Il computer del traduttore

 Categoria: Traduttori freelance

Il computer è senza dubbio il principale strumento di lavoro dei traduttori. Non è necessario un computer con un hard disk di grandi dimensioni ma è consigliabile comprarne uno con una buona memoria RAM, per poter eseguire più operazioni contemporaneamente senza rallentare eccessivamente i processi. 2 gigabyte sono sufficienti ma attualmente in commercio si trovano anche modelli con più memoria.
Esistono molti tipi di schermo. Non ne consigliamo nessuno in particolare ma vi raccomandiamo che lo posizioniate davanti a voi e non di lato. Cercate inoltre di fare in modo che lo schermo rimanga leggermente più in basso rispetto ai vostri occhi e ad una distanza di 1,5/2 volte la diagonale dello schermo. Il vostro collo e la vostra vista ve ne saranno molto riconoscenti.
Il modo migliore per scrivere sulla tastiera è tenendo i gomiti a 90 gradi e appoggiando i polsi su un tappetino. Per quanto riguarda la tastiera, è consigliabile che sia meccanica, ovvero di quelle che fanno “clic, clic” quando le dita si muovono sui tasti.

Infine, fondamentale è attrezzarsi con delle unità per fare periodicamente copie di sicurezza (o copie di backup) di tutto il contenuto del computer: i file di lavoro, le memorie di traduzione, i glossari, ma anche delle fatture e delle ricevute, degli ordini di lavoro, così come di tutti i programmi e in generale dell’intero sistema.
Per eseguire il backup si possono utilizzare unità hard-disk rimovibili, chiavette usb, CD-ROM, o, per gli avversi al rischio a livelli patologici, aree ftp esterne all’abitazione o all’ufficio.
Sostanzialmente si tratta di spazi web forniti da Google, Yahoo, e altri provider che, in caso di distruzione o smarrimento del computer e di tutte le copie di sicurezza eseguite (ad esempio causa furto o incendio) permettono di salvare il contenuto del computer.
Prima di procedere al trasferimento dei file, occorre scorrere le varie cartelle da archiviare e “ripulirle”, comprimendo i file con Winzip, WinRar, 7zip o altro programma e cancellando eventuali file inutili.

A nostro avviso, per i lavori in corso d’opera è opportuno eseguire quotidianamente il backup dei file e delle memorie di traduzione. Per altri file come fatture emesse/ricevute, e-mail inviate/ricevute ecc. dipende tutto da come ci poniamo nei confronti del rischio.
Un traduttore avverso al rischio effettuerà il backup settimanalmente o magari mensilmente. Al contrario, un traduttore propenso al rischio aspetterà la fine dell’anno solare per fare le copie.

Il traduttore efficiente

 Categoria: Traduttori freelance

Con l’articolo di oggi inizia un percorso che durerà due settimane circa e in cui concentreremo la nostra attenzione sull’organizzazione del lavoro, uno degli aspetti fondamentali nella vita professionale di un traduttore freelance.
Una buona organizzazione infatti è spesso sinonimo di efficienza. Abbiamo scritto “spesso” e non “sempre” poiché conosciamo traduttori che vivono nel caos più completo ma riescono tuttavia ad essere efficienti. In linea di principio comunque, un traduttore ben organizzato è quasi sicuramente un traduttore efficiente.
Nell’articolo di oggi daremo alcuni piccoli suggerimenti sull’organizzazione del luogo di lavoro (l’ufficio o la stanza adibita allo scopo) e da domani parleremo in modo approfondito dello strumento di lavoro più importante nel lavoro di un traduttore: il personal computer.

Andiamo con ordine e iniziamo dalla dotazione di base che dev’essere presente nell’ufficio di un traduttore.
Vista la quantità di materiale di cui abbiamo bisogno per eseguire il nostro lavoro è indispensabile una scrivania di grandi dimensioni. Particolarmente funzionali sono quelle ad angolo retto.
È importante che il telefono sia a portata di mano per poter parlare con i clienti e allo stesso tempo consultare il computer. Se la presa del telefono è lontana, è auspicabile l’utilizzo di un cordless.
Il fax è uno strumento che ha le ore contate ma per adesso è imprescindibile averne uno. Attualmente si trovano in commercio apparecchi che allo stesso tempo fanno da stampanti, fotocopiatrici, scanner e fax: un’ottima soluzione a un prezzo molto ragionevole.
Infine, sulla scrivania occorre predisporre vaschette e contenitori vari per le archiviazioni nonché tutto il materiale e la documentazione di cui abbiamo bisogno per tradurre.

Un aspetto molto sottovalutato ma di fondamentale importanza è la sedia. Dev’essere comoda e deve permettere di stare seduti in una posizione corretta. La salute della nostra schiena e la nostra capacità di concentrazione dipendono dalla sedia su cui passiamo la maggior parte della giornata.
L’illuminazione è un altro aspetto, è proprio il caso di dirlo, da non perdere di vista. Se fuori è buio o brutto tempo e dalla finestra non passa abbastanza luce, la stanza dev’essere illuminata in modo diffuso per mezzo di una luce posta nel punto più centrale della stessa.
In aggiunta dobbiamo predisporre una lampada che illumini in modo particolare la zona di lavoro evitando che faccia ombra sui documenti che abbiamo sulla scrivania e che non produca riflessi sullo schermo del computer. Ad ogni modo, anche se abbiamo illuminato la stanza nel migliore dei modi e ci siamo dotati di una sedia ergonomica e di uno schermo antiriflesso, i medici consigliano di prendersi dieci minuti di pausa per ogni ora di lavoro al fine di non affaticare troppo la vista e la schiena.

I classici della traduzione (7)

 Categoria: Storia della traduzione

FRIEDRICH SCHLEIERMACHER (1768 – 1834)
Sui metodi diversi nel tradurre

Attraverso la traduzione, persone di origini molto diverse possono entrare in contatto tra loro e una lingua può accogliere i prodotti di un’altra. Nell’ambito della traduzione dovrebbero essere distinti due campi: l’interpretazione e la traduzione, la quale presuppone un’attività di scrittura. Il ruolo dell’interprete si esplica nelle attività di tutti i giorni mentre il traduttore assolve il proprio compito nell’ambito della scienza e dell’arte, discipline alle quali si addice la scrittura, che è l’unica via in grado di renderne durature le opere. Il fine ultimo del traduttore dev’essere quello di offrire ai lettori le stesse idee e le stesse emozioni che la lettura dell’opera in lingua originale avrebbe  suscitato in loro.
Esistono due modi per tradurre: la parafrasi e il rifacimento.
La prima ha lo scopo di superare, seppur in modo meccanico, l’irrazionalità delle lingue. Secondo i suoi principi, se il traduttore non trova nella sua lingua la parola equivalente a quella utilizzata nel testo originale, può tentare, nella misura in cui ciò gli sia possibile, di renderne il significato aggiungendo specificazioni estensive o limitative. In caso di testi particolarmente complicati, la parafrasi tende a trasformarsi in commento.
Al contrario, il rifacimento riconosce l’impossibilità di produrre la copia di un’opera d’arte letteraria in un’altra lingua. Il traduttore non può far sì che le singole parti che compongono il testo originale corrispondano esattamente a quelle del testo tradotto. Per questo motivo si piega di fronte alla diversità e all’irrazionalità delle lingue e si rassegna a realizzare un’imitazione quanto più simile possibile al modello originale.

Potete trovare altri classici della traduzione nella categoria “Storia della traduzione”

Un errore di interpretazione

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Ultimamente abbiamo affrontato spesso il tema dell’interpretariato nel settore pubblico, soprattutto in quello ospedaliero. Ne abbiamo parlato negli articoli del 23 giugno, del 25 giugno e del 12 luglio. Purtroppo siamo costretti a parlarne di nuovo poiché qualche giorno fa è accaduto uno spiacevole episodio che conferma la scarsità di risorse qualificate in questo settore e la pericolosità per i pazienti derivante dal perdurare di questo stato di cose.

Il 21 agosto una bambina cinese di sei mesi è stata portata dalla madre all’ospedale di Prato per la comparsa di alcuni puntini rossi sulla cute. La donna, che non parla per niente la lingua italiana, era stata accompagnata da una sua connazionale che, per un compenso di 20 euro, si era prestata a farle da interprete. Dopo averla visitata, i medici le avevano prescritto un antistaminico chiamato ”Tinset” nella dose di tre gocce al giorno. L’interprete ha erroneamente tradotto ”tre cucchiaini”.
Il giorno dopo, la madre, notando che la figlioletta non stava affatto bene, l’ha portata di nuovo al Pronto Soccorso, dove la piccola è arrivata in preda ad una crisi epilettica provocata verosimilmente dal sovradosaggio del farmaco.
La bambina è stata ricoverata in prognosi riservata nel reparto di Pediatria. Attualmente è fuori pericolo, ma se non fosse stata prontamente soccorsa, con ogni probabilità sarebbe deceduta a causa di un errore di interpretazione. Gli inquirenti stanno indagando per scoprire l’identità dell’interprete improvvisata.

Come molti sapranno, la comunità cinese di Prato è la più grande d’Italia ed una delle più grandi d’Europa, se non addirittura la più grande in assoluto. I cinesi, per loro stessa natura, tendono a creare comunità chiuse e scarsamente integrate. Sono assolutamente refrattari all’apprendimento di altre lingue e trovano all’interno delle loro comunità quasi tutto ciò di cui necessitano per vivere. Al di là della criticabilità del loro atteggiamento e del loro stile di vita, ci chiediamo come sia possibile che in una città che da quasi un ventennio è densamente popolata da cinesi, non sia stato creato un servizio d’interpretariato permanente almeno all’interno dell’ospedale per evitare questo tipo di problematiche.

La lingua unica dell’UE

 Categoria: Le lingue

Nell’articolo di ieri abbiamo presentato l’europaio, una lingua derivata dall’indoeuropeo che Carlos Quiles, un linguista autodidatta spagnolo, vorrebbe diventasse la lingua unica dell’UE.
Secondo lui, in questo modo si otterrebbero due grossi benefici: da un lato l’abbattimento dei costi di traduzione e, dall’altro, l’eliminazione delle diatribe fra le lingue che aspirano ad esercitare il ruolo di lingua franca nell’ambito dell’UE.
A dispetto del suo entusiasmo, la sua proposta non è stata molto ben accolta né dall’UE, che ha ribadito con decisione la propria vocazione multilingue, né dalla comunità dei linguisti, i quali sono tutti d’accordo nel sostenere che non è assolutamente possibile ricostruire l’indoeuropeo propriamente detto.
Gli studiosi presumono sia la lingua dalla quale si sono originate quasi tutte le lingue europee e alcune lingue dell’Asia occidentale, però non hanno elementi sufficienti per stabilire come fosse davvero.

Effettivamente, non c’è alcuna testimonianza scritta dell’indoeuropeo. Di questa lingua si conosce davvero poco, e ciò che si sa non è in alcun modo sufficiente né per parlarlo né per tradurre un testo.
A queste critiche, Carlos Quiles risponde dicendo che sebbene l’indoeuropeo puro non possa essere recuperato, è possibile utilizzare le conoscenze di cui disponiamo per creare una versione moderna come è stato fatto con l’ebraico.
L’europaio, è solo l’ultimo degli esperimenti linguistici con ambizioni universali. Il più celebre resta comunque l’esperanto, che, secondo stime piuttosto ottimistiche, vanta ben due milioni di parlanti nel mondo.
A differenza dell’esperanto, l’europaio non è una lingua “creata in laboratorio” e, da un punto di vista tecnico, usa l’alfabeto latino, quello cirillico e quello greco, sebbene vengano usati anche quello armeno, quello arabo-persiano e il devanagari.

L’europaio

 Categoria: Le lingue

Come abbiamo illustrato negli articoli precedenti, la UE sostiene da sempre il pluralismo linguistico e ritiene che le enormi spese in traduzioni sostenute per garantirlo siano nettamente inferiori ai benefici apportati.
Ovviamente, c’è anche chi sostiene che tali spese siano davvero eccessive e auspica l’adozione di una lingua comune. Il problema è che non c’è assolutamente accordo su quale delle 23 lingue ufficiali dell’UE dovrebbe assolvere questa funzione. Ogni paese esercita pressioni affinché la lingua scelta sia la propria, nessuno è disposto ad accettare che sia quella di un altro paese a farla da padrone.

Un giovane spagnolo di nome Carlos Quiles, per ovviare a questo problema, ha proposto l’adozione di una lingua neutra che abbia tratti in comune con tutte.
Qualcuno potrebbe pensare a un prodotto simile all’esperanto (la lingua creata a tavolino nel 1887 dall’oftalmologo polacco Ludwik Zamenhof) ma non è così.
L’idea è quella di recuperare una lingua realmente esistita, ovvero l’indoeuropeo, dal quale hanno avuto origine tutte le lingue europee ad eccezione del finlandese, dell’ungherese e dell’estone.
Secondo Quiles, escludendo queste tre lingue (che contano circa 17 milioni di parlanti), il resto della popolazione europea (cioè il 97%) parla una lingua derivata dall’indoeuropeo.
Circa sette anni fa, Quiles lasciò gli studi di giurisprudenza e iniziò a lavorare sull’ambizioso progetto di di tornare indietro nel tempo e resuscitare l’indoeuropeo. Lasciò Madrid, stabilì il quartier generale nella natia Badajoz e si circondò di filologi e linguisti esperti affinché lo aiutassero a risalire alla lingua primigenia.

Il primo passo fu la creazione di Dnghu (“lingua” in indoeuropeo), un organismo la cui missione dichiarata era promuovere la lingua e la cultura indoeuropee. Poi si dedicarono anima e corpo al recupero della lingua, passando mesi e mesi sui pochissimi dizionari conservati nelle biblioteche e creando nuovi termini da associare ad oggetti e concetti moderni che nel passato non esistevano. Il risultato del loro lavoro è visibile sul sito web http://dnghu.org/ in cui appare anche un dizionario traduttore inglese-indoeuropeo da loro stessi elaborato, e la prima versione della grammatica dell’indoeuropeo moderno, che hanno battezzato con il nome di europaio. Si tratta di una versione in evoluzione costante poiché viene continuamente aggiornata con i contributi che i filologi stranieri inviano loro via e-mail.

La carriera di interprete presso l’UE

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

Oltre alla necessità di traduttori in lingue dell’Europa dell’Est, le istituzioni europee stanno cercando anche madrelingua inglese che parlino altre lingue. Gli individui con queste caratteristiche sono diventati merce rara poiché, visto il ruolo di assoluto dominio della lingua inglese a livello planetario, pochi giovani inglesi sentono il bisogno di imparare altre lingue.
Si calcola che le istituzioni europee entro il 2015 necessiteranno di altri 300 traduttori inglesi.
Inoltre, c’è una richiesta crescente di interpreti e traduttori da e verso il cinese, l’arabo e il russo per venire incontro alle esigenze delle centinaia di giornalisti stranieri che presenziano alle conferenze stampa e alle sessioni che si tengono presso le istituzioni europee.

Per lavorare come interprete presso l’UE è necessario acquisire una formazione accademica di alto profilo, sia attraverso un ciclo di studi universitari mirato, sia attraverso dottorati specifici.
È inoltre imprescindibile, o, quantomeno, fortemente raccomandabile, avere la padronanza di tre lingue oltre alla propria. Per ottenere la qualifica di interprete accreditato presso le istituzioni europee occorre superare un esame, nel quale vengono valutate le capacità di interpretazione simultanea e consecutiva dei candidati. Per diventare funzionari è necessario partecipare ad un concorso e vincerlo. Questo tipo di percorso è del tutto trasparente e assicura che tutti abbiano le stesse opportunità di accesso alla carriera. Gli interpreti esterni invece, vengono contattati in qualità di freelance e non è obbligatorio che siano cittadini dell’Unione.

Gli organi comunitari competenti stanno stipulando accordi con i governi, le università, le scuole e tutte le altre istituzioni coinvolte, affinché tutti mettano il proprio granello di sabbia per la buona riuscita del progetto.
Il multilinguismo è una parte essenziale del progetto comunitario e dev’esser fatto tutto il possibile per assicurare che i servizi di traduzione e i servizi di interpretariato rispondano in modo adeguato alle esigenze dei cittadini europei.

Gli interpreti e i traduttori di domani

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

Nonostante i numeri impressionanti citati negli articoli dei giorni scorsi, l’efficiente impianto che rende possibile la comunicazione all’interno delle istituzioni europee è in pericolo: si prevede infatti che nei prossimi 15 anni andrà in pensione il 18% degli interpreti attualmente in servizio.

“Se non cominciamo a programmare oggi il futuro, avremo presto difficoltà nel soddisfare le necessità di un’Unione in continua espansione: occorre iniziare a reclutare e a formare i traduttori e gli interpreti futuri“, ha spiegato in una conferenza stampa la Direttrice generale della DG Interpretazione.
“Il lavoro degli interpreti è fondamentale in questo momento storico. In tempi di guerra sono le armi che decidono i rapporti di forza; in tempi di pace, come quelli che sta vivendo attualmente l’Europa, il futuro viene deciso attraverso le negoziazioni diplomatiche. I traduttori sono essenziali in quest’ambito, senza di loro non sarebbe possibile raggiungere gli accordi internazionali che permettono il protrarsi dell’attuale situazione”.

Per far fronte alla situazione di probabile futura insufficienza di risorse, il programma delle istituzioni europee è chiaro e univoco: reclutare e formare quanto prima gli interpreti e i traduttori di domani. “L’obiettivo principale è sostituire gradualmente i professionisti “storici” che prestano i propri servizi da moltissimi anni e che andranno presto in pensione. In secondo luogo, dobbiamo programmare l’inserimento di nuove risorse per le lingue dei paesi che entro breve verranno inglobati nell’Unione”, ha affermato la Direttrice generale della DGI.
Dal canto suo, il vicepresidente del Parlamento Europeo, ha aggiunto che è necessario aumentare le risorse per le traduzioni nelle lingue dei paesi dell’Europa dell’Est, che attualmente sono troppo scarse.

L’importanza del pluralismo linguistico

 Categoria: Le lingue

I più critici del multilinguismo sostengono che l’Unione Europea si dissangua con le spese di traduzione e interpretariato. Al contrario, i sostenitori dell’importanza del pluralismo linguistico, nonostante le cifre siano davvero considerevoli, rifiutano l’idea che siano eccessive.

Il vicepresidente del Parlamento Europeo sostiene che il costo totale è inferiore all’1% del budget comunitario e, al massimo, equivale al costo di un panino per ogni cittadino europeo. A suo (e anche a nostro) modo di vedere, visti i benefici che apporta, il valore della traduzione è, senza ombra di dubbio, infinitamente superiore al costo.
“Alcuni propongono l’adozione di una lingua unica e, guarda caso, ritengono che dovrebbe essere la lingua del loro paese d’origine. Non propongono mai l’adozione della lingua del paese confinante. Ovviamente, vi sono paesi che fanno più pressioni di altri. Per ovvie ragioni, paesi come l’Estonia non mi hanno mai fatto richieste affinché fosse il loro idioma la lingua dei Ventisette”.

Le lingue che hanno più peso nell’UE sono sicuramente l’inglese, il francese e il tedesco, seguite dallo spagnolo e dal portoghese. L’inglese, che è divenuto, de facto, la lingua franca dell’Unione, fa pesare la sua importanza mondiale. La Germania mette sul piatto della bilancia la sua forza economica e i suoi 90 milioni di abitanti (contro i 63 del Regno Unito). I francesi, oltre a considerazioni politiche, economiche e demografiche, aggiungono anche motivazioni storiche, rivendicando il ruolo di lingua franca avuto in passato dalla loro lingua. Spagna e Portogallo chiedono più spazio in virtù dei 325 e 180 milioni di individui che parlano rispettivamente spagnolo e portoghese in America Latina e in altri paesi stranieri.

Nella lista dei pretendenti al trono di lingua ufficiale dell’UE non compaiono le cosiddette lingue minoritarie, che, non essendo neppure lingue ufficiali di stato, hanno un riconoscimento legale minimo a livello europeo. È il caso, ad esempio, del catalano, del basco e del galiziano, lingue riconosciute ufficialmente sia dalla Spagna che dall’UE, ma che non rientrano nella lista delle 23 lingue oggetto di traduzione. Tuttavia, nel corso del tempo, anche le lingue minoritarie hanno ottenuto un loro spazio. Possono essere infatti usate da tutti i cittadini che vogliano scrivere all’UE e anche dai politici nei loro interventi, a patto che lo richiedano con sette settimane di anticipo. Le spese di traduzione e interpretariato, in questi casi, sono a carico del governo spagnolo.

Spese di traduzione nell’Unione Europea

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

Di tutti i laureati impiegati presso le istituzioni dell’Unione Europea, circa uno su tre è traduttore o interprete. Gli interpreti vengono convocati per tutte le sessioni e le riunioni delle commissioni dell’Europarlamento, lavorano nelle delegazioni, presenziano ai convegni e alle conferenze stampa.
Tra le varie istituzioni europee, è la Commissione quella che dà lavoro al maggior numero di professionisti della traduzione: nella DGT (Direzione Generale di Traduzione), che è l’agenzia incaricata di tutte le traduzioni scritte della CE, lavorano circa 1.750 traduttori a tempo pieno e 600 professionisti che si occupano di varie attività di gestione, amministrazione, comunicazione, pianificazione, ricerca e sviluppo.
Gli ultimi dati parlano di una produzione annuale di circa un milione e mezzo di pagine, l’80% delle quali tradotte dalle risorse interne alla DGT stessa, mentre il restante 20% da traduttori esterni.

La DGI (DG Interpretazione, l’ex SCIC) invece si avvale di uno staff permanente di circa 500 interpreti di ruolo (funzionari) e 150 amministrativi, ai quali si affiancano più di 2700 interpreti freelance riconosciuti.
Per quanto riguarda le cifre dell’interpretariato, la DG Interpretazione fornisce 700-800 interpreti per circa 50/60 riunioni che si tengono quotidianamente a Bruxelles e in altri luoghi. Le ultime cifre rivelano che nel 2009, la DGI ha prodotto 135.000 giornate di interpretariato in circa 10.500 riunioni.

La cifra più recente delle spese di traduzione nell’Unione Europea è di 1.123 milioni di euro, corrispondente all’1% del suo budget annuale.
Dividendo tale cifra per la popolazione dell’Unione risultano 2,28 euro per abitante all’anno.
Ogni volta che vengono aperte le porte ad un nuovo paese e ad una nuova lingua, a questo budget vanno aggiunti 25 milioni di euro.
Nella programmazione del loro lavoro, le istituzioni della UE hanno dato impulso a nuovi dispositivi di riduzione dei costi. Nel suo lavoro quotidiano la Commissione utilizza tre lingue: inglese, francese e tedesco. I progetti legislativi o documenti di altro genere vengono elaborati in una o più di queste lingue. Solamente nelle tappe finali i testi vengono tradotti nelle altre ventitre lingue ufficiali.

Il più grande servizio di traduzione al mondo

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

L’Unione Europea, l’abbiamo detto più volte, è, a livello mondiale, l’istituzione che dà lavoro al maggior numero di traduttori ed interpreti. Si tratta del più grande servizio di traduzione al mondo: un esercito di migliaia di persone schierato tra Bruxelles, Strasburgo e il Lussemburgo.
Per i corridoi delle istituzioni europee circolano traduttori italiano-inglese, traduttori francese-italiano, interpreti italiano-spagnolo, bulgaro-tedesco, portoghese-svedese e così via fino a completare tutte le 506 possibili combinazioni linguistiche originate dalla presenza di 23 lingue ufficiali. Nemmeno l’ONU, con sei lingue ufficiali, è superiore all’UE in fatto di multilinguismo.
Sono migliaia gli interpreti e i traduttori impiegati a tempo pieno presso le istituzioni europee.
La maggior parte lavorano nella DGT (Direzione Generale di Traduzione) e nella DGI (Direzione Generale di Interpretazione) che si occupano delle traduzioni scritte e delle traduzioni orali della Commissione Europea. Le altre istituzioni europee (il Consiglio, il Parlamento, la Corte di Giustizia, la Banca Centrale Europea, la Banca Europea per gli Investimenti, ecc.) hanno i loro dipartimenti di traduzione.

Grazie all’incredibile lavoro di traduttori ed interpreti, tutti i funzionari possono ascoltare (e spesso anche leggere) nella loro lingua le parole pronunciate (e scritte) dai loro colleghi stranieri. Il vicepresidente del Parlamento Europeo ha di recente definito il lavoro dei traduttori come un vero e proprio “miracolo”.
In qualche caso, occorre fare i salti mortali per fare in modo che questo “miracolo” continui.
Ad esempio, nel 2004, quando Malta entrò nell’UE, sull’isola non esisteva neppure una Facoltà di Traduzione e fra i suoi 400.000 abitanti non c’era nemmeno un interprete. La Commissione Europea fu obbligata ad organizzare frettolosamente un corso per formare una squadra di traduttori ed interpreti qualificati.
Problemi altrettanto spinosi ma di tipo diverso si sono presentati allorché un alfabeto nuovo ha varcato le porte dell’Unione. È successo con il greco nel 1981 e con il cirillico nel 2007, al momento dell’entrata della Bulgaria. In tali circostanze gli organismi europei hanno dovuto adottare nuovi sistemi informatici o riconvertire quelli già esistenti.

L’importanza della traduzione nel commercio

 Categoria: Servizi di traduzione

Nell’articolo di ieri e in quello precedente abbiamo parlato dell’importanza della traduzione nel commercio e delle fasi che un’impresa di solito percorre per giungere alla positiva conclusione di un affare.
Nel caso le parti raggiungano un accordo, la trattativa termina con l’acquisto del prodotto o del servizio da parte del cliente.
Anche in quest’ultima fase, avvalersi dei servizi di traduzione di un’agenzia è fondamentale. Occorre predisporre imballaggi, etichette, confezioni in lingua straniera e, in certi casi, anche manuali d’uso o libretti d’istruzioni. Inoltre, anche dopo la consegna dei prodotti è necessario mantenere aperto il canale comunicativo.

Per tradurre documenti di questo tipo, ci sembrerebbe indispensabile rivolgersi a dei traduttori qualificati ma la tendenza seguita dalle imprese negli ultimi anni è stata invece quella di assumere personale interno con conoscenze linguistiche di base.
Se da un lato questa scelta comporta sicuramente maggiori benefici in termini di flessibilità e disponibilità (le comunicazioni sono più rapide e dirette), dall’altro comporta il rischio che le competenze del personale selezionato non siano sufficienti a garantire l’adeguatezza delle informazioni trasmesse e ricevute.
Per tradurre efficacemente un testo, l’abbiamo detto mille volte, non basta avere una discreta padronanza di una lingua straniera, occorre avere conoscenze che vadano al di là dell’aspetto puramente linguistico; conoscenze che solo un traduttore professionista può avere.

Inoltre, da un punto di vista prettamente economico, la creazione di un ufficio commerciale interno, è sicuramente una scelta vantaggiosa per imprese di una certa dimensione che abbiano già creato solidi legami con clienti stranieri e abbiano con loro rapporti quotidiani, ma le imprese che si affacciano per la prima volta sui mercati esteri hanno sicuramente più convenienza nell’usufruire di un servizio saltuario e ritagliato su misura.
Assumendo personale fisso, infatti, il rischio è quello di pagare mensilmente stipendi senza avere un ritorno economico. Avvalendosi di un’agenzia di traduzioni, i clienti pagano solo per i servizi effettivamente prestati, chiudendo i rapporti qualora i risultati non siano quelli sperati.

Traduzione nel settore commerciale

 Categoria: Servizi di traduzione

Riprendiamo l’articolo di ieri sulla traduzione nel settore commerciale descrivendo il modo in cui un’agenzia di traduzioni può coadiuvare un’impresa che desideri esportare i propri prodotti all’estero.

Una volta decisa la propria strategia di marketing per entrare in contatto con potenziali clienti stranieri (partecipazione a fiere internazionali, ricerche su banche dati online, richieste di elenchi di imprese a Camere di Commercio estere, all’ICE, ecc.), l’impresa deve confezionare un pacchetto commerciale accattivante che contenga le informazioni sui propri prodotti o servizi necessarie a suscitare l’interesse dei potenziali clienti.
Nella fase iniziale sarà quindi indispensabile eseguire la traduzione del sito internet, dei cataloghi, delle brochure e, in generale, di tutto il materiale pubblicitario che si ritiene opportuno.
Occorrerà inoltre preparare una comunicazione standard per la presentazione della propria azienda in inglese o nella lingua del cliente. Una semplice mail o, nel caso si desideri qualcosa di più elaborato, una presentazione in powerpoint (o altro programma analogo) contenente schemi, grafici, immagini e quant’altro.

Se un cliente si dimostra interessato ai prodotti/servizi offerti, si passa alla fase della trattativa vera e propria contraddistinta da uno scambio incessante di comunicazioni, documenti di vario genere e magari da incontri fisici. Anche in questa fase un’agenzia di traduzioni può coadiuvare in modo efficace l’impresa eliminando del tutto i rischi di equivoci e malintesi.
Inoltre, durante una trattativa, è molto probabile che emerga la necessità di tradurre lettere di intenti, lettere di credito, contratti, o simili. Si tratta di documenti elaborati ed estremamente delicati, basati su legislazioni che variano da un paese ad un altro e nei quali la la terminologia tecnica deve pertanto essere tradotta in modo rigoroso, senza lasciare margini all’intuizione o all’interpretazione. Le agenzie di traduzioni come la nostra, offrono servizi di traduzione legale e giurata che garantiscono al cliente la corretta traduzione di documenti complessi come quelli appena citati, permettendo al cliente di concentrarsi completamente sugli aspetti commerciali dell’affare come se stesse conducendo una trattativa con un cliente italiano.

Nell’articolo di domani parleremo della fase conclusiva della trattativa, la consegna della merce o la prestazione del servizio.

La traduzione nel commercio

 Categoria: Servizi di traduzione

Uno degli ostacoli che si trovano di fronte le imprese che vogliono esportare i loro prodotti è la lingua. Si tratta di un ostacolo molto più facile da superare rispetto ad altri poiché le imprese possono rivolgersi alle agenzie di traduzione o ad altri professionisti del settore.
Al contrario, per ostacoli puramente economici, fiscali, legali, logistici o di altro genere, non esistono soluzioni altrettanto immediate e concrete.
Come segnalano gli esperti dell’ICE (Istituto nazionale per il Commercio Estero), dietro a una buona operazione commerciale, c’è, in non poche occasioni, una buona traduzione commerciale. Viceversa, la rinuncia ai servizi di traduttori e interpreti professionisti può comportare l’inaspettato insuccesso di una trattativa.

Effettivamente, quando in un affare sono coinvolti individui appartenenti a comunità linguistiche diverse, la qualità della traduzione nel commercio è cruciale. La mancanza di chiarezza di un documento o anche di una semplice comunicazione può bloccare in qualunque momento la trattativa ed impedire di concludere in modo proficuo l’affare.
Un’offerta commerciale tradotta male non viene presa in seria considerazione, o addirittura viene rifiutata senza nemmeno essere valutata.
Inoltre, è sì vero che l’inglese è la lingua commerciale per eccellenza a livello internazionale, ma le imprese non abituate ad avere contatti con l’estero non sono in grado di utilizzarla nelle comunicazioni, e, pertanto, se si vuole intrattenere relazioni commerciali con esse, si rende necessario contattarle nella loro lingua madre.

Le agenzie di traduzione possono risolvere efficacemente queste problematiche accompagnando passo per passo un’impresa fino a condurre in porto una difficile trattativa sul mercato estero.
Nell’articolo di domani analizzeremo questo tema più dettagliatamente.

I traduttori e il decadentismo linguistico

 Categoria: Le lingue

Nell’articolo di ieri abbiamo osservato come l’epoca moderna viva un periodo di indubbio “decadentismo linguistico”.
I traduttori, siano essi giovani ed inesperti o adulti che di parole ne hanno scritte e lette tante, appartengono a una sorta di élite, un gruppo ristretto di individui che ama la lingua, la cura, la studia a fondo e, pertanto, ha acquisito una notevole ricchezza di vocabolario.
Avvertono il proprio lavoro come una sorta di missione uno dei cui obiettivi è quello di preservare la lingua dall’attacco dell’ignoranza. Non vivono quest’aspetto in modo opprimente, anzi, il loro ruolo li riempie di orgoglio e soddisfazione poiché, nel loro piccolo, hanno la possibilità di fare in modo che la lingua non si impoverisca.

Questo non avviene affatto nella loro vita extra-lavorativa. Pur conoscendo le regole, per comunicare con gli altri spesso non le utilizzano, non si curano né della correttezza delle frasi né della forma. Privilegiano la comunicazione mordi e fuggi da tastiera, utilizzano parole sbagliate, forme dialettali, parole straniere non necessarie. Perché? Forse si vergognano di essere “diversi” e hanno paura di essere additati? O forse è troppo faticoso e preferiscono investire le loro energie solo sul lavoro?
Qualunque sia la risposta, anche i traduttori, nella vita privata, sono come tutti gli altri, e, viste le loro attitudini, è un peccato che sia così. Si dovrebbero sforzare un po’ di più per utilizzare la lingua come si deve, dando agli altri il buon esempio e facendo sì che non venga maltrattata giorno dopo giorno in misura sempre maggiore…

L’impoverimento del linguaggio

 Categoria: Le lingue

È impossibile non notare come, al giorno d’oggi, le persone parlino e scrivano sempre peggio.
Non sappiamo con esattezza se si tratta di un fenomeno comune ad altri paesi del mondo, ma, a giudicare dai racconti dei nostri colleghi, sembra proprio di sì.
Quello che possiamo affermare senza timore di essere smentiti è che sia in Italia sia in Spagna (dove ha sede la nostra agenzia di traduzioni) il fenomeno è in preoccupante crescita.

Si calcola che mediamente i giovani utilizzino un vocabolario di circa 200 parole, mentre gli adulti non più di 2000. Di fronte a questi dati, gli illustri scrittori di cui la nostra storia è piena si staranno rivoltando nella tomba.
Anche la televisione, la radio e i giornali non sfuggono a questa tendenza, anzi. Quelli che una volta erano considerati templi della cultura, o almeno luoghi piuttosto sicuri per la lingua, sono oggi in prima fila nella corsa all’impoverimento del linguaggio.

Per non parlare dei nuovi mezzi di comunicazione come gli sms, la posta elettronica, le chat, i social network, ecc. Paradossalmente, se da un lato facilitano la comunicazione fra le persone, dall’altro ci costringono o comunque ci spingono ad utilizzare meno parole, ad abbreviarle, spesso ad inserire nei testi sigle ed acronimi ai limiti dell’incomprensibile.
Nell’articolo di domani vedremo come si inseriscono i traduttori in questo contesto di degrado della lingua.

L’invenzione dell’alfabeto

 Categoria: Storia della traduzione

L’invenzione dell’alfabeto viene comunemente attribuita ai Fenici. In realtà, studi approfonditi sul tema dimostrano che i Fenici furono, più che i veri inventori dell’alfabeto, coloro che razionalizzarono e utilizzarono un sistema grafico e fonetico già esistente.
Nell’area tra la Siria e la Palestina, di cui la Fenicia faceva parte, vista l’influenza sia politica che culturale da sempre esercitata dall’Egitto e dalla Mesopotamia su quell’area, sono stati rinvenuti molti documenti in geroglifico e in cuneiforme risalenti al II millennio a.C..

Con il tempo, date le difficoltà di utilizzazione della scrittura egizia e di quella mesopotamica, cominciò a farsi sentire l’esigenza di adottare un nuovo sistema.
Le prime tracce relative ad un alfabeto diverso furono rinvenute nel 1905 nella penisola del Sinai.
Una quarantina di iscrizioni (le famose “iscrizioni sinaitiche”) dimostrarono in modo inequivocabile l’esistenza, già a partire dal XV sec. a.C., di una scrittura consonantica basata su quella egizia che venne denominata “protosinaitica”.
Tuttavia, tale scrittura, che rifletteva la lingua parlata nella Palestina centro-meridionale, non ebbe larga diffusione. In seguito, nel corso del XIII secolo, iniziò a diffondersi in Siria, in Palestina e soprattutto in Fenicia, una nuova forma consonantica, utilizzata ad Ugarit (un’importante città sulla costa siriana) dove si parlava una lingua simile al fenicio. L’alfabeto era costituito da caratteri cuneiformi ed era composto solo da consonanti (trenta segni circa). I fenici ridussero il numero dei segni, che divennero ventidue, eliminando quelli più pittografici e sostituendoli con forme più schematiche.
La scrittura fenicia, attraverso le vie battute dai mercanti, si diffuse in seguito nell’area mediterranea. I greci utilizzarono alcune delle lettere fenicie che non avevano un suono corrispondente nella loro lingua e vi aggiunsero altri segni, introducendo nell’alfabeto anche le vocali.

L’invenzione dell’alfabeto non è quindi attribuibile ad un solo popolo, ma a più civiltà. I primi a introdurre dei segni grafici furono gli egizi e i sumeri, i fenici ne razionalizzarono l’opera e il lavoro fu completato dai greci con l’introduzione delle vocali.

Consigli per i traduttori (3)

 Categoria: Problematiche della traduzione

Con l’articolo di oggi concludiamo il percorso iniziato lunedì scorso sulle traduzioni urgenti inserendo gli ultimi consigli utili per i traduttori.

6. Anche il riposo è importante. Dormire qualche ora consente al cervello di “resettarsi” e prepararsi per altre ore di intenso lavoro. Se non potete proprio permettervi il “lusso” di riposare come si deve, cercate di non esagerare con il caffè, aiuta a stare svegli ma si porta dietro una serie di effetti secondari che non migliorano di certo la vostra capacità di concentrazione.
7. Salvate continuamente il lavoro e inviatelo con frequenza al project manager o direttamente al revisore (a seconda degli accordi presi con l’agenzia), affinché quest’ultimo esegua la revisione in tempo reale, in modo tale da far quasi coincidere il termine della traduzione con il termine della revisione.
8. Se avete dubbi circa la traduzione di una singola parola e non riuscite a venirne a capo velocemente, proseguite il lavoro senza bloccarvi. Può darsi che il revisore conosca quella parola o comunque sia in grado di trovare la traduzione corrispondente senza particolari difficoltà. Evidenziatela e inviate comunque il file.
9. Per qualsiasi problema più grave chiamate il pm, anche di notte se necessario. Non siete soli a combattere questa battaglia, anche le altre figure coinvolte nel progetto devono assumersi le proprie responsabilità.
10. Infine, se vedete che non fate in tempo a terminare il lavoro, non aspettate l’ultima ora utile a comunicarlo al project manager. Se il problema emerge con varie ore di anticipo rispetto alla consegna prevista, questi forse avrà il tempo di reperire un altro traduttore che possa aiutarvi, in caso contrario la situazione non sarà più gestibile e arrecherete un danno all’agenzia di traduzioni e al cliente finale, oltre che a voi stessi poiché, con ogni probabilità, non verrete richiamati da quell’agenzia.

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