L’interpretazione

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

In quest’articolo parleremo dell’interpretazione (o più correttamente interpretariato), soffermandoci sulla descrizione delle varie modalità in cui si esplica quest’attività. L’argomento verrà trattato in quattro giorni, oggi ci limiteremo ad una breve introduzione, nei giorni successivi descriveremo le varie tipologie di interpretazione in dettaglio.

L’interpretazione è un’attività che consiste nel tradurre oralmente, sia in modo simultaneo che consecutivo, una comunicazione tra due o più interlocutori che parlino due lingue diverse. La differenza tra traduzione in senso generale ed interpretazione è appunto il canale attraverso il quale avviene il trasferimento delle idee, scritto nel caso della traduzione, orale o con l’aiuto della mimica nel caso dell’interpretazione.
Si noti inoltre che le parole “interpretariato” e “interpretazione” vengono spesso usate indistintamente ma in realtà fra i due termini esiste una leggera sfumatura di significato.
Al di là dei molteplici significati che possiede la parola “interpretazione”, questa, nel contesto che interessa a noi, indica nello specifico la prestazione dell’interprete mentre con “interpretariato” si suole indicare l’attività in generale (intesa anche come professione).

Prima di descrivere le varie modalità interpretative introduciamo in modo breve e schematico la suddivisione in lingue “A-B-C”.
- Con “Lingua A” si suole indicare la lingua madre della quale l’interprete ha piena padronanza sia attiva che passiva.
- Viene definita “Lingua B” o “attiva” quella lingua della quale l’interprete ha un’ottima padronanza sia passiva che attiva anche se nell’esprimersi denota un leggero accento.
- La “Lingua C“, chiamata anche lingua “passiva”, è invece quella che l’interprete comprende perfettamente ed interpreta in simultanea verso la “Lingua A” ma che non conosce a fondo come la “Lingua B”.

Seconda parte di questo articolo

I classici della traduzione (1)

 Categoria: Storia della traduzione

CICERONE (106 a.C.- 43 a.C.)
L’oratore migliore

Il miglior oratore possibile è quello che attraverso le parole riesce con la stessa efficacia a persuadere, a dilettare, a commuovere i propri ascoltatori: persuadere è il suo dovere, dilettare gli dà prestigio, commuovere gli è necessario.
L’oratore che possiede tutti questi requisiti al loro più alto livello, è l’oratore perfetto.
Io ho tradotto da oratore, non da interprete del testo, con un lessico appropriato alla nostra lingua, con le espressioni stesse del pensiero, con i modi più appropriati di renderlo. In essi, pur non traducendo parola per parola, ho comunque mantenuto ogni carattere del testo iniziale e ogni efficacia espressiva delle parole in esso contenute. Questo perché non ho ritenuto opportuno dare al lettore soldo su soldo, una parola dopo l’altra.

Potete trovare altri classici della traduzione nella categoria “Storia della traduzione

La traduzione assistita dal 1950 a Wordfast

 Categoria: Storia della traduzione

Già a partire dal 1950, le potenzialità intraviste nei primissimi elaboratori elettronici e le teorie linguistiche legate al filone strutturalista prevalenti all’epoca, avevano portato a ritenere che sostituire i traduttori umani con i computer, in modo completo e soddisfacente, fosse solo un fatto di tempo.
L’obiettivo non apertamente dichiarato era l’applicazione pratica della tecnologia informatica al campo della traduzione per supportare le attività spionistiche della guerra fredda. A tale scopo furono progettati i primi sistemi per la traduzione automatica.
Nel 1966, quindici anni più tardi, il famoso rapporto ALPAC raffreddò notevolmente l’entusiasmo e con esso gli studi nel campo della traduzione automatica. Si capì però che la tecnologia informatica poteva essere messa al servizio del traduttore umano. Cominciarono così le ricerche nel campo della traduzione assistita.
Il passo iniziale fu la creazione delle prime banche dati terminologiche. I costi delle tecnologie informatiche erano tuttavia molto elevati e negli anni ’70 solo alcune grandi aziende potevano permettersele.

A cavallo tra gli anni ’70 e gli anni ’80 iniziarono a circolare idee sul concetto di memoria di traduzione.
Arthern nel 1981 scrisse: “dev’essere per forza possibile creare un software che permetta al programma di scrittura di ricordare se una parte di un nuovo testo inserito è già stata tradotta, prendere questa parte insieme alla traduzione già eseguita e mostrarla sullo schermo oppure stamparla, in modo automatico”.
Negli anni ’80, con l’immissione sul mercato dei primi personal computer, i sistemi fino ad allora solo teorizzati cominciarono ad essere realizzati concretamente.
Il capostipite è stato molto probabilmente TSS (Translation Support System), un programma compatibile con il sistema operativo OS/2 e realizzato da ALPS (divenuta poi Alpnet), un’azienda americana produttrice di software per applicazioni linguistiche.
TSS vide la luce intorno alla metà degli anni ’80 e fu subito adottato da alcune grandi compagnie, tra le quali spiccava la IBM, cui il programma serviva per la propria attività di traduzione interna.
Nella seconda metà degli anni ’80 ci fu un grande fermento in questo campo: nel 1987 la società olandese INK realizzò un pacchetto denominato Text Tools che conteneva un software ispirato a TSS ma integrato da un componente terminologico (chiamato TermTracer). La società Trados, che era stata fondata nel 1984, ottenne il diritto di commercializzare il prodotto sul mercato tedesco. Sempre nel 1987 la compagnia svizzera Star AG, specializzata in traduzioni tecniche, creò a beneficio dei propri collaboratori interni, un software di traduzione chiamato Transit, compatibile col sistema operativo DOS. Molte altre società realizzarono strumenti similari ad uso interno.

L’immissione di tali pacchetti sul mercato globale al di fuori del ristretto circuito delle grandi aziende avvenne faticosamente nella prima metà degli anni ’90.
Nel 1990 nacque la prima versione di Trados MultiTerm funzionante sotto DOS. Due anni dopo IBM immise sul mercato SAA AD/Cycle Translation Manager/2 (abbreviato in TM/2) funzionante sotto OS/2. Sempre nel 1992 venne lanciato sul mercato anche Trados Translator’s Workbench per DOS. L’anno dopo Atril realizzò ed iniziò a commercializzare Déjà Vu per Windows.
Con il sistema operativo Windows a farla ormai da padrone assoluto, nel 1994 anche Star lanciò la versione del proprio pacchetto compatibile con questo sistema operativo.
Tuttavia, il successo di questi nuovi strumenti e la loro diffusione presso i traduttori freelance furono inizialmente rallentati da due fattori: i requisiti hardware piuttosto elevati di cui necessitavano per essere installati e i loro prezzi non certo modici (diverse migliaia degli attuali euro).
Nello stesso periodo fecero il loro esordio molti altri programmi basati sul concetto di memoria di traduzione, che tuttavia non ottennero il successo sperato e pertanto vennero accantonati. Nella seconda parte del decennio, si assistette ad un generale quanto sostanziale ribasso dei prezzi. Ciò da un lato fece sì che alcuni dei software nati agli inizi degli anni ’90 conquistassero una popolarità sempre maggiore fra i traduttori, dall’altro favorì la commercializzazione di nuovi pacchetti, tra cui SDLX (1998) e Wordfast (1999).

I pericoli dell’imitazione

 Categoria: Tecniche di traduzione

Una delle principali fonti di errori che esistono nella traduzione è la naturale tendenza ad imitare la sintassi e il lessico del testo originale. Quando il traduttore rivede e corregge il proprio lavoro prima di consegnarlo, spesso si sorprende per la quantità di volte in cui è caduto in questa trappola durante la prima stesura.
È allora che il traduttore deve mettere ordine nella sua versione e adattarla alle caratteristiche della lingua verso la quale ha eseguito la traduzione. Qui entra in gioco non solo la sua destrezza linguistica, ma anche e soprattutto l’attenzione e la concentrazione che deve mettere in campo affinché non gli scappino quelle piccole imprecisioni (o talvolta quegli errori grossolani!) che si è soliti commettere durante la prima stesura.

Tra gli elementi che alcuni traduttori dimenticano spesso di modificare ci sono ad esempio i trattini – come questi che abbiamo appena inserito – che in italiano assolvono ad una funzione simile a quella delle parentesi, mentre in altre lingue vengono utilizzati anche per altri scopi: per note e colofoni, per le enumerazioni, per esprimere una pausa, ecc.
Il traduttore italiano deve sempre tenere bene in mente che questi trattini, presenti in modo così abbondante in altre lingue (in particolare nel genere della poesia), devono essere sostituiti da una virgola, un punto e virgola, due punti di sospensione, a seconda di ciò che l’autore abbia voluto indicare.
Sono infatti molte (troppe!) le traduzioni di poesia che mantengono questi trattini, come se il traduttore avesse creduto che l’autore dell’originale li utilizzasse come risorsa stilistica propria.
Questo naturalmente è solo uno dei tanti esempi che si potrebbero fare con riferimento ai pericoli dell’imitazione.

Lo “spagnolo neutro”

 Categoria: Le lingue

Che cosa s’intende per “spagnolo neutro”?
Lo spagnolo neutro è un tipo di spagnolo standardizzato in modo tale da poter essere capito senza problemi in qualsiasi paese ispanico del mondo.
Ma è veramente possibile raggiungere questo obiettivo?
Dal nostro punto di vista si tratta di un’impresa molto complicata.
Ogni paese ispanico ha i propri regionalismi, i propri modi di dire, le proprie peculiarità culturali e ogni persona residente in un paese diverso si porta dietro il proprio bagaglio lessicale che, seppur a volte in modo impercettibile, traspare nella sua produzione scritta. Per questo motivo la traduzione da o verso lo spagnolo è molto delicata.

La domanda di traduzioni tecniche e divulgative in spagnolo neutro sta comunque aumentando.
La riduzione delle frontiere commerciali, l’immediatezza delle comunicazioni così come la crescita del potere d’acquisto nei paesi ispanici, sta generando in molti imprenditori un interesse crescente per questi mercati. Logicamente, dovendo rivolgersi a una ventina di paesi di lingua spagnola, un conto è far eseguire un’unica traduzione in spagnolo neutro dei loro manuali, istruzioni e programmi, un altro è far eseguire una traduzione ad hoc per ciascun paese. Raggiungere tutti i paesi senza dover localizzare i prodotti in modo diversificato rappresenta senza dubbio un risparmio enorme per le imprese.

Tuttavia, le polemiche relative allo spagnolo neutro non mancano. Seppur in presenza dei vantaggi sopraccitati esso presenta molti inconvenienti. Alcuni lo definiscono addirittura come “uno spagnolo che scontenta tutti allo stesso modo”. Il vantaggio principale di questo approccio è che la divulgazione che i grandi imprenditori fanno dei loro prodotti contribuisce a standardizzare la terminologia tecnica nei vari paesi ispanici. Ciononostante, le diversità culturali esistenti fra i vari paesi dell’America centro-meridionale, rendono spesso molto difficile la standardizzazione in alcune discipline.
Il problema di fondo è che quest’opera di uniformazione la stanno portando avanti le imprese (talvolta con criteri molto discutibili e incentrati su modelli di business), mentre dovrebbe essere promossa dai governi ispanoamericani, che però in molti casi sono carenti di risorse per sostenere le accademie e le altre istituzioni incaricate di vegliare sulla lingua.

“Ritraduzione”

 Categoria: Tecniche di traduzione

I nostri clienti talvolta ci chiedono quella che in gergo tecnico viene denominata “ritraduzione“, o, più correttamente, “traduzione inversa“, cioè la traduzione di un testo verso la lingua dalla quale era stato precedentemente tradotto.
In pratica si tratta di una sorta di “prova del nove” utile per verificare l’accuratezza di una traduzione.
Per esempio, supponiamo che un cliente abbia consegnato ad un’agenzia di traduzioni un documento in portoghese da tradurre in tedesco. Una ritraduzione consiste nell’affidare il testo tradotto in tedesco ad un’altra agenzia affinché lo utilizzi come se fosse il documento d’origine e lo traduca di nuovo in portoghese.
In questo modo, il cliente può confrontare il documento originale con quello ritradotto in portoghese ed assicurarsi così che la traduzione verso il tedesco sia stata eseguita correttamente.

La ritraduzione può essere anche uno strumento utile per i traduttori freelance, soprattutto quando si trovino di fronte a traduzioni molto impegnative e delicate o delle quali vogliano garantire una qualità molto elevata.
Questa operazione ha ovviamente un costo aggiuntivo ma permette di ottenere la certezza quasi matematica che il testo sia stato tradotto ai massimi livelli di qualità possibile.
I settori nei quali vengono richieste ritraduzioni con maggior frequenza sono quello scientifico e quello medico.
La delicatezza delle materie trattate infatti, oltre ad imporre ai traduttori una concentrazione ed un’attenzione particolari nello svolgimento del proprio lavoro, rende molto spesso necessario un doppio controllo per evitare qualsiasi possibile errore.

Traduttore poeta e poeta traduttore

 Categoria: Traduzione letteraria

Per tradurre poesie bisogna essere, a nostro giudizio, anche un po’ poeti. E per essere dei buoni traduttori di poesie probabilmente non basta essere solo un po’ poeti, è necessario essere dei buoni poeti!
La domanda è: si può essere buoni traduttori e allo stesso tempo pessimi poeti, o viceversa?

Cominciamo la nostra riflessione partendo dalla figura del poeta.
Ogni autore per arrivare ad essere conosciuto e diventare un poeta di successo avrà sicuramente letto molte poesie di altri autori sia per un fatto prettamente culturale, sia per passione, sia per trarre l’ispirazione necessaria per la propria arte. Quasi sicuramente in molti casi avrà preferito leggere le poesie in lingua originale poiché, per evidenti ragioni, anche una traduzione di ottimo livello non riesce a rendere come l’originale. Da questo se ne deduce che la padronanza linguistica del poeta lettore di poesie in lingua straniera sarà molto probabilmente piuttosto buona, in certi casi tale da metterlo in grado di tradurre egli stesso le sue poesie o le poesie altrui.
Per questo motivo vi è un consenso piuttosto generalizzato sul fatto che l’autore riconosciuto come buon poeta, debba per forza essere anche un buon traduttore, mentre al buon traduttore non necessariamente viene riconosciuto il titolo di buon poeta.
Questo probabilmente è in parte vero per quanto riguarda il traduttore poiché se avesse davvero il talento per diventare un poeta famoso non concentrerebbe i suoi sforzi a tradurre le opere altrui ma dedicherebbe la sua vita alla propria vena artistica. Tuttavia, un traduttore colto, preparato e con una grande passione per la poesia, pur in assenza del necessario talento per sfondare come poeta, può sicuramente ottenere grande successo come traduttore di poesie.

Ciò detto, a nostro modo di vedere, non si può neppure generalizzare sulle capacità dei poeti come traduttori.
Molti poeti hanno tradotto qualcosa nella loro vita, magari anche in modo brillante, però questo non presuppone che debbano essere considerati traduttori professionisti. Per poter esserlo bisogna aver avuto una produzione più o meno continua ed in ogni caso piuttosto cospicua.
Almeno nella poesia contemporanea è invece piuttosto raro trovare la figura del poeta traduttore. Solo di recente si è assistito ad una certa attività di traduzione da parte di alcuni poeti.
Sarebbe stupendo se in futuro potessimo contare su un numero sempre crescente di poeti che desiderino mettere le loro doti oltre che al servizio della propria carriera anche a disposizione dell’intera comunità letteraria traducendo opere di altri autori degne di essere lette.

Definizione di traduzione

 Categoria: Storia della traduzione

La traduzione (dal latino “traductĭo,- ōnís”: passaggio da un luogo ad un altro, conduzione verso, trasporto) è un’attività che consiste nel comprendere il significato di un testo in una lingua, noto come testo di origine o testo di uscita, per produrre un testo di equivalente significato in un’altra lingua, denominato testo tradotto o testo di arrivo.
Il risultato di questa attività, il testo tradotto appunto, viene chiamato anche traduzione.
L’obiettivo della traduzione è creare una relazione di equivalenza tra il testo di origine e il testo tradotto, in altre parole avere la certezza che entrambi i testi comunichino esattamente lo stesso messaggio.
Per ottenere tale risultato è necessario dare grande importanza ad alcuni aspetti fondamentali quali il genere testuale, il contesto, le regole grammaticali di entrambe le lingue, le convenzioni stilistiche, la fraseologia, ecc.

La traduzione è da sempre un’attività svolta prettamente da esseri umani; tuttavia in epoca recente abbiamo assistito al proliferare di software di traduzione automatica e di traduzione assistita.
Con il primo termine si indicano quei programmi che traducono in automatico un testo senza nessun tipo di intervento da parte del traduttore, con il secondo si indicano programmi che semplificano il lavoro del traduttore ma non lo sostituiscono in alcun modo.
Un piccolo esempio di traduzione assistita è costituito dall’uso di memorie di traduzione.
È importante distinguere la traduzione dall’interpretazione: nel primo caso, si trasferiscono idee espresse in forma scritta da una lingua ad un’altra, mentre nell’interpretazione le idee sono espresse verbalmente o attraverso i gesti (come nel linguaggio dei segni). Secondo l’analisi dei processi coinvolti nella traduzione e nell’interpretazione, si potrebbe considerare quest’ultima come una sottocategoria della traduzione.

Esistono varie definizioni di traduzione, ciascuna legata alla scuola di pensiero che ne ha affrontato lo studio.
V.García Yebra ad esempio sostiene che “tradurre è enunciare in un’altra lingua quello che è stato enunciato in una lingua fonte, conservando le equivalenze semantiche e stilistiche”.
A sua volta, E.A.Nida afferma che la traduzione consiste in:
”[...] riprodurre nella lingua terminale il messaggio della lingua originale per mezzo dell’equivalente più prossimo e più naturale, in primo luogo in termini di significato, e poi per quanto riguarda lo stile”.

Il rasoio del traduttore

 Categoria: Tecniche di traduzione

Tutte le traduzioni ben riuscite si assomigliano e, a loro volta, anche gli insuccessi si assomigliano.
Con questa affermazione non vogliamo dire che le brillanti soluzioni trovate dai traduttori siano considerabili tutte alla stessa stregua, ma che vi è qualcosa nei modi trovati per uscire dalle difficoltà che le accomuna tutte.
Il trait d’union è il fatto che, a posteriori, il problema affrontato dal traduttore sembri semplice, e la risoluzione naturale. Al contrario, come sanno bene le persone che hanno una certa esperienza nell’insegnamento della traduzione, c’è sempre spazio per l’innovazione quando si tratta della possibilità di commettere errori.
Non è raro ad esempio, che tra i novizi della traduzione il desiderio di volersi distaccare a tutti i costi dall’originale finisca per far atterrare la loro versione d’arrivo a un paio di chilometri di distanza dalla pista, con conseguenze immaginabili per l’equipaggio e i passeggeri.

La nostra impressione è che anche nella traduzione vi sia molto spesso quell’affinità tra bellezza e semplicità tanto teorizzata dagli scienziati nelle loro equazioni. Per questo motivo non è un cattivo consiglio per coloro che si avvicinano all’arte della traduzione quello di lasciarsi guidare da un principio metodologico di economia: seguire cioè un primo impulso “letteralista” e tradurre di getto.
Il fine è quello di raggiungere una versione con tutte le caratteristiche giudicate rilevanti in fase d’interpretazione limitando però il numero delle modifiche al minimo. Dopodiché se il risultato non è stilisticamente soddisfacente, apportare i ritocchi ritenuti necessari senza però perdere di vista l’obiettivo della semplicità e quindi preferendo sempre la soluzione più semplice a quella più complessa.
Si tratterebbe, in definitiva, di applicare al lavoro del traduttore qualcosa di simile al vecchio principio filosofico noto come “rasoio di Ockham” per evitare il più possibile di moltiplicare le modifiche o aumentare le ipotesi interpretative.

Traduttore creatore

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

Forse il più famoso degli aforismi sulla traduzione è la massima “traduttore, traditore”. Questa affermazione racchiude in due sole parole tutta una filosofia della traduzione, legata ad una particolare concezione della lingua e del testo.
Il presunto “tradimento” del traduttore si basa su due assunti:
in primo luogo, il principio di intraducibilità, vale a dire l’idea che le lingue siano intraducibili, perché è impossibile tracciare una piena equivalenza tra di loro dal momento che ognuna di esse organizza in modo diverso il mondo e la realtà.
In secondo luogo, la moderna nozione di testo e di paternità del testo, seconda la quale l’autore è il proprietario assoluto del testo da lui scritto, al quale il traduttore deve pertanto essere il più fedele possibile.
Questo concetto è il prodotto di un esacerbato relativismo linguistico, che, al di là di sostenere (peraltro giustamente) che tutte le lingue possiedono una visione del mondo peculiare, difende anche l’idea che esse siano costruzioni chiuse e autonome, senza alcuna possibilità di interazione fra loro. Pericolosa convinzione che sembra negare il carattere universale del genere umano e delle sue creazioni culturali, base comune che permette la comunicazione e l’intercambio tra persone di ogni etnia e di ogni società.

Noi (che innegabilmente siamo un po’ di parte) vediamo le cose da un punto di vista un po’ diverso. Se infatti, causa il concetto di intraducibilità cui facevamo riferimento poc’anzi il traduttore è inevitabilmente un “traditore” nella lingua di partenza, con le sue soluzioni e le sue proposte (alcune indovinate, altre meno), egli è al contempo un autentico “creatore” nella lingua d’arrivo.
Grande opera quella del traduttore, architetto del linguaggio che costruisce ponti e strade talvolta quasi impossibili tra lingue e culture diverse.

Le memorie di traduzione

 Categoria: Strumenti di traduzione

Una memoria di traduzione è un database contenente segmenti di testo in una determinata lingua e l’equivalente di questi segmenti in un’altra lingua.
La funzione delle memorie di traduzione è quella di memorizzare segmenti di frase e di riutilizzarli nell’ambito della medesima traduzione o di traduzioni future.

Quando inizia a lavorare, il traduttore lancia un programma che segmenta il testo di origine. Se nel database si trova un segmento identico (exact match, corrispondenza esatta) o simile (fuzzy match, corrispondenza parziale) ad uno presente nel testo originale (la soglia di similarità viene determinata da delle opzioni), il programma propone una traduzione.
Il traduttore ha quindi la possibilità di accettarla, adattarla o rifiutarla.
Se, per sua scelta o per reale mancanza di corrispondenza, il traduttore decide di rifiutare la soluzione proposta, è lui stesso che manualmente deve inserire il segmento tradotto.
In tal caso, la traduzione da lui effettuata viene memorizzata in una banca dati. Qualora si ripresenti un segmento identico, il programma riproporrà in automatico la versione inserita dal traduttore.
Come si può ben intuire, l’intervento dell’uomo in questo caso risulta assolutamente decisivo.
Siamo infatti nel campo della traduzione assistita, non in quello della traduzione automatica, termine generalmente utilizzato per indicare software che non richiedono l’intervento di traduttori, ma che, proprio per questo motivo, producono risultati molto più approssimativi.

La traduzione delle immagini (2)

 Categoria: Problematiche della traduzione

Nel post di ieri abbiamo sottolineato come, con la crescita del mercato dei multimedia (cioè i prodotti informatici che combinano testi, immagini e suoni), stia assumendo sempre più importanza insieme alla corretta traduzione dei testi, anche la traduzione delle immagini, ovvero l’adattamento delle immagini ai mercati di destinazione.
Come abbiamo fatto nel post di ieri, anche in quello di oggi vorremmo raccontare due brevi aneddoti relativi al settore della traduzione di software che fanno ben capire come sia assolutamente necessario tradurre correttamente non solo la lingua, ma anche le immagini e, in generale, tutti i riferimenti culturali che contiene un prodotto prima di lanciarlo sul mercato.

Anni fa, una famosa azienda produttrice di software creò un programma di grafica e lo fece tradurre in arabo, al fine di commercializzarlo in Arabia Saudita, Iraq, Kuwait, e altri paesi. Il programma originale includeva varie  immagini esemplificative: fra le tante vi erano un sole, una pianta, un atleta, una palla e…..una donna in bikini!
Fortunatamente, qualcuno si accorse in tempo dell’errore e l’immagine incriminata venne rimossa prima della commercializzazione della versione araba.

Un problema simile ha riguardato tempo fa una società che offriva i suoi servizi su internet e che, per indicare i paesi ai quali inviava i propri prodotti, utilizzava immagini simboliche.
Rappresentare la Spagna con un torero o il Messico con un mariachi risultava semplicemente scherzoso per l’azienda, che non aveva certo intenzione di offendere i paesi in questione.
Questo modo di identificare le varie nazionalità era però comprensibilmente fastidioso per gli spagnoli, per i messicani, e in genere per tutti i paesi identificati con immagini stereotipate.
Dopo numerose lamentele, l’azienda si è vista costretta ad utilizzare il modo universalmente più accettato per identificare i vari paesi ovvero indicarli con le rispettive bandiere.

La traduzione delle immagini

 Categoria: Problematiche della traduzione

Le immagini svolgono da sempre una preziosa funzione comunicativa. Nei secoli scorsi erano i quadri il centro del processo comunicativo visuale. Poi con l’avvento dell’era moderna ai quadri si è aggiunta la fotografia, poi il cinema, la televisione, il computer, e da lì il passo per arrivare agli ultimi modelli di palmare è stato breve.
Le immagini sono sempre state importanti, ma oggi, grazie alle moderne tecnologie, lo sono più che mai.
Non tutti i paesi e non tutte le culture attribuiscono gli stessi significati alle immagini. E neppure danno ad esse lo stesso valore. Per questo è importante “tradurle”.

Tempo fa un nostro collega ci ha raccontato un episodio che spiega alla perfezione che cos’è la traduzione delle immagini.
Una grossa azienda americana di giocattoli gli aveva commissionato la traduzione in francese di alcuni giochi per bambini su CD-ROM. In uno di questi, i bambini dovevano associare l’immagine di un oggetto al nome corrispondente a quell’oggetto. Al collega era stato chiesto di tradurre l’elenco dei nomi e basta. Nessuno aveva pensato di tradurre le immagini, nessuno aveva cioè pensato di ”francesizzare” delle immagini tipicamente americane, rendendo di fatto impossibile ai bambini francesi giocare con quel gioco.
Per confermare i suoi sospetti, lo mostrò alla sua nipotina di otto anni: come previsto la bambina non era in grado di associare tutte le immagini ai nomi. Ella pensava ad esempio che il casco da football americano fosse in realtà il casco di una motocicletta, che la mazza da baseball fosse un semplice bastone, che la palla da rugby fosse un melone e che quella da baseball fosse in realtà una pallina da tennis. E pur riconoscendo il simbolo del dollaro, non riusciva a trovare la parola giusta poiché associava quel simbolo al denaro in generale ma aveva solo una vaga idea di cosa fosse il dollaro.
Per risolvere l’inconveniente fu optato di ridisegnare la maggior parte delle immagini in modo più neutro e riconoscibile per il mercato francese.

Nell’articolo di domani racconteremo altri due piccoli aneddoti riguardo a quest’argomento.

Seconda parte di questo articolo

La presenza sociale dei traduttori

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

Non vi è alcun dubbio che la società abbia finalmente preso coscienza che la traduzione è un’attività che contribuisce in modo significativo ad una migliore comprensione tra culture diverse. Pushkin aveva pertanto ragione quando ammoniva: “Per favore non disprezzate il traduttore, poiché è colui che porta la posta della civilizzazione”.

Molteplici fattori hanno propiziato questo cambio di atteggiamento, e tutti questi fattori conservano un rapporto di interdipendenza fra loro.
Vale la pena citarne alcuni: la creazione di centri universitari dedicati alla formazione di traduttori, l’interesse che gli studi di traduzione hanno suscitato nei circoli accademici, il loro progressivo consolidamento come disciplina autonoma e di pieno diritto, la nascita di associazioni dedite a disciplinare i diritti e i doveri dei traduttori.
Da sottolineare anche la spettacolare crescita sperimentata dal mercato delle traduzioni nel corso degli ultimi decenni, come conseguenza dell’intensificazione delle relazioni internazionali, della creazione di organismi sovranazionali, della riduzione delle distanze, della graduale abolizione delle frontiere, e così via.
In parallelo, la nascita di nuovi mezzi di comunicazione ha favorito l’emergere di nuove forme di traduzione, come la traduzione simultanea, la traduzione automatica, il doppiaggio e i sottotitoli.
Va inoltre detto che, mentre un centinaio di anni fa la maggior parte dei testi tradotti erano di carattere religioso, letterario, scientifico e filosofico, nella nostra epoca la traduzione copre l’intero spettro dell’umana conoscenza, con particolare attenzione alle innovazioni tecnologiche, alle relazioni politiche e commerciali e alla letteratura.
Oltre a ciò, se fino a qualche decennio fa si traduceva da e verso poche lingue, adesso, per i motivi già citati in precedenza, il numero di lingue tradotte in modo abituale è notevolmente aumentato.

Dalle previsioni, non sembra affatto che la presenza sociale dei traduttori sia destinata a calare negli anni a venire. Al contrario, presumibilmente aumenterà grazie all’aumento dell’alfabetizzazione, allo sviluppo di nuovi e migliori canali di comunicazione, alla formazione di più traduttori, ecc.
Tuttavia, non dobbiamo dimenticare che è probabile che il mercato del lavoro di questo settore si vedrà influenzato dalla comparsa di nuovi strumenti informatici che permetteranno di tradurre in automatico testi con strutture sintattiche semplici e con poco linguaggio figurato.
Ci sarà poi da analizzare l’impatto del progressivo consolidamento dell’inglese come lingua franca, che andrà sicuramente a diminuire la necessità di traduzioni in molte lingue minori.

L’arcilettore

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

Appare del tutto evidente come un traduttore prima di essere tale sia in primo luogo un lettore, poiché prima di tradurre un testo deve comunque leggerlo. Tuttavia, il suo ruolo lo rende un lettore molto particolare.
Un traduttore si differenzia infatti dal semplice lettore per varie ragioni.
La prima, molto banalmente, è che il testo che si trova di fronte è scritto in una lingua diversa dalla sua.
La seconda riguarda l’intenzione e l’intensità della sua lettura: il traduttore non potrà limitarsi ad una lettura superficiale come talvolta accade per il lettore comune, ma dovrà capirlo ed entrarvi dentro completamente.

Un’altra differenza, decisamente la più importante, è che questa lettura ha il potere di condizionare tutte le letture successive. Il traduttore è un lettore con potere sopra tutti gli altri.
Nella sua opera di traduzione, il traduttore individua le caratteristiche rilevanti dei testi che ha di fronte e, nella misura in cui essi siano aperti ad interpretazione, seleziona possibilità interpretative, apre e chiude porte, permettendo alcune letture e negandone altre, tutto ciò attraverso una concatenazione ininterrotta di decisioni.
Si tratta di un compito carico di responsabilità, dato che, nella sua veste di primo lettore, di “arcilettore”, la sua missione è quella di impostare una chiave di lettura per tutti coloro che verranno dopo di lui. Dinanzi a loro, l’opera esisterà solo nella forma che egli abbia stabilito e permetterà solo le interpretazioni che, consapevolmente o inconsapevolmente, egli abbia consentito.

Borges e la traduzione

 Categoria: Problematiche della traduzione

Tutti conoscono Jorge Luis Borges come grande scrittore e poeta.
Forse però non tutti sanno che il celebre scrittore argentino è stato anche un traduttore (a soli nove anni tradusse un racconto di Oscar Wilde che venne pubblicato su El País) ed ha formulato varie teorie sulla traduzione (insuperabile il suo studio “I traduttori de Le mille e una notte”). Inoltre, alcuni suoi racconti sono diventati l’emblema assoluto di tutta una scuola di teorici della traduzione.

Ad ogni modo nell’articolo odierno vorremmo fare alcune riflessioni di taglio ermeneutico sulla traduzione a partire da quello che potrebbe sembrare un suo semplice commento senza grande importanza.
Si narra che Borges ad un certo punto della sua carriera di scrittore abbia chiesto al suo traduttore di non tradurre quello che diceva bensì quello che voleva dire. Queste parole mostrano in modo evidente la complessità del processo traduttivo. Ciò che l’autore argentino voleva suggerire al suo traduttore era di tradurre non il significato delle sue parole, ma ciò che egli desiderava significassero, il che non può mai essere raggiunto in modo completo, data la distanza tra l’intenzionalità del pensiero e il risultato della scrittura, che è di per sé suscettibile di diverse interpretazioni (e qui si entra in un vero e proprio labirinto borgiano).
Ottenere questa comunione fra azione e intenzione è difficile per l’autore, ma ancor più per il traduttore, giacché se spesso non siamo nemmeno noi stessi in grado di capire i nostri sentimenti e ancor meno di esprimerli, come possiamo aspettarci che ce la faccia qualcun altro che ci è estraneo, qualcuno con un diverso ambito culturale, con i suoi sentimenti, con la propria concezione del mondo? Come possiamo coltivare l’illusione che il lettore finale arrivi, attraverso la mediazione del traduttore, ad oltrepassare la soglia della genesi del senso originario?

La difficoltà della traduzione si fa evidente quando ci rendiamo conto che il linguaggio è un semplice artificio, una metafora che rispecchia solo una visione incompleta e imperfetta della realtà, o di ciò che noi supponiamo sia la realtà. Il traduttore deve cercare di andare al di là delle parole dell’originale, deve tentare di ricostruire quel significato latente che l’autore sarà forse riuscito a trasmettere solo parzialmente. Una volta capito il senso originale, egli si troverà davanti allo stesso abisso davanti al quale si è trovato lo scrittore, stavolta però con un sistema linguistico diverso. Vana illusione?

Tradurre in gruppo

 Categoria: Tecniche di traduzione

Oggigiorno, più o meno a tutti i livelli e più o meno in tutti i settori vengono esaltate le virtù del lavoro di squadra. Anche noi siamo del parere che se un gruppo è ben assortito può raggiungere obiettivi non raggiungibili dai singoli individui. Ovviamente il gruppo dev’essere formato con attenzione e seguendo determinati criteri altrimenti si ottiene l’effetto opposto, ovvero risultati pessimi a causa delle frizioni e delle incomprensioni interne al gruppo.
Nel settore delle traduzioni il lavoro di gruppo è una soluzione ancora scarsamente adottata. Problematiche legate alla logistica, costi superiori e anche una certa predisposizione alla solitudine e all’individualismo da parte dei traduttori, fanno sì che il lavoro di gruppo sia una strada scarsamente percorsa. Probabilmente dovremmo sforzarci di più proprio per i motivi cui accennavamo all’inizio dell’articolo.

Nel nostro campo infatti a volte capita di aver bisogno di un confronto, di un consiglio, di un suggerimento, di un’idea, di una soluzione che da soli non riusciamo a trovare. Certo la tecnologia moderna ci aiuta moltissimo e se in rete non riusciamo a trovare quello che cerchiamo, possiamo sempre alzare la cornetta e contattare un collega. Ma un conto è svolgere un lavoro in autonomia completa chiedendo lo sporadico intervento di un collega in nostro aiuto, un altro conto è portare avanti il lavoro a quattro o più mani. In questo caso le conoscenze linguistiche e le competenze culturali si moltiplicano per tutta la durata del progetto.
Il numero ideale di componenti di un gruppo di traduzione ovviamente non è prefissabile a priori ma dipende da molteplici fattori legati alle dimensioni e alla tipologia del progetto.
Prendendo ad esempio un gruppo di sole due persone, appare evidente come i risultati migliori si possano ottenere laddove i due componenti siano entrambi bilingui e con combinazione linguistica opposta (ad esempio uno spagnolo che parli perfettamente italiano e un italiano che parli perfettamente spagnolo).
I metodi utilizzabili sono molteplici, si può procedere traducendo a quattro mani e scambiandosi pareri su ogni minima unità di significato, oppure uno dei due può tradurre in autonomia e far revisionare il testo finale al collega che magari non ha letto nemmeno l’originale.
Comunque si proceda, l’ideale è raggiungere il consenso, l’accettazione da parte di entrambi i traduttori della soluzione proposta ora dall’uno ora dall’altro.

Tradurre la forma o il significato?

 Categoria: Traduzione letteraria

Buona parte della letteratura contemporanea e soprattutto quella che, ripudiando il mito romantico dell’ispirazione, concepisce la scrittura non tanto come un atto d’espressione (dell’io e del mondo), ma soprattutto come un atto di produzione la cui materia prima è il linguaggio, riapre radicalizzandole buona parte delle vecchie domande riguardo alla traduzione: conviene tradurre la forma o il significato? La mano del traduttore deve essere sempre visibile per il lettore? Si deve prestare maggiore attenzione alla lingua d’arrivo o a quella di partenza?

Per rendere più chiara la nostra esposizione proponiamo un paio di esempi tratti dall’opera di Raymond Roussel e di Georges Perec, la prima agli albori della modernità e la seconda al suo apogeo.
Entrambe le opere sono gustosi piatti per il traduttore, poiché, con i problemi di traduzione che sollevano, lo portano a interrogarsi sul suo status e sul senso del suo lavoro, presentando come escludenti decisioni che normalmente è solito negoziare.
Ad esempio, in quale direzione deve orientare il suo lavoro dinanzi ai racconti di Roussel che si aprono e si chiudono con una frase molto simile ma con due significati completamente diversi?
Traducendo Le vol des petits pavillons come “Il furto delle piccole bandiere” e Le vol des petits papillons come “Il volo delle piccole farfalle” traduciamo in modo sicuramente corretto ma non rendiamo affatto il gioco di parole dell’autore.
O ancora, di fronte al romanzo di Perec La Disparition, 300 pagine scritte senza la lettera “e” (la vocale più frequente della lingua francese), il traduttore deve rispettare il lipogramma ed essere coerente con le conseguenze che questa decisione comporta?

La traduzione della poesia

 Categoria: Traduzione letteraria

A un certo punto del proprio percorso professionale il traduttore professionista viene assalito da dubbi circa la qualità del proprio lavoro. Le incertezze sono tali e tante da portarlo a chiedersi se sia possibile o meno una vera traduzione.
Probabilmente non sarà mai in grado di rispondere a questa domanda, però il fatto di essersela posta lo caricherà di umiltà e a partire da quel momento potrà iniziare ad abbandonare la convinzione che aveva in precedenza circa la propria presunta infallibilità.
Una volta raggiunta questa consapevolezza, il traduttore sarà più preparato a far fronte alle difficoltà che la sua professione gli metterà davanti, specialmente se il suo campo è quello della traduzione letteraria.
In questo caso infatti, le difficoltà non saranno legate solo al fatto che i testi siano scritti in un’altra lingua, ma anche e soprattutto che siano sviluppati nell’ambito di un quadro intellettuale diverso, poiché, come sappiamo, le lingue corrispondono a visioni del mondo diverse, a modi di riprodurre la realtà che differiscono da una cultura all’altra, e al diverso ritmo delle frasi e delle parole.

Come possiamo pertanto rispondere alla fatidica domanda se è possibile tradurre in un’altra lingua? Nella traduzione della prosa si presume che ciò sia possibile, anche se, per quanto riguarda la prosa letteraria, sembrano esserci pareri contrastanti. Comunque sia, il fatto che i lettori, per esempio, delle opere tradotte di Balzac o Dostoevskij, non avvertano che “manca qualcosa”, indica che danno per scontato che la traduzione è possibile.
Il lettore di poesia però è più rigoroso di quello di prosa, perché si rende conto che in questo genere letterario il linguaggio interviene in maniera decisiva. Per questo motivo molti poeti e lettori ritengono che la traduzione di poesia non sia possibile, ed è piuttosto diffusa l’idea che il traduttore di poesia “faccia quello che gli va”.
Questo è il nocciolo della questione: l’accettazione della versione tradotta di una poesia dipende, oltre che dall’atteggiamento del lettore, dal buon lavoro del traduttore.
Nel frattempo, Rilke, Seferis o Majakovskij attendono la decisione del lettore per poter giungere ad un olimpo interiore e personale che li liberi dall’oblio…

Due modi di tradurre

 Categoria: Tecniche di traduzione

Esistono vari modi di procedere quando si vuole tradurre un testo. In quest’articolo ci soffermeremo sui due modi più distanti tra loro, tanto diversi da sembrare inizialmente quasi antagonisti.

Il primo metodo è quello di ricercare la perfezione fin da subito. I traduttori che lo scelgono preferiscono procedere un passo alla volta, traducendo ogni segmento o unità di significato e cercando di raggiungere il massimo risultato possibile sin dalla prima stesura. Quando incontrano delle difficoltà, anziché passare oltre, si arrovellano le meningi senza avanzare finché non ritengano di aver trovato una valida soluzione.

Al contrario, altri traduttori, quando si trovano di fronte al testo da tradurre, hanno un approccio molto istintivo e preferiscono procedere rapidamente. La loro prima stesura è quasi una bozza, alla quale farà seguito un lavoro certosino di rilettura, correzione ed affinamento che continuerà fino al raggiungimento della piena soddisfazione da un punto di vista stilistico e terminologico.

Non è nostra intenzione stabilire quale dei due metodi sia migliore, crediamo sia impossibile farlo. I risultati possono essere buoni in entrambi i casi oppure cattivi, dipende tutto dalla bravura del traduttore e dal tempo che ha a disposizione. Nonostante i due percorsi siano completamente diversi, è addirittura probabile che le due versioni finali giungano a destinazioni piuttosto vicine fra loro.
Quello che ci preme sottolineare, e che i nostri lettori probabilmente avranno già intuito leggendo l’articolo, è che se due professionisti decidessero di portare avanti insieme un progetto di traduzione, sarebbe auspicabile che prima di unire le loro forze si accertassero di prediligere entrambi lo stesso metodo o comunque un metodo simile. Qualora infatti il matrimonio avvenisse tra due traduttori che solitamente operano seguendo due metodi in antitesi, il rischio di arrivare ad aspri scontri o addirittura al divorzio in tempi rapidi sarebbe molto alto.