La cultura tradotta

 Categoria: Le lingue

La maggior parte dei libri che vediamo sulle nostre mensole sono stati tradotti. Anche la maggior dei libri che troviamo nella biblioteca della nostra città sono stati tradotti. Abbiamo potuto studiare e godere di Aristotele, di Flaubert, di Freud e di tanti altri grazie alle eccellenti traduzioni fatte dai nostri colleghi del passato e del presente. Moltissime conoscenze che possediamo sono frutto di traduzioni che abbiamo letto o ascoltato senza che ci rendessimo conto di trovarci di fronte a una traduzione. Da lì il prestigio del traduttore. Da lì la sua importanza come creatore, diffusore e revisore di cultura. Grande arte quella del tradurre.

La cultura però non è una sola, non si limita ad una élite di discipline, non può essere circoscritta alla letteratura o alle arti più nobili. La cultura è un mondo che si apre sempre di più creando un ventaglio di riferimenti, dati e informazioni che leggiamo, vediamo e ascoltiamo ogni minuto che passa.
Pertanto, anche i manuali tecnici che oggigiorno leggiamo sempre più spesso (quello del televisore, quello del lettore dvd, quello della videocamera, le istruzioni di montaggio di un mobile), possono in senso ampio essere considerati cultura. Per non parlare poi della crescente influenza che il gergo informatico tradotto dall’inglese sta avendo sulla forma di parlare di tutti noi.
A nostro modo di vedere, tutto ciò che si esprime con parole può in qualche misura essere considerato cultura ed essere insegnato e appreso. Lo studio delle discipline più nobili è importantissimo ma dobbiamo comunque prestare la dovuta attenzione alla lingua che si va forgiando per mezzo di altre discipline più popolari e più diffuse.

La nostra responsabilità in quanto traduttori è quella di usare la nostra lingua come se fosse un gioiello di famiglia che abbiamo ereditato ma che a nostra volta abbiamo il dovere di lasciare ai nostri figli. La lingua è innata nell’essere umano ed è arrivata ad emanciparsi così tanto da noi che ci usa solamente per mantenersi in vita. Dobbiamo custodirla gelosamente, essere coscienti del fatto che siamo noi quelli di passaggio mentre lei, pur mutando nel tempo, è eterna.
Gli insegnanti, i giornalisti, i registi, gli scrittori, i traduttori e tutti coloro che abbiano un ruolo particolare nella diffusione della cultura hanno il dovere di dare splendore alla lingua e arrecarle il minor danno possibile, affinché le generazioni future possano godere di essa così come stiamo facendo noi.

La traduzione non è una scienza esatta

 Categoria: Problematiche della traduzione

Gli aspiranti traduttori si rassegnino all’ineluttabile: abbiamo scoperto che la traduzione non è una scienza esatta.
Alcuni dei nostri lettori sorrideranno e penseranno che la nostra affermazione è alquanto scontata e banale. Come la scoperta dell’acqua calda ma più inutile.
In effetti non si tratta di una vera e propria scoperta, qualcuno purtroppo ci ha preceduto di qualche secolo e al giorno d’oggi il fatto è universalmente accettato.
L’intento di quest’articolo è dimostrare in modo “scientifico” la veridicità di tale affermazione. Per farlo raccontiamo un divertente esperimento che abbiamo fatto tra colleghi tempo fa.
Uno dei Project Manager scrisse una frase in italiano e la tradusse in inglese senza comunicare a nessuno la frase esatta in lingua originale. Dopodiché inviò via e-mail la frase in inglese da (ri)tradurre in italiano a tutti i traduttori madrelingua italiani specializzati in traduzioni dall’inglese. L’unica regola del gioco è che nessuno di loro poteva confrontarsi con gli altri partecipanti. La frase era la seguente: “It was in Rome, in January, 1989, that the event took place”. Delle tantissime traduzioni in italiano che ricevette ne citiamo solo alcune:

L’episodio ebbe luogo nel gennaio del 1989, a Roma.
Successe a Roma, nel mese di gennaio del 1989.
Il fatto avvenne a Roma, nel gennaio del 1989.
Accadde nel mese di gennaio del 1989, a Roma.
Fu a Roma, nel gennaio del 1989, che l’episodio ebbe luogo.
L’episodio avvenne a Roma, nel mese di gennaio del 1989.
Accadde a Roma, nel gennaio del 1989.
L’evento ebbe luogo a Roma, nel gennaio del 1989.
Fu a Roma, nel mese di gennaio del 1989, che avvenne l’episodio.
Il fatto ebbe luogo nel gennaio del 1989, a Roma.

E qual era la frase originale? Ciò che aveva scritto in italiano il PM era: “Il fatto avvenne nel mese di gennaio del 1989, a Roma”. Nessuno dei partecipanti all’esperimento scrisse esattamente la frase originale.
In questa sede non ci interessa affatto valutare quale delle dieci traduzioni sia la migliore e quale la peggiore. Lo scopo dell’articolo, come avevamo promesso all’inizio, era quello di dimostrare empiricamente che la traduzione non è una scienza esatta. Crediamo proprio di esserci riusciti.

La funzione di correzione automatica

 Categoria: Strumenti di traduzione

La funzione di correzione ortografica e grammaticale degli editor di testi è di grande aiuto per chi si occupa di traduzioni. Sebbene nel caso della grammatica i programmi utilizzino criteri che il traduttore talvolta non condivide, egli conserva sempre e comunque la propria totale indipendenza, poiché, dopo aver vagliato le correzioni proposte, ha piena facoltà di accettarle o rifiutarle.

La funzione di correzione automatica toglie dai guai chi la utilizza facendo in modo che nel testo non rimangano ripetizioni indesiderate, termini in altre lingue, che vi sia accordo nel genere e nel numero fra le parole, ecc.
Questa funzione inoltre, dato che può essere impostata anche sui programmi di gestione della posta elettronica, permette a coloro che devono spesso inviare e-mail in varie lingue, di fare sempre bella figura con i destinatari dei messaggi.
Ciononostante, i traduttori e gli utenti in generale devono sempre tenere gli occhi ben aperti poiché certi tipi di errore non possono e forse non potranno mai essere eliminati.
Le parole scritte correttamente da un punto di vista ortografico ma inadeguate al contesto, non vengono infatti segnalate. Ad esempio, la funzione sorvola su “la matita è fossa”, sebbene l’intenzione del traduttore sia quella di scrivere “la matita è rossa”. “Fossa” è infatti una parola corretta che si trova nel dizionario del programma.
A volte invece avviene esattamente l’opposto, ovvero una parola corretta ma non inserita nel dizionario del programma viene trasformata in una parola che non c’entra nulla e così “online”(senza trattino) diventa “ondine”, “faldone”, diventa “falcone”, ecc.
Inoltre, a livello grammaticale il programma talvolta rifiuta delle formule complesse e arzigogolate dalle quali però il traduttore non può prescindere poiché, molto semplicemente, anche la versione originale risulta altrettanto complessa e arzigogolata.

La funzione di correzione è insomma uno strumento utilissimo per i traduttori, ma in qualche caso fallace. Visto che per ora il cervello umano ha ancora la meglio sulla macchina, potremmo anche decidere di disattivarla con maggior frequenza. Il problema però spesso non è il cervello che non ragiona sugli errori, sono gli occhi che non li vedono! In definitiva forse è meglio lasciarla attiva…

Traduzione e teatro

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

In Francia, vicino ad Arles, città sede della Casa del Traduttore, e non lontano da Avignone, dove tutti gli anni si celebra uno dei più famosi festival del teatro europei, esiste un’istituzione strettamente legata alle due appena citate: il Centro Internazionale della Traduzione Teatrale di Montpellier, conosciuto anche come “Maison Antoine Vitez”, celebre traduttore e regista teatrale francese, morto nel 1990.
In questo centro si porta tuttora avanti l’impagabile esperienza della convivenza tra scrittori, traduttori, critici e registi teatrali che perseguono alcuni degli ideali di Vitez: promuovere l’arte della traduzione teatrale, aprirsi al repertorio tradotto, ritradurre testi classici, tradurre nuovi testi.

Vitez, per il quale la traduzione era inseparabile dalla messa in scena e dal montaggio, distingueva in modo particolare tra “infratradurre” e “ipertradurre”.
Il primo concetto implica ad esempio tradurre izba con “casa” mentre il secondo implica una traduzione come “casa di campagna”. Egli rifiutava la soluzione più comoda, cioè lasciare semplicemente izba al fine di mantenere intatta la peculiarità della parola. Tra mantenersi fedele al significato o infedele allo stile, egli sceglieva la sua propria infedeltà allo stile dell’autore.
Paradosso della traduzione teatrale e della traduzione in generale, che egli esprimeva nel modo seguente: “Esiste l’idea condivisibile che non si possa tradurre, però ciò che è davvero intollerabile è non tradurre. Non si può tradurre però bisogna farlo”.
Questo pensiero ricorda molto da vicino ciò che diceva Klee a proposito della pittura: “L’arte non riproduce il visibile, lo rende visibile”. Scrivere è dire l’indicibile, tradurre è tradurre l’intraducibile.

I cambiamenti linguistici e la tecnologia

 Categoria: Le lingue

Ieri abbiamo parlato di come la politica influisca sui cambiamenti linguistici. Non si tratta certo dell’unica causa, ma probabilmente della più importante. Un’altra su cui vale la pena soffermarsi è la tecnologia.
Sebbene il progresso tecnologico abbia sempre influenzato i cambiamenti linguistici, alcuni ritengono che oggigiorno quest’influenza sia più forte e che la rapidità con la quale si sviluppano e si diffondono le innovazioni possa condurre a cambiamenti più rapidi e significativi rispetto al passato.
In che modo il progresso tecnologico influisce sulla lingua? L’effetto più visibile ed immediato è la continua introduzione di neologismi legati alla tecnologia in vari settori, in particolar modo quello informatico. Ogni nuova invenzione, ogni nuova tecnica, ogni nuova procedura, ogni nuova idea, ogni nuova moda, viene “battezzata” con un nuovo nome e il rito viene quasi sempre celebrato in lingua inglese. È impressionante notare come quasi tutte le parole nuove legate al settore tecnologico siano in lingua inglese. Questo tuttavia è solo uno dei tanti segnali che dimostrano chiaramente come, a livello mondiale, l’inglese si stia sempre più imponendo come lingua franca. A farne le spese sono tutte le altre lingue, ma in particolar modo quelle minoritarie, che stanno poco a poco scomparendo.

Accanto a questo fenomeno, ormai presente sulla scena da qualche decennio, ce n’è uno recente, talmente nuovo da non essere ancora ben evidente ma i cui effetti si stanno già iniziando a notare, soprattutto nei giovani.
Le persone di una certa età (almeno quelle che se lo sono potuto permettere), per migliorare le proprie conoscenze linguistiche hanno dedicato il tempo necessario alla lettura di libri, alla scrittura, all’ascolto della radio, alla visione della televisione, alla partecipazione a vari tipi di incontri e dibattiti, alla semplice conversazione con altre persone.
Le nuove generazioni, al contrario, stanno formando le proprie conoscenze linguistiche in modo significativo, se non addirittura predominante, davanti a un qualche tipo di schermo. La velocità della società moderna sta sviluppando nei giovani la necessità di una comunicazione “mordi e fuggi” che avviene per lo più mediante l’invio di e-mail e messaggini di testo, e attraverso la frequentazione di chat e comunità virtuali. Ciò produce un fenomeno per descrivere il quale utilizziamo tre parole che ci sembrano appropriate: “minimizzazione”, “semplificazione” e “facilitazione” della lingua. Con il tempo assisteremo sicuramente ad un graduale impoverimento della lingua e ad una conseguente perdita di efficienza della stessa.

Le conseguenze prodotte dal progresso tecnologico sulla lingua non si esauriscono certo qui.
Un altro effetto importantissimo è l’incremento dei contatti fra le varie comunità. Un tempo viaggiare o comunicare a distanza era molto più complicato e costoso. Al giorno d’oggi prendere un aereo e fare una videochiamata via web in Australia è come prendere un autobus e fare un’interurbana trent’anni fa. Gli effetti che l’incremento dei contatti nazionali e internazionali producono sulla lingua ci sembrano del tutto evidenti e pertanto non ci soffermeremo ulteriormente su di essi.
Appare altrettanto evidente come il progresso tecnologico abbia permesso un sensibile miglioramento dell’analisi dei fenomeni scientifici, economici, sociali, culturali,ecc. Anche questo provoca sensibili cambiamenti linguistici. Si pensi alla necessità di nuovi termini, nuove espressioni, o all’espansione semantica di parole e frasi già in uso.

I cambiamenti linguistici e la politica

 Categoria: Le lingue

Le cause che possono portare a cambiamenti linguistici sono sicuramente molte, ma, senza ombra di dubbio, una grande quantità di essi ha origini o spiegazioni politiche.
Una delle cause sicuramente più importanti è la migrazione di persone. Gli emigranti mettono nelle loro valigie oltre ai vestiti anche la loro cultura e la loro lingua d’origine, con le sue regole fonetiche, sintattiche e morfologiche. Quando l’immigrazione è massiccia, l’influenza che può avere sulla lingua del paese ospitante è importante.
Come si può facilmente supporre, la migrazione è un fenomeno che quasi sempre ha radici politiche.
Gli storici ad esempio considerano che l’immigrazione massiva degli irlandesi verso gli Stati Uniti, che ha arricchito moltissimo il linguaggio popolare, avvenne a causa della colonizzazione britannica dell’Irlanda. Le politiche territoriali britanniche infatti aumentarono moltissimo la povertà della popolazione e, verso la metà del secolo XIX, portarono a quella che passò alla storia sotto il nome di grande carestia.
A sua volta, la forte immigrazione dei nostri compatrioti italiani in Argentina, che ha lasciato un’impronta indelebile nel linguaggio popolare e nell’intonazione dello spagnolo parlato in loco, venne originata dal periodo di agitazione e instabilità che stava vivendo il nostro paese in quell’epoca nonché dalle aggressive politiche di immigrazione argentine.

Oltre ai cambiamenti linguistici provocati dal fenomeno migratorio, la politica ne produce spesso altri in modo più repentino attraverso i dibattiti pubblici che essa promuove in relazione agli sviluppi economici e sociali della società.
Per esempio, la maggior presa di coscienza prodottasi negli ultimi decenni circa l’importanza della salvaguardia dell’ambiente ha portato a coniare varie parole o espressioni nuove come: “ecologista”, “buco dell’ozono”, “effetto serra”, “alimenti biologici”, “ecoterrorismo”, e ha ampliato l’uso e il significato di altre parole e frasi come “rispetto per l’ambiente”, “sostenibilità”, “organico”, “ibrido”, ecc.

Allo stesso modo, il movimento femminista e la lotta per l’uguaglianza dei generi ha provocato cambiamenti linguistici importanti.
Per concludere, appare assolutamente evidente come certi avvenimenti politici e certe decisioni politiche (anche di scarsa importanza), coscientemente o incoscientemente, gradualmente o repentinamente, conducano a mutamenti significativi nelle lingue.

Il doppiaggio

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Quasi tutti gli spettatori italiani che non masticano lingue estere sono completamente assuefatti a vedere film stranieri doppiati in italiano. Quando, per qualche motivo, sono costretti a vederli nella loro versione originale soffrono terribilmente, persino in presenza di sottotitoli.
Anche le persone che abbiano una certa familiarità con altre lingue e altre culture preferiscono quasi sempre vederli doppiati, risulta loro meno faticoso e più rilassante.

Che il pubblico preferisca i film doppiati è un fatto (almeno per quanto riguarda il nostro settore) sicuramente positivo. Si tratta di una prova tangibile dell’efficacia della traduzione, del buon lavoro svolto dai traduttori.
Quello che vorremmo far notare in questo articolo è che pur di godere appieno della pellicola seduti sulla poltroncina di un cinema o rilassati sul divano del nostro salotto, siamo disposti ad accettare delle incongruenze pazzesche senza quasi nemmeno accorgercene. Vediamo di spiegare meglio il concetto.
Leggere un libro tradotto in italiano ma scritto originariamente in una lingua molto diversa e in cui vi siano riferimenti continui a culture completamente diverse dalla nostra, fa un effetto già di per sé piuttosto strano.
Però vedere un film in cui un aborigeno parla un italiano come non lo parlano da nessuna parte o in cui un indiano navajo impreca in un italiano traballante, non solo fa un effetto ancor più strano, risulta in qualche caso anche un po’ comico.
Così come la traduzione origina un tipo di scrittura particolare e il traduttore quando traduce scrive in modo diverso rispetto a quando scrive qualcosa di suo, allo stesso modo il doppiaggio crea una forma fonetica irreale. Gli attori pronunciano in maniera molto più naturale quando parlano normalmente o quando recitano un testo scritto direttamente nella loro lingua piuttosto che quando devono doppiare un personaggio che di italiano non ha niente.

Con questo non vogliamo certo dire che i film non dovrebbero essere doppiati, così facendo la maggior parte del pubblico non potrebbe godere di questa forma d’espressione stupenda.
In qualche articolo fa, sostenevamo invece che bisogna fare in modo che la cultura arrivi a un numero di persone sempre maggiore, qualunque sia la forma in cui essa si presenta. Lo scopo di questo articolo era semplicemente di strappare un sorriso ai nostri lettori…

La traduzione dell’alliterazione

 Categoria: Traduzione letteraria

L’alliterazione è una figura retorica che si ottiene dalla ripetizione di una consonante in più parole che compongono la frase o il verso di una poesia.
Solo chi ha esperienza con la scrittura sa che la maggior parte delle alliterazioni nasce spontaneamente. Scatta qualcosa nella mente creativa dello scrittore che permette di legare le parole in modo foneticamente armonioso.
La poesia utilizza l’alliterazione più che altri generi letterari. È strettamente imparentata con la rima, e con essa collabora affinché il lettore si ricordi più facilmente i versi. La sua funzione è però più ampia e più profonda. Regala alla poesia una melodia interna difficilmente ottenibile percorrendo altre strade.

Il traduttore di poesie incontra moltissime difficoltà nel suo cammino. Una di queste ad esempio è costituita dai giochi di parole. Tuttavia, con un po’ di abilità e tanta pazienza l’ostacolo può essere superato.
L’alliterazione è qualcosa di più di un semplice ostacolo. Per le sue stesse caratteristiche, è uno dei candidati più quotati per la vittoria finale del premio “bestia nera del traduttore di poesia”.
Chi riesce a tradurre un’alliterazione in un’altra lingua mantenendo la stessa forza dell’originale può davvero considerarsi un traduttore coi fiocchi.

Sono poche le volte in cui ci imbattiamo in traduzioni davvero riuscite come nell’esempio seguente.
Il primo verso di una poesia molto conosciuta di Dylan Thomas recita: “The force that through the green fuse drives the flower…”. In esso troviamo tre parole (force, fuse e flower) che, pur collocate a breve distanza l’una dall’altra, producono un’alliterazione dolce, che non disturba, che quasi non si nota. Per pura coincidenza, in italiano abbiamo due parole perfette per tradurre force e flower, che sono “forza” e “fiore”. Si potrebbe pensare di aver già ottenuto l’effetto desiderato ma manca precisamente la parola centrale che permette all’alliterazione di mantenersi in vita con tutta la sua forza.
Alcuni colleghi hanno tradotto la parola fuse con “stelo”, altri (a nostro giudizio meno correttamente) con “miccia”. A questo punto il dilemma è se accontentarsi di una traduzione sicuramente buona ma che comunque non rende appieno l’effetto dell’alliterazione oppure cercare un’alternativa meno corretta da un punto di vista terminologico ma che renda bene tale effetto.
A nostro avviso un buon compromesso è rappresentato dalla parola “fusto”, che, sebbene sia più indicata per piante di una certa grandezza, non stona troppo a livello di significato e rende benissimo l’alliterazione. In questo modo, con l’aiuto della fortuna, otteniamo: “La forza che attraverso il verde fusto sospinge il fiore…”.

La buona agenzia di traduzioni (3)

 Categoria: Agenzie di traduzione

Con il post di oggi concludiamo l’articolo circa la buona comunicazione tra l’agenzia di traduzioni e i propri clienti.

4. Il cliente può fornire materiale di riferimento o un glossario con preferenze linguistiche stabilite sulla base di traduzioni precedenti?
Per il traduttore è sempre utile avere sotto mano del materiale di riferimento dell’azienda per formarsi un’idea più precisa circa i suoi prodotti e l’immagine imprenditoriale che proietta di sé. In molti casi può essere sufficiente documentarsi attraverso il sito web dell’azienda, in qualche altro magari è necessario acquisire maggiori informazioni.
Inoltre, se l’azienda richiede traduzioni relative agli stessi temi con una certa regolarità, è molto probabile che sia in possesso di un glossario redatto in base alle sue preferenze linguistiche, come ad esempio la traduzione di termini tecnici relativi a macchinari o infrastrutture, di parole chiave della sua politica commerciale, di parole speciali utilizzate nelle comunicazioni interaziendali, ecc.
Questo strumento è importantissimo per garantire che tutte le traduzioni future siano terminologicamente affini a quelle precedenti. L’agenzia di traduzioni, sia per semplificare il proprio lavoro, sia per garantire un risultato di qualità, ha il dovere di richiedere al cliente se è già in possesso di un glossario.

5. Il documento da tradurre richiede che si tengano presenti considerazioni culturali di un certo tipo?
Abbiamo più volte sottolineato in questo blog come una buona traduzione debba tenere in considerazione moltissimi aspetti. In qualche caso i clienti però chiedono espressamente di escludere alcuni di questi aspetti. Per esempio possono preferire che la traduzione rispetti il sistema metrico del documento originale senza tenere in considerazione che nel paese dove si parla la lingua di destinazione si utilizza un sistema diverso. Un’azienda italiana può ad esempio essere interessata ad acquisire nuovi clienti arabi residenti in Italia senza avere nessuna intenzione di esportare i propri prodotti in paesi mediorientali. Per questo chiederà di tradurre il proprio sito web in arabo effettuando delle modifiche che gli permettano di puntare il mirino sugli arabi in Italia ma tralasciando aspetti che sarebbero stati fondamentali nel caso in cui il suo obiettivo fosse stato la penetrazione su mercati esteri. Il cliente deve comunicare all’agenzia le sue esigenze al fine di garantire la massima qualità del documento tradotto.

6. Dove si utilizzerà il documento e qual è il suo target di riferimento?
Sapere il tipo di lettore a cui si rivolge il documento è un’informazione importante che permette al traduttore di dare alla traduzione lo stile e il registro corretti. Anche conoscere il luogo dove verrà impiegato il documento è un’informazione fondamentale. Un documento impiegato in un tribunale ha uno stile totalmente diverso da quello di un sito web a fini commerciali. Sarebbe auspicabile che l’agenzia di traduzione entrasse in possesso di dette informazioni prima di iniziare il progetto.

La buona agenzia di traduzioni (2)

 Categoria: Agenzie di traduzione

Nel post di ieri abbiamo parlato dell’importanza del dialogo con il cliente, in quello di oggi e in quello di domani elencheremo quali sono a nostro avviso i quesiti che ogni agenzia di traduzione (e ogni traduttore freelance) dovrebbe formulare ai propri clienti all’alba di un nuovo progetto di traduzione.

1. Necessita la traduzione urgentemente?
Realizzare una traduzione professionale di ottimo livello, a meno che non si tratti di manuali enormi, libri di narrativa o comunque materiale piuttosto corposo, non richiede un tempo particolarmente lungo. Anche il settore delle traduzioni si è adeguato ai ritmi vertiginosi dell’economia moderna, ma nonostante ciò, le tempistiche di consegna richieste sono talvolta davvero impossibili da soddisfare. Occorre essere chiari fin da subito con il cliente e, di fronte alla sua insistenza, è preferibile rinunciare al lavoro piuttosto che consegnarlo in ritardo. Qualora i tempi richiesti siano considerati accettabili, necessità particolari (come consegne in giorni festivi o in ore notturne) in genere possono essere soddisfatte ma sarà opportuno comunicare al cliente il sovrapprezzo per questi servizi aggiuntivi.
Se poi il documento deve essere tradotto verso una lingua rara e magari il contenuto riguarda aspetti molto specialistici, i traduttori in grado di eseguire professionalmente quella traduzione saranno ovviamente molto pochi e ciò si rifletterà in una dilatazione dei tempi di consegna standard e dei costi. Al cliente non deve essere mai fatta mancare quest’informazione.

2. La traduzione necessita di una certificazione particolare?
Se la traduzione dev’essere ad esempio asseverata in Tribunale, il lavoro deve essere eseguito da un traduttore in possesso della necessaria abilitazione. Visto che non tutti i traduttori la posseggono, questo potrebbe influire sui tempi di consegna. Inoltre, per ottenere questo servizio, si deve provvedere al pagamento di una tassa di cancelleria e, sul documento tradotto, ogni quattro pagine, dev’essere applicata una marca giudiziaria. La tempistica di erogazione del servizio è solitamente molto rapida ma l’agenzia di traduzioni deve comunicare previamente i costi aggiuntivi al cliente.

3. Il file è in un formato speciale che dev’essere mantenuto?
Quando il documento originale è stato creato in un formato speciale o è un sito web, la traduzione richiederà dei servizi aggiuntivi (come ad esempio il Desktop Publishing) per conservarne il formato.
Anche quando il documento originale è in formati standard come Word o Excel, è comunque opportuno contrattare servizi di Desktop Publishing per mantenere il formato delle immagini, dei loghi dell’azienda, delle numerazioni, delle vignette, ecc. Le agenzie di traduzioni più grandi possono contare sulle capacità di grafici abili ed esperti ed hanno quindi la struttura necessaria per trattare formati anche piuttosto complessi. Questi servizi tuttavia comportano dei costi aggiuntivi e il cliente dev’essere informato fin dall’inizio in proposito.

Terza parte di questo articolo

La buona agenzia di traduzioni

 Categoria: Agenzie di traduzione

La buona o la cattiva reputazione di un’agenzia di traduzioni dipendono, com’è ovvio, dalla qualità delle traduzioni che realizza e dalla tempistica con la quale le consegna ai propri clienti.
Se, come si suol dire, il buon giorno si vede dal mattino, una buona agenzia di traduzioni dovrebbe, già in sede di preventivo, porre delle domande chiave al cliente per determinare con precisione i costi e le tempistiche di consegna, nonché per assicurare al cliente stesso un risultato di qualità.
A volte purtroppo anche le migliori agenzie di traduzione prescindono dal formulare queste domande ed eseguono il lavoro di traduzione senza disporre delle necessarie informazioni.
Questo accade principalmente per mancanza di tempo, ma sarebbe meglio che non accadesse mai. Purtroppo al giorno d’oggi il mondo viaggia a mille all’ora e in qualche caso, anche i project manager più attenti e scrupolosi incorrono in queste leggerezze. Talvolta sono i clienti stessi che preferiscono sorvolare su quest’aspetto e chiedono all’agenzia di andare direttamente al sodo perché hanno una fretta tremenda di ricevere il documento tradotto.
I risultati possono essere buoni lo stesso, non è detto che non lo siano, ma sicuramente operando in questo modo si corre il rischio di non prestare un servizio di qualità.
Tutto ciò che abbiamo detto vale per tutti i clienti ma a maggior ragione per quelli potenziali e per quelli relativamente nuovi, dei quali sappiamo poco o nulla e coi quali potremmo instaurare una proficua e duratura relazione lavorativa mostrando fin da subito la nostra professionalità.

Per dare la misura di quanto sia importante la comunicazione con il cliente possiamo tranquillamente affermare che per raggiungere il miglior livello di qualità possibile di una traduzione, oltre a formare un team di traduzione di alto profilo, l’ideale sarebbe che il cliente stesso che l’ha commissionata, o comunque il soggetto che ne deve usufruire, si unisse al team stesso e partecipasse attivamente al progetto.
Ovviamente questa rimane quasi sempre un’utopia e, a nostro modo di vedere, è pure giusto che sia così. La presenza fisica del cliente sul luogo di traduzione, nella quasi totalità dei casi è un lusso che nessuno si può permettere. A nostro giudizio si tratta di un’idea commercialmente perdente che abbiamo comunque voluto esporre per sottolineare l’importanza del dialogo con il cliente.

Seconda parte di questo articolo

La traduttrice abusiva

 Categoria: Traduzione letteraria

Un nostro collega ci ha raccontato di recente un simpatico aneddoto che gli è capitato alcuni anni fa mentre stava partecipando alla presentazione di un libro del quale egli era traduttore ufficiale.
In uno dei momenti di relax, l’autrice del libro, presente alla cerimonia, lo avvicinò per salutarlo e sorridendo gli disse: “Spero tu non abbia fatto come la mia traduttrice inglese!”.
Il nostro collega, non capendo a cosa si riferisse, chiese maggiori spiegazioni e la scrittrice gli raccontò quello che le era successo pochi giorni prima.

Dovendo fare un viaggio piuttosto lungo in treno, aveva pensato di passare il tempo leggendo un libro e, poiché aveva in casa molti libri in attesa di lettura, decise di prendere uno di essi.
Una volta accomodatasi in carrozza si rese però conto che il libro che aveva preso era uno dei suoi libri tradotti in inglese. Vista la sua buona padronanza della lingua decise comunque di dargli un’occhiata.
Prima di iniziare a leggerlo si mise a sfogliarlo curiosamente e quasi subito notò la presenza di un capitolo che non le suonava familiare. Si mise a leggerlo e constatò che il linguaggio utilizzato era molto buono e lo stile di scrittura molto simile al suo. In altre parole non stonava con il resto del libro e anche un occhio attento non si sarebbe reso facilmente conto che quel capitolo non lo aveva scritto lei. Di questo era sicurissima ma appena scese dal treno si recò alla libreria della stazione per comprare il libro nella sua versione originale. Effettivamente, il capitolo che non le risultava familiare non era nel suo romanzo.
Al suo ritorno a casa, telefonò immediatamente alla traduttrice. Di fronte alla rabbia della scrittrice la laconica giustificazione della traduttrice fu (in inglese ovviamente): “Sa, la mia vera passione non è la traduzione ma la scrittura, però non mi pubblicano mai niente, così metto sempre qualche mia pagina nelle traduzioni dei libri che eseguo”.

Questo simpatico aneddoto (l’autrice non sarà molto d’accordo con l’uso di questo aggettivo) non fa altro che confermare l’idea che la maggior parte dei traduttori di narrativa siano in realtà scrittori mancati. Nel nostro racconto la nostra poco professionale traduttrice inglese non ha saputo resistere alla tentazione di fare letteratura propria mentre traduceva un’opera altrui. Pur sorridendo nel pensare a questa bislacca traduttrice “abusiva”, riteniamo l’episodio gravissimo. Già veniamo accusati di “tradire” l’originale anche quando facciamo un ottimo lavoro, figuriamoci se il tradimento lo perpetriamo deliberatamente…

Lo stigma della traduzione

 Categoria: Traduzione letteraria

La traduzione è stata a lungo considerata come un palliativo per lenire in qualche misura il dolore provocato da una comunicazione difficoltosa tra persone appartenenti a comunità linguistiche diverse. Una sorta di “disinfettante” di pessima qualità che provoca un forte bruciore sulla ferita, un modo per ricordarci l’imperfezione della nostra natura.
Il dolore era ancor più forte al momento di dover tradurre le opere letterarie del passato, in particolare le grandi opere canonizzate come capolavori. Ciò ha portato a ricorrenti e indiscriminati confronti tra gli originali e le loro traduzioni nell’ottica di verificare in modo fiscale in quale misura gli uni si distanziassero dalle altre e scoprire che inevitabilmente vi erano state delle perdite nel doloroso trasferimento interlinguistico.
Questa prospettiva, nella sua forma aprioristica di considerare qualitativamente superiore l’originale alla traduzione, nascondeva un significativo paradosso. Alle opere letterarie dei grandi maestri del passato, che in teoria, proprio per la loro grandezza, dovevano essere indicate come modelli degni di imitazione, veniva conferita un’aura di inimitabilità e irripetibilità.

Ogni sistema letterario sviluppa nel corso della sua esistenza cambiamenti culturali, linguistici, ecc. che determinano la necessità di fornire al lettore revisioni delle precedenti versioni tradotte, che si adattino ideologicamente ed esteticamente all’epoca in cui egli vive. Tali cambiamenti possono avvenire anche piuttosto frequentemente e ciò fa sì che la vita di una traduzione sia piuttosto limitata. In molti casi, lo stigma di opere secondarie è stato applicato a delle ottime traduzioni proprio a causa della loro scarsa longevità.

In generale, il titolo di “originale”, come suggerisce la parola stessa, viene attribuito ad una forma di espressione particolare ed esclusiva di un determinato autore. Di fatto, si tratta comunque di una copia della realtà o della realtà da lui immaginata, e non potrà mai sentirsi liberata dal peso dell’intertestualità.
La traduzione, tuttavia, in passato è stata vista in modo ancor più spregiativo, come la copia di una copia, una mera imitazione, una patacca.
A questo proposito, vale la pena notare che, se è innegabile che la traduzione costituisca la riproduzione di un originale (il cui unico merito a volte è peraltro solo quello di essere il suo predecessore nel tempo), non per questo si debbono fare delle discriminazioni a favore dell’uno o dell’altra, poiché, come osserva E.Etkind “di carattere riproduttivo sono tutte le arti dello spettacolo, siano quelle del pianista, dell’attore, dello scenografo, ecc.” (tratto da: “Un art en crise: Essai de poétique de la traduction littéraire“)

Critica letteraria e traduzione

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Se si accetta l’idea che la traduzione è la scrittura derivante dalla lettura di un testo e che la critica letteraria aspira ad insegnare alla gente a leggere i testi, risulta poi sorprendente scoprire quanto queste due discipline siano spesso in antitesi fra loro. Condividono lo stesso oggetto e hanno una passione comune, ma i loro sguardi non potrebbero essere più diversi.
La legittima ambizione della critica letteraria è stabilire il significato dei testi analizzati al fine di aumentare il sapere e la conoscenza nella storia della letteratura.
Gli interrogativi cui cerca di dare risposta sono innumerevoli e per riuscirci conduce un’analisi scrupolosa sulla trama, sui protagonisti, sullo stile di scrittura, sulla stessa esistenza del testo. Le risposte che dà fissano saperi che verranno appresi e ripetuti nel tempo dal movimento letterario. Nella sua pretesa di catturare la totalità del significato e di prescrivere la corretta lettura, la critica è totalitaria.

Al contrario, la traduzione non produce saperi, il risultato del suo lavoro non è ripetibile in forma di manuale scolare, ma di pratiche di scrittura, ognuna diversa dall’altra. Ciascuna di esse moltiplicherà le letture garantendo un futuro al testo originale. La critica letteraria invece fissa il luogo del suo obiettivo nella storia e lo sclerotizza con le sue tassonomie.
La traduzione si interessa del testo nel suo aspetto più dinamico in quanto generatore di effetti. Al traduttore non interessa tanto il perché si sono prodotti certi effetti, quanto il come. Egli sa bene che trovare la risposta a questa domanda lo metterà nella condizione di poter riprodurre efficacemente tali effetti nel testo tradotto.
La naturale ambizione del traduttore non è fissare il significato dell’originale, quanto mantenere intatte le sue ambiguità.

Fisica e traduzione

 Categoria: Problematiche della traduzione

Forse una delle distinzioni più pertinenti quando si parla di traduzione è quella fra interpretazione aperta e interpretazione chiusa.
Octavio Paz ha scritto: “Il sole che canta la poesia azteca è diverso da quello dell’inno egiziano, sebbene l’astro sia lo stesso”.
Da questa osservazione potremmo trarre spunto per varie riflessioni. Una di queste è la seguente. L’accordo che esiste nei modi di utilizzare il linguaggio per parlare dell’astro nel terreno in cui brillano il rigore e l’univocità non esclude altri accordi propri di terreni inondati dall’ambiguo e dal contraddittorio.

Nel passaggio da una lingua ad un’altra, nella misura in cui si sia raggiunto un alto grado di accordo sui termini del contratto linguistico e che ci si muova nell’ambito dell’interpretazione chiusa, la traduzione scorrerà all’interno di ingranaggi ben oliati.
Al contrario, maggiore è il marchio culturale ed espressivo, cioè l’elemento di “gioco” di una lingua, più le decisioni stilistiche e interpretative del traduttore assomiglieranno ai sistemi complessi della fisica in cui piccole variazioni talvolta producono effetti spettacolari.

La vocazione del traduttore di libri

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

Lo scrittore e il traduttore di libri prima di diventare tali sono stati innanzitutto lettori. Lettori attenti e interessati, che hanno mangiato con voracità pane e letteratura fin da piccoli. Lettori così appassionati che, per provare il puro piacere di leggere il proprio o i propri scrittori preferiti in lingua originale hanno studiato il loro idioma a un livello talmente approfondito da poter eventualmente intraprendere in seguito la carriera di traduttori professionisti.
A un certo punto della loro vita, solitamente piuttosto presto, questa loro immensa passione li ha spinti ad uscire dal guscio e ad intervenire attivamente nel processo letterario.
Alcuni hanno intrapreso la carriera di scrittori, alcuni quella di traduttori, altri hanno intrapreso entrambe le carriere allo stesso tempo, altri ancora prima l’una e poi l’altra. Dipende dalla storia personale e lavorativa di ciascuno.

Abbiamo sempre ritenuto assai improbabile che qualcuno decidesse di essere scrittore o traduttore basandosi semplicemente su un freddo calcolo delle probabilità di successo dell’una o dell’altra carriera. Eravamo convinti che scrittori e traduttori si nascesse, che fosse una vocazione.
Di questi tempi, non è però affatto raro imbattersi in giovani scrittori dalle belle speranze le cui aspirazioni frustrate li hanno momentaneamente portati ad operare nel settore della traduzione.
Questo è sicuramente un danno per chiunque. In primis per il movimento letterario in sé che perde preziose fonti di approvvigionamento. Poi per lo stesso scrittore, obbligato per necessità a fare il traduttore pur senza possederne il sacro fuoco. Per il mondo della traduzione in generale, che soffre un abbassamento del suo livello medio di qualità e quindi un peggioramento della sua immagine generale. Anche ai traduttori professionisti viene arrecato un danno, poiché si trovano a dover competere con nuovi concorrenti. Infine per i clienti dei traduttori-scrittori che forse non saranno soddisfatti come se le traduzioni fossero state eseguite da chi questo mestiere lo fa da sempre.

Ci rendiamo perfettamente conto che allo stato attuale la crisi internazionale sta generando problematiche ben più gravi e che questa è solo una goccia nell’oceano. Lo scopo di questo articolo era semplicemente quello di far notare come, oltre agli effetti che tutti possono vedere facilmente ve ne sono anche altri molto più nascosti e su cui nessuno riflette. Effetti che nell’immediato non sembrano gravi ma che nel lungo periodo potrebbero portare ad un forte impoverimento culturale.

Traduzione e pioggia

 Categoria: Problematiche della traduzione

Che la traduzione sia un atto di comunicazione non si discute.
Non è però affatto scontato che la comunicazione avvenga sempre in modo efficace. Affinché questo scopo sia raggiunto è necessario che chi legge possegga le stesse chiavi – linguistiche ed extralinguistiche – di chi traduce. Com’è facile supporre, le sorti di questo processo comunicativo dipendono in gran parte dal lavoro del traduttore.

Ogni traduttore ha le proprie risorse, i propri testi di riferimento, le proprie esperienze, i propri metodi. Ogni traduttore è diverso dall’altro.
Tuttavia, anche se ognuno ha un proprio stile, un proprio ritmo e segue certi canoni e certe procedure piuttosto che altri, alla fine ogni traduttore procede passando da “segmenti di comprensione” a “segmenti di espressione”.
In altre parole, legge un testo, lo analizza, lo comprende e infine traduce le varie “unità di significato” che lo compongono in altre “unità di significato” nella lingua di destinazione.
Questo percorso dà sempre luogo ad una profonda riflessione, e, in molti casi, genera vari dubbi. Gli studenti di traduzione, nella virginale ingenuità in cui navigano all’inizio, sono assolutamente convinti che l’insegnante abbia, dall’alto della sua grande saggezza, la soluzione per tutti i dubbi che possano nascere. Se così non fosse non sarebbe un insegnante, ovviamente.
Però non è affatto così. Forse la più grande differenza tra un insegnante di traduzione e i suoi studenti è che il primo sa che i dubbi esistono e possono rimanere tali senza aver trovato delle soluzioni soddisfacenti.
Certo non tutti i dubbi sono frutto di una reale difficoltà ma talvolta risulta davvero arduo risolverli. A differenza della maggior parte dei traduttori alle prime armi egli è tuttavia disposto ad affrontarli con la necessaria pazienza. Il che non significa che li risolva, ancor meno che li risolva bene, e decisamente molto meno che lo faccia in un modo che piaccia a tutti.
La traduzione è un po’ come la pioggia…

Visibilità dei traduttori

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

Sono tre gli ambiti in cui i traduttori di libri (e le loro associazioni) dovrebbero pretendere una maggiore visibilità e un maggior riconoscimento del loro lavoro.

1) Nei libri stessi.
Il nome del traduttore dovrebbe apparire, così come richiede la stessa legge sulla proprietà intellettuale, nella pagina dei crediti. Questo purtroppo non sempre accade.
A nostro avviso il nome del traduttore dovrebbe essere presente anche in prima pagina o comunque nel frontespizio. Questo non accade quasi mai.
Alcuni colleghi sostengono poi che dovrebbe apparire addirittura in copertina ma a nostro modo di vedere questo forse sarebbe addirittura troppo.

2) Nei commenti e nelle recensioni dei libri fatti da quotidiani e riviste.
Una pratica molto frequente (e a nostro avviso deleteria), è che i critici letterari commentino un’opera tradotta come se avessero letto l’originale. Secondo noi, le recensioni dei libri dovrebbero essere svolte solo a cura dei critici in grado di dominare completamente la lingua in cui è scritta l’opera originale. A margine dovrebbe essere inserita una critica della traduzione effettuata da esperti. In tal modo, a dispetto dell’inevitabile soggettività della critica, l’autore del libro riceverebbe un giudizio obiettivo e lo stesso accadrebbe al traduttore. “Buon libro, ma la traduzione non rende come l’originale”, oppure il contrario “Pessimo libro, traduzione ottima, forse addirittura migliore dell’originale”.

3) Nella percezione sociale (formata in parte dalla critica).
Il traduttore di fatto non è percepito socialmente come un “agente culturale”, come un creatore di cultura. Allo stesso modo in cui il pubblico è capace di riconoscere la differenza tra un attore in quanto persona e il ruolo cinematografico che sta interpretando (ad esempio Luca Zingaretti e il Commissario Montalbano), dovrebbe essere possibile creare una coscienza sociale che permettesse di riconoscere il ruolo chiave dei traduttori nella costruzione della cultura. I lettori invece spesso non si rendono nemmeno conto che stanno leggendo un’opera tradotta. Magari sanno bene che l’autore è straniero però sono talmente assuefatti a leggere opere nella propria lingua che non si pongono neppure il problema. E invece dovrebbero essere messi nella condizione di rendersi conto che senza il lavoro di un traduttore quell’opera non la potrebbero neppure leggere.

Tipi di traduzione

 Categoria: Servizi di traduzione

In quest’articolo proponiamo una breve e schematica suddivisione dei vari tipi di traduzione esistenti.

Traduzione divulgativa
Consiste nella traduzione di testi di carattere divulgativo, come ad esempio notizie o testi di giornale.

Traduzione letteraria
Traduzione di testi letterari, in prosa, poesia, ecc.

Traduzione scientifica
Si occupa di testi medici e scientifici, come suggerisce il nome.

Traduzione tecnica
Si occupa di testi prettamente tecnici, come ad esempio quelli di ingegneria, di meccanica, di informatica, ecc. In quest’ultimo campo si fa spesso riferimento al concetto di localizzazione di software, ovvero la traduzione del software da una lingua ad un’altra adattando il programma alla cultura del paese di arrivo.

Traduzione giuridica
Si riferisce al ramo giuridico-legale. Non deve essere confusa con la traduzione giurata.

Traduzione economica
Fa riferimento a testi economico-finanziari.

Traduzione giurata
Traduzione ufficiale di certificati, documenti, titoli, ecc. che richiedono validità legale. Questo tipo di traduzione può essere realizzata solamente da traduttori accreditati, che siano cioè in possesso della speciale qualifica di interpreti giurati e non di traduttori giurati come spesso vengono erroneamente indicati.