Allineare in Transit NXT

 Categoria: Servizi di traduzione

Da poco ho iniziato a lavorare presso un’agenzia di traduzioni che utilizza Transit NXT come CAT Tool e mi è capitato di dover allineare delle traduzioni – cosa mai fatta ma semplicissima! – ed è per questo che ho deciso di condividere il mio entusiasmo…

Transit NXT è un software di traduzione assistita molto semplice da utilizzare perché intuitivo, grazie ai colori utilizzati e l’uso costante dei simboli. Per muoversi tra i segmenti basta utilizzare il + e il – del tastierino numerico e quasi tutte le azioni vengono effettuate utilizzando la tastiera con diverse combinazioni di tasti.
All’avvio, bisogna scegliere innanzitutto il ruolo che si desidera assumere (nel nostro caso scegliere “Specialista Allineamento”), in quanto il programma offre diverse opportunità.
Una volta scelto, si seleziona il progetto che si desidera allineare e la coppia di lingue su cui si deve lavorare e a questo punto il programma mostra due finestre: in alto quella della lingua source (in verde – che non deve essere modificata) e in basso quella con tutte le lingue target (in rosso) in cui il documento è stato tradotto. Dopo aver eliminato le lingue che non interessano, è sufficiente controllare sistematicamente che i segmenti corrispondano ma soprattutto che alla sigla della lingua source corrisponda esattamente la sigla della propria lingua nel target (le lingue GB e USA devono essere sullo stesso segmento separate da uno spazio).

E’ molto utile salvare spesso il lavoro e al termine dell’allineamento occorre confermare il numero di segmenti per assicurarsi che il file sia veramente allineato.

Ed ecco a voi, il lavoro è fatto!

Autore dell’articolo:
Aru Monica
Traduttrice/trascrittrice ES-FR-EN>IT
Alessandria (AL)

Primo approccio con la lingua ceca

 Categoria: Le lingue

La lingua ceca è una lingua complessa ed affascinante che porta chiunque a sfidare se stesso.
Il ceco è una lingua slava occidentale e, come le altre lingue slave, è una lingua flessiva. L’appartenenza alla famiglia delle lingue indoeuropee è probabilmente l’unico tratto che avvicina questa lingua all’italiano, dal momento che le difficoltà nello studio si presentano già a partire dalla pronuncia. La mia personale esperienza come linguista mi ha portato allo studio più o meno approfondito di diverse lingue: inglese, spagnolo, catalano, francese ed arabo, ma affrontare la lingua ceca è un’esperienza unica.

Il ceco fa un uso piuttosto scarso delle vocali, rendendo dunque poco agevole al parlante italiano la pronuncia di parola come “prst” (“dito”) o “zmrzlina” (gelato). Un’ulteriore difficoltà che incontra spesso lo straniero nell’ambito della lingua ceca è la pronuncia della “ř”. Questa lettera, infatti, corrisponde ad un suono che esiste solo nella lingua ceca. Tecnicamente, si tratta di una vibrante alveolare rialzata non sonorante che, secondo la posizione occupata all’interno di una parola, può essere sia sorda che sonora. Molti ovviano a questo problema pronunciando una sequenza di fonemi che si avvicinerebbero alla pronuncia corretta della lettera “ř”, ossia [rʒ]. Però, allenando l’orecchio ai suoni del ceco, non ci vorrà molto a capire che questa soluzione non è appropriata. I fonemi [rʒ] corrispondono infatti alla trascrizione alfabetica “” che poco hanno a che vedere con “ř”. Nell’Alfabeto Fonetico Internazionale (IPA) si rappresenta questa lettera col simbolo [r̝], che però fa storcere il naso a molti esperti, poiché molti ritengono questo simbolo inadeguato per rappresentare al meglio il suono “ř”. In breve, la resa di questo suono non è per nulla un problema da poco.

Come accennato all’inizio, il ceco è una lingua flessiva. Chi ha un po’ di dimestichezza con il latino, sa bene che anche il latino è una lingua flessiva, rappresentando dunque un piccolo aiuto per colui che affronta per la prima volta i meccanismi linguistici del ceco. C’è però una differenza: il latino presenta sei casi, mentre il ceco ne presenta sette. In italiano ci si riferisce a questi sette casi utilizzando una denominazione che risulta sicuramente più familiare: nominativo, genitivo, dativo, accusativo, vocativo, locativo e strumentale. In ceco, in realtà, non esistono dei veri e propri nomi per indicare i casi e ci si riferisce a questi in due modi:
- o utilizzando i numeri ordinali, per esempio “první pád” corrisponde a “primo caso”, dunque ci riferiamo nominativo;
- o utilizzando i pronomi declinati secondo il caso, per esempio “kdo? Co?” corrisponde a “chi? Che cosa? (soggetto)”, dunque ci riferiamo nuovamente al nominativo.
Il ceco declina i sostantivi in quattordici modi diversi secondo il genere (maschile, femminile e neutro), il numero (singolare e plurale) e la lettera finale che la parola presenta al nominativo.
Il maschile, inoltre, fa un’ulteriore distinzione tra oggetti animati (“životný”) e non animati (“neživotný”). Gli aggettivi, invece, vengono declinati in quattro modi diversi: maschile animato, maschile non animato, femminile e neutro.

Il sistema verbale in ceco, infine, si presenta piuttosto scarno ed intuitivo. La lingua ceca possiede infatti solo tre tempi verbali: presente, passato e futuro.
Sia il passato che il futuro sono dei tempi composti che utilizzano l’ausiliare “essere” (“být”).
Le sole eccezioni si hanno:
- alla terza persona, sia singolare che plurale, del passato che invece di presentare la forma “participio passato+verbo essere al presente” presenta solo il participio passato;
- nel futuro di alcuni verbi di movimento che, invece di utilizzare il modello “verbo essere al futuro+infinito”, presentano una forma a parte.

In conclusione, la lingua ceca rappresenta una piacevole sfida per un linguista e, sotto molti aspetti, con tutte le sue regole ed eccezioni, il ceco diventa anche simbolo di una cultura diversa e forse troppo poco conosciuta.

Autore dell’articolo:
Elisa Di Dio
Dottoressa in lingue e letterature moderne
Praga (Repubblica Ceca)

Apprendere una lingua dai sottotitoli (2)

 Categoria: Traduttori freelance

Grazie all’introduzione del sottotitolaggio nei corsi di lingua, gli alunni prendono confidenza con la modalità e sono più stimolati a guardare programmi e film sottotitolati anche al di fuori dell’ambiente accademico. Così facendo, migliorano di giorno in giorno le proprie conoscenze linguistiche, come dimostrano le persone che, appartenenti ai “Paesi sottotitolatori” (ad esempio Belgio, Portogallo e Svizzera) e regolarmente esposte alla visione di film e programmi sottotitolati, possiedono un livello di conoscenza dell’inglese molto alto, rispetto invece agli abitanti dei “Paesi doppiatori” (come l’Italia, la Spagna e la Francia).
Un miglior atteggiamento verso i sottotitoli può infine incentivare l’aumento della programmazione di film in lingua originale nei cinema, che può a sua volta portare a una rivalutazione della professione del sottotitolatore. Questi, infatti, è spesso poco considerato e poco motivato a impegnarsi a fondo nel proprio lavoro, una delle cause della frequente inadeguatezza e della scarsa qualità dei sottotitoli.

Posso aggiungere che io stessa, quando ho cominciato a guardare film e serie televisive in spagnolo o in inglese con sottotitoli in italiano, avevo difficoltà a leggere il testo e contemporaneamente ascoltare i dialoghi, soprattutto con l’inglese. Tuttavia, con una fruizione continua e regolare, ho notato che la mia dipendenza dai sottotitoli è gradualmente diminuita e, soprattutto, che le mie capacità di comprensione orale e le mie conoscenze linguistiche, sia a livello grammaticale che di vocabolario, sono migliorate. Personalmente, inoltre, traggo maggior beneficio dai sottotitoli intralinguistici perché mi permettono di captare parole che, per la velocità di pronuncia o per un accento particolare, non riconoscerei solo con l’ascolto.
I sottotitoli intralinguistici aiutano poi a verificare l’esatta scrittura o la pronuncia di determinati vocaboli, oltre che la corretta struttura sintattica delle frasi.

Autore dell’articolo:
Arianna Introini
Traduttrice EN-ES>IT
Olgiate Olona (VA)

Apprendere una lingua dai sottotitoli

 Categoria: Traduttori freelance

Il sottotitolaggio, utilizzato in diversi modi e in differenti contesti, può offrire numerose opportunità per l’apprendimento di una lingua straniera. Esistono però molti pregiudizi nei confronti di questa tecnica, sia da parte di esperti del settore, sia da parte del pubblico.

Nei cosiddetti “Paesi doppiatori”, i sottotitoli sono generalmente considerati un elemento di disturbo per l’ascolto dei dialoghi e per la visione dei film. Inoltre, molti docenti di lingua sono restii all’utilizzo di video sottotitolati all’interno dei corsi accademici, a causa della presunta dipendenza che originerebbero negli studenti: abituandosi al supporto dei sottotitoli, essi non riuscirebbero più a farne a meno per seguire un prodotto audiovisivo in lingua originale.
In realtà, diversi studiosi hanno dimostrato che mediante l’attuazione di una serie di strategie, di esercizi di pre- e post-visione, e una volta acquisita confidenza con la modalità, gli alunni possono riuscire a gestire contemporaneamente i diversi segnali audiovisivi (dialoghi e suoni, immagini e testo) e, oltre a seguire la vicenda, sono in grado di sfruttare i sottotitoli per l’acquisizione e il rafforzamento delle proprie conoscenze nella lingua.

Il sottotitolaggio può essere utilizzato all’interno dei corsi di lingua sia proponendo agli studenti la visione di prodotti sottotitolati, sia mediante la produzione di sottotitoli da parte degli stessi. Attraverso la visione con sottotitoli, essi assorbono una grande quantità di vocaboli ed espressioni della lingua in questione, contestualizzati dalle immagini e trascritti o tradotti nei sottotitoli, a seconda che questi siano intra- o interlinguistici. Gli alunni traggono così beneficio dalle associazioni tra i diversi codici verbali e non verbali, che veicolano significati paralleli e complementari. Mediante l’attività vera e propria di sottotitolazione invece, gli studenti si ritrovano a far fronte sia alle difficoltà della traduzione sia a quelle dovute ai vari condizionamenti propri della modalità, come la necessità di riduzione, la corrispondenza tra testo e immagini e il passaggio dal linguaggio orale a quello scritto. In entrambi i casi inoltre, grazie alla novità e al carattere ludico delle attività, uniti a un contesto familiare (quello audiovisivo) e quindi a una diminuzione del livello d’ansia che caratterizza le situazioni di apprendimento, viene incrementata la motivazione degli studenti, elemento fondamentale per l’acquisizione linguistica.

La seconda parte di questo articolo sarà pubblicata domani.

Autore dell’articolo:
Arianna Introini
Traduttrice EN-ES>IT
Olgiate Olona (VA)

Traduzione degli articoli scientifici

 Categoria: Servizi di traduzione

La letteratura scientifica (rappresentata dall’insieme di pubblicazioni in materia di medicina, biologia, chimica, psicologia, neurologia ed altre scienze) viene ad oggi pubblicata, nella maggior parte dei casi, in lingua inglese, definita come la lingua universale che ogni scienziato è tenuto a conoscere.

Se da un lato le nuove scoperte vengono pubblicate in un’unica lingua per favorire la comunicazione tra gli uomini di scienza, dall’altro lato viene però sfavorita la maggior parte della popolazione che non appartiene al ramo scientifico ma è comunque dotata di curiosità scientifica, ponendo quindi un limite alla comprensione delle pubblicazioni. Per esempio, se un soggetto è interessato agli sviluppi di una determinata terapia, alle nuove tendenze in campo di nutrizione, o alla scoperta di una nuova specie animale, la non conoscenza della lingua inglese può rappresentare un vero e proprio limite alla voglia di sapere.

Si evince quindi che oggi giorno, per favorire la diffusione della scienza e delle nuove scoperte in campo scientifico, acquisisce sempre più importanza e rilevanza la figura professionale dei traduttori scientifici i quali, avendo specifiche conoscenze nel campo (come per esempio laurea in medicina, biologia, zoologia o altre scienze applicate) ed in più avendo un’ottima conoscenza della lingua inglese e dei termini specifici utilizzati nelle pubblicazioni a carattere scientifico, possono agevolmente tradurre le pubblicazioni rendendole accessibili a tutti e non solo agli esperti del settore. In questo modo l’utente può soddisfare la propria curiosità scientifica ed ampliare i suoi orizzonti di conoscenza avendo la garanzia che ciò che legge è effettivamente ciò che è stato pubblicato, e non il risultato di una traduzione approssimativa o peggio fuorviante. Inoltre questo potrebbe favorire il diffondersi della cultura scientifica, coinvolgendo un numero di individui sempre maggiore nei riguardi dei progressi della scienza e delle innovazioni tecnologiche, contribuendo inoltre all’espansione del sapere scientifico e alla formazione di nuove giovani menti da impiegare nello sviluppo di nuovi progetti che portino ad un miglioramento della qualità della vita dell’uomo.

Autore dell’articolo:
Margherita Mazzola
Biologa ed esperta in nutrizione
Palermo

Tradurre caricature politiche (2)

 Categoria: Traduttori freelance

Riguardo al titolo, esso fornisce una prima chiave di lettura di un testo ed è uno dei mezzi usati per indirizzare il lettore verso un’interpretazione che si avvicini e/o che coincida perfettamente con le intenzioni dell’autore. Se c’è un rischio che si può correre nel tradurre, è far coincidere perfettamente i due concetti di traduzione e interpretazione. Come Eco sostiene in Dire quasi la stessa cosa. Esperienze di traduzione, l’universo dell’interpretazione è molto più vasto di quello della traduzione, pertanto nel mio lavoro di tesi ho cercato di farmi indirizzare dal titolo delle caricature per evitare di allontanarmi dalle intenzioni dell’autore del testo fonte e di ottenere, quindi, una traduzione errata non tanto dal punto di vista linguistico, quanto secondo la funzione e/o i destinatari del testo.

Un’altra difficoltà riscontrata nel mio lavoro è stata la presenza di realia, ossia di elementi culturalmente radicati nel testo di partenza, e di riferimenti extratestuali. Per esempio nella caricatura Hib ho dovuto fare ricerche per capire il significato di questo acronimo: sciolto sta per Hinein in die Betriebe (trad. dentro le fabbriche) e indica il piano di azione di Goebbels per assumere operai. La scelta traduttiva in questo caso è stato il lasciare invariato l’acronimo (per mancata corrispondenza di traducenti in italiano) e l’indicare fra parentesi la traduzione in italiano dell’acronimo sciolto.

Infine, una scelta traduttiva molto ricorrente è stata, oltre alla più comune trasposizione (specialmente da Komposita – nomi composti – a unità polirematiche), quella di tipo stilistico: Ohser ricorre a uno stile giornalistico, caratterizzato oltre che dalla presenza di un titolo, dal cosiddetto andamento brachilogico che consiste nella giustapposizione di periodi brevissimi per ottenere incisività e chiarezza. Il miglior modo per trasferire lo stile di Ohser nel testo d’arrivo è stato dunque usare la punteggiatura, già presente nel testo di partenza e/o come sostituto di marche di subordinazione.

Autore dell’articolo:
Roberta F.I. Visone
Laureata Triennale in Lingue e Letterature Straniere
Laureata Magistrale in Linguistica e Traduzione Specialistica
Traduttrice DE-EN-FR<>IT
Casoria (NA)

Tradurre caricature politiche

 Categoria: Traduttori freelance

La mia esperienza di traduzione più recente coincide con il lavoro di tesi di laurea magistrale, ossia l’analisi semiotico – testuale e la traduzione dal tedesco all’italiano di caricature politiche a opera di Erich Ohser (pseudonimo e.o.plauen). Costui è vissuto durante l’epoca nazionalsocialista e ha caricaturato personalità naziste come Hitler e Goebbels nel periodo pre-censura e, nel periodo 1940-44, i rappresentanti degli Stati Alleati, ossia Churchill, Roosevelt, zio Sam e l’Unione Sovietica (in tratti perlopiù animaleschi).

La traduzione è stata effettuata su due livelli complementari, uno riguardante il codice iconico (l’immagine), l’altro riguardante il codice verbale (il titolo, l’eventuale sottotitolo e la didascalia).
Una delle prime difficoltà riscontrate è stata la lettura e interpretazione dell’immagine e il capire il tipo di collegamento (additivo o contrastivo) fra i due codici.
Nella caricatura Der Übergewechselte (trad. Colui che è passato dall’altra parte), ad esempio, l’oggetto rappresentato è un soldato nazista dalle sembianze brutali il cui pensiero è espresso nella didascalia. Egli ritiene di essere un eroe nazionale, tuttavia il concetto di eroe non coincide con il suo vero aspetto. Ecco allora che scatta il riso, che si comprende l’intenzione dell’autore (di deridere il soldato ed eventualmente criticare i soldati scelti per la Wehrmacht), ma ciò può realizzarsi solo dopo aver fatto un’analisi semiotica della caricatura, dopo aver tradotto il testo e dopo un’attenta riflessione sul collegamento fra i due codici.
Come affermato in On the feasibility and strategies of translating humor, “è necessario ma forse difficile per un parlante non madrelingua persino riconoscere la satira quando la vede”: la comprensione di un testo satirico non è sempre immediata e dipende dalle conoscenze enciclopediche del traduttore, dal grado di vicinanza fra cultura di partenza e cultura d’arrivo e non in ultimo dalla comprensione del nesso fra piano dell’espressione grafica e piano dell’espressione testuale.

Domani sarà pubblicata la seconda parte di questo articolo.

Autore dell’articolo:
Roberta F.I. Visone
Laureata Triennale in Lingue e Letterature Straniere
Laureata Magistrale in Linguistica e Traduzione Specialistica
Traduttrice DE-EN-FR<>IT
Casoria (NA)

La traduzione delle barzellette

 Categoria: Servizi di traduzione

Tradurre le barzellette è molto meno facile di quanto sembri. Innanzitutto una barzelletta deve far ridere. Se già l’originale non ti fa ridere, ti ritrovi a pensare “cominciamo bene!”. D’altra parte, già il senso dell’umorismo è diverso da persona a persona, da generazione a generazione, figuriamoci da una cultura all’altra.
La più classica difficoltà sorge quando la battuta è basata su un gioco di parole ovviamente intraducibile. Se la barzelletta è corredata di vignetta grafica, io cerco di aggirare l’ostacolo ignorando completamente il testo originale e cercando di ideare una battuta che si adatti alla situazione illustrata.

Ma oltre agli ostacoli strettamente linguistici, molteplici insidie nascono dalle differenze culturali.
In ogni cultura c’è una serie di luoghi comuni ricorrenti nel mondo delle barzellette. Se da noi, ad esempio, si sprecano le storielle sulla presunta scarsa intelligenza dei Carabinieri, i Francesi si accaniscono allo stesso modo sui Belgi. E parlando di campanilismi, è tutta italiana la serie che comincia con “Un Italiano, un Inglese e un Francese…” e termina immancabilmente con la dimostrazione della superiore intelligenza del nostro connazionale, come ben evidenziano Elio e le Storie Tese nella canzone La Vendetta del Fantasma Formaggino: “vince, sì, l’Italiano vince, e con lui vince l’Italia intera”.

Nel mondo anglosassone, non senza una punta di maschilismo, la fanno da padrone le situazioni coniugali con marito pelandrone e desideroso solo di bere birra e giocare a golf e moglie bisbetica, pettegola e spendacciona, per non parlare dell’onnipresente suocera che, quando non appare alla porta con le valigie, fa da “backseat driver”, ossia pretende di guidare l’auto dando indicazioni dal sedile posteriore. Uscendo dal quotidiano, tra i luoghi più comuni nella barzelletta anglosassone troviamo il lettino dello psicanalista e l’isola deserta con uno o più naufraghi.

In sostanza, quindi, il lavoro di adattamento del traduttore non è solo linguistico ma anche culturale. Ad esempio, se nella vignetta originale stanno preparando il tacchino per il Giorno del Ringraziamento, noi lo sposteremo a Natale. Se il marito fannullone è incollato alla tv a guardare il Superbowl, gli faremo guardare una molto più nostrana partita di calcio di fantozziana memoria.

Autore dell’articolo:
Elvira Cuomo
Traduttrice EN-FR>IT e correttrice di bozze
Genova

Insegnare e apprendere l’italiano L2 (2)

 Categoria: Le lingue

Il docente diventa facilitatore dell’apprendimento, una guida che abbandona metodiche direttive e abbraccia approcci comunicativi, rendendo l’apprendente autonomo e capace di riflettere sulla lingua e sul suo funzionamento. L’apprendente ha un ruolo talmente importante da influenzare le scelte didattiche del docente, che si trova a negoziare il programma del proprio sillabo giorno dopo giorno, non perdendo mai di vista le esigenze, le preferenze e soprattutto i bisogni comunicativi dei propri allievi. Un migrante, ad esempio, avrà necessità più pratiche rispetto ad un giovane adulto in vacanza studio all’estero: prima di tutto cambia la motivazione (il migrante ha motivazioni strumentali e integrative mentre l’adolescente sarà spinto essenzialmente da motivazioni culturali intrinseche, quindi studierà l’italiano per piacere); in secondo luogo questi due profili di apprendenti hanno bisogni ed esigenze completamente differenti. In una classe di migranti il docente tenderà a presente la lingua della quotidianità, immediatamente spendibile in un contesto esterno all’aula, e di conseguenza si concentrerà su forme linguistiche utili alla sopravvivenza e all’integrazione nella società. Al giovane adulto in vacanza studio, invece, sarà proposto un programma volto all’interazione e alla comunicazione all’interno e fuori dall’aula, con la presentazione delle varietà linguistiche dell’italiano neo-standard.

Questo cambio di rotta che ha subìto il campo della didattica ha trasformato l’insegnamento delle lingue da mera e semplice somministrazione unidirezionale di informazioni e conoscenze ad un continuo scambio di opinioni tra docente e alunni, tanto da rendere l’insegnante un negoziatore di conoscenza che si mette in gioco, che incoraggia i propri allievi, creando allo stesso tempo un ambiente sereno, in cui paure e ansie vengano messe da parte a favore di un sano scambio di idee.

Autore dell’articolo:
Flavia Santarsiero
Aspirante traduttrice EN-DE>IT
Potenza

Insegnare e apprendere l’italiano L2

 Categoria: Le lingue

Quando si parla di italiano L2 si fa riferimento all’italiano appreso, e di conseguenza insegnato, in Italia e all’estero. Gli stranieri che decidono di studiare l’italiano sono numerosissimi e le motivazioni che spingono ad intraprendere questo percorso sono le più variegate: dal semplice piacere di imparare una lingua melodica e dolce come quella italiana alla necessità, ad esempio dei migranti, di studiarla per trovare un lavoro e integrarsi.

“Insegnare italiano agli stranieri? Un gioco da ragazzi! Basta essere italiani e conoscere la grammatica per essere dei bravi insegnanti”. Niente di più falso. L’insegnamento dell’italiano agli stranieri presuppone studio e preparazione. Conoscere i diversi approcci della glottodidattica ed essere in grado di applicarne metodi e tecniche costituisce uno dei requisiti fondamentali di un bravo docente di italiano L2.

Nel corso del tempo la glottodidattica ha, infatti, vissuto diverse stagioni, alternando momenti in cui prevaleva l’analisi della lingua oggetto ad altri in cui l’attenzione era focalizzata prevalentemente sul suo uso. Vecchie barriere sono state abbattute e nuovi orizzonti sono stati scoperti, portando così al centro dell’attenzione l’apprendente e puntando più che alla padronanza grammaticale della lingua a quella comunicativa. Comunicare, interagire, diventare attore sociale e cittadino europeo, sapere utilizzare la lingua in maniera efficace e adeguata ai diversi contesti, essere in grado di conciliare plurilinguismo e pluriculturalismo: questi gli obiettivi del QCER (Quadro Europeo di riferimento per le lingue) che un insegnante deve aspirare a realizzare in una classe di studenti stranieri.

Autore dell’articolo:
Flavia Santarsiero
Aspirante traduttrice EN-DE>IT
Potenza

Riflessioni sulla traduzione (2)

 Categoria: Traduttori freelance

Ritengo che gli anni della formazione, se davvero professionale e portata avanti con passione, siano fondamentali per imparare ad amare questo lavoro (anche se a volte si arriva ad odiarlo), per innamorarsi della parola, della lingua. Rita Desti nel documentario usa un’espressione bellissima: «nel suono della lingua io continuo a camminare» ed è una delle espressioni in grado di riassumere il percorso formativo e il progressivo “innamoramento” che un traduttore dovrebbe vivere, e credo, altresì, che non si possa amare questo mestiere se non si ama la lingua, ogni lingua, non solo quelle straniere, quelle “adottive”, ma anche, e forse soprattutto, la nostra, la “lingua madre”. Molti traduttori saranno di certo d’accordo con me perché questa dev’essere una caratteristica fondamentale di ogni traduttore, il suo tesoro: l’amore per la “lingua paterna”, come la definisce Ilde Carmignani.
E ciò è fondamentale poiché se si ama troppo la lingua straniera, come capita a me con lo spagnolo, si rischia di restar bloccati… mi capita, a volte, di amare a tal punto lo spagnolo da non voler tradurre perché ancorata al testo di partenza: ne assaporo le parole, i suoni, che mi tengono attaccata al testo e che mai potranno essere trasportati in italiano, e questo mi blocca, quasi non volessi tradurre, ma conservare lì quelle parole così belle, così “hermosas”, che in italiano hanno tutt’altro effetto.

Il dubbio, in questo mestiere, è un’insidia sempre in agguato; Nasi parla della “malinconia del traduttore”, «che è una malattia che ti prende d’improvviso, quando, dopo mille tentativi, ti senti invaso da un fortissimo senso di inadeguatezza e di impotenza» (2008: 8). E leggere queste parole mi fa pensare che è impossibile perdere questa “malinconia”, anche dopo tanti anni di esperienza, si impara solo a conviverci.

Ogni traduzione è una sfida, è fatica, ma allo stesso tempo ogni esperienza è formativa perché contribuisce a costruire il proprio essere, il proprio stile come traduttrice. Tradurre è un lavoro di formazione, e di conoscenza. Un atto di crescita…nonché di innamoramento e apprendimento ad entrare nell’altro, nell’altra lingua, nell’altra cultura.

È proprio vero, come dice F. Nasi, che «tradurre è forse uno dei migliori esercizi per penetrare nell’altro» (2008: 88).

Autore dell’articolo:
Ilaria Noemi De Carlo
Traduttrice

Riflessioni sulla traduzione

 Categoria: Traduttori freelance

La traduzione è sfida, è fatica, è umiltà, è pudore, ed è rispetto. Il traduttore ha un compito enorme: quello di tenere in vita dei testi, di tenerli in vita rispettandone l’alterità per la cultura che li vorrebbe o dovrebbe conoscere, di rendere familiare ciò che dovrebbe mantenere la propria specifica estraneità (F. Nasi, 2010: 62)

Quale frase migliore per riassumere il compito, il “dovere”, la missione del traduttore, e quale Traduttore migliore per esprimere questo pensiero. Sono pienamente in linea col pensiero con F. Nasi poiché per me la traduzione è proprio questo: è soprattutto “fatica” perché tradurre non è solo trovare equivalenti, dire in italiano quello che ho sulla pagina di fronte a me, così come non è tradurre una parola, una frase, una lingua, ma un mondo; è far conoscere un’altra cultura e per fare ciò bisogna avere grande rispetto per la cultura di partenza, bisogna «rispettarne l’alterità» (F. Nasi, 2010: 62) e ogni traduzione «deve avere una nota blu, farci sentire un poco almeno dell’altro, farci provare la nostalgia» (F. Nasi, 2008: 17) per quella cultura che possiamo conoscere solo attraverso un filtro, quello di noi traduttori (o aspiranti traduttori); dunque il nostro compito è davvero importantissimo, ma, purtroppo, spesso sottovalutato.

Devo dire che è davvero difficile “auto-definirsi”, anche se a mio parere è fondamentale per ogni traduttore riflettere su cosa sia, per lui, il mestiere che sta svolgendo, così come lo è confrontarsi, leggere e condividere esperienze con altri “tecnici del mestiere” per ritrovare un’esperienza vissuta anche da noi durante una traduzione. E spesso le riflessioni sgorgano per caso, ripensando a parole ascoltate, a parole lette, mentre si è a letto, o al supermercato. Per questo motivo voglio accompagnare queste mie considerazioni con le “fonti di ispirazione”.
Se penso alle caratteristiche che per me deve avere il traduttore mi vengono in mente la lentezza e l’attesa; Anna Nadotti in un’intervista diceva che «ci vuole molto orecchio per il silenzio», ed è così perché il traduttore (e non solo quello letterario) deve saper stare in silenzio, aspettare che la parola arrivi e imparare l’arte della lentezza. Nel documentario Tradurre di P.P. Giarolo (altra mia fonte preziosissima di ispirazione) si paragona la traduzione alla lavorazione del pane, nella quale bisogna avere pazienza, attendere. A volte è difficile accettare questa lentezza, soprattutto per noi che ci affacciamo al mondo lavorativo, per paura dei tempi di consegna, per paura di non farcela. Susanna Basso scrive che da giovane doveva «ancora accettare la lentezza che la traduzione impone» (2010: 1) ed è assolutamente vero perché a volte è difficile saper aspettare, attendere che le immagini che si creano nella nostra mente si trasformino in parole. Tuttavia bisogna imparare che attendere che le parole ci vengano da dentro è più efficace che ricorrere immediatamente al dizionario, barricandosi dietro le «salde torri di carta» (S. Basso, 2010: 5) che per me fungono da paracadute, da rete sotto il trapezista (prendo in prestito questa metafora da Nadia Fusini, che l’ha usata nel documentario Tradurre) per evitare le insidie dei dubbi, dell’errore, nonostante sia consapevole che, pur essendo uno strumento fondamentale, non è sempre il migliore.

Domani sarà pubblicata la seconda parte di questo articolo.

Autore dell’articolo:
Ilaria Noemi De Carlo
Traduttrice
Alberobello (BA)

La traduzione farmaceutica

 Categoria: Servizi di traduzione

In Italia l’informazione scientifica sui farmaci è gestita in larga misura dall’industria farmaceutica, che si trova nella difficile posizione di tutelare contemporaneamente la salute pubblica e i propri interessi economici. A dirimere la questione interviene la legge italiana, che, attraverso i decreti 30 dicembre 1992 n. 541 e 24 aprile 2006 n. 219, regola i contenuti ammissibili nei materiali informativi. Per il traduttore che si trovi a tradurre visual, opuscoli, guide alla prescrizione, pubblicazioni farmaceutiche, eccetera, è essenziale conoscere il contesto legislativo in cui opera, poiché dalla conformità con i suddetti decreti dipende l’autorizzazione alla divulgazione da parte dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA).

Il primo paletto importante è posto dall’articolo 114 del decreto legislativo 219/06 che stabilisce come principio generale che la pubblicità dei farmaci deve favorire l’uso razionale del medicinale, presentandolo in modo obiettivo e senza esagerarne le proprietà e che non può essere ingannevole. Sebbene si tratti di un’indicazione che interessa la fase di redazione del testo, non si deve scordare che, in quanto revisore finale, il traduttore può contribuire notevolmente alla qualità del testo, segnalando quando necessario omissioni, imprecisioni o veri e propri errori. Il medesimo articolo fornisce un’importante indicazione per il traduttore: tutti gli elementi della pubblicità di un medicinale devono essere conformi alle informazioni che figurano nel riassunto delle caratteristiche del prodotto, che dovrà quindi essere mantenuto come riferimento primario durante tutta la fase di traduzione. Altrettanto fondamentale sarà verificare tutti gli studi e gli articoli citati nel testo, come previsto dal comma 4 dall’articolo 120: gli articoli, le tabelle e le altre illustrazioni tratte da riviste mediche o da opere scientifiche devono essere riprodotti integralmente e fedelmente, con l’indicazione esatta della fonte. Non sono consentite citazioni che, avulse dal contesto da cui sono tratte, possono risultare parziali o distorsive.

Ai vincoli imposti dalla legge italiana, si aggiungono quelli annoverati nei manifesti etici delle singole aziende e da quelli di categoria, quali il codice deontologico di Farmindustria, che recita, ad esempio, che a prescindere dall’autorizzazione ministeriale non sono comunque ammesse affermazioni onnicomprensive quali “farmaco di elezione”, “assolutamente innocuo” o “perfettamente tollerato” e simili e non si deve asserire categoricamente che un prodotto è privo di effetti collaterali o rischi di tossicità. In una materia delicata come l’informazione scientifica sui farmaci, il traduttore deve essere consapevole del peso del suo ruolo, e soprattutto del peso delle parole quando si parla di salute.

Autore dell’articolo:
Lucia Baila
Traduttrice EN-ES-JP>IT
Follonica (GR)

La traduzione nel giornalismo

 Categoria: Traduttori freelance

Con una Laurea Triennale in Lingue e Culture Straniere a Roma e una Laurea Specialistica in Traduzione e Servizi Linguistici in Portogallo credevo di essermi specializzata – non a sufficienza, ci sono ancora teorie da studiare, CAT tools e aree tecniche da conoscere e approfondire – abbastanza per entrare nel mondo della traduzione e dell’interpretazione consecutiva, attività che mi riempiono di curiosità e adrenalina.
Oltre alle collaborazioni come traduttrice freelance e uno stage in un’impresa di traduzione a Porto, sentivo che potevo allargare ulteriormente le possibilità come “linguista” (lo metto volutamente tra virgolette, e non lo inserisco nel mio CV, dato il significato del termine).
Inizio una collaborazione come reporter italiano all’estero con un mensile portoghese, scrivendo recensioni cinematografiche, trascrivendo e traducendo interventi di eventi internazionali. Ho la possibilità di scegliere il film da recensire e spesso anche l’evento da promuovere. Gli articoli per me di maggiore interesse oltre ad essere letti cominciano così ad essere anche scritti.

Vedere i film in lingua originale (in Portogallo vengono doppiati esclusivamente i film per bambini) e accorgersi degli errori nei sottotitoli, scrivere l’articolo in portoghese con parti anche in inglese; ricevere audio di interventi in inglese, trascrivere i discorsi e trasferire il contenuto in portoghese; correggere, rivedere, riformulare, rileggere. Tutto questo fa parte dei processi di traduzione e di revisione di un documento, con la differenza che l’originale italiano è nella testa, e l’autore e il traduttore coincidono!

Questo lavoro è incredibilmente dinamico e ricco ed unisce produzione testuale, comunicazione e traduzione; contribuisce ad uno sforzo creativo oltre che traduttivo.
Non posso che consigliarlo!

Autore dell’articolo:
Ughetta Rotundo
Dottoressa in Traduzione e Servizi Linguistici
Traduttrice PT-EN>IT
Porto (Portogallo)/ Roma