Traduzione di menù

 Categoria: Servizi di traduzione

Vi è mai capitato di mangiare in un ristorante all’estero e non aver capito assolutamente niente di quello che c’era scritto nel menù? Sicuramente sì e con ogni probabilità la cosa non vi ha fatto molto piacere. Magari non siete riusciti a capirvi nemmeno col cameriere e quello che vi hanno portato non era affatto quello che volevate.
Siamo pronti a scommettere che non avete rimesso piede in quel ristorante e, al vostro ritorno in patria, parlando del vostro soggiorno con amici, parenti e colleghi, non gli avete certo fatto una buona pubblicità.
Purtroppo, la traduzione dei menù, a nostro avviso un aspetto della ristorazione tutt’altro che secondario, viene ancora molto sottovalutato dalla maggior parte dei gestori. Sono ancora troppo pochi quelli che investono nella traduzione dei loro menù e, fra quei pochi, ve ne sono alcuni che, pur capendo l’importanza di farlo, per risparmiare si affidano a traduttori improvvisati e spesso ottengono effetti controproducenti.

Finché si tratta di tradurre nomi di piatti internazionali, il compito è relativamente semplice per chi opera nel settore da tanto tempo, ma le cose si complicano decisamente quando nel menu sono presenti ricette particolari o piatti tipici locali che, per loro stessa natura, talvolta richiedono una traduzione preliminare dal dialetto locale all’italiano.
Probabilmente la nostra sarà deformazione professionale ma ci imbattiamo molto di frequente in traduzioni alle soglie del ridicolo e non riusciamo a capirne il senso.
Perché rendere ai clienti e ai camerieri la vita difficile laddove con una semplice traduzione il problema sarebbe in gran parte risolto? Ci sarebbero molti meno disguidi e si otterrebbe un miglioramento della propria immagine poiché il cliente farebbe sicuramente una buona pubblicità al ristorante. Inoltre, anche le guide specializzate apprezzano i menù tradotti in più lingue e danno maggior importanza ai ristoranti che li adottano.

L’Italia è uno dei paesi che attraggono il maggior numero di turisti. È evidente che i ristoranti delle città d’arte o dei luoghi di villeggiatura dovrebbero avere un menù tradotto in molte lingue, non solo in inglese.
In città come Roma, Firenze, Venezia o Milano, un ristorante che voglia lavorare con clientela straniera, non può prescindere dall’avere un menù tradotto in almeno cinque o più lingue.
Ad ogni modo, vista la fama della cucina italiana all’estero, tutti i ristoranti, anche quelli con una frequentazione sporadica da parte di turisti stranieri, dovrebbero avere, come minimo, un menù tradotto in inglese, che è la lingua del turismo per eccellenza. Non tradurre il proprio menù in inglese arreca un piccolo danno al settore nel suo complesso e vanifica gli sforzi fatti dai singoli per cercare di offrire un buon servizio e un’alta qualità gastronomica.
I ristoratori, rivolgendosi a un’agenzia di traduzione, con un investimento minimo risolverebbero gran parte delle problematiche di comunicazione con i clienti stranieri, evitando incomprensioni o brutte figure ed ottenendo un sicuro beneficio in termini di immagine.

I classici della traduzione (8)

 Categoria: Storia della traduzione

BENEDETTO CROCE (1866 –1952)
Indivisibilità dell’espressione in modi o gradi e critica della retorica

Qualora per traduzione s’intenda il travasamento di un’espressione da una lingua ad un’altra, come il travasamento di un liquido da un vaso ad un altro di forma differente, la traduzione è impossibile. Una traduzione o sminuisce e guasta oppure crea una nuova espressione. Un’espressione elaborata in precedenza in forma estetica può essere rielaborata logicamente in un’altra forma altrettanto estetica, ma comunque nuova. Una buona traduzione è un’approssimazione dell’originale che ha valore d’opera d’arte in quanto può stare da sé.
Le traduzioni non estetiche, come quelle parafrastiche o quelle letterali, sono invece da considerarsi meri commenti alle espressioni originali, traduzioni che non riproducono le suddette espressioni originali, ma producono espressioni simili e più o meno vicine ad esse.
Le traduzioni di questo tipo sono semplici strumenti per una prima analisi delle opere originali, ma la comprensione del significato più profondo delle medesime può avvenire solo studiandole nella lingua in cui sono state scritte.

Potete trovare altri classici della traduzione nella categoria “Storia della traduzione”.

Traduzione blog

 Categoria: Servizi di traduzione

Un blog visitato quotidianamente da moltissime persone, se gestito in modo efficace, può diventare un vero e proprio affare. Tuttavia, far emergere un blog dall’anonimato e riuscire ad ottenere certi risultati è piuttosto arduo. Oggigiorno il blogging è un’attività che, se fatta a scopo di lucro, nella maggior parte dei casi richiede molti più sacrifici rispetto ai reali benefici che apporta in termini economici.
Ad ogni modo, dopo aver investito tanto tempo su un blog, prima di abbandonarlo al suo destino, si può fare ricorso a internet per trovare degli spunti che permettano di renderlo più visibile.
Ci sono migliaia di articoli pubblicati in rete sulle strategie da adottare per far volare un blog che non riesce nemmeno a decollare. Si parla dei contenuti da trattare, dell’importanza dei titoli degli articoli, della frequenza con la quale dovrebbero essere pubblicati, della loro lunghezza e del tipo di formattazione da privilegiare. Tra i tanti consigli che vengono dati ai lettori, c’è anche quello di tradurre il blog in inglese e in altre ingue.
L’inglese è la terza lingua più parlata del mondo come prima lingua, è la seconda lingua per il 94% dei non madrelingua in tutto il pianeta e, ancor più importante nel contesto di quest’articolo, è in assoluto la prima lingua del web, come avevamo commentato nell’articolo “Le prime dieci lingue del web” del 09 giugno. Da quanto detto appare evidente che la pubblicazione di articoli in inglese su un blog non possa che far aumentare le sue visite e i potenziali guadagni del blogger.

La maggior parte delle persone comprende l’importanza di tradurre un blog, ma quasi tutte commettono lo stesso grave errore: utilizzano software di traduzione automatica.
Come tutti sanno, la qualità delle traduzioni che questi strumenti sono in grado di fornire è davvero molto scarsa. Ciononostante, la stragrande maggioranza dei blogger se ne infischia e pubblica comunque gli articoli tradotti in automatico credendo di ottenerne benefici in termini, se non di qualità del blog, almeno di accessi.
Il fatto è che le traduzioni automatiche dei blog non forniscono assolutamente nessun tipo di beneficio in termini di accessi, si tratta di strumenti del tutto inutili in questo senso. Perché? Perché Google utilizza degli algoritmi di controllo grammaticale, ortografico e semantico che riescono facilmente a individuare frasi sconnesse e periodi sconclusionati. I siti che utilizzano un linguaggio approssimativo non hanno alcuna possibilità di ottenere successo e pertanto la traduzione di un blog in inglese o in altre lingue utilizzando un programma di traduzione online è perfettamente inutile.
L’unico vero investimento che può portare dei benefici reali è la traduzione del blog realizzata da un traduttore. Non è detto che si tratti di un investimento oneroso, le tariffe di un traduttore non sono sempre alte. Ad esempio, i traduttori neolaureati all’inizio della loro carriera hanno tariffe abbordabili e possono essere la soluzione ideale per fornirvi la traduzione multilingue del vostro blog e mettervi così in condizione di conquistare i lettori di tutto il mondo.

Le poesie: rompicapo per traduttori

 Categoria: Problematiche della traduzione

La scorsa settimana, così come molte altre volte in passato, abbiamo parlato delle difficoltà nel tradurre testi che contengano giochi di parole, metafore, rime, alliterazioni, acrostici, palindromi, insomma i classici rompicapo dei traduttori. Fra i testi più rognosetti abbiamo spesso annoverato le poesie e le barzellette, anche se le prime, in genere, comportano problemi infinitamente più grandi.

Le poesie, infatti, anche in assenza di rime o comunque decidendo di non mantenerle nella versione tradotta (sacrilegio!), hanno una metrica, una cadenza, un ritmo che difficilmente possono essere ricreati con la traduzione. A differenza di un testo “normale”, dove con qualche accorgimento si possono trovare sinonimi perfetti o comunque parole simili che non stonino più di tanto, una poesia è una sorta di cassaforte la cui combinazione è un insieme di parole uniche disposte secondo una sequenza altrettanto unica. Per aprirla senza danneggiarla è necessario ripetere quella particolare sequenza in un’altra lingua. La si può aprire anche a martellate o con la fiamma ossidrica però dopo aver utilizzato metodi così drastici la cassaforte non è più la stessa, ne abbiamo creata un’altra più brutta e malridotta. Talvolta, qualche traduttore in gamba, modificando la struttura della cassaforte attraverso ingegnosi stratagemmi, riesce a trovare il modo di aprirla e di renderla, in qualche caso, persino più bella. Il fatto però è che si tratta di un’altra cassaforte, non è più la stessa. Non siamo più in presenza di un testo tradotto ma di una nuova poesia a tutti gli effetti. Che sia più bella è del tutto secondario.

Ma allora come possiamo risolvere il problema? Dovremmo studiare decine di lingue per poter leggere le poesie direttamente nella lingua dell’autore? Non basterebbero cento vite. Meglio rassegnarsi all’imperfezione e poter assaporare il gusto dei poeti stranieri piuttosto che rimanere a bocca asciutta. Se nessun traduttore si fosse preso il disturbo di tradurli, non avremmo mai potuto conoscere i poeti russi, i classici greci, i sonetti latini o gli haiku giapponesi. E anche se talvolta il risultato non è perfetto crediamo sia doveroso continuare a tradurre certe opere.
Le barzellette invece potremmo anche evitare di tradurle, la loro importanza culturale è minima e, inoltre, ogni paese o regione ha il proprio codice umoristico, non è detto che quello che fa ridere in Giappone faccia ridere in Italia e viceversa, pertanto non riteniamo affatto necessario tradurre le barzellette. Ognuno si tenga le proprie con buona pace degli altri.

La formazione dei traduttori

 Categoria: Storia della traduzione

A dispetto del fatto che la traduzione abbia costituito uno dei principali motori dello sviluppo culturale nel corso della storia, essa è sempre stata sminuita del suo vero valore.
Sebbene l’esercizio traduttivo esista da tempo immemore (alcuni direbbero che è antico quanto il linguaggio stesso), i centri dedicati al suo insegnamento esistono da poco più di cinquanta anni. In poche aree del sapere troviamo una attività così ampiamente praticata come la traduzione e con un percorso didattico così recente. Il motivo principale di questa ancestrale mancanza di interesse per la formazione dei traduttori è da ricercare nel modo in cui i profani di questa materia hanno da sempre semplificato la complessità dell’attività di traduzione. A lungo ha prevalso la convinzione che la traduzione consistesse in una sorta di esercizio intuitivo realizzabile anche in modo autodidattico da individui la cui unica prerogativa era la conoscenza di una lingua straniera.

Fino a qualche anno fa, non era infrequente imbattersi in individui che, seguendo percorsi del tutto casuali, entravano nel settore della traduzione per trovare una fonte di sostentamento economico. Le intrusioni professionali e gli atti vandalici nei confronti della lingua commessi da qualche traduttore improvvisato erano all’ordine del giorno. Inoltre, va detto che per molto tempo i diritti dei traduttori professionisti sono stati ben pochi, se non addirittura inesistenti. Fortunatamente, questo panorama è andato cambiando con il tempo. Sebbene la traduzione sia tuttora un’attività scarsamente remunerata, è indubbio che negli ultimi decenni si sia assistito ad un progressivo riconoscimento dell’importanza di questa professione. Basti pensare, per esempio, alla frequenza con la quale vengono menzionati i nomi dei traduttori nelle rassegne letterarie (sempre troppo poco diranno molti). Frutto di questo riconoscimento sociale è, senza dubbio, l’aumento dei centri dedicati alla formazione dei traduttori. In realtà, è difficile stabilire fino a che punto il fatto che i centri siano aumentati sia causa o effetto della presenza sempre più tangibile del traduttore nella nostra società. Ad ogni modo, è indiscutibile che la carriera universitaria che tutti i traduttori intraprendono al giorno d’oggi regala sempre più credibilità e prestigio alla categoria nel suo complesso.

Tipologie di studenti di lingue

 Categoria: Le lingue

In quest’articolo analizzeremo le tre principali tipologie di studenti di lingue: lo studente uditivo, lo studente visivo e lo studente tattile. Chi studia una lingua ottiene risultati migliori se riesce a capire a quale delle tre categorie appartiene poiché può calibrare il suo metodo di studio sulla base delle proprie caratteristiche e delle proprie preferenze.

Lo studente uditivo
Lo studente uditivo apprezza le lezioni in cui il professore fornisce spiegazioni e commenti. In genere è un persona silenziosa che preferisce ascoltare anziché parlare, si nutre delle parole degli altri. Attraverso l’ascolto delle parole pronunciate da altri, il tono della voce, la velocità e i riflessi, interpreta i significati soggiacenti alle espressioni usate e li aggiunge alle proprie conoscenze. Questo non vuol dire che rifugga il dialogo, anzi considera i dibattiti e i dialoghi con i compagni una strategia di apprendimento molto valida. Ciò che comunque predilige è l’ascolto, quindi considera ottimi tutti i testi ascoltabili come le canzoni, le trasmissioni radiofoniche e altri tipi di testi registrati. Per questo motivo non disdegna affatto l’autoregistrazione e il successivo ascolto. Per questo tipo di studente l’informazione scritta ha un valore minore, soprattutto se non è successivamente ascoltabile.

Lo studente visivo
Lo studente di questa categoria predilige lo stimolo visivo. Si siede in prima fila durante le lezioni perché non sopporta gli ostacoli che gli impediscono la vista come ad esempio le teste delle persone. Vuole vedere bene il professore mentre spiega, come muove la labbra per pronunciare le parole e come le scrive sulla lavagna. Anche i gesti gli rendono più facile la comprensione delle lezioni. Le immagini, i grafici, le illustrazioni, i lucidi e i video sono tutti strumenti che gli facilitano l’apprendimento e lo rendono più efficace.
Quando nella lezione viene utilizzato materiale visivo, lo studente visivo ha più possibilità di apprendere poiché il suo livello di concentrazione aumenta e si dimostra più interessato. Per questo tipo di studente l’ideale è prendere lezioni private individuali che gli permettano di focalizzare la propria attenzione su un unico interlocutore.

Lo studente tattile
Questi tipi di studenti imparano meglio se stimolati con attività pratiche. In genere si tratta di individui fisicamente molto attivi che si annoiano mortalmente durante le lezioni teoriche. Hanno grosse difficoltà a rimanere seduti a lungo e tendono a distrarsi con facilità.
Per quanto riguarda l’apprendimento delle lingue, per ottenere i migliori risultati da questo tipo di studente è auspicabile motivarlo con attività dinamiche come giochi di ruolo e laboratori di vario genere. In queste situazioni le sue potenzialità di apprendimento aumentano esponenzialmente poiché può parteciparvi attivamente anziché subire la lezione in modo passivo rimanendo seduto per ore. Lo stimolo massimo per questo tipo di studente è mettere in pratica fin da subito quanto appreso, soprattutto parlando.

Il concetto di intraducibilità

 Categoria: Problematiche della traduzione

Per affrontare l’argomento di cui abbiamo parlato nell’articolo di ieri, ossia il concetto di intraducibilità, abbiamo accennato alle problematiche che si possono incontrare in certe traduzioni di testi letterari. In particolare, abbiamo fatto riferimento alle difficoltà pressoché insormontabili che sorgono qualora si debba tradurre un lungo lipogramma.
La scelta del lipogramma come esempio per spiegare il concetto non è stata affatto casuale; abbiamo scelto volutamente qualcosa di veramente impossibile per rendere l’idea in modo efficace e lasciare un senso di impotenza nei fautori del “non esiste niente di intraducibile”.
Nell’articolo di oggi vogliamo trasmettere il medesimo concetto ma con un esempio estremamente più semplice, una freddura di una riga (per questo chiamata one-liner) tipica dello humor inglese:

“Do you know that girl whose whole left side was cut off? Well, she’s all right now.”

Le barzellette (o freddure) come questa, spesso racchiudono dei giochi di parole praticamente impossibili da rendere in un’altra lingua, soprattutto se la lingua è molto diversa.
Per chi non conosce l’inglese, la parola right ha molteplici significati fra cui “bene” e “destra”.
Se utilizzassimo la prima delle due accezioni (cioè “bene”) otterremmo: “conosci quella ragazza a cui è stata tagliata tutta la parte sinistra? Adesso sta bene”. A parte la situazione surreale, la traduzione è sicuramente corretta, il problema è che non fa ridere nessuno, viene tradito lo scopo per cui è stata scritta. Se invece traducessimo right con “destra” otterremmo: “conosci quella ragazza a cui è stata tagliata tutta la parte sinistra? Adesso è tutta destra”. In questo modo la traduzione, oltre a non far ridere, non avrebbe neppure alcun senso.
Magari scervellandosi e cercando parole diverse con significati simili si potrebbe anche riuscire a raggiungere un risultato accettabile ma non sarà mai e poi mai la stessa barzelletta.

La traduzione come percorso a ostacoli

 Categoria: Problematiche della traduzione

Con tutto il rispetto per la traduzione tecnica, senza la quale quest’agenzia non esisterebbe, tradurre un testo letterario è probabilmente un’esperienza più gratificante che tradurre un manuale d’istruzioni. Chi ha la grande fortuna di mantenersi lavorando nel campo della traduzione letteraria sa di cosa parliamo.
In alcuni casi, però, i traduttori letterari preferirebbero dover tradurre un manuale tecnico anziché i testi commissionati dagli editori. Non tanto per la “bruttezza” dei testi da tradurre, quanto per la difficoltà nel tradurli. Quando l’autore del testo decide di utilizzare rime, alliterazioni, acrostici, lipogrammi, palindromi e figure retoriche di vario genere, la traduzione si trasforma in un complicato percorso a ostacoli.

Gli ostacoli in certi casi possono essere superati (o comunque limitati) cercando un equilibrio fra le due esigenze fondamentali: da un lato il rispetto degli artifici linguistici che caratterizzano il testo e dall’altro il rispetto dei suoi contenuti.
In altri casi, raggiungere un compromesso soddisfacente fra le due esigenze è semplicemente impossibile, poiché il rispetto della struttura formale del testo genera nella traduzione contenuti completamente diversi o, viceversa, il rispetto dei contenuti rende difficilissimo il rispetto della struttura formale.

In questi casi non è affatto sbagliato parlare di “intraducibilità”.
Pensiamo, ad esempio, ad un lipogramma, cioè un testo in cui, per scelta dell’autore, non compare mai una vocale. L’intento di chi scrive è esplorare gli orizzonti espressivi della propria lingua, mentre il traduttore si muove in senso contrario, ovvero deve rimanere entro confini già delimitati. Se scrivere un testo di centinaia di pagine senza mai utilizzare una vocale è un’impresa improba, infinitamente più arduo (diciamo pure impossibile) è il compito del traduttore che deve percorrere un itinerario seguendo dei binari strettissimi e già tracciati.

Tecniche di interpretazione simultanea (2)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

L’interpretazione in retour di cui abbiamo parlato nel post di ieri è particolarmente utile nell’ambito di una riunione o una conferenza per fornire un relais tra le lingue meno conosciute e quelle più diffuse.
Ma che cos’è un relais? È l’interpretazione passando attraverso una terza lingua.
Quando un relatore si esprime in una lingua della quale non è fornita l’interpretazione diretta in una determinata lingua, per far sì che le sue parole vengano tradotte in quella lingua, un interprete può collegarsi ad un’altra cabina e sfruttare il lavoro di un collega.

Se, ad esempio, un relatore sta parlando in greco e, pur essendo presenti alcuni delegati svedesi in sala non è presente nessun interprete greco-svedese, un interprete inglese-svedese può ascoltare l’audio della cabina del collega greco-inglese ed eseguire la traduzione simultanea dall’inglese allo svedese. L’interprete traduce da una lingua diversa da quella utilizzata dal delegato, ma questo non comporta una grossa perdita di qualità.
Quando solamente uno o due interpreti conoscono una lingua non molto diffusa in modo passivo, si dice che essi sono i pivot (dal francese “perno”) per le altre cabine, che li utilizzano in relais. La tecnica del pivot in sostanza consiste nell’uso di una sola lingua come relais.

Un’altra tecnica di interpretazione simultanea è il cosiddetto cheval, dalla parola francese che significa “cavallo”. Si utilizza questa dicitura per indicare un interprete che sta “a cavallo” di due cabine nel corso di una stessa riunione, ossia lavora alternandosi in due cabine.
In genere ad ogni incontro sono presenti almeno due interpreti per lingua, ma se le lingue utilizzate in una riunione sono soltanto due, si può decidere di fare a meno di uno dei due utilizzando un interprete “cavallo” che traduce da e verso entrambe le lingue spostandosi da una cabina all’altra a seconda delle necessità.

Prima parte di questo articolo

Tecniche di interpretazione simultanea (1)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

In ambito europeo, la DGI, Direzione Generale Interpretazione, per poter garantire l’ampia gamma di soluzioni necessaria allo svolgimento di riunioni con 23 lingue ufficiali, utilizza tutte le tecniche di interpretazione simultanea esistenti.
Ieri abbiamo parlato del regime linguistico simmetrico (l’interpretazione è garantita da e verso tutte le lingue e ciò permette ai partecipanti di parlare e ascoltare nella loro lingua) e del regime linguistico asimmetrico (i partecipanti possono esprimersi in molte lingue ma l’interpretazione è fornita solo verso alcune).
Nell’articolo di oggi parleremo del retour (lo stesso interprete traduce da e verso due lingue) mentre in quello di domani parleremo del relais (interpretazione tra due lingue passando per una terza), del pivot (l’utilizzo di una lingua unica come relais) e dello cheval (un unico interprete lavora alternandosi in due cabine nell’ambito della stessa riunione).

Come brevemente accennato nel post di due giorni fa, generalmente gli interpreti di conferenza traducono verso la loro lingua attiva (cioè la loro madrelingua o Lingua A) a partire dalle loro lingue passive (Lingue C).
Tuttavia, alcuni interpreti, oltre alla propria madrelingua, hanno una conoscenza perfetta anche di una seconda lingua (definita Lingua B) che li mette in condizione di interpretare verso questa lingua partendo dalle altre lingue conosciute. Hanno cioè due lingue attive, anche se, per evidenti ragioni, spesso nella Lingua B non eseguono traduzioni in simultanea ma solo in consecutiva.
Sono pochi gli interpreti in grado di interpretare in due lingue e, quando ciò avviene, in gergo tecnico si dice che hanno un retour, un termine francese che significa “ritorno”. Molto rari sono i casi di interpreti che hanno più di due lingue attive.

Seconda parte di questo articolo

Regimi linguistici simmetrici e asimmetrici

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Quando in una riunione o in una conferenza tutte le lingue utilizzate dai partecipanti nel corso dei loro interventi vengono interpretate in tutte le lingue, il regime linguistico applicato viene definito, in gergo tecnico, completo e simmetrico. Se, ad esempio, in una riunione sono presenti partecipanti di 10 nazionalità diverse e viene garantita l’interpretazione verso tutte le lingue, siamo in presenza di un regime linguistico 10-10, con 10 lingue attive e 10 lingue passive.
In un regime linguistico simmetrico i partecipanti possono intervenire utilizzando liberamente la loro lingua e ascoltare, sempre nella loro lingua, la traduzione delle parole pronunciate dagli altri partecipanti.

In qualche caso, i partecipanti ad una riunione sono in grado di comprendere una lingua senza problemi ma non si sentono sufficientemente preparati per parlarla. Questa “abilità” può essere sfruttata per diminuire il numero degli interpreti necessari allo svolgimento della riunione e diminuirne i costi organizzativi. Nelle riunioni con pochi partecipanti le differenze in termini di costi non sono molto marcate, ma, nelle riunioni dove le lingue utilizzate sono molte, il risparmio è notevole. Si pensi, ad esempio, alle riunioni che si svolgono presso le istituzioni dell’Unione Europea dove le lingue ufficiali sono 23: per qualche riunione è necessaria la presenza di decine e decine di interpreti. Sfruttando le conoscenze linguistiche dei delegati, si possono diminuire drasticamente i costi di interpretazione.

Un regime linguistico nel quale si possono parlare più lingue di quelle di cui è possibile ascoltare l’interpretazione viene definito regime asimmetrico ridotto. Ovviamente, per poter utilizzare questo regime, è imprescindibile che tutti i partecipanti comprendano almeno una delle lingue attive. In gergo tecnico, una riunione con il regime EN-EL-FR-IT-ES-DE/EN-IT-ES è una cosiddetta “riunione 6-3”, in cui i partecipanti possono parlare inglese, greco, francese, italiano, spagnolo o tedesco, ma l’interpretazione è fornita solo in inglese, italiano e spagnolo.

Interpretazione: lingue attive e passive

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Nel nostro blog finora abbiamo parlato raramente di interpretazione poiché è un servizio che la nostra agenzia non fornisce direttamente.
Tuttavia, l’interpretazione (o interpretariato che dir si voglia) meriterebbe sicuramente più spazio, vista la strettissima parentela con la traduzione scritta.
Nell’articolo di oggi e in quelli dei prossimi giorni approfondiremo alcune tematiche cui abbiamo fatto riferimento in alcuni articoli pubblicati nell’ormai lontano agosto 2009.
In uno di quegli articoli facemmo un rapido accenno alla suddivisione fra Lingua A, Lingua B e Lingua C così come riconosciuta dall’AIIC, l’Associazione Internazionale Interpreti di Conferenza.

La Lingua A e la Lingua B sono le cosiddette lingue “attive”. Le lingue attive sono le lingue verso le quali l’interprete traduce partendo dalle altre lingue che conosce. In genere l’interprete lavora sia in traduzione simultanea che in consecutiva verso la Lingua A (che è la sua madrelingua) mentre verso la Lingua B, pur avendone una padronanza praticamente perfetta, preferisce tradurre solo in consecutiva. Ad ogni modo, vi sono interpreti che traducono sia in simultanea che in consecutiva verso entrambe le lingue.
Nell’ambito di riunioni o conferenze nelle quali vi siano degli interpreti a lavoro, la lingua attiva è quindi la lingua parlata dagli interpreti e ascoltata dai partecipanti.
La Lingua C, invece, è detta “passiva”. L’interprete la comprende perfettamente e la sa anche parlare bene, ma non ad un livello tale da poter interpretare verso di essa (o esse, nel caso ve ne siano più di una). In un incontro, la lingua parlata dai partecipanti e ascoltata dagli interpreti è quindi la lingua passiva.

Nell’articolo di domani continueremo a parlare di questa tematica.

Una lingua franca per la scienza

 Categoria: Le lingue

Una delle idee più diffuse in ambito scientifico è che tutta la letteratura importante di settore sia pubblicata in inglese. Se ciò fosse vero e a tale convinzione aggiungessimo la credenza popolare secondo cui tutti coloro che operano nel settore conoscono alla perfezione la lingua d’oltremanica, la scienza vivrebbe inevitabilmente in un regime di totalitarismo linguistico.
Fortunatamente, lo scenario apocalittico appena descritto non si è ancora prefigurato, siamo ancora piuttosto lontani, anche se non lontanissimi. La situazione attuale corrisponde più a una sorta di multilinguismo imperfetto, con una lingua al centro del sistema e le altre tutte intorno ad essa. Una sorta di stella intorno alla quale ruotano pianeti più o meno grandi. Se i pianeti si ribellassero e smettessero di seguire le loro orbite avvicinandosi troppo alla stella, verrebbero inceneriti dal suo calore.

I nostri lettori non ci fraintendano. Siamo assolutamente favorevoli all’adozione ufficiale di una lingua franca per la scienza che contribuisca alla diffusione internazionale delle conoscenze e che faccia da ponte fra le altre lingue. Esse però devono mantenere la piena autonomia nelle aree geografiche di competenza e all’interno di queste devono fungere da strumento di comunicazione e divulgazione. L’inglese dev’essere utilizzato principalmente per la comunicazione tra persone che parlino lingue molto diverse ma non deve mai aspirare a raggiungere il rango di lingua universale, adatta a qualsiasi uso, funzione e situazione.
Ovviamente siamo di parte ma riteniamo che l’appiattimento sia pericoloso per il multiculturalismo e non sia in nessun caso auspicabile. Il pluralismo linguistico è una risorsa fondamentale sia per le lingue ma anche e soprattutto per le culture dei vari paesi e la traduzione scientifica ne costituisce la principale forma d’arricchimento. Il monolinguismo universale non è altro che la versione linguistica della dittatura in politica, che non ci risulta abbia mai funzionato in nessun luogo e in nessuna epoca.

Spagnolo lingua ufficiale negli Stati Uniti?

 Categoria: Le lingue

Come tutti sanno, a seguito della massiccia immigrazione dall’America Centrale e dall’America Latina (dove si parla prevalentemente spagnolo), questa lingua è diventata, in pratica, una seconda lingua ufficiale negli Stati Uniti. I numeri relativi al censimento del 2006 parlano da soli. Secondo i dati raccolti, gli ispanoparlanti residenti sul suolo statunitense sarebbero più di 35 milioni. Si tratta di stime da rivedere al rialzo visto che nel frattempo il fenomeno migratorio, nonostante gli sforzi fatti per contrastarlo, non si è certo arrestato.
Il tasso di crescita annuale della comunità ispanica si aggira intorno al 4%, più del triplo del tasso di crescita della popolazione mondiale.
Questi numeri fanno sì che, attualmente, gli Stati Uniti siano il sesto paese del mondo per numero di parlanti spagnolo. Vi sono più ispanoparlanti negli Stati Uniti che in Venezuela o in Colombia!
Gli esperti sostengono che, a questi ritmi, entro il 2050, più del 25% della popolazione statunitense parlerà spagnolo.

Il dibattito riguardo alla “lingua nazionale” è aperto e siamo certi continuerà ad esserlo per moltissimi anni ancora. È molto probabile che in Stati a forte concentrazione ispanica (come la California o la Florida) si arriverà presto al bilinguismo.
La televisione, le riviste e i mezzi d’informazione in genere, già oggi offrono versioni tradotte per raggiungere un pubblico più vasto. Le multinazionali come McDonalds e la Coca-Cola spendono milioni di euro per tradurre e localizzare le campagne pubblicitarie e fare in modo che arrivino anche agli ispanici. Persino il presidente Barack Obama pronuncia i suoi discorsi anche in spagnolo.
In questo scenario, i traduttori spagnolo-inglese e inglese-spagnolo che risiedono negli States (e, perché no, anche i traduttori residenti all’estero) possono stare tranquilli: negli anni a venire a loro il lavoro non mancherà di certo. Le traduzioni, sia formali che informali, rappresentano infatti un business in fortissima crescita negli Stati Uniti e conitinueranno ad esserlo a lungo.

Neologismi e parole a rischio estinzione

 Categoria: Strumenti di traduzione

È da poco uscita la nuova edizione del celebre dizionario della lingua italiana “Zingarelli”, edito da Zanichelli. Accanto ai classici neologismi (parole nuove che entrano ufficialmente a far parte della lingua italiana) si segnala la presenza di 2900 parole a rischio estinzione. Si tratta di vocaboli il cui uso si è rarefatto nel tempo a causa dello scarso utilizzo da parte di giornali e tv, che di frequente li sostituiscono con sinonimi più semplici ma meno espressivi. Fra queste citiamo: “pavido”, “ineffabile”, “rigoglio”, “nitido” e “intrepido” che vengono abitualmente sostituiti dai più rassicuranti “pauroso”, “indescrivibile”, “lusso”, “chiaro” e “coraggioso”.

Come anticipato all’inizio dell’articolo, lo Zingarelli 2011 (edito nel 2010), oltre a segnalare la possibile dipartita di certe parole, si arricchisce di 1500 nuovi vocaboli, alcuni dei quali molto bizzarri. Fra questi vale la pena citarne alcuni: il “gollonzo”, un termine coniato dalla Gialappa’s Band per indicare un gol rocambolesco e fortunoso; il “barbatrucco”, una parola che proviene da lontano, ovvero dalla serie tv dei Barbapapà, nella quale i protagonisti si trasformavano grazie a un espediente ingegnoso, un “barbatrucco” appunto. E ancora: il “cinecocomero”, ovvero la variante estiva del “cinepanettone”, “archistar”, cioè “architetto celebre”, i “pinocchietti”, ossia i pantaloni sotto al ginocchio, i “fantasmini”, ovvero i calzini invisibili che si portano in estate, e moltissime altri ancora.

Trovare la giusta agenzia di traduzioni

 Categoria: Agenzie di traduzione

Un’azienda o un privato che non ricorrono abitualmente a servizi di traduzione, al momento in cui si trovassero ad aver bisogno di tali servizi, potrebbero incontrare qualche difficoltà nel reperire il fornitore adatto.
Trovare la giusta agenzia di traduzioni infatti non è così semplice come può sembrare e una ricerca su internet potrebbe trasformarsi in una grossa perdita di tempo.
Al di là della presenza sul web di truffatori, ciarlatani e incompetenti vari che non fanno certo onore alla categoria, anche le agenzie serie talvolta non forniscono i servizi desiderati dal cliente, pertanto è inutile chiamarle e perdere tempo.
Per limitare al minimo lo spreco di tempo e scremare il numero delle agenzie trovate nella ricerca è opportuno verificare direttamente sui loro siti se forniscono o meno il servizio al quale siamo interessati. Le tre domande chiave per restringere il campo sono:

1. Da quale lingua e verso quale lingua dev’essere effettuata la traduzione?
Se si tratta di lingue standard come l’inglese, lo spagnolo, l’italiano, il francese o il tedesco, la vostra ricerca non dovrebbe essere così difficile poiché la maggior parte delle agenzie lavora con queste lingue. Se, al contrario, si tratta di lingue meno conosciute, alcune agenzie di traduzione, a dispetto della loro grandezza o della loro visibilità sul web, potrebbero non essere attrezzate per eseguire traduzioni in quelle lingue. Verificate la lista delle lingue con cui lavorano prima di contattarle.

2. Il documento da tradurre contiene un linguaggio di tipo tecnico?
Alcune agenzie di traduzione offrono i propri servizi solo in certi campi. Alcune sono specializzate in traduzioni legali, altre in traduzioni finanziarie, altre ancora in traduzioni mediche e via dicendo.
Se il vostro documento contiene un linguaggio piuttosto tecnico, specifico di un settore in particolare, è probabile che molte agenzie non siano attrezzate per eseguire traduzioni di alta qualità in quel determinato campo. Verificate quindi quest’aspetto prima di contattarle.

3. Il documento richiede servizi speciali di formattazione o certificazione?
La risposta a questa domanda ridurrà non poco le vostre opzioni, poiché solo le agenzie di traduzione più grandi hanno una struttura che permette loro di offrire questo tipo di servizi. Possono infatti contare su esperti di informatica e di grafica in grado di maneggiare formati complessi nonché su traduttori abilitati a produrre traduzioni asseverate.

Siamo convinti che dopo aver valutato anche quest’ultimo aspetto, il ventaglio delle vostre opzioni sarà diminuito considerevolmente.