendo che, oltre alle varie e già tante difficoltà della traduzione, ciò che complica ancora di più questo lavoro è la pressione politica ed ecclesiastica che vige nel nostro paese. Come interlocutori, e al fine di rimanere il più fedeli possibile all’originale rispettando cosi il volere degli autori, bisognerebbe scrollarsi di dosso l’indottrinamento intellettuale e cercare di rendere il concetto o l’espressione nella maniera più autentica e priva di interpolazioni personali possibile.

Autrice dell’articolo
Raffaella D’Angelo
Traduttrice

Doppiaggio come forma di censura

 Categoria: Storia della traduzione

Le teorie empiriche giornalistiche ci hanno insegnato che le informazioni spesso vengono manipolate a seconda dell’interlocutore, dell’agenzia di stampa, dell’ente che eroga i finanziamenti, dell’emittente e di quanti ricoprano dei ruoli finalizzati al gate keeping giornalistico.
Nella storia si hanno testimonianze di come i mezzi di comunicazione di massa siano nati negli anni’ 30 per fini propagandistici e di come essi si siano poi evoluti verso la manipolazione delle opinioni politiche, per poi trasformarle in voti elettorali effettivi. Il ruolo dei mass media si è mano a mano allargato in vari settori condizionando con lo studio del marketing il mondo della pubblicità, della fotografia, del cinema e della televisione, influenzando inevitabilmente anche la morale del nostro paese.

Questi fattori, insieme alle problematiche legate alle trasposizioni linguistiche e culturali, rendono spesso un testo non propriamente fedele all’originale. La letteratura sulla traduzione ci pone frequentemente di fronte a dibattiti in cui si mette in discussione la materia come scienza imperfetta, perché non si ha un metodo secondo il quale poter trasporre un concetto che magari è inesistente nella cultura d’arrivo, o riferimenti a personaggi storici e non, prettamente nazionali. Questi problemi in molti casi sono stati risolti con l’adattamento e o, nella peggiore delle ipotesi, omettendo i riferimenti non traducibili.

A tutte le difficoltà elencate va aggiunta l’interferenza delle istituzioni che, anche nella società come la nostra in cui si professa la libertà d’espressione, non solo continua ad esistere, ma arriva anche a censurare dei testi, dei messaggi o addirittura del materiale audiovisivo.
La passione per i film in lingua originale in lingua tedesca, inglese e spagnola mi ha dato modo di riscontrare delle imperfezioni nel confronto tra originale e doppiato.
Nell’articolo di domani citerò i risultati di uno studio incentrato su queste tematiche che ho condotto all’università.

Autrice dell’articolo:
Raffaella D’Angelo
Traduttrice

Traduzione, localizzazione e altri paroloni (2)

 Categoria: Servizi di traduzione

Dopo aver introdotto i concetti di “traduzione”, “localizzazione”, “internazionalizzazione” e “globalizzazione” nell’articolo di ieri, in quello odierno vorrei mettervi a conoscenza di alcune strane abbreviazioni, riferite alle versioni in inglese delle parole appena esaminate, che solo la gente del nostro settore può capire. Quindi, a rischio di essere arrestato per aver spifferato le nostre parole in codice, ecco la vostra “Stele di Rosetta”:

- L10N = Localization = Localizzazione
- G11N = Globalization = Globalizzazione
- I18N = Internationalization = Internazionalizzazione

Notate lo schema?
Prima lettera + numero delle lettere tra la prima e l’ultima lettera + ultima lettera

Per qualche strana ragione, usare lo stesso schema per Translation, che sarebbe T9N secondo il mio decodificatore segreto, non ha mai preso piede. Tuttavia suona bene come nome per un programma di esercizi/allenamento.
Interessante, vero? Se doveste cercare l’anima della festa, cercate il tizio che lavora nel settore dei servizi linguistici. Fidatevi. Ma cosa comporta tutto ciò per chi si sta tuffando nel mondo della comunicazione multilingua per la prima volta? Ecco i casi più influenzati dai processi che finiscono in –zione:

1. Traduzione – si usa più nei contenuti altamente tecnici come documenti, testi giuridici, manuali, ecc. Quindi le aree più funzionali in questo caso possono essere quelle delle pubblicazioni tecniche, accordi giuridici, risorse umane, supporto, ecc. e di solito si viene pagati a parola.
2. Localizzazione – interessa maggiormente il contenuto dal punto di vista del cliente. Fanno parte di questa categoria siti web, campagne marketing, contenuti sponsorizzati; la maggioranza di questi fa anche parte di categorie come pubblicità, il marketing e sviluppo delle imprese. Si può essere pagati per singole parole, per ore, o stabilendo un prezzo fisso per l’intero progetto.
3. Internazionalizzazione – riguarda più il lato tecnologico, in particolare lo sviluppo delle applicazioni, dei siti internet, siti per cellulari, ecc. e di solito si viene pagati a ore.

Armati di queste definizioni, e ovviamente con tutti i segreti nel sistema di codificazione criptico, dovreste essere in grado di farvi un’idea di cosa vi serve e dell’impatto che avrete mentre vi inoltrate nella fase di globalizzazione della vostra azienda.

Fonte: Articolo pubblicato il 18 aprile 2011 su Computer World

Traduzione a cura di:
Lucian Albanese
Traduttore EN>IT
Palermo

Traduzione, localizzazione e altri paroloni

 Categoria: Tecniche di traduzione

Probabilmente dovrei fare un po’ di chiarezza sulla terminologia che spesso do per scontata nel mio settore e che invece confonde altre persone a me vicine (inclusa mia moglie, nelle rare occasioni in cui riesco a farmi ascoltare da lei).
Il settore dei servizi linguistici adora le parole che finiscono in –zione. Non sono sicuro del perché ma, ad ogni modo, ecco alcune brevi definizioni dei termini usati in questo blog (ndr):

1. Traduzione – In questo caso ci si riferisce letteralmente al metodo “parola per parola”, il che spesso avviene per necessità. Se, ad esempio, si vuole essere sicuri che una persona in Giappone capisca come utilizzare un prodotto (per esempio un dispositivo medico), è importante far coincidere perfettamente il testo originale con quello nella lingua d’arrivo.

2. Localizzazione – Si tratta di un processo di adattamento del testo nella lingua d’arrivo, al fine di comunicare più efficacemente un significato simile o una sfumatura nella cultura del paese di destinazione. In generale, fanno parte di questa categoria le espressioni idiomatiche, i giochi di parole e il materiale per il marketing, ma in realtà si può eseguire la localizzazione su ogni tipo di contenuto in base agli obiettivi della propria attività. Il punto cruciale è che la traduzione nella lingua d’arrivo spesso non sarà letterale. Per esempio, se si vuole comunicare la frase “Tale padre, tale figlio” in cinese, si leggerà qualcosa come “Le tigri non allevano cani”. Anche se questa frase non coincide perfettamente con il testo d’origine, essa ha lo stesso significato nella cultura di destinazione.

3. Internazionalizzazione – in questo caso si lavora più a livello di codice, il codice necessario per permettere ai siti web e/o alle applicazioni software di essere visualizzate o utilizzate nelle diverse lingue target. Se il proprio sito web sarà tradotto in spagnolo, bisognerà assicurarsi che la pagina sia in grado di contenere l’allungamento del testo; se l’applicazione sarà utilizzata in Giappone, ci si dovrà assicurare che il prodotto supporti i caratteri a doppio byte; se si vuole permettere agli utenti del Medio Oriente di cambiare lingua tra inglese e arabo, bisognerà accertarsi che la struttura web possa gestire i caratteri arabi E che tutti gli elementi di navigazione e le opzioni possano funzionare anche col metodo di lettura da destra verso sinistra. E così via…

4. Globalizzazione – Al di là della sua connotazione politica e socio-economica, con globalizzazione si intende il processo attraverso cui si rende comprensibile un prodotto o un sito web alle persone di tutto il mondo. Esso ricomprende tutti gli altri termini in –zione descritti poc’anzi.

Fonte: Articolo pubblicato il 18 aprile 2011 su Computer World

Traduzione a cura di:
Lucian Albanese
Traduttore EN>IT
Palermo

9 errori di traduzione da tutto il mondo (3)

 Categoria: Problematiche della traduzione

Con l’articolo di oggi chiudiamo la carrellata di 9 famosi errori di traduzione iniziata due giorni fa.

7. Cioccolata per lui.
Negli anni ’50, quando le aziende produttrici di cioccolata iniziarono ad incoraggiare il pubblico a festeggiare il giorno di San Valentino in Giappone, un errore di traduzione da parte di un’azienda fece credere alle donne che era tradizione che fossero loro a regalare agli uomini dei cioccolatini per l’occasione. E questo è esattamente ciò che avviene ancora oggi in Giappone quel giorno. Il 14 febbraio, le donne giapponesi sorprendono i loro uomini con cioccolatini a forma di cuore e tartufi, e il 14 marzo gli uomini ricambiano il dono. Un bell’affare per le fabbriche di cioccolata!

8. Devi sconfiggere Sheng Long.
Nel videogioco giapponese Street Fighter II, un personaggio dice “Se non riesci a sconfiggere il “Rising Dragon Punch” (in italiano, il Pugno del Drago Nascente), non puoi vincere!”. Quando la frase fu tradotta dal giapponese all’inglese i personaggi del “Drago Nascente” vennero identificati come “Sheng Long”. Gli stessi personaggi hanno diverse chiavi di lettura in giapponese, e il traduttore, lavorando su una serie di frasi e non conoscendo affatto il contesto, pensò che fosse stato introdotto un nuovo personaggio nel gioco. I giocatori impazzirono nel cercare di capire chi fosse Sheng Long e come potessero sconfiggerlo. Nel 1992, in occasione di un Pesce d’Aprile, l’Electronic Gaming Monthly pubblicò delle istruzioni elaborate e difficili da seguire su come riuscire a battere Sheng Long. Nessuno disse che si trattava di uno scherzo fino a dicembre, quando ormai molti avevano speso ore intere a giocare.

9. Problemi a Waitangi.
Nel 1840, il Governo britannico stipulò un patto con i capi dei Maori della Nuova Zelanda. I Maori volevano protezione in caso di aggressioni dei loro villaggi da parte di detenuti, marinai e commercianti, e i Britannici volevano espandere i loro possedimenti coloniali. Fu redatto il Trattato di Waitangi ed entrambe le parti lo firmarono. In realtà però firmarono due diversi documenti. Nella versione inglese i Maori avrebbero dovuto cedere “a Sua Maestà la Regina d’Inghilterra assolutamente e senza alcuna riserva tutti i diritti e i poteri della Sovranità” . Nella traduzione in maori, scritta da un missionario, i Maori non rinunciavano alla sovranità, ma al governo. Loro credevano di ottenere un sistema legale ma mantenendo il diritto all’autogoverno. Non andò così, e ancora oggi si discute in merito al significato di questo trattato.

Fonte: Articolo pubblicato il 10 febbraio 2013 su mental_floss

Traduzione a cura di:
Silvia Santoriello
Dott.ssa in Scienze della Mediazione Linguistica
Interprete e traduttrice EN-DE> IT
Salerno

9 errori di traduzione da tutto il mondo (2)

 Categoria: Problematiche della traduzione

Continuiamo la lista di 9 famosi errori di traduzione iniziata nell’articolo di ieri.

3. Vi seppelliremo.
Al culmine della guerra fredda, il premier russo Nikita Khrushchev tenne un discorso, durante il quale pronunciò una frase che, interpretata dal russo, voleva dire “vi seppelliremo”. Essa venne presa come una spaventosa minaccia di seppellire gli Stati Uniti a colpi di attacchi nucleari e ciò comportò un’escalation di tensione tra Russia e Stati Uniti. Tuttavia, la traduzione era stata fatta in modo troppo letterale. Il senso della frase in russo si avvicinava di più a “vivremo per vedervi seppelliti” o “vi sopravviveremo”. Sempre molto poco amichevole, ma sicuramente meno minaccioso.

4. Non fare niente.
Nel 2009, la banca HSBC dovette lanciare una campagna da 10 milioni di dollari per riparare al danno di immagine avvenuto dopo che il suo slogan “Assume nothing” (cioè“Non credere a niente”) fu tradotto con “Non fare niente” in molti paesi.

5. Caduta dei mercati
Il panico si scatenò nei mercati azionari di tutto il mondo e portò il dollaro americano al ribasso dopo che una traduzione in inglese molto approssimativa di un articolo di Guan Xiangdong della China News Services fece il giro del web. L’articolo originale era un riassunto informale (e basato più su congetture che su fatti reali) di alcuni report finanziari, ma l’articolo in inglese aveva invece un tono molto più perentorio e autorevole.

6. Cos’è quella cosa sulla testa di Mosè?
San Girolamo, il santo patrono dei traduttori, studiò l’ebraico per poter tradurre il Vecchio Testamento dall’originale in latino, invece di tradurlo dalla versione in greco del terzo secolo d.C come avevano fatto tutti fino ad allora. La versione latina, che divenne la base per centinaia di traduzioni successive, conteneva però un errore madornale. Quando Mosè scende dal Monte Sinai, il suo capo è incorniciato da una radiosità, in ebraico “karan”. Tuttavia, in ebraico non si usano le vocali, e San Girolamo confuse la parola “karan” con “keren” che vuol dire “che ha le corna”. Da qui, per centinaia di secoli Mosè venne raffigurato in dipinti e sculture con le corna e portò avanti lo strano e offensivo stereotipo dell’Ebreo con le corna.

Altri divertenti errori nell’articolo di domani.

Fonte: Articolo pubblicato il 10 febbraio 2013 su mental_floss

Traduzione a cura di:
Silvia Santoriello
Dott.ssa in Scienze della Mediazione Linguistica
Interprete e traduttrice EN-DE> IT
Salerno

9 errori di traduzione da tutto il mondo

 Categoria: Problematiche della traduzione

Conoscere due lingue non vuol dire saper tradurre. La traduzione è una capacità, che per essere sviluppata, richiede duro lavoro da parte dei professionisti. Nel loro nuovo libro Found in Translation, i traduttori Nataly Kelly and Jost Zetzsche hanno compiuto un viaggio entusiasmante nel mondo della traduzione. Un viaggio pieno di storie affascinanti come quelle dei traduttori volontari che hanno tradotto i messaggi durante i tentativi di salvataggio delle vittime del terremoto che colpì l’isola di Haiti; o sulle vere e proprie sfide traduttive in occasione di eventi come le Olimpiadi o i Mondiali di calcio, fino ad arrivare alle amicizie personali che celebrità come Yao Ming e Marlee Martin hanno con i loro traduttori.
L’importanza di una buona traduzione è ancora più evidente quando le cose vanno per il verso sbagliato. Qui di seguito citiamo nove esempi tratti dal libro, che mostrano quanto il lavoro del traduttore possa essere pieno di rischi.

1. La parola da settantuno milioni di dollari.
Nel 1980, il 18enne Willie Ramirez arrivò in stato comatoso ad un ospedale della Florida. I suoi amici e i suoi parenti cercarono di spiegare la situazione ai medici e ai paramedici che lo avevano in cura, ma parlavano solo spagnolo. Un membro bilingue dello staff si occupò della traduzione e tradusse la parola spagnola “intoxicado” con “intoxicated” (intossicato) in inglese. Un interprete professionista avrebbe saputo che “intoxicado” si avvicina di più a “poisoned” (avvelenato) e non ha la stessa connotazione dell’uso di alcool o droghe che ha la parola inglese “intoxicated”. La famiglia di Ramirez pensava che il ragazzo soffrisse di avvelenamento da cibo, quando in realtà si trattava di emorragia intracerebrale. I medici però curarono il paziente per overdose da droga, che si manifesta con alcuni sintomi presentati dal paziente. A causa del ritardo nelle cure, Ramirez rimase tetraplegico. Ricevette un risarcimento di 71 milioni di dollari.

2. Le vostre lussurie per il futuro.
Quando il Presidente Carter visitò la Polonia nel 1977, il Dipartimento di Stato assunse un interprete russo che parlava polacco, ma che non era abituato a lavorare in quella lingua. Attraverso l’interprete, Carter finì col pronunciare delle frasi, che in polacco suonavano più o meno così: “ Quando abbandonai gli Stati Uniti (dall’inglese “When I left the United States” – in italiano “Quando sono partito dagli Stati Uniti)” e “per le vostre lussurie per il futuro” (dall’inglese “For your desires for the future” – in italiano “Per i vostri desideri per il futuro”). Errori che hanno divertito molto i media di entrambi i Paesi.

Altri divertenti errori nell’articolo di domani

Fonte: Articolo pubblicato il 10 febbraio 2013 su mental_floss

Traduzione a cura di:
Silvia Santoriello
Dott.ssa in Scienze della Mediazione Linguistica
Interprete e traduttrice EN-DE> IT
Salerno