Traduzioni italiano-hindi

 Categoria: Le lingue

Così come l’italiano ha un legame molto stretto con il latino, l’hindi ha un legame altrettanto stretto con il sanscrito, la lingua da cui deriva. Nel corso dei secoli, tutte le genti che hanno popolato il cosiddetto hindi heartland (corrispondente grosso modo alla pianura intorno ai due fiumi più importanti del nord dell’India, il Gange e lo Yamuna) hanno influenzato in vario modo la lingua, che è arrivata ai giorni nostri in due forme distinte: la lingua conosciuta da tutti come hindi ed una forma più comune detta hindustani. Sembra banale, ma quando si esegue una traduzione in hindi, è molto importante capire a chi è rivolto il testo, proprio perché esistono due forme diverse della stessa lingua. L’hindi “puro” si usa nelle occasioni formali, nelle comunicazioni ufficiali, nelle pratiche amministrative, ecc. Al contrario, l’hindustani è la lingua che si sente parlare dalla gente nelle strade.

Se un cliente deve tradurre una lettera commerciale in hindi, è sicuramente auspicabile l’utilizzo della lingua pura, ma se si vuole condurre un’indagine di mercato all’interno di un centro commerciale per comprendere il gradimento verso un prodotto tipico italiano, è sicuramente più indicato l’hindustani.
Inoltre, visto che sono più di 500 milioni le persone in grado di comprendere l’hindi, è facile immaginare come, accanto all’hindi e all’hindustani, vi siano poi varie sfumature regionali.
Per questo motivo, per un traduttore italiano-hindi, è sicuramente utile sapere dove risiedono i destinatari della traduzione: se a Nuova Delhi (capitale del paese), oppure a Bhopal (capoluogo della regione del Madhya Pradesh nell’India centrale), o ancora a Shimla (capoluogo dell’Himachal Pradesh alle pendici dell’Himalaya).
Le variazioni legate alle tradizioni locali possono essere anche molto sensibili, pertanto, se si vuole raggiungere un obiettivo commerciale preciso, è opportuno affidarsi a dei professionisti della traduzione italiano-hindi.
La nostra agenzia di traduzioni collabora con molti traduttori madrelingua hindi e può supportarvi in qualsiasi tipo di progetto relativo alle lingue parlate nella penisola indiana.

Autore dell’articolo:
Ashish Saroha
Fano (PU)

Livelli linguistici

 Categoria: Tecniche di traduzione

Nel mio approccio al tradurre, che comprende lavori tecnici e lavori letterari, c’è una cosa che faccio sempre, e che accomuna le due attività: arrivare alla “verità” per successive approssimazioni. In altre parole, un lavoro di traduzione consiste in ogni caso nell’avvicinarsi progressivamente a un risultato, che sia – nella lingua obiettivo – l’immagine il più fedele possibile di quello che un certo testo era nella lingua d’origine. Determinate parole emergono subito nel loro significato, mentre altre richiedono un approfondimento, uno studio, per “rivelarsi”. In teoria, si potrebbe svolgerlo subito, fermandosi sui dettagli fin dalla prima stesura, ma questo correrebbe il rischio di far perdere il senso dell’insieme, o quella continuità musicale (ma, direi di più, energetica) che collega le varie parti di un discorso articolato. Personalmente, preferisco stendere il mio “rullo” del tradurre su tutto il testo a ondate successive, via via scandagliando e mettendo sempre più a fuoco i singoli termini.

In questo sono utilissimi gli strumenti che Word mette a disposizione. È sufficiente mettere in giallo le parole che necessitano di questo tipo di riflessione, o anche evidenziare – separandole con lineette o barre – diverse possibili traduzioni di un nome, un aggettivo o un verbo. Insomma, far sì che, al seguente passaggio in quel punto del testo, si possa avere un orientamento per proseguire il percorso, migliorandolo. Un po’ come degli esploratori farebbero in una foresta che stanno attraversando per la prima volta. Tradurre è, in questo senso, tracciare un sentiero che prima non esisteva. È imparare a orientarsi in un mondo che non è il “nostro”, perché è di colui che ha scritto il testo che stiamo traducendo, ma stendendovi sopra un lieve “strato” del nostro mondo: esterno e non invasivo, certo, perché alla fine noi saremo sì presenti, ma senza farci sentire, bensì dando solamente una voce alla voce di un’altra persona. Come dei bravi interpreti musicali, o degli attori ben calati in un personaggio diverso da loro.

Autore dell’articolo:
Giovanni Agnoloni
Scrittore e traduttore tecnico e letterario
(lingue: EN, ES, FR, PT)
Firenze

I 150 anni dell’unità d’Italia e l’italiano

 Categoria: Le lingue

Oggi si celebra il 150° anniversario dell’unità d’Italia, che fu sancita dalla promulgazione della legge 4671 del 17 marzo 1861.
Secondo molti, la lingua italiana ha unito il paese già a partire da qualche secolo prima di quella fatidica data anche se, a onor del vero, la popolazione della penisola fino ad allora si era espressa utilizzando i molteplici dialetti regionali e locali e l’italiano era stato utilizzato solo dalla popolazione colta come lingua scritta.
Tuttavia, l’italiano ebbe un ruolo chiave nel processo che precedette la nascita dello Stato nazionale. All’alba degli accadimenti che portarono all’unità, infatti, l’italiano divenne il fondamento dell’identità culturale unitaria che spinse gli abitanti della penisola a battersi per l’indipendenza e per l’unificazione politica del paese.

Negli anni successivi, ed in particolare nel corso del secolo scorso, l’espansione e la diffusione capillare sul territorio, stimolate dal processo di trasformazione politica e socio-economica del paese, hanno dato origine ad una vera e propria rivoluzione linguistica. L’italiano è divenuto un patrimonio di tutti, non solo delle classi più colte.
Tuttavia, volendo fare un bilancio sull’attuale stato di salute della nostra lingua, possiamo affermare con una certa sicurezza che questa è forse la sua epoca più travagliata. Senza voler essere puristi o integralisti, è sotto gli occhi di tutti come l’italiano stia respingendo con sempre maggior difficoltà gli attacchi che gli vengono quotidianamente sferrati su più fronti, tre dei quali sono sicuramente più caldi rispetto agli altri.

Il primo fronte è senza dubbio quello con la lingua inglese. L’italiano è infatti una delle lingue più permeabili all’introduzione di parole provenienti dalla lingua d’oltremanica, anche se forse ormai sarebbe più corretto dire d’oltreoceano visto che moltissime nuove parole provengono dal settore della tecnologia, il cui quartier generale è ubicato negli States. Anche la “moda” americana in questo fenomeno di depauperamento linguistico nostrano fa la sua parte.
Il secondo fronte è quello con i dialetti, che vengono tuttora utilizzati dalla popolazione per comunicare a livello orale e che non contribuiscono certo a rafforzare la lingua nazionale.
Infine, un altro terreno di scontro è quello con le forme di comunicazione più utilizzate dai giovani (sms, e-mail, social network, ecc.) che introducono una variante “sintetica” della lingua e ne provocano il progressivo indebolimento.

Traduzione di guide turistiche

 Categoria: Servizi di traduzione

Da sempre nutro la passione per i viaggi e per le lingue. Ancor prima di diventare maggiorenne me ne andavo a zonzo per l’Europa con uno zaino, poche lire in tasca e qualche amico fedele.
Poi sono iniziati i viaggi intercontinentali e i soggiorni prolungati all’estero. Più che all’università le lingue le ho imparate sul campo. A un certo punto mi è venuta un’idea geniale. Mi sono detto: “conosci benissimo tre lingue, conosci le culture di diversi paesi perché ci hai vissuto, conosci lo stile delle guide turistiche perché nei hai lette a centinaia, perché non ti proponi come traduttore di guide turistiche? Chi meglio di te potrebbe fare questo lavoro?
Detto fatto, ho iniziato a propormi alle case editrici e alle agenzie di traduzione e in meno tempo di quanto pensassi ho iniziato a ricevere materiale da tradurre.
In questi giorni festeggio il mio decimo anno di traduzioni turistiche. Sì perché con il tempo ho iniziato ad occuparmi anche di altre traduzioni, non solo di guide turistiche, ma anche di siti internet di strutture ricettive, di cataloghi di tour operator, di brochure pubblicitarie, e, in generale, di tutte le traduzioni nel settore del turismo. Faccio anche traduzioni enogastronomiche.

La mia passione originaria resta però la traduzione di guide turistiche.
Si tratta di un tipo di traduzione che, all’occhio inesperto, potrebbe sembrare piuttosto agevole. In parte lo è, poiché il registro linguistico dei testi è quasi sempre scevro dalle raffinatezze stilistiche e lessicali tipiche del linguaggio letterario e non presenta una terminologia “criptica” come quella di molti documenti tecnici. In più, il tono utilizzato è pratico e colloquiale.
Tuttavia, non è così semplice come sembra. Per tradurre guide turistiche in modo efficace, è necessario che il traduttore possegga una profonda conoscenza della mentalità degli abitanti, dei loro usi e costumi, della loro storia passata e presente nonché dei paesaggi, del clima, ecc.
Tutte informazioni che non possono in alcun modo provenire dalla mera conoscenza della lingua del luogo. Occorre aver vissuto quel luogo, respirato l’aria di quel luogo e non sempre questo è possibile. Un traduttore non può aver visitato tutti i posti del mondo.
Quando traduco un testo che mi guida in città e paesi sconosciuti, attingo a tutta una serie di informazioni che non ho certo ricavato dal mero studio della lingua. Leggo libri, mi documento e volo con il pensiero alle mie esperienze personali del passato che in qualche modo mi avvicinano a quei luoghi. Solo così riesco, a mia volta, a guidare il lettore alla loro scoperta. Nel farlo, cerco di seguire l’approccio divulgativo che quasi sicuramente è stato adottato dallo scrittore. Questa è un’altra dote che, a mio avviso, non può mancare in un traduttore di testi turistici. Naturalmente, pur seguendo il percorso tracciato dallo scrittore, cerco di trasportare le espressioni gergali da questi eventualmente utilizzate in un linguaggio comprensibile ai più, quantomeno fin dove ciò sia possibile. Solo in questo modo un traduttore riesce a fare breccia nel cuore di moltissimi lettori.

Autore dell’articolo:
Marzio Giandonati
Traduttore EN, ES, FR > IT
Milano

La professione delle parole

 Categoria: Traduzione letteraria

Ci si può chiedere quale sia il motivo per cui uno che si è laureato in Legge si mette a fare il traduttore; la ragione per la quale, giunto a metà del suo percorso universitario, scopre in sé una vena comunicativa che passa attraverso le lingue. Nel mio caso, l’aggettivo comunicativa ha decisamente senso, visto che il germogliare di questa passione ha avuto un doppio volto: da una parte, appunto, linguistico, e dall’altro letterario. E mi ritrovo oggi ad essere un libero professionista della parola, uno scrittore-traduttore. I due aspetti, in effetti, non si possono separare l’uno dall’altro. Lo stesso criterio che guida la scelta di un tema da trattare in un saggio o in un romanzo è quello che ispira il mio orientarmi nel mare magnum delle lingue con cui lavoro (inglese, spagnolo, francese e portoghese), che si tratti di traduzioni letterarie o di traduzioni tecniche (nel campo legale, commerciale, turistico e artistico). Si tratta comunque di dare una veste verbale a un flusso di energia che attraversa la mente e lo spirito di chi scrive o interpreta il pensiero di un altro autore.

La parola è uno strumento di individuazione, per dirla con Carl Gustav Jung, ossia una potente lente che ci permette di mettere a fuoco – appunto, scegliendo la parola giusta – il concetto o la percezione che si vuole evocare, attingendola dal pozzo del nostro essere per renderla testo. Ogni parola ha una sua vibrazione specifica. Owen Barfield, filosofo inglese amico di J.R.R. Tolkien e come lui membro del circolo degli Inklings, sosteneva che in origine le parole facessero tutt’uno con gli oggetti che rappresentavano, e poi, nel corso della storia, l’uso le avesse progressivamente allontanate da quella perfetta fusione, impoverendole. Compito dello scrittore, allora, come Tolkien stesso affermava, era quello di recuperare, attraverso una scelta sapiente delle parole, quell’unità originaria.
La parola giusta ci fa sempre provare una sensazione particolare: un ecco! di riconoscimento, che ci appaga come un bisogno soddisfatto. Perché scegliere le parole giuste è un bisogno intrinseco alla natura dell’uomo. Per questo sono convinto che il mestiere di traduttore e quello di scrittore – e dico di più, quelli di traduttore tecnico e traduttore letterario – facciano tutt’uno. Al di là dei diversi gradi di creatività (maggiore, certo, nell’attività scrittoria), della più spiccata esigenza di restare aderenti alla lettera del testo originario, nel caso delle traduzioni tecniche, e della maggior “aridità” di un testo giuridico o commerciale rispetto a un romanzo o ad un saggio particolarmente profondo, il bisogno di precisione linguistica che richiamano è esattamente lo stesso.

Nello scrivere si pone il problema di esprimere esattamente il mondo che si vuole evocare; nel tradurre un testo letterario si pone quello di interpretare lo stato d’animo o la situazione che l’autore intendeva suscitare, ma bisogna sempre andare a individuare la parola giusta. In una traduzione tecnica, quest’ultima esigenza è massima. Ma il meccanismo con cui si va a “pescare” i termini da usare passa attraverso gli stessi canali.
Forse è per questo che, nonostante la mia carriera di studente superiore, iniziata col liceo classico e proseguita con la facoltà di Legge, non ho mai pensato che il mio lavoro di oggi fosse in contraddizione con quel percorso. Laddove il latino, il greco e la filosofia mi hanno fornito gli schemi di riferimento e l’elasticità mentale per affrontare qualsiasi lingua moderna (studio tuttora il polacco), le materie giuridiche mi hanno dato il rigore di cui uno scrittore e un traduttore – e, ancor più, uno scrittore-traduttore – necessitano, nella loro attività di professionisti delle parole.
In fondo, scrivere, come anche tradurre – e qui uso consapevolmente la parola sbagliata –, è un po’ come jouer, “recitare”, in francese. È un “farsi tramiti” di qualcosa che va oltre noi.

Autore dell’articolo:
Giovanni Agnoloni
Scrittore e traduttore tecnico e letterario
(lingue: EN, ES, FR, PT)
Firenze

Traduzione di siti

 Categoria: Traduzione di siti web

Oggigiorno moltissime persone hanno un sito internet personale, un blog o uno spazio web, attraverso i quali comunicano al mondo esterno notizie di varia natura. Alcune persone utilizzano i loro siti anche commercialmente, ma si tratta di una minoranza. Per la maggior parte della gente un sito è solo un passatempo.
Lo stesso non può dirsi per le aziende, per cui un sito web non costituisce un piacevole diversivo, ma uno dei principali strumenti di lavoro, sia che si tratti di grandi sia che si tratti di piccole aziende.
Internet è un immenso mercato che offre possibilità illimitate. Il fatto di poter essere raggiungibili dai clienti di tutto il mondo con un solo clic è un vantaggio che non può non essere sfruttato.
Per farlo però occorre organizzare bene il proprio sito, inserendo tutte le informazioni utili alla clientela, rendendole facilmente reperibili e dando alle pagine un aspetto grafico accattivante.
Inoltre, se si vuole essere cliccati da potenziali clienti di tutto il mondo o dagli immigrati residenti in Italia e che non conoscono l’italiano, è d’obbligo far eseguire la traduzione del sito almeno nelle lingue più importanti.

Sia che un sito abbia un carattere pubblicitario, informativo o commerciale, se si vuole veramente che esso comunichi ad un pubblico internazionale, è imprescindibile rivolgersi a dei professionisti della traduzione per tradurlo in più lingue.
In quali lingue tradurre un sito internet dipende essenzialmente dagli scopi strategici del proprietario del sito, in sostanza da quali mercati egli vuole raggiungere.
La nostra agenzia di traduzioni fornisce ai propri clienti tutto il supporto linguistico necessario ad internazionalizzare i loro siti e a creare un’immagine davvero globale della loro azienda.
Siamo in grado di farlo poiché nel corso del tempo abbiamo selezionato i migliori traduttori presenti sul mercato, linguisti che uniscono alla conoscenza approfondita di una o più lingue, competenze di livello assoluto in moltissimi settori, caratteristiche che li mettono in condizione di tradurre siti internet di qualsiasi tipo.

L’inglese internazionale

 Categoria: Le lingue

Ebbi il primo contatto con l’inglese a otto anni. La mia mamma, da sempre appassionata di lingue straniere, decise di mandarmi da un’insegnante privata per vedere se anche in me sarebbe scoppiata la stessa passione. Era il lontano 1984 e alle elementari ancora non si insegnava inglese. Anche per me fu amore a prima vista e da quel momento iniziai un percorso di studio che continua ancora oggi. Un traduttore, si sa, non finisce mai di imparare.
Alle superiori mi è capitato più volte di leggere che esistevano diverse varietà di inglese ma, nella mia testa, le differenze erano simili a quelle esistenti tra i vari dialetti dell’italiano. Credevo che la lingua scritta fosse identica ovunque.

Mi sono resa conto che non era esattamente così quando ho iniziato a viaggiare, ad approfondire i miei studi ed a leggere libri di autori anglofoni di diverse nazionalità.
Il fatto è che l’inglese è talmente diffuso che è impossibile che rimanga immobile. Una lingua viene influenzata in modo massiccio dalle differenti culture, dalle abitudini che si consolidano, dai gusti e dalle preferenze delle persone. Ciononostante, se si escludono i casi limite del Sudafrica e dell’India (paesi in cui la diversità della cultura locale è davvero molto marcata e fa sì che l’inglese si allontani sempre più dalla matrice originaria), l’inglese parlato nel Regno Unito, negli Stati Uniti e in Australia, a dispetto delle differenze lessicali e di altre differenze che sicuramente esistono, è sostanzialmente la stessa lingua ed è perfettamente comprensibile.

Accanto ai vari Englishes c’è poi una variante della lingua di Shakespeare che spesso non è così comprensibile come le altre. Mi riferisco a quella versione dell’inglese a cui solitamente ci si riferisce come “inglese internazionale“, cioè l’inglese scritto dai non madrelingua.
Nella mia professione di traduttrice spesso mi trovo a dover tradurre dei testi che solo apparentemente sono scritti in inglese. Già dopo la prima lettura, però, ci si rende conto che la lingua che abbiamo di fronte assomiglia all’inglese ma non è inglese. Le parole utilizzate appartengono di fatto al vocabolario della lingua inglese ma spesso non vengono correttamente impiegate. Per non parlare poi della sintassi.
Di fronte a questo tipo di testi, il traduttore, prima ancora di saper tradurre, deve saper interpretare. E per farlo non servono conoscenze linguistiche, gli anni passati a studiare sono del tutto inutili. Per capire cosa vuole dire l’autore del testo occorre intuito, immaginazione, esperienza e tanta tanta tanta buona volontà.

Autore dell’articolo:
Giulia Bongiovanni
Traduttrice italiano-inglese
Parma

Lingue regionali e minoritarie

 Categoria: Le lingue

Abbiamo già parlato delle lingue minoritarie in Europa nell’articolo dell’11 dicembre 2009.
Si tratta di lingue che, seppur riconosciute come tali, non rientrano tra le 23 lingue ufficiali dell’Unione Europea.
Tuttavia, pur non traducendo i propri documenti ufficiali in queste lingue, l’UE riconosce la loro importanza e, per tutelarle e proteggerle, nel 1992 ha ratificato a Strasburgo un trattato chiamato “Carta Europea per le lingue regionali e minoritarie“.
In tale trattato, adottato dalla maggior parte degli Stati membri, si definiscono le lingue regionali e minoritarie come lingue diverse dalla/e lingua/e ufficiale/i dello Stato in cui vengono tradizionalmente parlate da un gruppo di individui numericamente inferiore al resto della popolazione di quello Stato.
Qui di seguito forniamo un elenco parziale delle lingue minoritarie europee:

basco (Spagna, Francia)
bretone (Francia)
catalano (Spagna, Francia, Italia)
cornico (Regno Unito)
corso (Francia)
frisone (Paesi Bassi)
friulano (Italia)
gaelico (Regno Unito)
gallese (Regno Unito)
galiziano (Spagna)
irlandese (Irlanda, Regno Unito)
ladino (Italia)
leonese (Portogallo, Spagna)
lussemburghese (Lussemburgo)
occitano (Francia, Italia)
sami (Finlandia, Svezia)
sardo (Italia)
siciliano (Italia)
sorabo (Germania)
valenziano (Spagna)
vallone (Belgio)

Circa 40 milioni di cittadini dell’Unione parlano una di queste lingue oltre alla lingua ufficiale del proprio paese. Il caso della Spagna è forse il più peculiare. In tutte le scuole si insegna il castigliano (la lingua che tutti chiamiamo “spagnolo”) ma nelle scuole della Catalogna si insegna anche il catalano, in quelle della Galizia si insegna anche il galiziano e nei Paesi Baschi il basco. Anche i mass media trasmettono e stampano in queste lingue e nelle strade la gente le parla preferendole alla lingua di Stato, sono lingue a tutti gli effetti. Sul territorio spagnolo sono poi presenti anche altre lingue minoritarie, come il valenziano (una variante del catalano) e il leonese, le quali però non godono degli stessi diritti delle tre lingue citate in precedenza.
In Italia la situazione è ben diversa, i dialetti che coabitano sul suolo nazionale insieme all’italiano non hanno gli stessi riconoscimenti, hanno una diffusione prettamente orale.
Il caso della Spagna però non è un unicum nel suo genere, in molti altri Stati i documenti legali e i documenti dell’amministrazione pubblica vengono tradotti anche nelle lingue minoritarie. È per questo che la nostra agenzia di traduzione collabora con traduttori che forniscono servizi di traduzione nella maggior parte delle lingue minoritarie elencate.

Lingue ufficiali dell’UE

 Categoria: Le lingue

In questo blog abbiamo parlato più volte dell’Unione Europea, delle sue istituzioni e dell’importanza che viene riconosciuta al pluralismo linguistico. In diverse occasioni abbiamo anche fatto cenno all’esercito di traduttori ed interpreti che è stato messo in campo per rimuovere gli ostacoli creati dalla diversità linguistica.
Ma quante sono esattamente le lingue riconosciute come ufficiali dall’Unione Europea?
Chi opera nel settore della traduzione saprà sicuramente la risposta ma è improbabile che i lettori “normali” la conoscano. Ebbene, le lingue ufficiali sono 23, anche se le lingue effettivamente parlate sul suolo dell’UE sono molte di più.
Salta subito agli occhi come il numero delle lingue ufficiali sia inferiore rispetto a quello degli stati appartenti all’Unione (che sono 27). Questo è dovuto al fatto che in alcuni paesi viene parlata la stessa lingua. Il francese, ad esempio, si parla non solo in Francia, ma anche in Belgio e Lussemburgo. Il greco si parla in Grecia ma anche a Cipro, il tedesco viene parlato sia in Germania che in Austria. Di seguito l’elenco aggiornato delle 23 lingue ufficiali dell’UE e la sigla con cui ciascuna di esse viene contraddistinta:

Bulgaro (BG)
Ceco (CS)
Danese (DA)
Greco (EL)
Estone (ET)
Finlandese (FI)
Francese (FR)
Inglese (EN)
Irlandese (GA)
Italiano (IT)
Lettone (LV)
Lituano (LT)
Maltese (MT)
Olandese (NL)
Polacco (PL)
Portoghese (PT)
Rumeno (RO)
Slovacco (SK)
Sloveno (SL)
Spagnolo (ES)
Svedese (SV)
Tedesco (DE)
Ungherese (HU)

Accanto ai 27 stati membri vi sono poi diversi altri stati che hanno in programma di entrare a far parte dell’UE nel medio-lungo periodo e tra essi ve ne sono cinque ai quali è stato attribuito lo status ufficiale di candidati. Si tratta della Turchia, della Croazia, dell’Islanda, del Montenegro e della Macedonia. Qualora anch’essi entrassero a far parte dell’UE, le lingue passerebbero da 23 a 28, anche se il montenegrino da molti è considerato un dialetto del serbo e non una lingua a sé stante.
La nostra agenzia di traduzione offre servizi linguistici in tutte le 23 lingue riconosciute ufficialmente dall’UE e anche nelle lingue minoritarie di cui parleremo nell’articolo di martedì.