La traduzione degli aggiornamenti

 Categoria: Servizi di traduzione

Un paio d’anni fa venni contattato da un’azienda che aveva avuto il mio recapito da uno dei miei clienti più fedeli. Dovevano tradurre gli aggiornamenti di un corposo libretto di istruzioni di un elettrodomestico. Gli aggiornamenti riguardavano sia il modello base che le varianti più o meno accessoriate.
Dopo aver dato un’occhiata ai testi già tradotti, mi accorsi che c’erano degli errori qua e là, così, allo scopo di fare una buona impressione sul cliente e guadagnarmi la sua stima e la sua fiducia, mi offrii di dare gratuitamente una “rinfrescata” ai testi.
Quando però mi misi all’opera seriamente constatai che il lavoro del collega che mi aveva preceduto non era stato per niente accurato. Oltre ad evidenti errori di ortografia, c’erano anche errori grammaticali e, in molti casi, le scelte terminologiche erano quantomeno discutibili. La traduzione era talmente approssimativa che non poteva essere stata eseguita da un madrelingua. Anzi, probabilmente non solo chi aveva eseguito il lavoro non era madrelingua ma non era nemmeno un traduttore professionista.

A quel punto non potevo certo limitarmi ad una “rinfrescatina” del testo, occorreva revisionare il testo tradotto per intero o addirittura eseguire una nuova traduzione.
Superfluo aggiungere che non potevo certo fare gratis un lavoro di questo tipo. Mi misi il cuore in mano e mandai una e-mail al cliente con qualche esempio delle imperfezioni (tanto per usare un eufemismo) contenute nel testo tradotto. Insieme agli esempi allegai anche un preventivo per la revisione del testo tradotto. Temevo che mi avrebbe mandato a quel paese e mi avrebbe persino tolto il lavoro sugli aggiornamenti. Invece, sopresa delle sorprese, mi confermò entrambi i lavori!
Da allora abbiamo instaurato una relazione commerciale reciprocamente soddisfacente e quell’azienda è diventata uno dei miei clienti migliori. Ciò dimostra che non tutti si fanno guidare dalle logiche di prezzo, c’è ancora qualcuno che è interessato alla qualità ed è disposto a pagare per averla.
La cosa sarebbe stata un po’ più complicata qualora ci fosse stata un’agenzia tra me e il cliente ma alla fine avremmo comunque raggiunto lo scopo. Le buone agenzie di traduzione cercano sempre di avere una comunicazione chiara e fluida con i clienti poiché la fidelizzazione è fondamentale anche per loro, non solo per noi.

Autore dell’articolo:
Walter Brignoli
Traduttore spagnolo-italiano
Faenza (RA)

Conclusioni sui metodi di revisione

 Categoria: Tecniche di traduzione

Nell’articolo di martedì, parlando dell’editing, ho descritto uno scenario apocalittico nel quale il perfido revisore apporta delle modifiche superflue e introduce errori di vario genere in un testo tradotto in modo impeccabile. Si tratta di una forzatura che ho utilizzato per esprimere al meglio il concetto di “deresponsabilizzazione” di cui volevo parlare. È evidente che i revisori non sempre stravolgono i testi che vengono loro consegnati, anzi, il metodo dell’editing classico è molto utilizzato e, quando è svolto da professionisti, è sicuramente efficacissimo. Inoltre, in determinate situazioni, non solo è consigliabile, ma è l’unica soluzione possibile.

Se il testo da tradurre è molto lungo e la data di consegna è ravvicinata, questa è l’unica strada percorribile. Anzi, talvolta i tempi sono così stretti da obbligare il traduttore a prescindere persino dall’autorevisione poiché, per guadagnare minuti preziosi, è costretto ad inviare il materiale al revisore man mano che traduce senza nemmeno rileggerlo. Con questo non voglio certo dire che si può tranquillamente evitare di rileggere le proprie traduzioni, anzi, nell’articolo di martedì ho detto esattamente il contrario. Tuttavia, in casi di urgenza estrema, è un male necessario e inevitabile. Per limitare i danni, è quantomai auspicabile lavorare con la massima diligenza fin dalla prima riga e stabilire un rapporto di simbiosi con il revisore, il quale dovrà avvisare immediatamente il traduttore di ogni palese errore di traduzione affinché non commetta il medesimo errore nel resto della traduzione.

Vorrei terminare il mio excursus con una conclusione tanto ovvia quanto fondamentale e cioè che l’efficacia dei due metodi di revisione di cui ho parlato dipende in larga misura dal tipo di incarico ricevuto.
Se il testo è piuttosto semplice oppure i tempi di consegna sono molto stretti, la soluzione migliore è che un revisore rilegga la traduzione in tempo reale e corregga direttamente gli errori e le imperfezioni senza rimandare il testo al traduttore.
Al contrario, se il testo è molto lungo e molto “interpretativo” (ovvero la parte creativa o comunque non tecnica è molto estesa), il metodo della convalida è il più adatto poiché il testo viene sottoposto ad un controllo duplice e, l’autore delle traduzione, che è l’unico in grado di stabilire la ratio di certe scelte terminologiche o sintattiche, può mettere il veto a qualsiasi modifica proposta dal revisore poiché egli è il responsabile diretto della consegna finale.

Autore dell’articolo:
Andrea Di Biagio
Traduttore tedesco-italiano/inglese-italiano
Segrate (MI)

La convalida della traduzione

 Categoria: Tecniche di traduzione

Nell’articolo di lunedì ho introdotto brevemente i due metodi di revisione più utilizzati, in quello di martedì ho parlato in modo un po’ più approfondito dell’editing classico e in quello di oggi approfondirò il metodo della convalida della traduzione.
In questo metodo, il revisore si comporta come un traduttore che deve fornire un’opinione su una traduzione nella quale non ha avuto un ruolo attivo e per la quale non ha dovuto prendere alcuna decisione. È il primissimo lettore del testo, ma, a differenza del lettore comune il cui scopo è la pura fruizione del contenuto, il suo è la ricerca di errori ed imperfezioni nonché di accorgimenti che possano in qualche misura migliorare il testo in termini di fluidità e facilità di lettura.

Nell’apportare le modifiche che ritiene opportune, egli annota a margine di ciascuna le motivazioni che l’hanno indotto ad effettuarla. Le sue indicazioni vengono trasmesse al traduttore, il quale, dopo averle lette e valutate attentamente, decide autonomamente quali accettare e quali scartare.
Si tratta, a mio avviso, del miglior metodo di revisione, poiché, visto che l’interesse del traduttore è che il lavoro sia di elevata qualità e visto che egli ne è il responsabile diretto, in genere tende a mettere da parte il proprio orgoglio personale ed a tenere in seria considerazione le correzioni suggerite dal revisore.

Ovviamente, questo metodo di lavoro richiede molto tempo ed è più costoso dell’editing classico. Non solo perché il revisore deve motivare per iscritto tutti i cambiamenti che farebbe, ma anche perché poi il traduttore deve leggere tutti i commenti, analizzarli, prendere delle decisioni in merito ed applicarle sul file da consegnare. Se il testo è lungo, il tempo che occorre con questo metodo è di gran lunga superiore all’editing classico.
Di positivo c’è che si evitano situazioni sgradevoli, come, ad esempio, scoprire in un secondo momento che il revisore ha introdotto errori o ha cambiato frasi che andavano bene.
Inoltre, questo metodo, qualora il revisore incaricato di passare ai raggi X la traduzione sia un professionista competente, ci permette di imparare dai nostri stessi errori, che, personalmente, ritengo sia una delle migliori tecniche di apprendimento.

Autore dell’articolo:
Andrea Di Biagio
Traduttore tedesco-italiano/inglese-italiano
Segrate (MI)

Revisione delle traduzioni

 Categoria: Tecniche di traduzione

Come regola generale, dopo la traduzione e la rilettura invio sempre testo originale e testo tradotto ad un collega affinché gli dia un’occhiata. Ho accordi di collaborazione con alcuni colleghi, loro si occupano della revisione delle mie traduzioni ed io delle loro.
I testi poi tornano nelle mie mani e decido se apportare o meno le modifiche suggerite dai colleghi. Sono io ad avere l’ultima parola sulla traduzione e ne sono, di conseguenza, responsabile.
Personalmente, dopo che il revisore mi ha restituito il testo, controllo sempre le sue correzioni, anche se tanti colleghi consegnano i testi revisionati senza effettuare ulteriori controlli. Ad ogni modo, anche in questo caso, sono loro i responsabili della traduzione poiché sono loro a fatturare al cliente.

A volte però, capita che le agenzie di traduzione o i clienti, per mancanza di fiducia o perché i contenuti sono particolarmente delicati, abbiano a loro volta dei revisori.
Quando entra in campo un revisore esterno, il traduttore che ha eseguito la traduzione viene del tutto deresponsabilizzato.
Il revisore, infatti, teoricamente può anche demolire la traduzione consegnata, disintegrarla pezzo per pezzo e ricomporla a suo piacimento. Il suo intervento migliorativo (in certi casi sia chiaro), può anche rivelarsi peggiorativo poiché può introdurre errori e cambi di stile non necessari, vanificando così un lavoro che magari era ottimo.
Quando questo accade non dobbiamo né arrabbiarci né preoccuparci: con la consegna della traduzione il nostro lavoro è finito. È il revisore che ha l’ultima parola, il testo in pratica è diventato suo e con esso la responsabilità nei confronti dell’agenzia o del cliente. Noi possiamo dormire sonni tranquilli, qualsiasi reclamo o lamentela venga mossa dal cliente finale, nessuno ci verrà a cercare.

L’intervento distruttivo (e non costruttivo) del revisore è qualcosa che è sempre accaduto e che sempre accadrà. Se nella fase di revisione non intervengono professionisti qualificati ed obiettivi, è quasi inevitabile che il testo peggiori. Anzi, oltre che inevitabile, è anche logico. Chi viene incaricato di eseguire una revisione e si rende conto che il testo che gli è stato consegnato è stato tradotto splendidamente, sente comunque il bisogno di cambiare qualcosa qua e là per dimostrare di aver lavorato. E commette il più grosso errore che possa commettere un revisore cioè cercare qualcosa che non c’è…

Autore dell’articolo:
Andrea Di Biagio
Traduttore tedesco-italiano/inglese-italiano
Segrate (MI)

Metodi per la revisione di traduzioni

 Categoria: Tecniche di traduzione

Qual è il miglior metodo per eseguire la revisione di una traduzione?
Innanzitutto, prima di affidare il testo tradotto ad un revisore, è d’obbligo eseguire una scrupolosa “autorevisione” del proprio lavoro. Durante la traduzione si commettono spesso errori di varia natura (alcuni dei quali ripetuti più volte) senza rendersene conto. Questo avviene per varie ragioni: troppa sicurezza in noi stessi, troppa fretta, scarsa concentrazione, ricerche frettolose, insufficiente preparazione sull’argomento, ecc.
Per evitare una brutta figura con il revisore che abbiamo scelto (o che ha scelto il nostro cliente), è quindi consigliabile rileggere più volte quello che abbiamo scritto.

L’ideale sarebbe far passare un giorno o due prima di procedere alla rilettura. Se non abbiamo a disposizione tutto questo tempo, dovremmo comunque “lasciar riposare” la traduzione almeno qualche ora in modo da poter “uscire” mentalmente dal testo nel quale ci siamo completamente immedesimati e riacquisire obiettività e con essa un punto di vista critico.

Dopo l’autorevisione abbiamo due opzioni: o affidiamo il testo al revisore e ci disinteressiamo completamente delle modifiche che egli apporterà, oppure chiediamo al revisore di indicarci le modifiche che secondo lui sarebbero opportune e di corredarle con dei commenti in proposito. Nel primo caso, la traduzione viene consegnata subito dopo l’intervento del revisore, nel secondo caso siamo noi ad avere l’ultima parola, poiché, dopo aver analizzato le correzioni che ci ha proposto il revisore, possiamo accettarle o rifiutarle. Come per tutte le cose, ogni metodo ha i suoi pro e i suoi contro e l’applicazione dell’uno piuttosto che dell’altro dipende da vari fattori.
Il più importante di essi è probabilmente il tempo a disposizione per la consegna.
Nei prossimi giorni continuerò a parlare di metodi di revisione, entrando più nello specifico.

Autore dell’articolo:
Andrea Di Biagio
Traduttore tedesco-italiano/inglese-italiano
Segrate (MI)

Traduttori e marketing

 Categoria: Traduttori freelance

Uno degli errori più comuni che commettiamo noi traduttori con qualche anno alle spalle è smettere di fare attività di marketing quando si raggiungono determinati obiettivi.
Quando vediamo che il lavoro arriva anche senza cercarlo e si guadagnano delle cifre che ci permettono di vivere bene e di continuare ad avere un po’ di tempo libero, generalmente tendiamo a credere che sia fatta e che da quel momento in poi potremo vivere di rendita.
Purtroppo non sempre è così e, talvolta, com’è successo a me, ci si trova a dover ricominciare tutto daccapo all’improvviso.
Anni fa iniziai a tradurre per una grossa azienda della quale non farò il nome. Dopo poco tempo, questa azienda era diventata il mio miglior cliente diretto ed avevo bisogno di pochi altri lavoretti saltuari per considerarmi pienamente soddisfatto. Lavoretti che puntualmente arrivavano perché raccoglievo i frutti dei tanti semi che avevo piantato in passato.
Smisi allora di dedicarmi al marketing per concentrarmi esclusivamente sulla mia professione di traduttore. Credevo che lavorare come traduttore non implicasse fare attività di marketing per tutta la vita. Mi sbagliavo, ma in quel momento non me ne rendevo conto. Il marketing è un aspetto dal quale non si può mai prescindere. Ci saranno momenti in cui si privilegiano maggiormente altri aspetti ma, se si vuole continuare ad essere competitivi sul mercato, occorre fare continuamente attività di marketing.

Io l’ho capito mio malgrado solo dopo che l’azienda di cui ho appena parlato ha chiuso in men che non si dica. Altrettanto in men che non si dica mi sono ritrovato senza un lavoro poiché nel frattempo anche i lavoretti saltuari erano diminuiti sempre più senza che io dessi più di tanta importanza a quanto stava accadendo.
Sono stato costretto a ripartire praticamente da zero e sul momento ho provato una sensazione di panico totale. Fortunatamente, nel giro di qualche settimana ho trovato due nuovi clienti che si soo rivelati molto buoni. Anziché sfruttare le nuove tecnologie ho utilizzato i cari vecchi canali, che secondo me sono sempre i migliori. Il primo cliente, una ditta molto grande, cercava un traduttore francese-italiano e un traduttore spagnolo-italiano (le mie lingue di lavoro) e per trovarlo ha mandato una mail a pioggia a tutti i collaboratori interni ed esterni all’azienda. Un mio amico, che lavora per quella ditta, mi ha presentato all’autore della mail e, dopo alcuni test, mi è stato proposto un accordo biennale che ovviamente ho accettato.

Molti diranno che non ho fatto molto per ottenere questo incarico poiché è come se fosse piovuto dal cielo. Non è esattamente così. È vero che ho avuto sicuramente fortuna ma è anche vero che se non avessi fatto presente a tutti i miei conoscenti che stavo cercando lavoro, probabilmente al mio amico non sarebbe venuto in mente di contattarmi. Lo stesso dicasi per il secondo cliente che mi è stato presentato da una collega traduttrice. In passato le avevo girato un po’ di lavoro quando ero pieno fino al collo e lo stesso ha fatto lei con me quando le ho fatto presente (a lei come a tutti gli altri traduttori che conosco) che avevo bisogno di lavorare.
Con questo non voglio dire che i metodi moderni siano da scartare, solo che per gente di una certa età, creare siti web o inviare di migliaia di mail di presentazione e curriculum alle agenzie di traduzioni e ai clienti diretti non sempre ripaga dello sforzo fatto, vista l’età può capitare di essere scartati a priori. Molto meglio sfruttare le conoscenze fatte nel corso del tempo.
Diverso è il discorso per i giovani traduttori, che conoscono meno persone nell’ambiente ma, in compenso, hanno molta più dimestichezza con le nuove tecnologie…

Autore dell’articolo:
Giuseppe Antonacci
Traduttore fr>it, es>it
Bordighera (IM)

Un traduttore italiano all’estero

 Categoria: Traduttori freelance

Ho dimostrato fin dalla tenerissima età una certa attitudine per le lingue. Quando alle elementari ancora non si insegnava la lingua di Shakespeare e i miei compagni erano impegnati a studiare l’alfabeto e le tabelline, io già mi dilettavo con dei librettini pieni di disegni e didascalie in inglese. Incoraggiato dai miei genitori, già dopo le scuole medie decisi che da grande avrei fatto il traduttore.
Ho fatto di tutto per imparare l’inglese alla perfezione. Liceo linguistico a Roma, scuola interpreti e traduttori a Trieste con Erasmus a Londra, viaggi piuttosto frequenti in Inghilterra, libri di narrativa in inglese, film in inglese, musica in inglese, chat in inglese, amici inglesi in Italia.
A un certo punto ho capito che per quanto lo avessi studiato e per quanto continuassi a studiarlo non avrei mai potuto impararlo alla perfezione se non avessi vissuto per qualche anno all’estero. O meglio, la lingua probabilmente avrei potuto impararla anche restando in Italia, ma per quanta roba leggessi, vedessi e ascoltassi, non avrei mai potuto conoscere fino in fondo la cultura anglosassone. E per un traduttore la cultura del luogo ha un importanza cruciale, quasi come la lingua.

Decisi di partire. E andai non solo in Inghilterra, ma anche negli Stati Uniti e visto che c’ero pure in Australia. L’inglese si sa, non è uguale in tutto il mondo. L’idea era quella di stare fuori tre/quattro anni al massimo e poi tornare in patria e vivere di rendita con le traduzioni. Con il mio curriculum e la mia abilità con le lingue avrei trovato sicuramente lavoro.
Sono passati quasi vent’anni da allora, non sono più tornato in Italia, vivo a Melbourne, faccio traduzioni tecniche e di lavoro ne ho in abbondanza. Purtroppo però nel frattempo mi è venuto il problema opposto: ho imparato troppo bene l’inglese e sto lentamente dimenticando l’italiano. Buffo, vero? Una mezza vita a studiare una lingua per cercare di impararla bene e l’altra mezza a ripassare quella che già sapevo per non scordarmela.
Per combattere il fenomeno della naturale erosione della mia madrelingua ho iniziato a fare esattamente tutto quello che facevo nella prima mezza vita: leggo libri in italiano, vedo film in italiano, ascolto musica italiana e radio italiane su internet, visito siti di informazione italiani, frequento amici italiani qua in Australia, mi collego con skype con la mia famiglia in Italia. Devo dire che tutte queste cose, oltre al cervello, fanno bene anche al cuore, soprattutto l’ultima…

Autore dell’articolo:
Vittorio Pagetti
Traduttore inglese-italiano e italiano-inglese
Melbourne, Australia

Le lingue mantengono il cervello giovane

 Categoria: Le lingue

I motivi per cui si decide di imparare una lingua possono essere davvero tanti: maggiori occasioni di lavoro, desiderio di trasferirsi all’estero, passione per le lingue in generale o per una determinata cultura, aumento delle proprie conoscenze, ecc.
Alla luce dei risultati di una recente ricerca, c’è un altro motivo molto importante da aggiungere alla lista che abbiamo appena stilato. Secondo la Dott.ssa Gitit Kavé e i suoi colleghi dell’Università di Tel Aviv, conoscere più lingue straniere aiuta moltissimo a rallentare l’invecchiamento del cervello.

Lo studio è stato condotto su persone di età compresa tra i 75 e i 95 anni ed i risultati hanno dimostrato in modo chiaro che quelle che parlavano più lingue avevano il cervello più in salute.
Per arrivare a questa conclusione l’équipe della Dott.ssa Kavé ha isolato la variabile “livello di istruzione” dalla variabile “numero di lingue parlate“. Infatti, che il livello di istruzione fosse associato in modo fortemente positivo al funzionamento del cervello era un fatto già ben noto e già dimostrato in precedenti ricerche.
Dopo una scrupolosa analisi, i ricercatori israeliani hanno verificato che anche le persone con un’istruzione bassa ma con più lingue conosciute all’attivo hanno un cervello in ottima salute.
In sostanza, se il livello di istruzione è un fattore anti invecchiamento molto importante, il numero di lingue parlate lo è ancor di più.

I risultati della ricerca non stupiscono affatto poiché non fanno altro che avvalorare un pensiero piuttosto ovvio. Chi parla più di una lingua esercita il cervello con maggior frequenza rispetto ad un individuo monolingue ed ha quindi meno probabilità di soffrire problemi della sfera cognitiva con il passare del tempo. L’uso contemporaneo di varie lingue può creare nuove connessioni nel cervello che contribuiscono al suo mantenimento.
I risultati della ricerca non sono che un primissimo passo. Altre ricerche dovranno essere fatte in altre parti del mondo riguardo a questa tematica per corroborare i risultati ottenuti dall’équipe della Dott.ssa Kavé.
Ad ogni modo, indipendentemente dall’evitare problemi cognitivi in vecchiaia, apprendere una nuova lingua è positivo a tutte le età e, qualsiasi sia il motivo che spinge a farlo, non c’è bisogno di una ricerca scientifica per affermare che se ne otterranno unicamente benefici.

Le lingue più difficili da imparare

 Categoria: Le lingue

Esistono diverse migliaia di lingue vive e una miriade di dialetti nel mondo.
Stabilire qual è la più difficile o il più difficile non è certo semplice, anzi è proprio impossibile poiché non esiste una risposta esatta, ma infinite risposte esatte.
Il grado di difficoltà di una lingua è estremamente soggettivo e dipende da molti fattori. Il primissimo è la diversità fra la lingua che si vuole studiare e la nostra. Per noi italiani è relativamente semplice imparare lo spagnolo, il francese o il portoghese a dispetto della struttura grammaticale complessa che contraddistingue queste lingue.
Al contrario, imparare il danese sarà una passeggiata per un norvegese o per uno svedese ma sarà un’impresa improba per un italiano.

L’attitudine individuale è un altro fattore importante. Alcune persone hanno un talento naturale per imparare nuove lingue, mentre altre hanno difficoltà già a partire dalle prime lezioni base. Altri fattori come l’ambiente, il metodo di studio, l’insegnante, gli strumenti utilizzati e le motivazioni giocano un ruolo decisivo nel rendere l’apprendimento di una lingua un compito più o meno facile.
Per noi italiani, a mio avviso, le lingue più difficili da imparare a livello europeo sono il basco e l’ungherese, seguiti dalle lingue baltiche e da quelle scandinave.
Un dato che salta all’occhio da questa piccola lista è che tutte quante utilizzano l’alfabeto latino, pertanto la grafia sembra non essere un fattore decisivo nel determinare la difficoltà. È un fattore sicuramente importante ma non decisivo.

Su scala mondiale, tra quelle più conosciute, secondo me le più ostiche sono il giapponese e l’arabo. Il giapponese ha due alfabeti con 46 caratteri ciascuno (quello italiano ne ha solo 21) e la sua grammatica è estremamente complessa. L’arabo non è da meno: la grafia, la grammatica, la coniugazione dei verbi, la disposizione delle parole presentano moltissime difficoltà. Secondo una recente ricerca, per imparare piuttosto bene una di queste due lingue sono necessarie almeno 2.200 ore, il che significa che se una persona decidesse di dedicare un’ora al giorno del proprio tempo tutti i giorni dell’anno (fine settimana compresi!), impiegherebbe nell’impresa più di sei anni.

Autore dell’articolo:
Marco Storri
Traduttore danese>italiano
Århus, Danimarca

La lingua del pianto

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Recentemente, alcuni ricercatori francesi della Scuola Normale Superiore del Centro Nazionale di Ricerche Scientifiche di Parigi e alcuni ricercatori tedeschi delle Università di Wurzburg e Leipzig, hanno pubblicato un articolo sulla rivista “Current Biology”, nel quale hanno descritto i risultati di una ricerca condotta su un campione di 60 neonati, 30 dei quali con genitori francesi e 30 con genitori tedeschi.
L’obiettivo della ricerca era dimostrare che i bambini, quando sono nel ventre materno, riescono a sentire le voci delle proprie madri. Non solo, sarebbero anche in grado di percepire la diversa intonazione nel parlare e di conseguenza potrebbero intuire le emozioni contenute nei messaggi vocali!

Per dimostrare la veridicità delle loro teorie hanno analizzato attentamente il pianto dei neonati e hanno riscontrato una chiara differenza fra i due gruppi. Mentre i bambini con genitori francesi piangevano con i suoni tipici di una curva melodica ascendente, quelli tedeschi lo facevano con un tono discendente, caratteristiche chiaramente identificabili nelle loro lingue native.
Secondo i ricercatori, questi risultati dimostrerebbero che i neonati non solo sono capaci di produrre melodie diverse di pianto ma che addirittura sono in grado di riprodurre la melodia tipica della lingua che hanno ascoltato durante la loro vita fetale, nell’ultimo trimestre di gravidanza. È stato infatti dimostrato che prima di detto periodo è fisicamente impossibile che ciò avvenga.

Questi dati, in contrasto con quanto sostenuto dalle teorie ortodosse, pongono l’accento sull’importanza del pianto dei bambini come base per lo sviluppo del linguaggio.
Prima di questo studio, era stato dimostrato che l’esposizione dei bambini alla lingua dei genitori influiva nelle percezioni dei primi, però si riteneva che la lingua influenzasse la produzione di suoni più tardi.

Autore dell’articolo:
Paolo Cantini
Traduttore en/de>it
Villafranca Padovana (PD)

I classici della traduzione (9)

 Categoria: Storia della traduzione

JOSÉ ORTEGA Y GASSET (1883 – 1955)
Miseria e splendore della traduzione

Alcuni dicono che sia pressoché impossibile tradurre certi pensatori tedeschi e suggeriscono che si intraprenda uno studio per verificare quali di essi possano essere tradotti e quali invece no. Tradurre non è forse un desiderio inevitabilmente utopistico? Scrivere bene è un’azione di ribellione contro la società. Il traduttore solitamente è un codardo che per timidezza ha scelto la sua professione. Come si comporterà nei confronti del testo ribelle? Forse è troppo chiedergli di essere anch’egli ribelle e per conto di altri? La codardia avrà il sopravvento e gli impedirà di contravvenire alle regole grammaticali, anzi, farà esattamente il contrario: lo scrittore tradotto verrà chiuso nel carcere del linguaggio standard.

È pertanto un’utopia ritenere che due parole di due lingue diverse che nel dizionario vengono indicate come traduzione l’una dell’altra si riferiscano proprio ai medesimi oggetti. È ovvio che due lingue nate e cresciute in ambienti distinti e con esperienze diverse, non siano congruenti.
Il pessimo utopista non perderà troppo tempo a riflettere su come si deve tradurre, inizierà a farlo senza esitare. Questo è il motivo per cui quasi tutte le traduzioni realizzate fino ad oggi non sono buone. Al contrario, il buon utopista ritiene che, anche se è auspicabile che gli uomini si liberino dalla distanza alla quale le lingue li sottomettono, è improbabile che ci si possa riuscire; e così bisogna limitarsi ad un risultato approssimativo.

La lingua pone non solo delle difficoltà nell’espressione di alcuni pensieri ma rende difficile anche la ricezione di altri, dirigendo la nostra intelligenza altrove. Occorre partire dal correggere alla radice l’idea di quello che può e quello che dev’essere una traduzione. Se essa viene percepita come un’operazione magica grazie alla quale un testo scritto in una lingua risorge all’improvviso in un’altra, siamo perduti. La traduzione non è una copia del testo di partenza, non deve ambire a divenire la stessa opera con un lessico distinto. La traduzione non fa nemmeno parte dello stesso genere letterario dell’opera dalla quale deriva. È d’obbligo porre l’accento su quest’aspetto e sostenere che la traduzione è un genere letterario a sé stante, diverso da tutti gli altri, con le proprie regole e le proprie finalità.

Potete trovare altri classici della traduzione nella categoria “Storia della traduzione”.

Tariffe di traduzione

 Categoria: Traduttori freelance

Non esiste un listino delle tariffe di traduzione valido per tutte le stagioni. I prezzi variano a seconda delle capacità, delle combinazioni linguistiche, dei settori di specializzazione, della rapidità di esecuzione, ecc. Ci sono però delle regole non scritte che sarebbe bene seguire.
Una di queste è che non è giusto (soprattutto nei confronti dei clienti ma anche nei confronti dei colleghi) che un traduttore neolaureato richieda la stessa tariffa di un traduttore con esperienza pluriennale.
Un traduttore professionista, per diventarlo, ha intrapreso un percorso lungo e difficoltoso, facendo formazione nei momenti in cui non aveva incarichi, cercando di offrire quello che la concorrenza non offriva, dando il meglio di sé sempre e comunque in ogni traduzione, ascoltando i consigli dei colleghi, sbagliando e imparando dagli errori fatti. Un traduttore appena uscito dall’università, per diligente e talentuoso che sia, non ha alle spalle il trascorso di un collega più anziano.

Ciò detto, non è nemmeno giusto che un traduttore inesperto accetti compensi da fame solo per il fatto di non avere esperienza.
Purtroppo, i casi di palese sfruttamento della manodopera sono all’ordine del giorno, gli episodi sono tutt’altro che isolati. Ad ogni modo, occorre vedere sempre il bicchiere mezzo pieno e pensare che non tutto il male viene per nuocere. Talvolta, infatti, il danno derivante dall’aver accettato un incarico a un prezzo ridotto, viene più che compensato dal ritorno in termini di esperienza. Dopo aver lavorato per qualche tempo “sottocosto”, arriva un momento nel quale un traduttore non è più un traduttore neolaureato e può chiedere una tariffa di traduzione consona alle proprie capacità. Ma come si fa a capire che quel momento è arrivato e dobbiamo smettere di accettare incarichi mal retribuiti? Anche in questo caso non c’è una risposta magica, dipende dall’esperienza del singolo. Il punto cruciale credo sia l’aggiunta di valore alla traduzione che ci è stata affidata. Se il nostro apporto fa la differenza, è giusto essere ben remunerati, indipendentemente dalla nostra esperienza lavorativa e dal tipo di formazione ricevuta.

Normalmente, però, si può essere in grado di aggiungere valore ad una traduzione solo dopo anni di esperienza, nei quali ci si è formati, specializzati e si sono commessi gli errori che ci hanno permesso di acquisire le competenze necessarie ad offrire un servizio di qualità. Una volta giunti a questo traguardo, probabilmente il lavoro non ci mancherà e potremmo permetterci di dire di no se un lavoro non ci stimola. Sì perché a volte, anche se si è esperti, l’accettazione di un lavoro non è solo una questione di prezzo, ma di stimoli. Uno degli aspetti più importanti nel lavoro è l’essere motivati da ciò che si fa. Si può anche lavorare per una tariffa di traduzione bassina se ci interessa il progetto e crediamo che possa farci acquisire esperienza e rendere ancor più appetibile il nostro Curriculum Vitae. Però nel frattempo dovremo compensare con altri lavori ben remunerati se vogliamo vivere di traduzione.

Autore dell’articolo:
Stefano Mariotti
Traduttore en/fr>it
Ferruccia (PT)

Le parolacce nelle traduzioni di sottotitoli

 Categoria: Tecniche di traduzione

Pochi giorni fa mi è capitato di dover sottotitolare in italiano un cortometraggio in spagnolo. La storia era ambientata nei bassifondi di una cittadina andalusa e il linguaggio utilizzato era estremamente scurrile, tanto per usare un eufemismo.
A dispetto di aver sempre creduto nell’importanza della fedeltà al testo originale, in questa particolare circostanza ho avuto la netta sensazione che se avessi tradotto in italiano tutte le volgarità proferite si sarebbe prodotto negli spettatori un effetto diverso da quello prodotto dall’originale. Per questa ragione, d’accordo con il committente della traduzione, ho deciso di mitigare l’utilizzo delle parolacce, omettendone alcune e “addolcendo” il significato di altre.

Nonostante ciò, dopo aver visto il cortometraggio montato con i sottotitoli, l’impatto è stato comunque molto forte. La massiccia presenza di parole volgari rendeva il corto davvero difficile da digerire. La spiegazione che mi sono dato è che il linguaggio scritto ha una valenza molto superiore a quello orale. Una volgarità scritta sullo schermo assume una connotazione molto più aggressiva di una parola appena sussurrata o pronunciata frettolosamente che magari si percepisce appena.

Per ottenere l’effetto desiderato senza esagerare né in un senso né in un altro, occorre calibrare in modo adeguato la gittata delle parole, considerando che il peso semantico che hanno quelle lette è molto maggiore del peso di quelle ascoltate. Il problema è che conservare le sfumature colloquiali per mezzo di stringhe di testo ridotte è un compito tutt’altro che semplice. Tra le tante difficoltà che comporta la traduzione dei sottotitoli, rispetto alla traduzione di un testo standard quella di riflettere l’oralità attraverso una sorta di “riassunto scritto” è probabilmente quella principale, soprattutto quando il linguaggio utilizzato è molto scurrile. Per il traduttore una parolaccia è doppiamente “accia”: lo è intrinsecamente in quanto semanticamente negativa e lo è in quanto a difficoltà di traduzione, poiché spesso comporta molte più problematiche rispetto alla traduzione di una parola “normale”.

Autore dell’articolo:
Piergiorgio Cavallari
Traduttore en/es>it
Teramo

L’importanza vitale delle traduzioni mediche

 Categoria: Servizi di traduzione

Come tutti sanno, il compito di un traduttore specializzato in campo medico o farmacologico è molto delicato ed importante. Anzi, è proprio il caso di dire che il suo ruolo riveste un’importanza vitale, nel vero senso della parola. I componenti di un farmaco, il dosaggio, le controindicazioni, la posologia, il tipo di pazienti ai quali è destinato, o, ancora, le istruzioni per il montaggio e quelle per l’utilizzo di un apparecchio elettromedicale, sono testi che influiscono in modo decisivo sulla salute e sulla qualità di vita delle persone.

Quando un farmaco arriva sugli scaffali delle farmacie, significa che ha passato indenne tutte le procedure di controllo messe in atto dalla casa produttrice e dalle autorità sanitarie, che prendono tutte le precauzioni del caso, ivi compreso il controllo delle traduzioni dei testi.
A volte però il farmaco è di carattere sperimentale e viene importato direttamente da un altro paese di lingua diversa. Quando ciò avviene e della traduzione viene incaricata un’agenzia, essa dev’essere molto attenta nella ricerca dei traduttori e, successivamente, nel monitoraggio del loro lavoro.

La traduzione medica e la traduzione farmaceutica sono discipline delicatissime ma, contrariamente a quanto si potrebbe pensare d’impulso, non sono certo le uniche discipline nelle quali la vita, la salute o la sicurezza umana dipendono da un testo tradotto. Basti pensare all’aviazione o ad altri sistemi di trasporto individuali o di gruppo. Se i progetti o i manuali di manutenzione o di sicurezza di un mezzo di trasporto sono stati tradotti male, si possono generare seri problemi. O ancora, in ambito legale un piccolo errore di traduzione può compromettere un’intera causa.

In tutti questi settori e in molti altri a cui non abbiamo fatto riferimento, è di cruciale importanza che i traduttori siano veramente dei professionisti e prendano il proprio lavoro con la massima serietà possibile, poiché da esso dipendono le vite di molti loro simili.

L’Epifania, che tutte le feste si porta via

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Stanotte la Befana è passata dalle nostre case riempiendo di dolcetti le calze dei bambini buoni e di carbone quelle dei bambini cattivi. Anche con gli adulti la vecchietta non è stata equanime.
Ad alcuni ha ricordato che il giorno dopo non sarebbero dovuti andare a lavoro e avrebbero potuto prolungare le ferie per altri tre giorni, mentre ad altri, forse più cattivi ma con ogni probabilità semplicemente più sfortunati, ha ricordato di mettere la sveglia per il traumatizzante rientro sul lavoro del venerdì mattina. Costoro si consolino: è sì vero che a loro domattina toccherà l’ingrato compito di alzarsi per andare a lavoro, ma è anche vero che ad altri è andata persino peggio. Si tratta dei colleghi che non hanno mai smesso di lavorare durante tutto il periodo delle festività, e, come se non bastasse, nelle loro case la Befana non è neppure passata. Secondo lei era inutile annunciare la fine delle feste a persone per le quali le feste non erano praticamente mai iniziate…

La traduzione delle parole in dialetto

 Categoria: Tecniche di traduzione

Per un traduttore letterario, la traduzione delle parole in dialetto rappresenta sempre un grosso ostacolo. Come direbbe un nostro famoso collega “tradurre un dialetto non è un problema senza soluzione, anzi, le difficoltà derivano proprio dal fatto che esistono molte soluzioni, anche se tutte insoddisfacenti”.
Iniziamo la nostra analisi dalla definizione di dialetto. Molto sinteticamente, un dialetto è una varietà linguistica utilizzata dagli abitanti di una determinata area geografica. Più tecnicamente, per dirla con Aloiv, un dialetto è una “modalità adottata da una lingua in un certo territorio, all’interno del quale viene delimitata da una serie di isoglosse”. Una definizione meno dotta ma molto efficace è quella data da Chomsky: “Una lingua senza né passaporto né esercito”.

Perché un dialetto pone ostacoli difficili da superare? Distinguiamo tre casi:

1) il testo da tradurre è interamente in dialetto. Questo è il caso che paradossalmente presenta meno problemi. Molto semplicemente, dev’essere eseguita una traduzione dal dialetto in questione alla lingua desiderata. Meglio ancora sarebbe tradurre ad un dialetto esistente ma poco conosciuto di questa. Si otterrebbe in questo modo un doppio effetto: da un lato si rispetterebbe la scelta espressiva dell’autore (non scrivere nella lingua nazionale), dall’altro non si creerebbe un collegamento illogico tra una vicenda che si svolge in un paese straniero e un dialetto della lingua di destinazione della cui appartenenza ad una precisa zona geografica tutti i lettori sono consapevoli. La difficoltà sta nel trovare un traduttore che abbia i requisiti linguistici adeguati, ovvero conosca alla perfezione il dialetto in cui è scritta l’opera e conosca alla perfezione il dialetto verso cui occorre tradurla, cosa niente affatto scontata.

2) Nel testo sono presenti solamente alcune parole o frasi in dialetto. Anche in questo caso l’ideale sarebbe tradurre quelle parti facendo ricorso ad un dialetto poco conosciuto della lingua di destinazione. Quello che però non abbiamo detto al punto precedente è che un dialetto con queste caratteristiche spesso non esiste. In questo caso si può superare l’ostacolo giocando un po’ con le parole, in modo particolare con l’ortografia. Per esempio trasformando le “C” occlusive e le “CH” in “K”, le “SC” in “SH”, le “G” coarticolate in “J”, alcune “I” in “Y”, e così via. L’importante è che il lettore si renda conto che i personaggi parlano un dialetto coerente e diverso dalla lingua nazionale.

3) Nel testo sono presenti capitoli interi o comunque parti consistenti in dialetto. Questo è il caso più complesso per il traduttore. Come per i due casi precedenti, una soluzione ottimale sarebbe utilizzare un dialetto poco conosciuto ma, come abbiamo detto, è raro trovarne uno che lo sia realmente. Per il povero traduttore probabilmente la soluzione meno dolorosa è sostituirlo con un linguaggio marcatamente colloquiale.

Autore dell’articolo:
Letizia Gironi
Traduttrice maltese>italiano, arabo>italiano
S.Giovanni Valdarno (AR)

Il blog sulla traduzione diventa di tutti

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Nel mese di dicembre abbiamo pubblicato in rete vari comunicati stampa per dare un certo risalto mediatico all’evento odierno, ovvero l’apertura del nostro blog ai contributi esterni. Questo piccolo spazio dedicato alla traduzione è nato in sordina nel giugno 2009 ma, a distanza di circa un anno dalla sua nascita, ha iniziato ad ottenere un discreto riscontro in termini di accessi e di interesse suscitato. Per questo motivo, gli utenti del blog (per lo più addetti ai lavori) negli ultimi mesi ci hanno chiesto sempre più insistentemente di dar loro la possibilità di pubblicare articoli. Dopo aver riflettuto a lungo sul da farsi, abbiamo deciso di assecondare le loro richieste: da oggi il blog sulla traduzione diventerà di tutti, chiunque potrà dare sfogo alla propria vena di scrittore e potrà inviarci un articolo.
Si tratta di un cambio di direzione molto significativo poiché finora gli articoli sono stati scritti esclusivamente da personale interno all’agenzia. Come si suol dire: “anno nuovo, vita nuova”.

Ovviamente, non tutti gli articoli che ci arriveranno verranno pubblicati. La pubblicazione infatti non è automatica come in molti altri siti, gli articoli verranno pubblicati solo se la redazione li riterrà in linea con i requisiti minimi richiesti. In fondo agli articoli approvati, qualora gli autori lo desiderino e ne facciano richiesta, verranno inseriti i loro nomi, i loro cognomi, la provenienza e la qualifica.
Il fatto che ogni articolo sarà oggetto di valutazione permetterà di mantenere alta la qualità dei contenuti. Non ci interessa riempire le pagine del blog, il nostro obiettivo di lungo periodo è quello di far sì che esso diventi un punto di riferimento in rete per chi opera nel settore della traduzione, un luogo dove trovare informazioni utili, comunicare notizie di interesse pubblico, discutere di varie tematiche, trovare collaboratori per progetti da svolgere a più mani, dare consigli, condividere esperienze e molto altro ancora.
Affinché questo spazio acquisisca tale importanza è indispensabile che gli articoli siano scritti in modo corretto, che siano interessanti e che in redazione ne giungano molti. Solo così, chi si è occupato finora della stesura della articoli, potrà dedicarsi all’aspetto cruciale di ogni blog che si rispetti, ovvero la moderazione dei commenti, che per il momento sono disabilitati a causa della scarsità di risorse a nostra disposizione.

Ringraziamo sentitamente tutti coloro che con i loro articoli contribuiranno a far crescere il blog sulla traduzione, nella speranza che esso raggiunga quanto prima gli obiettivi che ci siamo prefissi.