Redazione e revisione certosina

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Quando leggiamo un’opera tradotta e troviamo un errore, tendiamo sempre a pensare che la colpa sia del traduttore. L’autore del libro viene assolto ancor prima di essere processato.
Anzi, l’ipotesi della sua colpevolezza viene scartata a priori, non viene nemmena presa in considerazione. L’indiziato numero uno è sempre il traduttore.

E invece anche gli autori sbagliano. Non tutti gli scrittori sono magnifici prosatori o abili redattori. Alcuni di loro vengono tradotti non tanto per i loro meriti letterari, quanto per ragioni congiunturali come la moda, le pressioni politiche, i compromessi editoriali, ecc.
I nostri lettori si stupirebbero della quantità di errori che i traduttori correggono senza che il loro intervento venga notato. Errori di grammatica, di ortografia, di sintassi e in qualche caso errori concettuali come sfasamenti cronologici, nomi storici sbagliati, date, citazioni e riferimenti errati.

Si tratta di distrazioni che al traduttore attento non sfuggono e che, puntualmente, verifica su enciclopedie o altri testi accreditati ed eventualmente corregge. In questo modo, l’assunto di base dal quale siamo partiti in quest’articolo viene completamente ribaltato.
Anche se i traduttori purtroppo commettono veramente errori, spesso riescono a nasconderne molti altri non loro. Grazie al loro lavoro di redazione e revisione certosina svolto nell’ombra, gli autori di errori grossolani ottengono la gloria, mentre ai professionisti della traduzione resta solo la soddisfazione personale.

L’accoglimento di parole straniere

 Categoria: Le lingue

Alcune lingue, a differenza di altre, sono molto più aperte all’accoglimento di parole straniere. L’italiano è sicuramente fra di esse. Siamo un popolo che prova un piacere particolare nell’utilizzare parole prese da altre lingue.
Si tratta di un fenomeno che è sempre esistito, ma che, al di là delle ragioni storiche e culturali che ne hanno giustificato e ne giustificano tuttora l’esistenza, viene oggigiorno alimentato soprattutto da internet e dai mass media (in italiano “mezzi di comunicazione di massa”, tanto per fare un esempio del concetto che vogliamo esprimere).
È innegabile che le lingue si evolvano. Da un lato però c’è un’evoluzione naturale “sana” (o comunque inevitabile), che deriva dall’integrazione di lungo periodo tra le lingue e le culture; dall’altro, al contrario, vi è una globalizzazione linguistica la cui unica motivazione è il mero gusto estetico.

È evidenti che i traduttori, molto più di altri professionisti della comunicazione, avrebbero la possibilità di invertire questo processo, o quantomeno di arginarlo. Purtroppo però, talvolta, anziché limitarlo, contribuiscono ad alimentarlo. Questo avviene perché hanno poco tempo a disposizione, perché non hanno voglia di ricercare e accettano passivamente quanto trovano in rete, perché si conformano a scelte altrui per timore di andare contro corrente. Insomma, una serie di ragioni che non fanno altro che accrescere il problema.
Dal canto nostro, nelle traduzioni che eseguiamo per i nostri clienti, cerchiamo sempre di privilegiare l’utilizzo di vocaboli appartenenti a tutti gli effetti alla lingua italiana, utilizzando parole straniere solo laddove sia strettamente necessario e giustificato.
Tuttavia, questo non fa di noi dei puristi, non ci consideriamo strenui difensori dell’immutabilità della lingua. Crediamo che utilizzare ogni tanto (nel posto giusto e al momento giusto!) parole prese da altri idiomi, non peggiori la comunicazione nè indebolisca la lingua, anzi. È ovvio che il contesto e il destinatario del messaggio, originale o tradotto, sono fondamentali nella scelta dei vocaboli. In un meeting di ingegneri informatici, ha poco senso cercare ad ogni costo di esprimersi utilizzando solo parole italiane, ma è altrettanto fuori luogo prendere a piene mani da una lingua straniera per alimentare una discussione generica fra amici in un bar di periferia.

L’andropausa del traduttore

 Categoria: Tecniche di traduzione

La parola “menopausa” deriva dal greco menos (“mestruazione”) e pausis (“cessazione”).
Appare pertanto evidente che è del tutto inappropriato parlare di menopausa al maschile come avviene in inglese (male menopause). Tuttavia, ancor più inappropriato, è tradurre male menopause con “menopausa maschile”, come è accaduto di recente su un’importante rivista scientifica. Se sbagliano gli inglesi, perché dobbiamo sbagliare anche noi?
Ci sembra molto più logico e corretto riferirsi a questo concetto con il termine “andropausa”, dal greco andrós (“maschio”).
Al limite si potrebbe accettare “climaterio maschile”, visto che la parola “climaterio”, che viene dal greco klimakter (“gradino”, nel senso di “tappa critica della vita”), può essere utilizzata senza problemi per ambo i sessi indistintamente.

Il fatto che nelle pubblicazioni scientifiche in lingua inglese si trovino spesso errori derivanti da una non perfetta conoscenza delle lingue classiche, non significa che anche i traduttori debbano commettere gli stessi errori quando traducono tali testi nella lingua di destinazione.
Dopotutto, che un medico o un ricercatore non conoscano il greco e il latino è un fatto accettabile, molto meno che anche un traduttore abbia lo stesso di tipo di lacune, specialmente quando si tratta di terminologia standard comunemente usata.

Traduttori residenti all’estero

 Categoria: Traduttori freelance

Nel nostro settore c’è chi sostiene che i traduttori residenti all’estero, perdendo il contatto con la propria madrepatria, peggiorano inesorabilmente le propria capacità comunicative, con riferimento sia alla lingua scritta che alla lingua parlata.
A nostro avviso, questo poteva essere vero venti o trent’anni fa, ma oggigiorno tale affermazione ci pare proprio priva di fondamento.
Se in passato, infatti, rimanere in contatto con il proprio paese d’origine comportava, in qualche caso, costi piuttosto elevati (inesistenza o scarsa diffusione della tv satellitare, tariffe telefoniche onerose, irreperibilità di giornali, riviste e libri in lingua straniera, biglietti aerei costosissimi), al giorno d’oggi, con l’avvento di internet e della tv satellitare, nonché con la nascita delle compagnie aeree low cost e la maggior diffusione di pubblicazioni in lingua straniera, il problema appare del tutto superato.

Crediamo che tutto dipenda dalla volontà del singolo traduttore. Se desidera davvero mantenere in allenamento la propria lingua madre, le possibilità non mancano di certo.
La questione semmai è un’altra. Siamo davvero sicuri che vivere nel paese dove viene parlata la propria lingua d’origine sia una condizione sufficiente a far sì che una persona parli e scriva bene nella lingua medesima? Non abbiamo bisogno di proseguire con altre argomentazioni, la risposta a questa domanda ci viene data indirettamente dagli strafalcioni di cui sono infarciti i quotidiani (anche di un certo rilievo), i siti internet, i blog, ecc.
Da questo punto di vista, la tecnologia non ha aiutato la lingua. Le comunicazioni telegrafiche tipiche di e-mail e sms, se da un lato hanno avvicinato le persone facilitandone i contatti reciproci, dall’altro hanno contribuito al netto peggioramento della qualità della nostra scrittura.
Con questo non vogliamo certo affermare che sia tutta colpa della tecnologia, le cause sono molteplici e forse anche più importanti. Ad ogni modo, questo è un tema che affronteremo in un altro momento.

La traduzione comica

 Categoria: Servizi di traduzione

Ogni traduttore, almeno una volta nella vita, si è trovato sicuramente a dover tradurre una barzelletta, un divertente gioco di parole o comunque un testo con fini comici.
Raccontare o descrivere un fatto comico in un’altra lingua, non è, di per sé, niente di particolarmente complicato. Tuttavia, nell’ambito della traduzione comica, entrano in gioco certi fattori che la rendono un po’ diversa dalle altre traduzioni.

Mai come in questo caso sono importanti la cultura, le abitudini e i costumi delle varie comunità di parlanti. Quello che in una lingua viene ritenuto “comico”, magari in un’altra non lo è affatto.
Si pensi, ad esempio, ai gusti dei francesi e degli inglesi. Ai primi piace il racconto comico interminabile, i secondi preferiscono la freddura, la barzelletta rapida. Consapevole di questi aspetti, deve o meno il traduttore dilatare la propria libertà espositiva fino a modificare il testo in modo significativo quando sa per certo che, traducendo pedissequamente, nessuno riderà o addirittura verrà ferita la sensibilità del lettore?

Libri tradotti

 Categoria: Traduzione letteraria

Ci siamo chiesti molte volte quali siano le ragioni per cui i libri che hanno avuto successo in lingua originale, non riescano poi a ottenere lo stesso risultato una volta tradotti in un’altra lingua.
Perché alcuni oltrepassano indenni le barriere linguistiche e culturali mentre altri, altrettanto prestigiosi e meritevoli, passano del tutto inosservati? Insomma, cos’è che permette a un’opera di “sfondare” sui mercati esteri?
La risposta, a nostro avviso, non ha niente a che vedere con la qualità delle traduzioni, poiché ve ne sono di ottime che non riscuotono affatto il successo che meriterebbero.

Lasciando da parte considerazioni di tipo congiunturale (come le mode letterarie o gli interessi editoriali del momento), un dato che richiama l’attenzione è che i libri tradotti che ottengono maggior successo, sono quelli che, per varie ragioni, appaiono più difficili da tradurre e di conseguenza da esportare.
In molti casi, il positivo recepimento da parte del mercato in cui è stata commercializzata la versione tradotta, avviene in contemporanea con il successo raggiunto in patria. In altri casi addirittura prima, per mezzo dell’opera di un traduttore entusiasta che regala la fama ad un autore fino ad allora semi-sconosciuto. È il caso di Franz Kafka, ad esempio.

Al contrario, altri autori che sembrano più vendibili all’estero poiché la loro prosa contiene meno specificità locali e le tematiche sono più generali, producono risultati di vendita assolutamente insoddisfacenti.
La risposta forse è che i libri “diversi” da quelli cui siamo abituati, solleticano maggiormente la nostra curiosità per l’ignoto, per l’esotico, o semplicemente per lo straniero. Gli altri libri invece, quelli che si avvicinano di più alle nostre abitudini, ci deludono con una somiglianza che non ci aspettavamo, propinandoci una minestra di cui conosciamo già il sapore.

Prestiti restituiti

 Categoria: Le lingue

Un prestito, per definizione, implica sempre la restituzione di quanto è stato dato.
Nel campo della linguistica, tuttavia, un prestito indica l’appropriazione di una parola da parte di una lingua straniera, senza dare niente in cambio e senza restituzioni di sorta. Più che un prestito, si tratta di un regalo che una lingua si fa quando ha bisogno di un vocabolo che non possiede o che non le piace.
Tuttavia, in qualche raro caso, le parole prestate vengono restituite per davvero, magari dopo qualche decennio o addirittura dopo qualche secolo. È il caso di parole come fatal, emergence o severe, che la lingua inglese ha preso dal latino (o ha formato a partire da esso) ed ha inserito nella propria terminologia medica.
Dopo molto tempo, l’inglese ha restituito all’italiano (in quanto discendente diretto del latino) i vocaboli che aveva preso in prestito. Paradossalmente, la restituzione è avvenuta per mezzo di infelici calchi semantici apparsi ripetutamente in traduzioni di testi medici di dubbia qualità.

“Fatale” in italiano significa “decisivo”, “inevitabile” e viene dal latino fatum, “destino”, però con il tempo ha acquisito anche il senso di “mortale”, che è il significato che possiede il suo equivalente inglese fatal.
Il termine inglese emergence significa “urgenza”, accezione che è penetrata anche nella nostra lingua, nella quale in origine la parola “emergenza”, indicava semplicemente il concetto di “mostrarsi uscendo dall’acqua o da un altro liquido”.
Allo stesso modo, il significato “grave”, “acuto” dell’inglese severe è passato al nostro “severo”, che, originariamente, aveva come unico significato “serio, austero, rigoroso”.

Errori grossolani

 Categoria: Problematiche della traduzione

Gli strafalcioni, o gaffe, o cantonate, o errori grossolani che dir si voglia, sono l’incubo di ogni traduttore. Nessuno sfugge a questi castighi divini.
Per loro stessa natura, passano del tutto inosservati agli occhi di chi li commette, soprattutto di quelli che credono che possa accadere solo agli altri e che a loro non accadrà mai.
Poi un giorno ricevono la telefonata di un collega o di un cliente che ne ha scoperto qualcuno fra i loro testi tradotti. In quel momento vorrebbero mettere la testa sotto la sabbia o poter tornare indietro nel tempo.

Ad ogni modo, nonostante il disappunto, il traduttore che ha preso una cantonata, non la accetta mai come errore. In cuor suo si sente sempre in pace con la propria coscienza, poiché è consapevole che l’errore è da ascrivere alla stanchezza o alla distrazione di un momento.
Il fatto però che altri possano pensare che si tratta di uno strafalcione vero e proprio, dovuto non alle ragioni appena citate, ma ad una certa ignoranza da parte di chi lo ha commesso, lo infastidisce moltissimo. Si sente come un condannato per omicidio che però non ha ucciso nessuno.
Eppure il morto c’è, è lì sotto gli occhi di tutti ed è stato lui a commettere il reato. Trattasi non di omicidio volontario ma di omicidio colposo, la condanna è meno severa ma inevitabile.

In traduzione ci sono due ordini di strafalcioni: quelli che nascondono bene la loro condizione di errore mescolandosi tra le altre parole, e quelli che invece non riescono a occultare la propria natura fallace.
Un classico esempio del primo ordine sono quelli annidati all’interno di scritti dal taglio ermetico o surreale. Proprio per lo stile di questi testi, i lettori non li notano, poiché, per ovvie ragioni, non stonano con le altre parole che li accompagnano.
L’esempio più classico degli strafalcioni del secondo gruppo, cioè quelli che non passano inosservati, sono i falsi amici. Anche i traduttori più attenti e meticolosi talvolta cadono nei tranelli tesi da queste parole morfologicamente simili o identiche ma con significati completamente diversi. Solo che in questo caso, i lettori madrelingua se ne rendono conto eccome…

La Babele del terzo millennio

 Categoria: Le lingue

Con circa 800 lingue parlate, molte delle quali in via d’estinzione, New York può definirsi la Babele del terzo millennio. Lingue come come il mamuju, il garifuna, lo zaghawa, vengono ormai parlate da pochissime persone.

La lingua mamuju viene parlata da circa 160.000 persone nella provincia del Sulawesi Occidentale, creata nel 2004. Come avviene per la maggior parte delle lingue locali in Indonesia, non c’è nessun tipo di sostegno da parte delle istituzioni per il mamuju, e, l’indonesiano (la lingua nazionale), viene usato per tutte le comunicazioni ufficiali ed è l’unica lingua che viene insegnata nelle scuole. A New York vi è una rappresentanza mamuju proporzionalmente molto nutrita.

Il garifuna viene parlato principalmente in Honduras e in Belize. Gruppi di parlanti, anche se in misura molto inferiore, si trovano anche in Nicaragua e Guatemala. Il popolo garifuna discende da un gruppo di africani che, dopo essere stati strappati alle terre dell’Africa occidentale nelle quali vivevano, riuscirono a scappare a seguito di un naufragio casuale avvenuto vicino all’isola St.Vincent. Vi si stabilirono e si mescolarono con le tribù di indigeni locali. In seguito, sono state frequenti le migrazioni verso gli Stati Uniti e si calcola che a tutt’oggi circa un terzo del popolo garifuna viva a New York.

Lo zaghawa è una lingua sahariana parlata da tribù dedite alla pastorizia e alla coltivazione nel Darfur e in alcune parti del Ciad. Sebbene il loro gruppo etnico sia arrivato al più alto gradino della scala sociale con l’elezione al soglio presidenziale in Ciad di Idriss Déby (di etnia zaghawa), il Darfur (la loro madrepatria), è stato, ed è tuttora, oggetto di aspri conflitti. Gli zaghawa sono pertanto costretti a vivere in campi profughi ai confini fra il Sudan e il Ciad o a rifugiarsi all’estero, come il gruppo di persone che vive a New York.

Il progetto Endangered Language Alliance, patrocinato da Daniel Kaufman, ha lo scopo dichiarato di proteggere le lingue maggiormente in pericolo. Fra questi il caldeo, il mandaico, il gaelico irlandese, il reto-romanico della Svizzera, il bukhari, il chamorro delle Isole Marianne, il casciubico della Polonia, il vlashki, l’istrorumeno, il neo-aramaico. Senza un adeguato intervento, nel giro di qualche decade questi idiomi potrebbero estinguersi completamente.

La scelta del traduttore

 Categoria: Tecniche di traduzione

Il traduttore, l’abbiamo detto più volte, ha due opzioni: avvicinarsi all’autore dell’originale o ai lettori della traduzione. I due termini comunemente accettati per definire queste due opzioni sono “adeguamento” (all’originale) e “accettabilità” (da parte dei lettori della traduzione).
Il traduttore, nel calibrare la traduzione, deve scegliere uno dei valori compresi all’interno di un’ipotetica scala ai cui estremi figurano appunto le due opzioni. Può scegliere di privilegiare l’autore, i lettori, oppure una delle infinite soluzioni intermedie.

Peter Newmark ha proposto una regola semplice per determinare la scelta del traduttore: quanto più percepisce l’impronta di un autore, tanto più deve adeguarsi al testo ed essere dipendente da esso. Viceversa, se l’autore è “debole”, il traduttore, pur senza “tradirlo”, può mantenere una certa autonomia.
Ad ogni modo, che scelga di avvicinarsi all’autore o che scelga di avvicinarsi ai lettori, la sua decisione deve comunque essere sempre dettata da un unico scopo: avvicinare i lettori all’autore.

Gli standard informatici nella traduzione

 Categoria: Traduzione di siti web

L’avvento di internet e la sua rapidissima diffusione negli anni ’90 originò un flussi di dati impressionante tra i più disparati sistemi informatici a livello mondiale. Emerse quasi subito l’esigenza di elaborare degli standard che consentissero di risolvere le innumerevoli problematiche di compatibilità che questo processo senza precedenti aveva creato.
A tale scopo, nel 1994 venne fondato il World Wide Web Consortium che iniziò a stabilire formati di interscambio dati derivati dal metalinguaggio di marcatura SGML, definito nel 1980.
Tra questi formati basati su testo con marcatori vi sono, fra gli altri, l’HTML, il linguaggio tuttora dominante in Internet, e l’XML, che si sta sempre più diffondendo e promette più flessibilità e potenza rispetto al suo predecessore.

Dopo la definizione degli standard generici per il web si passò all’elaborazione di standard specifici per il settore della traduzione per i quali vennero presi come basi l’SGML e in particolar modo l’XML.
Fra essi, quello più diffuso è il Translation Memory eXchange (TMX) usato per l’interscambio delle memorie di traduzione. Venne sviluppato nel 1998 dal gruppo OSCAR ed è supportato praticamente da tutti gli strumenti CAT/TM.
Per il settore della localizzazione, nel 2003 il gruppo OASIS ha sviluppato l’XML Localisation Interchange File Format (XLIFF).
Il quadro è invece molto più complesso per quanto riguarda la terminologia, settore in cui siamo piuttosto lontani dalla definizione di un unico standard accettato e utilizzato a livello generale. Relativamente al formato dei database lessicali e terminologici coesistono tuttora diversi standard. Fra gli altri menzioniamo:

- Il MAchine-Readable Terminology Interchange Format (MARTIF) è un formato per l’archiviazione di dati terminologici basato sui concetti. È basato sull’SGML ed è stato definito nel 1998. Corrisponde allo standard ISO 12200.
- L’Open Lexicon Interchange Format (OLIF) è un formato sviluppato per l’utilizzo con sistemi di traduzione automatica. È basato sull’XML ed è stato definito nel 1999 dal gruppo SAP.
- L’XML representation of Lexicons and Terminologies (XLT) venne definito da SALT nel 2000 allo scopo di riunire le capacità dei due formati precedentemente citati.
- Il TermBase eXchange (TBX) è in pratica un’implementazione dello standard XLT. È basato sull’XML e venne definito da OSCAR nel 2000.

La traduzione eccessiva

 Categoria: Tecniche di traduzione

I traduttori professionisti che traducono in italiano dall’inglese (in particolar modo da quello americano) si vedono spesso obbligati a fare dei tagli anche consistenti per rendere il testo originale maggiormente fruibile in italiano.
Ciò deriva dalla mania, tutta statunitense, di ripetere costantemente concetti assolutamente ovvi e fornire banali informazioni in modo eccessivo.
Per chiarire il messaggio che vogliamo trasmettere, riportiamo le istruzioni di installazione in inglese e in italiano di un gioco in cd-rom che ci è capitato di recente fra le mani.

1. Make sure you have a cd-rom drive in your computer => Si assicuri di avere un’unità cd-rom nel suo computer
2. Open the cd-rom drive => Apra l’unità cd-rom
3. Insert the xyz installation cd in the cd-rom drive => Introduca il cd di installazione xyz nell’unità cd-rom
4. The installation dialog will appear => Si aprirà la finestra di dialogo per l’installazione
5. Follow the instructions on the screen to install the game => Segua le istruzioni che appaiono sullo schermo per installare il gioco

Senza voler puntare il dito contro il collega che ha eseguito il lavor, ci sembra una traduzione quantomeno eccessiva. Dando per scontato che l’utente italiano possieda un’unità cd-rom e che non inserisca il cd nel drive riservato ai dischetti, a nostro avviso, la traduzione corretta è la seguente:

“Introduca il cd di installazione nell’apposita unità e segua le istruzioni che compaiono sullo schermo”.

Anche se ai puristi della traduzione sembrerà brutale, tagliando il testo in un paio di punti, avremmo fornito le stesse informazioni all’utente finale senza fargli venire l’impulso di utilizzare il cd come frisbee per il proprio cane.

Localizzazione di software

 Categoria: Servizi di traduzione

La localizzazione di un software è il processo di adattamento dell’interfaccia utente di quel software da una lingua ad un’altra (attraverso la traduzione) e da una cultura ad un’altra. Durante il processo di localizzazione taluni riferimenti storici, politici, sociali, culturali del paese dov’è nato il software, vengono sostituiti con analoghi riferimenti locali che, pur non modificando il senso dell’originale, risultino pienamente godibili dall’utente del paese di destinazione.
Nei giochi a console ad esmpio, la localizzazione interviene nel processo di produzione delle console e soprattutto delle cartucce di gioco affinché possano essere usate solo nei paesi per i quali sono state progettate. Se le aziende produttrici, oltre a seguire le leggi di mercato, rispettassero scrupolosamente le leggi dei vari paesi in tema di censura, è ragionevole pensare che una cartuccia nordamericana non funzionerebbe correttamente in una console asiatica e viceversa. Nintendo, tanto per fare un esempio, ha delle regole di autocensura molto diverse in Giappone e negli Stati Uniti d’America.

La localizzazione è un processo molto delicato e che spesso richiede sforzi particolari da parte degli sviluppatori, ancor più se il software non è stato pensato e progettato fin dall’inizio considerando certi aspetti. Una pratica molto utilizzata è quella di isolare i dati testuali e altri dati dipendenti rispetto all’ambiente di utilizzo, cioè il codice del programma. In questo modo il lavoro del localizzatore viene enormemente semplificato poiché, idealmente, il supporto per un ambiente diverso richiede solamente modifiche nelle risorse separate dal codice.
I costi dei progetti di localizzazione sono in genere piuttosto elevati e per questo motivo la maggior parte di essi vengono affidati ad aziende specializzate che utilizzano esperti informatici bilingui oppure affiancano al team di sviluppo informatico, professionisti della traduzione con ottime conoscenze informatiche.
Queste aziende, grazie al loro know how, sono in grado di fornire un ottimo prodotto a un costo inferiore rispetto ad agenzie di traduzione o altre web agency che non operano abitualmente in questo settore.

Una traduzione può cambiare la storia

 Categoria: Storia della traduzione

Tutti i giorni, da millenni a questa parte, vengono eseguite migliaia e migliaia di traduzioni di ogni tipo. Nella maggior parte dei casi si tratta di lavori a scopo commerciale la cui importanza rimane confinata alla sfera d’azione di chi la richiede, spesso piuttosto ristretta in quanto a numero di fruitori.
Tuttavia, se il richiedente è un organo politico, un’organizzazione internazionale, una multinazionale o un’importante casa editrice, la traduzione può anche arrivare a milioni di persone e influenzare in qualche misura le loro vite. In casi ben più rari, una traduzione può addirittura cambiare il corso della storia. Basta dare una rapida occhiata al nostro passato per verificarlo.

La traduzione della Bibbia in latino, per esempio, fu uno dei principali fattori che contribuirono al consolidamento del Cristianesimo in tutta Europa durante i secoli di egemonia dell’Impero Romano e anche dopo la sua caduta.
Allo stesso modo, qualche secolo dopo, la traduzione della Bibbia in varie lingue vernacole (come la traduzione in tedesco da parte di Martin Lutero) provocarono la scissione della Chiesa, evento passato alla storia sotto il nome di Riforma Protestante.
Una traduzione a volte può ottenere effetti che vanno molto al di là di quelli immaginati dal traduttore durante l’esecuzione del lavoro. A Martin Lutero probabilmente successe esattamente questo.

Concludendo, la traduzione talvolta è un lavoro faticoso e difficile, spesso è mal pagato e quasi sempre non è riconosciuto a dovere. Occasionalmente però nasce una traduzione che produce una risonanza tale da diventare per secoli un punto di riferimento per le masse. Essere l’autore di quella traduzione è il sogno di ogni traduttore professionista

Gestire un reclamo

 Categoria: Traduttori freelance

Riprendiamo il discorso sulla gestione dei reclami accennato nell’ultimo post.

Nel caso in cui il cliente ci reinvii un file pieno di correzioni, per poter gestire il reclamo nel migliore dei modi, occorre mantenere la calma e analizzare la natura di ogni singola correzione.
Visto che il cliente non conosce la lingua di destinazione, non è in grado di fare questo tipo di valutazione e, nel vedere un file con molte correzioni, magari ha pensato che fosse totalmente sbagliato e si è allarmato più del dovuto.
Il fatto è che i proofreader spesso non si limitano a correggere gli errori, ma cercano di migliorare il lavoro del traduttore, operando scelte terminologiche diverse al fine di rendere il testo più fluido e scorrevole.

Questo tipo di intervento spesso è migliorativo e in qualche rara circostanza è peggiorativo ma non è questo il punto. Il punto è che in questo caso non è corretto parlare di errori ma di preferenze stilistiche diverse. E un traduttore non può mai essere ritenuto responsabile di aver usato uno stile non gradito. Anche perché in questo modo il processo di revisioni e controrevisioni non avrebbe mai fine.
Il lavoro del proofreader potrebbe essere stravolto da un altro proofreader, il lavoro di questi potrebbe essere rivoluzionato da un altro ancora e via dicendo. Quello che importa al traduttore e che deve importare al cliente è la correttezza del testo, non se la traduzione vincerà un premio. Non siamo nel campo della traduzione letteraria.

Ad ogni modo, se dopo la nostra analisi verifichiamo che si tratta di errori veri e propri invece che di diverse preferenze linguistiche come credevamo, il miglior atteggiamento possibile è cospargersi il capo di cenere ammettendo lo sbaglio, scusarsi ed eventualmente correggere la traduzione se non è già stato fatto. La faccenda si risolve quasi sempre con una stretta di mano virtuale, ma, se così non fosse e il cliente richiedesse uno sconto, sta al nostro buon senso decidere se accettare o meno di praticarglielo.

Pagamento e gestione di un falso allarme

 Categoria: Traduttori freelance

Dopo aver consegnato la traduzione al cliente, arriva il momento della fatturazione.
Se abbiamo eseguito il compitino e siamo in possesso di una conferma d’ordine o un ordine di lavoro ben scritti, preparare la fattura è molto semplice.
Basta copiare e incollare sulla fattura i dati del cliente, la descrizione del lavoro, l’importo unitario concordato, aggiungere l’importo totale netto, l’importo totale IVA inclusa, i dati bancari e il gioco è fatto.
Se invece per qualche motivo non abbiamo il PO, dobbiamo andare a riprendere le comunicazioni intercorse col cliente e verificare gli accordi scritti che avevamo preso (mai verbali, nemmeno con i clienti abituali!).
Anche se siamo sicuri del prezzo pattuito e delle altre informazioni riguardanti il lavoro, meglio ridare un’occhiata ed evitare correzioni o modifiche varie dopo l’invio della fattura. Credendo di risparmiare tempo, spesso si ottiene il risultato opposto. Una volta ricostruito il puzzle, occorre preparare una fattura nella lingua del cliente, poiché chi la riceve si occupa di amministrazione non di traduzione.

Per quanto si possa essere seri e professionali, talvolta purtroppo si ricevono dei reclami.
Nella maggior parte dei casi si tratta di falsi allarmi derivanti da problemi tecnici e non da errori di traduzione veri e propri: manca un allegato, un file non si apre oppure sembra corrotto, un altro è senza immagini e così via. Se abbiamo svolto per intero il nostro lavoro e lo abbiamo salvato correttamente, questi inconvenienti sono rimediabili in un attimo o comunque in tempi rapidi e pertanto non devono farci preoccupare più di tanto.
Il discorso è diverso nel caso in cui nel messaggio si parli di errori di traduzione e si faccia magari riferimento alla figura di un professionista (un revisore o un proofreader) che ha corretto il nostro lavoro.
Ne parleremo nel post di lunedì.

Conferma ed esecuzione della traduzione

 Categoria: Traduttori freelance

Se le indagini effettuate ci portano a concludere che il nostro potenziale cliente (sia esso un privato, un’impresa o un’agenzia di traduzioni) è affidabile, possiamo accettare l’incarico.
Prima di farlo però è buona norma richiedere al cliente una conferma d’ordine, o, nel caso si tratti di un’agenzia, l’ordine di lavoro (il famoso PO). Normalmente le agenzie sono solite inviare l’ordine di lavoro automaticamente, ma se non fosse così, è opportuno richiederlo.
La conferma d’ordine e l’ordine di lavoro costituiscono la prova che il cliente ha commissionato al traduttore un determinato progetto di traduzione e rappresenta quindi una specie di garanzia sia per il traduttore che per il cliente stesso.
Tale documento deve contenere tutte le specifiche del lavoro da eseguire. Ci devono essere i dati completi del cliente, la descrizione del lavoro da realizzare, il numero approssimativo di parole, la tariffa concordata, i tempi di consegna e qualsiasi altra informazione si ritenga necessaria.

Una volta ricevuta la conferma d’ordine (o l’ordine di lavoro) occorre verificare che tutto il materiale ricevuto corrisponda a quanto specificato nella conferma.
Dopodiché, si può procedere ad organizzare il lavoro secondo le modalità cui siamo abituati e che più si confanno al nostro modus operandi, ad esempio creando una cartella con i file originali, una dei file di lavoro, un’altra degli eventuali glossari o dei testi di riferimento, della memoria di traduzione e così via.
La presenza di glossari o memorie di traduzione ci semplifica non poco il lavoro ma è di fondamentale importanza attenervisi per non correre il rischio di essere contestati in un secondo momento.
Se nel corso della traduzione sorgono dei dubbi di tipo terminologico o contenutistico, è opportuno informare immediatamente il cliente del problema affinché possa fornirci le informazioni richieste o possa a sua volta contattare il cliente finale e chiedere lumi in proposito.
Una volta terminata la traduzione (ovviamente entro i tempi di consegna pattuiti) possiamo finalmente inviarla al cliente e, per evitare ogni possibile rischio, chiedergli conferma dell’avvenuta ricezione. Sempre nell’ottica di evitare possibili grattacapi, è consigliabile conservare copia delle comunicazioni intercorse almeno per un anno.

Lavorare con un’agenzia di traduzioni

 Categoria: Traduttori freelance

Anche le agenzie di traduzione sono piuttosto restie ad effettuare pagamenti anticipati. Quando riceviamo una proposta di traduzione da parte di un’agenzia, cosa possiamo fare per poter vivere non eccessivamente angustiati fino alla scadenza della fattura?
Dovremmo innanzitutto effettuare le verifiche che abbiamo descritto ieri nel caso delle imprese. Anche se può sembrare incredibile, il rischio di essere contattati da un’agenzia che semplicemente “non esiste” purtroppo c’è.
Dopo tali verifiche, dovremmo controllare la reputazione dell’agenzia accedendo a GoTranslators.com (che invia messaggi di avvertimento) oppure a Payment Practices.net, Proz.com o siti e portali analoghi che offrono blue board, blacklist, hall of fame, ecc.
Inoltre, buona norma è dare un’occhiata ai post che hanno lasciato i colleghi riguardo ai nostri potenziali clienti. Nella sezione blue board di Proz ad esempio è possibile trovare moltissime agenzie con le relative opinioni dei traduttori.

Ad ogni modo, è evidente che i post debbano essere presi con le molle, poiché si tratta di opinioni strettamente personali. Senza conoscere a fondo la situazione che ha portato il traduttore a scrivere quel post è difficile fare una valutazione precisa. Tra l’altro, le note negative in qualche caso rimangono visibili anche se il problema o il fraintendimento fra agenzia e traduttore nel frattempo è stato positivamente risolto.
I criteri più razionali da applicare sono: la proporzione di note negative sul totale, il tipo di problema a cui si accenna, la data di pubblicazione della nota e il tenore di eventuali risposte date dall’agenzia.
Se prevalgono di gran lunga le note positive o se comunque le problematiche riscontrate nei post sono relativamente poco gravi, probabilmente vale la pena lavorare con quell’agenzia di traduzioni, altrimenti meglio lasciar perdere. Molto meglio non lavorare che lavorare e non essere pagati.
All’inizio può sembrare noioso effettuare tutte queste indagini ma, come abbiamo affermato nell’articolo di due giorni fa, si tratta di procedure che col tempo diventano abituali e che ci permettono di risparmiare tempo e denaro…nel vero senso della parola!

Decidere se accettare o meno un lavoro

 Categoria: Traduttori freelance

Quando veniamo contattati da un nuovo cliente, sia esso un privato o un’azienda, la cosa più logica da fare sarebbe pretendere un pagamento anticipato dell’intero importo o almeno di una parte. Purtroppo, molti colleghi traduttori accettano pagamenti posticipati e questo fa sì, com’è logico, che i clienti preferiscano rivolgersi a loro.
Che fare quindi per non perdere tutti i potenziali clienti e allo stesso tempo fare in modo che la nostra lista di lavori non pagati sia quanto più corta possibile?
Il primo passo è verificare che tipo di account di posta ha il nostro interlocutore. Se ci ha contattato da un account gratuito (come hotmail, gmail, yahoo, ecc.) ed è un privato, consigliamo vivamente ai nostri colleghi di pretendere un pagamento anticipato. In caso di rifiuto da parte del cliente, meglio rinunciare al lavoro.
Se è un’impresa ad averci contattato con un account gratuito è lecito avere qualche sospetto, visto che praticamente nessuna impresa che si rispetti utilizza quel tipo di account.
Tuttavia, anche se ci contattano da un indirizzo e-mail che ci sembra “buono” ovviamente non è detto che ci pagheranno. Dobbiamo approfondire l’indagine.

Nel corpo dell’e-mail devono comparire il nome del nostro interlocutore, l’incarico che ricopre presso l’azienda, l’indirizzo fisico dell’azienda, il telefono, il fax, l’indirizzo del sito internet e, ancor meglio, il numero di Partita IVA.
Se non sono presenti nel corpo della mail, è buona norma richiederli. Con questi dati è possibile effettuare qualche controllo più approfondito.
Innanzitutto possiamo visitare il sito web: una pagina squallida produce sempre vibrazioni negative. Consultando i siti allwhois.com, whois.com o whois.net, si può facilmente verificare chi ha registrato il dominio.
Andando sul sito dell’Agenzia delle Entrate si può verificare l’esistenza del numero di Partita IVA e l’esatta denominazione della ditta.
Per controllare l’esistenza del numero di telefono basta fare una chiamata a quel numero e dire di aver sbagliato.

Ad ogni modo, anche dopo aver fatto tutti questi controlli non abbiamo assolutamente alcuna garanzia che il cliente in questione ci pagherà.
In economia esistono tre tipi di soggetti economici: propensi al rischio, neutrali al rischio e avversi al rischio. Se apparteniamo alla prima categoria probabilmente questo tipo di controlli sarà sufficiente a farci stare tranquilli. Al contrario, se apparteniamo alla terza, quasi sicuramente ci rivolgeremo ad un’agenzia di assicurazione crediti che, a fronte del pagamento di una somma, ci garantirà la quasi totalità dell’importo dovuto in caso di mancato pagamento.

Consigli per aspiranti traduttori freelance

 Categoria: Traduttori freelance

Dopo qualche mese torniamo a parlare dei traduttori freelance.
Nell’articolo di oggi e in quelli dei prossimi giorni daremo qualche consiglio a chi si sta avvicinando a questa professione o a chi la pratica da poco.
Lo scopo è quello di evitare che vengano commessi errori dettati dall’inesperienza che potrebbero arrecare al traduttore danni sia economici che d’immagine.

Nella nostra professione, per essere efficienti e allo stesso tempo poter lavorare in tranquillità e al riparo da eventuali brutte sorprese, occorre stabilire fin da subito delle regole ben precise e seguirle costantemente.
All’inizio attenersi a tali regole non sarà piacevole, ma poi si trasformerà in una routine lavorativa razionale della quale apprezzeremo sicuramente i benefici. Non si tratta di lavorare di più, si tratta di lavorare meglio.

Il lavoro di traduttore non si limita alla di traduzione, ci sono altri due momenti altrettanto importanti, quello che precede il lavoro concreto e quello successivo alla consegna dello stesso.
Nel post di domani parleremo dei passi da compiere prima di accettare un lavoro nel caso il richiedente sia un privato o un’azienda. Il giorno dopo analizzeremo una situazione analoga ma nella quale il richiedente è un’agenzia di traduzioni. Passeremo poi alla fase di accettazione del lavoro, a quella esecutiva, a quella successiva alla consegna della traduzione e infine alla gestione di un eventuale reclamo.