Buon anno!

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

In altre parti del mondo mancano ancora molti giorni alla fine del 2009, ma qui in Europa ci siamo quasi, tra qualche ora staremo tutti facendo il conto alla rovescia con i calici in mano pronti a brindare all’anno nuovo.

Al di là dell’entusiasmo dovuto ai festeggiamenti, un’occasione di svago e di divertimento per tutti, di solito si vivono questi momenti con lo spirito di chi si sta apprestando a fare una nuova esperienza, con nuovi propositi per l’anno che viene e con la speranza che esso sia migliore dell’anno appena passato. Quest’anno come non mai speriamo che sia così visto che il 2009 per molti non è stato affatto buono.

L’augurio che vi facciamo ce lo ha mandato giorni fa una nostra collega traduttrice. Ci è piaciuto molto e, visto che era in spagnolo, da bravi traduttori ve lo riportiamo in italiano: “vi auguriamo che nelle vostre vite ci siano sempre sogni per cui lottare, progetti da realizzare, qualcosa da imparare, luoghi da visitare e qualcuno a cui voler bene”. (Cinzia)

Buon anno a tutti!

La revisione delle traduzioni specialistiche

 Categoria: Tecniche di traduzione

Che ai traduttori piaccia o meno, il loro lavoro dev’essere sempre sottoposto a revisione, soprattutto quando si tratta di traduzioni specialistiche.
Se il traduttore è un freelance che presta il proprio servizio al cliente finale, il lavoro di revisione dev’essere eseguito in primo luogo dal traduttore stesso. Dopo aver svolto scrupolosamente questo compito, deve far eseguire un’ulteriore revisione ad un collega perfettamente bilingue nelle lingue di partenza e di arrivo e specializzato nel campo oggetto della traduzione. Il traduttore e il revisore solitamente stabiliscono una forma di mutua collaborazione continuata e il pagamento delle prestazioni non avviene in denaro ma attraverso uno scambio di servizi.
Ciò detto, un traduttore non dovrebbe mai fidarsi ciecamente del proprio revisore.
Utopisticamente, l’ideale sarebbe fare le cose in maniera perfetta al primo colpo, senza che il revisore debba modificare nulla. Visto che però si arriva raramente a questa situazione ideale, è d’obbligo scegliere un revisore che, oltre a possedere i requisiti di cui sopra, goda della fiducia incondizionata del traduttore. Tuttavia, come abbiamo accennato poco fa, fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio.

Le agenzie di traduzione in genere seguono un percorso un po’ più articolato, strutturato in modo tale da abbassare quanto più possibile la soglia del rischio di consegnare al cliente una traduzione non buona. Dopo la revisione del traduttore, la traduzione viene consegnata ad un altro traduttore professionista specializzato in tecniche di revisione. Per un compenso corrispondente a circa un terzo della tariffa di traduzione questi la ripassa a pettine rendendola pronta per la consegna al cliente al finale. Tuttavia, prima che ciò avvenga, alcune parti del documento vengono selezionate casualmente e analizzate dal dipartimento incaricato di controllare la qualità della traduzione. Se questo esame non viene superato, la traduzione torna nelle mani del traduttore o del revisore. Ciò dipende dal tipo valutazioni fatte in sede di controllo qualità. In casi molto rari, la traduzione viene consegnata a un nuovo traduttore e a un nuovo revisore.

Durante il percorso, il cliente deve comunque essere informato circa le possibili inesattezze dell’originale. Il traduttore non deve né modificarle né correggerle, salvo che si tratti di semplici errori ortografici o meccanografici. Inoltre, al cliente devono essere comunicate anche le opzioni di traduzione sulle quali vi è stata forte indecisione. Una forma pratica di farlo consiste nel creare una tabella di tre colonne, mettendo i termini originali nella prima, la traduzione scelta nella seconda e le opzioni scartate nella terza.

La differenza fra interpreti e traduttori

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

Tutti sappiamo perfettamente qual è la differenza fra interpreti e traduttori. Tutti meno i mezzi di comunicazione. Non sono affatto rare le occasioni in cui i giornalisti indicano con l’appellativo di “traduttore” o “traduttrice” la persona che sta traducendo (simultaneamente o consecutivamente) a beneficio del politico di turno. La frequenza con la quale si confonde tra interpretariato e traduzione ferisce la nostra sensibilità professionale. Crediamo e speriamo che tutti gli interpreti e tutti i traduttori provino questa sgradevole sensazione nell’ascoltare una tale barbarità.

Da cosa deriva questa continua confusione? Visto che entrambe le specialità hanno radici comuni non vale forse la pena distinguerle? È come se, ad esempio, non distinguessimo tra un muratore e un carpentiere. Visto che con la loro opera entrambi concorrono alla costruzione di una casa e in qualche caso utilizzano alcuni attrezzi simili non vale forse la pena differenziare le loro professioni? L’indifferenza nei confronti dell’interpretariato e della traduzione dimostra la scarsa considerazione sociale di cui sfortunatamente godono queste due specialità sorelle. Sorelle, non gemelle.

La cosa peggiore è che sembra alquanto complicato rimuovere questo malcostume.
Una nostra collega traduttrice, in un’intervista rilasciata di recente riguardo alle due realtà, spiegò in modo puntuale che la sua professione era quella di traduttrice di romanzi. Con sua grande sorpresa, la giornalista, dopo averla ascoltata in modo apparentemente attento, terminò l’intervista chiedendole se l’avessero mai chiamata al Quirinale per tradurre un discorso del presidente! Complimenti, ottima domanda. Come se a un interprete, dopo che egli abbia spiegato in cosa consiste il proprio lavoro, chiedessero se ha mai tradotto Molière o Shakespeare…

Il problema della traduzione doppia

 Categoria: Problematiche della traduzione

Una difficoltà molto nota ai traduttori, e della quale ha poca conoscenza chi non è del mestiere, è che il testo da tradurre talvolta è esso stesso la versione tradotta (e magari nemmeno molto fedele) di un altro testo.
Il traduttore, nella misura in cui ciò sia possibile, deve cercare di superare l’ostacolo della traduzione doppia e fare in modo che la sua versione sia quanto più simile possibile all’originale.

L’esempio classico è costituito dai Vangeli. I più antichi manoscritti conosciuti sono stati redatti in greco antico ma verosimilmente si tratta di traduzioni dall’aramaico. Gli eventuali originali in questa lingua, se mai sono esistiti, sono andati persi e da ciò traggono origine interminabili dibattiti sulla fedeltà delle traduzioni esistenti.
Ai giorni nostri il fenomeno si è amplificato e si presenta sotto forme diverse.
Una di esse è l’utilizzazione consapevole di una lingua ponte. Se ad esempio si deve tradurre un testo dallo svedese allo swahili non sarà affatto semplice trovare un traduttore in grado di dominare alla perfezione le due lingue e allo stesso tempo l’oggetto della materia trattata.
Il traduttore nella lingua di destinazione molto probabilmente farà affidamento su una traduzione eseguita da un altro traduttore verso una lingua ponte, quasi sempre l’inglese. Il fatto però è che questa lingua può talvolta creare delle difficoltà a livello interpretativo. Ad esempio in una frase come “They might not agree with the amendments to the draft resolution proposed by the italian minister”, il primo traduttore non può sapere con certezza se proposed si riferisce a amendments o a resolution.

L’inglese è universalmente considerato la lingua più internazionale e più compresa. Per questo motivo vi si fa frequentemente ricorso, soprattutto in ambito commerciale, pensando di rendere le cose più semplici, ma non sempre è così.
Pensiamo per esempio a un’impresa italiana che voglia scrivere a una ditta spagnola. La cosa più facile sarebbe che lo facesse direttamente nella propria lingua. Il destinatario affiderebbe la lettera ad un’agenzia di traduzioni o a un traduttore italiano-spagnolo e riceverebbe una traduzione quasi sicuramente molto fedele all’originale.
Spesso però viene giudicato più educato mandare qualcosa scritto in inglese anche se magari non si ha una buona padronanza della lingua. Il ricevente, non comprendendo bene il contenuto, molto probabilmente si rivolgerà lo stesso a un professionista della traduzione e questi, per decifrarlo, dovrà impegnarsi molto di più che se avesse avuto direttamente sotto gli occhi il testo in italiano.
Qualcosa di analogo accade quando una società dispone ad esempio di un documento in russo e della sua traduzione in inglese e necessita di una traduzione verso l’italiano. Istintivamente, all’agenzia di traduzioni verrà inviata la versione inglese, che, con ogni probabilità, creerà infinitamente più problemi di quanti non ne avrebbe creati l’originale in russo.

Buon Natale!

 Categoria: Le lingue

Moltissime persone nel mondo non festeggiano il Natale. Le loro religioni o le loro tradizioni prevedono festeggiamenti in date diverse e il 25 dicembre nelle loro vite non ha un significato particolare.
Questo non vuol dire che debbano sentirsi offese se altre persone, come noi, lo festeggiano.
Pertanto, sia che per voi questo giorno significhi qualcosa, sia in caso contrario, vi facciamo tanti auguri di buon Natale…in tutte le lingue del mondo!

Le traduzioni buone e quelle cattive

 Categoria: Problematiche della traduzione

Nel nostro ambiente uno degli argomenti preferiti di discussione fra colleghi è (guarda caso) la traduzione. Anche se cerchiamo di evitare di parlare di lavoro talvolta non ci riusciamo.
Nella maggior parte dei casi le conversazioni sono piuttosto tecniche ma in qualche circostanza commentiamo le traduzioni non proprio perfette eseguite da altri colleghi. A volte si tratta semplicemente di sterili pettegolezzi ma a volte la malizia non c’entra per niente.
Il fatto è che è molto più facile e istruttivo (nel senso di imparare dagli errori, anche se altrui) parlare delle traduzioni sbagliate piuttosto che di quelle riuscite.
I commenti negativi però, sia che si tratti di pettegolezzi sia di critiche costruttive, sono abbastanza frequenti e questo d’istinto potrebbe portare a pensare che la qualità delle traduzioni in Italia sia piuttosto bassa, ma non è così.
Nel nostro paese vengono realizzate tantissime traduzioni, di tantissimi tipi e con tantissimi oggetti diversi: generalizzare è impossibile.
Magari ci capita di leggere cinquanta traduzioni buone senza che ce ne rendiamo nemmeno conto e di rimanere negativamente colpiti da una meno buona. A nostro modo di vedere è arrivato il momento di invertire questa tendenza, ovvero iniziare a notare le buone e a ritenere come qualcosa di normale e inevitabile la presenza sporadica delle meno buone.

Forse ai giornalisti, agli scrittori, agli avvocati, ai medici, non capita di scrivere in modo pessimo direttamente nella loro lingua? E questo senza riferirsi al contenuto dei loro scritti (in qualche caso da mani nei capelli) ma semplicemente allo stile, alla scelta del vocabolario, al dominio della lingua in generale. A volte si traduce male ma a volte semplicemente si scrive male.
Ovviamente siamo di parte, ma, salvo rare eccezioni, crediamo non sia il caso di colpevolizzare più di tanto la categoria dei traduttori nel suo complesso. Anzi, dovremmo rallegrarci perché sono sempre di più le traduzioni buone e sempre meno quelle cattive….

La traduzione del “falso amico”

 Categoria: Le lingue

È paradossale notare come, i traduttori italiani, nell’utilizzare la terminologia propria della loro disciplina, continuino a commettere errori che essi stessi considerano più o meno gravi quando valutano una traduzione.
Dei tanti che potremmo citare, ne analizzeremo uno in particolare, che, fra l’altro, è uno dei grandi nemici degli aspiranti traduttori e, in generale, di qualsiasi traduttore: il “falso amico”.
Curiosamente, si tratta di un calco della lingua francese, il famoso faux ami. Il fatto è che in francese non è raro trovare l’aggettivo davanti al sostantivo, mentre in italiano avviene quasi sempre il contrario, a meno che chi scrive non desideri realizzare un esercizio stilistico. Espressioni come “falsa testimonianza” sono eccezioni sulle cui origini magari torneremo in un altro articolo.

Quello che ci preme sottolineare in questa sede è che sarebbe stato più logico prendere in prestito la locuzione e ribaltarla per ottenere “amico falso”, perfettamente comprensibile e molto naturale nella nostra lingua.
Adesso, dopo tanti anni passati utilizzando il calco, così a prima vista può suonare strano, innaturale. Siamo però convinti che se i traduttori e i professori di lingue fossero capaci di abituarsi ad utilizzare tale locuzione, col tempo eviteremmo l’incongruenza di correggere un errore con un altro, e, quello che è ancor più grave, il colmo dei colmi, con un errore di traduzione!
Certo l’uso costante e duraturo del calco nel tempo ha fatto in modo che la risoluzione del problema sia ad oggi difficilmente raggiungibile, però potremmo almeno provarci. È come se un errore non venisse considerato tale perché si ha la piena consapevolezza che invece lo è. Un giro di parole che regala una ben magra consolazione.

La traduzione della sintassi (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

Nell’articolo di ieri abbiamo detto che i traduttori devono preoccuparsi, oltre che del lessico, anche della sintassi. Con questo non volevamo certo dire che devono tradurre in modo letterale! Lungi da noi aver affermato una simile bestialità. E nemmeno ci riferivamo all’esecuzione di rozze riproduzioni dell’originale, mettendo ad esempio i verbi alla fine della frase se si tratta di una traduzione dal tedesco o gli aggettivi davanti ai sostantivi se si tratta di una traduzione dall’inglese. Niente di tutto ciò.

La traduzione della sintassi, così come la intendiamo noi, presuppone il trasferimento della sintassi del testo originale nella lingua verso la quale si traduce. Il trasferimento non deve però avvenire in modo ottusamente speculare, occorre tener conto delle particolarità di ogni lingua e della frequenza nell’uso di determinate regole sintattiche.
La frase passiva, ad esempio, si utilizza molto più spesso in inglese che in spagnolo. I pronomi personali in inglese continuano a sostituire i nomi ad essi correlati anche molti paragrafi dopo averli menzionati. In francese gli aggettivi precedono molto più spesso i sostantivi di quanto avvenga in italiano e in spagnolo. Inoltre, nel posizionamento delle parole nella frase, fondamentale per la traduzione della sintassi, chi traduce verso l’italiano può permettersi più libertà poiché la nostra lingua in questo senso è più versatile ad esempio del tedesco e dell’inglese.

Potremmo citare molti altri esempi simili ma crediamo che il messaggio sia già arrivato a destinazione. I traduttori che si concentrano solo sul significato e non curano a dovere la sintassi, privano i lettori di una caratteristica essenziale dello stile dell’autore, una caratteristica che influisce, e molto, nell’economia generale della sua opera.

Prima parte di questo articolo

La traduzione della sintassi

 Categoria: Tecniche di traduzione

Quando parliamo di traduzione generalmente pensiamo al lessico, all’abilità nel trovare il significato appropriato di una parola, di un’espressione o di una frase in un’altra lingua.
E la sintassi? La sintassi è l’essenza dello stile e troppo spesso accade che ad essa venga dedicato un impegno minore poiché ritenuta meno importante della traduzione dei significati.
Visto che la semantica già di per sé crea non pochi problemi, alcuni traduttori preferiscono non complicarsi troppo la vita con la sintassi e non le dedicano il tempo necessario.
La traduzione perfetta non esiste, l’abbiamo già detto in varie occasioni, il tempo purtroppo a volte è tiranno, lo sappiamo, ma in qualche caso potremmo sicuramente sforzarci di più per cercare di ottenere una traduzione fedele all’originale oltre che da un punto di vista semantico anche da un punto di vista sintattico.

In un mondo dominato dai contenuti più che dalle forme e dall’efficacia più che dal piacere, forse tradurre la sintassi può sembrare un capriccio.
Ai lettori occasionali (che sono la maggior parte) probabilmente non interessa il piacere della sintassi o forse non hanno tempo per assaporarlo, perché cercano nella lettura qualcosa di pratico e che sia loro utile. Però nei generi letterari non è infrequente trovare lettori innamorati del gusto per la armoniosa concatenazione delle parole.
La poesia, che vive in un castello stupendo sulla vetta del monte dell’estetica, gode da quel punto panoramico privilegiato una vista magnifica sul suo regno, il paradiso della bellezza letteraria. Ogni traduttore che decida di avventurarsi nelle sue lande, deve cercare di rispettare tutte le regole del regno.

Seconda parte di questo articolo

L’obiettivo del traduttore di testi giuridici

 Categoria: Servizi di traduzione

L’ordinamento giuridico costituisce la base di ogni paese moderno. Senza di esso non sarebbe possibile edificare una società fondata su principi e valori comuni, in una parola, non esisterebbe il diritto.
I testi scritti sono alla base di quasi tutti gli ordinamenti giuridici moderni e sono, in molti casi, il risultato di un processo di lunghissima durata. Le leggi come le conosciamo noi sono il frutto di dibattiti, avvenimenti storici, considerazioni filosofiche, psicologiche, culturali, valori sociali, principi etici e religiosi, usi, costumi, tradizioni.

L’obiettivo finale del traduttore di testi giuridici è quello di incastrare nel miglior modo possibile le specificità giuridico-legal-amministrative proprie di un paese, nella cornice dell’ordinamento giuridico di un altro. Si tratta di un compito sicuramente molto delicato poiché ogni paese ha percorso nel tempo un cammino proprio, spesso anche molto diverso da quello di un paese confinante.
Fin qui si potrebbe affermare che rispetto ad altri tipi di traduzione non vi sono grosse novità: il traduttore fa da ponte tra due culture e adatta realtà diverse grazie alle sue conoscenza e alle tecniche che ha appreso. Tuttavia, occorre ricordare un dettaglio molto importante. Piuttosto spesso, come nel caso della traduzione giurata, questi testi sono stati elaborati affinché abbiano effetti giuridici, e, per questo motivo, vengono considerati legalmente vincolanti.

L’aspetto più complesso nella traduzione giuridica, ciò che la rende così spinosa e piena di insidie, è, a nostro avviso, la necessità di avvicinare una realtà straniera e il ricevente della traduzione in modo tale che la prima continui ad essere totalmente impregnata del suo valore giuridico originale e il secondo possa assumere come validi concetti legali molte volte inesistenti nel proprio sistema giuridico.
La responsabilità del traduttore è in questo caso, doppia. Lo scarso zelo di un traduttore letterario può, oltre che danneggiare l’immagine dell’autore, privare il lettore della possibilità di gustare appieno di una metafora o di un gioco di parole. Al contrario, dalla perizia di un traduttore di testi giuridici dipendono cose infinitamente più prosaiche ma sicuramente importantissime: che un candidato ad un posto di lavoro possa dimostrare la validità dei suoi studi in un paese straniero, o che due genitori divorziati possano ottenere la custodia del proprio figlio due settimane al mese ciascuno, per esempio…

La valutazione di una traduzione (2)

 Categoria: Problematiche della traduzione

I parametri elencati nel post di ieri permettono, a nostro modo di vedere, di capire se una traduzione possiede i requisiti di base per poter essere giudicata accettabile.
Oltre ai suddetti parametri ne esistono sicuramente molti altri. Andare più a fondo nel giudizio è però molto più complicato. Le vere difficoltà iniziano infatti al momento di dover stabilire i criteri oggettivi da prendere in considerazione per giudicare e inserire una traduzione in una scala di valori precisa.

Il problema è che essa, in quanto lavoro risultante da un processo come quello di provare a mettere per iscritto il pensiero di una persona con uno schema mentale diverso, ha davvero ben poco di oggettivo, in particolare quando siamo nel campo della traduzione letteraria.
E se tradurre è di per sé un compito piuttosto difficile, valutare e proporre correzioni argomentate a una traduzione è ancor più arduo. E inoltre, come possiamo accertarci che il correttore/valutatore nella sua opera di valutazione abbia prodotto una versione migliore di quella da lui analizzata? Un altro valutatore? E chi valuta la versione di quest’ultimo?
Seguendo questo ragionamento arriviamo inevitabilmente a citare un’altra frase vecchia quanto il mondo della traduzione: non esiste la traduzione perfetta.

Non ci rimane altra soluzione che articolare il processo di correzione sulla base di certi parametri ben delimitati, che dovranno sostanzialmente stabilirsi in funzione di due regole, tanto fondamentali quanto ovvie: da un lato la fedeltà a ciò che è stato espresso dall’autore e, dall’altro, il rispetto per ciò che il lettore si aspetta dall’opera tradotta.
Al valutatore spetterà pertanto di mettersi ogni volta nei panni di un lettore diverso e stabilire le regole del gioco. Per questo motivo, dovrà fissare dall’inizio criteri come, per esempio, i tipi di errore e la loro gravità, e questo in funzione di una scala che misuri il grado di adeguatezza rispetto a quanto richiesto dal cliente. È in questa cornice che il traduttore potrà portare avanti il proprio lavoro con la parziale garanzia che la soggettività della valutazione della traduzione sarà, perlomeno, ridotta. È un male minore, però che altra soluzione ci resta?

Prima parte di questo articolo

La valutazione di una traduzione

 Categoria: Problematiche della traduzione

Iniziamo la nostra riflessione partendo da una considerazione vecchia quanto il mondo. Tutte le traduzioni che vengono eseguite a partire dal medesimo testo possono essere buone o cattive ma il giudizio finale su di esse non dipende dalle differenze talvolta significative che si possono riscontrare fra loro.
In altre parole, lo stesso testo di partenza può dare origine a infinite traduzioni e il fatto ad esempio che due di esse siano piuttosto distanti l’una dall’altra non implica che siano una buona e una cattiva, possono essere anche entrambe buone o entrambe cattive.
Allontaniamoci un attimo dal nostro filosofeggiare e andiamo sul pratico. Non c’è dubbio che esistano traduzioni ottime, buone, sufficienti, insufficienti o addirittura pessime. Dare una valutazione di base non crea grosse difficoltà in coloro che possiedono una buona conoscenza delle due lingue in questione e una certa sensibilità linguistica. Esistono fattori oggettivi che possono determinare chiaramente quali traduzioni non riescono a raggiungere parametri minimi di qualità. Ne elenchiamo alcuni:

1. La traduzione deve contenere tutti i paragrafi e tutte le frasi del documento originale. In caso contrario, la traduzione è incompleta e non contiene tutte le idee che l’autore aveva voluto trasmettere in origine.

2. La traduzione non deve alterare in modo evidente il senso di nessun concetto espresso nel documento originale.

3. Non devono essere presenti errori di grammatica o di ortografia. In quest’ambito risulta molto utile la funzione di correzione automatica di cui abbiamo parlato pochi giorni fa.

4. La traduzione dev’essere redatta nel modo più fluido possibile e cercando di rispettare la sintassi dell’originale. Ciò permette ai fruitori una lettura più gradevole, una miglior comprensione del testo e di conseguenza il raggiungimento dell’obiettivo finale, ovvero la trasmissione dell’idea originale.

Seconda parte di questo articolo

Una provincia plurilingue

 Categoria: Le lingue

Forse non tutti i nostri lettori conoscono la Voivodina.
Si tratta di una provincia delle dimensioni più o meno della Toscana, si trova nella parte settentrionale della Serbia e la sua capitale è Novi Sad.
La provincia, storicamente appartenente all’Impero austro-ungarico, dopo il primo conflitto mondiale divenne parte della Serbia nell’ambito del regno di Jugoslavia e, fino alla costituzione del 1974, fu a tutti gli effetti una provincia serba. Quel documento però definì la Voivodina come una parte integrante della Federazione Jugoslava, attribuendole lo stesso diritto di voto che alla Serbia nell’ambito della federazione e garantendole in tal modo un maggiore livello di autonomia dalla madrepatria.
Attualmente la Voivodina, da un punto di vista politico, è de facto la sola provincia autonoma della Serbia, poiché il Kosovo (che nel 2008 ha auto-proclamato la propria indipendenza), è stato riconosciuto da 62 paesi più Taiwan ma non dall’ONU.

La provincia occupa una posizione chiave e confina con l’Ungheria, con la Croazia, con la Bosnia e con la Romania. La sua popolazione è di poco più di 2 milioni di abitanti etnicamente divisi in più di 26 differenti gruppi fra i quali quello serbo è sicuramente il più numeroso (circa il 65% sul totale della popolazione).
Tale multietnicità riflette una grandissima diversità culturale e linguistica; la Voivodina riconosce infatti ben sei lingue come ufficiali: il serbo, il croato, l’ungherese, il rumeno, lo slovacco e il russino.
Nell’ambito del governo provinciale vengono utilizzate tutte le lingue ufficiali. A livello comunale invece solo il serbo viene utilizzato in tutti gli organi politici, le altre lingue solo in alcuni.
Ciononostante, siamo assolutamente certi che i colleghi traduttori di questa provincia plurilingue almeno per qualche anno non avranno problemi di lavoro…

Traduzione e gestione della terminologia

 Categoria: Strumenti di traduzione

Quando qualcuno, nella notte dei tempi, decise per la prima volta di tradurre un documento, la terminologia esisteva già. Traduzione e terminologia sono come sorelle, lo sono sempre state, viaggiano a braccetto da millenni.
A differenza di altre risorse come ad esempio le memorie di traduzione, le risorse terminologiche non sono state introdotte nel campo della traduzione con l’avvento della tecnologia informatica, sono sempre esistite. Ovviamente i traduttori del medioevo non potevano sedersi davanti al personal computer e spostare icone con il mouse ottico, dovevano sfogliare pagine e pagine di pesanti dizionari e glossari cartacei. Se volevano eseguire delle buone traduzioni non potevano prescindere dall’utilizzo di tali strumenti terminologici.
Pertanto, non c’è da stupirsi se la tecnologia informatica applicata al campo della traduzione abbia mosso i primi passi proprio in questa direzione, creando degli strumenti di gestione della terminologia che potessero facilitare e velocizzare il lavoro del traduttore.
Ciò che prima avveniva mediante liste o schede ha subito un radicale cambiamento. Tutto è passato nelle mani dei computer. La gestione della terminologia è stata affidata inizialmente a database generici e con il tempo ad applicazioni specifiche progettate appositamente per assolvere questa funzione.

Alcune settimane fa abbiamo inserito nel nostro blog alcuni articoli riguardanti i principali software di traduzione assistita attualmente in commercio. Come abbiamo potuto constatare, per la gestione della terminologia praticamente tutti gli strumenti descritti sono dotati di specifici componenti.
La novità più importante è sicuramente il riconoscimento terminologico automatico: mentre il traduttore esegue la traduzione, i termini contenuti sia nel testo oggetto di traduzione sia nel glossario o nei glossari associati a quel determinato testo, vengono individuati automaticamente. Selezionando le opzioni opportune, le applicazioni inseriscono immediatamente i termini tradotti nel testo di uscita oppure li visualizzano in tempo reale sullo schermo lasciando al traduttore tale compito. Quale che sia l’opzione scelta dal traduttore vengono drasticamente ridotti i tempi di digitazione e le probabilità di incappare in refusi.

Le lingue minoritarie in Europa

 Categoria: Le lingue

In Europa, oltre alle lingue più comuni e conosciute, esistono molte altre lingue minoritarie, parlate cioè da minoranze o comunque non dall’intera popolazione di un paese. Non ci stiamo riferendo ai dialetti parlati localmente, ma a vere e proprie lingue riconosciute a livello internazionale e in qualche caso addirittura lingue ufficiali di un paese (come nel caso dell’irlandese e del gallese).
In fondo a quest’articolo alleghiamo una classifica stilata da una nota rivista specializzata e relativa alle lingue minoritarie con più di 500.000 parlanti. Come si può notare, il catalano è saldamente al primo posto. Chi dei nostri lettori è stato a Barcellona, a Girona o in un’altra città della Catalogna, si sarà sicuramente reso conto che in questa regione vi è un bilinguismo quasi perfetto tra il castigliano (lingua ufficiale dello stato spagnolo) e appunto il catalano. Tutti i cartelli sono in due lingue, le radio e le televisioni trasmettono nelle due lingue, ci sono giornali in castigliano e in catalano, la gente nelle strade parla entrambe le lingue, a scuola si studiano entrambe le lingue.

In Italia, come tutti sappiamo, non avviene nulla di tutto ciò. Ci sono alcune zone del nord che sono bilingui ma si tratta di bilinguismi con lingue straniere come ad esempio nel caso del tedesco in Trentino Alto Adige e del francese in Valle d’Aosta.
Nel nostro paese esistono moltissimi dialetti locali ma nessuno di essi è riconosciuto ufficialmente dallo stato italiano come lingua. Certo nelle strade di Napoli si parla sicuramente in modo molto diverso rispetto a quelle di Venezia o a quelle di Milano ma la lingua scritta, quella che si insegna nelle scuole, quella dei libri, dei giornali, della televisione, dei mezzi di comunicazione in genere è una sola ed è l’italiano.
Tuttavia, anche se in Italia non abbiamo nessuna situazione simile a quella della Catalogna, alcuni dialetti presenti sul territorio nazionale vengono considerati vere e proprie lingue e riconosciuti come tali a livello internazionale. Per questo motivo troviamo il sardo addirittura in quarta posizione a livello europeo.

Catalano: 7.200.000 locutori in Spagna, Francia, Italia e Andorra.
Galiziano: 2.420.000 locutori in Spagna.
Occitano: 2.100.000 locutori in Francia, Spagna e Italia.
Sardo: 1.300.000 locutori in Italia.
Irlandese: 1.240.000 locutori in Irlanda e nel Regno Unito.
Basco: 683.000 locutori in Spagna e Francia.
Gallese: 508.000 locutori nel Regno Unito.

I classici della traduzione (3)

 Categoria: Storia della traduzione

LEONARDO BRUNI (1369 – 1444)
Tradurre in modo corretto

Il traduttore deve innanzitutto preoccuparsi di avere una profonda conoscenza della lingua di partenza. Tale conoscenza si ottiene solo dopo una lettura frequente, ampia e accurata e di tutti i migliori scrittori del suo tempo e del passato.
In secondo luogo, il traduttore deve possedere un’ottima conoscenza della lingua di destinazione. Deve dominare le due lingue perfettamente, averle entrambe in suo potere. Questo comporta la totale padronanza dei modi di dire, delle frasi fatte e delle figure retoriche cui fanno ricorso gli scrittori più importanti e che il traduttore stesso, nella sua opera di traduzione, deve cercare di imitare, rifuggendo però le parole e le frasi inconsuete, specialmente quando si rivelano barbare e inefficaci.
Solo in questo modo potrà tradurre parola per parola senza incorrere in errori, non dovrà mendicarne nessuna e non sarà costretto a lasciarne qualcuna in greco per ignoranza del latino.

Potete trovare altri classici della traduzione nella categoria “Storia della traduzione”

Traduzione assistita: definizioni varie

 Categoria: Strumenti di traduzione

Tutte le risorse informatiche che in qualche misura concorrono all’elaborazione del linguaggio umano potrebbero essere considerate, in senso ampio, strumenti di traduzione assistita.
Tra i vari strumenti esistenti ricordiamo ad esempio quelli per il riconoscimento e la sintesi vocale, quelli per il riconoscimento ottico (software OCR: Optical Character Recognition), quelli per la ricerca e la sostituzione di testo, gli elaboratori testuali, i database testuali.
Tuttavia, in senso stretto, quando si parla di sistemi informatici per la traduzione, si fa riferimento in modo particolare alle applicazioni CAT (Computer Aided Translation o Computer Assisted Translation, traduzione assistita da computer).
Con questa sigla si indicano collettivamente i sistemi appositamente progettati per il settore delle traduzioni. Ad ogni modo, solitamente si tende ad escludere dall’insieme degli strumenti CAT sia la traduzione totalmente automatica (MT, Machine Translation), sia la sua versione assistita (HAMT, Human Aided Machine Translation). Trattasi infatti di strumenti progettati non per assistere il traduttore umano quanto per sostituirsi ad esso.

Rientrano invece a pieno titolo nella categoria degli strumenti CAT tutte le applicazioni che forniscono al traduttore un valido aiuto per l’esecuzione di attività tradizionalmente svolte manualmente. Sarebbe più corretto indicare queste applicazioni con MAHT (Machine Aided Human Translation) ma questa definizione viene scarsamente utilizzata. Gli acronimi CAT e MAHT, anche se in modo improprio vengono usati quasi indistintamente.
Come abbiamo accennato poc’anzi, questi sistemi forniscono al traduttore professionista un ampio ventaglio di utili funzioni. Tra esse ne ricordiamo brevemente alcune: consultazione, gestione e creazione di glossari, analisi di vario genere sia sul testo di partenza che su quello di arrivo, ricerche in corpora linguistici, ecc.
In esse e non solo, il ruolo chiave è svolto dalla memoria di traduzione (TM, Translation Memory), di cui abbiamo parlato in qualche articolo precedente e di cui torneremo a parlare anche in futuro.
L’importanza della memoria di traduzione è tale che spesso, seppur commettendo un errore, ci si riferisce agli strumenti di traduzione assistita con la dicitura di “strumenti TM” anziché di “strumenti CAT” o “strumenti MAHT”.

Traduzione in tempi di crisi (2)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Perché i clienti delle agenzie di traduzione hanno problemi a pagare i servizi che queste offrono loro?
La risposta è semplicissima, non occorre essere economisti per poterla dare: si è innescato un circolo vizioso per colpa del quale i clienti delle agenzie, a loro volta fornitori di altri soggetti, hanno grossi problemi nel riscuotere dalla vendita dei loro prodotti o dei loro servizi oppure vendono molto meno di prima.
Di conseguenza ritardano i pagamenti alle agenzie o nei casi peggiori non pagano affatto. Le agenzie di riflesso ritardano i pagamenti ai traduttori, i traduttori non hanno denaro a sufficienza per poter vivere, cercano un lavoro alternativo che non c’è, i consumi diminuiscono e le aziende clienti delle agenzie di traduzioni non vendono i propri prodotti. Una spirale perversa dalla quale ognuno cerca di uscire come può.
Alcune agenzie stringono i cordoni della borsa e pongono condizioni di pagamento più rigide. Non tutti i clienti ovviamente possono sopportare di pagare in anticipo o comunque con scadenze più brevi e si rivolgono alla concorrenza.
Altre agenzie aumentano le tariffe per compensare le perdite generali derivanti dai mancati pagamenti ma anche in questo modo perdono una parte di clienti che si rivolgono alla concorrenza in cerca di prezzi più bassi.
Le agenzie che hanno una posizione finanziaria così forte da metterle in grado di mantenere condizioni di pagamento vantaggiose e prezzi relativamente bassi sono quelle che sicuramente riescono a fronteggiare la crisi nel migliore dei modi anche se i pericoli economici che corrono in un periodo di forte instabilità come questo sono alti. Il rischio è che alla fine, esponendosi troppo, il prezzo più alto lo debbano pagare esse stesse.

Se non è affatto difficile fotografare questa stanza buia, lo è sicuramente stabilire come si sia generata e cosa occorre fare per uscirne. Noi non siamo né politici né economisti, il nostro lavoro è tradurre, ed è quello che vogliamo fortemente continuare a fare. Lo facciamo con passione e professionalità tenendo le dita incrociate nella speranza che le misure adottate dai governi riescano a sortire presto i tanto auspicati effetti positivi che spezzino la catena di effetti dannosi che si è creata e tutto torni alla normalità.

Traduzione in tempi di crisi

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Da ormai più di un anno purtroppo non si fa altro che parlare di crisi economica. Ogni giorno ci giungono notizie al riguardo e nella maggior parte dei casi non sono buone. Alti tassi di disoccupazione, consumi in calo, intere famiglie sull’orlo della povertà, grandi istituti finanziari in difficoltà, valore delle azioni in picchiata, piccole attività commerciali che muoiono come mosche: un quadro davvero nefasto.

I governi si sono mossi per far uscire i propri paesi dal baratro e qualche effetto si è visto ma ancora siamo probabilmente piuttosto lontani dalla fine dell’incubo. La crisi non ha risparmiato nessun settore, tantomeno il settore delle traduzioni.
Basta dare uno sguardo alla cronologia degli eventi che hanno marcato questa crisi per capire facilmente come tutti i mercati siano interrelazionati fra loro: ciò che accade in uno di essi ha poi conseguenze sugli altri a livello globale.
Dato che l’industria della traduzione dipende fortemente da tali connessioni globali, anch’essa è stata colpita duramente dalla crisi. Nel mondo infatti, moltissimi traduttori freelance si sono visti costretti a cercare fonti di reddito alternative e una grossa quantità di agenzie di traduzione ha chiuso i battenti a causa della recessione.

Negli ultimi anni, le imprese più moderne e lungimiranti avevano capito che il mercato interno, sempre più invaso dalle merci di provenienza straniera (in particolar modo asiatica), non era sufficiente, e che, per poter sperare di sopravvivere, avrebbero dovuto aprirsi ai mercati esteri. Alcune imprese per raggiungere lo scopo hanno assunto personale specializzato (sicuramente la scelta migliore in termini di efficienza ma molto costosa e poco flessibile), altre hanno scelto di fare ricorso ai servizi delle agenzie di traduzione.
In un momento di crisi come questo, la propensione verso i mercati esteri è un fattore ancor più importante e per questo motivo ora più che mai la domanda di traduzioni è elevata. Quello che manca purtroppo sono le risorse per poterle pagare.

Seconda parte di questo articolo

Traduzioni come cartine geografiche

 Categoria: Traduzione letteraria

Con una certa continuità, spesso in concomitanza con l’uscita della nuova traduzione di un’opera classica di una certa importanza, si sentono o si leggono commenti del tipo: “Questo Candide è migliore di quello di tizio”, “il nuovo Don Chisciotte” di caio è migliore di quello di sempronio”, ecc.

Quello di cui non si tiene conto, all’alba di questi semplicistici commenti, è in primo luogo che la traduzione più recente si avvale di tutte le traduzioni che l’hanno preceduta. Il traduttore conosce i difetti, gli errori, le critiche, gli applausi e gli elogi che hanno ricevuto le versioni precedenti e, nel produrre quella nuova, attualizza l’opera originale come se fosse la pagina di un sito web. Mentre compie questa operazione si trova in un punto d’osservazione privilegiato, è in piedi sopra alla catasta delle versioni precedenti. Per questo motivo è obbligato a vedere più lontano e più nitidamente.
Risulta perfettamente logico, pertanto, che il prodotto nuovo sia più pulito e più adatto alle esigenze del lettore moderno. Sarebbe assurdo che non fosse così, un editore non sperpererebbe il proprio denaro per una traduzione peggiore delle precedenti, deve per forza essere migliore.
Appaiono quindi tremendamente ingiusti e privi di significato i paragoni realizzati in astratto, al margine della storia, giustapponendo principi di traduzione e modelli di lingua diversi, dimenticando i costanti cambiamenti nei criteri guida della critica letteraria e, soprattutto, dimenticando i mutamenti delle condizioni materiali in cui si sono realizzate le varie versioni.

I traduttori sono esploratori che visitano un territorio remoto e tornano in patria con una cartina di quei luoghi da loro stessi tracciata.
I lettori desiderano viaggiare e, per orientarsi, scelgono la cartina più adeguata alle loro necessità nell’ambito della cartografia esistente. Poiché preferiscono la precisione e la modernità, normalmente scelgono l’ultima, anche se le vecchie carte hanno su di loro un certo fascino.
Le traduzioni e le cartine si assomigliano, entrambe riflettono il mondo ed entrambe riflettono i loro creatori e la cultura che li accompagna.

“Spanglish” e “itanglish”

 Categoria: Le lingue

Il termine “Spanglish” fu coniato tra il 1965 e il 1970 e fa riferimento all’abitudine ormai consolidata da parte della lingua spagnola di prendere in prestito parole inglesi per indicare concetti. Il fenomeno è tanto più grave quanto più tali prestiti vanno a rimpiazzare parole già esistenti. Una cosa infatti è l’ingresso di un neologismo inglese, un’altra è che una parola spagnola cada in disuso a favore di una parola straniera.

Le discipline che usano e (probabilmente) abusano dello “Spanglish” con maggior frequenza sono, fra le altre, tutte quelle relazionate con la tecnologia. Sul mercato le innovazioni vengono infatti presentate in inglese e in un secondo tempo tradotte in altre lingue.
Gli specialisti del settore non madrelingua inglese, in genere, hanno comunque una buona familiarità con la lingua anglosassone e quando un testo viene tradotto verso la loro lingua d’origine, non vogliono leggere una traduzione distante dalle espressioni inglesi a cui sono abituati. Preferiscono di gran lunga il “familiare” al “linguisticamente corretto”.
Da qui nascono parole, fra le moltissime che potremmo citare, come resetear, zipear, formatear, che non necessitano nemmeno di traduzione per i nostri lettori. Questo fenomeno infatti non riguarda solo lo spagnolo, ma anche, seppur in misura inferiore, l’italiano. Da qui il nostro titolo ironico, “spanglish” e “itanglish”.

I traduttori professionisti e in particolare i puristi della lingua, rabbrividiscono nel leggere testi in spagnolo o in italiano che “suonano a inglese”.
Il problema è che spesso sono i clienti stessi a richiedere una traduzione di questo tipo e le agenzie di traduzione non possono evitarlo. Si viene in tal modo a creare nel mercato della traduzione un abominio linguistico, un idioma ibrido a metà tra due lingue, molto utile per i clienti ma sicuramente non gradito ai lettori convinti della bellezza di due lingue romanze ricchissime come lo spagnolo e come l’italiano.

Gli autori e i loro traduttori

 Categoria: Traduzione letteraria

La letteratura non potrebbe esistere senza la traduzione. O meglio, potrebbe esistere ma si limiterebbe alla diffusione a livello nazionale e non potrebbe raggiungere le masse. Questo è tanto più vero quanto la lingua utilizzata dallo scrittore è scarsamente diffusa, come ad esempio il ceco e l’albanese. Anche il tedesco, seppur parlato da circa 100 milioni di persone, almeno da un punto di vista letterario, rientra tra le lingue “minoritarie” poiché viene parlato solo in Germania, in Austria e in poche altre zone, quasi tutte del vecchio continente.

Gli autori che scrivono in lingue minoritarie sanno bene che il loro successo dipende in gran parte dalle traduzioni delle loro opere e pertanto alcuni di loro si preoccupano di seguire il processo di traduzione in modo speciale.
Günter Grass ad esempio, ogni volta che scrive un libro, si riunisce coi suoi traduttori e spiega loro tutto ciò che ritiene necessario per una miglior comprensione del testo. Ismail Kadaré segue da vicino il percorso dei suoi traduttori e dà loro frequenti suggerimenti. Milán Kundera, a un certo punto della sua vita, stanco di assistere impassibile ai disastri che alcuni traduttori combinavano con le traduzioni delle sue opere, decise di occuparsene personalmente.

Egli conosceva benissimo la lingua francese. Arrivò ad identificarsi talmente tanto con essa che, mentre scriveva “L’insostenibile leggerezza dell’essere” pensava più al suo traduttore francese che ai suoi lettori cechi. Seguì così da vicino il processo di traduzione che finì per non trovare differenza alcuna tra l’originale e la versione tradotta. Permise persino che in qualche lingua l’opera venisse tradotta a partire dalla versione in francese.

Internet e la traduzione

 Categoria: Strumenti di traduzione

Qualche decennio fa, quando studiavamo traduzione all’università, i professori ci ricordavano costantemente che non si poteva tradurre senza tenere dizionari sulla nostra scrivania. La ricerca è fondamentale per comprovare la validità del nostro lavoro, ci dicevano.
Tuttavia, chi di recente ha avuto occasione di osservare il lavoro quotidiano di un traduttore, sulla sua scrivania avrà notato più spesso l’assenza di un dizionario che la sua presenza. Sono moltissimi i traduttori che lavorano quasi senza dizionari o strumenti cartacei in genere. Com’è possibile? Semplice, i tempi sono cambiati e la nostra professione con loro.

Molto è cambiato ma non tutto. Qualcosa che non è cambiato e che non cambierà mai è l’importanza della ricerca. Questo è un principio che i professori cercano tutt’oggi di inculcare ai loro studenti. Sono cambiati però i metodi per effettuare le ricerche, possiamo permetterci di non tenere dizionari sulla scrivania ma questi dovranno necessariamente essere installati nel nostro computer.
In piena era informatica inoltre, non possiamo prescindere da una buona connessione a internet per poter effettuare ricerche di tipo terminologico.
Su internet possiamo incontrare praticamente tutto ciò di cui abbiamo bisogno.
Non solamente possiamo consultare dizionari, glossari e manuali, possiamo anche analizzare i vari contesti in cui sono inserite frasi intere o verificare l’esattezza di una frase tradotta della quale non siamo certi.
Possiamo inoltre ricevere rapidamente la consulenza da parte di un collega che magari vive in un altro continente oppure possiamo accedere a blog o forum di dibattito per ricevere suggerimenti e consigli.
I nostri professori di un tempo non crederebbero ai loro occhi.