Traduzione e tennis (5)

 Categoria: Tecniche di traduzione

Prima versione
Traduzione a cura di:
Alessandro Vaccari
Traduttore e interprete EN-ES-PT>IT
Modena

• Chi afferma di non sentirsi sotto pressione quando altre persone lo guardano, o quando sa che rimarrà impresso il proprio nome sul frutto del suo lavoro, mente spudoratamente. Il grande merito, invece, è riuscire a impedire che il proprio rendimento diminuisca troppo quando si è sotto pressione.
• Chi pensa che un investimento costante in una strumentazione di alta qualità non faccia la differenza nel proprio rendimento, non capisce nulla. Chi crede che lo strumento da solo risolva tutto, neppure.
• Quanto più si è bravi, quanto più fa differenza una frazione di secondo, un centimetro, un grado.
• Non è qualcosa che si fa, ma qualcosa che si è. È uno stile di vita, una forma mentis. Non solo di una persona, ma di tutta la sua famiglia.
• È un’attività che trasforma il nostro approccio alla vita e che influenza tutto ciò che facciamo, anche quello che non c’entra nulla con l’attività in sé.
• Quando la qualità è alta, quest’attività può addirittura commuovere. Ma commuove solo chi realmente sa apprezzarla.
• È una scienza, un’arte, un equilibrismo, una danza.

E sono certa che la lista non finisca qui. Può darsi che la riprenda in mano in futuro per aggiungere degli elementi…
(Aggiornamento: ne ho già aggiunti.)

Edit: mi sono concentrata sul tennis perché, ovviamente, è il mio sport preferito, quello che ho praticato per tutta la vita. Ho paura di generalizzare, e non è questo l’obiettivo. Ma è ovvio che molto di quanto scritto sopra vale anche per tanti altri sport individuali come lo squash, il nuoto, il golf o l’atletica.

Seconda versione
Traduzione a cura di:
Francesca Manzione
Udine

• Chi afferma di non sentire pressioni mentre è osservato da molti sbaglia clamorosamente. Il merito risiede nell’affrontare la “performance” senza cadere troppo sotto pressione.
• Chi pensa che investire costantemente in strumenti di qualità non faccia differenza non capisce niente. Ma neanche chi pensa che risolvano tutto.
• Quanto migliori si è, più differenza può fare una frazione di secondo, di un centimetro.
• Non è quello che fai. E’ quello che sei. E’ uno stile di vita, un modo di pensare, una forma mentis. Non solo della persona, ma dell’intera famiglia.
• E’ un’attività che trasforma il nostro modo di affrontare la vita e che influenza tutto quello che facciamo, anche se si tratta di cose che non sono vincolate all’attività stessa.
• Quando svolta nel migliore dei modi, arriva a commuovere. Ma commuove solo chi è realmente capace di saperla apprezzare.
• E’ scienza. E’ arte. E’ gioco di prestigio. E’ danza.

E ho la certezza che non finisce qui. Probabilmente tornerò per aggiungere punti alla lista…
(A dire il vero l’ho già fatto.)

P.S.: ho scritto del tennis perché, chiaramente, è lo sport che ho praticato per tutta la vita e che più mi piace. Ho paura di generalizzare e non sarebbe questo l’obiettivo. Ma è chiaro che tutto ciò vale anche per molti altri sport individuali, come lo squash, il nuoto, il golf o l’atletica.

Traduzione e tennis (4)

 Categoria: Tecniche di traduzione

Prima versione
Traduzione a cura di:
Alessandro Vaccari
Traduttore e interprete EN-ES-PT>IT
Modena

• I fattori esterni, naturali e umani, interferiscono sempre. Nessuno ne è immune; ma i professionisti seri non usano mai questi fattori come alibi per giustificare i propri errori.
• È certamente possibile essere autodidatta, ma la stragrande maggioranza degli autodidatti avrà evidenti problemi o lacune tecniche, se non prenderà mai il tempo necessario a perfezionarsi formalmente.
• Salvo rare eccezioni, degne di nota, è possibile identificare gli amatori, gli autodidatti e i praticanti occasionali nel giro di pochi secondi.
• “Essere appassionati” a un’attività ed esserne professionisti, cioè trasformare quell’attività nella carriera di una vita, sono due cose totalmente diverse. Essere professionisti, e al contempo non perdere la passione per qualcosa che richiede tanto sforzo e impegno, è la sfida più grande.
• C’è molto spazio per grandi professionisti che non arriveranno mai al top e che non entreranno mai nella storia. Non è una vergogna: è possibile portare avanti una carriera molto dignitosa e produttiva a livelli intermedi. Il grado di sforzo e d’impegno sarà comunque lo stesso.
• C’è chi ha un talento innato per quest’attività, e si tratta di qualcosa di percepibile anche da chi non sa definire bene di cosa si tratti.
• Aiutare qualcuno a migliorare ci fa migliorare a nostra volta.
• Il nostro avversario è nostro collega. Senza di lui non saremmo nulla e non avremmo nessun merito. Il nostro nemico di oggi sarà nostro amico domani, e viceversa.
• È fondamentale rispettare l’avversario e saper riconoscere i suoi meriti.
• È importantissimo saper separare la professione e le relazioni personali, anche se queste due dimensioni s’intrecceranno continuamente.
• Non ci dedichiamo a quest’attività perché speriamo di ottenere un riconoscimento personale. Ci dedichiamo a quest’attività perché fa parte di quel che siamo e perché vogliamo portarla a termine con qualità.
• È un viaggio nella conoscenza di sé. Dobbiamo affrontare i nostri limiti e i nostri punti deboli, e al tempo stesso scoprire e far fruttare i nostri talenti.
• Dobbiamo studiare da soli, lavorare da soli, difenderci da soli, superare le difficoltà da soli.
• Chi ci osserva da fuori ci giudicherà, a volte basando il suo giudizio su dettagli che fatichiamo a comprendere. Fa parte del gioco.
• Affermare di essere bravi di per sé non significa niente, dobbiamo dimostrarlo.
• Una bella vittoria di uno riempie tutti gli altri di orgoglio.

Seconda versione
Traduzione a cura di:
Francesca Manzione
Udine

• Fattori esterni, umani o di altra natura, interferiscono in continuazione. Nessuno ne è immune. Ma chi è serio non li usa mai per giustificare i propri errori.
• E’ possibile essere autodidatta, ma la maggioranza degli autodidatta hanno carenze tecniche visibili se continuano a non avere una formazione che permetta loro di perfezionarsi.
• Salvo rare eccezioni, è possibile identificare autodidatta, amatori o praticanti occasionali in pochi secondi.
• “Amare” la propria attività ed essere un professionista– ovvero fare di un lavoro la carriera della propria vita– sono cose completamente differenti. Essere professionali e non perdere l’amore per ciò che richiede un enorme sforzo e dedizione è una grande sfida.
• C’è largo spazio per professionisti seri che non saranno mai sulla cresta dell’onda né entreranno mai nella storia. Ciò non costituisce motivo di vergogna ed è possibile avere una carriera più che dignitosa e produttiva a livelli intermedi. L’impegno e la dedizione che si ha avuto continuano ad essere gli stessi.
• (Parte mancante ndr)
• Aiutare qualcuno a migliorare aiuta noi stessi a migliorare.
• (Parte mancante ndr)
• (Parte mancante ndr)
• (Parte mancante ndr)
• Non ci dedichiamo a questa attività per ricevere riconoscimenti. Ma perché è parte di ciò che siamo e vogliamo realizzarla con qualità.
• E’ un viaggio di autoconoscenza. Abbiamo bisogno di osservare i nostri difetti e punti deboli, così come dobbiamo scoprire e promuovere i nostri talenti.
• Da soli dobbiamo studiare, lavorare, difenderci, affrontare sfide.
• Chi ci osserva da fuori ci giudicherà, talvolta su dettagli impercettibili. Succede.
• Affermare di essere bravi in qualcosa non significa niente. Bisogna dimostrarlo.
• (Parte mancante ndr)

Traduzione e tennis (3)

 Categoria: Tecniche di traduzione

Prima versione
Traduzione a cura di:
Alessandro Vaccari
Traduttore e interprete EN-ES-PT>IT
Modena

• Anche la sconfitta fa parte di quest’attività. Bisogna saperla utilizzare come fonte di motivazione per spingersi a migliorare. Tuttavia, se la vittoria continua a non arrivare, c’è qualcosa di profondamente sbagliato in ciò che stai facendo: devi riconoscerlo e cercare aiuto.
• L’unico modo di migliorare è misurarci sempre con chi è migliore di noi.
• È importante avere uno o più modelli cui ispirarci. È importante sapere perché abbiamo scelto proprio quel modello.
• Sconfiggere, o rilevare gli errori di chi è tecnicamente inferiore a noi, non ci aiuta in nessun modo.
• Quando si commette un errore grave, continuare a straziarsi o ad avanzare alibi peggiorerà solo la situazione. L’unica soluzione è apprendere subito dall’errore e impegnarsi a non sbagliare a partire dalla volta successiva.
• La sensazione di orgoglio che segue una vittoria è molto forte, perché abbiamo combattuto da soli e il merito è in gran parte nostro. Tuttavia, chi ottiene una vittoria individuale ha sempre tantissime persone da ringraziare per essere arrivato fin lì.
• Bisogna possedere una combinazione molto speciale di ambizione e umiltà, sempre.
• Non bisogna mai fermarsi. Fermarsi equivale a retrocedere.
• Non ci si può riposare sugli allori fino alla fine della propria carriera. Questo è un peccato capitale.
• Poche cose rivelano la nostra etica più profonda quanto una sconfitta dolorosa, o la possibilità di essere sconfitti.
• Persino la persona più corretta ogni tanto prova a distorcere una regola a proprio favore o a trarne vantaggio. Ma non c’è niente di più difficile che fare la cosa giusta quando veniamo derubati o danneggiati in mala fede. E questo accade spesso.

Seconda versione
Traduzione a cura di:
Francesca Manzione
Udine

• Anche la sconfitta fa parte del gioco. Bisogna saperla trasformare in motivazione per migliorare. E se di nuovo non si arriva alla vittoria, allora significa che c’è qualcosa che non va in quello che si sta facendo, quindi è utile riconoscere l’errore e chiedere aiuto.
• L’unico modo per migliorare è misurarci con chi è più bravo di noi.
• E’ importante avere un modello (o più di uno) di chi vogliamo diventare. Ed è importante sapere perché abbiamo scelto proprio quel modello.
• Rimarcare e sottolineare errori di chi è tecnicamente inferiore non apporta alcun miglioramento.
• Nel commettere un errore grave, giustificarsi peggiora solo la situazione. L’unica soluzione è imparare subito la lezione e fare in modo di non sbagliare ancora.
• La tentazione di lasciarsi andare all’orgoglio durante una vittoria è molto forte, dal momento che lottiamo da soli e il merito è individuale. Ma chi conquista una vittoria importante deve sempre ringraziare un gran numero di persone che gli hanno permesso di arrivare fino a lì.
• E’ opportuno dosare nella giusta misura ambizione e umiltà, sempre.
• Non fermarsi mai. Fermarsi significa retrocedere.
• Non adagiarsi sugli allori, perché non si è ancora giunti alla meta. Sarebbe un peccato mortale.
• Poche cose rivelano la nostra etica quanto una sconfitta dolorosa.
• Anche la persona più corretta cerca talvolta di distorcere una regola a proprio favore o di trarne il maggior vantaggio. Ma niente è più difficile che proseguire a fare quello che sappiamo essere corretto quando siamo giudicati in mala fede. E questo accade spesso.

Traduzione e tennis (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

Prima versione
Traduzione a cura di:
Alessandro Vaccari
Traduttore e interprete EN-ES-PT>IT
Modena

• Si tratta di un’attività evidentemente solitaria, il che non significa che tutto dipenda solo da te.
• I non addetti ai lavori, coloro che non conoscono quest’attività, la ritengono un esercizio puramente meccanico.
• Bisogna allenarsi per tutta la vita; non si è mai arrivati a un momento in cui non c’è più bisogno di fare pratica e perfezionarsi. All’inizio, l’allenamento aiuta ad automatizzarne i fondamentali; tuttavia, man mano che il proprio livello aumenta, diventa sempre più fondamentale allenarsi con regolarità per cercare di spostare ancora più in alto l’asticella dei propri limiti.
• Dà sempre la possibilità di migliorarsi.
• Per il 99% dipende dal duro lavoro, e per l’1% dall’ispirazione.
• I non addetti ai lavori credono che ciò che fai sia facile e naturale, ma possono stare certi che esige uno sforzo molto maggiore di quanto si possa immaginare.
• Bisogna allenarsi molto, per anni e anni, affinché sappiamo essere pronti a cogliere l’opportunità quando incontreremo un momento cruciale della nostra carriera, una sfida immensa che ci segnerà per il resto della vita.
• La fortuna gioca la sua parte, ma non possiamo basare su questo la nostra strategia.
• C’è molto margine per discutere le regole e i cavilli. Ma alla fine, se è dentro è dentro, e se è fuori è fuori.
• Dobbiamo riuscire a farci piacere (o perlomeno ad accettare e trarre soddisfazioni) l’allenamento in tutti i suoi aspetti, anche quelli che alla gente non piacciono: la stanchezza, la ripetitività, la frustrazione, il dolore. I momenti delle vittorie memorabili e dei riconoscimenti sono rari, e sono direttamente correlati a questo continuo sforzo.
• L’errore fa parte di quest’attività e accade spesso. Semplicemente, non c’è modo di evitare di sbagliare. Bisogna accettare gli errori, e saper gestirne la presenza in modo che il risultato finale, il tuo approccio, la tua autostima e il piacere di continuare su questa strada non ne escano compromessi.

Seconda versione
Traduzione a cura di:
Francesca Manzione
Udine

• E’ un’attività notoriamente solitaria, il che non vuol dire che tutto dipenda solamente da uno solo.
• Chi osserva questa attività dall’esterno, senza conoscerla, pensa che sia qualcosa di puramente meccanico.
• E’ necessario allenarsi tutta la vita; non c’è momento in cui non occorra fare pratica e perfezionamento. All’inizio si lavora per ottenere una base, ma, quanto più è alto il livello cui uno vuole arrivare, tanto più è importante allenarsi con regolarità per riuscire a oltrepassare i propri limiti.
• Si migliora sempre.
• E’ 99% relazione e 1% inspirazione
• Se, per l’osservatore esterno, quello che fa la persona sembra facile e naturale, potete star certi che in realtà ha compiuto uno sforzo maggiore di quello che si può immaginare.
• (Parte mancante ndr)
• La fortuna esiste. Ma non deve far parte della nostra strategia.
• C’è spazio per esprimere dubbi e contestare regole. Ma dentro è dentro e fuori è fuori!
• Dobbiamo amare– o almeno deve soddisfarci– la pratica in tutti i suoi aspetti ( anche quelli che non ci piacciono), la stanchezza, la ripetizione, la frustrazione, il dolore. I momenti di vittoria e riconoscimenti sono rari e sono direttamente proporzionali allo sforzo continuo.
• Gli errori fanno parte del “gioco” e accadono molto spesso. Semplicemente non esiste la possibilità di non sbagliare. E’ necessario accettare che questo accada ed essere in grado di aver a che fare con gli sbagli senza per questo compromettere il risultato finale, l’atteggiamento personale, la fiducia in sé stessi e il desideri di continuare a dedicarsi a quella attività.

Traduzione e tennis

 Categoria: Tecniche di traduzione

Gli articoli che seguono sono due diverse traduzioni dal portoghese all’italiano dello stesso testo di partenza, ovvero l’articolo “Tradução e tênis” pubblicato il 6 giugno 2014 sul blog “A Arte da Tradução” di Carolina Alfaro de Carvalho, una nota traduttrice brasiliana.
Le versioni ci sono state inviate da Alessandro Vaccari e da Francesca Manzione, due traduttori che hanno lavorato separatamente, senza mai entrare in contatto l’uno con l’altra.
Prima della fruizione degli articoli medesimi si consiglia vivamente la lettura di questo articolo introduttivo.

Prima versione
Traduzione a cura di:
Alessandro Vaccari
Traduttore e interprete EN-ES-PT>IT
Modena

Il tennis è sempre stato una delle principali attività che hanno occupato il mio tempo, oltre alle lingue e alla traduzione.
Ho cominciato a giocare a questo sport all’età di 7 anni, e l’ho praticato a livello agonistico dai 10 ai 17. A 14 anni ho iniziato ad allenarmi 4 ore al giorno, ma a 17 ho smesso poiché ho compreso che non avevo possibilità di diventare una professionista: infatti, già fra i 15 e i 16 anni ero ossessionata dal sogno di diventare traduttrice. Nel mio anno sabbatico tra il diploma e l’inizio dell’università (avevo 17-18 anni) ho impartito lezioni di tennis in due scuole. Ho continuato a giocare con regolarità fino a oggi e, come sempre è accaduto durante la mia vita, questo sport mi ha permesso di integrarmi nella mia nuova città, la terza in cui ho abitato, e di farmi molti buoni amici. Ho sempre vissuto con amanti di questo sport, tanto con professionisti come con semplici appassionati.

Oltre a questa passione, ovviamente, l’amore per lo studio delle lingue, la grammatica, la letteratura e la traduzione, la mia esperienza più che ventennale come studentessa e professoressa di traduzione (a volte, le due cose insieme) definiscono una gran parte della mia identità, della mia forma mentis, della mia rete di relazioni e delle persone con cui passo la maggior parte del mio tempo.
Un giorno, durante un game in cui ero alla battuta, la mia mente ha cominciato a vagare e a stabilire parallelismi fra le due attività. Sono rimasta meravigliata dai punti in comune fra il tennis e la traduzione. Vi presento allora un piccolo esercizio di riflessione: ciascuno dei punti che elencherò nei prossimi giorni (ndr) ritrae le mie impressioni ed emozioni rivolte tanto al campo della traduzione quanto a quello del tennis.


Seconda versione

Traduzione a cura di:
Francesca Manzione
Udine

Oltre alle lingue e alla traduzione, una delle attività che più occupano il mio tempo è il tennis – lo sport.
Cominciai a giocare a 7 anni e a gareggiare dai 10 ai 17. A partire dai 14 anni mi allenavo 4 ore al giorno, ma smisi a 17 quando percepii che non avevo più probabilità di diventare una atleta professionista, dal momento che già intorno ai 15-16 anni avevo il sogno di diventare traduttrice.
Nel periodo tra la fine della scuola e l’inizio dell’università, tra i 17 e i 18 anni, diedi lezioni di tennis in due centri sportivi. Fino ad oggi non ho mai smesso di praticare questo sport. Come già è accaduto nella mia vita, mi trasferii in una nuova città ( la terza in cui vivo) e strinsi numerose amicizie grazie al tennis. Ho sempre avuto a che fare con persone amanti dello sport, semplici amatori o professionisti.

Oltre a questo, chiaramente, la passione per lo studio delle lingue, della grammatica, della letteratura e della traduzione, oltre al fatto che da più di 20 anni sono studentessa e professoressa di traduzione ( talvolta le due cose insieme), è quello che in gran parte mi rappresenta, ciò con cui ho a che fare e a cui dedico la maggior parte del mio tempo.
Qualche giorno fa’, mentre colpivo la palla, i miei pensieri hanno cominciato a viaggiare e a tracciare dei paralleli tra le due attività. Sono rimasta meravigliata nel constatare quante cose hanno in comune. Pertanto ecco un piccolo esercizio di riflessione: ognuno dei punti che elencherò nei prossimi giorni (ndr) è ciò che vedo e sento in relazione tanto al campo della traduzione quanto al campo di tennis.

La traduzione non è matematica

 Categoria: Tecniche di traduzione

Qualche tempo fa abbiamo ricevuto due traduzioni dal portoghese all’italiano dell’articolo “Tradução e tênis” pubblicato il 6 giugno 2014 sul blog “A Arte da Tradução” di Carolina Alfaro de Carvalho, una nota traduttrice brasiliana.

Data la vastità del web, che due persone si siano imbattute nello stesso blog e che, fra i tanti articoli in esso pubblicati, abbiano poi scelto di tradurre esattamente lo stesso, è veramente una coincidenza pazzesca.
E ancor più pazzesco è che, poco tempo dopo, sia accaduta di nuovo la stessa cosa! In questo caso però l’articolo originale “When a client says, Geez…that’s really expensive!” è in lingua inglese, è stato scritto da Corinne McKay e pubblicato il 29 Ottobre 2014 sul suo blog “Thougths on translation”. Trovate le due traduzioni a questo link.

Ora, al di là dell’eccezionalità degli eventi (che ci premeva comunque sottolineare per solleticare la curiosità dei nostri lettori), quello che ci interessa maggiormente in questa sede non è certo calcolare le probabilità che avvenisse una cosa del genere, quanto le traduzioni eseguite, che, ovviamente, sono piuttosto diverse fra loro.

La traduzione non è matematica, non è una somma algebrica di parole, ma la conseguenza di un complesso procedimento mentale basato su una miriade di fattori che, combinati fra loro, possono portare a risultati anche molto diversi.
Il che non significa che fra due versioni tradotte dello stesso testo l’una sia necessariamente migliore dell’altra, anzi, è assolutamente plausibile che siano entrambe buone seppur molto diverse fra loro.

Solitamente, quando riceviamo una traduzione, prima di pubblicarla sul blog la sottoponiamo ad un’attenta revisione. In queste due circostanze non abbiamo effettuato alcun intervento correttivo per dare modo ai lettori di formarsi un’opinione propria senza condizionamenti di sorta.
Trovate le differenze fra le versioni!

Lamentarsi dei cattivi clienti è proficuo? (2)

 Categoria: Agenzie di traduzione

Personalmente, scelgo di non lamentarmi dei cattivi clienti perché:

• È una perdita di tempo. Non riuscirò a fare uscire dal mercato Walmart rifiutandomi di comprare da loro, perché migliaia di altre persone continueranno a comprare da loro. Il mio obiettivo non è farli chiudere, ma evitare di sostenerli. Non riuscirete a spazzare via dal mercato le super-veloci e super-convenienti super-agenzie di prima categoria lottando contro di loro, perché moltissimi clienti continueranno a servirsi di loro e moltissimi traduttori (per le ragioni esposte qui sopra) continueranno a lavorare per loro. Se volete sfogare le vostre emozioni in modo più produttivo, presentatevi ai clienti e insegnate alle aziende come scegliere un provider di traduzioni che sia davvero di prima qualità, e insegnate ad altri traduttori come promuoversi a clienti che pagano meglio.

• Come sottolineato recentemente da Chris Durban, la lamentela innesca un processo che porta a sminuire, generalizzandola, la figura del cliente (sono stupidi, non sanno nulla del nostro lavoro, vogliono solo il traduttore più veloce e più economico, dobbiamo diffidare di loro finché non ci dimostrano di essere degni della nostra stima). Io, e tantissimi altri traduttori di fascia alta, possiamo testimoniare che tutte queste affermazioni sono false. Esistono moltissimi clienti che non solo accettano, ma sono ben contenti di pagare molto bene un professionista di alto livello che sia coerente, riservato e ricettivo. Questi lavori, semplicemente, non arrivano da soli nella vostra email: dovete andare a cercarveli, di persona oppure online (o in entrambi i modi); e la maggioranza dei traduttori non ha voglia di farlo o non sa da dove cominciare.

• Se uscite dalla fascia bassa del mercato, vi trovate in un settore completamente diverso. A me non preoccupa il mercato di fascia bassa, proprio come non mi spaventa per niente la machine translation e la possibilità che mi faccia uscire dal mercato. In fondo, si tratta di un’attività così diversa da quel che faccio che non vale la pena di lamentarsene: è come se una squadra di Serie A si lamentasse perché una scuola media che ha organizzato una partita di calcio proprio vicino al suo stadio potesse potenzialmente sottrarle spettatori. Quando un cliente richiede i miei servizi e la prima domanda che mi pone è “Qual è la tua tariffa?”, so già che c’è un 90% di possibilità che io non rappresenti la scelta migliore per loro. Rispondo che, pur avendo ben chiare le difficoltà derivanti dall’attuale contesto economico, sono occupata tutto il giorno alle mie tariffe standard e quindi dovranno trovare qualcun altro. Ed io sono davvero impegnata tutto il giorno alle mie tariffe standard, proprio perché sono “là fuori” – impegnata a scrivere, a partecipare a conferenze, a incontrare altri traduttori che potranno fare il mio nome per nuovi lavori, a produrre informazioni che i miei potenziali clienti troveranno online, a visitare clienti acquisiti in modo che continuino a richiedere i miei servizi, e così via. Se devo scegliere fra passare dieci minuti a lamentarmi dicendo: “Guardate la proposta di quest’agenzia succhiasangue!!! Potete crederci???” e passare dieci minuti a leggere il blog di un potenziale cliente e a commentarlo (e magari ad attirare la sua attenzione su di me), per me la risposta è ovvia.

Qualcun altro vuole dire la sua sulla filippica della tariffa?

Fonte: http://thoughtsontranslation.com/2014/09/05/shouting-and-moaning-about-bad-clients-productive-or-not/

Traduzione a cura di:
Alessandro Vaccari
Traduttore e interprete EN-ES-PT>IT
Modena

Lamentarsi dei cattivi clienti è proficuo?

 Categoria: Agenzie di traduzione

Questo post è ispirato a un contributo condiviso da Ted Wozniak su Facebook che a sua volta si rifaceva al post del blog di Sébastien Devogele “La filippica della tariffa”. Ecco la questione: traduttori che si lamentano di agenzie indegne, che pagano tariffe da fame e provano in ogni modo ad abbassarle sempre più con scalette per fuzzy match, che trattano i traduttori come ingranaggi in una catena di montaggio, e così via. Si potrebbe obiettare che queste lamentele sono utili: svergognano pubblicamente queste agenzie e dissuadono altri traduttori dal lavorare per loro. Altri (fra cui la sottoscritta) sostengono che questo lagnarsi può avere sì una funzione catartica, ma che in ultima analisi sia uno spreco di tempo ed energie, e può addirittura danneggiare chi si lamenta. Ecco perché:

In primo luogo, lamentoni, ve lo riconosco: queste indegne agenzie che offrono 2,765 centesimi a parola per 8000 parole in due giorni fanno arrabbiare. Ed è ancor più irritante che queste agenzie di bassa lega assicurino di fornire traduzioni di alta qualità confezionate da traduttori esperti ai loro clienti, come ha scoperto Chris Durban nel suo esperimento di Mystery Shopping. Come se Target [catena statunitense di commercio online, n.d.t.] vi irretisse dicendo: “Comprate da noi se volete prodotti che vi sopravvivano e che lascerete in eredità ai vostri nipoti”. D’altro canto, mi rende triste (o forse sono io che sono un cuore tenero…) che molti traduttori non riescano a uscire dalla fascia più bassa del mercato: non sanno come fare, o non hanno tempo, per promuovere la propria immagine presso clienti che pagano meglio, o non sanno come migliorare le proprie capacità traduttive o commerciali affinché possano lavorare per clienti che pagano tariffe superiori, oppure sono talmente impegnati a tradurre file zeppi di parole a 2,765 centesimi ciascuna che non riescono a pensare ad altro che ad arrivare a fine giornata.

Ecco allora la mia conclusione: se il modello di business di un cliente t’infastidisce, bisogna semplicemente smettere di lavorare per lui e lasciar correre. Proprio come non do i miei soldi a Walmart o a Mc Donald’s perché mi oppongo personalmente ai loro modelli di business e alle loro prassi lavorative, non lavoro per clienti di fascia bassa perché scelgo di lavorare per clienti che danno valore al mio lavoro e che accettano di pagarmi per quello che valgo. Perché scelgo di non lamentarmi? Nell’articolo di domani (ndr) elencherò i motivi, sui quali ovviamente potrete non essere d’accordo.

Fonte: http://thoughtsontranslation.com/2014/09/05/shouting-and-moaning-about-bad-clients-productive-or-not/

Traduzione a cura di:
Alessandro Vaccari
Traduttore e interprete EN-ES-PT>IT
Modena

Articoli sulla traduzione audiovisiva (2)

 Categoria: Strumenti di traduzione

I due maggiori editori specializzati in traduzione, Saint Jerome e John Benjamins, presentano numeri dedicati al tema (della traduzione audiovisiva ndt).
La pubblicazione Canadese Meta lanciò un’edizione speciale sulla traduzione audiovisiva nel 2004, con numerosi articoli di ricercatori impegnati sull’argomento.
Ora, all’inizio del 2012, sta per uscire un altro numero speciale, che spero possa essere divulgato a breve.

La nuova edizione speciale di Meta sarà pubblicata da Jorge Diaz-Cintas,
traduttore e ricercatore con alle spalle un lungo elenco di articoli sul tema.
Altri autori onnipresenti in questo campo di studio, e che è molto interessante riproporre, sono Yves Gambier, editore del numero di Meta del 2004 e dell’interessante raccolta (Multi) Media Translation, disponibile su Google Books – il testo introduttivo, pur avendo più di 10 anni, continua ad essere attuale; Patrick Catrysse; Henrik Gottlieb; oltre, per il Brasile, a Vera Lucìa Santiago Araùjo e Eliana Franco.
Di autori bravi ce ne sono molti, ma purtroppo solo pochi hanno un sito e una serie attuale di pubblicazioni.

Infine, oltre a quello che io ho già pubblicato e presentato sull’argomento (da poco disponibile online) e del quale scrivo in questo blog, il mio maggior contributo al tema è stata la mia tesi di laurea.
A tale proposito vale la pena ricordare che le principali università del Brasile sono in possesso di cataloghi online di lavori accademici e permettono l’accesso digitale a molti di essi.
Ma questo è solo un primo spunto di carattere generale. Nel caso qualcuno di voi sia a conoscenza di altre pubblicazioni sulla traduzione audiovisiva, soprattutto se disponibile online, mi farebbe un enorme favore se mi informasse, affinché io possa integrare questa lista.
Spero vi sia utile!

Fonte: “Artigos sobre tradução audiovisual” di Carolina Alfaro de Carvalho, pubblicato l’11 febbraio 2012 sul blog “A Arte da Tradução”

Traduzione a cura di:
Francesca Manzione
Udine

Articoli sulla traduzione audiovisiva

 Categoria: Strumenti di traduzione

Verso la fine del 2011, la PUC (nota università di Rio de Janeiro ndt) ha pubblicato uno speciale sulla traduzione audiovisiva nel numero 11 di Tradução em revista (“Traduzione in rivista”).
La rivista annovera numerosi articoli sulla tecnologia, sulla sottotitolazione, sul doppiaggio, sulla traduzione di file audio, ecc.
Io ritengo imprescindibile, per chi è interessato all’argomento (anche fosse un semplice “spettatore con opinione”), l’articolo di Sabrina Martinez, “Tecnologia digitale, accessibilità e nuovi mercati per il traduttore audiovisivo”.
La Martinez mostra un panorama dell’evoluzione tecnologica e delle trasformazioni della traduzione audiovisiva in Brasile, arrivando ai riflessi della nuova legge sull’accessibilità e alla recente polemica sulla sempre maggior preferenza per il doppiaggio nella TV via cavo.
Ho intenzione di utilizzare questo articolo nei miei corsi, e ritengo che qualsiasi persona dovrebbe leggerne il testo per discutere questi argomenti con maggior cognizione di causa, disponendo di informazioni trasmesse da chi lavora e studia traduzione audiovisiva da molti anni.

Approfondiamo questo argomento: molti studenti di corsi di traduzione mi richiedono continuamente per il completamento di corsi e monografie di dar loro indicazioni sulla bibliografia esistente in materia di traduzione audiovisiva. A volte rimango stupita quando mi dicono che non hanno materiale su cui studiare, considerando che per studiare tutto quello che c’è in giro oggigiorno bisognerebbe trascorrere una vita intera a studiare – io credo che la difficoltà stia solamente nel selezionare il materiale più adatto.

Detto questo, elenco qui di seguito alcune risorse e, col tempo, ho intenzione di integrare la lista.
Il giornale Cadernos de tradução (“Quaderni di traduzione”) pubblicato dall’Università Federale di Santa Catarina, e la rivista Tradução & comunicação (“Traduzione e comunicazione”) di Anhanguera (ex-Unibero), non hanno pubblicato (che io sappia) un numero speciale sulla traduzione audiovisiva, ma quasi sempre compare qualche articolo sul tema in ogni numero. Occorre cercare un po’, ma è proprio in questo che consiste il lavoro del ricercatore. 

Fonte: “Artigos sobre tradução audiovisual” di Carolina Alfaro de Carvalho, pubblicato l’11 febbraio 2012 sul blog “A Arte da Tradução”

Traduzione a cura di:
Francesca Manzione
Udine

Chi è il miglior traduttore legale?

 Categoria: Tecniche di traduzione

Come accade a ogni traduttore specializzato in testi legali e, soprattutto, a ogni professore di traduzione giuridica, riceviamo spesso una domanda da parte di alcuni studenti che vogliono sapere chi è il miglior traduttore di testi legali: il laureato in giurisprudenza che sa una lingua straniera, o il laureato in traduzione e interpretazione che si forma e specializza in seguito in giurisprudenza?
Non esiste una risposta semplice a questa domanda, e probabilmente non c’è nemmeno una sola risposta. Forse perché abbiamo entrambi [i blogger, marito e moglie, n.d.t.] studiato giurisprudenza, tendiamo a credere che un giurista sia leggermente avvantaggiato rispetto a un traduttore quando si trova ad affrontare le difficoltà tipiche di un testo legale. Col tempo, ci siamo resi conto che le difficoltà linguistiche tipiche dei contratti o delle sentenze non sono assolutamente meno importanti.

Probabilmente, quindi, l’ideale sarebbe avere due lauree – il che nella pratica accade molto di rado – oppure avere studiato approfonditamente la legislazione spagnola, il Common Law e le tecniche traduttive.
Qualche tempo fa abbiamo reperito questo discorso pronunciato all’incirca nell’anno 2000 dal grande maestro dei traduttori, Enrique Alcaraz Varó. In questo discorso racconta un momento in cui si trovò a dover rispondere a questa domanda, posta peraltro con cattive intenzioni. Il testo completo dell’intervento è molto lungo, ma abbiamo voluto riprodurne qui una parte perché vale la pena di leggerlo e di rifletterci su:

“Ricordo che durante un seminario a Bruxelles un traduttore mi chiese: ‘Secondo lei, il traduttore di inglese legale dev’essere un giurista specializzato in traduzione o un traduttore con una sufficiente base tecnica?’ Lui era un giurista, io non sono un giurista, e sapevo che metà dei partecipanti al seminario erano specialisti in formazione di base alla traduzione e l’altra metà invece era specialista in formazione di base al diritto. Per evitare quell’infido trabocchetto e per non infastidire metà del pubblico risposi: ‘Per quanto riguarda la traduzione legale, se sono buoni traduttori, le due figure sono ugualmente valide.’ Tuttavia, giacché notai una certa arroganza nella sua domanda, gli raccontai un piccolo aneddoto che mi era accaduto.

Un venditore di torrone di Jijona riforniva da molti anni la popolazione portoricana di New York. Un agente statunitense, che aveva il diritto di esclusiva, ne gestiva la distribuzione e le vendite. Dopo la presa del potere da parte di Fidel Castro, molti cubani emigrarono negli Stati Uniti, e ciò ampliò la sua clientela. Il venditore di Jijona pensò allora che avrebbe potuto vendere direttamente ai grandi magazzini statunitensi facendo a meno dell’agente che aveva avuto per tutta la vita. Costui non perse tempo e sporse querela presso il tribunale di New York. Fu disposta una commissione rogatoria presso il tribunale di Alicante e il giudice mi nominò per la traduzione di alcuni documenti. Tuttavia, la dichiarazione giurata che deve accompagnare ogni domanda era stata inviata con già allegata la traduzione in spagnolo, firmata da un giurista di New York che ne garantiva la fedeltà all’originale. L’agente commerciale, tra le altre cose, aveva dichiarato: ‘I have been his agent since 1945’, che in spagnolo fu tradotto con: ‘He sido su agente desde 1945’. Mostrai la traduzione al giudice, perché conteneva degli errori. Mi chiese dove si trovassero; gli risposi che la traduzione ‘He sido su agente’ era sbagliata. Il giudice, che sapeva un po’di inglese, ritenne che non ci fossero errori nella traduzione. Io gli domandai: ‘Leggendo He sido su agente exclusivo desde 1945, Lei come interpreta questo passo: è ancora il suo agente o non lo è più?’ Il giudice mi rispose: ‘Non lo è più’. Ecco, qui sta l’errore, perché l’agente commerciale afferma nella sua dichiarazione giurata che lo è e continua a esserlo. Spiegai al mio interlocutore a Bruxelles che questa è una questione linguistica molto importante, in quanto rilevante ai fini delle tesi del querelante: questa questione era sfuggita all’avvocato, ma difficilmente sarebbe stata ignorata da un linguista”.

Che cosa possiamo aggiungere noi a ciò che ha esposto così bene il maestro? Ben poco. Poniamo l’accento su questa frase, che risponde molto bene alla domanda sollevata in questo post: se sono buoni traduttori, le due figure sono ugualmente valide.

Fonte: http://traduccionjuridica.es/quien-es-mejor-traductor-juridico/

Traduzione a cura di:
Alessandro Vaccari
Traduttore e interprete EN-ES-PT>IT
Modena

Persi nella traduzione: trappole varie (2)

 Categoria: Problematiche della traduzione

Riprendiamo il tema affrontato nel post di ieri su alcuni aspetti problematici della traduzione.

Acronimi acri
Gli acronimi sono spesso una sofferenza per i traduttori. Mantenere l’acronimo originale o crearne uno nuovo dalla traduzione del nome dell’organizzazione? Da un certo punto di vista, dipende da quanto l’organizzazione è famosa. Per esempio, l’acronimo della WTO in francese (OMC) è tanto conosciuto quanto quello inglese. Comunque, la questione è diversa per compagnie meno note.
Nel momento in cui si traduce il nome di un’organizzazione, la cosa più sensata sarebbe quella di tradurre anche l’acronimo. Tuttavia in questo modo si correrebbe il rischio di rendere l’organizzazione completamente irriconoscibile. Un modo sicuro per affrontare il problema è di mantenere il nome e l’acronimo originali – “Summer Camp Switzerland” ed SSC, per esempio – ma di includere anche una traduzione del nome fra parentesi quando appare per la prima volta.

Altre traduzioni problematiche
Vi sono molte altre aree potenzialmente difficoltose per i traduttori, che comprendono: i nomi propri delle persone, le organizzazioni ed i luoghi, l’uso del gergo comune, la gestione delle convenzioni sulla punteggiatura. Sebbene la soluzione a cui si arriva sia una scelta personale, si dovrebbe esaminare con cura come altri hanno gestito i problemi e quindi scegliere quella che sembra essere la soluzione più elegante ed efficace. È inoltre importante essere coerenti – si scelga un modo per trattare qualcosa e lo si mantenga di lì in avanti. Se tutto va come dovrebbe il significato non si perderà troppo nella traduzione.

Articolo scritto da Tereza Kaplanova e tradotto da:
Michele Moretto
Traduttore freelance EN<>IT e laureando in Scienze Biologiche
Taino (VA)

Persi nella traduzione: trappole varie

 Categoria: Problematiche della traduzione

Come i postmodernisti non si stancano mai di dirci, la lingua è insidiosa. Il preciso significato delle parole può ingannare e snaturarsi anziché rimanere chiaro. Considerate il cartello che dice: “Sulla scala mobile bisogna portare in braccio i cani” – obiettivamente sembra abbastanza chiaro che se hai un cane dovresti prenderlo in braccio prima di salire sulla scala mobile. Tuttavia provate a pensare a quelle povere persone obbedienti che cercano freneticamente di recuperare un cane per poter salire al piano superiore.

Se la natura ingannevole del significato è un problema nell’uso di una sola lingua, le difficoltà sono moltiplicate per i traduttori professionisti o per coloro che devono tradurre mentre seguono studi di lingue all’estero o che imparano una nuova lingua a casa. Quando si lavora fra varie lingue, mantenere il significato delle parole equivoche può diventare una vera e propria pista di pattinaggio. Ecco alcune aree in cui ci si può facilmente perdere nella traduzione.

Idiomi idioti
I traduttori automatici, come Google Translate, andranno spesso a sbattere contro frasi idiomatiche. In generale, le frasi idiomatiche sono espressioni che non possono essere completamente comprese partendo dal significato dei loro componenti individuali.
Espessioni come “un grande fumatore” richiedono non solo la conoscenza delle singole parole ma anche la comprensione e la consapevolezza di come la lingua è utilizzata nel dialogo di tutti i giorni. L’espressione indica qualcuno che fuma molto e non un dipendente da nicotina sovrappeso. Durante un recente corso di tedesco a Friburgo uno studente è incappato in un problema simile traducendo l’idiomatica frase tedesca “ein blaues auge”, che si riferisce a qualcuno che aveva gli occhi blu e non a qualcuno con un occhio nero per essere stato colpito.
Mentre alcune espressioni idiomatiche vengono riportate molto bene da una lingua ad un’altra, per altre semplicemente non è così. “Mi sta dando ai nervi” e “Er geht mir auf die Nerven” sono quasi identiche. Ma più spesso, le versioni tedesca ed inglese non hanno nulla in comune: “Ha avuto il coraggio di dirlo” e “Er hatte die Stirn, das zu sagen” (che letteralmente si traduce “ha avuto la fronte…”) può causare difficoltà, ma il traduttore astuto potrebbe sostituire con un’altra parte del corpo per ottenere l’equivalente inglese: “Ha avuto il fegato (in inglese cheek, guancia) di dirlo”.

Nel post di domani verranno trattati altri aspetti problematici della traduzione.

Articolo scritto da Tereza Kaplanova e tradotto da:
Michele Moretto
Traduttore freelance EN<>IT e laureando in Scienze Biologiche
Taino (VA)

Tradurre, inseguendo un sogno (2)

 Categoria: Traduzione letteraria

Tradurre significa soprattutto scrivere, è la scrittura a stabilire i propri tempi, proprio come afferma Susanna Basso, pluripremiata traduttrice italiana, ricordando che “ogni scrittura ha un suo peso specifico che quasi sempre si impone sullo sfarfallare a vuoto del traduttore poco esperto” (S. Basso, Sul Tradurre. Esperienze e divagazioni militanti, Milano: Bruno Mondadori, 2010).
Tradurre, insomma, vuol dire lavorare su ogni proposizione, ascoltandola e cercando di non invaderla; non nascondere mai quel senso di imbarazzo che si prova nei confronti dei testi altrui; fermarsi a riflettere durante la ricerca dei significati e quasi attendere il suggerimento più giusto; aspettare le parole e fidarsi dei meccanismi della memoria; abbandonarsi insomma al processo traduttivo, proprio come l’autore si è abbandonato alla scrittura, e procedere di pari passo.

Ho voluto ricordare il testo della Basso e la sua “definizione” di traduzione proprio perché, soprattutto in ambito letterario, mi è sempre sembrata veritiera e appropriata, meno tesa a spiegare tecnicamente i meccanismi traduttivi e il ruolo (o i ruoli) del traduttore, ma più attenta a formare un traduttore-scrittore capace di leggere e capire un testo, oltre che di riprodurlo fedelmente nella lingua d’arrivo. Una volta che è stata acquisita una competenza linguistica e che sono state apprese alcune nozioni teoriche fondamentali, credo infatti che sia importante che ogni traduttore sviluppi una propria coscienza e un proprio modo di affrontare questo compito, ricordando che si tratta più di un lavoro di scrittura che di un problema da risolvere. Credo che sia questa la migliore delle strategie traduttive e il modo giusto di affrontare un testo, perché tradurre è anche uno stato mentale e perché in ogni traduzione c’è tanto dell’autore e, forse, anche più del traduttore.

Ecco che la traduzione rappresenta tutto ciò che sono. Qualcosa di apparentemente semplice ma di incredibilmente complesso, un viaggio da compiere in compagnia del testo stesso e di chi lo leggerà: una lettura approfondita, un’analisi e una contestualizzazione, una serie di ricerche lessicografiche attente e puntuali; e poi il testo d’arrivo, una realtà a parte, una realtà tutta mia, perché da me creata, in cui sprofondo e in cui mi immergo ancora e ancora, sempre attenta all’esattezza e alla precisione, ma senza dimenticare l’importanza della naturalità. E quella sensazione di aver compreso e restituito un testo, di averlo “smascherato” e di aver rivelato la sua vera natura, di poterlo donare, di poterlo rendere fruibile per qualcun altro, è qualcosa di impagabile. E per me, è davvero come raggiungere quella cima.

Autrice dell’articolo:
Susanna Bagnoli
Dott.ssa in Traduzione Letteraria e Saggistica (EN-DE>IT)
Montecatini Terme (PT)

Tradurre, inseguendo un sogno

 Categoria: Traduzione letteraria

Mi sono sempre definita una sognatrice e ho sempre messo le mie aspirazioni al primo posto. Ormai da 27 anni cerco di seguire una strada, che prima salendo e poi scendendo, facendomi deviare e a volte costringendomi anche a restare indietro, potrebbe davvero portarmi in cima. Perché un sogno l’ho sempre inseguito, studiando, impegnandomi, mettendomi alla prova, leggendo e scrivendo costantemente, decidendo di partecipare a una serie infinita di concorsi letterari e vincendone anche alcuni, laureandomi col massimo dei voti; ma soprattutto decidendo di non mollare mai, di crederci e di investire su me stessa: tradurre.

A lungo considerata un semplice strumento per l’apprendimento delle lingue straniere o per lo studio della letteratura e della cultura di altri Paesi, la traduzione è ormai da tempo divenuta una disciplina autonoma e indipendente, e ha meritato l’attenzione e i pregi che le vengono attribuiti da più parti. Se la traduzione si è potuta affermare come disciplina indipendente è stato soprattutto grazie alla presa di coscienza da parte di un numero crescente di studiosi della necessità di un’area di ricerca che si occupasse specificamente del fenomeno traduttivo e delle traduzioni. Questa complessità è dovuta soprattutto al loro ascriversi ai due macrosistemi Lingua e Cultura, sia del testo di partenza che del testo d’arrivo, sia dell’autore che del traduttore.

La traduzione è infatti una multidisciplina, un fenomeno indagato da diverse aree di ricerca e da una pluralità di teorie necessariamente coinvolte nel processo traduttivo. Ecco che gli studi a riguardo si sono evoluti soprattutto in due direzioni: la prima riguarda i numerosi studi linguistici che hanno fornito ai traduttori esempi metodologici sempre più accurati; la seconda riguarda il ruolo che i cultural studies hanno avuto nel formare i traduttori soprattutto dagli anni Sessanta, con autori quali Richard Hoggart, Raymond William e E. P. Thompson, e più recentemente con Susan Bassnett.

Per capire meglio la traduzione ci si è poi concentrati sul ruolo e sui compiti del traduttore, che da Walter Benjamin a Lawrence Venuti sono stati analizzati in grande dettaglio
Se per il primo il task del traduttore è, proprio come dell’opera in sé, non tanto quello di comunicare un messaggio, quanto di trasmettere ciò che sta al di là, il poetico, il misterioso e l’inafferrabile, per Venuti occorre ricordare la pericolosità del concetto di invisibility, e preferire un traduttore “straniante”, che costringa cioè il lettore a muoversi verso il testo originale e non viceversa.

Autrice dell’articolo:
Susanna Bagnoli
Dott.ssa in Traduzione Letteraria e Saggistica (EN-DE>IT)
Montecatini Terme (PT)

La traduzione filmica (2)

 Categoria: Servizi di traduzione

Localizzazione dei file audio
Si tratta di un’altra parte importante del processo di traduzione per la maggior parte dei progetti multimediali. Ecco una descrizione delle fasi di preparazione dei file per la traduzione:

1. Preparare un copione
Quando si localizza una registrazione, una delle fasi più importanti è quella di accertarsi che il copione sia universale. È essenziale che gli elementi propri della cultura di partenza siano eliminati. I contesti locali potrebbero non essere compresi da un pubblico proveniente da un gruppo culturale diverso. A volte è più facile scrivere un nuovo copione che tradurre o localizzare quello vecchio.

2. Trovare un lettore appropriato
Assumere un parlante nativo per eseguire la traduzione è senza dubbio la miglior soluzione. Lo step successivo è quello di decidere se i lettori preferiscono un tono casuale o formale. La scelta dipende dal budget e dallo scopo per cui la registrazione viene creata.

3. Localizzare il copione
Se vi viene spedito un copione da tradurre e non avete ancora il tipo di copione internazionalizzato descritto nella fase 1, dovrete adattare il testo per il mercato di destinazione.

4. Verifica e accettazione del copione
Prima della registrazione, il cliente deve accettare la traduzione del copione. È più efficace prendersi del tempo per assicurarsi che il nuovo copione sia corretto piuttosto che saltare questo step e rendersi conto dopo che il copione contiene degli errori.

5. Specifiche tecniche
È importante informare i rappresentanti dell’agenzia di traduzione circa i requisiti per le tecniche narrative e di registrazione. Per quanto riguarda quelle narrative, la velocità e la dinamica della lettura devono essere definiti. Se la registrazione deve durare una quantità limitata di tempo, questo deve essere stabilito all’inizio di un progetto. Le informazioni riguardo alla frequenza, il volume e il formato del file registrato sono ugualmente importanti.

6. Registrazione del suono
Se tutti gli step precedenti sono stati completati correttamente, la registrazione stessa dovrebbe procedere senza intoppi. Ricordate che i lettori non dovrebbero parlare per prolungati lassi di tempo, per cui la qualità della loro voce ne può risentire, il che potrebbe ritardare il completamento del progetto.

7. Controllo qualità
Una volta ultimata la registrazione, un parlante nativo dovrà rivedere tutti i file audio, per assicurare che siano registrati correttamente. Dovrà controllare che non ci siano degli errori, che il dialogo sia chiaro e che le pause tra le frasi siano abbastanza lunghe.
Un nuovo copione deve essere coerente con gli elementi dell’opera che non sono coperti da un trasferimento linguistico, come immagini, scenario, musica, espressioni facciali, e cose simili. Oggi, i sottotitoli rimangono la tecnica più diffusa di traduzione filmica, sebbene i limiti tecnici come la condensazione del testo, che spesso “appiattisce” il significato, possono portare ad una perdita di circa il 30-40% del testo originale durante la traduzione, secondo gli studi recenti.

Traduzione dell’articolo di Rafael Kwiatkowski del 3 Luglio 2014 a cura di:

Francesca Fallabrino
Traduttrice tecnico-scientifica
Novi Ligure

La traduzione filmica

 Categoria: Servizi di traduzione

La traduzione filmica è un ramo relativamente nuovo della traduzione che si è sviluppato piuttosto rapidamente. Il fenomeno è confermato da un numero sempre crescente di conferenze, corsi e laboratori sul tema, così come la nascita di organizzazioni di traduttori filmici. Questo tipo di traduzione include l’uso del suono e delle immagini nel processo di traduzione, al fine di esprimere il messaggio tradotto nel modo più completo possibile.
Nella sua forma contemporanea, la traduzione filmica abbraccia anche l’interpretariato come chiarificazione dei simboli verbali attraverso simboli non-verbali; un pubblico straniero potrebbe trovare il contesto culturale incomprensibile.

La riduzione è necessaria
Gli spettatori leggono più lentamente rispetto a come percepiscono il suono. Pertanto, per seguire tutte le componenti del film contemporaneamente, il testo deve essere ridotto al minimo. La traduzione deve essere in armonia con tutti gli elementi di un film. Il compito del traduttore è di decidere quali informazioni dal testo di partenza possono essere omesse e quali devono rimanere nel testo di arrivo al fine di conservare il carattere distintivo e l’intenzione. Anche il tipo, il colore, il formato e la localizzazione del font sono componenti importanti per una traduzione filmica di successo.

Sottotitoli in fondo allo schermo
Idealmente, non dovrebbero superare le due righe. I traduttori utilizzano strumenti specifici e software diffusi come Subtitle Workshop, SSA Tool, e Subedit-Player per far questo. Tale tecnica fornisce una minore interferenza con il film stesso, permettendo agli spettatori di apprezzare le capacità degli attori sullo schermo. Gli spettatori che ascoltano una versione originale del film possono confrontarla con i sottotitoli. Sono in contatto diretto con la lingua di partenza e la sua cultura, rappresentando così un’esperienza preziosa anche per loro.

Doppiaggio
Il doppiaggio sostituisce l’audio di partenza con l’audio di arrivo, occupa il secondo posto in termini di popolarità. Un vantaggio indiscutibile di questo metodo è l’accesso illimitato alla visione del film, senza bisogno dei sottotitoli sullo schermo. Pertanto, lo spettatore è in grado di concentrarsi unicamente sul film. Lo svantaggio maggiore del doppiaggio è la sua natura artificiale, poiché anche i dialoghi tradotti al meglio, adattati in termini di durata e sincronizzazione labiale, sono spesso molto diversi da quelli dell’originale, e possono sembrare molto innaturali agli spettatori.

Altre tecniche di traduzione filmica
Esistono altri metodi, come il commento (che non richiede la sincronizzazione dell’immagine e del suono), la sovrascrittura (come avviene nel teatro lirico, ad esempio), l’interpretariato (come durante le trasmissioni o le interviste), la traduzione multilingue attraverso il teletext (come nei DVD), i sottotitoli per i non udenti, e la “Descrizione Audio” per i non vedenti (che consiste nella registrazione di una colonna sonora aggiuntiva contenente brevi descrizioni narrative integrate degli eventi che si stanno svolgendo sullo schermo).

Vantaggi e inconvenienti per i traduttori
Oltre ai limiti tecnici, esistono limiti socio-culturali che spesso hanno un impatto significativo sulla traduzione. Nel nostro mondo globalizzato, la traduzione filmica sembra avere una maggiore influenza sulla comunicazione internazionale rispetto alla traduzione letteraria.

La seconda parte dell’articolo sulla localizzazione dei file audio verrà pubblicata domani

Traduzione dell’articolo di Rafael Kwiatkowski del 3 Luglio 2014 a cura di:

Francesca Fallabrino
Traduttrice tecnico-scientifica
Novi Ligure

È possibile imporre una lingua artificiale?

 Categoria: Le lingue

I linguaggi artificiali, lingue costruite dagli umani sulla base dello studio delle lingue naturali, sono state create nel corso della storia con molteplici e interessantissimi fini, ma non sempre hanno assolto il loro compito.
In molti casi l’obiettivo di queste lingue fu quello di unire il mondo. Nel 1879, un sacerdote tedesco di nome Johann Martin Schleyer inventò il volapük, che diede origine a centinaia di associazioni o circoli, numerose riviste specializzate e 210 mila parlanti fluenti in vari paesi del mondo. Tuttavia, a causa della sua noiosa grammatica e fonetica un po’ difficile, cadde in disuso dopo un congresso a Parigi, durante il quale emersero i primi dissensi e disaccordi.

In seguito, dal volapük nacque l’esperanto, creato dall’oftalmologo polacco Ludwig Lejzer Zamenhof, che notò i conflitti provocati dalle tante lingue nella regione abitata dai suoi pazienti. Questa lingua ebbe molto successo e fu adottata dal movimento operaio europeo. Tuttavia, i legami con movimenti internazionalisti causarono le persecuzioni dei suoi seguaci da parte del nazismo e dello stalinismo. Ciò nonostante, nel 1954 l’UNESCO ne raccomandò l’insegnamento nelle scuole e nelle università e, a partire dal 1981, la chiesa cattolica celebra messe in questa lingua.

Furono create anche lingue con fini scientifici. Nel 1955, il sociologo statunitense James Cooke Brown cercò di provare l’ipotesi secondo cui il linguaggio impone limiti al pensiero, motivo per il quale una lingua migliore permetterebbe lo sviluppo di un pensiero umano superiore. Così nacque il loglan, una lingua senza ambiguità grammaticali, composta di diecimila parole, che diede origine a molte altre lingue create con lo stesso scopo. Nel 1960 fu progettato persino il lincos, per comunicare con gli extraterrestri!

Un’altra lingua interessante, creata più con fini artistici che sociali, fu il solresol. Questa forma di comunicazione, inventata nel 1817 dal maestro di musica francese Jean François Sudre, era essenzialmente sonora. Si basava sulle note della scala musicale e poteva essere fischiata, cantata o suonata con uno strumento e le parole erano composte di varie sillabe. In tale gruppo possono essere inserite anche le lingue create da scrittori e linguisti per dare maggiore valore alle proprie opere. Questo è il caso di J. R. R. Tolkien e delle decine di lingue create per Il “Signore degli Anelli”, George Orwell e la neolingua creata per “1948”, Anthony Burges e il nadsat, parlato in “Arancia meccanica” o George Lucas e l’huttese della saga “Guerre stellari”. Tra queste la lingua di maggior successo fu il klingon, parlato nei film, nelle serie e nei libri di “Star Trek”, inventata dal linguista statunitense Marc Okrand, che vanta diversi dizionari e perfino una traduzione dell’Amleto.

Nonostante molte lingue artificiali abbiano avuto successo in alcune epoche o siano diventate popolari per il pubblico di determinate opere, non sono riuscite a imporsi come strumenti utili in maniera duratura, poiché sono state concepite più come un prodotto che come un mezzo di socializzazione che ha bisogno di evolversi in base alle necessità specifiche dei parlanti durante il tempo.

Traduzione dell’articolo apparso sul blog dell’agenzia Trusted Translations il 28/04/2014 a cura di:

Giorgia Avolio
Traduttrice EN, ES > IT
Napoli