Le lingue: “diamanti” della comunicazione

 Categoria: Le lingue

La grande passione per le lingue straniere ed in particolare per l’inglese e il francese mi ha, fin da bambina, portata ad intraprendere un iter formativo interamente incentrato sullo studio delle stesse; così, le decisioni in merito alle varie iscrizioni (corso bilingue alla scuola media, liceo linguistico e facoltà di lingue moderne) e alle materie delle tesi (triennale e specialistica) sono sempre state salde e decise poiché dettate da un amore che proviene dal profondo. Anche quando ho dovuto iniziare lo studio di una terza e quarta lingua al linguistico, il tedesco curriculare e lo spagnolo extracurricolare, ero entusiasta in quanto, nonostante fossero totalmente sconosciute a me e, per quanto riguarda il tedesco, una lingua alquanto difficile, erano pur sempre delle lingue straniere e, come tali, ci avrei messo tutto l’impegno necessario per riuscire nell’ardua impresa. Devo dire che i voti mi hanno sempre premiata. Quando si è trattato di scegliere le due lingue da studiare all’università non avevo dubbi circa l’inglese e il francese. Molti mi dicevano che il mercato era quasi saturo poiché c’era troppa concorrenza ma l’inclinazione per le stesse ha prevalso su tutto.

Da quando ho conseguito la laurea, nel tempo libero, mi diverto a tradurre i testi delle canzoni che trasmettono in radio e a confrontare poi la mia versione con quelle che circolano nel web. Qualunque riferimento mi risulti poco chiaro, diventa nel giro di pochi minuti oggetto di studio circa le intenzioni del cantante e le scelte linguistiche. Volendo fare un esempio, una delle mie artiste preferite, Rihanna, in una delle sue perle, “Diamonds”, (interpretando le parole di Sia Furler ed altri) intona “as we moonshine and molly”. Discordando dalla maggior parte delle scelte di altri traduttori che ha proposto “mentre brilliamo come la luna”, dopo una lunga ricerca su internet, sono arrivata alla conclusione che in queste parole sia racchiusa la volontà dell’autore di paragonare l’amore intenso che corona un rapporto di coppia all’effetto derivante dall’uso combinato del Moonshine, whisky distillato illegalmente, con la droga Molly, in riferimento alla MDMA, generalmente conosciuta come ecstasy.

Restando nell’ambito della traduzione ci tengo a parlare brevemente di uno degli “highlights” del mio percorso formativo: il mio lavoro di tesi dal titolo “IL CASO ALITALIA: LE TRATTATIVE CON AIR FRANCE-KLM. ANALISI DEL LINGUAGGIO ECONOMICO”, a conclusione del quale ho conseguito la laurea specialistica in Lingue Moderne per la Comunicazione Internazionale.
A partire da testi (tradotti in prima persona) relativi ad una problematica estremamente attuale (nel 2009) come quella di Alitalia e in particolare delle trattative tra la compagnia di bandiera italiana e il vettore aereo franco-olandese, il mio lavoro ha prodotto, quali risultati principali, la realizzazione di due “versioni” (italiana e francese) dei testi d’origine (comunicati stampa) e l’analisi comparata del linguaggio economico in italiano e in francese. In quanto “versioni”, esse rappresentano solo una delle proposte possibili (in termini di traduzione) dei testi presi in considerazione. Per far sì che funzionassero nella lingua/cultura d’arrivo così come nella lingua di partenza (seppure in alcuni punti molto ostici), si è fatto riferimento, dopo una lunga ricerca terminologica nei dizionari e glossari specializzati – in formato cartaceo ed elettronico – ai testi prodotti direttamente nella lingua d’arrivo e appartenenti allo stesso settore. Il problema più frequente nel corso della fase di traduzione, quello dei termini o delle espressioni che non presentavano un equivalente nella lingua d’arrivo, è stato risolto ricorrendo ad espressioni (talvolta spiegazioni) che mantenessero il medesimo significato e la stessa funzione nella lingua d’arrivo.

L’analisi del linguaggio economico, oggetto del lavoro di tesi, è stata svolta sulla base delle strategie (quelle più frequenti) messe in atto passando dal macro al micro livello: livello testuale, livello morfosintattico, livello lessicale.

Il risultato è stato per me una grande soddisfazione. Nonostante le difficoltà incontrate sono giunta alla conclusione che dare tutto se stessi in un testo da rendere in un’altra lingua rappresenta una grande sfida che vale la pena accettare.

Autore dell’articolo:
Silvia Romata
Laurea Specialistica in Lingue Moderne per la Comunicazione Internazionale
Traduttrice FR-EN>IT
Francavilla Fontana (BR)

Il traduttore, ponte tra culture diverse

 Categoria: Traduttori freelance

Al giorno d’oggi il traduttore è una figura di grande importanza, in un mondo sempre più globalizzato nel quale gli scambi sia commerciali che culturali sono in grande aumento, la necessità di creare un ponte tra le culture è reale e tangibile, il ruolo del traduttore è pertanto quello di creare un ponte tra culture diverse.

E’ innegabile che delle volte, nonostante la vicinanza fisica, ci sia una grande lontananza culturale che solo un traduttore competente e sensibile può colmare utilizzando tutte le sue capacità di trasposizione e di scrittura. Un bravo traduttore conosce bene sia la realtà del testo di partenza sia quella del testo di arrivo. Tradurre significa rendere comprensibile in una lingua un testo che in origine è scritto in un’altra, tuttavia la traduzione non è solo trasposizione da una lingua di partenza a una lingua di arrivo, altrimenti basterebbe un buon vocabolario e tutta il processo diventerebbe meccanico e scontato. Ogni testo nasce in un contesto culturale ben preciso, al suo interno ha rimandi, termini specifici e affinché questo diventi comprensibile al lettore di arrivo bisogna mediare oltre che al significato letterale anche quello culturale. Solo dei traduttori, che oltre alla preparazione tecnica hanno la sensibilità di capire nel profondo il testo e di trasporlo poi nella lingua di arrivo portando quanto più possibile dell’anima del testo di partenza, sono in grado di mettere in atto questo processo. Il ruolo del traduttore non è solo quello di mediare il messaggio linguistico trasponendo da una lingua all’altra un testo o un messaggio ma è anche quello di fare da mediatore del messaggio culturale facendo in modo che il lettore che si trova al di fuori dal contesto di provenienza del testo riesca a venire in contatto con questo e possa entrare nel testo e nel contesto grazie all’arte del tradurre e alla maestria del traduttore.

Il nostro non è un mestiere facile o banale, come qualcuno può pensare, al contrario è un mestiere molto difficile, richiede studio, dedizione, tempo, capacità, sensibilità. Tutto questo delle volte non basta per rendere il testo fino nel profondo, per capirlo e trovare la chiave giusta per tradurlo. Le scelte traduttive delle volte possono essere contestate, può essere contestato l’uso di un termine piuttosto che un altro, gli errori, i falsi amici sono da sempre i nemici giurati del traduttore ma la soddisfazione di vedere una traduzione terminata è sempre grande, dà la sensazione di essere un ponte tra due culture.

Autore dell’articolo:
Magda Giaiotti
Università degli Studi di Udine – Laurea Magistrale in Traduzione e Mediazione culturale
Traduttrice SL-HR-DE>IT
Udine

Traduzioni di brochure

 Categoria: Servizi di traduzione

Al giorno d’oggi moltissime aziende affidano alle brochure il compito di pubblicizzare, oltre ai loro prodotti, la loro immagine. Molte volte la brochure costituisce il primo strumento di marketing aziendale e deve quindi saper catturare l’attenzione dei clienti al primo impatto.

Per realizzare brochure efficaci è essenziale curare l’impostazione grafica e la qualità della carta ma anche e soprattutto i contenuti. Alcune aziende tendono, sbagliando, ad investire più sui primi due aspetti che sui contenuti e finiscono per ottenere un prodotto “pesante”. Un po’ come produrre una bellissima autovettura che non si riesce poi a mettere in moto.

E invece è proprio sui contenuti che bisognerebbe porre l’accento, a maggior ragione se l’azienda vuole rivolgersi ad un pubblico internazionale e vuole far arrivare il proprio messaggio pubblicitario in maniera diretta ed efficace ai clienti stranieri.

Una brochure prodotta nella sola lingua di origine, per quanto ben congegnata, non otterrebbe mai lo scopo desiderato! Ecco quindi che per mantenere la propria efficacia il messaggio dovrà essere affidato ad un traduttore professionista “padrone” della lingua del mercato di riferimento.

Questo è stato compreso dalla stragrande maggioranza degli operatori che adesso commissionano traduzioni di brochure in inglese e in molte altre lingue di loro interesse. Talvolta però, alcune aziende, non riuscendo a valutare la qualità della traduzione ricevuta, finiscono per dare di sé un’immagine non curata, sottovalutando l’impatto negativo che le traduzioni pubblicitarie di bassa qualità possono portare alla loro reputazione.

L’approccio alla traduzione delle brochure deve basarsi sullo studio del messaggio che l’azienda vuole trasmettere cercando di mantenere nel testo tradotto l’enfasi del testo originale. A tale scopo non sarà sufficiente la sola correttezza ortografica e grammaticale e di poco aiuto sarà anche il buon uso della sintassi. Traduzioni effettuate parola per parola, perdono la loro efficacia e, anziché mantenere l’impatto promozionale richiesto, svuotano di contenuti e di significato ciò che si voleva promuovere.

E’ per questo motivo che la nostra agenzia affida le proprie traduzioni di brochure a traduttori madrelingua dalla spiccata conoscenza del mercato pubblicitario ed in possesso di competenze aggiuntive rispetto alle sole traduzioni tecniche. Una buona esperienza nel settore del marketing e della comunicazione permette al traduttore esperto di trovare formule comunicative appropriate proprio quando la complessità del messaggio che si vuole tradurre scoraggia il neofita.

La conoscenza della materia permette ai nostri collaboratori di rielaborare modi di dire, slogan, messaggi brevi che perderebbero di efficacia se affidati a traduttori bravi ma specializzati in altre discipline. Allo stesso tempo, grazie all’esperienza maturata sul campo, sono in grado di studiare gli adattamenti grafici a volte necessari nella traduzione di brochure.

Tutti sanno che la pubblicità è l’anima del commercio. Non affidate le sorti della vostra immagine a traduttori improvvisati. Esperti traduttori marketing attendono di potersi misurare con successo con le vostre problematiche, sia in lingua inglese, che è quella più richiesta, che in tutte le combinazioni linguistiche esistenti. Inviateci una e-mail con il testo della brochure da tradurre, riceverete in tempi rapidi un preventivo. Molti clienti soddisfatti ci riconfermano la loro fiducia certi di poter contare su competenza e professionalità di prim’ordine.

Autore dell’articolo:
Meoni Fabio
Traduttore freelance EN>IT
Pistoia

Cervelli in viaggio: apprendere nuove lingue

 Categoria: Traduttori freelance

In Giappone si parla napoletano. Ecco cosa ho scoperto sulla celebre enciclopedia virtuale Wikipedia. Al numero settantasette della lista delle “lingue per numero di parlanti” regna, infatti, la voce “napoletano” e, accanto, il seguente elenco: Italia meridionale, Canada, Stati Uniti, Brasile, Norvegia, Argentina, Belgio, Francia, Giappone, Portogallo. In poche parole: siamo ovunque. Gli immensi capovolgimenti sociali, politici ed economici degli ultimi tempi hanno condotto inevitabilmente ad una rivoluzione sul piano culturale. A seguito del processo di globalizzazione, stiamo assistendo ad una vera e propria diaspora del XXI secolo, con le mete più diverse.

Il fenomeno può essere analizzato da più punti di vista: da un lato, si presenta l’ormai celebre fuga dei cervelli; giovani talentuosi, che vedono liquefarsi i propri sogni in una società malata e ferma, decidono di cercare fortuna altrove… ovunque, purché ci sia un futuro. La patria abbandonata perde, così, capitale umano, cultura e dignità. Sono fiduciosa nella ripresa del nostro Paese, ma perché ciò accada è indispensabile un capovolgimento della mentalità capitalistica in vigore, che dà valore a ciò che non dovrebbe averne a discapito delle attività culturali e dell’educazione. Ma non sono solo gli italiani a fare le valigie in Europa: a pari merito vediamo soprattutto spagnoli e greci, dilaniati dalla crisi.

D’altro canto, perché ciò sia possibile, è necessario apprendere una lingua straniera. Ecco, se vogliamo, il lato positivo di tutta la faccenda: nella disgrazia, si tirano fuori le unghie e si allena la mente. Aumenta la consapevolezza di se stessi, la coscienza critica ed il senso di appartenenza alla cultura europea, grazie al moltiplicarsi di progetti di studio e lavoro per i giovani, promotori della mobilità trans-nazionale. Si diffonde lo scambio umano, culturale, sociale, si aprono nuove prospettive e si scoprono talenti che non si credeva di possedere. Entrare a contatto con persone provenienti dai luoghi più disparati ci mette davanti ad inevitabili differenze, ma anche ad inaspettate similitudini.

Io appartengo al gruppo dei cervelli in fuga, o potremmo meglio definirli “in viaggio”. Dopo una formazione umanistica, linguistica, mediatica e numerosi tirocini non retribuiti che mi toglievano energia e speranza, ho deciso di mettermi alla prova in due radio austriache, in un’esperienza a tutto tondo che mi restituisse stimoli, speranza e voglia di fare. E che mi permettesse di far conoscere alcuni talenti musicali nostrani all’estero.

Da sempre amante dei viaggi, ma al contempo fiera di appartenere al Belpaese, metto le mie conoscenze linguistiche a disposizione di coloro che vogliono apprendere, con incontri individuali e traduzioni, nel pieno rispetto del significato originario del testo e del contesto socio-culturale a cui questo fa riferimento.

Autore dell’articolo:
Maria Sanna
Traduttrice EN-FR>IT, insegnante di italiano, conduttrice radiofonica
Italia-Austria

Tradurre con il cuore

 Categoria: Traduttori freelance

Nel mondo in cui viviamo le frontiere sono soltanto un dettaglio politico e geografico, i nuovi mezzi di informazione hanno messo le ali alle parole e ai pensieri, che corrono senza sosta da un continente all’altro dando il benvenuto all’aurevoir che si sono lasciati alle spalle un battito d’ala fa. I Marco Polo e gli Amerigo Vespucci dei nostri giorni per avere successo hanno bisogno di stringere nelle mani la fiaccola della conoscenza linguistica e l’audacia del libero pensiero. Un parigino e un brasiliano, così come un londinese e un giapponese al giorno d’oggi possono respirare la stessa aria e camminare sugli stessi sentieri grazie al grande sviluppo dello studio delle lingue.

Su internet non si fa che leggere che la globalizzazione ha unificato il mondo, mettendo così in primo piano figure professionali come il traduttore e l’interprete: è la verità, è sempre più necessaria la comunicazione tra persone che vanno a letto mentre altre bevono il caffè del mattino, e a causa di una concorrenza illimitata e dalle più variegate qualità è sempre più importante comunicare nel modo più diretto, immediato e ad effetto possibile per avere successo in qualsiasi campo.

Ecco il perché del sorgere di innumerevoli scuole, facoltà e specializzazioni per chi voglia incamminarsi nel tortuoso sentiero del mondo della traduzione. Aziende e agenzie molto spesso richiedono anni e anni di esperienza a chi voglia anche solo pensare di autocandidarsi per un lavoro da traduttore presso le loro strutture, tarpando le ali e la possibilità di fare strade a giovani che chiedono solo la possibilità di mettersi in gioco per dimostrare la loro bravura. Le scuole di traduzione sono ottime e assolutamente formanti, ma a volte fanno sembrare la traduzione un processo scientifico, un qualcosa di apatico e asettico. La traduzione di una lingua in un’altra tocca tasti delicatissimi, entrando e ammirando per poi convertire un intero mondo culturale e di folklore, arrivando a toccare l’intimità più vera di un popolo. Il traduttore è un abile accordatore, un mago della parola, un incantatore di allitterazioni e un sognatore di mondi sempre in evoluzione: tradurre è arte e come ogni arte, la parte della conoscenza è solo la prima fase di una lunghissima strada di vita, emozioni, esperienze e continua crescita personale e linguistica.

La traduzione più vera non è quella dei programmi CAT (utili in molti contesti): si deve tradurre con il cuore e con gli occhi pieni di emozioni, non tutte le scuole lo insegnano e non tutti possono impararlo, è una dote innata.

Ovviamente per svolgere il lavoro del traduttore sono indispensabili e fondamentali una cultura generale e settoriale importante, la conoscenza della lingua con cui si lavora e abilità ed educazione nei rapporti interpersonali. Ciononostante non bisogna sottovalutare un cuore pieno di patos, né sbarrare la strada a chi è troppo giovane per avere esperienza.

Autore dell’articolo:
Azzurra Bisogni
Traduttrice freelance
Modica (RG)

Il ruolo del traduttore

 Categoria: Traduttori freelance

Vorrei iniziare con una citazione per far capire la mia visione sulla traduzione e sul ruolo del traduttore:

Solo hay dos caminos. O bien el traductor daja el escritor lo más tranquilo posible y hace que el lector vaya a su encuentro, o bien deja lo más tranquilo posible al lector y vaya a su encuentro el escritor.” (Scheleiermarcher)

Tradurre è un’arte, è qualcosa di personale, non esiste una traduzione assoluta, ogni traduttore ha una sensibilità diversa rispetto ad un altro. Il lavoro del traduttore non è così facile come invece si può pensare. Un vero traduttore deve avere una buona preparazione linguistica sia della lingua verso la quale deve tradurre sia della sua lingua madre in quanto deve sempre ricercare il termine giusto e appropriato, deve tenersi sempre informato, aggiornato per avere una grande conoscenza dell’attualità perché non si sa mai che tipo di traduzione gli può capitare.

Uno degli aspetti a mio parere più importanti per fare una buona traduzione è quello culturale, perché non basta riportare i termini tradotti da una lingua all’altra, ma bisogna anche localizzarli, vedere se possono essere adatti per una determinata cultura, se sono capiti allo stesso modo, se hanno lo stesso impatto del testo originale. Io vedo la cultura come un insieme di valori e di abitudini condivisi da un gruppo di persone che varia in base al luogo geografico in cui si trovano ed è condizionata da molti fattori e tra quello più importante c’è proprio quello linguistico. Quindi bisogna valutare non solo ciò che si sta dicendo ma anche come lo si sta dicendo, in che contesto, con che emozione e con che intenzione.

Il traduttore ha molte responsabilità: deve essere fedele, ossia riportare tutte le informazioni in modo veritiero, non può aggiungere o togliere informazioni, deve cercare un’equivalenza per un termine tradotto, però questo non sempre è possibile, deve essere invisibile, non deve mettere opinioni o commenti e il testo tradotto deve essere fatto in modo che sembri un testo originale.

Autore dell’articolo:
Gaia Graciotti
Aspirante traduttrice ES>IT
Laureata in Discipline della Mediazione Linguistica
Osimo (AN)

La traduzione nella storia

 Categoria: Storia della traduzione

L’Unione Europea è fondata sull’”unità nella diversità”: diversità di culture, usi, costumi, credenze e lingue tutelata dagli artt. 21 e 22 della “Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea”. La conoscenza delle lingue è un valore fondamentale non solo per un’economia che vuole essere all’avanguardia, ma anche, se non soprattutto, per il dialogo interculturale, bisogno fondamentale per capire le diverse culture ed allentare le tensioni sociali.

Fin dall’antichità il linguaggio ha permesso una graduale interazione fra gli uomini, la comunicazione fra le diverse società e le rispettive culture, rappresentandone la principale e più complessa componente.
“Tutta la terra aveva una lingua sola e parole uguali” (Genesi 11,1); tale definizione ben rappresenta la teoria di alcuni studiosi che credono nell’esistenza di una singola lingua di partenza con origine in Africa in epoca precedente alla prima migrazione, più di centomila anni fa; ma comunque fu il linguaggio originale che evolvendosi nel tempo creò nuove varianti, simili o molto diverse, fino ad arrivare all’attuale diffusione mondiale di oltre seimila lingue. Già nell’antichità si sentì la necessità di ridurre la profonda diversità linguistica cercando di interpretare da una lingua all’altra, infatti la traduzione orale è un’attività antichissima.

Il termine “tradurre” proviene dal latino traducere “far passare da un luogo ad un altro”; definendola nel modo più semplice, la traduzione non sarebbe altro che sostituire le parole di una lingua con altre di un’altra lingua che abbiano lo stesso o equivalente significato. In realtà la definizione “equivalente” non presume un puro e semplice travaso di parole, neanche un mero trasferimento di significato. La meta della traduzione è la selezione degli equivalenti che riproducano una “situazione” analoga a quella descritta dalla lingua originale tenendo conto della struttura linguistica e il contesto culturale della lingua nella quale si traduce.

Il fatto che ogni lingua strutturi la realtà a suo modo o che ogni lingua implichi una propria visione del mondo induce ad individuare la relazione che esiste tra la lingua e la cultura o tra la lingua ed il pensiero.
E’ la storia che testimonia l’importanza della traduzione, fondamenta del sapere.

Autore dell’articolo:
Rosaria Mazza
Mediatore linguistico culturale

Il carattere iconico della lingua cinese

 Categoria: Le lingue

In camera. Un sottilissimo velo di carta alla parete. Il pensiero vola, istintivamente, indietro nel tempo. Una, due, forse tre settimane fa. Shanghai. Il regalo di un calligrafo. Quattro caratteri stesi su carta in cinese antico. Un chengyu. Ji feng jing cao 疾风劲草. Solo il vento forte conosce l’erba resistente. Il vento. L’erba.

Agosto 2011. Cucina, sala, cucina, sala, camera, cucina, sala. Tesi di laurea. Wang Anyi è la scrittrice di cui provo ad afferrare il pensiero. Scompongo, per ricostruire. Idee. Immagino, comprendo. Di più, immagino. Devo immaginare, per comprendere. Sfumo significati. Traduco.

Hai kuo tian kong 海阔天空. Esteso come il mare, vasto come il cielo. Il mare. Il cielo.
Xi zhi mo jie 细枝末节. Un ramo sottile, un segmento insignificante. Un ramo. Un segmento.
Zhan ding jie tie 斩钉截铁. Rompe il chiodo, spacca il ferro. Il chiodo. Il ferro.
Shui dao qu cheng 水到渠成. Dove scorre l’acqua si forma un canale. L’acqua. Il canale.
Gu fang zi shang 孤芳自赏. Un animo solitario innamorato di se stesso, come un fiore della propria fragranza. Un animo solitario. Un fiore.

Immagini. Simboli. Icone. Forme. Sembianze. Ritratti. Foto. Disegni. Forme. Visioni.
Chiudo gli occhi. Ora, provo. Traduco.

Astrazioni. Concetti. Nozioni. Ragionamenti. Logiche. Criteri. Argomenti. Spiegazioni. Perifrasi. Deduzioni.

Ji feng jing cao 疾风劲草. Persona che, nei momenti difficili e significativi, rimane fedele ai propri principi. Hai kuo tian kong 海阔天空. Infinito, illimitato. Sterminata vastità priva di confini.
Xi zhi mo jie 细枝末节. Dettagli insignificanti. Zhan ding jie tie 斩钉截铁. Risoluto, categorico. Shui dao qu cheng 水到渠成. Tutto va nel verso giusto. Gu fang zi shang 孤芳自赏. Narcisismo.
Perdo il simbolo. Conquisto l’idea.

Agosto 2008. Pechino. Mi interrogo sul significato di un termine. Forse di una frase. Forse di un periodo. Forse. Non ricordo. Ne discutemmo a lungo. Lui, professore cinese. Io, studentessa italiana. Ricordo. Abbandona la logica, abbandonati, prova a vedere. Le sue parole. Perfettamente. Ricordo.

Una predisposizione estetica differente. Pensiamo. Concettualizziamo, per comprendere. Noi. Immaginano. Dipingono, per vedere. Loro.

Rimanere sospeso in un’atmosfera immaginata e immaginaria. Contribuire ad una sorta di straniamento. Plasmare l’abituale visione delle cose a partire da una realtà prettamente irreale. Così, tradurre. La suggestione delle immagini. Il carattere marcatamente iconico della lingua cinese.

Autore dell’articolo:
Valentina Ficosecco
Laureata in Lingue e Letterature Straniere (laurea magistrale)
Traduttrice ZH>IT
Montelupone (MC)

La lingua cambia!

 Categoria: Le lingue

Avete mai sperimentato un lungo soggiorno all’estero? Avete mai provato quella sublime sensazione di trovarvi in un paese straniero e imparare quel processo lento di acquisizione della lingua, che dopo mesi e mesi di pratica vi permette di essere orgogliosi della padronanza che ne avete? Molti possono testimoniarlo.

Come saprete, molti espatriano per lavoro, sogni e legami sentimentali ritrovandosi immersi in nuove culture. E secondo voi come comunicano tra loro? Un gruppo di amici italiani che lavorano a Parigi che lingua parlerà? Italiano? Francese? Vi sembrerà strano, ma dopo un lungo periodo di permanenza all’estero il nostro cervello comincia ad abituarsi alla nuova cultura e così anche al modo di pensare. E il modo di pensare equivale alla lingua che si parla. E’ quindi inevitabile trasformare la lingua madre, mescolandola con termini della lingua acquisita. Un “Ciao, ti chiamo dopo!” tradotto in francese: “Ciao, je vais t’appeler plus tard” può diventare “Ciao ti appello dopo”.
Già! Quando il vostro cervello è sintonizzato su “lingua francese”, ventitré ore su ventiquattro, sarà più facile, anche quando si parla nella madre lingua, usare termini francofoni. “Scusa Carla puoi balaiare un po’ la cucina oggi, per favore?”, “Excuse-moi Carla est-ce que tu peux balayer un petit peu la cuisine aujourd’hui, s’il te plaît?”, “Scusa Carla puoi spazzare un po’ la cucina oggi, per favore?”.

Ha dell’incredibile come il nostro cervello elabori gli eventi che ci circondano, come si adatti e come ci permetta di fare cose che noi crederemmo impossibili. Questo ci insegna come la lingua non sia mai statica, ma sempre in movimento; la lingua cambia, effettua variazioni continue e si evolve costantemente. Quello della lingua è uno studio che non finirà mai; la sua evoluzione che va di pari passo con la mente umana non può che stupire, oggi come ieri. Perciò l’immergersi in una nuova cultura non può far altro che aprire la nostra mente, mettendo in discussione tutto il nostro sapere originale, capovolgendo ogni uso e costume e dando inizio ad una nuova trasformazione linguistica. Oggi, è molta la gente che si avventura in questo tipo di esperienza, e non nascondo di essere curiosa nel vedere che aspetto avranno le lingue in un domani.

Autore dell’articolo:
Claudia Nicolai
Traduttrice EN-FR>IT
Terni

Aggiornamento lingua e ruolo del traduttore

 Categoria: Traduttori freelance

Il traduttore ha un ruolo nell’aggiornamento della lingua? Tradizionalmente il traduttore è l’operaio silenzioso e industrioso nel retroscena, che traduce ed interpreta un testo, tuttavia la plasticità di lingue come l’inglese, reso tale da una globalizzazione sempre più veloce, spinge il traduttore a fare scelte e interventi sempre maggiori.
Sia per le traduzioni tecniche che per quelle letterarie, l’utilizzo del linguaggio ai giorni nostri richiede sempre di più una lingua chiara, funzionale e sintetica che serva ad una comunicazione multimediale e diretta.

Due esempi: il primo è che il linguaggio finanziario negli ultimi anni si è evoluto per descrivere prodotti finanziari nuovi (tutta la banda dei derivati finanziari: swaps, CDS, CDOs ecc.), così come i parametri che fino a poco tempo fa erano riservati alle sale di mercato delle banche (vedi lo spread). Qui il traduttore ha avuto il compito arduo in tempi recenti di assicurare una traduzione tecnica e scorrevole. La finanza ormai parla una lingua ibrida di inglese e altro, ricca di sigle, acronimi e termini matematici che mettono in difficoltà anche gli insiders.
Il secondo è la scelta coraggiosa di alcuni traduttori di aggiornare il linguaggio dei grandi classici con idiomi correnti (vedi Richard Freeman “Fathers and Sons” di Turgenev). D’altra parte, come si aggiornano i costumi e le scenografie delle opere liriche e teatrali per dare un sapore moderno al messaggio dell’autore, così si possono aggiornare gli idiomi per conservare l’impatto che il messaggio ebbe all’epoca, liberandolo dagli ingombri linguistici di altri tempi.

Le traduzioni si prestano a critiche e a discussioni e le scelte di altri traduttori possono essere talvolta discutibili, tuttavia credo sia molto importante tradurre dando uno spazio maggiore a quelli che sono i nuovi usi della lingua che partono da un consenso comune, anche se più o meno ufficiale, più che da iniziative personali.
La sensibilità del traduttore deve sempre essere sempre sintonizzata sul bilancio di perdita e di guadagno di una traduzione al fine di ricreare il messaggio originale. Nel tradurre dall’inglese verso lingue come l’italiano e il francese si sacrifica sempre una qualità essenziale dell’inglese che è la sinteticità.
Il traduttore si trova di fronte ad una miriade di scelte, non sempre facili, nel tradurre una lingua in cui le influenze dello slang sono particolarmente accentuate, inoltre, deve addentrarsi nel campo minato dei modi di dire inglesi “importati”, entrati nel parlare comune all’estero, che sono intraducibili, parole tecniche usate quasi esclusivamente in inglese, ed anche errori di traduzione introdotti e perpetrati dai media che restano nel linguaggio comune con accezioni non totalmente corrette.

Una traduzione non è mai perfetta. Anche i traduttori più esperti si trovano a fare scelte di compromesso o che equivalgono al male minore e inoltre, la percezione della lingua può cambiare molto da lettore a lettore.
Il ruolo del traduttore deve essere quello di barometro del presente sull’uso della lingua, attenendosi a regole non scritte che cambiano di continuo, anche in tempi brevi, per ridare una comunicatività nel suo lavoro che sia al passo con i tempi.
Una mission impossible della comunicazione ma che guidata da intuizione e lavoro svolto con dedizione, gli ricava una nicchia nell’aggiornamento della lingua da artigiano esperto, attento alle novità e ai cambiamenti della società.

Autore dell’articolo:
Katia Palma
Traduttrice EN-FR<>IT
Toulouse (Francia)

Traduzione affidata a persone non qualificate

 Categoria: Problematiche della traduzione

Nella mia carriera giornalistica nel campo dei motori e dell’auto ho più volte dovuto scontrarmi (pun intended!) con traduttori che erano sì padroni della lingua, e nella fattispecie l’inglese-americano, ma assolutamente all’oscuro dei temi tecnici.
Certo, l’utilizzo di un buon dizionario di inglese tecnico li avrebbe aiutati, ma, grosso limite, queste persone non ne erano dotate o cadevano nell’errore dell’autoreferenzialità. Non vorrei cadere in una “gender issue“, è capitato che queste traduzioni fossero eseguite da gentili signore, che evidentemente di motori proprio non ne volevano sapere, e appunto torniamo al discorso della esagerata “self confidence“.

Un primo esempio divertente: avevo una collaborazione con una rivista mitica e assolutamente innovativa, AutoCapital, al cui creatore e primo direttore, Luca Grandori, va il mio saluto a quasi due anni dalla scomparsa. Poco prima del mio ingresso in redazione la rivista acquista un articolo da un periodico statunitense, la prova comparativa fra la Ferrari GTO e la Pontiac GTO. Doverosa premessa: GTO significa Gran Turismo Omologato e si riferisce alla qualifica per poter accedere ad una specifica “classe” nelle competizioni automobilistiche. La Ferrari in questione è una vettura quasi artigianale, con un raffinato e “difficile” motore di 3000 cc, dotato di due alberi a camme per bancata, a V, 12 cilindri. Vettura prodotta in un numero ridottissimo di esemplari.
La Pontiac GTO invece deriva dalla grande serie e monta invece un motore a 8 cilindri a V, di c/a 6,4 lt., dotato di 3 carburatori doppio corpo, ma, e qui siamo al “topic“, in inglese il corpo del carburatore si traduce in “barrell” e la gaffe della traduttrice fu proprio nel cadere nell’errore del “false friend“, e così tradusse: “Motore 8 cilindri a V, tre carburatori a doppio barile”.
Immaginate le lettere indignate giunte in redazione, inclusa la mia, che mi garantì un appuntamento col capo-redattore e l’ingresso nel mondo dell’editoria motoristica.

Un altro effetto della scarsa attitudine a comprendere che il proprio mondo culturale non è l’unico che esista, trae esempio dalla nozione dell’esistenza delle unità di misura anglosassoni, pollici, piedi, miglia etc.
Quante volte mi è capitato, al cinema, di sentire orrende castronerie nelle traduzioni e relativi doppiaggi: sempre in tema di motori, in un film di qualche anno fa una certa vettura veniva decantata come ”dotata di un motore da 300 hp e 350 centimetri cubi”!
Oddio, neanche con due turbo ce la farebbe! L’arcano è subito svelato: negli USA le cilindrate dei motori sono espresse in pollici cubi, ma il traduttore, non capendo e peccando come già detto di autoreferenzialità e di nessuna umiltà, a sentire “cubic inches” ha pensato l’errore fosse nella pellicola e ha tradotto “centimetri cubi” mentre 350 “inches” son ben 5700 centimetri cubi, ben spiegando l’elevata potenza.

Questo dimostra la necessità dell’approfondimento previo, la presenza nel traduttore delle tare dovute alla propria cultura d’origine e, spesso, la mancanza dello strumento adatto, cioè un dizionario appropriato al compito.

Autore dell’articolo:
Luca Di Grazia
Giornalista/media analyst
Milano

Traduzione: la verità delle parole

 Categoria: Traduttori freelance

Parole. Le persone le pronunciano con una tale semplicità che quasi sembrano innate.
La verità delle parole credo sia insita nell’essere umano, dato che sono una sua espressione.
Ma soffermandoci ad analizzare l’idea che ci evocano quando le sentiamo, potremmo trovarci di fronte a diverse alternative e, soprattutto, a diverse sensazioni. Ad esempio, in inglese troviamo due parole che indicano lo stesso (o quasi) concetto: “Home” ed “House”. Il dizionario Oxford così le giustifica:

- Home: the place where one lives permanently, especially as a member of a family or household.
- House: a building for human habitation, especially one that consists of a ground floor and one or
more upper storeys.

Dalle due definizioni notiamo subito come l’intenzione delle due sia radicalmente differente: se una fa riferimento all’aspetto più umano dell’abitazione, ossia alla famiglia e ai suoi componenti, l’altra si riferisce unicamente all’edificio.
Il significato di “home” in italiano viene a perdere la connotazione “umana”: “Costruzione a uno o più piani adibita ad abitazione per uno o più nuclei familiari”, mentre in inglese “home” si riferisce ad un posto, ad un luogo che la famiglia si gode per trascorrere il tempo, in italiano “casa” viene ad assumere subito il significato di “costruzione”. Ed ecco che “casa” si avvicina, infatti, ad “house”.

In portoghese ci si imbatte invece in “Edifício destinado à habitação; vivenda. (Sin.: morada, domicílio, habitação, residência.) / Conjunto das coisas que se relacionam com a vida doméstica”. Anche qui si perde l’aspetto umano ma non in maniera così forte come in italiano: edificio destinato all’abitazione. Permane il concetto di “costruzione” come in italiano ma si osserva la presenza di una “attività” che si identifica con l’abitare un luogo. A mio avviso, l’uso di “adibito” nella definizione italiana non fa riferimento all’attività umana compiuta dagli abitanti nell’atto dello svolgimento della vita domestica. Si riferisce, in effetti, al tipo di edificio che viene costruito ossia ad un edificio tipo che si configura come “luogo dove gli esseri umani possono trovare accoglimento”. Motivo per cui, si è spinti a pensare che la costruzione dell’edificio avvenga prima che l’edificio stesso possa essere “adibito”, per usare lo stesso termine della definizione, a “casa”. In portoghese, d’altro canto, l’aspetto umano, sempre a mio avviso, viene sottolineato dall’uso della parola “destinado”: non si fa riferimento al tipo di edificio in sé, piuttosto allo scopo della costruzione, ossia con l’idea di costruire un edificio che abbia lo scopo di accogliere esseri umani. In altre parole, in italiano, la concezione dell’edificio in quanto “casa” non precede la costruzione della stessa mentre in portoghese sì. L’attività svolta all’interno della casa viene poi specificata, infatti, alla seconda accezione del termine: “Insieme delle cose relazionate alla vita domestica”.

In spagnolo, il celeberrimo dizionario della Real Academia sottopone al lettore una chiara ed esauriente suddivisione:

- Edificio para habitar.
- Edificio de una o pocas plantas destinado a vivienda unifamiliar, en oposición a piso.
- piso (vivienda).
- Edificio, mobiliario, régimen de vida, etc., de alguien.
- familia (grupo de personas que viven juntas).

Ritengo che l’approccio della definizione spagnola sia quello più corretto ai fini della traduzione. Potremmo infatti trovarci di fronte ad un caso in cui la parola “casa” necessiti di essere tradotta con “famiglia”. Avendo la certezza che, in spagnolo, esiste anche questa accezione, il traduttore è giustificato. Altrimenti, si deve ricorrere all’istinto, che io ritengo essere una dote fondamentale per l’interpretazione dei testi. Il supporto chiaro e deciso (nella fattispecie, mi sento di prendere ad esempio il dizionario della Real Academia) di un dizionario ci offre quella certezza sulla base della quale consegniamo il nostro testo tradotto con più tranquillità.

Molto spesso gli studenti sono portati ad un eccessivo ragionamento sulle parole ed io stesso mi includo in questa categoria. Tuttavia, credo che questo “eccessivo” ragionamento sia necessario per abituare la mente a valutare le diverse alternative che la lingua ci propone. Si ricordi sempre che le parole sono l’espressione dell’essere umano. Le parole vengono mischiate, ordinate, combinate per ottenere delle strutture, regolate dalle grammatiche (considerate, a volte, come il pilastro di una lingua ma che, in effetti, ne rappresentano unicamente una regolamentazione); si tenga presente, però, la loro origine: l’espressione di ciò che l’essere umano sente o vuole indicare. E’ per questo che il traduttore non potrà e non dovrà mai essere una macchina.

Autore dell’articolo:
Jacopo Mosconi
TraduttoreEN-ES-PT>IT

Come apprendere una lingua straniera (3)

 Categoria: Le lingue

Se in classe, mentre l’insegnante spiega, una parte degli alunni lo segue con attenzione, l’altra parte si distrae, altri ancora non seguono proprio, che cosa fare? Ci sono vari modi per aumentare l’interesse all’attività in aula. Si può fare una nota, chiedere agli studenti distratti di ripetere quello che è stato precedentemente detto o fare degli esempi, organizzare una spiegazione reciproca tra gli studenti, e cercare di coinvolgere tutti con degli esempi spiccati, raccontare una storia bizzarra, cambiare la tonalità della spiegazione, del tema, della forma della spiegazione, utilizzare delle pause musicali, la visualità.

INTERESSE

Si crea quando uno studente è attivo, quando gli è posto un problema da risolvere, quando il suo lavoro è diversificato, quando c’è cambiamento dei ritmi durante la lezione, dei tipi dei compiti, quando il materiale è pensato per diverse tipologie di abilità (c’è la libertà di scelta del materiale), quando la difficoltà per gli studenti è abbordabile (non è facile, ma nemmeno tanto difficile) e si percepisce l’utilità del materiale (lo scetticismo uccide l’interesse: a che cosa ci serve?), quando lo studente vede il traguardo, la sua fatica è riconosciuta, e studiare diventa piacevole e divertente .

COME AUMENTARE L’INTERESSE IN UNA LINGUA STUDIATA

Lo studio della lingua straniera diventa più efficace se si riesce a convincere gli studenti che la lingua che studiano servirà loro per la professione futura, per usarla nei viaggi ecc. Per questo si svolgono colloqui durante i quali si discute in che modo la lingua può essere un mezzo per soddisfare interessi riguardanti lo studio e quelli estranei allo studio, quale ruolo può avere nella futura professione, e si svolgono lezioni che mostrano lati interessanti della lingua di studio.

L’interesse degli studenti si abbassa bruscamente se il materiale è troppo difficile. Il professore deve preoccuparsi della fruibilità del materiale.

FRUIBILITA’ DEL MATERIALE

Il materiale presentato è valutato in maniera soggettiva: le stesse unità possono dimostrarsi semplici, comprensibili per una parte degli studenti e abbastanza complicati e difficili, non comprensibili per l’altra parte. Quali fattori soggettivi incidono sull’aumento o abbassamento della soglia di fruibilità dei testi, delle regole e delle unità discorsive?
Prima di tutto bisogna considerare il livello di preparazione degli studenti a percepire le spiegazioni dell’insegnante. Un notevole ostacolo nell’apprendimento del materiale nuovo sono le lacune delle conoscenze pregresse. Per esempio, uno studente che è mancato alla lezione dove è stato spiegato il futuro del verbo perfettivo, penserà che nelle preposizioni Я прочитаю. Я напишу si usa la forma del presente.

Una tattica sbagliata nel proporre un nuovo materiale disturba la comprensione delle spiegazioni. Gli studenti con un tipo di ragionamento logico-razionale avranno difficoltà a percepire materiale lessico-grammaticale o comunicativo proposto senza una spiegazione dettagliata, senza corrispondenza con il materiale precedente, senza gli esempi che dimostrano le condizioni nelle quali si svolgono le azioni discorsive.

La forma orale della presentazione del materiale richiederà maggiori sforzi per la comprensione da parte di una persona abituata a ricevere le informazioni attraverso il canale visivo.

La sensazione di sconforto, la stanchezza, la monotonia delle forme di attività didattica, possono rendere un materiale semplice non fruibile per la comprensione. Ecco perché bisogna considerare la presenza di diversi tipi di studenti e utilizzare varie strategie e tattiche.

Cosa occorre affinché gli studenti possano apprendere una lingua straniera con successo?

È indispensabile elaborare l’abilità automatica del discorso. Lo si può ottenere solo in seguito ad una ripetizione multipla. Gli psicologi hanno scoperto che per memorizzare una parola fino all’automatismo occorre sentirla e usarla in media 12-24 volte (e questo per le capacità cognitive medie).

Lo studio efficace è, prima di tutto, un sistema, cioè un insieme di elementi che lavorano insieme e inoltre tengono conto delle facoltà della memoria umana e della psicologia. Ma il principale elemento del successo è il coinvolgimento emozionale dello studente: figuratività, straordinarietà, humour, connessione tematica, diversità di tattiche, informazioni interessanti, e non di meno, il coinvolgimento degli studenti nelle attività. Tutto questo aumenta l’interesse degli studenti.

Autore dell’articolo:
Elena Polevik
Traduttrice IT-EN>RU
Reggio Calabria

Come apprendere una lingua straniera (2)

 Categoria: Le lingue

La classificazione (raggruppamento) come tattica di memorizzazione è usata dagli studenti quando occorre organizzare informazioni di diverso genere nei gruppi omogenei. Per esempio, le unità lessicali si dividono per generi, per gruppi semantici (parole che definiscono le parti del corpo, il vestiario ecc.). Nei manuali didattici per sviluppare questo tipo di memoria vengono proposti i seguenti compiti; “Trovate delle coppie di sinonimi, contrari”, “collegate le parole della colonna a destra a quelli di sinistra”, “classificate le parole in tre gruppi; a) città, b) appartamento; c) università”. Sono esercizi alquanto noiosi, di routine, per apprendere una lingua straniera,  ma anche qui un bravo insegnante può trovare una strategia per rendere il compito più divertente, magari introducendo un momento di competizione.

La memoria associativa è la capacità di trovare la connessione tra gli oggetti di diversa natura. Per esempio, per memorizzare le lunghe file di numeri, le persone che dimostrano un gran volume di memoria, associano ogni numero a un’immagine. La memoria associativa si usa nel metodo silenzioso, dove ad ognuno dei bastoncini colorati vengono associate le parole, le parti di parole e parti del discorso. I disegni e i simboli aiutano a memorizzare meglio le poesie, i testi, le parole, i fenomeni grammaticali.

Esistono anche altri tipi di memoria: visiva, uditiva e motoria. Come fare a sviluppare negli studenti le capacità mnemoniche per imparare una lingua straniera? È possibile manipolare la memoria nelle sue forme di acquisizione e apprendimento?

Nell’insegnamento della lingua russa si usano molti compiti indirizzati all’apprendimento: memorizzazione delle nuove parole, regole, locuzioni, e perciò contemporaneamente vengono proposti diversi tipi di training per la memoria. Per esempio, viene dato un certo numero di parole, lo studente viene invitato ad osservarle attentamente, dopo di che deve chiudere gli occhi e cercare di vederle sullo schermo della sua vista interna. L’operazione viene ripetuta più volte e la quantità delle parole memorizzate aumenta.

Per memorizzare un testo, bisogna leggerlo e poi cercare di ricordare, in tal modo si alternano percezione e memorizzazione, inoltre il testo deve essere letto e ricordato per intero e non diviso in parti. Se lo studente ha dimenticato una parte del testo, lui deve cercare di ricostruirlo con uno sforzo di volontà senza sbirciare nel libro. Volendo usare il metodo logico di memorizzazione il testo si divide in parti semantiche, le parole si dividono in gruppi secondo il campo semantico di appartenenza (colore, forma, significato astratto ecc.), si dispongono riferimenti verbali, schematici e illustrativi. Una tecnica simile – mnemonica – la usava Cicerone quando preparava i suoi famosi discorsi: preparando il discorso lui mentalmente disponeva le sue parti per tutta la casa, poi, facilmente ricostruiva l’intero testo semplicemente ripassando per le stanze del palazzo.

E noi quali tecniche di memorizzazione usiamo? Come possiamo organizzare il processo di memorizzazione in aula? Come indirizzare l’attenzione degli studenti al contenuto dell’attività didattica e non a una memorizzazione di un lato formale? Per questo vengono applicate le forme delle attività collettive, varie competizioni, giochi, nei quali non è tanto importante l’esattezza della riproduzione delle unità del discorso ma il risultato dell’attività, la velocità con la quale si raggiunge lo scopo. Per esempio si possono eseguire skills del tipo: riprodurre le repliche del dialogo con una velocità di eloquio diversa, con diversa emotività, preparare al più presto delle domande al gruppo avversario per verificare la comprensione del testo, della lezione, delle spiegazioni.

ATTENZIONE E INTERESSE

Uno studente attento memorizza meglio. Ma alcuni studenti hanno un livello di attenzione diverso, e anche la stessa persona, in momenti diversi, ha alternanze dell’attenzione.

Un appello “Attenzione!” è di poco aiuto. L’attenzione varia secondo l’età, lo stato psico-fisico, il tempo, la luminosità, la vicinanza o lontananza dell’insegnante e della lavagna. L’attenzione si perde a causa della monotonia della lezione. Cosa bisogna fare allora per mantenere giusto il suo livello? Interesse, attività, emozioni, in particolare quelli positivi: piacere e gioia.

La terza e ultima parte dell’articolo sarà pubblicata domani.

Autore dell’articolo:
Elena Polevik
Traduttrice IT-EN>RU
Reggio Calabria

Come apprendere una lingua straniera

 Categoria: Le lingue

MOTIVAZIONE

E’ difficile, se non impossibile, insegnare una lingua straniera in modo efficace se l’insegnante non ha idea in che modo i discenti apprendono la lingua straniera, quali particolarità intellettuali ed emotive si presentano in questo processo. Il famoso pedagogo russo K. Ushinskij scriveva: “Studiate le leggi di quelle manifestazioni psichiche che volete manipolare e agite in concordanza con quelle leggi, quelle circostanze con le quali le volete applicare”.

Allora quali fattori psico-emotivi bisogna considerare durante l’insegnamento di una lingua straniera? Di solito si prendono in considerazione i seguenti fattori personali dell’efficacia del processo didattico.

1) I motivi dell’apprendimento della lingua.

2) Necessità comunicative.

3) Le strategie dell’apprendimento della lingua.

4) Le strategie dell’uso della lingua per scopi comunicativi.

5) I motivi dell’apprendimento della lingua sono le fonti principali dell’energia nel processo dello studio di una lingua straniera. Se i discenti provano l’interesse durante la lezione, la loro memoria funziona meglio, loro sono più attenti, il loro profitto scolastico aumenta, loro si coinvolgono più facilmente nel processo dello studio. “La noia – diceva un famoso pedagogo russo – è anche un’emozione, ma essa non potenzia l’attività cerebrale, ma la sopprime”.

Per un insegnante di lingua straniera è molto importante capire la motivazione che muove i suoi studenti a scegliere questa e non un’altra lingua, e stimolare l’interesse per le sfere linguistiche scelte dallo studente.

MEMORIA

I metodisti hanno un aforisma: “Non ci sono allievi cattivi ma c’è un metodo non adatto a loro”. Il compito della didattica odierna consiste non solamente nel fornire le conoscenze, ma nell’insegnare ad imparare. Per questo bisogna sapere bene quali abilità possiede ogni singolo studente e con il supporto di queste abilità sviluppare quelle che sono più deboli. Quali sono queste abilità?

Prima di tutto la memoria. Il suo ruolo nello studio delle lingue straniere è enorme. Bisogna memorizzare le parole, le forme. Alla memorizzazione possono aiutare le associazioni, i commenti, la melodia, il ritmo, la cinesica, e anche le emozioni, il coinvolgimento dello studente nell’attività. Per memorizzare bisogna ripetere molte volte il testo, le parole, ma nello stesso tempo lo studente non deve perdere l’interesse per quello che sta studiando, non deve comparire la stanchezza. Alla memorizzazione sono di aiuto la rima, il supporto dei sinonimi e contrari, metodo intuitivo, generalizzazioni ecc..

APPRENDIMENTO E ACQUISIZIONE

Gli psicologi e metodisti distinguono due tipi di memorizzazione: “apprendimento” e “acquisizione”, ovvero, “consapevole” e “automatico”, che dipendono dal fatto di quanto si è coscienti dei processi di acquisizione delle conoscenze. La memoria spontanea entra nel gioco quando si applicano gli sforzi in modo cosciente, per esempio per imparare parole nuove, le collocazioni e locuzioni ecc.. La memoria riflessiva funziona in modo impercettibile per l’uomo: il processo di memorizzazione avviene in un certo senso senza la sua volontà. Per esempio, durante il processo di studio in una lingua straniera avviene spesso che vengano fissate le regole sociali del comportamento discorsivo, si memorizzano nuove parole ecc. Uno studente può inconsapevolmente aumentare in modo notevole il proprio bagaglio lessicale e grammaticale semplicemente leggendo la letteratura in grande quantità e senza il dizionario. È oramai noto, che la suggestopedia per mezzo della musica e delle tecniche speciali scollega i meccanismi della memorizzazione spontanea allargando contemporaneamente la memoria irriflessiva.

LA MEMORIZZAZIONE LOGICA E ASSOCIATIVA

In relazione al modo in cui viene memorizzato tutto ciò che è nuovo, di quali emozioni si provano, si distinguono i seguenti tipi di memoria: logica e associativa, figurativa ed emozionale.

La memorizzazione logica avviene per mezzo di azioni intellettuali come induzione, deduzione, sistemazione, spostamento.

Induzione è un processo mentale e la memorizzazione dal dettaglio al globale, dall’esempio alla regola, sia si tratti di una regola grammaticale sia di una regola di comportamento discorsivo.

Deduzione è il movimento verso la sapienza dal globale al particolare, ai dettagli, dalla regola agli esempi, all’uso delle regole nella pratica discorsiva. Se nel processo didattico prevalgono le emozioni positive, allora il volume di quello che è memorizzato aumenta grazie alla memoria associativa, emozionale.

La seconda parte di questo interessante articolo su come apprendere una lingua straniera sarà pubblicata domani.

Autore dell’articolo:
Elena Polevik
Traduttrice IT-EN>RU
Reggio Calabria

Traduzione audiovisiva, si ottiene recitando

 Categoria: Servizi di traduzione

Molto spesso accade che il pubblico, che si siede comodamente in poltrona a vedere un film in lingua straniera, non conosce veramente il lavoro che ha portato alla sua realizzazione. Infatti, ogni prodotto cinematografico proveniente dall’estero prima di essere trasmesso in televisione o al cinema ad un auditorio italiano subisce una serie di operazioni linguistiche, la prima delle quali è la traduzione che nel linguaggio tecnico viene definita traduzione audiovisiva. Ed è proprio sul termine audiovisivo che dobbiamo concentrarci per comprendere al meglio in che cosa consiste.

In un copione cinematografico non bisogna fare i conti soltanto con il testo scritto in sé come accade di solito ad un traduttore, ma anche con tutta una serie di suoni e immagini perché in questa tipologia di traduzione il testo scritto è strettamente legato ai suddetti elementi.
La difficoltà primaria dunque risiede proprio nel fatto di mettere da parte per un attimo le parole, quasi dimenticandosi del testo realizzato dallo sceneggiatore, per lasciare spazio alla creazione da parte del traduttore di frasi semplici che, seppur in alcuni casi richiedano l’utilizzo di una terminologia complessa, possano risultare comprensibili ad un pubblico medio.

La fase successiva alla traduzione è l’adattamento, un procedimento grazie al quale, come dice la parola stessa, il testo tradotto viene preparato per essere poi recitato dall’attore-doppiatore.
La fase espositiva da parte dell’attore è l’ultima passo ma è strettamente legata alla fase traduttiva. Infatti, per fare in modo che il doppiatore, al leggio, trovi davanti a sé un lavoro ben fatto, il testo che riceverà dall’adattatore dovrà essere lineare risultando il più possibile scorrevole al suo orecchio di professionista. Trovandoci spesso nelle sale di doppiaggio riusciamo a renderci conto ancora meglio di quanto questa operazione sia fondamentale perché il doppiatore stesso, a sua volta, dovrà in un certo senso ri-tradurre quel testo, cercando di trasmettere alle parole semplici del traduttore la stessa emotività dell’originale.

Nei doppiaggi italiani questa cosa accade quasi sempre, in quanto disponiamo di doppiatori davvero ben preparati. Ma non mancano le eccezioni. Anche se è difficile da credere, per quanto il testo di arrivo sia fedele all’originale in realtà sarà sempre un falso, come diceva il maestro Oreste Lionello, attore e doppiatore di successo. Come è ovvio, la sua non voleva essere un’offesa al prodotto italiano, bensì una presa di coscienza del fatto che tradurre un testo emotivamente, per renderlo il più possibile simile all’originale, è un’operazione molto complessa che comporta quindi l’utilizzo di ogni tipo di tecnica di cui un doppiatore è in possesso. E nonostante la sua esperienza non riuscirà comunque a riprodurre qualcosa che sia identico all’originale perché il suo prodotto sarà sempre qualcosa di nuovo e così deve essere.

Un doppiatore davanti ad un leggio si trova a dover fare i conti con molti aspetti linguistici. Il più interessante dal punto di vista traduttologico è quello di trovare una corrispondenza perfetta tra il sync labiale dell’attore originale ed il suo, nonostante la struttura morfo-sintattica delle lingue utilizzate sia diversa, così da non rischiare di rovinare la battuta perché si è troppo in ritardo o troppo in anticipo. In questo caso il doppiatore, per cercare di essere il più preciso possibile nel suo lavoro, spesso sceglie di eliminare alcuni termini inutili in alcuni punti ai fini della perfetta comprensione da parte del pubblico, restituendo la connotazione semantica persa precedentemente nei passaggi successivi del film o telefilm.

Questo è soltanto uno degli esempi di tecniche utilizzate dai doppiatori, ma ai fini traduttivi entrare virtualmente in una sala di doppiaggio ci è stato molto utile per far comprendere ai lettori la differenza che intercorre tra una traduzione normale ed una traduzione audiovisiva. Tradurre un film o un telefilm, infatti, non significa riprodurre letteralmente (come si direbbe nel linguaggio tecnico) un testo ma quasi recitarlo, andando perciò oltre il semplice testo scritto per riempirlo di emozioni e per renderlo il più chiaro possibile anche a discapito delle parole originali. Perché l’unico giudice finale di questo prodotto è esattamente lo stesso di un’opera teatrale o di un film: il pubblico.

Autore dell’articolo:
Valentina Giudici
Traduttrice EN-FR-ES>IT (con specializzazione in traduzione audiovisiva)
Roma

Come si impara veramente una lingua?

 Categoria: Le lingue

Il primo anno sul banco di scuola a contatto con una lingua, che non è la madrelingua, sconforta tante persone. La domanda che ci si pone è: “Perché non riesco ad imparare questa lingua?”. Spesso cerchiamo le colpe all’esterno oppure pensiamo a delle incapacità personali: “la maestra non è brava ad insegnare”, “mi mancano i mezzi appropriati per studiare la lingua straniera”, “non sono portato per le lingue”; sono le frasi più frequenti.

Sono tutte ragioni, che possono senz’altro creare delle difficoltà nell’apprendimento di una lingua straniera, ma c’è un fattore molto importante che a volte viene considerato troppo poco: “Bisogna trovare la motivazione giusta per imparare una lingua straniera!”.
Trovare la motivazione giusta per imparare una lingua, può sembrare a volte impossibile e poi, ad un tratto, arriva da sola e ci ritroviamo ad imparare una lingua che non abbiamo mai preso nemmeno in considerazione più di tanto. Ce n’è un’infinità di motivazioni e per ognuno sarà differente.

Il fascino per un paese straniero, con culture diverse e la voglia di comunicare nella stessa lingua, ci permetterà di apprendere con più facilità la lingua straniera e di capire di conseguenza meglio la mentalità e la cultura dell’altro paese. Viaggiare aiuta molto nell’apprendimento delle lingue straniere. Aprire ed abituare le orecchie a suoni nuovi attraverso incontri casuali nelle strade non turistiche di una Parigi romantica, di una Berlino affascinante o di una Tokyo futuristica, può rendere l’apprendimento di una lingua un’avventura molto piacevole.

A volte la motivazione per imparare una lingua è spinta da una necessità, che può essere un lavoro. Ormai, non esiste quasi più un lavoro dove non sia necessario poter comunicare anche in altre lingue (c’è da dire, che l’Inglese ormai non è più considerata una lingua straniera, ma fa parte della preparazione elementare). Chi vuole rimanere sempre al passo con il futuro, si deve adattare. Bisogna essere in grado di poter comunicare con il mondo intero.

Forse la motivazione che ci spinge di più a immergersi fino in fondo in una lingua straniera è l’amore. Voler comunicare alla persona amata pensieri e sentimenti propri e voler capire nello stesso modo l’altra persona, necessita di uno strumento ancora più appropriato del linguaggio del corpo, che senz’altro è un mezzo di comunicazione fondamentale: le parole! Ciò non vuol dire, sapere tradurre semplicemente alla lettera, ma conoscere e capire l’umorismo, la mentalità e gli usi e costumi dell’altra cultura.

Nel mondo di oggi ci sono sempre più coppie miste, persone che vanno a vivere all’estero, bambini che crescono bilingue, rapporti di amicizia o di lavoro che nascono a migliaia di chilometri di distanza. Quindi imparare una nuova lingua non dovrebbe essere più vissuto come barriera spaventosa ma come una sfida per affrontare il mondo moderno.

Autore dell’articolo:
Isis Matysiak
Traduttrice freelance DE<>IT, EN>IT
Sovicille (SI)

L’arabo è difficile?

 Categoria: Le lingue

Parlato da circa 300 milioni di individui, l’arabo è la lingua ufficiale di alcuni paesi del Nord Africa (Algeria, Egitto, Gibuti, Libia, Marocco, Mauritania, Sudan, Tunisia) e dell’area mediorientale (Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Iraq, Kuwait, Libano, Giordania, Oman, Qatar, Palestina, Siria, Yemen), oltre a essere la lingua liturgica dell’Islam e una delle lingue ufficiali dell’ONU.

Sono sempre più numerosi coloro che si avvicinano allo studio dell’arabo, spinti innanzitutto dalla curiosità verso una lingua e una cultura affascinante e geograficamente non troppo lontana. Ma perché nell’immaginario comune occidentale l’arabo è la lingua difficile per antonomasia? La presunta difficoltà intrinseca dell’arabo è, in parte, un mito da sfatare, in quanto oggettivamente nessuna lingua è “facile” o “difficile”; direi invece che, più precisamente, esistono fattori linguistici ed extralinguistici (come la vicinanza tipologica- linguistica, culturale e/o geografica alla propria lingua madre) che facilitano il percorso di apprendimento di una seconda lingua. Per esempio,le lingue romanze, come il francese e lo spagnolo, sono linguisticamente affini all’italiano, e, pertanto, più facilmente apprendibili e viceversa.

Probabilmente la difficoltà iniziale nell’approcciarsi alla lingua araba sta nell’apprendimento del suo alfabeto. Secondo la mia esperienza personale, l’acquisizione delle competenze di lettura e scrittura non presentano particolari difficoltà ma possono essere raggiunte, con un buon esercizio giornaliero, in un tempo relativamente breve. In realtà, è doveroso sottolineare che qualsiasi lingua presenta aspetti complessi cui il parlante deve far fronte e, per quanto riguarda l’arabo, una delle problematiche consiste nella pronunzia dei fonemi, molto lontani dal sistema linguistico dell’italiano. Ho impiegato anni ad imparare ad eseguire una giusta aspirazione del fonema Ḥ (ﺡ), mentre, sin da subito, non ho avuto particolari problemi a riprodurre un suono, come quello della lettera `ayn (ﻉ), che a molti risulta abbastanza astruso.

Il fenomeno della diglossia in lingua araba, ovvero della compresenza di una lingua araba standard e di una lingua dialettale, parlata quotidianamente e che varia da paese in paese, potrebbe suscitare confusione nell’apprendente che si chiede “quale arabo” sia meglio imparare.
La fruizione della lingua araba, invece, passa per canali poco conosciuti e numericamente inferiori. Ciò significa che se voglio, per esempio, visionare un film o leggere un libro in arabo, le mie risorse saranno piuttosto scarse ma non inesistenti: il web, infatti, si rivela il miglior veicolo di comunicazione e condivisione di risorse in arabo.
Detto ciò, quello che consiglierei a chi desidera imparare l’arabo non sarebbe sostanzialmente diverso da un consiglio a chi volesse imparare l’inglese, il francese o il cinese; raccomanderei magari un diverso impiego di energie e un maggiore impegno che scaturiscono soltanto da motivazione, costanza e passione.

Autore dell’articolo:
Francesca De Luca
Laureata in Lingue e culture moderne
Specializzata in lingua araba
Aspirante Traduttrice EN-AR>IT
Palermo

Introduzione alla lingua serba

 Categoria: Le lingue

La lingua serba appartiene alla famiglia delle lingue slovene, assieme al russo, ceco, ucraino, polacco, macedone, come pure bosniaco, montenegrino e croato con le quali è talmente simile che i parlanti si possono perfettamente capire.
All’estero, gli stranieri collegano spesso i serbi e la lingua serba con la Russia e la loro lingua, e sono solite le domande: “Siete vicini alla Russia?”. Oppure: “Serbia? Intendi Siberia?”.
Anche se l’opinione è che pochissime persone parlino serbo, ciò non è vero. Ben 12 milioni di persone usano la lingua serba, sia in Serbia come madrelingua, sia all’estero come madrelingua o seconda lingua. Questa è la conseguenza delle tante guerre avvenute in Serbia, cioè ex Jugoslavia, durante le quali tante persone sono scappate dal loro paese per cercare pace e ricominciare la vita da capo. Il numero degli immigrati serbi è aumentato assai anche a causa di una difficilissima situazione economica che perdura tuttora e delle poche opportunità di lavoro per i giovani, ma anche per la grande curiosità di conoscere paesi stranieri, che era stata soffocata fino a qualche anno fa, quando finalmente la Serbia è entrata nella lista Schengen e i cittadini hanno avuto l’opportunità di viaggiare senza dover ottenere il visto.

La lingua serba è particolare per vari motivi. Quello principale è l’uso di due alfabeti: cirillico e latino.
Il cirillico è il primo alfabeto serbo, ha 30 lettere che assomigliano alle lettere russe, bulgare, macedoni… L’alfabeto cirillico è stato usato dall’undicesimo secolo fino alla metà del Novecento ed era l’unico alfabeto serbo. Poi, sempre a causa di guerre, sanzioni e occupazioni, in alcune parti della Serbia l’uso dell’alfabeto cirillico è stato vietato e per forza si doveva usare il latino. Così, piano piano, nel serbo è entrato l’alfabeto latino, e per i serbi è diventato usuale scrivere con entrambi gli alfabeti. Anche oggi tutti e due gli alfabeti sono ufficiali, anche se con il grande impatto della cultura occidentale l’alfabeto latino è diventato più comune. Questo per il fatto che studiando altre lingue (in Serbia è comune che ognuno parli almeno inglese oltre al serbo), uno deve usare il latino, e utilizzando i famosi gadget sempre in inglese, i giovani si abituano sempre di più a usare il latino invece del cirillico.

Il latino, invece, è l’alfabeto occidentale che si usa nella maggior parte delle lingue indoeuropee. Ogni lettera dell’alfabeto cirillico coincide con una lettera dell’alfabeto latino.
Nonostante i due alfabeti, non è difficile imparare a scrivere in lingua serba perché ogni suono corrisponde ad una sola lettera. Le doppie non esistono, né si scrivono gli accenti sopra le lettere.
Però il vero problema degli stranieri che vogliono imparare il serbo è un’altra particolarità: la pronuncia, perché in serbo si usano poco le vocali, anche se ce ne sono cinque, e c’è un gran numero di parole senza vocali, con la R usata come semivocale. Per esempio: strpljenje – pazienza, smrt – morte, cvrak – grillo.
Ma una volta imparata la pronuncia delle lettere, tutto diventa più facile, finché non si arriva ai sette casi…

Incoraggiare ad apprendere una lingua

 Categoria: Le lingue

Questo articolo è rivolto sia agli insegnanti di una lingua straniera, sia a chi ha deciso di apprenderne una nuova.
Dalla mia esperienza, come allieva all’università e come insegnante di lingue straniere per adolescenti e adulti, ho compreso l’importanza dell’incoraggiamento all’interno del processo di insegnamento e apprendimento di una lingua straniera. Sarebbe bene instaurare un clima di cooperazione tra insegnante e apprendente/i, per generare in questi ultimi uno stato d’animo positivo nei confronti della possibilità di superare le difficoltà che possono sopraggiungere nel corso dell’apprendimento e raggiungere gli obiettivi prefissati. È importante che l’apprendente abbia fiducia nelle proprie capacità; è quindi necessario focalizzarsi su ogni apprendente, incoraggiarlo a superare le eventuali difficoltà e ad impegnarsi a fondo.
A tale proposito cito Mazzeo (Mazzeo, Rosario [2005]. L’organizzazione efficace dell’apprendimento. Personalizzazione e metodo di studio. Trento, Edizioni Erickson): “Incoraggiare vuol dire fare appello e dare fiducia al cuore dello studente perché egli si decida a mettersi in azione e/o continui ad agire in un modo efficace rispetto al raggiungimento della meta”.

Ho potuto osservare che semplici frasi come: “Hai fatto un buon lavoro, continua così!”, “Il tuo intervento è stato molto pertinente, bravo!” assumono un grande significato per l’apprendente, il quale comprende che l’insegnante riconosce i suoi progressi, la fatica e l’impegno necessari al raggiungimento di quel risultato. L’apprendente viene così incentivato a procedere in questo modo, sa che i suoi sforzi verranno riconosciuti.

Anche molti altri autori sostengono l’importanza dello stile relazionale, spiegando che l’incoraggiamento, i commenti positivi, e il coinvolgere gli apprendenti chiamandoli per nome, incentiva la motivazione. Sulla base della mia esperienza, questa volta di apprendente a scuola e all’università, ho però osservato anche l’opposto: alcuni insegnanti, ad ogni intervento degli apprendenti, fanno notare soltanto gli errori commessi, (ad esempio, gli errori di pronuncia in lingua francese, rimarcando magari quanto l’apprendente abbia una pronuncia italianizzante…), rischiando di condurre l’apprendente alla convinzione di non essere portato per una lingua straniera e inducendolo, inconsciamente, alla decisione di abbandonare ogni tentativo di miglioramento. Questo atteggiamento dell’insegnante, attraverso il quale vengono evidenziati soltanto gli errori, demoralizza l’apprendente, il quale crede che ogni suo intervento sia sbagliato nella sua totalità. In questi casi, come ho potuto constatare, anche gli studenti più partecipativi, finiscono col perdere sempre più la voglia di interagire in classe. Gli insegnanti molto critici solitamente credono che il loro atteggiamento aiuti gli studenti a concentrare l’attenzione sugli errori, ma in realtà, mettendo in evidenza soltanto i lati negativi con critiche, rischiano molto spesso di inibire gli studenti piuttosto che favorire l’autocorrezione o il cambiamento (Gordon, Thomas. [1991]. Insegnanti efficaci. Firenze, Giunti Editore, ed. or. 1974, Teacher Effectivness Training).

Nel corso della mia esperienza di apprendente di una lingua straniera ho notato che altri insegnanti, invece, oltre agli errori, riconoscono anche gli elementi positivi, ad esempio il lessico ricco e vario impiegato dall’apprendente oppure la correttezza dei tempi verbali, motivandolo a focalizzarsi sulle proprie lacune e a continuare a potenziare gli altri aspetti.
Sulla base della mia esperienza di insegnante durante un tirocinio e nelle occasioni in cui impartisco lezioni private e corsi di lingue straniere, durante la correzione degli esercizi svolti dall’apprendente, tendo di solito a mostrargli sì gli errori, inducendolo all’autocorrezione, ma mettendo in evidenza anche gli elementi positivi della sua produzione, ad esempio l’impiego di un ottimo termine, una costruzione frastica particolarmente complessa realizzata correttamente. Tendo cioè ad apprezzare il suo impegno, piuttosto che a sottolineare gli insuccessi; cerco di mostrare all’apprendente che oltre agli errori ci sono elementi molto positivi, e che la sua produzione scritta e orale non è mai sbagliata in toto.

Ecco che cos’è per me l’incoraggiamento e perché credo molto in esso. Spero che questo articolo abbia potuto offrirvi spunti di riflessione e qualche suggerimento!

Autore dell’articolo:
Giulia Zaccarelli
Laureata in Lingue e Culture Europee (corso di mediazione linguistica)
Laureata in Letterature Comparate, Moderne e Postcoloniali
Aspirante traduttrice EN-DE-FR>IT
Mirandola (MO)