Nuovi corsi online per traduttori freelance

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Le prossime sessioni dei miei corsi online inizieranno il 20 agosto per Beyond the Basics of Freelancing (Corso di perfezionamento per traduttori freelance) e il 24 settembre per Getting Started as a Freelance Translator (Corso di base per aspiranti traduttori freelance).
Getting Started è rivolto a studenti che vogliano intraprendere con successo un’attività di libera professione mentre Beyond the Basics è rivolto a studenti che abbiano già avviato la propria attività di freelance.
Ogni corso dura quattro settimane e si basa su quattro lezioni nelle quali fornisco feedback personalizzati, oltre ad una videoconferenza settimanale fatta di domande e risposte per tutta la classe. Inoltre, gli studenti del corso Beyond the Basics hanno diritto ad un colloquio individuale con me della durata di un’ora.

Getting Started individua le basi sulle quali fondare la tua attività freelance e sul modo di gestirla: scrivere un curriculum specifico per il settore della traduzione, una lettera di presentazione, pianificare una strategia di marketing, stabilire un tariffario ed accrescere la propria presenza online (creare un profilo LinkedIn, inserire un profilo nella directory dell’associazione traduttori, creare un sito web ecc.).
Beyond the Basics si concentra sulla pubblicizzazione dei tuoi servizi ad agenzie di traduzione di alta qualità e a clienti diretti, creare un profilo professionale e identificare le modalità per incontrare i clienti diretti nel loro campo. Il prezzo del corso è di 325 dollari americani ma dopo queste sessioni iniziali salirà a 350, quindi questo è il momento giusto per iscriversi, se si è interessati. L’anno scorso, in entrambi i corsi, tutti i posti disponibili sono andati esauriti prima della scadenza della data di presentazione della domanda, quindi, se sei interessato a partecipare a queste sessioni vai sul mio sito web e leggi le descrizioni complete! I membri ATA avranno uno sconto di 50 dollari per iscriversi a uno qualunque dei corsi.

Ecco un commento di un partecipante alla sessione più recente di Beyond the Basics: “Questo corso mi ha davvero aiutato a delineare un percorso per accrescere la mia attività, oltre a darmi ottimi strumenti per farcela. Ho avuto grandi input e incentivi non solo da Corinne, ma anche dagli altri studenti, ed è stato fantastico far parte di una piccola comunità virtuale.”

Traduzione libera dell’articolo “Upcoming online courses for free lancers“, pubblicato il 9 luglio 2014 sul blog “Thoughts on Translations”.

Traduzione a cura di:
Giordano Pozzato
Aspirante traduttore
Alessandria

Lingue straniere e cultura francese (2)

 Categoria: Le lingue

Possiamo apprendere una lingua senza assimilare anche la cultura ad essa associata?
Gli approcci all’apprendimento delle lingue sono due: l’approccio comunicazionale e quello culturale, che vengono erroneamente contrapposti. Il problema del francese è quello di oscillare da un polo all’altro, senza mai tentare di metterli in accordo.
Per lo spagnolo invece è stato privilegiato un approccio culturale. Tanto che gli studenti erano capaci di esprimere nozioni letterarie astratte, ma possedevano poco vocabolario pratico. Al contrario, l’insegnamento dell’inglese ha privilegiato l’approccio comunicazionale. Oggi il Quadro europeo (CECRL) cerca di combinare i due approcci valutando le competenze, ma dimentica la profondità storica della “civilizzazione”. Ed è qui che sta il problema.
L’acculturazione diventa auspicabile solo se non si accompagna ad un’esigenza troppo alta di deculturazione, di perdita della lingua e della cultura d’origine. La domanda principale è la seguente: che immagine di sé stessa la società d’accoglienza manda all’immigrato se lo tratta come un sacco linguisticamente e culturalmente vuoto? Un’immagine di denigrazione di sé stessa o di valorizzazione? A causa di un approccio all’accoglienza troppo comprensivo, il malessere viene espresso, purtroppo, in maniera eccessivamente radicale e sgradevole.

Come vengono visti i rapporti di forza culturali attraverso lo studio delle lingue?
Anche in base alla propria lingua madre si può essere costretti a diventare bilingue o plurilingue. Non si tratta sempre di una scelta personale. Quando, all’interno di un gruppo di interlocutori di una data lingua, viene cambiata lingua nel momento in cui arriva una persona che non la parla, viene misurato il peso delle rappresentazioni gerarchiche e di autocensura strettamente connesse alle lingue.
Un altro significativo indicatore è il volume e il senso verso il quale vengono realizzate le traduzioni. Di conseguenza, l’autotraduzione presuppone, più spesso di quanto si creda, la necessità di passare da una lingua all’altra per poter toccare un pubblico più ampio e guadagnarci in popolarità, o semplicemente vivere della propria penna.

Traduzione dal francese di un articolo pubblicato sul sito de L’Express a cura di:

Ilaria Di Pietro
Laureata in Mediazione linguistico-culturale
Traduttrice freelance FR>IT
Roma

Lingue straniere e cultura francese

 Categoria: Le lingue

Le lingue sono portatrici di cultura. Durante il salone ExpoLangues, che si tiene dal 5 all’8 febbraio alla Porte de Versailles, Christian Lagarde, professore di spagnolo all’università di Perpignan Via Domitia, ritorna sull’importanza sociale del loro apprendimento.

Percorso da ricercatore
Di origini occitane, Christian Lagarde si è dedicato allo studio e all’insegnamento dello spagnolo, che ha esercitato per 17 anni nella scuola secondaria, e successivamente per 19 anni come insegnante-ricercatore all’Università di Perpignan Via Domitia, dopo una tesi sull’immigrazione spagnola a Roussillon.
Nato “da una lingua che muore”, Lagarde non ha mai smesso di interrogarsi sul bilinguismo e sul destino delle lingue, dal locale al globale. Con ogni probabilità perché, nelle Scienze umane, egli osserva “che i ricercatori lavorano spesso su argomenti che li toccano personalmente”. E “che il porsi domande interiori sembra essere una spinta importante nel settore…”

In Francia i dibattiti sull’apprendimento o sull’utilizzo delle lingue straniere lasciano pensare che imparare un’altra lingua conduca ad un indebolimento della propria cultura. Perché?
La cultura “monolinguistica”, con monopolio di una lingua, risale all’Illuminismo, al periodo dell’universalità delle idee veicolate dalla cultura francese e della sua diffusione. Il francese, un tempo anche lingua della diplomazia, è stato a lungo autosufficiente, come oggi lo è l’inglese. Ci attendono giorni di disincanto. Un doloroso declassamento che dovrebbe condurci a riconsiderare il rapporto con le altre lingue, straniere o regionali, in un senso di plurilinguismo e condivisione.

Quali sono i legami tra lingua e cultura?
La lingua, benché elemento fondamentale di una cultura, è solo uno degli elementi che la caratterizzano.
Tutti noi impariamo a conoscere e a scoprire il mondo tramite la nostra lingua: l’ipotesi di Sapir-Whorf intende mostrare che ogni lingua porta in sé una certa visione del mondo che viene trasmessa ad ognuno di noi.
Ma la cultura va oltre, non può venire ridotta alla mera lingua, alla quale spesso sopravvive, come dimostra la cultura bretone, che è oggi più diffusa rispetto alla lingua bretone.

Traduzione dal francese di un articolo pubblicato sul sito de L’Express a cura di:

Ilaria Di Pietro
Laureata in Mediazione linguistico-culturale
Traduttrice freelance FR>IT
Roma

Come imparare il turco (2)

 Categoria: Le lingue

Nel mio percorso di apprendimento del turco per lungo tempo non sono riuscita a rinunciare alla tradizionale metodologia: studiare la grammatica e memorizzare le parole, sono queste le basi dell’apprendimento tradizionale di una lingua.
Che una lingua sia costituita da grammatica e parole (oltre che da tanti altri aspetti), è sicuramente vero, il problema è che se la teoria non è associata alla pratica, si rischia di imparare poco o nulla.
Accade lo stesso quando si studia una materia all’università. Senza dubbio si imparano le basi e poi? Si può usare questo metodo per apprendere? Si impara veramente? O forse si impara di più facendo pratica nel lavoro e nella vita?
La stessa cosa è valida per le lingue: impari le basi della lingua per lunghi anni senza praticarla, e poi vai all’estero conoscendo tre parole. Ho impiegato cinque mesi di Erasmus per esprimermi ma alla fine ho imparato a comunicare. Tuttavia, per lungo tempo sono stata piena di inibizioni. Avevo paura di fare errori!

Poi è scattato qualcosa dentro di me. La mia compagna di stanza era una ragazza ungherese che ha studiato la lingua turca con lo stesso metodo che ho utilizzato io (eravamo compagne di classe). Tuttavia, lei non dava peso agli errori (non le interessava): parlava, socializzava, era molto più aperta di me. Una volta un ragazzo turco ha lodato le competenze linguistiche della mia compagna di classe, a me invece ha detto che la mia conoscenza era veramente buona ma non parlando era impossibile comunicare con me.
Questo commento mi ha colpita molto, ne ho tenuto conto ed ho cercato di cambiare il mio atteggiamento. Pian piano ho cominciato a parlare con maggior coraggio.
Dopo l’Erasmus sono tornata in Ungheria, il mio livello era intermedio. A casa ho contatto i miei amici turchi, parlavo con loro su internet, leggevo tanto e scrivevo composizioni in turco. Poi, naturalmente ho visitato la Turchia diverse volte e ci sono andata a lavorare durante l’estate. Così facendo ho veramente usato la lingua.
In quel periodo ho fatto rapidamente grandi progressi, tanto che ho deciso di diventare un interprete. Ora sono una traduttrice e interprete professionista in lingua turca nonché membro dell’OFFI (agenzia di traduzione a livello nazionale).

Autrice dell’articolo:
Boglarka Szigeti
Dott.ssa Php in Lingua Turca e in Comunicazione
Traduttrice e interprete
Torino

Come imparare il turco

 Categoria: Le lingue

Ho cominciato ad imparare il turco all’università.
Prima non conoscevo quasi nessuna lingua: ho studiato inglese a scuola per molti anni ma non riuscivo a parlarlo. Quando ho iniziato a studiare turco, quel poco che avevo imparato di inglese era completamente scomparso. Avevo dimenticato l’inglese e ancora non sapevo il turco, praticamente non conoscevo nessuna lingua straniera!
Ho studiato turco usando il metodo tradizionale (prima avevo fatto lo stesso con l’inglese) ma non potevo immaginare che l’apprendimento di una lingua con un metodo orientato alla grammatica non portasse a nessuno risultato. O meglio, porta a un risultato: otteniamo una debole immagine di come funzioni quella lingua e non avendo esperienza di come parlarla nella vita reale, la nostra conoscenza non è concreta. Anche i bambini imparano a parlare facendo pratica del linguaggio. Prima imparano a parlare, poi a scrivere e leggere.

Sono andata in Turchia per la prima volta grazie al progetto Erasmus dopo aver studiato per due anni e mezzo il turco. Sono riuscita a dire solamente tre parole: “Hayır”, “evet”, “tamam” (no, sì, va bene). Così ho vissuto situazioni confuse dicendo “tamam” a qualcuno per qualcosa di cui non avevo idea quale fosse l’argomento. Poi mi è stato richiesto di dare una spiegazione: “perché non sei venuta dove avevamo deciso di trovarci?” (a loro dire avevo detto “tamam” all’incontro).
Per due anni e mezzo ho memorizzato la grammatica e le parole e qual è stato il risultato? Tre parole. In più le ho usate nel momento sbagliato, in un posto sbagliato e nella situazione sbagliata.

Nell’articolo di domani vi svelerò come sono riuscita ad apprendere il turco dopo questi iniziali insuccessi.

Autrice dell’articolo:
Boglarka Szigeti
Dott.ssa Php in Lingua Turca e in Comunicazione
Traduttrice e interprete
Torino

L’essenza della traduzione, anche in Sorokin

 Categoria: Tecniche di traduzione

[…]“Mosca è una Gigantessa addormentata, distesa supina al centro della Russia, che dorme profondamente di un sonno tutto russo” […]
La definizione di Aleksandr Sorokin, scrittore russo della prima metà del 1900, dipinge l’anima della Russia e l’anima dell’uomo di cultura, che non copia paesaggi o situazioni, ma li filtra attraverso la memoria e il sogno, lo studio e la fantasia. Anche Sorokin fa traduzione. Traduce il paesaggio fisico in paesaggio mentale.
Ogni passaggio traduttivo subisce delle “trasformazioni”. Il segreto della fedeltà di due tipologie sensoriali è non distaccarsi dall’originale. Non bisogna inventare, o mettere del nostro. Così come non bisogna fare a meno di talune e altre informazioni. La realtà resta la stessa, ma viene filtrata (come fa Sorokin) in una cultura che, simile o non simile a quella che conosciamo, non potrà mai accettare gli stessi stereotipi.
Tuttavia è fondamentale distaccarsi dalla concezione di partenza per riformulare in chiave corretta e soprattutto pertinente a quella di arrivo un messaggio che sia identico nei contenuti ma flessibile alle variazioni di concezione.

Nella mia esperienza di traduttrice posso definire tutto ciò “gioco traduttivo”. Sì, perché tradurre per un traduttore è “giocare” sulle distanze spazio-temporali e spazio-culturali per comunicare con passione un messaggio che possa essere compreso e condiviso tra i popoli.
Sorokin di certo non usa una nuance linguistica, ma ambientale: traduce Mosca nel modo in cui la sua mente può comprendere per coglierne l’essenza.
Affermare come si è soliti fare che “la traduzione rappresenta un passaggio in cui forma e contenuti si mantengono” sta diventando uno stereotipo. Io, Alice, traduttrice dal russo all’italiano e dall’italiano al russo, grazie agli anni di studio e all’esperienza acquisita non solo nel settore traduttivo ma anche nell’approccio e nell’interrelazione con il popolo russo, spero che, leggendo questo piccolo articolo (frutto, un po’, del gioco mentale tra fantasia e verità), molte persone rifletteranno sul significato generale di tradurre bene.

Una buona teoria per un traduttore, affinché possa applicare le vere ed esatte regole traduttive, non viene rappresentata solo da ciò che legge nei libri di testo universitari o nel miglior manuale del mondo. Ci sono teorie che sono frutto della nostra esperienza. Se l’esperienza è buona, pensiero non mente. Il pensiero che si è in grado di formulare nella propria testa e di trasmettere quando, tra concentrazione sul lavoro e tempistiche di consegna, il traduttore dovrebbe riuscire per un attimo a fermarsi. Lasciar vagare la mente per pensare alla sostanza della propria esperienza da cui ricavare la vera definizione di traduzione. Anche questa è una buona teoria, dalla quale partire per formulare un buon lavoro. Per tradurre bene.

Autore dell’articolo:
Dott.ssa Alice Censi
Traduttrice professionista certificata RU / FR / EN > IT
Laurea in Lingue per la Comunicazione Internazionale e Traduzione

Cinque idee errate sulla traduzione (2)

 Categoria: Problematiche della traduzione

Nell’articolo di ieri abbiamo introdotto le prime due idee errate sulla traduzione, ne mancano tre:

3. Essere un traduttore giurato è l’unico modo possibile per lavorare nella traduzione
È qualcosa che personalmente, qui in Colombia, mi succede continuamente. In realtà non ho verificato se è un’idea diffusa, però qui, appena dico di essere un traduttore, l’interlocutore mi guarda e mi chiede: quindi sei un traduttore giurato?
Per quelli che non hanno familiarità con il tema, la traduzione giurata è la traduzione certificata di documenti necessari, per esempio, per l’iscrizione all’università, per i visti nelle ambasciate, per i crediti bancari. Il traduttore giurato deve fare un esame per attestare le sue competenze ed ottenere il timbro necessario per ufficializzare le sue traduzioni.
Spesso le persone credono che questo sia l’unico tipo di traduzione esistente. Tuttavia, nel mio caso, ho acquisito esperienza traducendo pagine web, testi pubblicitari, documenti per organizzazioni internazionali e molte altre cose che non necessitano del timbro ufficiale.

4. La cosa più importante per un traduttore è dominare la lingua straniera
Poco tempo fa ho assistito alla conferenza di un autore colombiano e dei suoi traduttori in francese e in inglese. Queste personalità hanno tradotto vari autori rinomati della cultura ispano-americana e sono due dei migliori traduttori letterari nel loro ambiente. Tuttavia ho scoperto che parlando spagnolo si bloccavano spesso e le parole non fluivano bene come nelle loro traduzioni. In realtà, l’abilità di parlare perfettamente la lingua di partenza non è così importante per un traduttore.
Anche se è vero che per essere un buon traduttore bisogna disporre di eccellenti conoscenze della lingua straniera e poterla leggere in profondità, è molto più importante essere abili nella scrittura e nella stesura nella propria lingua madre.

5. I bravi traduttori traducono sia verso la propria lingua madre che verso la lingua straniera
Parlando di traduzione questa è forse l’idea erronea più frequente. Raramente le persone capiscono che i traduttori, in genere, traducono solo verso la propria lingua madre.
Chiaramente non è proibito tradurre verso una lingua diversa dalla propria, di fatto molti traduttori lo fanno. Quello che bisogna avere chiaro è che un testo tradotto verso una lingua straniera non sarà mai buono quanto un testo tradotto nella propria lingua madre, perché è quella che conosciamo e dominiamo meglio, che impariamo da bambini e che sappiamo trattare in tutti i suoi aspetti. Io consiglierei, a quelli che traducono verso una lingua straniera, perlomeno di cercare una persona madrelingua che legga, corregga e stampi la traduzione prima di consegnarla.

Traduzione dell’articolo di Juan D. Gutiérrez “Miti e pregiudizi sulla nostra professione” a cura di:
Christine Bianquin
Traduttrice Es-Zh>It
Aosta (AO)

Cinque idee errate sulla traduzione

 Categoria: Problematiche della traduzione

Alla maggioranza di quelli che si dedicano a questo mestiere, in un’occasione o in un altra, è capitato di trovarsi in una conversazione nella quale, parlando di questa disciplina, l’interlocutore dimostrava di avere dei pregiudizi riguardo al lavoro del traduttore.
Molto probabilmente avrete sentito almeno una delle seguenti cinque idee sbagliate sulla traduzione:

1. Chiunque sappia parlare due lingue può tradurre
Molti pensano che una persona sia automaticamente un traduttore solo perché parla due lingue. Non è vero. La traduzione richiede una serie di abilità, oltre a delle capacità innate quali creatività, sensibilità culturale e attenzione ai dettagli, che si acquisiscono tramite la formazione e l’esperienza. Diversamente non esisterebbero programmi di traduzione offerti da università e istituzioni educative prestigiose di tutto il mondo, e non ci sarebbero neppure cattedratici che passano la loro vita a studiare le linee e le peculiarità di questa disciplina.
Pertanto, per tradurre la tua pagina web ti suggerisco di non ricorrere a tuo cugino o ad un amico che ha studiato all’estero e parla inglese. In verità dubito fortemente che possa fare un buon lavoro.

2. La traduzione e l’interpretazione sono la stessa cosa
“Ah, così sei un traduttore, che bello! Quindi fai traduzioni simultanee?”. Questa è una frase che ho sentito più di una volta. Prima di tutto perché la maggioranza delle persone non capisce la differenza tra traduzione ed interpretazione. Pensano che siano sinonimi, ma non possono essere più in errore.
Tradurre ed interpretare sono due concetti completamente differenti. I traduttori traducono testi scritti (letterari, commerciali, legali, finanziari, ecc.), mentre gli interpreti traducono il linguaggio orale, consecutivamente o simultaneamente, per esempio nelle conferenze, nei tribunali, durante degli eventi, per superare le barriere linguistiche. Per essere interprete bisogna essere alquanto estroversi, avere una buona memoria e parlare molto bene in pubblico, caratteristiche che un traduttore non deve necessariamente avere.

La seconda parte dell’articolo verrà pubblicata domani

Traduzione dell’articolo di Juan D. Gutiérrez “Miti e pregiudizi sulla nostra professione” a cura di:
Christine Bianquin
Traduttrice Es-Zh>It
Aosta (AO)

Traduzione di certificati in tedesco

 Categoria: Servizi di traduzione

Vengo spesso incaricata di tradurre certificati in tedesco, soprattutto diplomi universitari.
Per essere riconosciuti in Germania i certificati degli esami sostenuti all’estero devono necessariamente contenere i nomi delle materie utilizzate nelle università tedesche.
Quando consegno le traduzioni dei certificati i clienti mi chiedono subito di indicare loro dove sono scritti i nomi delle materie. Il problema è che spesso nell’originale questi nomi sono formulati in un altro modo (diverso da quello che ci si aspetterebbe in Germania) e quindi anche nella mia traduzione giurata si trovano con una formulazione diversa.

Al cliente, se non ho potuto scegliere il termine che viene utilizzato nelle università tedesche, devo di solito rispondere che la mia traduzione certificata può documentare solo ciò che è nell’attestato, senza troppe riformulazioni del testo originario, chiarimenti o integrazioni. Naturalmente, in alcuni casi, le note esplicative a pié di pagina sono consentite, ma non per riprodurre l’intero contenuto didattico relativo ad una materia.

Se, per esempio, una materia nel testo di partenza è indicata come “Salud y sociedad” io non posso tradurre con “Statistica ed Epidemiologia”, anche se ciò corrisponderebbe effettivamente al contenuto didattico. Tanto meno posso riprodurre l’argomento “Patógenos y defensa” in tedesco con “Microbiologia, immunologia, igiene”, anche se agli studenti potrebbe essere stato comunicato proprio questo.
Decido di questi e altri casi simili, mantenendo sempre fede al testo originale e cercando di rispettarlo dal punto di vista linguistico, idiomatico e tecnico.

Traduzione dal tedesco eseguita da:
Jasna Geric
Interprete, traduttrice e autrice di numerose pubblicazioni specialistiche
Roma

Le lingue, la chiave del successo

 Categoria: Servizi di traduzione

Prima di intraprendere la mia carriera di traduttore alcuni anni fa avevo fatto alcune ricerche da cui era emerso che negli anni a venire ci sarebbe stato un forte incremento della domanda di servizi linguistici.
Pochi mesi fa ho rifatto una ricerca analoga tra le aziende italiane da cui è emerso che la richiesta di traduttori e linguisti in questo momento è assolutamente vitale perché, a causa della contrazione dei consumi interni, sempre più aziende stanno attuando piani di marketing rivolti verso l’estero dove sperano di trovare un’economia più florida e stabile.

La naturale conseguenza di questa propensione verso l’export ha fatto aumentare considerevolmente la richiesta di servizi linguistici. Oggigiorno,sul territorio italiano, sono poche le agenzie di traduzione strutturate e storiche, molti nuovi player stanno affacciandosi sul mercato della traduzione per soddisfare la domanda delle aziende italiane.
Tuttavia, ho notato che molti traduttori chiedono cifre improponibili per traduzioni fatte in maniera poco professionale rischiando di rovinare contratti e documenti di valore.

Aiutare con i nostri servizi linguistici le aziende significa rompere la barriera della diversità linguistica che è sempre la più difficile da vincere. Il business è fatto sì di prodotti e servizi ma sopratutto di comunicazione. Riuscire a comunicare in maniera appropriata con il cliente è fondamentale per mantenere la propria azienda in salute.
Ed è molto importante che il servizio sia veloce, puntuale e ad un giusto prezzo per fare in modo che le aziende siano parte di un business globale. È questa la missione del traduttore.

Autore dell’articolo:
Alessandro Cecchetto
Traduttore EN>IT
Fontanelle (TV)